Fatemi capire:
se io vado dallo psichiatra e mi ritiene compromessa, mi danno la pensione?
Mica male.
E cosa bisogna fare o dire nel suo studio perchè ci ritenga compromessi?:zott:
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Fatemi capire:
se io vado dallo psichiatra e mi ritiene compromessa, mi danno la pensione?
Mica male.
E cosa bisogna fare o dire nel suo studio perchè ci ritenga compromessi?:zott:
@ Megiston:
Ma scusa due che trovano piacevole entrambi qualcosa di più selvaggio e inatteso, altre va creata un po' più di atmosfera e che poi si mettono a vedere cosa accade dopo l'interpretazione secondo te non co-costruiscono qualcosa insieme?
Certo! E poi non sei neanche più capace di salire sull'autobus da sola perchè potrebbe essere un negozio nullo. Mica male.
:ciao:
Dipende da cosa intendi per co-creare, io intendo proprio costruire insieme non soltanto l'atmosfera, che è già importante, ma la stessa interpretazione; che questo evento sia poi selvaggio, inatteso, che stiano a vedere insieme tutti i risvolti di questa cosa, bene. Per farti capire, io posso divertirmi anche molto a teatro, trovare piacevole, selvaggio, inatteso, ciò che sto guardando, può divertirsi insieme a me l'intera compagnia recitante, il regista, lo sceneggiatore ... questo non significa che stiamo recitando insieme, che abbiamo scritto insieme il copione, significa solo che lo stiamo condividendo con piacere. Ve volessimo fare teatro interattivo (ed è stato fatto) dovremmo coinvolgere il pubblico nella recita, dovremmo abbattere le delimitazioni fra sala e scena, dovremmo improvvisare insieme un copione e recitarlo.
:ciao:
P.S. Un negozio nullo? Che significa?
Non sono d'accordo. A teatro si costruisce eccome, attori e spettatori anche se non recitiamo lo stesso copione. L'attore comunica allo spettatore e quest'ultimo si fa sentire all'attore. Non abbiamo scritto il copione insieme? Forse è vero, però l'attore può recitare in modo diverso la prossima rappresentazione per via della sua interazione con il pubblico.
Non è necessario "fare" qualcosa di tangibile per costruire e costruirsi reciprocamente ed insieme. L'intesa è già co-costruzione di due persone particolari che hanno un punto d'incontro.
Te lo spiego se mi paghi ;)Citazione:
P.S. Un negozio nullo? Che significa?
(una manifestazione di volontà che non è valida perchè manca il presupposto della volontarietà per mancanza della capacità di intendere e volere)
Meg, non è diverso da quello che cercavo di dire (non mi sono saputa spiegare, mi spiace). Il depresso che mi porti ad esempio comunque è nella tua stanza, e questo fa molta differenza da uno che sta a casa. Che ciò non sia garanzia di nulla, nel senso di guarigione, è altra faccenda. Ma intanto è venuto lì, ha chiesto concretamente aiuto, indipendentemente che stia zitto o pianga in silenzio tutto il tempo, e l’ha fatto tramite un’azione molto forte, cioè quella di intraprendere davvero qualcosa (come ricordava Rosa, tutti noi qui l’abbiamo fatto).
Nessuno può accendere la scintilla, ovvio. Dubito però sul vederla anche dove forse non c’è proprio.
Citazione:
[P.S. Un negozio nullo? Che significa? ,
E' la traduzione "logica" dei presupposti deliranti (non intendemus :nono:) e bisogno di accompagnatore in madre lingua toscana - benedettina.
Megiston però se leggi bene quello che ho scritto, questo non l'ho mai detto, vorrei potercela fare va interpretato bene, vorrei trovare un lavoro che non sia faticoso da svolgere per me, non è che vorrei poter lavorare e basta. Se per lavorare devo sacrificarmi, non voglio affatto potercela fare.Citazione:
Questa “inaiutabilità” fa parte di Char_lie, è la sua difesa, non c’è niente che possa aiutarmi quindi sto fermo e immobile, non rischio, sono paralizzato dal muovere un passo; ma se questa è la difesa, allora qual’è il desiderio? Sempre “ortodossamente” il contrario: vorrei tanto potercela fare, vorrei tanto poter lavorare senza problemi, avere una ragazza da amare e che mi ami, ....
E' vero c'è un desiderio in me che non è legato direttamente al lavoro ma al guadagno di qualche soldo per avere una certa stabilità economica e un altro desiderio sempre mio di non andare incontro a troppe rotture di scatole. "Vorrei lavorare senza problemi" va bene come definizione a patto che il tipo di problemi in cosa consistono lo decido io: il sacrificio è un problema, la frustrazione è un problema, la fatica è un problema, le relazioni sul lavoro che non mi stanno bene sono un problema, le responsabilità che ti vengono accollate sono un problema.
"Avere una ragazza"... Anche questo va interpretato e compreso bene, più che una ragazza vorrei una relazione che a me piace con una ragazza, non è che avuta la ragazza s'è risolto tutto, poi come ci sto ci sto insieme con questa ragazza va bene, non è così per me.
Se devo stare con una ragazza con sacrificio e forte spirito di sopportazione perché la relazione è lontana anni luce da quel che vado cercando io, non ci siamo lo stesso. Con una donna ci stanno tante persone ma io anche in questi casi non so se al loro posto sarei abbastanza felice.
Saluti
Perchè per gli altri, no?Citazione:
il sacrificio è un problema, la frustrazione è un problema, la fatica è un problema, le relazioni sul lavoro che non mi stanno bene sono un problema.
Tanto io in autobus non ci vado, umpf, ho la macchina col Tomtom, ( parla livornese:asd:)mi accompagna lui.:zott:
Quasi quasi vado a smatteggiare da uno psichiatra, così, per vedere che succede, secondo me si spaventaaaa e lo ricoverano con l'accompagnamentooo, brrr.
Ma così do' nuovo impulso alla Sanità nazionale, faccio fuori tre o quattro Primari per volta, nel raggio di qualche km:argh::approved:
Ricapitolo, Cara, e prendo la questione da un altro versante: tutto è relazione, persino l’analista neutrale che si mette dietro un lettino e pensa di essere puro specchio su cui si possono proiettare le ombre transferali dei fantasmi dei pazienti. Anche questa è una forma di relazione, l’analista decide di mettersi in relazione in questo modo col suo paziente e il suo paziente avrà reazioni differenti sia in base a com’è lui, sia in base a questa situazione che gli si presenta. Il teatro, certo ci sono pubblici più o meno calorosi, che applaudono, fischiano, pubblici non abituati che ti applaudono magari interrompendoti una scena dal pathos elevato e pubblici rispettosissimi che applaudono solo nelle pause fra una scena e l’altra. L’interazione è ovunque, non si può non interagire. Dve sta la differenza? Che l’analista (o l’attore) relazionale la relazione se la pone cme obiettivo cosciente che va co-creato insieme al paziente, e lavora coscientemente attraverso questa relazione. I cognitivisti alla Beck, dopo decenni di terapie cognitivo comportamentali in cui ci si vantava che il terapeuta avrebbe potuto essere ipoteticamente anche una macchina erogatrice di rinforzi, sono giunti alla conclusione che la relazione col paziente è importante. Necessaria ma non sufficiente, dicono. Vai poi a guardare cosa intendono per relazione e scorgi che si tratta di nient’altro che della buona educazione, delle buone maniere, del comune garbo, di un po’ di simpatia che favorirebbero una certa compliance e, sembra, riduca i dropping-out. Potrei mai chiamarli relazionali perché riconoscono una certa importanza alla “relazione”? Se assistessi all’Amleto di Shakespeare (difficile che lo mettano in scena per intero, a causa della lunghezza del copione durerebbe ore) o a quello di Carmelo Bene (Homelette per Hamlet) ti renderesti conto che cambia radicalmente l’impostazione, nel primo c’è un copione da seguire e da trasmettere al pubblico secondo la propria interpretazione personale, l’influenza del pubblico c’è sempre ma è molto limitata sulla messa in scena stessa e sul recitato. In quello di Carmelo Bene non c’è copione, si improvvisa, e si improvvisa col pubblico e anche col copione originale di Shakespeare, che incombe sulla scena e determina quasi gli attori recalcitranti ad uniformarsi all’opera del maestro di Stratford-upon-Avon ... insomma si interagisce col pubblico e con la leggenda che precede, con l’opera immortale di Shakespeare. Ti assicuro che la mia esperienza è stata radicalmente diversa nei due casi.
:ciao:
P.S. Sappi che non ho alcuna intenzione di scucire un soldo, un tallero, un talento, un doblone o un sesterzio per l'informazione che mi hai dato, la cosa più preziosa che posso darti è il mio GRAZIE!
................................
Cara Giulietta,
concordo con te, c'è un abisso fra qualsiasi paziente in terapia e Char_lie (o chiunque non ne inizi una); ma se sul paziente che viene speri che prima o poi ti dia un'apertura (mentre già il fatto stesso di venire è un'apertura enorme), su chi non viene non hai alcuna garanzia se non il fatto che ne soffre e si lamenta. Però, io penso che la scintilla devi presupporla ovunque, devi sperare che ci sia in ogni persona, se non ci fosse non potrebbe sopravvivere. Poi è anche possibile che una persona si lamenti tutta una vita senza osare mettere mano dentro di sé, è possibile che trovi altre strade, da quelle giudiziarie al suicidio; ma io devo poter sperare che una di queste possibilità possa essere quella di una mutazione interna. Io sono terapeuta di coppia, mi capita di avere a che fare (molto più che nei casi di terapia individuale) con crisi profonde, con situazioni estreme che chiunque fra noi direbbe: "Maglio chiudere qui!". Con tradimenti reciproci, con violenze, con meschinità, con miserie umane. Ma se non avessi un minimo di speranza non potrei prendere in terapia né il singolo, né la coppia. Devo poter sperare dove loro (o lui) non spera neanche più, talvolta mi ritrovo ad essere il solo a sperare, ma tengo il timone finché l'altro (o gli altri) non ritrovano la rotta. Se non avessi alcuna speranza, non prenderei in terapia nessuno (non quella persona per cui non ho speranza), e d'altronde la mia speranza è basata su un azzardo, su un'apertura intravista, su un timido raggio di sole che talvolta può essere effimero. Sarà perché la mia esperienza pregressa con i tossicodipendenti mi aiuta a lavorare davvero su un filo di domanda, quasi sul bordo del nulla ... ma dal bordo del nulla, dal cratere del vulcano, io ho visto nascere e crescere splendide ginestre.
:ciao:
Ah perchè se non è cosciente non si co-crea niente? Boh!
Qualcosuccia l'ho vista, se mi dicessi a quale allestimento ti riferisci magari seguirei meglio il tuo discorso (se hai visto proprio proprio quello di Shakespeare sei un mito! Matusalemme forse)Citazione:
Se assistessi all’Amleto di Shakespeare (difficile che lo mettano in scena per intero, a causa della lunghezza del copione durerebbe ore)
Ti credo! Per me è un'esperienza diversa vedere pure la stessa rappresentazione al debutto o alla fine della tournèe, pensa un po'...Citazione:
Ti assicuro che la mia esperienza è stata radicalmente diversa nei due casi.
Taccagno! Sei fissato alla fase anale ritentiva! :asd:Citazione:
P.S. Sappi che non ho alcuna intenzione di scucire un soldo, un tallero, un talento, un doblone o un sesterzio per l'informazione che mi hai dato, la cosa più preziosa che posso darti è il mio GRAZIE!
La psicoanalisi è il sapere attorno all'inconscio: credo che richieda delle acrobazie sufficienti a descrivere un ambiente così impervio.
Freud non è così semplice: occorre molta attenzione per leggerlo e per vedere quello che dice, nonché per presentificare un correlato visuo-spaziale dei suoi modelli psichici.
Bion è riuscito a passare attraverso il kleinismo, prendendo ciò che c'è di buono e trasformandone le rigidità: il concetto di contenitore-contenuto in chiave comunicativa riapre la strada, chiusa da Melanie Klein e dai suoi seguaci, alla comunicazione inconscio-inconscio (mentre la Klein presumeva, radicalizzando il pensiero di Freud, di poter rimandare indietro al paziente le sue identificazioni proiettive, una volta scoperta questa difesa, sic et simpliciter).
Ciò che non cambia, negli autori a cui mi riferisco, è l'attenzione alla formalizzazione teorica e ai presupposti di fondo (Lacan e Bion mettono entrambi radicalmente in discussione tutto il corpus teorico freudiano, mettendone alla prova, DALL'INTERNO, la tenuta, per poi confrontarsi con la clinica): l'inconscio sarà "strutturato come un linguaggio", ma è qualcosa che ci sfugge e che dice qualcosa di più, qualcosa che ci esce di bocca nonostante la nostra volontà cosciente (Lacan); il sogno e la rappresentazione (funzione α) hanno la funzione di rendere disponibili per la psiche degli elementi "al confine tra lo psichico e il somatico" (elementi β). Insomma, nella psicoanalisi ci sono degli shibboleth.
Char_Lie è un altro discorso. Mi pare che ci abbia fatto capire in tutti i modi che lui non ha una grossa motivazione a capire come funziona la sua psiche. La sua attenzione è rivolta a comprendere "l'esterno". Giustamente, a mio parere, teme l'introspezione, poiché potrebbero aprirglisi innanzi delle voragini incolmabili. L'angoscia non è sempre gestibile. Quello che gli ho proposto è di rinforzare il suo Io (non è molto lacaniano, questo mio passaggio, ma ricordo che Lacan parlava, a proposito della psicosi, della "funzione dello scriba", rispetto a quello che un analista ha il compito di fare con alcuni pazienti). Una volta fatto questo, di sicuro sarà più tranquillo e potrà scegliere se confrontarsi o meno con i suoi problemi. Per ora credo sia già un buon inizio (ed un grosso cambiamento per lui) il fatto di rivolgersi ad uno psichiatra. La psicoterapia, eventualmente, verrà in seguito.
Perché probabilmente per alcuni non è davvero un forte sacrificio far certe cose, a guidare una nave col forte rischio di naufragare qualcuno ci gode, qualcun altro invece proprio no (io :D), qualcuno è fatto in un modo, qualcun altro in tutt'altro.Citazione:
Perchè per gli altri, no?Citazione:
ll sacrificio è un problema, la frustrazione è un problema, la fatica è un problema, le relazioni sul lavoro che non mi stanno bene sono un problema.
Non sono di certo l'unico ad esser disadattato (e qui non è che mi stia bene nemmeno l'appellativo "poveretto") e quando parlo degli altri parlo di chi è contento già, ci sono persone ben adattate a certi incastri e persone che non lo sono.
Ad esempio perché qualcuno di sesso maschile si sente attratto dagli uomini e non dalle donne? :mumble:
Ci sono dei motivi per cui non sentiamo e non reagiamo allo stesso modo a certi stimoli. Ma scoperti questi motivi secondo te cosa dovrebbe succedere in chi si sente attratto dagli uomini o viceversa in chi si sente attratto dalle donne? Dovrebbero diventare tutti uguali sotto questo aspetto?
Le persone sono diverse, non sono tutte uguali. I motivi per cui sono diverse forse ci saranno, ma non è che scoperti questi motivi diverranno tutte identiche sotto certi aspetti che le differenziavano.
Saluti
Rinforzare il suo Io? Gli hai suggerito di farsi certificare un'infermità mentale (anche se probabilmente in parte), il che lo porterebbe ad una limitazione degli atti che può compiere. Già si sente impedito nell'esercizio delle sue volontà per colpa dell'esterno, credi che un simile passo potrebbe rinforzare il suo Io?
Buongiorno, buona festa !!
Grande Char_Lie !! Finalmente uno parla di sesso !! Finalmente ci si sente parlare di questo argomento sempre evitato (E non per "freudiano" precisamente !! Credo, in realtà, si scelgano altri autori per evitare parlarne di sessualità e le sue particolari modi dal tutto individuali, personali e meritevoli dil massimo rispetto ... Quindi, riportare la psicoanalisi alla psicologia preesistente a Freud e non dopo, come si pretende con certa area di superiore sufficienza scientifica ...)
Finalmente Char_Lie regali al forum un punto duro , una questione reale: la omosessualità.
Complimenti da parte mia Char_Lie.
La sessualità esiste e non se ne parla seno eufemisticamente o in modo maschilista e con sorrisini di presunta complicità che mi urtano.
Un caro saluto.
Ale.
[[QUOTE]Ma pensa......meno male che ce lo hai svelato, il grande segreto dell'esistenza delle differenze individuali tra persone:asd:;)Citazione:
Perché probabilmente per alcuni non è davvero un forte sacrificio far certe cose, a guidare una nave col forte rischio di naufragare qualcuno ci gode, qualcun altro invece proprio no (io ), qualcuno è fatto in un modo, qualcun altro in tutt'altro
Al contrario, potrebbero comprendere meglio il loro personale modo di essere, diverso da quello degli altri.Citazione:
Ci sono dei motivi per cui non sentiamo e non reagiamo allo stesso modo a certi stimoli. [B]Ma scoperti questi motivi secondo te cosa dovrebbe succedere in chi si sente attratto dagli uomini o viceversa in chi si sente attratto dalle donne? Dovrebbero diventare tutti uguali sotto questo aspetto?[/
Perchè "identiche"? E non simili, ad es? Questa differenza è interessante, più di tutto il resto.:sisi:Citazione:
[B]B]Le persone sono diverse, non sono tutte uguali. (ibidem)I motivi per cui sono diverse forse ci saranno, ma non è che scoperti questi motivi diverranno tutte identiche sotto certi aspetti che le differenziavano[
Comunque, per il resto caro Char_lie, perchè ti lanci alla scoperta dell'acqua calda in questo post?
E' per "riempire" la litania?
Mi sembri parecchio intelligente per credere in questi giochetti (per usare una tua amata parola)
Ma avere certificata una certa forma di infermità mentale significa ed equivale a dire a qualcuno che è un "poveretto"? La si pensa così? :mumble:Citazione:
Originalmente inviato da benedetta
L'infermità mentale è un certo stato di salute mica una specie di certificato di valore umano assoluto per una persona.
Io per una serie di motivi riesco anche ad arginare una serie di falle che risultano invisibili, non ho sintomi strani perché in buona misura ho fatto quel che mi sentivo di fare, sarei sbroccato davvero se non avessi fatto questo.
Non mi sono incastrato a forza in certe nicchie ecologiche pensando che sarebbe stato "normale" così, se non sento di trovarmi abbastanza bene, vuol dire che quella nicchia non va bene per me.
Tornando all'esempio di certi omosessuali, ci sono alcuni che si sono messi insieme anche ad una donna, hanno messo su famiglia, hanno avuto dei figli, ma in quella nicchia non è che ci stavano tanto bene, l'idea di incastrarsi a forza là dove si sono andate ad incastrare altre persone mica è detto che sia la migliore per tutti.
Prima di pensare "altri stanno bene lì, quindi dovrei starci bene anche io" io tengo conto di me stesso e mi chiedo "io come ci starei lì?", mi piacerebbe? Mi stimolerebbe davvero la cosa? come mi troverei e sentirei?
Certe cose già le ho provate a fare e credo che non ci sono proprio tagliato (è come se si pretendesse che una tartaruga si metta a correre), sto più male che bene a buttarmici dentro come fanno "normalmente" altre persone, ora se c'è una possibilità alternativa, una nicchia ecologica offerta da un'organizzazione pubblica per coltivare una situazione migliore per me, perché non sfruttarla? :mumble:
Che significa la storia delle difese? Difese di chi contro chi?
La mia lettura è diversa da quella di diverse persone che mi hanno ascoltato.
Saluti
Non ho detto che se non sei cosciente non si co-crea, ho detto semplicemente che un analista in analisi deve avere conscio questo obiettivo ... che è diverso :sbonk:.
Si io e il vecchio Guglielmo Scuotilancia eravamo amici d'infanzia, mi invitava sempre alle sue prime teatrali ... Matu mi supera di qualche anno invece, peccato!
Si, anche per certi uomini è diverso vedere la moglie prima e dopo il matrimonio :D
Taccagno a moi??? Ma se sono tutto tranne che quello ... :skunk: Fase anale??? Ma che lingua parli? Ritentiva nel senso di ritenta e sarai più fortunato? Come il gratta e vinci? La fase anale ritentiva ... che me tocca sentì ... e ancora te frequento ... :wow::wow::wow:
Ciao, buon anniversario.
Caro Lalangue,
tutte le critiche o le interpretazioni di Freud avvengono dall'interno, nel senso che legioni (ormai) di psicoanalisti incessantemente leggono e interpretano Freud e leggono e interpretano che ha letto e interpretato Freud prima di loro. Credi forse che Freud, nonostante gli shibboleth, si riconoscerebbe in Lacan o in Bion? O manderebbe anatemi anche a loro? Io credo che una disciplina debba necessariamente evolversi e rinnovarsi, che debba dialogare con la realtà attuale e con il tempo che sta vivendo, tutto ciò che non si rinnova muore; la psicoanalisi (in buona parte) si è rinnovata anche profondamente (l'inconscio lacaniano non ha molto a che vedere con quello freudiano), solo che come le religioni non se lo può dire o non se lo vuole dire perché la sua identità si è costruita intorno a Freud e teme di perderla. Ma così facendo è diventata una disciplina dogmatica e si sta perdendo grandi occasioni di dialogo e di confronto col dibattito scientifico e culturale che è in atto.
Char_lie è solo un pretesto per discutere su quello che tu chiami "rinforzo dell'Io" (non stiamo facendo l'analisi di Char_lie), utilizzo la teoria lacaniana che magari ti è più familiare; per Lacan l'Io è un sintomo, è il burattino che presentiamo al mondo esterno, è il prodotto dell'immaginario (non nel senso di fantasia, ma nel senso che è un'immagine che si forma nella fase dello specchio ... semplifico al massimo tutto). Non ha senso per un lacaniano rinforzare l'Io, sarebbe come rinforzare il sintomo di quella persona. E non ha senso nemmeno per me che sono relazionale. Mi chiedo, quando uno psicoanalista consiglia cure psichiatriche o psicofarmacologiche quanto c'è di suo nel senso di esasperazione, di scacco, di irritazione verso il paziente che non ti da soddisfazioni e che non ti fa sentire un bravo analista e quanto sta valutando davvero cosa è bene per il suo paziente. Tempo fa girava una battuta sugli psichiatri che diceva: "Più è ansioso lo psichiatra e più prescrive ansiolitici ai suoi pazienti!", credo che possa rappresentare bene una situazione in cui si ricorre ad altre cure per sfinimento. Altro discorso, molto interessante, sarebbe valutare se esistono casi impossibili da trattare (in fondo non siamo mica onnipotenti...) e impossibili per me o per la psicoanalisi in generale? E' il discorso dei limiti terapeutici personali e psicoanalitici.
...Charlie non è un vostro paziente.
Sembrate un team di analisti al lavoro su un caso... ma perché? Finché il "caso Charlie" rimane un pretesto per discutere di psicoanalisi, ok, ma ad esempio le critiche che Megiston muove a lalangue sul fatto che "un analista non dovrebbe rinforzare l'Io-sintomo" o inviare a uno psichiatra, non hanno senso dal momento che Charlie non è in analisi da lalangue, da Meg o da chiunque passi su questo forum.
C'è troppa confusione: non si può dire "stai sbagliando come analista" a qualcuno che non sta analizzando nessun analizzante... è ovvio che nessun analista direbbe a un paziente "fatti interdire, mi hai rotto".
Ma è cosa buona e giusta che qualcuno lo possa dire, su un forum. E' anche un modo per non farsi usare... non è che siamo troppo presi dal furor sanandi per un non-paziente virtuale?
Come ricordava Meg, l'Io è una specie di sintomo. Ancora di più, e più classicamente, l'Io è l'interfaccia tra le esigenze pulsionali dell'Es e la realtà esterna.
Nel campo delle nevrosi, l'angoscia rappresenta un momento di vicinanza con l'Inconscio e la fatica di averci a che fare (da ambo le parti). L'interpretazione è perturbante perché consente un ulteriore e più stabile contatto con questi contenuti (rimossi o no), permettendo una migliore azione dell'Io ("Wo Es war, soll Ich werden").
In ambito non-nevrotico, l'angoscia è il segno tangibile di un Io che non riesce a far fronte a tutte queste richieste. Un passo in più e crolla. Una delle operazioni possibili è di abbassare il livello delle richieste, di lasciar respirare l'Io, di aumentare le sue capacità di arginare l'Inconscio e di far sentire il soggetto un po' più padrone di se stesso e un po' meno in balìa del mondo.
Il vizio degli analisti (Melanie Klein ne sa qualcosa) è quello dell'edipizzazione precoce: si tratta come intrapsichico un conflitto che non è stato mentalizzato dal paziente (e non lo diventerà certo grazie ad un nostro intervento "pedagogico"). Char_Lie, per come riporta le sue difficoltà sul forum, non ha alcuna intenzione di affrontare la questione a livello di conflittualità interna. Tutte le "proiezioni" e tutte le sue difficoltà "relazionali" sono lì a ribadirlo.
Tornando al tema del thread, consentitemi un parallelo non proprio corretto: il transfert che alcuni di noi hanno rispetto ad altri utenti (le simpatie che nutriamo nei confronti di alcuni utenti che, con i loro contributi, entrano in risonanza con noi; le antipatie che abbiamo rispetto ad altri, che sentiamo più come dissonanti nel loro modo di pensare o di scrivere) è di livello ben diverso rispetto al transfert totalizzante di Char_Lie, che accetta o rifiuta in blocco, mettendo in discussione non le singole idee, bensì l'intera immagine dell'altro e di se stesso.
Il salto generazionale tra Freud, Bion e Lacan (mediato da Ferenczi, Abraham e Melanie Klein) è rappresentato dalla questione non-nevrotica e del trattamento di pazienti che non siano in grado di trattare la loro conflittualità a livello edipico-simbolico-mentalizzato. Il conflitto non è più intrapsichico. La dinamica del desiderio non ci aiuta molto a comprendere il paziente o, se ci aiuta, non ci dà gli strumenti per agire a livello psichico sul paziente stesso.
Interessante, da questo punto di vista, la matematizzazione proposta da Wilfred Bion che, con le sue funzioni (funzione α ed elemento β, per citare quelli che mi serviranno), riesce a costruire un metamodello esportabile. L'elemento β non esclude, di per sé, la presenza di una pulsione sottostante. In ambito nevrotico (e Bion diceva di ritenere valida la teorizzazione di Freud in proposito) è bene occuparsene in tal senso, pensando che la forma che prenderà l'elemento sarà in funzione della pulsione e del desiderio. In ambito non-nevrotico, l'elemento β può consentire al clinico di pensare ad un contenuto ancora da elaborare, senza necessariamente considerare la pulsione sottostante (con tutta probabilità esistente, ma, con altrettanta probabilità, inutilizzabile col paziente).
Ricordo, in ultimo, che le difese sono funzionali e al mantenimento dello status quo (e, come tali, disfunzionali in ambito nevrotico) e al mantenimento di un equilibrio psichico (vedi l'utilizzo massivo della dissociazione nei disturbi post traumatici, dei quali abbiamo tristi esempi nella cronaca).
avevo scritto "identiche sotto certi aspetti" e l'ho aggiunto dopo questo particolare (sotto certi aspetti) proprio per non essere frainteso... Non ho scritto identiche e basta, anche se comunemente si usa dire anche ad esempio "quei due vagoni sono identici", per dire che hanno la stessa forma colori ecc. ecc., una serie di caratteristiche insomma sono le stesse e rispetto a queste i vagoni sono indistinguibili, due persone possono essere identiche rispetto ad una serie di caratteristiche (nel senso che tramite queste - nel mio discorso l'orientamento sessuale - non le si può distinguere), questo avevo intenzione di dire.Citazione:
Perchè "identiche"? E non simili, ad es? Questa differenza è interessante, più di tutto il resto.Citazione:
Le persone sono diverse, non sono tutte uguali. (ibidem)I motivi per cui sono diverse forse ci saranno, ma non è che scoperti questi motivi diverranno tutte identiche sotto certi aspetti che le differenziavano
Nel mondo non tutti hanno lo stesso orientamento, un insieme di motivi ci sarà di sicuro, ma una volta scoperti questi motivi che dovrebbe succedere?
Io avevo intuito la tua intenzione dove andava a parare con quella domanda, "gli altri vivono così senza lamentarsi troppo perché ti ostini a non volerlo fare anche tu?"...
Altro che domanda neutra volta alla conoscenza.
Comunque cos'è che hai osservato in me nell'usare questa parola? Perché l'usare l'espressione "diventeranno tutte identiche sotto certi aspetti" in un qualche discorso che comporta? :mumble:
In ogni caso proprio domani vedo un mio amico che mi sembra che una pensione la prenda, gli chiederò a quattr'occhi informazioni riguardo a questa cosa del tutore, non è un'idea così assurda per me. Adesso mi sforzo di non interrompere più la discussione :D.
Saluti
Ho capito, grazie per la spiegazione di ciò che si intende per Io "sintomo" in ambito nevrotico e non nevrotico. Però ti confesso che mi si gela il sangue.
Ma de che?! Io mi sarei trovata bene anche con gli asburgo-lorena ;)
Bene Char_Lie , lasciami dirti che molte persone, per quel motivo che segnali, non vengono o non vano in analisi , come se fosse l'analista chi può decidere per loro !! Figurati !! Questo conta per chi è "omo" quanto per chi "etero" (perche chi è omosessuale non vuole nemmeno lui rischiare quel pezzetto di piacere che la vita riserva nel corpo... E dai ! Qualche accenno alla pulsione bisogna fare !!! Da dove parte seno dal corpo ?? Dal nulla non potrebbe !! ) ...
Vorrei aggiungere che non soltanto chi è "etero" diventa "omo" anche esiste la viceversa, cioè: il "omo" che diventa "etero" ... pero questi casi non hanno buona stampa, come gozip hanno poco valore. Non voglio dilungarmi con questo argomento che sembrerebbe non interessare al forum ... La sessualità ?? Roba vecchia !!! Pero, se avresti curiosità potresti leggere cosa ne pensava Freud riguardo alla bisessualità , ad esempio in analisi terminabile interminabile.
Sai Megis che Lacan tento di presentare a Freud le sue teorie quando era di passaggio per Londra a casa della Bonaparte ? No, no ... che sto a dire!! Certo che lo sai !!
Saluti.
Come ho la esperienza di essere frainteso o mal capito vorrei chiarire un punto, quando me riferisco al diventare "omo" o "etero" non parlo dei pazienti in analisi, ne che fosse uno scopo analitico, ne .... ne ... ne ... ne ... parlo seguendo quello che ha seganalato Char e che riguarda a "chi si sposa e dopo ecc. ecc. ecc. "
Perché? Per il significato o per il fatto che alcuni analisti utilizzino questi concetti per comprendere la situazione dinamica ed economica (psichicamente....) del paziente e capire cosa sembrerebbe o è con evidenza più opportuno in certi momenti? O per l'uso di molti concetti "scolastici" mixati che a volte fa lalangue?Citazione:
Ho capito, grazie per la spiegazione di ciò che si intende per Io "sintomo" in ambito nevrotico e non nevrotico. Però ti confesso che mi si gela il sangue.
Parli di adulti o di adolescenti che dopo esperienze anche omosessuali ed essersi creduti tali, capiscono di essere invece eterosessuali?Citazione:
il "omo" che diventa "etero" ...
Negli adulti, è interessante, perchè in Italia c'è stato un lungo dibattito per abolire e comunque contrastare le cosiddette "terapie riparative" dell'omosessualità (curata in diversi modi...) suppongo che tu non ti riferisca a queste.
Parli della normale bisessualità dell'essere umano?
Cioé? Una donna chi si sposa con un uomo e poi scopre che è una "ciufega" in tutto, incapace di affetto vero, di sogni, di desideri , svogliato nel lavoro e come marito, padre, cambia orizzonti sessuali e cerca rapporti affettivi/sessuali con le donne, diventando omosessuale, cambiando cioè il proprio orientamento e preferendo quindi le donne?
Quanto 6 esagerata Rosa !!! Ma... se vuoi, perche no !?
Si Rosa, parlo di normali ... omo, etero, bi, "pre, gro, dri, vre, mo. ecc" . Esseri umani normali che non hanno bisogno di cura per le sue preferenze sessuali quanto per le conseguenze della privazione, impedimenti, difficoltà, ecc. di queste.
Ho avuto è ho, ancora oggi, donne che trovano difficoltà ad arrivare a una sessualità soddisfacente (per loro soddisfacente, devo chiarire perfino questo punto) per diversi motivi. Perche la sessualità, Rosa, non è roba semplice, non è detto che lo sia, non lo è per nessuno anche se si fa finta di nulla. "Freud diceva: nel campo della sessualità sempre c'è cattivo tempo". Certo che lo può essere per certi periodi (forse quando si parla della felicità , che viene a periodi, in realtà si parla di sesso) :)
Ricordo una bella ragazza , ancora giovane che era molto preoccupata perche non raggiungeva "l'orgasmo vaginale" pero era inconsapevole di questo, anzi, si vantava che con la masturbazione sul clitoride che li propinava il suo marito le cose andavano molto bene... Ricordo che mi portai perfino delle riviste , quelle che si leggono dal parrucchiere per farmi notare che era dal tutto normale (io non dicevo niente in contrario, anzi, per me, poteva fare quanto volessi, come volessi e dove volessi). Questa bella donna disprezzava l'atteggiamento femminile , alta, buon fisico, bel viso, con una laurea in architettura , vestiva da "maschieto": stivali, jeans, camicia, sempre un po sporca perche lavorava nelle cantiere.
Una seduta , molto angosciata e distesa sul divano mi disse : "Pero dimmi Alejandro, fino a quando devo stare cosi male" ... Mi è venuto dirgli : "fin che continui a far la pipi in piedi" ... Si alzai , si girò e mi disse quasi inorridita : "COME SAI CHE FACCIO LA PIPI IN PIEDE !!!!????" ... Il lavoro non fu difficile dopo di questa "scoperta" , il suo analisi fini dieci anni fa , aveva conosciuto un altro uomo , divorziato dal marito ... oggi non so di riconoscerla se la trovasi per strada, era diventata una donna piena, con le gonne , il trucco, il piacere di esserlo e una ditta propria. Una donna molto capace, un piacere ricordarla oggi. Era per lei molto difficile assumersi come femmina, doveva sostenere un piacere di tipo maschile e tante altre cose che non centrano qui ed ora.
Mi viene in mente un aneddoto di Leonardo con i suoi discepoli che riguarda la tecnica, pero come altre volte mi avete presso in giro con i mie esempi , questa volta me lo tengo per me... ormai lo sapevate di già !
Un caro saluto.
Ale.
Rispondendo a Megiston credo che si, che sia interessante la discussione sui limite per il lavoro. Ogniuno di noi ha avuto la esperienza di no poter con certi pazienti e non una, tante volte !!! Ritengo che questi limiti hanno che vedere con una certa chimica che non si trova, una certa empatia assente e, a volte, perche non sappiamo dire di no in anticipo. A questo scopo sono importanti i colloqui preliminari: per conoscersi e vedere se ti senti di iniziare un lavoro, se il paziente se la sente... Niente di valutazione come tante volte si sente dire, non è una valutazione secondo me, è un conoscersi avvicenda.
Diversi sono i "furori" con cui mi sono trovato nei diversi tempi della mia professione che non hanno giovato al lavoro. Non sono sicuro si possa risolvere solo teoricamente la questione. La nostra è una attività piuttosto empirica (anche se si tratta di farla diventare scienza continua secondo me a svilupparsi come un arte, come l'attore che segnalavi te e benedetta poco prima... c'è un qualcosa che riguarda certo dramma "messo in scena" in ogni seduta)
Buona serata.
Ale.
Caro Marco,
prendo atto di ciò che dici, se hai avuto impressione che qualcuno (io compreso) usasse Char_lie per scopi "terapeutici" me ne scuso, non era affatto mia intenzione. Char_lie è una istituzione ormai, oltre ad essere una delle persone più assidue e persino più simpatiche che frequentano questo forum (lo so, qualcuno mi prenderà per matto dopo questa affermazione). Riguardo all'insegnare qualcosa a Lalangue, ad avere la pretesa di dirgli: "Stai sbagliando...", ho troppo rispetto e stima per lui (e anche per me stesso) da evitare in anticipo un simile atteggiamento. Forse non sono riuscito a far passare il rispetto profondo che ho per ciascuno dei partecipanti di questo forum ... :skunk:
Ciao