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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
luigi '84
Ma è ovvio!...Perchè il piatto potrebbe essere avvelenato! Eh, caro mio! Ancora non l'hai capito al vecchio charlie?:asd::sbonk::jd:
Saluti,
Luigi
Caro Luigi,
il piatto è invitante, succulento, prelibato (altrimenti non sarebbe qui a chiedere in continuazione garanzie e informazioni, non credi? Avrebbe semplicemente optato per una soluzione diversa); ma la paura è altrettanto se non maggiormente potente del desiderio. Così chiede l’impossibile: la garanzia assoluta che gli piacerà, dimenticando che nessuno può garantire per un’esperienza che solo lui può fare, e che non c’è garanzia assoluta a priori, ma solo a posteriori, in queste faccende. Anche se, in ogni caso, anche le esperienze che per qualche motivo non andassero a buon fine, ti lasciano comunque qualcosa di buono. Poi, ovviamente, c’è quel sistema tutto suo (e di qualche migliaio di altri individui sparsi per il suolo italico) che più cerchi di dargli informazioni e spiegazioni, e meno lui si fida (fino al disprezzo esplicito); se chiudi il rubinetto lui si ripresenta, cappello in mano, a riproporre l’eterna domanda, con tanto di faccina che si gratta il capino :mumble:, e tutto ricomincia come in una giostra :kiaezeno:, una sorta di eterno ritorno cosmico, di catena delle reincarnazioni.
Un saluto.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Va bene, ora ho finalmente capito che parli in termini metaforici, ma sai, prima non mi era sembrato. Vuol dire che avevo frainteso.
Quindi la frase: "ci sono evidenze epistemiche che impongono sulla questione un punto di vista etc. etc.", è basata su una metafora.
Lo terrò presente.
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Forse mi hai frainteso. Io non ho detto che il tuo "modello" sia inconsistente. E' inconsistente il riferimento alla teoria della complessità, o meglio, per usare le tue parole, è solo metaforico, senza pretese di superiorità rispetto ad altri modelli.
Perchè, tu non utilizzi le teorie di cui sopra come metafore per ipotesi di funzionamento? Significherà che evidentemente hai a disposizione dei modelli come li intendi, ovvero delle equazioni del funzionamento umano in base a cui avresti anche generato delle simulazioni al computer. In tal caso ti dovrebbero segnalare per il Nobel, che senza dubbio vinceresti perchè sarebbe la scoperta del millennio. Suvvia, siamo seri...
Teniamo presente che lo stato dell'arte delle diverse teorie psicologiche - per tutti gli orientamenti - è più o meno il medesimo e ci sono ancora numerosissimi punti da chiarire. Lavoriamo tutti su ipotesi, dunque, di cui si cerca di valutare la coerenza al fine di fornire modelli il più possibile spiegativi. Per quanto mi riguarda, quindi, ci sono evidenze epistemiche che impongono sulla questione un punto di vista etc. etc....
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
E quindi non puoi valutare la consistenza interna di altri modelli sulla base del tuo modello.
Nè tantomeno lo potresti fare tu, allora. Ad ogni modo si parte da alcune evidenze, ad esempio cliniche nel caso della psicoterapia, per poi ipotizzare dei modelli. Se ritengo che queste evidenze non siano contemplate in un certo modello non vedo perchè non possa essere fatto notare. Potrebbe trattarsi di un punto su cui il modello stesso è poco spiegativo, e quindi è necessario prestare particolare attenzione.
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Mi sembra che le riflessioni intorno all'applicabilità della teoria della complessità in psicoanalisi siano interne alla tua scuola, tra l'altro non condivise dalle altre scuole psicoanalitiche.
La psicoanalisi è un orientamento tanto vasto che sono presenti sicuramente posizioni anche molto differenti. Tuttavia le riflessioni sulla complessità sono trasversali e oggetto di discussione anche nella "ortodossa" SPI , oltre che nella comunità psicoanalitica internazionale. Fai una ricerca su google e ne scoprirai delle belle...
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
Riguardo all'ambito biologico non hai detto ancora nulla, parlane ... se vuoi.
Sì, volentieri per quanto ne so, che non è moltissimo, visto che i miei interessi sono di altro tipo. Invito anche te a fare altrettanto.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da Megiston Matema
per sapere cosa produce dovresti fare un'analisi!!! Parbleu! Per sapere che il piatto che hai davanti è buono oppure no hai bisogno dei certificati di garanzia o lo assaggi? Qualcuno ti potrà pur segnalare che in quel posto si mangia bene, ma se non ci vai di persona non lo saprai mai. A me questa cosa sembra di una elementarità unica, perché per te è invece così complessa?
Io personalmente non vorrei sapere se in un posto si mangia bene o no perché questo varia a seconda dei gusti, se qualcuno mi dice "questo è buono" non mi ha dato praticamente nessuna informazione, se mi dice invece "questo è buono perché è fatto così e colà" mi ha detto qualcosa e posso poi vedere se mi interessa davvero, guardate che voi non è che ragionate tanto bene secondo me.
Io penso che se un qualcosa la si spaccia per terapia bisogna quantomeno informare la persona riguardo agli scopi di questa, "a cosa punta concretamente?" lo si può sapere o no? :mumble:
Non lo si può sapere? Allora non si dica che è una terapia...
Poi l'ho detto che allora voi non vendete terapie ma qualcosa di simile alla visione di un film, non ha scopi precisi, si paga la visione, punto.
Bisogna provare, ma perché poi proprio la psicoanalisi se si hanno certi problemi esistenziali, senza avere informazioni riguardo a cosa dovrebbe servire?
Se mi reco in un ristorante quantomeno so che là si mangia, un ristorante vende e produce certe specialità. Certo potrà non piacermi come verranno cucinate queste specialità ma so che verranno serviti certi tipi di piatti, se ordino spaghetti e mi vengono serviti rigatoni ho il diritto di protestare o no? Se voglio una pizza mi recherò in una pizzeria e non in una gelateria e così via.
Nel caso dovessi recarmi da uno psicoanalista posso sapere grosso modo "cosa produce" lo psicoanalista?
Io questo voglio sapere, è possibile mai che non lo si possa spiegare?
Rispondere "produce benessere" o "riduce la sofferenza" non sono risposte, le si può usare anche riguardo al ristorante, un libro o qualsiasi altra cosa ci possa piacere, voglio sapere in cosa consiste quel che produce la psicoanalisi e che poi dovrebbe produrre benessere, da possibile utente (o paziente) vorrei essere informato almeno rispetto a che cosa acquisto.
Se mi si dice "lo psicoanalista vende una conversazione di un'ora" e basta mi sta bene però se a questo si vuol aggiungere che questa conversazione in realtà vale molto di più della conversazione con un'altra persona perché dovrebbe far qualcos'altro bisogna poi assumersi la responsabilità di quel che si afferma.
Una cosa è vendere una bottiglietta piena d'acqua, altra è vendere una bottiglietta piena d'acqua aggiungendo che ci permetterà di guarire da ogni male perché si è agitata l'acqua in un certo modo.
Voi siete simili a dei ristoratori insomma, vendete una conversazione di un'ora (o chissà un tipo di conversazione) e dite poi vagamente che questa conversazione produrrà un certo benessere, così come questi diranno che quel che cucinano è buono per il palato, ma certo non sono affermazioni che si afferrano molto bene, i gusti delle persone sono diversi così come quel che produce benessere non è lo stesso e varia. Bisogna vendere qualcosa e si tirano fuori queste espressioni autoincensanti. "A cosa serve guardare un film?" non credo abbia scopi precisi la cosa, "a cosa serve chiacchierare per un ora a settimana con lo psicoanalista?" anche qui non si hanno scopi, si prova, se ci piace e ci interessa bene, altrimenti niente.
Si acquista una conversazione con una persona, si acquista la visione di una pellicola, si acquista la possibilità di mangiare una pietanza, punto. Chi le vende non ci ha garantito o assicurato che queste cose servano ad altro, il nostro benessere e così via. Se iniziate ad aggiungere altro è ovvio che poi persone rompi scatole inizieranno a chiedere "perché affermate che produce benessere?" e soprattutto "perché dovrebbe produrlo in generale visto che il benessere come il gusto è qualcosa di estremamente soggettivo?".
Se vuoi costruire quel tipo di paragone poi però ti deve star bene anche metterla così, cioé che vendete delle conversazioni di un'ora, e non c'è modo di stabilire la bontà di queste (visto che non ci sono scopi comunicabili) così come non c'è modo di stabilire se una pellicola sia un capolavoro della cinematografia o no, a qualcuno può piacere o interessare un film o un genere, ad altri no e trovarli orribili ed inutili, il cinema non è una tecnica per raggiungere un qualche scopo (come lo sono in genere le terapie) è una forma d'arte.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Sì, Charlie. Te vuoi sapere.
Ma a che ti serve sapere? Tanto non ci fai nulla...
Tanto sapere per nulla.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io personalmente non vorrei sapere se in un posto si mangia bene o no perché questo varia a seconda dei gusti, se qualcuno mi dice "questo è buono" non mi ha dato praticamente nessuna informazione, se mi dice invece "questo è buono perché è fatto così e colà" mi ha detto qualcosa e posso poi vedere se mi interessa davvero, guardate che voi non è che ragionate tanto bene secondo me.
Io penso che se un qualcosa la si spaccia per terapia bisogna quantomeno informare la persona riguardo agli scopi di questa, "a cosa punta concretamente?" lo si può sapere o no? :mumble:
Non lo si può sapere? Allora non si dica che è una terapia...
Poi l'ho detto che allora voi non vendete terapie ma qualcosa di simile alla visione di un film, non ha scopi precisi, si paga la visione, punto.
Bisogna provare, ma perché poi proprio la psicoanalisi se si hanno certi problemi esistenziali, senza avere informazioni riguardo a cosa dovrebbe servire?
Se mi reco in un ristorante quantomeno so che là si mangia, un ristorante vende e produce certe specialità. Certo potrà non piacermi come verranno cucinate queste specialità ma so che verranno serviti certi tipi di piatti, se ordino spaghetti e mi vengono serviti rigatoni ho il diritto di protestare o no? Se voglio una pizza mi recherò in una pizzeria e non in una gelateria e così via.
Nel caso dovessi recarmi da uno psicoanalista posso sapere grosso modo "cosa produce" lo psicoanalista?
Io questo voglio sapere, è possibile mai che non lo si possa spiegare?
Rispondere "produce benessere" o "riduce la sofferenza" non sono risposte, le si può usare anche riguardo al ristorante, un libro o qualsiasi altra cosa, voglio sapere in cosa consiste questo benessere secondo la psicoanalisi, da possibile utente (o paziente) vorrei essere informato almeno rispetto a che cosa acquisto.
Saluti
La psicoanalisi non produce nulla. Si auspica che sia il paziente a produrre. Questo è il terreno su cui poggia il "sapere" psicoanalitico. Lo psicoanalista conduce a produrre. Diciamo che è curioso di sapere come funziona un paziente e cerca in tutti i modi di farselo spiegare. Un po' come te con la psicoanalisi. Solo che lo psicoanalista è più aperto all'ascolto e cerca di sentire tutte le sfumature del paziente, senza contestarlo ma dando voce al suo desiderio.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
... io credo quando hai raggiunto un obiettivo o microobiettivo concordato con lo/la psicoterapeuta o anche quando sei pronto a rivedere gli obiettivi fissati prima e fissarne altri ....
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da lalangue
La psicoanalisi non produce nulla. Si auspica che sia il paziente a produrre. Questo è il terreno su cui poggia il "sapere" psicoanalitico. Lo psicoanalista conduce a produrre.
Ora ci stiamo avvicinando finalmente al punto che a me non è affatto chiaro, uno psicoanalista si auspica che il paziente o l'utente produca che cosa? :mumble:
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
A me vien da dire “se stesso”.
Che non è ciò che crede di voler essere, ma semplicemente ciò che è. Se lo fosse già, non starebbe in quella stanza, o non si domanderebbe forse in modo quasi maniacale cosa fa’ la psicanalisi. O non userebbe innumerevoli volte, in un singolo messaggio, il verbo “ottenere”, e quasi mai “essere”.
Ma tanto questa mia personale visione delle cose so che ti passerà addosso come l'acqua fresca...
Giulietta. O
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da giulietta.o
A me vien da dire “se stesso”.
Che non è ciò che crede di voler essere, ma semplicemente ciò che è. Se lo fosse già, non starebbe in quella stanza, o non si domanderebbe forse in modo quasi maniacale cosa fa’ la psicanalisi. O non userebbe innumerevoli volte, in un singolo messaggio, il verbo “ottenere”, e quasi mai “essere”. o non si domanderebbe forse in modo quasi maniacale cosa fa’ la psicanalisi. O non userebbe innumerevoli volte, in un singolo messaggio, il verbo “ottenere”, e quasi mai “essere”.
Cioé lo psicoanalista si auspica che la persona produca ciò che la persona è? O magari che sia quel che è? Ma che significa? E' impossibile non produrre ciò che si è, o non essere quel che si è. Qualsiasi cosa si faccia saremo sicuramente noi come organismi a produrla grazie anche all'ambiente. Questo "ciò che si è" di cui parli non è "quel che si è" perciò non è un qualcosa che andrà a prodursi necessariamente, visto che ci vuole l'intervento dello psicoanalista per favorire questo esito, rappresenta una direzione specifica, un qualcosa di potenziale, ma io perché dovrei essere interessato a divenire questo "ciò che sono" secondo la visione di uno psicoanalista e non piuttosto qualcos'altro? :mumble:
Insomma questo "ciò che sono" è solo uno dei possibili esiti della mia esistenza, perché dovrei preferirlo ora, adesso, rispetto ad un altro? Per il nome che gli si è dato? Siccome qualcuno dice che "si è così" (un nostro modo specifico e potenziale di essere definito dallo psicoanalista) allora quello "è il luogo naturale" dove dovremmo voler andare adesso?
E comunque in ogni caso, di nuovo, anche per decidere se voglio divenire "ciò che sono" devo pur sapere questo "ciò che sono" in cosa consiste, se adesso non mi piace e non mi interessa divenire "ciò che sono" (se mi si riuscirà mai a spiegare cosa sia questo "me stesso" ed in cosa consiste) magari ora preferirei non divenirlo proprio, mentre invece una volta divenuto così poi preferirò restare così, però io devo decidere prima cosa divenire perché dopo sarò cambiato e così facendo può darsi cambieranno anche le mie preferenze rispetto a quel che voglio essere o vorrei essere.
Comunque si è messa in mezzo di nuovo una cosa che non si riesce ad afferrare cos'è. Questo ""ciò che si è"" che la psicoanalisi si auspica che noi dovremmo divenire in cosa consiste? Adesso non siamo "noi stessi" perché? Perché non siamo contenti della nostra esistenza?
Perciò in qualsiasi modo si cambi, nel divenire individui contenti dell'esistenza, si diviene sé stessi? :mumble:
Si vuol dire questo? O altro? Si continua a mettere in mezzo espressioni il cui riferimento non si riesce minimamente ad afferrare. Poi dite tutti che la colpa è mia se non vi capisco, che non voglio capire, che mi scivolano addosso le risposte, perché le risposte sono state esaurienti.
Ma poi voi perché continuate a cercare di rispondere se alle domande che faccio già pensate di aver dato delle risposte esaurienti? :mumble:
Insomma abbiamo tradotto quel "permette di far cosa" di cui chiedevo in "la psicoanalisi permette di divenire ciò che si è" ora bisogna però ancora spiegare questo "ciò che si è" in cosa consiste per uno psicoanalista. Si è tradotta un'espressione praticamente priva di riferimento in un'altra espressione priva di riferimento. Un po' come quelle definizioni di Dio, "Dio è l'assoluto"... cose del genere insomma, si avrebbe qualche informazione in più se questo assoluto si riuscisse ad afferrare cosa dovrebbe essere.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Sperando di esserti utile.
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Cioé lo psicoanalista si auspica che la persona produca ciò che la persona è? O magari che sia quel che è? Ma che significa? E' impossibile non produrre ciò che si è, o non essere quel che si è. Qualsiasi cosa si faccia saremo sicuramente noi come organismi a produrla grazie anche all'ambiente. Questo "ciò che si è" di cui parli non è "quel che si è" perciò non è un qualcosa che andrà a prodursi necessariamente, visto che ci vuole l'intervento dello psicoanalista per favorire questo esito, rappresenta una direzione specifica, un qualcosa di potenziale, ma io perché dovrei essere interessato a divenire questo "ciò che sono" secondo la visione di uno psicoanalista e non piuttosto qualcos'altro? :mumble:
Insomma questo "ciò che sono" è solo uno dei possibili esiti della mia esistenza, perché dovrei preferirlo ora, adesso, rispetto ad un altro? Per il nome che gli si è dato? Siccome qualcuno dice che "si è così" (un nostro modo specifico e potenziale di essere definito dallo psicoanalista) allora quello "è il luogo naturale" dove dovremmo voler andare adesso?
Ogni essere umano è un sistema che genera conoscenza sulle cose del mondo e su se stesso, una conoscenza in continuo mutamento che nel tempo produce discorsi con diversi gradi di convinzione e credenza.
Se io aumento la mia consapevolezza riguardo me stesso: in un certo senso non cambio poichè sono sempre io ma in un certo senso cambio perchè ogni nuova informazione che ho su di me influisce sulla mia vita.
Ovviamente tale fenomeno avviene naturalmente nella vita di tutti i giorni e secondo diverse modalità. L'approccio psicologico/psicoterapico/psicoanalitico ha generato un metodo che si poggia sul metodo scientifico.
PS: giusto per... non sto dicendo che la psicologia/psicoterapia/psicoanalisi si riduce solo a ciò.
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
E comunque in ogni caso, di nuovo, anche per decidere se voglio divenire "ciò che sono" devo pur sapere questo "ciò che sono" in cosa consiste, se adesso non mi piace e non mi interessa divenire "ciò che sono" (se mi si riuscirà mai a spiegare cosa sia questo "me stesso" ed in cosa consiste) magari ora preferirei non divenirlo proprio, mentre invece una volta divenuto così poi preferirò restare così, però io devo decidere prima cosa divenire perché dopo sarò cambiato e così facendo può darsi cambieranno anche le mie preferenze rispetto a quel che voglio essere o vorrei essere.
Comunque si è messa in mezzo di nuovo una cosa che non si riesce ad afferrare cos'è. Questo ""ciò che si è"" che la psicoanalisi si auspica che noi dovremmo divenire in cosa consiste? Adesso non siamo "noi stessi" perché? Perché non siamo contenti della nostra esistenza?
Perciò in qualsiasi modo si cambi, nel divenire individui contenti dell'esistenza, si diviene sé stessi? :mumble:
Si vuol dire questo? O altro? Si continua a mettere in mezzo espressioni il cui riferimento non si riesce minimamente ad afferrare. Poi dite tutti che la colpa è mia se non vi capisco, che non voglio capire, che mi scivolano addosso le risposte, perché le risposte sono state esaurienti.
Ma poi voi perché continuate a cercare di rispondere se alle domande che faccio già pensate di aver dato delle risposte esaurienti? :mumble:
Insomma abbiamo tradotto quella cosa che produce la psicoanalisi in cosa si è ora bisogna però ancora spiegare questo cosa si è in cosa consiste per uno psicoanalista.
Saluti
Ogni essere umano tende verso qualcosa. Tutti sentono l'esigenza di aumentare la propria consapevolezza e aumentare la propria consapevolezza rispetto a ciò che si è; usare questa impostazione non rende le persone migliori, semplicemente è una scelta. In fondo la 'mission' è stare bene e c'è chi sta bene guardando un film su cui poi ha l'opportunità di riflettere o che ancora più semplicemente gode della propria emozione. Fino a che un soggetto sta bene con la propria vita, di felicità e sofferenze, questo percorso interiore nelle modalità di ricerca rimane una scelta di vita personale e intima; se però il soggetto soffre di un particolare malessere allora una delle possibilità, non l'unica certamente, è provare ad affidarsi alla psicologia/psicoterapia/psicoanalisi che sulla base di un metodo scientifico propone un percorso che prevede anche ciò di cui sopra scritto.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
questo "ciò che si è" in cosa consiste per uno psicoanalista?
Ma ti rendi conto della contraddizione? Come può consistere in qualcosa il tuo "essere te stesso" per uno psicanalista, se non solo e unicamente essere "te stesso"...che vuoi che gli freghi lui in che cosa consista? Credi che uno psicanalista voglia farti essere un "te stesso" secondo un suo qualche parametro? Un te stesso come lui stesso? O come il se stesso di suo zio?
Ma cosa sono queste, manie di persecuzione?
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Eh, ma qui ha ragione, scusate.
e' un po' un luogo comune essere se stessi.
Infatti, ma che ci frega a noi.
Che questioni di lana caprina.:)
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
No, mi spiace ma non mi trovi d’accordo sul fatto che sia un luogo comune.
Certo l’espressione in sé non rende giustizia al contenuto, è abusata, svuotata del suo senso, e soprattutto viene riferita sempre ed esclusivamente all’IO nel linguaggio comune: ma la consapevolezza di ciò che siamo e non ciò che vorremmo essere, o che gli altri si aspettano da noi che fossimo – e incosciamente: questo è centrale – e dunque tutte le frustrazioni che ciò si tira appresso, le sofferenze, i disagi per non riuscire mai a capire dove si sbaglia, cosa c’è che non va’, perchè le cose vanno sempre a finire allo stesso modo, cos’è che ci fa sentire così eternamente insoddisfatti e alla ricerca di chissà che cosa...beh, andiamo, non sherziamo su questo.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
io dico che siamo noi stessi quando arriviamo a non chiederselo neanche più se lo siamo, del perchè le cose funzionano in un certo modo.
Ecco, io conosco persone molto tranquille, in questo senso..poi sai, può essere apparenza.
voglio dire, capita che si vada in terapia perchè siamo afflitti da mille domande, e queste sono un po' parte del problema, secondo me.
Ora, se riguardano il proprio campo di studi, va bene, si può dire che uno è interessato a come funziona il mondo.
Se queste domande riguardano la propria sfera personale, sarebbe bello essere capaci di viversele senza l'aiuto di un terapeuta, no?
ah, una domanda ingenua: ma i terapeuti stanno sempre a farsi, come si dice, autoanalisi, o ogni tanto se ne liberano? Come fanno?
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
ah, una domanda ingenua: ma i terapeuti stanno sempre a farsi, come si dice, autoanalisi, o ogni tanto se ne liberano? Come fanno?
Non la fanno mai. Non possono farla mai. Tentano per tutta la vita in alcuni casi.
Ma è decisamente senza senso la parola autoanalisi.
ciaz.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Ah!
Veramente?!
Ma, per esempio, quando sognano, se sognano...mah?
Ma sognano?:)
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Beh, ma mi sembra evidente che se queste domande non riesci a vivertele serenamente è il problema. Sarebbe bello non ci fosse, ma se c’è...
Io non sono mai andata in analisi con tante domande, manco un millesimo di quelle che si fa Charlie per esempio. Ma con un forte disagio sì, e il disagio era dato dal fatto di come mi sentivo in certe situazioni nelle quali avrei dovuto sentirmi non a disagio, ma perfettamente a mio agio, visto che, tra l’altro, erano buone situazioni, alcune delle quali frutto di un impegno personale intenso e che mi avevano dato soddisfazioni per molto tempo. Eppure, all’improvviso, mi ci sentivo a disagio, non ne facevo più parte, pur facendone parte a tutti gli effetti e agli occhi degli altri, ma non dei miei.
Hai voglia a dirti cosa sarebbe bello che fosse.
Quindi c’era un prima, nel quale tutto più o meno filava, vista da fuori la mia vita era anche molto invidiabile sotto certi punti di vista, e per la quale avevo fatto sì degli sforzi, ma con sincera passione, dunque neanche così pesanti: io stessa ero una persona sempre molto accolta e riconosciuta per ciò che facevo.
Poi, c’è un dopo. Dove tutto questo diventa da un certo punto in poi fastidio, quel riconoscimento e quell’accoglienza mi mettevano a disagio, un fortissimo disagio. E ha inizio un disastro interiore. Non domande, ma uno stare malissimo e un perdersi di vista completamente.
Credo di essere completamente morta durante la prima parte dell’analisi. Nel senso di ciò che pensavo di essere. Ed è stato doloroso, faticoso, immane in certi momenti, pura disperazione.
Poi, è stata rinascita, o una nascita a tutti gli effetti, non saprei. Qualsiasi cosa sia, non tornerei mai più indietro, non mi sarebbe proprio possibile.
Non è che ora sia meglio di quello che c’era prima, non nel senso che intende Charlie. E’ però più “giusto” a me, lo sento, mi appartiene. Prima decisamente no, malgrado da fuori ciò che avevo per esempio ottenuto nella vita era molto rispetto ad altri (e con fatica Charlie) ma non era mio. Oggi, la mia vita non è cambiata radicalmente, anzi, è più o meno simile a prima, a parte qualche piccola rivoluzione ma niente di pazzesco.
Ma la sento, e questo è davvero altra cosa.
Buon we
Giulietta
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Bellissimo mex, come sempre, giulietta.:approved:
Buon weekend a te, speriamo faccia bel tempo.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Qui (Milano) fa' ca...are... Alla prossima
G.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
neuromancer
Non la fanno mai. Non possono farla mai. Tentano per tutta la vita in alcuni casi.
Ma è decisamente senza senso la parola autoanalisi.
ciaz.
Infatti la psicoanalisi è cresciuta anche attraverso l'autoanalisi di Freud, cosa che di per sè dovrebbe sollevare qualche perplessità.
Cosa significhi "essere se stessi" l'ha già spiegato bene giulietta.o, almeno per la sua parte.
Char_Lie, lo vedi dall'intervento di A_rita75: ci sono delle terapie fatte su misura per chi vuole degli obiettivi (non per te, perché tu, ovviamente, non hai bisogno di terapie: tu dai risposte, non fai domande).
Lo psicoanalista si aspetta che il paziente produca (libere associazioni). Queste non saranno mai così "libere", ma vincolate ai vari nodi del paziente stesso, che non ha la libertà desiderata. Ce l'hai un amico "disco rotto"? Non c'è bisogno di essere psicoanalisti per capire questa cosa. Lì si va a sciogliere il nodo e a capire perché si è formato. Poi il paziente riallaccia il tutto come gli viene, e si vede se per lui funziona meglio o se si attorciglia ancora.
Certo, tu proponi la soluzione alessandrina, ma vedi mai che si riesca a sciogliere senza recidere :rolleyes:
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
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Originalmente inviato da
giulietta.o
E’ però più “giusto” a me, lo sento, mi appartiene. Prima decisamente no, malgrado da fuori ciò che avevo per esempio ottenuto nella vita era molto rispetto ad altri (e con fatica Charlie) ma non era mio.
:approved:E come disse un grande analista, poco prima di morire, in modo assai ironico:
''Va dove ti porta il cuore, certo...ma prima assicurati che sia il TUO...'' A.Carotenuto
Saluti,
Luigi
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ora ci stiamo avvicinando finalmente al punto che a me non è affatto chiaro, uno psicoanalista si auspica che il paziente o l'utente produca che cosa? :mumble:
Saluti
Cos'è, vuoi fare bella figura? Produca qualcosa. La stitichezza è un problema, in analisi. Si possono produrre anche scarti, purché qualcosa venga a galla.
"New shit has come to light!", diceva il buon vecchio Dude.
Il fatto di cercare di trattenere è già di per sè indicativo. Difficile è, poi, elaborarlo. Il problema è che uno, a furia di tenere, se la fa addosso. I paranoici, ad esempio.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
neuromancer
Quindi in modo indecidibile. Viceversa, se non si ottengonoi risultati si asserisce che non vi è avuto cambiamento a livello inconscio. Altra affermazione indecidibile e complementare alla prima.
E il livello esplicito? Così poco importante?
ciaz.
E' importante, come convalida del cambiamento.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da lalangue
Ce l'hai un amico "disco rotto"? Non c'è bisogno di essere psicoanalisti per capire questa cosa. Lì si va a sciogliere il nodo e a capire perché si è formato. Poi il paziente riallaccia il tutto come gli viene, e si vede se per lui funziona meglio o se si attorciglia ancora.
Un amico "disco rotto" cos'è? Non ho capito. Uno che ripete spesso le stesse cose? Qua siete più o meno "dischi rotti" un po' tutti :asd:, perciò se è così diciamo di sì, siete annodati pure voi? :asd:
Ma invece di parlare per metafore fammi un esempio di questi nodi o dimmi direttamente cosa sono, mi devi prima indicare di cosa parli, se usi direttamente una metafora come faccio a capire? Cioé una persona viene da te e ti chiede "scioglimi questo nodo"? O ti chiede "cerchiamo i nodi"? Ma cosa si sta cercando io ancora non sono riuscito ad afferrarlo, in cosa consiste un nodo? :mumble:
Io non ho capito proprio... Cosa ti chiede di fare concretamente?
Se altre persone sono riuscite davvero a capire di cosa si sta parlando fuor di metafora col termine "nodo", allora chiedo anche a voi.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
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Originalmente inviato da
lalangue
Cos'è, vuoi fare bella figura? Produca qualcosa. La stitichezza è un problema, in analisi. Si possono produrre anche scarti, purché qualcosa venga a galla.
"New shit has come to light!", diceva il buon vecchio Dude.
Il fatto di cercare di trattenere è già di per sè indicativo. Difficile è, poi, elaborarlo. Il problema è che uno, a furia di tenere, se la fa addosso. I paranoici, ad esempio.
Allora la seduta è un lassativo.:jd:
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
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Originalmente inviato da
complicata
Allora la seduta è un lassativo.:jd:
''diarrea cogitativa liberatoria!'' La seduta analitica secondo G.Gaber!:asd:
Saluti,
Luigi
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
_daimon_
E' importante, come convalida del cambiamento.
Cosa vuoi intendere per convalida scusami? E ti riferisci al livello esplicito: che sarebbe per te...? Così anche spieghi su quale linee teorico/cliniche ti muovi.
ciaz.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Un amico "disco rotto" cos'è? Non ho capito. Uno che ripete spesso le stesse cose? Qua siete più o meno "dischi rotti" un po' tutti :asd:, perciò se è così diciamo di sì, siete annodati pure voi? :asd:
Ma invece di parlare per metafore fammi un esempio di questi nodi o dimmi direttamente cosa sono, mi devi prima indicare di cosa parli, se usi direttamente una metafora come faccio a capire? Cioé una persona viene da te e ti chiede "scioglimi questo nodo"? O ti chiede "cerchiamo i nodi"? Ma cosa si sta cercando io ancora non sono riuscito ad afferrarlo, in cosa consiste un nodo? :mumble:
Se altre persone sono riuscite davvero a capire di cosa si sta parlando fuor di metafora col termine "nodo", allora chiedo anche a voi.
Un nodo è, ad esempio, quando uno ripete sempre le stesse domande e sorvola sistematicamente sulle risposte o sui tentativi di risposta.
Oppure quando uno sembra ossessionato dal bisogno di ribadire che "non capisce" cosa gli si dice o si cerca di dirgli.
Questi sono possibili nodi, che, ad esempio, possono indurre gli altri a dire "quel mio amico è un disco rotto" e, spesso, a lasciar perdere, a volgersi ad altri lidi. Può capitare, ad esempio, che il "disco rotto" ad un certo punto abbia un dubbio e si chieda come mai le persone lo considerino tale. Allora, qualora la sua intelligenza e apertura mentale glielo permettano, inizia a farsi qualche domanda anche su se stesso, sulle proprie modalità ripetitive di pensare, sentire e comportarsi ("coazione a ripetere", la chiamano i freudiani), e allora può succedere che un po' lo spirito di ricerca, un po' il desiderio di rinnovamento, un po' la curiosità lo spingano a rivolgersi ad uno psicoanalista.
Spesso poi, passo dopo passo, lungo questo cammino con il suo psicoanalista accanto, il "disco rotto" si accorge che quella è una delle esperienze più belle che avrebbe mai potuto fare, e si chiede come abbia fatto a non intraprenderla prima.
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io non ho capito proprio... Cosa ti chiede di fare concretamente?Saluti
Per la terza volta (spesso con i "dischi rotti" è utile fare i "dischi rotti"):
“Non s’è ancora trovato il modo di trasmettere al resoconto di un’analisi la forza persuasiva che emana dall’analisi stessa. Né servirebbe a questo scopo la redazione di verbali esaustivi di quel che accade durante le sedute. […] Resoconti come questi non si pubblicano per convincere chi finora ha rifiutato la psicoanalisi; l’intento di queste pubblicazioni è di recare un contributo destinato agli studiosi che si sono già procurati le loro convinzioni grazie a esperienze personali condotte sui malati” (S. Freud, “L’Uomo dei lupi - Dalla storia di una nevrosi infantile”, 1914) e, aggiungerei, su se stessi.
Saluti,
G.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Sarebbe interessante alla luce della dicitura "disco rotto" interrogarsi se le innumerevoli e pur meritorie risposte non ne siano uno specchio :argh:
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Giovanna73
Resoconti come questi non si pubblicano per convincere chi finora ha rifiutato la psicoanalisi
G.
Ecco una delle affermazioni che ti aprono uno squarcio diverso e imprevisto di Freud, la sua umana paura di quanto afferma e ha tentato tutta la vita di difendere verso i critici (non i rifiutanti come Egli teme, a parte i dogmatici). Mi rileggerei tutta la sua opera letteraria solo per il valore umano della debolezza critica della ricerca freudiana.
ciaz.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Giovanna73
Un nodo è, ad esempio, quando uno ripete sempre le stesse domande e sorvola sistematicamente sulle risposte o sui tentativi di risposta.
Oppure quando uno sembra ossessionato dal bisogno di ribadire che "non capisce" cosa gli si dice o si cerca di dirgli.
Questi sono possibili nodi, che, ad esempio, possono indurre gli altri a dire "quel mio amico è un disco rotto" e, spesso, a lasciar perdere, a volgersi ad altri lidi. Può capitare, ad esempio, che il "disco rotto" ad un certo punto abbia un dubbio e si chieda come mai le persone lo considerino tale. Allora, qualora la sua intelligenza e apertura mentale glielo permettano, inizia a farsi qualche domanda anche su se stesso, sulle proprie modalità ripetitive di pensare, sentire e comportarsi ("coazione a ripetere", la chiamano i freudiani), e allora può succedere che un po' lo spirito di ricerca, un po' il desiderio di rinnovamento, un po' la curiosità lo spingano a rivolgersi ad uno psicoanalista.
Spesso poi, passo dopo passo, lungo questo cammino con il suo psicoanalista accanto, il "disco rotto" si accorge che quella è una delle esperienze più belle che avrebbe mai potuto fare, e si chiede come abbia fatto a non intraprenderla prima.
G.
Alle volte gli epigoni psicoanalisti sono più comportamentisti dei cognitivo/ comportamentali! dischi rotti....
ciaz.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Cioé lo psicoanalista si auspica che la persona produca ciò che la persona è? O magari che sia quel che è? Ma che significa? E' impossibile non produrre ciò che si è, o non essere quel che si è. Qualsiasi cosa si faccia saremo sicuramente noi come organismi a produrla grazie anche all'ambiente. Questo "ciò che si è" di cui parli non è "quel che si è" perciò non è un qualcosa che andrà a prodursi necessariamente, visto che ci vuole l'intervento dello psicoanalista per favorire questo esito, rappresenta una direzione specifica, un qualcosa di potenziale, ma io perché dovrei essere interessato a divenire questo "ciò che sono" secondo la visione di uno psicoanalista e non piuttosto qualcos'altro?
Charlie, io non sono uno psicologo, nè studio psicologia all'università, ma ho letto vari libri per interesse personale, e per cercare di capire qualcosa di me. Cercherò di rispondere al tuo quesito in maniera semplice e chiara, sperando che la mia risposta sia utile, e sperando di non dire fesserie( se ne dirò sarò lieto che qualcuno rettifichi). Credo che sia opinione della psicologia che quando una persona ha delle problematiche esistenziali notevoli, abbia avuto dei problemi nello sviluppare la propria personalità, problemi dovuti a tutta una serie di fattori che non sto qui ad analizzare. Questa opinione non nasce da teorie arbitrarie, ma è suffragata da tutta una serie di osservazioni, da cui viene fuori che in tutti i casi di persone con certi tipi di problematiche esistono una serie di vissuti negativi. Dunque è improbabile che il nesso di causa-effetto sia una casualità. Dunque, diventare ciò che si è, significa diventare ciò che si sarebbe diventati SE non si avessero avute problematiche nello sviluppo della personalità. Poi su quale sia la strada per ottenere questo le opinioni sono diverse.Chiedo scusa se ho banalizzato all'estremo, ma cercavo di essere chiaro.
Ora, a quanto ho capito, tu sei convinto che le tue problematiche non derivino dallo sviluppo della tua personalità. Nè tantomeno pensi di "non essere diventato ciò che sei". Potresti pure aver ragione eh, per carità, ma non pensi che potrebbe esserti utile almeno provare ad analizzare le esperienze che hai fatto nella vita, e provare a confrontarle con le teorie della psicologia? Credo che faresti delle scoperte interessanti.In fondo che ti costa?
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Bisognerebbe fare un esperimento: fare incontrare due psicoanalisti e far credere ad ognuno che l'altro è un suo paziente... Cosa succederebbe? :argh:
altro che dischi rotti verrà fuori un juke box scassato :asd:, ognuno dei due tenderà a voler far produrre all'altro qualcosa, ma nessuno dei due ha l'intenzione di produrre alcunché, visto che non si sa nemmeno cosa si dovrebbe produrre. Io, se non mi si risponde, e si continua a sostenere che mi si è data risposta, insisto proprio come lo psicoanalista insiste nella sua ambiguità per permettere all'altro di produrre non si sa che cosa.
Citazione:
Un nodo è, ad esempio, quando uno ripete sempre le stesse domande e sorvola sistematicamente sulle risposte o sui tentativi di risposta.
Oppure quando uno sembra ossessionato dal bisogno di ribadire che "non capisce" cosa gli si dice o si cerca di dirgli.
Questi sono possibili nodi, che, ad esempio, possono indurre gli altri a dire "quel mio amico è un disco rotto" e, spesso, a lasciar perdere, a volgersi ad altri lidi. Può capitare, ad esempio, che il "disco rotto" ad un certo punto abbia un dubbio e si chieda come mai le persone lo considerino tale. Allora, qualora la sua intelligenza e apertura mentale glielo permettano, inizia a farsi qualche domanda anche su se stesso, sulle proprie modalità ripetitive di pensare, sentire e comportarsi ("coazione a ripetere", la chiamano i freudiani), e allora può succedere che un po' lo spirito di ricerca, un po' il desiderio di rinnovamento, un po' la curiosità lo spingano a rivolgersi ad uno psicoanalista.
Spesso poi, passo dopo passo, lungo questo cammino con il suo psicoanalista accanto, il "disco rotto" si accorge che quella è una delle esperienze più belle che avrebbe mai potuto fare, e si chiede come abbia fatto a non intraprenderla prima.
Che faccio sempre domande lo vedo, non è che c'è bisogno di uno psicoanalista per arrivare a saperlo, continuo a farle perché le risposte non le trovo congruenti con quel che chiedo. Io sono insoddisfatto rispetto alle risposte che mi vengono date per questo poi continuo a chiedere riformulando e modificando anche un po' le domande.
Non è la ripetitività un problema per me, il problema è capire cosa dite. Vado da uno psicoanalista per chiedergli la psicoanalisi cosa sia e dopo un po' insiste con certe risposte ambigue ed io perciò continuo a far domande e domande, arriva all'argomento dei nodi e mi dice come te "eh vedi fai sempre domande! questo è un nodo", poi mi dice pure "un altro nodo è che tu vieni ogni settimana qui alla stessa ora a parlare con me, vedi quante cose ripetitive che fai senza approdare a nulla!!!", davvero utile tutto questo :asd:.
Comunque almeno insistendo nel far domande e di nuovo altre domande sono arrivato almeno a questa risposta un po' più comprensibile che mi hai dato tu:
Un nodo è una qualsiasi azione ripetitiva. Ho capito bene o no questa volta? :mumble:
Comunque se si ragiona bene, ad un certo livello di astrazione tutto è ripetitivo, dipende dalla categoria che viene usata. "rifare la stessa cosa" non significa che si compie un'azione identica (se quel che si fa è dislocato temporalmente in periodi diversi non coincide) ma che due azioni che si susseguono nel tempo ricadono sotto la stessa categoria, sono insomma simili sotto certi aspetti.
Se oggi passeggiamo per Milano e domani per Roma comunque facciamo "la stessa cosa" se ci riferiamo solo al fatto che passeggiamo (passeggiamo in entrambi i casi) perciò in un certo senso facciamo la stessa cosa. Se interveniamo due volte nella stessa discussione anche in questo caso "facciamo la stessa cosa" nel senso che interveniamo più volte nella stessa discussione. Se postiamo due volte la stessa citazione facciamo "la stessa cosa".
Sciogliere un nodo significa allora comunicare all'altro che sotto una certa categoria sta facendo di nuovo la stessa cosa.
Non so si suppone però forse che la persona non lo sappia già :D.
Una volta individuate certe cose ripetitive, e ce ne sono a bizzeffe (come ho suggerito prima anche seguire una psicoterapia regolarmente è ripetitivo), relativamente a questa o quella categoria, cosa si fa? Soprattutto a cosa serve?
Un po' alla volta almeno ci si sta avvicinando al dunque.
Saluti
-
Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Chiacchieravo con ghiretto, stamattina. E lei mi ha proposto una lettura interessante di questo thread.
Ci sono molti di noi che rispondono a Char_Lie (o, meglio, tentano di rispondergli, dato che sembra che le risposte che ottiene non lo soddisfino :) ).
Ora, non è che stiamo costruendo assieme una competizione? Non è possibile che Charlie vada, col suo eterno chiedere, a sollecitare (e solleticare) quelle parti di noi stessi che qualcuno chiamerebbe narcisistiche?
Oh, chi di noi sarà a riuscire nell'impresa? Chi sarà l'unico, il solo, il migliore nel convincere questo signore steso sul lettino virtuale di questo forum?
Stiamo giocando a chi ce l'ha più lungo? E, in fondo, se non avessimo memoria e desiderio, gli risponderemmo, a Char_Lie?
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Sto cercando di applicare io la maieutica con voi, ma sta venendo fuori un "sapere specifico" che state partorendo voi. Da questo si deduce che la psicoanalisi non coincide con la maieutica :asd:.
Pure Socrate era ripetitivo nel porre sempre domande, più "disco rotto" di lui in questo senso credo che non ci fosse nessuno :D. Quello sì che era un rompi scatole.
Comunque adesso certe cose almeno le ho afferrate, questa dell'individuare certe ripetitività (che non conosciamo già) mi sembra una cosa interessante.
In pratica però come viene usato?
Mi spiego meglio. Certe ripetitività rappresentano uno stile, un modo, non so ad esempio è ripetitiva la pittura di Van Gogh, cambiano i temi, quel che viene rappresentato, ma si insiste in uno stile un modo direi ossessivo, si insiste sullo stesso tasto, il bolero di Ravel insiste sulla stessa sequenza cambiando strumenti.
E' ripetitivo il modo di comporre di alcuni musicisti, è ripetitivo lo stile calligrafico, è ripetitivo anche un disco che funziona bene e non solo un disco rotto, nel senso che quando lo inseriamo nei nostri grammofoni moderni non è che ogni volta suona qualcosa di completamente diverso, suona sempre la stessa canzone.
Non riesco a capire voi come fate a distinguere un disco rotto da uno che funziona bene, per questo io ironicamente ho detto che siete tutti dischi rotti anche voi non solo i vostri pazienti. Il problema non è tanto allora dato dalla ripetitività ma dal fatto che questa ripetitività va in conflitto con la ripetitività dell'ambiente circostante.
Ora quale delle due dovrebbe essere modificata, chi lo decide?
Va bene divenire dei dischi che suonano quel che vogliono ascoltare le altre persone o va bene rimanere dei dischi rotti per tizio e caio ed essere quel che vogliamo essere noi? In fondo a tutti i problemi ci sono dei conflitti con dei vincoli e perciò soltanto in qualche caso sporadico potrebbe funzionare il far notare una ripetitività che non si conosce, soltanto quando questa la si applica per risolvere un problema (anche se in questo caso non basta perché per risolvere il problema poi serve elaborare qualcosa di alternativo che funzioni, che si insiste a produrre non soluzioni o ci si ferma senza far nulla il problema comunque non lo si risolve) ma se è un qualcosa che si vuole e desidera fare, viene a crearsi un vero e proprio conflitto.
Dobbiamo supporre che c'è una coazione a ripetere, qualcosa di patologico anche quando desideriamo riascoltare la stessa melodia? Dobbiamo impedirci di far cose simili che ci piacciono per evitare a tutti i costi di essere ripetitivi? Perché?
Delle volte mi sono chiesto: va bene comunicare ad una vespa che sbatte contro un vetro che per uscire forse le conviene aspettare che qualcuno apra la finestra?
Ammesso che si possa comunicare una cosa del genere, suggerirle di cercarne un'altra non so se le conviene davvero (potrebbero essere tutte chiuse). Poi mi chiedo... E se la vespa si fermasse da qualche parte ad aspettare senza produrre "non soluzioni tutte simili ripetitive ed inefficaci" in quella situazione può essere anche più rischioso, magari nessuno la osserva sbattere contro il vetro e magari nessuno capisce che sta tentando di uscire da quell'ambiente, e così facendo la finestra poi magari nessuno gliela apre proprio, e chissà vedendola ferma lì ad aspettare magari poi l'ammazza proprio :asd:. Si blocca una forma di ripetitività apparentemente inefficace in quella situazione ma magari poi si produce qualcosa di ben peggiore, la ripetitività apparentemente inefficace in una situazione (per un'osservatore esterno) può rappresentare la strategia migliore per quell'organismo proprio per modificare la situazione.
Nei contesti relazionali spesso è difficile capire cosa funziona, perché quel che facciamo produce delle reazioni e viceversa. Una forma di ripetitività di un individuo può indurre un'altra persona a modificare qualcosa ed indirettamente quel qualcosa che viene modificato perciò lo produce la ripetitività del primo.
In ogni caso io ad esempio insisto nel far domande, la cosa è ripetitiva, è insistente, può risultare fastidiosa (per neuromancer ad esempio) a qualcuno o a molti, ma se è questo quel che vorrei fare ed essere, ed allo stesso tempo vorrei ottenere un riconoscimento proprio per questo mio modo, non è che il notarlo può risolvere i problemi di fondo, magari già lo so e lo sto facendo proprio io, non un qualche sistema inconscio, questo sono già io non un altro. Comunque le domande le faccio a voi, è una modalità interna al forum.
Cioé un disco rotto per qualcuno magari sta funzionando bene, sul disco c'è incisa per cento volte la stessa cosa, ve la dovreste prendere direttamente con l'autore e non con chi ha fabbricato il disco :asd:.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
In ogni caso io ad esempio insisto nel far domande, la cosa è ripetitiva, è insistente, può risultare fastidiosa (per neuromancer ad esempio)
Non fastidiosa, scusami, almeno cerca di essere un po' più preciso verso te stesso...!
piuttosto non interessante. Quindi al massimo noiso.
Riguardo al gioco da troll che stai portando avanti, faccio da osservatore svogliato.
ciaz.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Chiacchieravo con ghiretto, stamattina. E lei mi ha proposto una lettura interessante di questo thread.
Ci sono molti di noi che rispondono a Char_Lie (o, meglio, tentano di rispondergli, dato che sembra che le risposte che ottiene non lo soddisfino :) ).
Ora, non è che stiamo costruendo assieme una competizione? Non è possibile che Charlie vada, col suo eterno chiedere, a sollecitare (e solleticare) quelle parti di noi stessi che qualcuno chiamerebbe narcisistiche?
Oh, chi di noi sarà a riuscire nell'impresa? Chi sarà l'unico, il solo, il migliore nel convincere questo signore steso sul lettino virtuale di questo forum?
Stiamo giocando a chi ce l'ha più lungo? E, in fondo, se non avessimo memoria e desiderio, gli risponderemmo, a Char_Lie?
Buona vita
Guglielmo
Lettura senz'altro attinente, cui aggiungerei anche un processo di evacuazione delle nostre parti critiche nei confronti della psicoanalisi.
Se questa fosse una stanza d'analisi virtuale però, l'amico Charlie dovrebbe iniziare a sganciare i quattrini. Fatti i debiti conti, considerando che sono almeno tre anni che questo dialogo va avanti e considerando una frequenza quasi quotidiana ed una tariffa media, ad occhio e croce ci deve 40.000 euro. Che facciamo, accettiamo il solito cambialone?
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Ma sì, a Char-Lie, voi la fareste gratis, l'analisi, da quanto vi interessa e vi piace, andiamo..:)
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Ma sì, a Char-Lie, voi la fareste gratis, l'analisi, da quanto vi interessa e vi piace, andiamo..:)
Ma per il suo bene dovrebbe pagare. Altrimenti non si caverebbe un ragno dal buco...
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
...TRE ANNI ?????
Oh mamma! E io che pensavo che fossero solo un paio di mesi...e già la cosa mi sembrava, come dire, preoccupante...
Non so Willy, forse il “a chi ce l’ha più lungo” è un fatto che può riguardare più voi che fate il mestiere che un paziente che partecipa a queste discussioni. A me sembra, più spesso, che si sfruttino semplicemente gli interventi di Charlie come spunto per ulteriori dibattiti intorno a questioni più specifiche, un gancio.
Sul vostro narcisismo: io sono una “ragazza” mediamente fiduciosa, parto dal presupposto – e soprattutto dalla speranza – che lo teniate a bada più della media; soprattutto ci spero per la categoria degli psicanalisti, quelli cioè che sfrugazzano negli inconsci altrui (e nei propri).
A me lo schema sembra più che altro quello di persone appartenenti a scuole e filoni differenti che si confrontano, ognuno con la sua personalità (chi interagisce, chi s’arrocca, chi rifiuta in toto, chi butta giù gli altri dalla torre, chi non si sconvolge all’idea che sulla torre ci sia posto un po’ per tutti e che forse non è necessario decretare un vincitore, ma solo riconoscere diritto di cittadinanza alla diversità...) e come in tutte le discussioni disciplinari di questo mondo; poi, c’è qualche presenza di paziente in corso che ha il merito di aggiungere qualcosa al quadro complesso attraverso, per esempio, ciò che la terapia ha provocato il lui in senso positivo, o di come viceversa l’ha lasciato deluso. E anche lì, a me sembra che ciò che viene raccolto e ridiscusso dei punti di vista dei pazienti - da chi è di mestiere psicanalista - a sua volta riapra e riallarghi il dibattito un poco.
Su Charlie, e sempre alla luce del fatto che sono tre anni che imperversa...beh, mi auguro a questo punto che faccia o parte di un qualche punto della teoria del Cipolla, o che ci stia a prendere tutti per i fondelli. Viceversa, non lo vedrei benissimo. Ma per fortuna, è solo opinione di profana.
Però certo, da parte mia e a questo punto m’ha annoiata un pelino, per usare un eufemismo. Complimenti invece per la vostra perseveranza, generosità ed etica a cercare di fargli intravedere una possibilità. Si sa mai.
Però e vero Charlie, guarda che la pecunia conta in sta cosa, forse è per quello che non ingrani.
Giulietta. O