Riferimento: La biblioteca di Ops
Sì, è la sensazione che provo leggendo qualsiasi libro scritto da Marquez, aprendo le pagine spesso dico "Ah, sono a casa".
Sei uno di quelli che apprezza Cent'anni di solitudine?
Io ultimamente sento solo gente che si incasina a leggerlo :asd:
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Il Piccolo Principe l'ho letto forse due anni fa, proprio per colmare una lacuna, e non mi ha detto assolutamente nulla di speciale purtroppo. Il vecchio e il mare l'ho letto qualche mese fa per lo stesso motivo, mi è piaciuto molto ma preferirei leggere qualcosa di più corposo, quindi credo che il prossimo di Hemingway sarà Addio alle armi.
Gli altri libri mancano anche a me, ma nelle 5 grandi assenze metterei:
1)Anna Karenina di Tolstoj
2)Il Signore degli Anelli di Tolkien
3)Canne al vento di Grazia Deledda
4)Don Chisciotte della Mancia di Cervantes
5)Il buio oltre la siepe di Harper Lee
Che poi queste grandi assenze sono sempre un'arma a doppio taglio, a volte possono essere delle grandi delusioni.
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Ho finito Cent'anni di solitudine :sad: il problema di quando finisco un libro di Marquez è che continuerei solo con libri di Marquez: ha una scrittura così avvolgente, soave, a tratti cruda, ma sempre poetica, di una bellezza che spesso mi fermo a rileggere le stesse frasi tre volte.
E invece, ho cominciato il famosissimo Guida galattica per gli autostoppisti (solo il primo volume per ora, credo siano cinque), quindi ho cambiato genere in modo netto, e sono molto curiosa del prossimo che è La scelta di Sigmund, dove l'autore Carlo Martigli immagina che Sigmund Freud venga chiamato dal Papa Leone XIII a risolvere, con la sua conoscenza della mente umana, un doppio omicidio avvenuto in Vaticano.
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Ho finito Guida Galattica per gli autostoppisti, che è stata una lettura carina che mi ha strappato qualche sorriso, però è stata complessivamente un po' fredda, non mi ha regalato particolari emozioni e perciò non vedevo l'ora di finirlo.
Ieri sera ho finito La scelta di Sigmund che invece mi è piaciuto moltissimo, a livello di giallo è stato un libro in crescendo, che ha regalato un finale a sorpresa; mi è piaciuto molto come è stato rappresentato il personaggio del Papa Leone XIII, molto pungente e arguto, di fronte a un Freud sorpreso; secondo me sono state rese bene quelle pillole sulle teorie freudiane e sui metodi della psicanalisi che sono state inserite in un ambiente così inusuale, ricco di storia e rituali; inoltre ho apprezzato moltissimo che alla fine l'autore abbia voluto inserire le schede sui personaggi per spiegare chi sono stati nella realtà. Molto consigliato!
Adesso al via con Doctor Sleep di Stephen King, il seguito di Shining (ma stavolta non ho visto prima il film).
Ma il Fato era solo un mito, il dio cieco figlio del Caos e della Notte. A esistere di sicuro era invece la volontà dell'inconscio, che ti fa andare dalla parte opposta rispetto a quella verso la quale credi di dirigerti.
La scelta di Sigmund, Carlo A. Martigli
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Sì, e invece nel libro il Papa ha un atteggiamento molto positivo nei confronti del metodo psicanalitico, è Freud ad essere più scettico su come possa essere utile in quella situazione.
Molto interessante il tuo lavoro, complimenti!! :mano:
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Dopo essere passata per l'ottimo Doctor Sleep e per La bestia nel cuore di Cristina Comencini (sì, la regista) di cui non ho visto il film - ha qualche spunto interessante, ma mi sembrava comunque il solito dramma sulle crisi dei trentenni - sono approdata a Le Marlboro di Sarajevo di Miljenko Jergović, una serie di racconti brevissimi basati su spaccati di vita comune, interrotti all'improvviso da una granata,una partenza, da qualsiasi manifestazione della guerra. Sono in tensione per tutto il tempo della lettura, consapevole che sta per succedere qualcosa che rovinerà il quadretto.
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Sto leggendo due libri. Il primo é "Il tallone di ferro" di Jack London, che parla di una rivoluzione socialista: è pesantino come argomento ma non vorrei mollarlo perché é per il gruppo di lettura della biblioteca locale e mi dispiacerebbe non partecipare alla discussione (on line, chiaramente). Per cui ho deciso di intervallarlo ad altri libri e sto leggendo "Gli ultimi giorni di quiete" di Antonio Manzini, che prende spunto da una storia vera: una donna riconosce sul treno dove sta viaggiando l'assassino di suo figlio, uscito di prigione dopo appena cinque anni.
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Ho finito "Gli ultimi giorni di quiete", l'ho trovato molto tagliente e preciso, nel senso che a livello psicologico non risparmia nulla mentre scava nella mente dei protagonisti, e nello stesso tempo si astiene da qualsiasi giudizio. Un libro davvero meraviglioso e che va letto.
Va letto anche "Kobane Calling Oggi" di Zerocalcare, l'edizione aggiornata a qualche anno di distanza, con nuove notizie e una nuova storia. Non sarà un trattato di storia contemporanea, ma fa capire anche a una mente semplicistica come la mia chi sono i curdi, cos'è il confederalismo democratico, il PKK, Ocalan, la posizione della Turchia, le atrocità dell'Isis. Mi piace lui come autore, ma qui parla perché ci è andato di persona ed è una testimonianza da non perdere.
Nel frattempo ho anche finito "Il tallone di ferro", che nella seconda parte non è neanche stato così male, ha finito di essere un trattato sul socialismo ed è diventato più dinamico anche se inevitabilmente cruento. Sul finale sono rimasta malissimo.
Adesso, comincio il nuovo libro di una mia vecchia conoscenza, Jo Nesbo, ovvero "Il fratello", che anche se non fa parte della serie di Harry Hole va sempre bene.
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Ho finito a tempo di record Nesbo e ora ho in mano "Cambiare l'acqua ai fiori", che è un po' il libro del momento. Vediamo un po' se merita la fama che ha.
La protagonista è una guardiana di un cimitero, l'ambientazione è se non altro originale.
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Ho finito "Cambiare l'acqua ai fiori" e posso dire che mi è piaciuto abbastanza: ho apprezzato particolarmente il fatto che nel romanzo la casa del custode del cimitero sia una sorta di luogo di conforto per i visitatori che hanno bisogno di un bicchierino, di un thé, di parlare o anche semplicemente di non essere soli, di avere una presenza "viva".
Poi ho letto:
"Racconto di un naufrago", una storia vera pubblicata a puntate dal Gabriel Garcìa Marquez giornalista, basata sull'esperienza di Luis Alejandro Velasco, sopravvissuto dieci giorni in mare su una zattera: un racconto ricco di immagini e di una verità che contrasta con la versione data dal regime colombiano;
"Io sono l'abisso" di Donato Carrisi, che purtroppo mi ha deluso, l'ho trovato troppo prevedibile e denso di cliché, e mi dispiace perché lui è uno dei miei preferiti e ha scritto dei thriller pazzeschi;
"A babbo morto" di Zerocalcare, che ha inserito in un breve racconto un tema importante come i diritti dei lavoratori.
Adesso sto leggendo "Storia di Piera"...e quando l'ho inserito su Anobii ho trovato la tua recensione, Alejandro!
Vedo che ti è piaciuto, io non credo di aver trovato il momento adatto per leggerlo perché lo trovo talmente forte da essere disturbante, e per certe cose esibizionista in modo gratuito (esempio: Piera degli Esposti che racconta a cosa pensa quando si masturba, mi è sembrata una cosa detta tanto per). Probabilmente non ho trovato il momento giusto io.
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Stavo per buttare il libro a 20 pagine dalla fine perché Piera degli Esposti in un discorso usa una parola razzista e dispregiativa nei confronti delle persone di colore.
Detto questo, ho letto "Non ditelo allo scrittore" di Alice Basso ed è stata una ventata di aria fresca.