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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Soprattutto i maestri, sono molto ricercati.
Ma sì, è una cosa tragica, guarda, poi non si capisce, i maschi dopo un po' passano Dirigenti, si mettono in giacca e cravatta a fare i manager, e non servono più a nulla.
Anche certe donne, eh?
Siamo ot, ma siccome voi siete psicologi e la scuola spero la consideriate parecchio importante, mi preme farle queste constatazioni.
Quanto a insegnare davanti alla classe, la classe ragazzi è una sfida, un po'.
Ti ci puoi mettere alla prova tutti i giorni, è molto collegata a una prova psicologica, ho un ricordo vivissimo del primo giorno da maestra, vent'anni fa, lo raccontavo nel gruppo A.M.A in chat, e son venute fuori un sacco di strategie che usavo per gestire l'ansia!
1) telefonare al fidanzato tutte le sere ( lui si che ti capisce:asd:)
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1) telefonare al fidanzato tutte le sere ( lui si che ti capisce:asd:)
r
Basta che ascolta, no?:asd:
(perché é uno dei peggior difetti maschili nonj sapere ascoltare:look:)
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
Scappare da sè stesso all'interno di una certa realtà possibile, aliendosi tutta questa parte, per non far scappare gli altri? E' un circolo vizioso, la creazione di una dipendenza. (non parlo di quella economica).
E di nuovo con questa storia dello scappare da me stesso, me stesso è sia quello che vuol avere certi vantaggi che quello che non vuole andare incontro a certi disagi, è la stessa persona. Me stesso insomma è sia quello che è sfaticato, che si lamenta, che rompe le balle a qualcuno qui, che quello che vuol guadagnare qualcosa e trovare una donna, è lo stesso pure che ha paura di assumersi certi rischi... E' tutt'uno. Non è che una parte scappa dall'altra, proprio perché stanno tutte insieme e presenti che vanno a confliggere con quel che c è attorno. E' proprio tutto questo'insieme che è me stesso, è pressappoco impossibile per me fuggire dalle mie esigenze.
Io questo equilibrio qua ho trovato, non sto bene, ma così riesco a tener conto comunque di una serie di esigenze mie che forse altri non hanno proprio visto che da quello che dicono non risultano importanti.
Se già ho provato ad andare in certe direzioni e non mi sono trovato bene bisognerebbe tenerne conto (insomma è proprio me stesso che non s'è trovato bene). Non mi sono alienato in nessun senso, la realtà comunque la conosco, sia quella interna che quella esterna (in buona parte), il problema è che queste due grandezze non vanno tanto d'accordo :asd:.
C'è una bella frattura tra una serie di mie aspettative e la realtà che conosco, il me stesso che conosco è in forte contrasto con certi aspetti del mondo circostante, ora se c'è un modo per soddisfare meglio tutto il malloppo delle mie esigenze, sia quelle legate alle aspettative sia quelle legate alle cose che non sopporto proprio e voglio evitare, lo accoglierò.
Ma se certe cose non le voglio fare per certi motivi può darsi che questi motivi sono comunque più forti dei motivi per cui facendole otterrò certe cose che mi piacciono. Se non mi muovo ancora dev'essere per forza così, ora qualcosa di diverso me lo si dovrà pur mostrare, non è che mi si dice che i motivi per cui non voglio andare a lavorare da qualche parte non esistono, oppure che scappo da me stesso e cose del genere.
Per ora per me i motivi ci sono per cui non ho affatto voglia di andarmi a ficcare in certe situazioni che detesto (è il me stesso che le detesta, quindi da questo me stesso non fuggo affatto) e non è un'opera di autopersuasione che ho intenzione di mettere in atto, o si aggirano certi ostacoli in qualche modo (ci riesco io insomma o mi aiuta qualcuno), o si fanno cadere questi motivi modificando qualcosa oggettivamente tramite una qualche azione a me sconosciuta, oppure infine la situazione resta appesa ed indecisa.
La domanda riguardo a cosa faccio nella vita a me dà un po' fastidio quando viene rivolta da certe donne, perché avverto proprio tutto un certo sistema gerarchico che si dispiega per valutarmi. Mi sento come se fossi una mela al mercato che sa già che probabilmente verrà scartata se dice d'esser bacata (ma per me l'essere bacato non è un problema in sé, sono così e "essere bacato=male" non è una relazione che ho stabilito e stipulato io, è chi deve mangiarla la mela che valuta in questo modo le cose). Perciò se dico come stanno le cose davvero, visto che quasi tutte le donne sono come giulietta ed inorridiscono di fronte ad una cosa del genere, e cioé che non solo non faccio certe cose, ma non mi impegno nemmeno più nel cercare una qualche attività forzata! è ovvio che sia titubante nel rivelarlo, se sospetti che una cosa viene ritenuta un difetto da un'altra persona cerchi di non fargliela sapere, però non ci riesco davvero e ad un certo punto dico la verità.
Siccome mi conosco un po' poi so che la manderei al diavolo velocemente questa attività nella migliore delle ipotesi, nella peggiore ci sosterei dentro dicendomi e raccontandomi che mi ci abituerò fino al ridurmi ad uno zombi che non riesce più nemmeno a mantenersi pulito: pure per far questo ci vuole tempo ed energie per me, il fare spesso certe cose non modifica la situazione davvero, le energie per una cosa alla volta le posso usare, ad un certo punto finiscono e già lo so che per me andare sotto un certo livello mi fa molto male e non ho più intenzione di andarci.
A me è proprio tutta la situazione che non sopporto, ad adattarmi a tutto questo non so proprio se ci riuscirò prima o poi, e nemmeno se mi verrà davvero una qualche voglia positiva di adattarmici, sono troppe le cose che proprio non mi stanno bene.
Saluti
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Scappare da sè stesso all'interno di una certa realtà possibile, aliendosi tutta questa parte, per non far scappare gli altri? E' un circolo vizioso, la creazione di una dipendenza. (non parlo di quella economica).
E di nuovo con questo scappare da me stesso, me stesso è sia quello che vuol avere certi vantaggi che quello che non vuole andare incontro a certi disagi, me stesso insomma è sia quello che è sfaticato, che si lamenta, che rompe le balle a qualcuno qui che quello che vuol guadagnare qualcosa e trovare una donna, è lo stesso pure che ha paura di assumersi certi rischi... E' tutt'uno. Non è che una parte scappa dall'altra, proprio perché stanno tutte insieme, è proprio tutto questo'insieme che è me stesso.
L'hai capito anche tu che sei sia una parte che l'altra; sei sulla buona strada a questo riguardo, allora.
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C'è una bella frattura tra una serie di mie aspettative e la realtà che conosco,
Questo è il problema principale e poichè c'è una frattura (per una serie di motivi tuoi) tra la realtà che conosci e te stesso, hai paura anche di quella che non conosci e per la quale vorresti una specie di garanzie.
E di conseguenza di e per qualche parte di te, che magari potrebbe essere, come poi ti accorgerai probabilmente, piena di altre risorse.
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
L'hai capito anche tu che sei sia una parte che l'altra; sei sulla buona strada a questo riguardo, allora.
Buona strada per far cosa?
Qua l'unica cosa che potrebbe sanare le cose dovrebbe essere solo un mio errore nel valutare le possibilità effettive, dovrebbe spuntar fuori insomma qualche possibilità totalmente nascosta che non conoscevo nemmeno prima, che curi la frattura.
Ad esempio s'è sempre creduto che i morti non potessero resuscitare e arriva qualcuno che mostra che è possibile farlo effettivamente con qualche sistema smantellando una delle credenze base alla quale molte persone sono legate non certo per piacere.
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Charlie, tu ancora non hai ancora ben chiaro un concetto: che sei solo.
Nessuno ti dimostrerà nulla. Nessuno arriverà con nessuna soluzione. Il mondo intorno a te non cambierà uniformandosi alle tue difficoltà.
Se qualcosa cambierà nella tua vita, ciò avverrà perché tu ti sarai deciso ad operare un cambiamento.
Al massimo, questo sì, puoi scegliere che qualcuno ti accompagni nel percorso.
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Originalmente inviato da
lalangue
A proposito delle interpretazioni come difesa e di un vecchio discorso, potrei dire che anche alcuni interventi dell'analista possono essere delle evacuazioni: quando non riesce a contenere la propria angoscia e deve per forza mettere ordine, in un certo senso evacua la sua angoscia per l'attesa del senso (mancanza di capacità negativa).
C'è il pericolo di mettere in fuga il paziente che è già alle prese con la sua di angoscia e che non può affrontare anche quella dell'analista. Si perde l'occasione di scandagliare quel terreno. Come può l'analista arginare questo pericolo, come può ovviare a questa mancanza di capacità negativa?
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Originalmente inviato da giulietta.o
Charlie, tu ancora non hai ancora ben chiaro un concetto: che sei solo.
Nessuno ti dimostrerà nulla. Nessuno arriverà con nessuna soluzione. Il mondo intorno a te non cambierà uniformandosi alle tue difficoltà.
Se qualcosa cambierà nella tua vita, ciò avverrà perché tu ti sarai deciso ad operare un cambiamento.
Ma allora perché cerchi di dimostrarmi che certe cose che dico sono proiezioni? Qua cerchi di dimostrare qualcosa a me e come, in continuazione. Io questo dico che una soluzione non la vedo proprio e si cerca di dimostrare che c'è, se non c'è davvero rispetto a quel che vado cercando io perché si sostiene in contunuazione che c'è?
Mi si dice che dipende tutto da me vagamente e basta, se dipende da me in che modo dipende da me?
Se le cose che posso fare io per modificare la situazione e che conosco già sono le stesse che conosci pure tu non è che mi si può aiutare in qualche modo, se non le faccio già certe cose che so in linea di principio di poter mettere in atto, la decisione di farle non c'è proprio quindi è un discorso pressappoco inutile questo da portare avanti. Il fatto che non le voglio fare fa parte del problema che pongo. Se avessi voluto farle già come altre persone non ci sarebbe stato alcun problema.
Una cosa che mi chiedo poi comunque è questa: se è vero il discorso che io posso cambiare se lo voglio ed uniformarmi al mondo circostante, cosa impedisce ad altre persone di uniformarsi a me? Così come non voglio fare io certe cose per certi motivi miei posso ribaltare il discorso e dire che a non volerle fare certe altre cose per certi motivi sono altre persone.
Per me c'è proprio un conflitto di fondo tra interessi contrastanti ed ognuno di questi due discorsi è in fondo sbagliato.
Non lo so se certe cose siano sanabili nella testa di una parte delle persone in lotta in un conflitto bellico che si sta svolgendo da qualche parte, sostenendo che in fondo a voler la guerra è solo una parte perché questi non hanno intenzione di cambiare ed adattarsi a certe situazioni che fanno comodo all'altra parte.
Certo in linea di principio ognuna delle parti in lotta potrebbe farlo ed adattarsi alle esigenze di qualcun altro, ma perché dovrebbe farlo? Perché quest'altro è più forte, ha più potere?
Ognuno lotta per sé, ed è proprio il fatto d'esser solo a lottare per me stesso (non lotto per te giulietta, le tue idee, o l'idea di bene, amore o felicità che hai in testa tu o uno psicoanalista) che mi fa diffidare di tutti questi discorsi. Devo capire prima se una persona sta dalla mia parte in certi contesti o no, io inizio ad avere qualche dubbio quando cerca di spingermi dall'altra senza starmi nemmeno a sentire.
Farai qualcosa quando avrai intenzione di farla... Questo è ovvio... E quando la dovrei fare qualcosa quando non sono affatto deciso? :mumble:
Saluti
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Non lo so se certe cose siano sanabili nella testa di una parte delle persone in lotta in un conflitto bellico che si sta svolgendo da qualche parte, sostenendo che in fondo a voler la guerra è solo una parte perché questi non hanno intenzione di cambiare ed adattarsi a certe situazioni che fanno comodo all'altra parte.
Il problema é che nell'ambito di tale conflitto bellico, immaginiamo tra sudisti e nordisti, sia che ti metti dalla parte di uno squadrone che per l'altro, in realtà, è la stessa cosa; il conflitto rimane immutato, perchè sei sempre tu che fai il soldato. Al limite, puoi cambiare divisa ogni tanto.
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Ma se una donna ti chiede cosa fai nella vita, è perchè è interessata a te.
Ma non li sai interpretare i segnali che mandano le donne?
Impara i codici, sono spesso criptati.
Leggi un po' anche gli altri,io lo faccio sempre, è un buon modo per interpretare segnali amici e nemici!
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma allora perché cerchi di dimostrarmi che certe cose che dico sono proiezioni? Qua cerchi di dimostrare qualcosa a me e come, in continuazione. Io questo dico che una soluzione non la vedo proprio e si cerca di dimostrare che c'è, se non c'è davvero rispetto a quel che vado cercando io perché si sostiene in contunuazione che c'è?
Mi si dice che dipende tutto da me vagamente e basta, se dipende da me in che modo dipende da me?
Se le cose che posso fare io per modificare la situazione e che conosco già sono le stesse che conosci pure tu non è che mi si può aiutare in qualche modo, se non le faccio già certe cose che so in linea di principio di poter mettere in atto, la decisione di farle non c'è proprio quindi è un discorso pressappoco inutile questo da portare avanti. Il fatto che non le voglio fare fa parte del problema che pongo. Se avessi voluto farle già come altre persone non ci sarebbe stato alcun problema.
Una cosa che mi chiedo poi comunque è questa: se è vero il discorso che io posso cambiare se lo voglio ed uniformarmi al mondo circostante, cosa impedisce ad altre persone di uniformarsi a me? Così come non voglio fare io certe cose per certi motivi miei posso ribaltare il discorso e dire che a non volerle fare certe altre cose per certi motivi sono altre persone.
Per me c'è proprio un conflitto di fondo tra interessi contrastanti ed ognuno di questi due discorsi è in fondo sbagliato.
Non lo so se certe cose siano sanabili nella testa di una parte delle persone in lotta in un conflitto bellico che si sta svolgendo da qualche parte, sostenendo che in fondo a voler la guerra è solo una parte perché questi non hanno intenzione di cambiare ed adattarsi a certe situazioni che fanno comodo all'altra parte.
Certo in linea di principio ognuna delle parti in lotta potrebbe farlo ed adattarsi alle esigenze di qualcun altro, ma perché dovrebbe farlo? Perché quest'altro è più forte, ha più potere?
Ognuno lotta per sé, ed è proprio il fatto d'esser solo a lottare per me stesso (non lotto per te giulietta, le tue idee, o l'idea di bene, amore o felicità che hai in testa tu o uno psicoanalista) che mi fa diffidare di tutti questi discorsi. Devo capire prima se una persona sta dalla mia parte in certi contesti o no, io inizio ad avere qualche dubbio quando cerca di spingermi dall'altra senza starmi nemmeno a sentire.
Farai qualcosa quando avrai intenzione di farla... Questo è ovvio... E quando la dovrei fare qualcosa quando non sono affatto deciso? :mumble:
Saluti
Amleto 'un c'è per nulla.
La tragedia dell'indecisione..
To be or not to be..that is the question..
L'analista è dallla tua parte, Char-Lie, sennò che ci sta a fare?
Certo che però non può interferire con la tua vita privata.
Se arrivo a pensare, mi molla perchè faccio di testa mia, quello è un dramma mio, vuol dire che ho vissuto l'esperienza dell'abbandono quando ho fattodi testa mia, vuol dire che spesso non ho fatto come mi pareva.
ecco che diventi meno indeciso, se sai che qualunque scelta tu faccia, l'analista è dalla tua parte, perchè è al di sopra delle tue scelte, ti accompagna senza condizionarti.
Ci potrai andare a piangere dopo, se non ti stanno bene le conseguenze.:))))
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Comunque, avendo io chiuso il rapporto col prossimo in tenera età, si può parlare di piccolo miracolo del terapeuta,una persona con cui accoccolarsi a parlare, la prima della mia vita.
E questo è quanto.:))
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1)Ma allora perché cerchi di dimostrarmi che certe cose che dico sono proiezioni? Qua cerchi di dimostrare qualcosa a me e come, in continuazione. Io questo dico che una soluzione non la vedo proprio e si cerca di dimostrare che c'è, se non c'è davvero rispetto a quel che vado cercando io perché si sostiene in contunuazione che c'è?
Mi si dice che dipende tutto da me vagamente e basta,
s2)e dipende da me in che modo dipende da me?
1)Per carità, non darti modo"di"....appena oltre; probabilmente, sei ingrovigliato in una dinamica detta "paura della speranza" (che viene dopo quella della delusione, che hai già ampiamentro lamentato).
2)Ti sei dato un ottimo spunto di riflessione, quindi pensaci:"In che modo dipende da te?" La risposta ce l'hai già dentro di te (che sei lo stesso sia quando fai ciò che ti piace che quando fai ciò che non ti piace, come hai afffermato qualche post fa) devi solo sceglierla.
(Del resto, è molto improbabile che tu voglia una risposta se non per disconfermarla e per dire che non c'è allora soluzioni se no, te lo devono dimostrare, altrimenti è meglio così, etc.....('sti tuoi messaggi sono monotoni, ormai, sai?:sisi::yawn:)
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Originalmente inviato da complicata
Ma se una donna ti chiede cosa fai nella vita, è perchè è interessata a te.
Ma non li sai interpretare i segnali che mandano le donne?
Ma prima l'ho detto che non è proprio la domanda in sé a darmi fastidio, in linea di massima lo capisco quando è fatta per curiosità, per conoscermi un po' e non come una specie di esame.
Ora non ho tanto tempo, torno più tardi comp. Scusatemi se non ho risposto...
Ciao :ciao:
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Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma prima l'ho detto che non è proprio la domanda in sé a darmi fastidio, in linea di massima lo capisco quando è fatta per curiosità, per conoscermi un po' e non come una specie di esame.
Ora non ho tanto tempo, torno più tardi comp. Scusatemi se non ho risposto...
Ciao :ciao:
E come fai a scoprire se ti mettono sotto esame fingendosi "solo curiose per conoscerti un pò?"
E se poi, qualcuna di quelle che ti sembrano vogliano metterti sotto esami, invece volesse solo e davvero conoscerti meglio ed approfonditamente di qualcuna di quelle che si mostrano apparentemente curiose ed a te più gradite?:skunk:
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Non so come faccio ma me ne accorgo quando una persona ha un certo tipo di atteggiamento (a pensarci meglio però molti segnali sono visibili), quando ho pensato d'aver sbagliato qualche volta non fidandomi di questa specie di istinto mi sono sbagliato :D. Lo avverto se si mette in moto qualcosa di negativo nei miei confronti in certi momenti, però magari è comunque una fase passeggera, può darsi anche che poi cambi eh, ma comunque me ne accorgo.
Io generalmente non ce l'ho praticamente con nessuno ma nel momento in cui mi sento o giudicato, o aggredito, o costretto, o umiliato, o cose del genere, reagisco, o mi allontano o aggredisco a mia volta.
Però poi non porto mai rancore all'infinito, se questo atteggiamento dall'altra parte sparisce, torno sereno e tranquillo con l'altra persona. Mi è capitato qualche volta anche di litigarci con qualcuno e poi fare amicizia, perciò non è mai un giudizio definitivo il mio, è al momento che mi accorgo che un certo atteggiamento mi infastidisce, in quel momento effettivamente non mi sbaglio più di tanto, ma una persona può anche cambiare idea su di me senza che io debba cambiare, sempre che non scappi subito via o che viceversa non scappi io via. Ad esempio supponi che il dialogo sia questo:
"Cosa fai di bello nella vita?"
"Niente"
"Ah, bello niente, immagino guadagnerai bene!"
"Una cifra bella tonda"
...
Ecco così io non mi innervosisco di certo con l'altra persona.
Un altro dialogo...
"Cosa fai di bello nella vita?"
"Niente"
"Cioé? Non lavori?"
"Sì"
"A quest'età stai ancora a casa con mamma?!"...
#@!!
Nel primo caso mi accorgo di non venir giudicato, nel secondo sì, 'sti atteggiamenti qua ci sono, non è che sono matto io. Non bisogna essere nemmeno capaci di leggere nel pensiero per afferrare certi atteggiamenti che stanno dietro a certi discorsi. Non è la domanda a darmi fastidio, ma è l'atteggiamento negativo a monte nei confronti di certi aspetti che fanno parte della mia esistenza ad infastidirmi.
Saluti
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
1)Per carità, non darti modo"di"....appena oltre; probabilmente, sei ingrovigliato in una dinamica detta "paura della speranza" (che viene dopo quella della delusione, che hai già ampiamentro lamentato).
2)Ti sei dato un ottimo spunto di riflessione, quindi pensaci:"In che modo dipende da te?" La risposta ce l'hai già dentro di te (che sei lo stesso sia quando fai ciò che ti piace che quando fai ciò che non ti piace, come hai afffermato qualche post fa) devi solo sceglierla.
(Del resto, è molto improbabile che tu voglia una risposta se non per disconfermarla e per dire che non c'è allora soluzioni se no, te lo devono dimostrare, altrimenti è meglio così, etc.....('sti tuoi messaggi sono monotoni, ormai, sai?:sisi::yawn:)
Condivido tutto :approved: :D
:ciao:
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Non so come faccio ma me ne accorgo quando una persona ha un certo tipo di atteggiamento (a pensarci meglio però molti segnali sono visibili), quando ho pensato d'aver sbagliato qualche volta non fidandomi di questa specie di istinto mi sono sbagliato :D. Lo avverto se si mette in moto qualcosa di negativo nei miei confronti in certi momenti, però magari è comunque una fase passeggera, può darsi anche che poi cambi eh, ma comunque me ne accorgo.
Io generalmente non ce l'ho praticamente con nessuno ma nel momento in cui mi sento o giudicato, o aggredito, o costretto, o umiliato, o cose del genere, reagisco, o mi allontano o aggredisco a mia volta.
Però poi non porto mai rancore all'infinito, se questo atteggiamento dall'altra parte sparisce, torno sereno e tranquillo con l'altra persona. Mi è capitato qualche volta anche di litigarci con qualcuno e poi fare amicizia, perciò non è mai un giudizio definitivo il mio, è al momento che mi accorgo che un certo atteggiamento mi infastidisce, in quel momento effettivamente non mi sbaglio più di tanto, ma una persona può anche cambiare idea su di me senza che io debba cambiare, sempre che non scappi subito via o che viceversa non scappi io via. Ad esempio supponi che il dialogo sia questo:
"Cosa fai di bello nella vita?"
"Niente"
"Ah, bello niente, immagino guadagnerai bene!"
"Una cifra bella tonda"
...
Ecco così io non mi innervosisco di certo con l'altra persona.
Un altro dialogo...
"Cosa fai di bello nella vita?"
"Niente"
"Cioé? Non lavori?"
"Sì"
"A quest'età stai ancora a casa con mamma?!"...
#@!!
Nel primo caso mi accorgo di non venir giudicato, nel secondo sì, 'sti atteggiamenti qua ci sono, non è che sono matto io. Non bisogna essere nemmeno capaci di leggere nel pensiero per afferrare certi atteggiamenti che stanno dietro a certi discorsi. Non è la domanda a darmi fastidio, ma è l'atteggiamento negativo a monte nei confronti di certi aspetti che fanno parte della mia esistenza ad infastidirmi.
Saluti
Caro Char_lie,
nel primo caso la ragazza usa l'ironia, nel secondo è moralista, ma non sappiamo come possa evolversi sia l'uno che l'altro modello di dialogo, evolversi nel senso di una relazione tra te e lei. Molto di questa evoluzione dipende da te (almeno il 50%). Certo che se questa ragazza è arrivata fin li a chiederti: "Cosa fai di bello nella vità?" un qualche motivo ce l'avrà pure avuto, se no non te lo chiedeva, o ti chiedeva altro o lo chiedeva ad un altro, o lo chiedeva all'Altro di Lacan :D:skunk:
:ciao:
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
sti tuoi messaggi sono monotoni, ormai, sai?
Perciò mi diverte scrivere qui, non mi devo preoccupare di non annoiare gli interlocutori :D.
A convincermi a fare cose che proprio non mi piace fare credo che non ci può riuscire nessuno, che ci siano da spostare mobili a casa mia o a casa di altri se io non sono motivato positivamente resteranno sempre lì dove sono se non li sposta qualcun altro ovviamente.
Difficilmente mi lamento di quel che faccio (visto che posso smettere di farlo), in genere mi lamento di quel che dovrei fare per ottenere certe cose, non mi mancano le azioni disagevoli, la i risultati, non sono le stesse cose per me.
Ho voglia di certe cose ma non ho affatto voglia di ficcarmi in certi casini, che annoi o meno per me è così. A non voler fortemente fare certe cose sono io, a desiderare certe altre sono io, quel che non sono più io è quella la persona che decide di fare certe cose che detesta per ottenerne altre, ecco questo non sono più io (me stesso). Non sono più me stesso nemmeno nell'accettare l'esistenza così com'è se è sgradevole in sé oltre una certa misura (questo qua è Megiston :asd:).
Non mi lamento del mio esser così ma di certe altre cose.
Saluti
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Perciò mi diverte scrivere qui, non mi devo preoccupare di non annoiare gli interlocutori :D.
A convincermi a fare cose che proprio non mi piace fare credo che non ci può riuscire nessuno, che ci siano da spostare mobili a casa mia o a casa di altri se io non sono motivato positivamente resteranno sempre lì dove sono se non li sposta qualcun altro ovviamente.
Difficilmente mi lamento di quel che faccio (visto che posso smettere di farlo), in genere mi lamento di quel che dovrei fare per ottenere certe cose, non mi mancano le azioni disagevoli, la i risultati, non sono le stesse cose per me.
Ho voglia di certe cose ma non ho affatto voglia di ficcarmi in certi casini, che annoi o meno per me è così. A non voler fortemente fare certe cose sono io, a desiderare certe altre sono io, quel che non sono più io è quella la persona che decide di fare certe cose che detesta per ottenerne altre, ecco questo non sono più io (me stesso). Non sono più io nemmeno nell'accettare l'esistenza così com'è se è sgradevole in sé oltre una certa misura (questo qua è Megiston). Non mi lamento del mio esser così ma di certe altre cose.
Saluti
Ti diverti, eh? :sisi: Te l'ho già detto parecchi post fa questo, si nota.
Una domanda: perchè tu non vuoi che nessuno ti dica qualcosa (nei limiti del possibile, perchè tu lo vuoi eccome....) ed invece tu stabilisci com'è giulietta (rispetto alla quale hai addirittura detto pagine fa "che non si decide ad andare in pensione"), che "quello" è Megiston, ecc.? :mumble: Cosa ti diverte o cosa speri in questo ?
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
ed invece tu stabilisci com'è giulietta (rispetto alla quale hai addirittura detto pagine fa "che non si decide ad andare in pensione"), che "quello" è Megiston, ecc.?
Veramente giulietta stessa ha detto che avrebbe preferito lavorare al lungo qualche post fa e Megiston spesso ha parlato addirittura di accettazione della morte, che sono così loro e fanno quel che preferiscono a me non dà alcun fastidio.
Quel che dico è che io valuto le cose diversamente non posso dire a loro è bene vivere non facendo niente di eccessivamante impegnativo e stressante, questo è più un desiderio mio, loro forse si annoierebbero non so, quel che mi dà fastidio è quando si inserisce anche un giudizio negativo insieme alla descrizione, tipo è male questo. Sei così dunque non vai bene, è questo che mi infastidisce non il Sei così. Anche il termine smidollato che è stato usato prima rappresenta ad un certo livello un termine che possiende una valenza morale negativa, chi lo usa lo sa, c'è il termine invertebrato per esempio che mi sembra significhi più o meno la stessa cosa che è meno compromesso moralmente.
Sfaticato pure ha una valenza negativa e l'ho usato io stesso per descrivermi, ma non mi veniva in mente un'altra parola, forse pigro poteva dare un po' l'idea di come sono.
Mi sono espresso male prima quando ho detto che per me certe professioni non hanno valore, non volevo dire che certe cose non hanno valore in sé per nessuno o quanto meno non dovrebbero averlo, per un'altra persona può aver molto valore svolgere un compito o assumere un ruolo mentre questa stessa cosa per qualcuno (me) può risultare addirittura dannosa, questo volevo dire. Se giulietta ha interpretato nel primo modo la cosa ha avuto ragione ad arrabbiarsi.
Poter guardare qualche film che mi piace davvero per me è una cosa che ha valore, magari per qualche altro risulta insignificante o un qualcosa di cui si può fare a meno una cosa del genere. E' un esempio forse stupido, però davvero a me piacciono una serie di cose che delle persone butterebbero via e viceversa, questo non è un problema per me. Ognuno è fatto a modo suo.
Questi giudizi negativi non sono miei, vengono comunque espressi da altre persone e secondo me c'è una bella differenza nel momento in cui qualcuno vuol convincermi che sono io stesso ad esprimerli rispetto a me stesso, se sto da solo com'è che non li esprimo affatto da me? :mumble:
Mi preoccupo del giudizio altrui al livello sociale, perché stare in relazione con qualcuno che ti giudica uno schifo è faticoso, ma non è che lo riconosco, comunque non è mio.
Il proprio giudizio interiore è una cosa, il giudizio negativo di qualcun altro un'altra, il primo è mio e lo riconosco come mio, il secondo no, è inutile insistere. Se sono spinto dal mio stesso giudizio nel far qualcosa io fatica non ne ho mai provata, se mi si vogliono introiettare altri giudizi con trucchi vari questi non entrano.
Saluti
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La differenza tra te me e Meg non è che a noi piace lavorare e a te no: è che tu ti dichiari insoddisfatto della tua vita, a differenza di noi che nel complesso lo siamo.
Sei tu che scrivi dicendo che hai dei problemi che ti rendono addirittura impossibile interagire con il mondo come vorresti, mica noi!
Insomma, per fartela breve, se tu fossi un polpo felice e soddisfatto questa discussione non esisterebbe!
E che cavolo! Almeno sta proiezioncina cerca di rendertela cosciente, va!
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Citazione:
Originalmente inviato da
giulietta.o
La differenza tra te me e Meg non è che a noi piace lavorare e a te no: è che tu ti dichiari insoddisfatto della tua vita, a differenza di noi che nel complesso lo siamo.
Sei tu che scrivi dicendo che hai dei problemi che ti rendono addirittura impossibile interagire con il mondo come vorresti, mica noi!
Insomma, per fartela breve, se tu fossi un polpo felice e soddisfatto questa discussione non esisterebbe!
E che cavolo! Almeno sta proiezioncina cerca di rendertela cosciente, va!
Sintetico & Sacrosanto :approved: Ma scommetto che Char_lie troverà il modo di aggirare anche questo ... è un esperto ormai.
Ciao :ciao:
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Originalmente inviato da
benedetta14
C'è il pericolo di mettere in fuga il paziente che è già alle prese con la sua di angoscia e che non può affrontare anche quella dell'analista. Si perde l'occasione di scandagliare quel terreno. Come può l'analista arginare questo pericolo, come può ovviare a questa mancanza di capacità negativa?
Diciamo che è un po' come fare l'amore: si sente quando è il momento per una buona interpretazione. Ci sarebbero tutta una serie di regole che ciascuno si impone, come "non bisogna avere troppa fretta", oppure "mai interpretare nel momento x o y" e altre di questo genere. Credo che abbiano un po' un senso relativo. A volte è piacevole per entrambi qualcosa di più selvaggio e inatteso, altre va creata un po' più di atmosfera. In generale, occorre che il paziente sia in grado di farsene qualcosa e che il terapeuta non abbia troppi timori rispetto a quello che sta per uscirgli dalla bocca, cioè (♀+♂) in ambiente +K.
Altrettanto importante è vedere cosa accade dopo l'interpretazione, cosa che spesso si dimentica.
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Originalmente inviato da giulietta.o
La differenza tra te me e Meg non è che a noi piace lavorare e a te no: è che tu ti dichiari insoddisfatto della tua vita, a differenza di noi che nel complesso lo siamo.
Sei tu che scrivi dicendo che hai dei problemi che ti rendono addirittura impossibile interagire con il mondo come vorresti, mica noi!
Insomma, per fartela breve, se tu fossi un polpo felice e soddisfatto questa discussione non esisterebbe!
E che cavolo! Almeno sta proiezioncina cerca di rendertela cosciente, va!
Ma io proprio per queste cose qua mi lamento e sono insoddisfatto, a me non piace lavorare e lo devo fare per campare o per attrarre certe donne, a voi invece piace e siete contenti di vivere così, se questo è vero per voi, non è affatto vero per me.
La soluzione proposta è "fattelo piacere" come noi, ma se già fosse stata mia questa cosa non si poneva alcun problema. Non fa proprio parte di me 'sta cosa, ci vorrebbe un'alternativa al "fattelo piacere" se c'è.
Una persona è scontenta di certe cose ed in fin dei conti, visto che questo stato sempre mentale è, le si dice "non essere scontenta, sorridi sii felice", ma se devo andare a lavorare io non lo sono affatto contento!
Il mio disamore per la vita in questi frangenti ha raggiunto livelli altissimi. E' a questo livello che viene a crearsi una dissonanza.
So solo comunque che queste cose qua comunque non sono davvero di aiuto per me, devo dirvi che mi fanno bene e che dirmi 'ste cose qua aggiusta il mio malcontento? A me tutto questo lo lascia pressappoco inalterato.
Tutto quello di cui mi lamentavo prima di parlare con voi è rimasto lo stesso, non è che mi avete dato qualcosa in più per modificarlo in qualche modo a me sconosciuto.
Saluti
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Dici due cose intelligenti: uno, che non ha senso cambiare per gli altri. Infatti, nel caso, si cambia per se stessi; due, che nessuno ha una soluzione in tasca per te. Ma nessuno ti ha mai detto il contrario: la soluzione infatti non può che venire da te, e questo ti è stato ripetuto fino alla nausea.
Detto ciò, rimani un polpo infelice e insoddisfatto. Dato che non hai intenzione di fare nulla per cambiare questo tuo stato, hai preso in considerazione l'eventualità di accettarlo?
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
. In generale, occorre che il paziente sia in grado di farsene qualcosa e che il terapeuta non abbia troppi timori rispetto a quello che sta per uscirgli dalla bocca, cioè (♀+♂) in ambiente +K.
Altrettanto importante è vedere cosa accade dopo l'interpretazione, cosa che spesso si dimentica.
Ed in proposito, ne accadono di cose, tra cui "fughe in presenza" durante la seduta e nelle successive; è questa dimenticanza a rendere pericolosa l'evacuazione o una interpretazione "forzata" della reazione del paziente che si trova d'improvviso con un sacco di roba non sua scagliata dentro. Il che per lui, diversamente dall'acquisita calma dell'analista, può rendere il clima irrespirabile (così siamo arrivati nei pressi dell'apparato digerente, tra naso e bocca)
Come la sigli bionianamente questa situazione negativa e come se ne potrebbe uscire, secondo te?
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
[Tutto quello di cui mi lamentavo prima di parlare con voi è rimasto lo stesso, non è che mi avete dato qualcosa in più per modificarlo in qualche modo a me sconosciuto.
Noi te l'avevamo detto già più di tre anni fa che non sarebbe cambiato nulla, se non facevi qualcosa nella vita reale, tipo chiedere aiuto umilmente a chi te lo potrebbe dare per una volta; ed accettare di correre il rischio di cambiare qualcosa per sentirti meglio di come ti lamentavi e ti lamenti di sentirti.
Per migliorare la propria situazione esistenziale in cui non ci si sente bene, bisogna correre dei rischi; la maggior parte di noi qui, se non tutti, l'hanno fatto e lo fanno ogni giorno, spesso molto faticosamente:sisi:
E se c'è un modo a te sconosciuto che speri di trovare, lo potrai trovare al tuo interno, non all'esterno, tramite qualche magia o parola magica; la vita non è una favola, vivere è faticoso, da sempre. Lo sapevano pure gli uomini primitivi e ce hanno lasciato spendide testimonianze.
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Originalmente inviato da RosadiMaggio
Per migliorare la propria situazione esistenziale in cui non ci si sente bene, bisogna correre dei rischi; la maggior parte di noi qui, se non tutti, l'hanno fatto e lo fanno ogni giorno, spesso molto faticosamente
Ma se io è proprio tutte queste cose qua che fate voi che non sopporto e a farle non mi sento affatto bene con me stesso! Come la si fa a migliorare la situazione? Non è una buona soluzione propormi di affrontare così tutto questo. Farlo ogni giorno non risolve nulla per me, non so più che parole usare per spiegarlo 'sto concetto.
Se i rischi sono eccessivi per me, ed è questo il problema, qua bisognerebbe che qualcuno, o io o chi dice che mi vorrebbe aiutare, riesca a pensare a qualcosa che funzioni davvero e non a svolgere solo la funzione di quello che "esorta a pensare" o cercare di invogliarmi ad assumermi rischi che io non ho intenzione assumermi, se qualcosa è rischiosa può andare male con buone probabilità, se va male il male me lo sorbisco io non l'altra persona che mi esorta a far qualcosa.
Se ho raccontato che anche per mantenere integra l'igiene personale faccio fatica, e sono cose che ripeto spesso, non è che così si risolva la cosa.
Nel vostro "meglio" io ci sto male, in certe situazioni io non sto affatto meglio, a star da solo sto male, ma sto molto male pure se devo stare con certe persone in modo faticoso, cosa diavolo ci sto a fare insieme così se devo forzarmi faticosamente ogni volta ad essere coraggioso, per me questa cosa è una tortura.
Il picco di non sopportazione l'ho raggiunto sempre quando ero in contesti sociali costrittivi (scuola, lavoro), anche quando poi sono stato per conto mio il male era costituito dal ricordo dei contesti sociali in cui avevo fatto esperienza e mi ero esposto a rischi quando non ero affatto così convinto, tu suggerisci che così si risolve tutto, ma è proprio questo tipo di soluzione il problema, l'ostacolo da aggirare insomma per risolvere il problema che pongo io sono questi tipi di false soluzioni, se sono inaggirabili (per avere ad esempio l'indipendenza economica), una situazione migliore per me (secondo il mio metro di giudizio e non il vostro, o di qualcuno di voi perché non siete un blocco unico ovviamente :D) non esiste proprio.
Se si può aggirare qualcosa di tutto questo può tornarmi utile qualche idea diversa, se non esiste e nessuno ce l'ha pace, sto così, davvero certe cose non le voglio più fare, non c'è più alcuna buona disposizione per compierle o portarle avanti nei modi usuali che conosciamo più o meno tutti.
Bene non starò e probabilmente continuerò a lamentarmi, ma sarà il minore dei mali... Per me ovviamente. Se molti di voi sono abbastanza contenti così, usando questo tipo di rimedi, buon per voi.
Se la vita e l'esistenza ha proprio questa struttura e altri rimedi non ne esistono, allora sono proprio io a non amarla tanto, sono più sul versante dell'odio che dell'amore.
Amo qualcosa forse, fantasticare, ma non più la realtà.
Io immagino qualcosa di diverso, ed è questo che vorrei. Alla fine tornare indietro a quel che conosco già io non lo sopporto. Mi si dice che ci si deve adattare faticosamente al contesto reale, ma è proprio questo che non sopporto più e mi fa innervosire oltre ogni misura (e qui davvero scatto come ha intuito giulietta) perché certe cose non voglio farle più, non si risolve nulla di nulla così nella mia situazione. Anzi aumenta in genere solo il mio malcontento.
Se fosse possibile qualcuno dovrebbe aiutarmi a percorrere un'altra strada rispetto a quella che proponi tu, se non c'è proprio è inutile dirmi che con questo tipo di aiuto la situazione migliorerà visto che va proprio nella direzione contraria alla mia idea di situazione migliore.
Saluti
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma se io è proprio tutte queste cose qua che fate voi che non sopporto e a farle non mi sento affatto bene con me stesso! Come la si fa a migliorare la situazione? Non è una buona soluzione propormi di affrontare così tutto questo. Farlo ogni giorno non risolve nulla per me, non so più che parole usare per spiegarlo 'sto concetto.
Se i rischi sono eccessivi per me, ed è questo il problema, qua bisognerebbe che qualcuno, o io o chi dice che mi vorrebbe aiutare, riesca a pensare a qualcosa che funzioni davvero e non a svolgere solo la funzione di quello che "esorta a pensare" o cercare di invogliarmi ad assumermi rischi che io non ho intenzione assumermi, se qualcosa è rischiosa può andare male con buone probabilità, se va male il male me lo sorbisco io non l'altra persona che mi esorta a far qualcosa.
Se ho raccontato che anche per mantenere integra l'igiene personale faccio fatica, e sono cose che ripeto spesso, non è che così si risolva la cosa.
Nel vostro "meglio" io ci sto male, in certe situazioni io non sto affatto meglio, a star da solo sto male, ma sto molto male pure se devo stare con certe persone in modo faticoso, cosa diavolo ci sto a fare insieme così se devo forzarmi faticosamente ogni volta ad essere coraggioso, per me questa cosa è una tortura.
Il picco di non sopportazione l'ho raggiunto sempre quando ero in contesti sociali costrittivi (scuola, lavoro), anche quando poi sono stato per conto mio il male era costituito dal ricordo dei contesti sociali in cui avevo fatto esperienza e mi ero esposto a rischi quando non ero affatto così convinto, tu suggerisci che così si risolve tutto, ma è proprio questo tipo di soluzione il problema, l'ostacolo da aggirare insomma per risolvere il problema che pongo io sono questi tipi di false soluzioni, se sono inaggirabili (per avere ad esempio l'indipendenza economica), una situazione migliore per me (secondo il mio metro di giudizio e non il vostro, o di qualcuno di voi perché non siete un blocco unico ovviamente :D) non esiste proprio.
Se si può aggirare qualcosa di tutto questo può tornarmi utile qualche idea diversa, se non esiste e nessuno ce l'ha pace, sto così, davvero certe cose non le voglio più fare, non c'è più alcuna buona disposizione per compierle o portarle avanti nei modi usuali che conosciamo più o meno tutti, bene non starò e probabilmente continuerò a lamentarmi, ma sarà il minore dei mali... Per me ovviamente. Se molti di voi sono abbastanza contenti così, usando questo tipo di rimedi, buon per voi.
Se la vita e l'esistenza ha proprio questa struttura e altri rimedi non ne esistono, allora sono proprio io a non amarla tanto, sono più sul versante dell'odio che dell'amore.
Amo qualcosa forse, ma non più la realtà.
Io immagino qualcosa di diverso, ed è questo che vorrei. Alla fine tornare indietro a quel che conosco già io non lo sopporto. Mi si dice che ci si deve adattare faticosamente al contesto reale, ma è proprio questo che non sopporto più e mi fa innervosire oltre ogni misura (e qui davvero scatto come ha intuito giulietta) perché certe cose non voglio farle più, non si risolve nulla di nulla così nella mia situazione. Anzi aumenta in genere solo il mio malcontento.
Saluti
A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Ed in proposito, ne accadono di cose, tra cui "fughe in presenza" durante la seduta e nelle successive; è questa dimenticanza a rendere pericolosa l'evacuazione o una interpretazione "forzata" della reazione del paziente che si trova d'improvviso con un sacco di roba non sua scagliata dentro. Il che per lui, diversamente dall'acquisita calma dell'analista, può rendere il clima irrespirabile (così siamo arrivati nei pressi dell'apparato digerente, tra naso e bocca)
Come la sigli bionianamente questa situazione negativa e come se ne potrebbe uscire, secondo te?
Come la siglo, non lo so. Dovrei guardare la griglia, ma la detesto. Potrei chiamarla "contenitore negativo", forse -♀, o più probabilmente mi sono perso il punto in cui lo spiega Bion. Il concetto, comunque, mi sembra chiaro: il terapeuta non riesce, per qualche ragione, ad accogliere ciò che arriva dal paziente. Risultato: glielo risbatte in faccia con una ulteriore codifica. Rifiutato, il paziente ha delle reazioni. Sta alla perspicacia del terapeuta accorgersi del proprio errore ed intervenire. Come? Di tutto e di più, dal "credo di aver commesso un errore, in precedenza, perché...", al "forse ho ripetuto, con la mia fretta, una situazione che le era già capitato di sperimentare". A questo punto, l'importante è non saturare di nuovo lo spazio analitico con scuse inutili: si ammette lo sbaglio nel limite del necessario e si apre un orizzonte di elaborazione che ricomprenda il vissuto del paziente, nel qui ed ora e, magari, nel là ed allora (sembra un po' il "testa, vinco io; croce, perdi tu", ma si tratta di non intasare ulteriormente la stanza con l'angoscia del terapeuta).
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).
Sono d'accordo con te.
Citazione:
Come la siglo, non lo so. Dovrei guardare la griglia, ma la detesto. Potrei chiamarla "contenitore negativo", forse -♀, o più probabilmente mi sono perso il punto in cui lo spiega Bion. Il concetto, comunque, mi sembra chiaro: il terapeuta non riesce, per qualche ragione, ad accogliere ciò che arriva dal paziente. Risultato: glielo risbatte in faccia con una ulteriore codifica. Rifiutato, il paziente ha delle reazioni. Sta alla perspicacia del terapeuta accorgersi del proprio errore ed intervenire. Come? Di tutto e di più, dal "credo di aver commesso un errore, in precedenza, perché...", al "forse ho ripetuto, con la mia fretta, una situazione che le era già capitato di sperimentare". A questo punto, l'importante è non saturare di nuovo lo spazio analitico con scuse inutili: si ammette lo sbaglio nel limite del necessario e si apre un orizzonte di elaborazione che ricomprenda il vissuto del paziente, nel qui ed ora e, magari, nel là ed allora (sembra un po' il "testa, vinco io; croce, perdi tu", ma si tratta di non intasare ulteriormente la stanza con l'angoscia del terapeuta).
Grazie, il problema infatti a cui mi riferivo, è la possibilità del protrarsi della saturazione che impedisce l'elaborazione.
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Originalmente inviato da lalangue
A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).
Questa idea qua mi sembra che sia in linea con quel che sento di aver bisogno io, grazie lalangue.
Saluti
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
Diciamo che è un po' come fare l'amore: si sente quando è il momento per una buona interpretazione. Ci sarebbero tutta una serie di regole che ciascuno si impone, come "non bisogna avere troppa fretta", oppure "mai interpretare nel momento x o y" e altre di questo genere. Credo che abbiano un po' un senso relativo. A volte è piacevole per entrambi qualcosa di più selvaggio e inatteso, altre va creata un po' più di atmosfera. In generale, occorre che il paziente sia in grado di farsene qualcosa e che il terapeuta non abbia troppi timori rispetto a quello che sta per uscirgli dalla bocca, cioè (♀+♂) in ambiente +K.
Altrettanto importante è vedere cosa accade dopo l'interpretazione, cosa che spesso si dimentica.
Non so cosa ne pensa Megiston, ma a me questo post mi sa tanto di relazionale.
Ma che commistione di approcci mi fai, lalangue? Freudiano, lacaniano, bioniano adesso pure relazionale
Sei un mix! O per dirla con la metafora del cibo un frullato, una macedonia.
;)
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
A questo punto vale la pena, per te, di rivolgerti all'ASL di competenza per fissare un colloquio con uno psichiatra. Se lui ti riterrà sufficientemente compromesso, può darsi che ti certifichi una percentuale di invalidità che ti dia diritto ad una quota mensile per provvedere alla tua sussistenza. Oltre a questa cosa, potrebbe darti dei farmaci per aiutarti ad affrontare le parti più difficili della giornata. In più, sempre che tu lo voglia o che tu ne senta la necessità, (ove possibile) ti affiancherà uno psicologo o uno psicoterapeuta per dei colloqui di sostegno (senza andare a scavare nei "perché" e nei "per colpa di chi").
Di certo la tua sofferenza, in questo modo, potrà essere adeguatamente raccolta ed alleviata. Forse, con una tranquillità maggiore, riuscirai anche a trovare lo spunto per delle relazioni più impegnative (avrai più energie a disposizione e un minimo di sicurezza in più).
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Questa idea qua mi sembra che sia in linea con quel che sento di aver bisogno io, grazie lalangue. Saluti
Caro Lalangue e Caro Char__lie,
a me pare che con questo scambio di battute stiate rinforzando la difesa a discapito del desiderio (per dirla in termini psicoanalitici “ortodossi”); cerco di farmi capire meglio: Char_lie è una litania continua, incessante, insistente, se fosse nato qualche millennio fa sarebbe stato competitivo col Geremia biblico. Continua a lamentarsi che non esistono strumenti, tecniche, psicoterapie, rimedi o quant’altro che possano aiutarlo nel suo disagio, niente che noi (o chiunque) possiamo proporgli gli va bene (i motivi sono i più svariati: non funziona, non da garanzie, non voglio faticare ....), qualche concessione la fa alla fantascienza o alla magia (forse li troverei qualcosa, in quel campo, ma non l’hanno ancora inventata, resto in fiduciosa attesa).
Questa “inaiutabilità” fa parte di Char_lie, è la sua difesa, non c’è niente che possa aiutarmi quindi sto fermo e immobile, non rischio, sono paralizzato dal muovere un passo; ma se questa è la difesa, allora qual’è il desiderio? Sempre “ortodossamente” il contrario: vorrei tanto potercela fare, vorrei tanto poter lavorare senza problemi, avere una ragazza da amare e che mi ami, ....
Se ciò è vero il consiglio di Lalangue passivizza ancora di più Char_lie e rinforza la difesa invece di lasciare che il desiderio possa esprimersi come possibile, come qualcosa che appartiene al soggetto che abbia diritto di cittadinanza, che non sia una cosa impossibile per lui, inarrivabile. Con il riconoscimento di “invalidità”, l’eventuale assegnazione di una cifra mensile , farmaci, supporto psicologico (senza scavare a fondo per carità, potresti non reggerlo) facciamo di Char_lie un impedito, un inetto, un caso senza speranza ... più di quanto lui si senta già.
Ora, è vero che lui da ragione a Lalangue su questo, perché si vede riconosciuto nella sua immagine di “poveretto”, di “incapace”, di “assistito”, di chi è inutile sollecitare la dove avverte angoscia perché tanto non ce la farebbe, ma se scavassimo un po’ più a fondo questa adesione, potremmo scorgere, inconsapevole, la delusione per questa impossibilità che gli viene certificata, e forse anche rancore ed odio verso chi non coglie la spinta autentica.
In fondo, se in Char_lie non ci fosse alcuna spinta, se non ci fosse desiderio, non starebbe certo qui a tessere e disfare un discorso infinito, dove spesso noi siamo il desiderio che lui non può riconoscersi, perché non saprebbe che farci, e allora gli rispondiamo animosamente non accettando la sua immobilità, la sua inaiutabilità oppure, esasperati, rinunciamo ad ogni speranza (speranza intesa nell’accezione di Mitchell in Speranza e timore in psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1995).
Un saluto
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
Meg, che la richiesta d’aiuto ci sia, e forte e chiara, non ci piove. Ma prima o poi un passo lo dovrà fare, pena rimanere altri x-anni a girare a vuoto nella sua richiesta come ha fatto sinora. Mi domando se una richiesta d’aiuto alla quale corrisponde una cronica mancanza di azione alla lunga non si estingua come tale, perdendo definitivamente anche l’ultimo barlume di spinta che può contenere. Non vorrei che a furia di sviscerarla non ne rimanga più niente, si spenga definitivamente.
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Originalmente inviato da
benedetta14
Non so cosa ne pensa Megiston, ma a me questo post mi sa tanto di relazionale.
Ma che commistione di approcci mi fai, lalangue? Freudiano, lacaniano, bioniano adesso pure relazionale
Sei un mix! O per dirla con la metafora del cibo un frullato, una macedonia.
;)
Una macedonia? Se è vero ciò che dici è una macedonia di tutto il "difficile" in ambito psicoanalitico; per un certo periodo di tempo ho creduto che Lalangue fosse lacaniano, poi l'ho visto citare liberamente Bion ... che sono i due caposcuola più enigmatici linguisticamente di tutto il ventaglio delle teorie psicoanalitiche ... sto pensando a cosa potrebbe pensare uno che capita qui per la prima volta e legge: "cioè (♀+♂) in ambiente +K"...forse potrebbe pensare di essere capitato in un forum di logica matematica :skunk:. L'unica perplessità che mi sorge è come ha fatto Lalangue a leggere Freud ... troppo semplice, pensa che è addirittura comprensibile. Cose da pazzi, di questo passo dove andremo a finire se tutti possono capire di psicoanalisi? :D
Relazionale? Non saprei, e quello che leggo non mi chiarisce molto la faccenda, quello che posso dire è che il timing e la verifica dell’interpretazione sono tematiche che la psicoanalisi si è posta da tempo. Alla base c’è l’idea che si debba tener conto del paziente circa la pregnanza dell’interpretazione sia della tempistica con cui viene fatta, ma siamo sempre all’interno di un paradigma S-R, l’analista (stimolo) interpreta, il paziente (R) risponde.
Relazionale sarebbe co-creare l’interpretazione insieme al paziente, con le parole di Mitchell: “L’analista partecipa sempre e sempre co-crea quello che, insieme al paziente, sta tentando di comprendere” (1993). A me sembra bellissima! :medito:
:ciao:
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
ciao char-lie, scusa se mi intrometto nella discussione. sto leggendo la vostra discussione sul transfert perchè lo sto vivendo in prima persona in questo periodo e in quanto a rischiare posso dirti che la scelta di iniziare una terapia non è affatto facile. Il mettersi nelle mani di qualcuno e avere una fiducia ssoluta nelle sue capacità è veramente una scelta che magari è difficile da prendere in considerazione per molte persone. Ma il male che sentiamo dentro prima o poi deve farci smuovere e trascinarci verso la nostra salvezza. Anche forzando tutte le nostre resistenze, dobbiamo rischiare e cercare lì'aiuto di qualcuno ,se c'è rimasto un briciolo di bene dentro di noi per noi stessi. Io l'ho fatto e non me ne sono pentita. Adesso, come dicevo, sono proprio in pieno transfert e sto soffrendo molto per delle forti emozioni che son venute fuori ma vado avanti lo stesso, andrò avanti comunque, qualsiasi cosa succeda, con questo o con qualche altro analista, fino a quando spero di potermi liberare del tutto dai problemi che ho. per questo voglio dirti: saltalo il fosso, e porgi la mano verso qualcuno e vedrai che qualcuno l'accoglierà. Se non provi come fai a sapere come ti sentirai e cosa succederà. Io creado che la tua resistenza ad andare da un analista sia data proprio dal fatto che tu credi molto in ciò che senti e che vivi e l'analisi sarebbe un grande impegno per te e la prenderesti sul serio e questo forse ti spaventa. Ma il tuo bene non è la vita che stai vivendo ma quella che dentro di te tu sai che potresti vivere davvero. Allora "salvati" affidandoti all'altro, rischia e vivi davvero :)
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" d
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Originalmente inviato da
giulietta.o
Meg, che la richiesta d’aiuto ci sia, e forte e chiara, non ci piove. Ma prima o poi un passo lo dovrà fare, pena rimanere altri x-anni a girare a vuoto nella sua richiesta come ha fatto sinora. Mi domando se una richiesta d’aiuto alla quale corrisponde una cronica mancanza di azione alla lunga non si estingua come tale, perdendo definitivamente anche l’ultimo barlume di spinta che può contenere. Non vorrei che a furia di sviscerarla non ne rimanga più niente, si spenga definitivamente.
Cara Giulietta,
un analista possiede sempre la speranza, non la perde, per il semplice fatto che un essere umano può sempre trovare delle risorse, delle potenzialità, il coraggio per affrontare le sue paure, i suoi giri di boa storici, i suoi problemi e se stesso. Io sono stato per mesi insieme ad un paziente depresso che non parlava quasi mai e che guardava per terra per sedute intere, ho seguito in gruppo un altro ragazzo che non parlava affatto ... li ho sempre considerati parlanti, anche quando non parlavano, anche quando era difficile sostenere i loro silenzi, anche quando sarebbe stato più semplice dire basta, tanto non c'è niente da fare. In questi due casi alla fine c'è stata un'apertura, può accadere che questa apertura non avvenga mai, che una persona rimanga intrappolata nell'immobilismo. Ma il mio compito finisce nella speranza che ti ho citato, non è pensabile entrare in merito alla decisione di intraprendere un'analisi, snaturerebbe l'analisi stessa intervenire a quel livello. La scintilla per iniziare il viaggio dovrà trovarla l'individuo, non siamo dei che accendiamo la vita e il desiderio dal nulla.
Ciao