Originalmente inviato da
Ladyflame
Beh, io almeno l'ho interpretata così, poi non so...
Il sentimento della dualità è la colpevolezza perché la dualità implica la disgregazione dell'identità, l'accettazione delle contraddizioni dell'identità e dell' "altro da sé", inteso come l'altro generalizzato e diverso in cui il Sé può riconoscersi ed espandersi, pur tuttavia facendo sempre ritorno a se stesso (siamo allo stesso tempo "uno, nessuno e centomila")...
L'uomo tenderebbe a ricercare un'identità unitaria, stabile, totalizzante, perché ciò richiama l'esperienza materna, un'esperienza appunto totalizzante e rassicurante; la dualità è collegata invece all'esperienza paterna e al conflitto edipico, dunque disgrega l'identità, generando conflitto, contraddizione, incertezza...colpevolezza!
Tale colpevolezza può essere superata solo attraverso il pensiero plurale, ovvero attraverso l'accettazione delle contraddizioni dell'identità, del fatto che non è unitaria bensì frammentata in molteplici Sé, nei quali noi ci identifichiamo attraverso le relazioni ("noi siamo le nostre relazioni"). Quindi il pensiero plurale inteso come "sentirci parte degli altri" e gli altri "parte di noi stessi".
Non so, se è chiaro...non sono argomenti semplicissimi, vanno un pò digeriti, e poi ognuno trova il suo modo di esprimerli...spero in qualche modo di essere stata utile.