Citazione:
Mi pare che la questione sia posta perché malgrado ci siano dei lacaniani, anche questi attualmente si attengono ad una seduta di quarantacinque minuti circa, testuali parole di Benvenuto - non di Green - il quale si domanda come si faccia a superare questa contraddizione.
Beh, sarebbe bene che Benvenuto ci dica chi sono questi lacaniani che si attengono al tempo dell'orologio e, soprattutto, sarebbe bene che questi "lacaniani" ci dicessero in nome di cosa si attengono alla durata standardizzata. Perchè uno può anche avere delle ragioni, ma se non si autorizza a sospendere la seduta sul dire del soggetto, più che sulla lancetta dell'orologio, o è un giovanissimo ancora in formazione oppure avrà qualche motivo, però come possiamo risolvere la contraddizione se non sappiamo su quale punto essa si poggia? Essa si poggia su un fatto. Ma è un fatto anche che la durata di 45 minuti sia una convenzione del tutto slegata dal tempo soggettivo, io credo che sia questa la prima contraddizione che debbano risolvere gli psicoanalisti.
Citazione:
Come a dire... perché oggi non si riesce ad essere lacaniani fino in fondo?
Non capisco cosa significhi questa frase, forse intendi dire che essere lacaniano significa scimmiottare Lacan?
Citazione:
Tuttavia io non ho tirato in gioco il quarantacinquesimo minuto, né il suo scadere (non una sola volta nell'intervento precedente); ma ho sostenuto che dal mio punto di vista sarebbe auspicabile, soprattutto quando si ha a che fare con certi tipi di patologie, piuttosto gravi, che le sedute possano fornire un senso di equilibrio e di fiducia al povero paziente già martoriato dal suo dolore e che possano avere una regolarità.
Non l'hai sostenuto nemmeno una volta, è vero, ma mi sembrava scontato che ci si riferisse alla durata variabile della seduta: del resto se non sbaglio sei stata tu a tirare in ballo "i 5 minuti" (cosa che peraltro può avvenire ancora adesso, se è questo che intendevi per "essere lacaniani fino in fondo"). Ad ogni modo, al di là dell'idea che hai dei pazienti ("piuttosto gravi e martoriati dal dolore") ma cosa credi, che l'equilibrio e la fiducia passi per la durata medio-lunga e stabile della seduta? Ma dico, ce ne vuole per dire una cosa del genere! Se la fiducia passasse dagli aspetti formali del setting sarebbe davvero una faccenda di sembianti e di parvenza. Invece, io credo, che si tratti di aspetti piuttosto marginali e forse anche per questo alcuni colleghi hanno deciso di affidarsi ad una certa standardizzazione, proprio per esigenze pratiche più che cliniche. Ad ogni modo il taglio della seduta è un atto di un certo tipo, certamente delicato perchè può avere degli effetti, spetta quindi all'esperienza dell'analista, anche nel saper riconoscere se e quando è opportuno, anche rispetto allo stato del paziente. Ma questo mi pareva una cosa del tutto ovvia.
Citazione:
Dunque sarebbe importante che il paziente non venisse frustrato nel suo bisogno di avere quel preciso tempo a disposizione, quella stessa modalità di interazione, ogni qualvolta lui lo desideri in relazione a quelli che sono i patti iniziali con l'analista.
Come sopra: quale paziente? In quale seduta? A che punto della cura? Il "bisogno di avere quel preciso tempo a disposizione", sembra la pubblicità di un motel...
Citazione:
Per me questo è valido a prescindere dall'orientamento terapeutico che si voglia portare avanti; la storia della psicoanalisi l'ho studiata e quello che sto dicendo con essa non ha nulla a che vedere caro Ikaro.
Buon per te se l'hai studiata, vorrei che però mi spiegassi quali sono i motivi che hanno portato, nella storia della psicoanalisi, alla definizione di un certo tipo di setting, così come si è stabilito. Ad esempio io non posso non chiedermi: se le teorie sono così cambiate, dagli anni '20 ai giorni nostri, perchè la cosiddetta analisi didattica è rimasta praticamente intatta nel suo involucro formale? Non c'è in questo uno scarto evidente tra la teoria e la pratica? Ecco, credo che di questo bisognerebbe darne conto. Bisognerebbe dar conto del fatto che si suppone che questo è valido "a prescindere dall'orientamento terapeutico", questo "a prescindere" mi porta a pensare che sia una semplice convenzione sociale o basata su un certo senso comune, del tipo "parlare fa bene e ci vuole il giusto tempo", né troppo né troppo poco.
Citazione:
Mi incuriosisce piuttosto sapere tu che cosa pensi una volta spogliato dei testi lacaniani, come persona, come psicologo, psicoterapeuta o qualunque altra cosa tu preferisca. E cioè, grazie a che cosa, a quali giovamenti per un individuo, porteresti avanti questa flessibilità dell'interruzione volontaria; questo può essere interessante.
Non credo di aver capito fino in fondo la domanda, e trovo l'espressione "flessibilità dell'interruzione volontaria" molto ambigua (soprattutto per quel "volontaria"), credo che sia comunque molto efficace nella direzione della cura (in ambito nevrotico) perchè, come dicevo, taglia il bla bla del soggetto mettendo una certa punteggiatura al suo discorso, che altrimenti può diventare del tutto insignificante, si pensi alle elucubrazioni dell'ossessivo: la persona può dire tutto e il suo contrario.
Citazione:
Dunque non posso fornirti standard di alcuna sorta circa la tecnica psicoanalitica, non era mia intenzione discuterne in questi termini sin da principio perché non mi compete e perché non mi pare che ci siano standard in questi termini (che TU citi, non io).
Io ho citato in risposta alla tua provocazione circa il "setting ballerino". Che non ci siano standard, boh... ma di cosa stiamo parlando?!?
Citazione:
Mi piacerebbe che fossi così gentile da illuminami con le tue conoscenze in materia e dirmi finalmente quale sia, oltre l'emergenza dell'inconscio (che mi pare emerga già di suo e non abbia bisogno di tali interruzioni premature per emergere, o altrimenti possiamo mandare al macero tutta la precedente concezione dell'inconscio).
Ho accennato qualcosa sopra, non so quanto entrare nel merito della tecnica visto che, come dici, "non ti compete". Che l'inconscio emerga già di suo è ovvio, anche se bisogna avere orecchie molto raffinate per intenderlo, che le interruzioni siano "premature" è un tuo personalissimo parere, peraltro non si capisce fondato su cosa: chiami in causa la precedente concezione dell'inconscio, ebbene è proprio sulla temporalità dell'inconscio freudiano che si fonda la tecnica della durata variabile della seduta!!
Citazione:
Quali sono i benefici cui un paziente borderline potrebbe andare incontro?
Ancora... Ma cosa credi che i pazienti borderline sono fatti con lo stampino? Ma come faccio a saperlo, ammesso che esista un paziente borderline. Si tratta, infatti, di una categoria diagnostica molto controversa, a cui personalmente non mi riferisco (e credo nemmeno Green, certamente non Lacan in questo strettamente freudiano). Ma a parte questo, la domanda è sempre la stessa: quale paziente? In quale seduta? A che punto della cura?
Citazione:
Dal momento che sappiamo che ci sono problematiche relative l'affettività, l’immagine di Sé, le relazioni interpersonali. Evitando di filosofeggiare troppo, dunque, perché è di cura della persona che si sta parlando (e non penso si possa prescindere da questa); sappiamo che l'instabilità dell'immagine di Sé e un'identità disturbata compromettono la capacità del soggetto borderline di elaborare progetti, di scegliere obiettivi, andando di conseguenza ad intaccare i rapporti interpersonali, i quali appaiono a questo punto difficili, instabili ed intensi (già per la loro natura difettata). Il rapporto con gli altri oscilla infatti tra idealizzazione e svalutazione, ed ecco allora che il soggetto pur cercando il rapporto con gli altri, di fatto poi non riesce a mantenerne di buoni e stabili. Una simile situazione comporta sentimenti di solitudine, di vuoto, e depressione; si osservano persino "sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono", ed il vuoto che sperimenta il paziente borderline non è da intendersi come perdita, bensì come mancanza. Sappiamo che sono vissuti che si accompagnano ad ansia e irritabilità, con sentimenti di rabbia e accessi incontrollati di ira, che denotano quindi una notevole impulsività. Non meno importante la frequente tendenza anche al suicidio...
Vedi sopra.
Citazione:
Ma come si fa a proporre ad un paziente simile questo tipo di terapia?
Con il dovuto rispetto, temo che qualche cosa non mi torni rispetto a quello che Lacan metteva in pratica.
Credo che non ti tornino davvero troppe cose, ma qual è questo tipo di terapia ancora non si è capito. Ma cosa sai di quel che Lacan metteva in pratica?
Citazione:
Inoltre, se mi consenti, il fatto che per molto Lacan abbia agito indisturbato non è per me indice di grande e straordinaria qualità; o chissà quale garanzia. Il mondo pullula di gente che agisce indisturbata mettendo in pratica cose assolutamente discutibili; sappiamo bene quanto il carisma di una persona possa fare in modo che quelle stesse malefatte appaiano come geniali idee; basti pensare a certe grandi personalità della storia (mi pare che anche loro agissero indisturbati, e certamente non erano degli analisti).
Verissimo (Wanna Marchi docet). Ma se fosse il caso di Lacan, questo dimostrerebbe che all'IPA si sono tenuti una serpe in seno per 20 anni e visto che ora, almeno in alcuni luoghi ipeisti, Lacan si legge un po' dappertutto, cosa dobbiamo concludere?
Citazione:
La paginetta illustrativa era volta a stabilire un accesso facile a chiunque volesse intraprendere quella strada, e non ad approfondimenti di letteratura psicoanalitica. Questo significa che è facilmente accessibile anche a chi non ha conoscenze approfondite in quel campo dal momento che i pazienti non sono tutti analisti didatti, per quanto mi riguarda. Pare che non esista la stessa cosa per Lacan, o quantomeno non credo che un paziente vada a comprarsi il saggio di un seminario per sapere quanto sia etico o meno il suo orientamento.
Oh l'accesso facile, talmente facile che non dice niente, lo credo bene che è accessibile! Certo, tu leggi lì e dici: questi sono etici, che fiducia, che equilibrio! Suvvia...
Citazione:
La traduzione invece ti era consigliata perché tu comprendessi che non fosse una mia fantasia la storia del desiderio, e non perché io lo stessi sostenendo; dato che inizialmente era a me che lo attribuivi, ad una mia cattiva comprensione-interpretazione. Mi rendo conto che può essere dovuto a quel conflitto personale; ma non sono stata io a inventarlo.
Scusami, allora. E veniamo a Green...
Citazione:
In ultimo, quel che mi domando è perché mai ci voglia una intera bibliografia per sostenere che quanto dice Green è falso. Io ci impiegherei degli anni a trovare il punto esatto in cui Lacan possa smentire quanto riportato (sia per la complessità dei suoi scritti, sia perché probabilmente dovrei dedurlo in qualche modo dal momento che "si dice" che i lacaniani non avessero alcuna regola (forse per Lacan era vero il detto verba manent sed scripta volant...); tu dovresti averlo così chiaro da poterlo riportare, con riferimento biblografico e senza la necessità di rimandare me ad una "preparazione psicoanalitica di tipo lacaniano". Quindi mi spiace di non avere il tempo di leggere Lacan per poi avere anche una visione parziale della questione (come mi conferma poi lalangue), ma gradirei che - proprio per questo - lo smentiate voi o anche tu, se lalangue non se la sente (e se lui non se la sente, non vedo io come potrei.). :rolleyes:
"Chiunque fosse il suo visitatore, Lacan gli offriva sempre il suo interesse e la sua simpatia: non condivideva con lui la sorte di 'parlessere', cioè di colui che pone la questione dell'essere perchè parla? Aspettava in cambio che fosse privilegiata l'onestà intellettuale: riconoscere e dire cosa c'è. Malgrado le ripetute delusioni venutegli dai suoi maestri, che lo sconfessarono, dagli amici, molto discreti nei suoi confronti (dove mai Lévi-Strauss o Jakobson lo citarono?), dagli allievi che vollero venderlo, conservava sempre pronto un investimento che non era mai prevenuto e nemmeno diffidente. Non per questo era un santo. Se il desiderio è l'essenza dell'uomo, come scrisse Spinoza, Lacan non ebbe mai timore di spingersi in fondo alle sue impasses, confrontandovi nello stesso momento quelle o quelli che vi erano invitati. Pochi, sembra, trovarono il filo del labirinto: giacchè non ve ne è. Ma lamentarsi di essere stati sedotti è una ridicolaggione che fa parte dei piaceri della nostra epoca; i processi per diavoleria sono sempre attuali" (Charles Melman).
Spero stavolta sia chiaro il concetto, se vuoi riferirlo a Green mandagli una mail, magari ti risponde... (Comunque conosce Melman!)
Saluti,
ikaro