Ammazza quant'è invecchiato Giacomo ... sarò mica invecchiato anch'io??? :wow:
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Questa discussione è diventata terreno fertile per regressioni infantili di potenziali pazienti e spirito assistenzialistico di potenziali terapeuti, che come madri provano a spiegare al bambino l'importanza di subire piccole frustrazioni se vuole stare al mondo e diventare un individuo adulto. Io proverei a fargliele sperimentare direttamente senza stare tanto a spiegare (per restare in tema di concretezza).
Non è forse un atteggiamento assistenzialistico che anima, motiva e alimenta professionalità confuse che ancora non sanno identificarsi come terapeuti e credono abbia un senso e una continuità professionale e formativa dedicarsi ad anni di volontariato per strada? La professione dello psicologo è percepita ancora oggi, grazie al nostro modo di presentarci, proporci ed affermarci, come una branca mal definita di assistenzialismo. Tempi di magra, aggiungo non solo economica, qualcuno ha detto bene.
Ecco, mancava proprio Catone il Censore e mo’ l’abbiamo trovato. Ma che stai dicendo, di quali potenziali pazienti stai parlando? E di quale spirito assistenzialistico, quali potenziali psicoterapeuti?
Sei completamente fuori strada, questa è una discussione molto lunga che inizia in altri thread e che non ha alcuna altra finalità se non la discussione stessa e il piacere di farla ... come avresti dovuto notare dal tono ironico di tutte le parti in causa.
Credo che la percezione più deleteria che le persone hanno della psicoterapia non sia quella assistenzialistica di cui parli tu, ma la saccenza di chi crede di sapere e da giudizi senza prima tentare di capire interrogando fatti e persone. E’ esattamente ciò che hai fatto tu leggendo qualche breve scambio interattivo su questo thread, non ti è venuta la curiosità di comprendere, non hai fatto alcuna domanda ... hai solo giudicato.
Non è questo che fa uno psicoterapeuta, uno serio cerca di capire insieme al paziente.
Un saluto
P.S. Quando uno entra da qualche parte saluta e si presenta e saluta anche quando chiude il discorso, si chiama buona educazione.
Allora vado al prossimo convegno di terapeuti da giornalista, intervisto qualcuno e divento subito "potenziale" paziente e lui "potenziale" terapeuta.:tajo:
Ci vado col tesserino e lo sventolo:"Stampa, stampa, prego!!", mi fanno pure passare avanti!:asd:
Un ottimo intervento questo che mostra come la psicoterapia sia sostanzialmente "educazione". Non si cura nulla si vuole semplicemente educare.
E come vorresti provare a farmele sperimentare sentiamo... Lo sapete che sembra 'sta cosa?
Avete mai visto il film di Carlo Verdone... Un sacco bello... Dove vengono chiamati dal padre il prete e il professore per far rinsavire il figlio fricchettone... Ecco l'intervento del professore... :asd:
http://www.youtube.com/watch?v=bcq57tDfAwM&feature=related
Professoressa Psichedelic
Poi che c'entra la professione dello psicologo? Qua si parla della professione dello psicoterapeuta e le due cose non coincidono. Uno psicologo che lavora in un laboratorio sperimentale non cura nessuno e non ha questa pretesa.Citazione:
Originalmente inviato da Psichedelic
Comunque se non è l'atteggiamento assistenzialistico che vi anima e vi motiva (che a quanto pare per te aiutare un barbone per strada quasi quasi è una colpa, io la penso diversamente), che cosa vi motiva? :mumble:
Il guadagno?
Se fate quel che fate per guadagnare, non per dare assistenza, allora l'assistenza non è l'obiettivo principale di tutto l'apparato che avete messo su.
Se c'è ed è compatibile col vostro guadagno bene (dell'apparato che deve rigenerarsi in qualche modo), se no può anche non esserci e che l'altro quindi se la sbrighi da solo.
Ma voi allora a cosa servite in questi casi? Lavorate non nell'interesse dell'altro, questo interesse può pure sparire nelle pieghe di quel che fate, fate qualcosa per portare avanti il meccanismo che si autoriproduce, l'altro è solo un mezzo per tutto il meccanismo, è un oggetto di incubazione da usare e sfruttare.
Della salute e del benessere di questo individuo specifico qua, il meccanismo se ne fotte, ed in genere se ne fottono anche le persone che ne fanno parte.
In tutto questo le esigenze dell'altro, di quello di cui voi dite a parole d'occuparvi, che fine fanno?
In ambito psicologico non si riesce più a distinguere nettamente il servizio servito dal pagamento delle sedute e tutta la relazione che intrattieni con lo psicoterapeuta fuori dalle sedute. Se paghi dei soldi (o per assurdo li ricevi), questa cosa influisce sul tuo equilibrio psichico in svariati modi, la tua vita cambia, non è come una malattia localizzata da qualche parte che viene curata dal medico grazie ad una terapia, in cui è possibile distinguere la malattia e le sue cause da una serie di altri eventi. Ricevere soldi potrebbe far bene alla salute psichica come diversi altri tipi di interventi, mentre se hai un dente cariato ricevere soldi non modifica la situazione.
Insomma la domanda di cura di uno psicoterapeuta consiste nel chiedersi
1) "che cosa può far star meglio la persona che s'è rivolta a me?"
oppure
2) "che cosa mi fa star bene?"
Lo psicoterapeuta vuol continuare ad esistere in un certo modo, ora cosa soddisfa quando fornisce questa terapia? La sua volontà di continuare ad esistere in un certo modo, o le esigenze del paziente? Insomma secondo me per curare bene qualcuno bisogna assisterlo. Se lo scopo è davvero questo, l'apparato deve mettere da parte pure l'esigenza di autorigenerarsi in certi modi, deve mettere da parte anche la sua esigenza di rendere le persone "adulte e responsabili". Ditemi voi se questa non è una resistenza dell'apparato contro un possibile miglioramento del paziente, uno star meglio del paziente.
Qua quel che funziona male per me è l'apparato di cura, che pretende d'avere pazienti curabili secondo i suoi schemi per autorigenerarsi.
Se la mia domanda è quella di un "bambino viziato"... Ecco a parlare magari sono proprio queste esigenze qua, del "bambino viziato", trasformarmi in "adulto" significherebbe rendere tutto bello lineare e coerente con l'apparato che avete messo su voi (simile a quello del mulino bianco), significherebbe arrivare a farmi dire che "voi volete il mio bene"... Ecco così non mi si riesce ad educare, se l'altro fa del bene per me, dico ed affermo che fa del bene per me, se l'altro mi fa del male concretamente o non m'aiuta e a parole poi dice di farmi un gran bene e d'aiutarmi, non arriverò a dire con lui che mi fa del bene, me lo può ripetere anche diecimila e centomila volte.
Ognuno cura i suoi interessi in questo gioco, e dirmi che sono un "bambino viziato" e farmi preferire l'"essere adulto" è nel vostro interesse, non nel mio.
Voi vendete cure per far divenire "adulte" e "responsabili" le persone, ed ovviamente siete interessati a mostrarne i vantaggi, a dire che sono un bene prezioso. Io preferirei che per me si facesse altro, che qualcuno mi dia l'assistenza di cui necessito, e non che mi venga dato qualcosa che un commerciante deve vendere a qualcuno per vivere e che a me non serve.
Poi se sto male, devo stare male proprio secondo i vostri standard di salute e malattia?
Le mancanze di cui mi lamento io, non quelle che pensate che io abbia, voi non le colmate così.
Le frustrazioni, in effetti, già le sperimentiamo ogni giorno.
Che c'è bisogno del terapeuta per farci sperimentare le frustrazioni?
Ogni giorno ci autoterapizziamo tutti, l'unica differenza, se proprio insistete, è che si va in terapia, quando non siamo, per qualche recondito motivo, più capaci di autoterapizzarsi, cioè di pensare.
Lo scopo è quello di recuperare una capacità di pensare perduta..
E qui sinceramente non mi sembra che in questo salotto, avvenga..
Questo intervento è interessante, se non altro per esser riuscito a ravvisare le "regressioni". Mi piacerebbe però sapere come, in questa sede, intenderesti riuscire a far sperimentare le frustrazioni a quelli che stanno dietro ad un monitor a scrivere, credo che un'idea tu ce l'abbia in qualche modo se hai scritto ciò.
Io trovo questo thread sempre più surreale, il che mi piace da morire! ;)
Caro megiston, ho salutato e mi sono presentata nell'apposita sezione riservata ai nuovi iscritti al forum (puoi andare a controllare), non credevo che in ogni stanza si dovesse ripetere questa formalità, ma se proprio vogliamo appesantire la burocrazia del forum ed adeguarla ai livelli di pesantezza generali, sono una tua collega. Leggo questa discussione dagli albori e ho molti dati per inserirmi e dire la mia opinione, che tra l'altro non mi pare peccaminosa, oscena, giudicante e insostenibile:asd:.
I toni difensivi della tua risposta sono strani, evidentemente il mio intervento ti ha infastidito e a questo punto potresti spiegarne la motivazione.
Quanto agli altri interventi, è abbastanza evidente un travisamento, in alcuni casi una grave incomprensione sulle funzioni dello psicoterapeuta: chi mette alla prova e sfida apertamente a fare miracoli (Lourdes potrebbe fare al vostro caso), chi chiede soldi e si aspetta la soluzione magica dei problemi materiali (provare con fatima). Trovo tutto ciò esilarante e godibile, perchè rispecchia a vari gradi la concezione che le persone possono avere della nostra categoria professionale, in un dibattito simpatico, diretto e decisamente bislacco.
Buon dibattito a tutti.
Tirar fuori cinquanta euro dal portafogli e darli a un'altra persona è un miracolo? E' magia? :mumble:Citazione:
Originalmente inviato da Psichedelic
Avete capito? Quando 'sti psicoterapeuti chiedono d'esser pagati rispondetegli così, che da voi non si possono pretendere questi miracoli! Che vadano a fatima se vogliono che un compenso magicamente passi dalle tasche di un paziente alle loro tasche per comprarsi le scarpe :tajo:.
A fatima comunque 'sti miracoli qua non li fanno, fanno camminare le persone sulle sedie a rotelle, vedere i ciechi, miracoli simili a quelli di Freud con gli isterici, poca roba... Non s'è visto mai materializzarsi del denaro :D. Pure fatima è poco terapeutica per me in tal senso :asd:.
Nessuno ha capito quale sarebbe la funzione dello psicoterapeuta, in pratica le persone che partecipano a questa discussione e ci stanno andando, sbagliano tutte? Hanno preso fischi per fiaschi?Citazione:
Originalmente inviato da Psichedelic
Mo visto che la concezione mia e di altri è sbagliata, rivelaci la tua, quella giusta, adesso te ne vuoi andare per non rispondere :D.Citazione:
Originalmente inviato da Psichedelic
Proviamo con qualche domanda diretta:
Psichedelic quale sarebbe la funzione dello psicoterapeuta?
Lo scopo di uno psicoterapeuta quale sarebbe?
:mumble:
Porca miseria! Uno che in una ventina di post riesce a rintracciare le regressioni e che agisce (intervenendo) contrariamente a quanto professa, oltre ad aver già chiaro l'immagine che altri hanno della psicoterapia non sa fare miracoli di Lourdes?
Mannaggia, ed io che ci speravo tanto...
Ciao e buon rientro!
Infatti, al di là di qualche peccaminosa digressione, ho cercato di tenermi su di un livello teorico decente, anche perché qui ci dovrebbe essere lo spazio per un confronto teorico. Ciò che accade con Char_Lie, che fa un po' da troll, è materiale che contribuisce al dibattito, e non una impossibile psicoterapia via web.
o, è arrivato mr Sottuttìo, meno male, va, farà il miracolo!
Uahauhau.
Comunque pure psichedelic ribadiva sempre 'sta cosa della frustrazione, del non favorire la regressione con la frustrazione ecc. ecc., è un'idea ricorrente questa in quel che dicono molti psicoterapeuti, poi quando io dico che è una forma d'educazione la psicoterapia, sono io confuso, oppure mi si dice che non ho capito nulla e che mi sono fatto un'immagine distorta dell'intervento e di cosa fa lo psicoterapeuta.
Spiega tu meglio cosa fate psichedelic, qual è il vostro scopo, che secondo me sarebbe istruttivo per tutti arrivare a conoscerlo davvero chiaramente.
Si può riassumere così l'idea a monte della psicoterapia che non favorisce le regressioni grazie alle frustrazioni:
"Mazz' e panell' fann'i figl' bell', panell' senza mazz' fann'i figl' pazz'"
(già l'ho citato il detto, ma lo ricito :D) E' il concetto classico d'educazione popolare questo, qualcuno crede d'aver scoperto qualcosa di nuovo? :mumble:
Saluti
Ciao Cara,
vedo con piacere che hai imparato a salutare ... è già qualcosa! :D
http://youtu.be/m35v5qUf5xg
però, se spiegate qual è il grave travisamento sulle funzioni del terapeuta anche a noi profani, non ci dispiace.
Non vorrei regredire, ma insomma saremmo curiosi.
Buttare il sasso e poi scappare, va beh, è frustrante.
Purtroppo ci sono anch'io profana, qui dentro nel tempio, però siccome lo spazio per i vostri dibattiti teorici c'è, la pagina web è abbastanza infinita... ringrazio per la tolleranza in anticipo.
Comunque quella dei soldi era solo una provocazione, io c'ho un'idea a monte e adesso ve ne parlo.
Io conosco persone la cui diagnosi è di psicosi, loro così dicono, ora io ci ho parlato con queste persone, e ad essere sincero non le ho trovate incapaci di comprendere in quale mondo stanno vivendo.
Io sto meglio di queste persone qua, occhio e croce lo vedo, ma non certo perché c'ho una mente che funziona meglio, la mia mente "funziona meglio" perché c'ho delle risorse familiari, pure economiche, di cui queste altre persone non dispongono attualmente. A queste persone vengono somministrate psicoterapie e psicofarmaci e si spera così che la loro vita migliori, ma bisognerebbe preoccuparsi concretamente di altro, non è che uno diventa indigente perché è psicotico, spesso si diventa psicotici perché si è indigenti e si hanno poche risorse. Ad esempio una bella ragazza può far leva sul fascino fisico per ottenere vantaggi di vario tipo, una che ha un brutto aspetto no, queste cose "banali" insieme a tutta la costellazione relazionale familiare e delle risorse di cui dispone una persona, influenzano tutto il suo equilibrio psichico.
Qualche mente ancora più "illuminata" delle altre poi crede che somministrando frustrazioni le persone crescano e diventino più felici, ma questi qua abbandonati nelle cliniche psichiatriche pubbliche, senza soldi e risorse, sarebbero dovuti divenire super-uomini se 'ste teorie fossero vere :asd:.
Ho osservato che chi vive fuori, perché ha una famiglia e una casa in cui vivere, sta meglio proprio psicologicamente, i beni materiali e tutta una serie di risorse relazionali influenzano il benessere psichico.
St' idea che solo la psicoterapia e la psichiatria curi le malattie e i disagi mentali per me è fondamentalmente sbagliata, e questa sì che può divenire un'idea pericolosa perché poi l'apparato di cura viene tenuto in piedi anche là dove non serve a nulla, là dove può divenire addirittura dannoso per la salute mentale, là dove servirebbero altri tipi di cure per far star meglio le persone al livello mentale, cure i cui costi economici risultano più elevati di una conversazione, in cui non basta una chiacchierata e una pillola, ma presenza, cure e mezzi più concreti. Insomma s'è sostituita una religione laica per curare l'esistenza ad una religione teista (Freud ha avviato questo processo), ma sono entrambe materialmente inefficaci per chi ci vede bene, sa dove vive e non riesce a lasciarsi incantare.
Poi c'è anche il problema legato al fatto che tutto questo apparato di cura ha bisogno di rendere sfruttabili queste persone, renderle produttive, non semplicemente sanarle o farle stare un po' meglio. Qua c'è un conflitto di interessi per me, che spesso viene nascosto nelle pieghe di certi discorsi, magari delle persone si possono far vivere meglio, però senza poter arrivare a renderle particolarmente produttive ed utili, e su questo tipo di salute qua nessuno investe ovviamente, perché si otterrebbero miglioramenti ma senza poi poterci ricavare nulla.
Ora chi vuol svolgere la funzione di cura, di colui che cura certi disagi mentali (senza avere l'intenzione di imbrogliare ed ingannare) si trova a dover fare i conti con una serie di incongruenze, cioé per curare davvero certe persone secondo me bisogna spendere di più di quel che si potrebbe guadagnare, in linea di principio si potrebbero far star meglio delle persone mentalmente, ma mancano le risorse materiali per far star bene tutti e qualcuno poi deve andarci a rimettere per far questo, e così ci si trova a dover scegliere tra il proprio benessere mentale e quello di altri. Cosa gli si dà allora a queste persone per farle star meglio e calmarle? O la religione teista o l'intervento psichiatrico farmacologico o una religione laica sostitutiva d'autoconsapevolezza (la psicoanalisi, le psicoterapie o il buddismo), perché questo tipo di cure ed aiuti qua sono poco dispendiosi per chi li deve somministrare, non certo perché siano particolarmente efficaci ed utili per tutti quelli che le ricevono.
Del disagio esistenziale delle persone prima se ne occupava la religione, per chi ci credeva a 'ste cose, oggi se ne occupano gli psicoterapeuti e gli psichiatri, ma lo scopo è sempre lo stesso poi, non curare il disagio, ma rendere produttive e utili le persone, impedire che si rompano in certi sensi, non si è mica interessati a fare in modo di farle vivere meglio.
Quando opti per il tuo benessere mettendo in gioco poche risorse personali, volendo curare la mente di una persona solo tramite una chiacchierata, non puoi affermare che lo stai facendo per il benessere dell'altro questo, è una presa per i fondelli, cioé lo puoi pure affermare :D, ma è palesemente falso.
Hai impostato le cose in questo modo perché a te va bene così e ti è comodo, mica perché ti stai preoccupando davvero di trovare qualcosa che faccia star meglio l'altra persona!
Chi dice di aver bisogno di altro e non è curabile con questo intervento qua non ha alcun disagio mentale, così si chiude il cerchio definitorio che fa comodo a voi professionisti.
La cura del disagio mentale non può essere completamente slegata da certe forme d'assistenzialismo sociale come desidererebbero certi professionisti del settore secondo me, che da un lato vogliono affermare di non esser medici e ripudiano questo modello, ma dall'altro però lo riprendono quando gli fa comodo per difendere certe loro esigenze.
Poi ognuno la pensi come gli pare, io ho argomentato a sufficienza perché la penso così. Cosa mi dite? E' un'analisi errata la mia?
Saluti
sono proprio d'accordo su questo.
Aggiungerei che le "cure" di certi terapeuti consistono nel trovare al paziente una quarantina di minuti in mezzo ai loro serrati orari di lavoro, in cui macinano soldi a scatafascio.
Le frustrazioni somministrate consistono nel fatto che se hai bisogno di spostare un'orario, ti attacchi al.., come si suol dire.
Questo è un esempio pratico di frustrazione terapeutica, ma quella la posso sperimentare anche nel reparto psichiatrico, così come al supermercato.
Aspe..poi fanno, in modo mellifluo,: "poichè le posso offrire solo questa alternativa, es venerdì a mezzanotte e mezzo:), faremo la seduta quando sarà possibile" così ti insegnano che esistono le possibiltà.
Io personalmente non lo sapevo, ci voleva il terapeuta a frustrarmi per impararlo!!
E poi : "Sa, ma TUTTI i miei pazienti hanno imparato a saltare gli ostacoli!"
Sta a vedere che siamo all'ippodromo.
Non saremo mica al for-um Italico?:))))), o a Piazza di Siena?
I dibattiti teorici dovrebbero partire dalla pratica quotidiana, mica dai massimi sistemi, sennò dove sperate di arrivare'
Metodo induttivo, cari miei.
http://www.youtube.com/watch?v=62dh8wz5oj0
Ecco il paziente ideale che affronta tutto. Pure gli occhi di una donna innamorata :asd:.
No, non lo aiutate, se no è squalificato, deve arrivarci da solo :D (a saltare gli ostacoli).
Serve proprio ed è indispensabile qualcuno che ti inciti soltanto a fare 'ste cose senza mai darti una mano concreta a far nulla.
:Ops:Mitico!:D
Intervento chilometrico e molto interessante, quello di Char_Lie. Alcuni pensieri li condivido, altri meno. A titolo informativo, posso dire che è bene distinguere, all'interno delle strutture pubbliche che si occupano di pazienti "gravi", i colloqui psichiatrici (siano diagnostici o di controllo) da tutto il resto delle psicoterapie. Inoltre è altrettanto bene sapere che, nella maggior parte dei posti in cui sono stato, gran parte delle psicoterapie propriamente dette (di ogni scuola ed orientamento) sono possibili grazie ai tirocinanti psicologi e psicoterapeuti (trad. it.: gratis per il servizio erogante, a basso costo per il paziente).
Rispetto ad un intervento integrato, realmente socio-psico-etno-teo-qualcosa, credo che molto si stia facendo, molto resta da fare e moltissimo non si può più pensare di fare, a causa dello stato pietoso in cui versano le finanze pubbliche.
Dei passaggi dal pubblico al privato, delle carenze nei vari interventi e di tutto ciò che non funziona... ecco, ci sarà il tempo e lo spazio per parlare anche di questo.
E' interessante il discorso di Char_Lie è certo che se una persona è indigente e pure psicotica ha più difficoltà a curarsi ed è più stigmatizzata rispetto a una persona psicotica ma economicamente con più possibilità. In certi casi si fa il discorso che se una persona ha un disagio mentale ed è produttiva si è già raggiunto lo scopo di cura dimenticandosi del suo vero benessere , inoltre non dovrebbero assegnare certi impegni lavorativi (quando si danno) poco decorosi e poco retribuiti alle persone con disagio mentale. Non basta poi una chiaccherata e una pillola date di "corsa" da certi professionisti occorre più impegno personale più rispetto, tempo e risorse economiche.
Io però Char_Lie conosco abbastanza bene gente benestante, che le condizioni materiali favorevoli le ha, che ha vita sociale attiva e agevole, rispetto, potere, successo, famiglie, uomini e donne che possono desiderare, eppure si sono sparate o vivono in bilico tra la vita e la morte con problemi alimentari.
Non sono sufficienti le condizioni materiali e non sottovaluterei l'importanza del poter parlare con qualcuno che non sia lontano come un Dio, a meno che non si pensi ad un Dio incarnato, ma allora la differenza si fa sottile.
Per quanto riguarda la psichiatria - di cui so assolutamente poco - mi/vi chiedo: quali pericoli ci sono che incateni una persona nelle sue stesse difficoltà? Voglio dire, già fare una diagnosi di un disagio psichico, per esempio nelle situazioni-limite, non è facile: esiste un pericolo che a fronte delle difficoltà e della lentezza di un trattamento psicoterapeutico si ceda alla tentazione di intensificare il trattamento farmacologico stroncando risorse che forse, pazientemente, potrebbero essere valorizzate e relegando così alla "bollatura" di una malattia la persona in cura?
Non so benedetta, io tutte le persone disturbate che ho conosciuto non è che avessero un retroterra pieno di risorse. Io comunque in questo centro ci sono andato da paziente, beh perché sto seguendo l'attività di arteterapia, unica cosa che faccio volentieri. Poi te l'ho detto mi sono accorto che comunque c'è una relazione tra una certa forma di benessere mentale e le risorse materiali ed economiche di cui si dispone. Queste risorse influenzano anche buona parte delle relazioni che si intrattengono con gli altri, le cose non sono nettamente slegate.
Io penso che certe risorse siano importanti, se tieni inattiva la mente, un po' alla volta si deteriorano pure le capacità cognitive. Un bambino che ha altri problemi ma che ha dei giocattoli, per esempio, può star meglio rispetto ad un bambino con gli stessi problemi ma che non ha niente intorno. Pensa solo al fatto che una persona che possiede un computer come me, può fare svariate cose. Posso entrare in contatto con una serie di informazioni (conoscere per esempio il film "Il ritorno di Cagliostro"), posso scrivere su questo forum, e se ho qualche risorsa economica in più posso comunque tenere certe attività che altri non possono permettersi proprio.
Per quanto non possa essere il massimo stare con una prostituta, non vederla manco col cannocchiale una donna non è che sia un'alternativa lieta che fa bene alla salute mentale.
Io ho avuto la possibilità di smettere di lavorare potendo continuare a sopravvivere senza finire in uno di questi centri, ma chi non ce l'ha questa possibilità spesso non è che poi sta meglio, il più delle volte fa una brutta fine. Somministrare farmaci e psicoterapie credo che non basti :sbonk:.
Io se posso star meglio e trovo situazioni in cui ci vado a guadagnare le adotto, l'aiuto terapeutico che ci vorrebbe è solo quello di capire cosa va cercando una persona e mostrare 'ste situazioni là dove uno non le conosce proprio, quindi aiutare la persona a sfruttare le risorse di cui dispone per fare quel che desidera fare più liberamente e non per renderla capace di lavorare come sosteneva, mi sembra, pure Freud.
L'elemento educativo dovrebbe sparire dalle psicoterapie per me, pure la perturbazione. Non mi convincono questi sistemi che usano pure certe favole alla pinocchio che contengono messaggi del genere: se non studi ti trasformi in un asino. L'uso del terrore, della paura, o viceversa all'opposto l'esaltazione del coraggio a vincere ogni paura e resistere a tutto, proprio non mi vanno giù, e sono contrario a questi metodi. Oltretutto io me ne accorgo quando si cerca di usarli con me in ambito terapeutico, perciò credo che spesso sia pure inutile.
Per star bene è vero che bisogna saper sfruttare le risorse per avvicinarsi il più possibile all'equilibrio ideale, ma là dove scarseggiano non è che le si può creare soltanto con una psicoterapia. Quel che si può risolvere, se lo psicoterapeuta è più capace di te nello scovare risorse nella tua vita per risolvere il tuo malcontento, si risolve, il resto resta senza risposta, e se questo resto è importante per la persona, il disagio mentale resta, a meno che lo psicoterapeuta non voglia spendere risorse mentali e materiali in più (quelle che non sono semplicemente di supporto e consulenza), mettendo a repentaglio la propria salute.
Io comunque in questo centro di igiene mentale ci sono andato (come ho già detto) per frequentare un gruppo di arteterapia, la mia esperienza è da "paziente" non grave. Entrando in contatto con questa realtà mi sono accorto che la gravità del disagio era abbastanza proporzionale al retroterra da cui provenivano 'ste persone ed anche alle varie risorse di cui disponevano. Chi aveva un disagio simile al mio aveva potuto usufruire delle stesse reti di protezione materiale, economica e familiare.
Il disagio mentale sfocia nel sociale per me, non si possono separare gli ambiti, non è come un dente cariato, se ricevi soldi non è che svanisce la carie se non esiste un dentista che sappia curarla, mentre in ambito psicologico le cose sono più intrecciate. Pure i soldi possono far star meglio mentalmente, perciò la salute mentale non può essere separata da certe altre forme di intervento assistenziale a vari livelli.
Come dice quel detto "i soldi non rendono felici, fuguriamoci la miseria!" :D.
Un saluto
Dipende, perchè la psicoterapia in alcuni casi rallenta o non è adeguata alla cura dei disturbi psichici perchè all'esordio della malattia è più utile, data l'emergenza, una cura rapida. Si, secondo me ci sono anche situazioni-limite dove uno specialista poco preparato può riempire di farmaci il paziente quando invece serve una terapia psicologica "fatta da chi la sa fare" o integrata. In molte strutture invece per ridurre i costi si somministrano farmaci (forse anche troppi a scapito del paziente) senza valutare e monitorare bene la situazione causando cronicità al paziente.
Si, sono d'accordo che lo stato di deprivazione può portare a non far sperimentare situazioni importanti per la crescita emotiva e lo sviluppo di funzioni cognitive anche perché la mancanza dei mezzi di sussitenza abbrutisce i rapporti tra le persone. Però forse dovremmo indirizzare le richieste di maggiore benessere ai centri di potere e non agli psicoterapeuti. D'altro canto però non sono convinta che nelle situazioni più gravi una psicoterapia, magari da aggiungere a quella farmacologica, non "smuova" niente, non faccia "vibrare" a pelle niente. Non lo so, forse proprio il rapporto umano, con calore, può far arrivare qualcosa, anche se non è un assegno o un tozzo di pane.
Carina l'arteterapia come funziona? Come ti trovi?
Quelli in cui lo psichiatra sta male da cani?.:postexam:
guardate come fa un vero psicoterapeuta, ma vero, a fare le sedute.:P
http://www.youtube.com/watch?v=5v5x6vEU5PI
Ciao, secondo me i casi che hanno la precedenza per usufruire della psicoterapia sono purtroppo i meno gravi cioè quelli in cui vi è un certo grado di consapevolezza, che sono presenti a sè e hanno la forza per riuscire a modificare-si, cioè in poche parole che hanno abbastanza equilibrio per reggere una psicoterapia. Tenendo presente che nelle strutture difficilmente si fa psicoterapia a lungo termine, si preferiscono terapie di sostegno a breve periodo anche perchè gli utenti che frequentano hanno patologie che non possono permettersi di andare a "scavare" con tecniche analitiche.
e quindi il sillogismo è che un matto non può fare lo psicologo, allora abbiamo la possibilità di sapere che chi lavora come psicologo non è matto.
Bisogna vedere da che parte stai della gabbia.
Chi è che dice che lo psichiatra è sano di mente?
E chi autorizza uno psicologo a riempire la gente di discorsi?
Eeeeh.
Lo stesso psichiatra, è lui che fa le diagnosi (fa un'autocertificazione, come per l'atto di nascita) ... ha il coltello dalla parte del manico :D
La gente stessa, o meglio, i suoi pazienti, che lo pagano per sentire i suoi discorsi :D
Ciao
Mi sembra che sia tornato il padrone di casa, anche se la casa non è più sua. Sentiva la saudade? Qui, invece, siamo nel regno dell'unheimlichkeit! In ogni caso, lo psicoanalista lacaniano si autorizza da solo (o tramite la passe), quello freudiano ortodosso si fa firmare l'autorizzazione dai genitori (in questo caso basterà il Nome del Padre), quelli interpersonali, relazionali, transizionali e benedettini (quelli di Benedetti) parlino ora, o tacciano per sempre.
Lo psichiatra non è sano di mente, altrimenti non farebbe quel lavoro. L'informatore farmaceutico è più in buona salute. Il suo datore di lavoro ancor di più.
La camicia di forza del nuovo millennio (già attiva da qualche tempo) è proprio la pillolina. Difficile immaginare una patologia psichiatrica senza terapia farmacologica, altrettanto difficile immaginare che alcuni, nei momenti di stress, non ne abusino. Il qualunquismo non passa mai di moda, un po' come la frustrazione.
Argomento frusto, quello delle patologie gravi. Eppure... a me sembra che l'interesse sulla psicosi ora sia decisamente alto, e che le terapie comprendano una gamma di pazienti molto più ampia di quanto non accadesse prima, forse proprio grazie all'introduzione di alcuni psicofarmaci. In cauda venenum, cioè all'ultimo i farmaci.
Per me l'arteterapia ha rappresentato uno spazio per socializzare, anche se gli psicologi insistono che i fattori terapeutici sono altri: parlano sempre di consapevolezza ecc. ecc. va be' questa è una loro fissazione :D.
Insomma a me quello che mi ha aiutato è stato avere la possibilità di interagire con qualcuno in un ambiente tranquillo in cui non si è alle prese con performance complicate. Così ho fatto amicizia con alcune persone ed ho allargato un po' le mie relazioni, allargato per modo di dire, prima non vedevo nessuno oltre alle persone della mia famiglia :asd:.
Io delle volte dico che apprezzo qualche consiglio più pratico al posto di analisi complicate non per caso, perché la mia esperienza è questa.
Stavo seguendo una psicoterapia alla asl, ma la psicoterapeuta vedeva che comunque sempre da solo me ne stavo, le parlavo delle difficoltà nell'incontrare persone nuove, ma la cosa più di tanto non la riuscivo a sbloccare. Analizzare le cause del passato remoto poi non metteva in moto proprio nulla. Avevo avviato certe attività (un corso alla regione ad esempio...), ma avevo sempre abbandonato dopo un po' e non c'era stato il tempo di instaurare qualche legame, anche perché sono lento in queste cose, avevo provato anche con certe associazioni di volontariato, ma lo stesso poi avevo lasciato perdere.
Siccome mi vedeva sempre scarabocchiare sui fogli, quando andavo da lei, un giorno mi disse "guarda inizia questo gruppo di arteterapia, non so di preciso di cosa si tratta, prova ad andare là e vedi se l'attività ti interessa e se le persone che frequentano il gruppo ti piacciono, se no lasci perdere, tentare in questo caso non nuoce".
'sta psicoterapeuta qua è riuscita ad afferrare meglio le mie esigenze, però c'ho dovuto litigare diverse volte per farle capire bene pure a lei che parlare di certe cose, insomma, non è che mi servisse e aiutasse tanto. Parlammo delle stesse cose con cui discuto con voi, lei mi disse “ma qua si viene per parlare di questo e quell’altro”, io invece glielo dissi che ero là semplicemente perché mi sentivo un po’ solo, cercavo contatti sociali ma parlare con lei per un’ora a settimana non è che risolvesse più di tanto il problema, non sapevo più che fare, ero là non per capire chissà cosa, non c’era niente di così complicato da capire per me, ero scontento di certe relazioni che avevo avuto in passato, ma una serie di ostacoli attualmente rimanevano.
Così questa psicoterapeuta, particolarmente intelligente, ha avuto l’idea del gruppo di arteterapia, quello che mi chiedo però è: e se fosse stata lei da sola a parlare con me, come diavolo m’avrebbe potuto aiutare più agevolmente? :mumble:
Se avesse conosciuto alla perfezione le teorie di Freud, Bion, Lacan, cognitivi, esistenziali, comportamentali, relazionali e compagnia bella, e le avesse sapute pure applicare, come m’avrebbe potuto aiutare se non esistevano altre strutture sociali su cui poter contare? Quella dei soldi era una provocazione per mettere in evidenza che servono comunque altre risorse e mezzi oltre al parlare e scambiare idee con qualcuno per far vivere un po’ meglio le persone anche al livello mentale. Il parlare e scambiare idee può essere un mezzo per aiutare una persona a scovarle ‘ste risorse in giro, ma in giro poi se non ci sono queste risorse, e chi le possiede non le dispone in determinati modi, certi problemi restano insoluti.
Il disagio mentale non si riesce a piazzare solo nella testa di una persona secondo me lasciandolo separato da tutto l'ecosistema, deve cambiare qualcosa nella mia testa di sicuro ad un qualche livello conoscitivo, ma spesso se non cambia qualcosa pure fuori certi disagi non li si può davvero curare.
Io parlo per esperienza personale, non penso che poi lasciato a me stesso a provare delle frustrazioni, che comunque già provavo come tutti gli altri, sarebbe migliorata la situazione chissà quanto. Quello che ho osservato sulla mia pelle è che invece di migliorare peggioravo, se ero arrabbiato e frustrato a dieci, divenivo arrabbiato e frustrato a venti.
La psicoterapia e gli psicofarmaci non sono inutili, però possono diventarlo se si fa affidamento solo su questi per curare la salute mentale delle persone. Un qualsiasi operatore in questo settore dovrebbe avere questa forma di consapevolezza, visto che si parla sempre di consapevolezza, che secondo me spesso manca.
Saluti
Che bel post.
Quant'è vero.
Forse lo scopo è proprio arrabbiarsi a tremila.
"Dottore, lei mi fa tanto arrabbiare"
La sublimazione della serenità è un'arrabbiatura bestiale, una mostruosa arrabbiatura ali limiti dell'infarto, per arrivare alla sublimazione della causa.
Uauha.
Non è possibile arrivare alla padronanza in via razionale, ma deve per forza passare attraverso un'esplosione dei sentimenti.
GHGHGh, io ne so un casino!:medito:
Che dire...Char_Lie hai ragione.
A volte è difficile mettere da parte le nostre questioni per stare ad ascoltare veramente cosa dice l'altro. Credo che anche i terapeuti non siano esentati da questa difficoltà ed il loro "sapere" forse li penalizza ancora di più.
Maggiore spazio al silenzio.
Beh, allora è molto terapeutico pure andare in giro in auto :D.
Però quando gli automobilisti per strada si prendono certe arrabbiature ai limiti dell'infarto, più che la sublimazione, come effetto si raggiunge più spesso l'omicidio della parte meno attrezzata agli scontri duri alla Mad Max.