Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap
Ma sì, Gieko, era una battuta la mia (sennò mica ti davo dell’oracolo di Delfi, che era scherzoso). E’ che mi sembrava un po’ tranchant il fatto che una persona non potesse capire del trasfert senza averlo (ancora ed eventualmente) vissuto. Almeno un’idea ce la si farà, o no?
A Nicaredda mi sento di dire che, a mio parere, ciò che importa è quando pensiamo che in analisi dovremmo entrarci noi.
G.
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giulietta.o
Almeno un’idea ce la si farà, o no?
Però molto distorta, troppo razionale.
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Uhm, capisco, ma anche no.
Capisco nella misura in cui provo a calarmi in chi legge del transfert senza viverlo: e ovviamente, attreverso di questo non puoi cogliere il portato emotivo o sentimentale e quant’altro (molto...ma qui si possono ripercorrere le pagine precedenti del thread per farsene anche solo un’idea vaga di ciò che mette in campo la relazione analitica).
Io stessa, che ho cercato di leggere in questo tempo d’analisi alcune cose, mi ritrovavo a concludere puntualmente che sì, era tutto molto interessante e illuminante, ma che la mia esprienza era comunque individuale e la vivevo come tale, e non a caso mi riesce sempre difficilissimo comunicarne anche solo un millesimo di ciò che effettivamente attiva. Non stava poi a me, che psicologa non sono, esercitare delle generalizzazioni a partire dalla mia esperienza come invece, mi figuro, accada a chi il mestiere lo fa. Ma questo esempio lo faccio proprio per rimarcare come l’esperienza personale del trasnfert sia determimante.
Non capisco invece nella misura in cui, per chi sceglie la professione, una preparazione teorica comunque da qualche parte deve pur inziare. E non sempre ha senso, o anche è possibile, che avvenga in parallelo alla pratica. Parlo come docente ora, e come sostenitrice tra l’altro del tirocinio che è stato introdotto obbligatoriamente nella mia facoltà a partire dal terzo anno, che è comunque un esperienza pratica che precede in modo fecondo l’esperienza che seguirà al termine degli studi. Ma un inizio teorico non credo che possa e debba essere considerato una “distorsione”. Razionale sì, su questo mi trovi d’accordo.
Ma ancora una volta mi appare troppo tranchant.
Il transfert poi non è solo analitico, se ne ha esperienza nella propria vita più volte e al di fuori della stanza d’analisi. Forse, un buon studente, può comunque iniziare a riflettere partendo da delle esperienze psicologiche personali e di vita, certo tenendo bene a mente che ciò non è paragonabile alla relazione analitica.
G.
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giulietta.o
Forse, un buon studente, può comunque iniziare a riflettere partendo da delle esperienze psicologiche personali e di vita, certo tenendo bene a mente che ciò non è paragonabile alla relazione analitica.
Per l'appunto può, se interessato ad approfondire, portare le proprie esperienze personali e di vita in analisi. Iniziare a fare pratica, come dicevi.
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Va bene, d’accordo, forse poi sono io che ne sto facendo una questione di lana caprina perchè mi sento toccata personalmente nel senso che, come docente, sono sempre molto attenta a come sono “tranchant”: a volte è utile, a volte spegne la curiosità. E’ una valutazione che cerco di fare con attenzione insomma, dipende sempre da chi hai davanti (e spesso sbaglio comunque, accidenti).
G.
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Va bene, d’accordo, forse poi sono io che ne sto facendo una questione di lana caprina perchè mi sento toccata personalmente nel senso che, come docente, sono sempre molto attenta a come sono “tranchant”: a volte è utile, a volte spegne la curiosità. E’ una valutazione che cerco di fare con attenzione insomma, dipende sempre da chi hai davanti (e spesso sbaglio comunque, accidenti).
G.
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gieko
Per l'appunto può, se interessato ad approfondire, portare le proprie esperienze personali e di vita in analisi. Iniziare a fare pratica, come dicevi.
Per l'amor del cielo, se è uno psicologo, bene, per il resto del mondo, consiglierei di ragionare così: "Mi conosco già benissimo, non voglio sapere altro, merci!":asd:
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complicata
Per l'amor del cielo, se è uno psicologo, bene, per il resto del mondo, consiglierei di ragionare così: "Mi conosco già benissimo, non voglio sapere altro, merci!":asd:
Pensa che di solito avviene l'esatto contrario... curiosa la vita!
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Eh, ma si stava meglio prima.
Conoscere, o meglio, presumere di sapere qualcosa, ti condanna all'eterno pensare te stesso, ne convieni?
Io stavo molto meglio prima.
Trovavo tutte le mie soluzioni.
Ora è tutto un dubbio..
Per giunta, i dubbi te li instilla la mente di qualcun altro..
Boh?
Basta che il terapeuta non diventi un PRETE..:tajo:
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Bella provocazione, e rende bene l’idea di come ci si sente. Insicuri, vacillanti, in un vero di abisso di vunerabilità.
E il bello però è che facciamo tutto questo da soli! Altro che analisa che instilla, macchè, tutto con le nostre manine...
Dai Complicata, suvvia, perchè sempre tutto questo potere agli analisti?
G.
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complicata
Eh, ma si stava meglio prima.
Conoscere, o meglio, presumere di sapere qualcosa, ti condanna all'eterno pensare te stesso, ne convieni?
Io stavo molto meglio prima.
Trovavo tutte le mie soluzioni.
Ora è tutto un dubbio..
E te credo!:asd: Ma è quello il punto accipicchia! Certo, io non penso che uno ci tornerebbe volentieri a vivere le situazioni dirompenti del panico, o i deliri di colpa del depresso: anzi, ci metto la mano sul fuoco, meglio il dubbio! Altrochè! Del resto, diventa sempre più facile trovare soluzioni con l'armamentario nevrotico (il sintomo vuole essere la soluzione perfetta ma, in fondo, se si è fortunati, si riesce a capire che non è così, che non siamo affatto liberi) e, a lungo andare, si rischia anche di cadere ''nella soluzione delle soluzioni'', quelle che hanno a che fare con i veri e propri incistamenti paranoidi e schizoidi...proprio perchè abbiamo eliminato il dubbio per sempre, la nostra teoria è eternamente valida, insomma, ''punto e basta''. Ci siamo solo noi. Anzi, c'è solo ''Io''...e questo non va bene. C'è anche ''altro''.
Saluti,
Luigi
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complicata
Per l'amor del cielo, se è uno psicologo, bene, per il resto del mondo, consiglierei di ragionare così: "Mi conosco già benissimo, non voglio sapere altro, merci!":asd:
Dici? ... proverò a seguire il tuo consiglio ...
E più semplice scoprire gli altri che se stessi...
;)...
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Mai stata meglio di adesso che sto peggio...
Peggio, poi. Peggio per i parametri che utilizzavo in precedenza. Contenta comunque di averli buttati nel cassonetto, i parametri, e pure qualcosa d’altro.
Felice invece di essermi trovata, così come sono, pacchetto completo. Non solo “Io” come dice Luigi. Difficile? Sì, abbastanza direi. E' un lavorio continuo, non c'è dubbio.
Però, se ci ripenso, ma che palle che era quell’Io da nurtire e rassicurare continuamente! Che pesantezza! Che tiranno! Che despota! Che bambino viziato! Bastava un niente e andava in sbattimento! Subito a sentirsi giudicato, messo in discussione da un alito di vento, sempre minacciato, armato fino ai denti e costretto a pattugliare le mura tutto il tempo!
Adesso si risetta ogni mattina, o quando incrocia lo sguardo di qualcuno, o quando un sogno chiacchera con lui. E’ un pezzo del pacchetto completo, uno strumento dell’orchestra, suona con gli altri.
G.
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Nicaredda
E più semplice scoprire gli altri che se stessi...
Convizione più o meno consapevolmente molto diffusa ed estremamente rischiosa. Specie se si è interessati alla psicoanalisi. I risultati si vedono, spesso troppo tardi.
Saluti
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gieko
Convizione più o meno consapevolmente molto diffusa ed estremamente rischiosa. Specie se si è interessati alla psicoanalisi. I risultati si vedono, spesso troppo tardi.
Saluti
La mia non è una "convinzione" a tutti gli effetti sebbene si, molto diffusa; "è più semplice scoprire gli altri" ... ma non è detto che io non mi scavi dentro o abbia paura di conoscermi veramente ... si è vero, non sono mai andata in analisi ... ma verrà anche questo momento ...
:)...