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Non è che i Dolori del giovane werther fossero proprio un best seller, visto che il romanticismo era diffuso tra pochi fortunati, colti e ricchi.
Poi, prima, l'amore non c'era nemmeno perchè non c'era tempo, troppo impegnati a mettere insieme il pranzo con la cena,
il romanticismo era un lusso.
Quindi il paragone tra ieri e oggi non è corretto in questi termini.
Lascia stare Goethe e Fogazzaro, che la maggior parte della gente era analfabeta, in Italia, fino agli anni cinquanta, vedi piuttosto come esempio il maestro Manzi.:asd:
Per quantoriguarda i best sellers di oggi, più sono sellers più fanno schifo, sostituiamo Carlotta con Mary, e ilgiovane werther con Johnny:), Johnny e Mary, secondo wilbur Smith e simili, dopo poche pagine finiscono a letto, tra finti papiri e piramidi di cartapesta.
Oggi prediligiamo gli scrittori automatici.:)
Comunque anche i dolori del giovane werther è un gran polpettone, quasi quasi come certi tuoi post:))))))))))))))))
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«Ciò che è stato detto circa la struttura della comprensione dell’ “altro” mette in evidenza il significato essenziale che l’unità originaria di bambino e madre riveste per lo sviluppo, nell’adulto, del fenomeno dell’ “incontro”. Vorrei aggiungere che tale fenomeno non è semplicemente l’effetto dell’esperienza di unità, dell’adattamento e del sentimento di benessere, ma si collega in ultima analisi all’esperienza della possibilità di realizzare se stessi. Questa è ciò che riempie di tanta gioia nell’ “incontro”. Il fatto che proprio l’esperienza di autorealizzazione viene suscitata nell’ “incontro spiega perché restiamo così profondamente delusi ogni volta che scopriamo di esserci sbagliati, o perché l’altro è diverso da come pensavamo o perché è cambiato nel frattempo. Questa delusione è così profonda perché rappresenta, per così dire, uno sconvolgimento [shaking] della nostra esistenza. L’esperienza dell’ “incontro” porta in primo piano qualcosa che è profondamente caratteristico della natura umana, cioè che la mia esistenza è vincolata all’autorealizzazione dell’altro». [K. Goldstein, (2007), Il concetto di salute ed altri scritti, in E. Calamari, M. Pini, (a cura di), ETS, Pisa, pp. 105-106].
Buon fine settimana a tutti.
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Char_Lie
Ma un uomo che investe di proiezioni una donna dalla mattina alla sera concretamente che fa? :mumble:
Er cinematografo :D:D:D
:ciao:
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Originalmente inviato da
Megiston Matema
«Ciò che è stato detto circa la struttura della comprensione dell’ “altro” mette in evidenza il significato essenziale che l’unità originaria di bambino e madre riveste per lo sviluppo, nell’adulto, del fenomeno dell’ “incontro”. Vorrei aggiungere che tale fenomeno non è semplicemente l’effetto dell’esperienza di unità, dell’adattamento e del sentimento di benessere, ma si collega in ultima analisi all’esperienza della possibilità di realizzare se stessi. Questa è ciò che riempie di tanta gioia nell’ “incontro”. Il fatto che proprio l’esperienza di autorealizzazione viene suscitata nell’ “incontro spiega perché restiamo così profondamente delusi ogni volta che scopriamo di esserci sbagliati, o perché l’altro è diverso da come pensavamo o perché è cambiato nel frattempo. Questa delusione è così profonda perché rappresenta, per così dire, uno sconvolgimento [shaking] della nostra esistenza. L’esperienza dell’ “incontro” porta in primo piano qualcosa che è profondamente caratteristico della natura umana, cioè che la mia esistenza è vincolata all’autorealizzazione dell’altro». [K. Goldstein, (2007), Il concetto di salute ed altri scritti, in E. Calamari, M. Pini, (a cura di), ETS, Pisa, pp. 105-106].
Buon fine settimana a tutti.
Insomma, in quest'epoca di amori disamorati la società ci impone degli oggetti-gadgets da utilizzare, senza riconoscerli per la loro peculiarità ma per il loro utilizzo. Una specie di primato della tecnica. Noi, ovviamente, saremmo i Primati della Tecnica (una specie che si differenzia dall'Homo Sapiens Sapiens per essersi svincolata dal fluire del tempo e delle stagioni e per essere totalmente dipendente dall'apparato tecnologico e dalla sterilizzazione affettiva).
Puntualizzo una cosa: Bion, ad esempio, si era interessato non tanto ai momenti di sintonizzazione madre-bambino, quanto ai vuoti (generatori, secondo lui, di possibilità di pensiero).
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Originalmente inviato da
Megiston Matema
Er cinematografo :D:D:D
:ciao:
Me la so cercata...
Però sta battuta mi ha fatto schiattare :asd:
:ciao:
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Originalmente inviato da
lalangue
Insomma, in quest'epoca di amori disamorati la società ci impone degli oggetti-gadgets da utilizzare, senza riconoscerli per la loro peculiarità ma per il loro utilizzo. Una specie di primato della tecnica. Noi, ovviamente, saremmo i Primati della Tecnica (una specie che si differenzia dall'Homo Sapiens Sapiens per essersi svincolata dal fluire del tempo e delle stagioni e per essere totalmente dipendente dall'apparato tecnologico e dalla sterilizzazione affettiva).
Puntualizzo una cosa: Bion, ad esempio, si era interessato non tanto ai momenti di sintonizzazione madre-bambino, quanto ai vuoti (generatori, secondo lui, di possibilità di pensiero).
Lo scritto di Goldstein va in direzione completamente opposta alla concezione dell'altro come oggetto, si inserisce piuttosto (anzi la anticipa) all'interno di una concezione relazionale soggetto-soggetto ... non si spiegherebbe altrimenti perché vincolare l'esistenza alla realizzazione dell'altro.
Sander e Tronick utilizzano dei momenti di crisi all'interno della relazione (mismatching, still face, ecc.) per osservare come il bambino si riorganizza a partire da questi momenti di caos e di disordine; la cosa sorprendente è che questi momenti di stress e di disordine non producono caos o disorganizzazione, ma una organizzazione di livello più elevato nel bambino e nel rapporto madre-bambino, in particolari condizioni. Trasposto nella clinica questo elemento è preziosissimo.
Ciao
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Originalmente inviato da Megiston Matema
Ciò che si può tagliar via con un colpo di mouse è il mai stato, il mai accaduto, l’estremamente superficiale, ciò che non ti impegna, ciò che non hai mai abitato, l’equivoco di pensare che puoi salvare te stesso, il tuo amor proprio, eliminando l’altro quando inizia a coinvolgerti e senti questo coinvolgimento come una gabbia intollerabile...
Si taglia via quel che fa star male. Comunque ognuno si impegna a modo suo, è quando questo impegno viene ritenuto niente che si sta male. Io l'unica cosa che ho capito è che o ci sto insieme o non ci sto insieme all'altro sto sempre male. Quando sono in compagnia, a farmi star male è l'altra persona che alla fine in un modo o nell'altro mi comunica che... "Vuoi star con me? Puoi farlo se rispetti queste condizioni"... Quando sto da solo è la solitudine e la voglia di socialità a farmi star male, una socialità immaginata che poi in concreto con l'altro in carne ed ossa fallisce perché il prezzo da pagare è sempre troppo alto.
Stai da solo e ti illudi immaginando un rapporto abbastanza felice, stai con una persona, che ti piace sotto certi aspetti, e poi - quando devi sopportar troppo ed i momenti di felicità si riducono all'osso - finisci col dirti "ma chi me lo ha fatto fare!" :asd:.
Una iattura... E ci credo che Gesù Cristo, che diceva d'esser il figlio dell'onnipotente l'hanno subito crocifisso, non l'hanno fatto mica perché non gli hanno creduto, no, no, proprio perché l'hanno preso sul serio han pensato di cogliere l'occasione al volo e vendicarsi subito trasversalmente prima che accorresse il papà coi suoi super super poteri :D.
Saluti
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Si taglia via quel che fa star male. Comunque ognuno si impegna a modo suo, è quando questo impegno viene ritenuto niente che si sta male. Io l'unica cosa che ho capito è che o ci sto insieme o non ci sto insieme all'altro sto sempre male. Quando sono in compagnia, a farmi star male è l'altra persona che alla fine in un modo o nell'altro mi comunica che... "Vuoi star con me? Puoi farlo se rispetti queste condizioni"... Quando sto da solo è la solitudine e la voglia di socialità a farmi star male, una socialità immaginata che poi in concreto con l'altro in carne ed ossa fallisce perché il prezzo da pagare è sempre troppo alto.
Stai da solo e ti illudi immaginando un rapporto abbastanza felice, stai con una persona, che ti piace sotto certi aspetti, e poi - quando devi sopportar troppo ed i momenti di felicità si riducono all'osso - finisci col dirti "ma chi me lo ha fatto fare!" :asd:.
Una iattura... E ci credo che Gesù Cristo, che diceva d'esser il figlio dell'onnipotente l'hanno subito crocifisso, non l'hanno fatto mica perché non gli hanno creduto, no, no, proprio perché l'hanno preso sul serio han pensato di cogliere l'occasione al volo e vendicarsi subito trasversalmente prima che accorresse il papà coi suoi super super poteri :D.
Saluti
Caro Charlie,
talvolta (anzi, spesso) ciò che ci fa star male non è un’altra persona, una situazione esterna ... ma i nostri limiti interni, le nostre rigidità che non ci permettono non soltanto di assimilare la persona (o una sua parte) o la situazione, ma addirittura di godercela ... solo se ti abbandoni e affidi tutti i tuoi sentimenti ad una sconosciuta, ad un altro da te, puoi godere dell’amore, se sei cauto hai un amore tiepido o nessun amore, se non giochi non vinci.
Nel momento in cui decidessi di tagliar via tutto, per non soffrire, lo faresti soltanto per non mettere le mani in te stesso, credendo erroneamente che eliminando l’altro, quell’altro, tu risolva la situazione e possa smettere di soffrire. La sofferenza ti accompagnerà in questa che è già una sconfitta e si ripresenterà intatta alla successiva situazione simile con qualcun altro con cui tu ti possa illudere di non dover attraversare quella sofferenza, l’altro “talismano” che dovrebbe risparmiartela.
La sofferenza è ineliminabile nell’amore come nella vita, ogni cambiamento autentico, strutturale, la prevede, ne fa parte integrante, non c’è vero cambiamento che non sia accompagnato da una sofferenza anche intensa, non esiste una persona “magica” che possa risparmiarcela, anche se il “transfert” certe volte è questo: la ricerca dell’uomo della medicina, del saggio, che mi farà attraversare il fuoco senza bruciarmi, la ricerca del partner giusto, quello che non mi farà soffrire, quello che mi capirà al volo, quello che mi accetterà incondizionatamente così come sono.
Si passa da innamoramento ad altro innamoramento, da partner a partner, da illusione ad illusione, incapaci di andare oltre, atterriti dall’andare oltre, incapaci di spiccare il volo ... come “alieno che non vola”.
Un saluto
http://www.youtube.com/watch?v=-RIqO9ZpCGo
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La sofferenza è ineliminabile nell’amore come nella vita, ogni cambiamento autentico, strutturale, la prevede, ne fa parte integrante, non c’è vero cambiamento che non sia accompagnato da una sofferenza anche intensa, non esiste una persona “magica” che possa risparmiarcela, anche se il “transfert” certe volte è questo: la ricerca dell’uomo della medicina, del saggio, che mi farà attraversare il fuoco senza bruciarmi, la ricerca del partner giusto, quello che non mi farà soffrire, quello che mi capirà al volo, quello che mi accetterà incondizionatamente così come sono.
"il mondo è fatto così ed è previsto tutto questo nella struttura ultima del mondo" non è una buona ragione per "convincere" il proprio malcontento di fondo quando le cose proprio non girano per il verso giusto (che è quello che c'abbiamo in mente noi :D).
Penso ancora che sia proprio una iattura, se niente può rappresentare un rimedio per il male di cui mi lamento, niente può aggiustare quel che s'è fratturato.
Saluti
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Originalmente inviato da
Char_Lie
"il mondo è fatto così ed è previsto tutto questo nella struttura ultima del mondo" non è una buona ragione per "convincere" il proprio malcontento di fondo quando le cose proprio non girano per il verso giusto (che è quello che c'abbiamo in mente noi :D).
Penso ancora che sia proprio una iattura, se niente può rappresentare un rimedio per il male di cui mi lamento, niente può aggiustare quel che s'è fratturato.
Saluti
Char_lie,
la vita è tua, tu sei l'unico a decidere se stare fermo ... e soffrire, oppure se muoverti alla ricerca d'altro ... e soffrire :D
Buona serata
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Originalmente inviato da Megiston Matema
la vita è tua, tu sei l'unico a decidere se stare fermo ... e soffrire, oppure se muoverti alla ricerca d'altro ... e soffrire :D
E' come dire ad un condannato a morte, "la vita è tua e sei liberissimo di scegliere se morir ghigliottinato esposto al sole oppure se morire all'ombra" :asd:.
Magari queste alternative non scalfiscono nemmeno lontanamente la corazza di quel di cui si lamenta un condannato a morte in questa situazione.
Ogni persona minimamente intelligente lo capisce cosa vorrebbe questo condannato (non morire! :D) e che non gli interessa mica come è esposta rispetto al sole la ghigliottina: o al sole o all'ombra la testa la ghigliottina gliela taglierà comunque :sbonk:.
Certo scegliendo consapevolmente tra le due alternative si godrà un po' di sole o un po' di ombra in attesa di schiattare (a seconda dei suoi gusti), ma quel che lo preoccupa davvero è il dover sottostare a questo giogo al quale non ha scelto di sottostare, e non a come è esposto il suo strumento di morte.
D'altra parte spostare un problema ben più complicato e radicato verso la scelta tra il sole e l'ombra dà l'impressione al condannato di poter controllare la situazione, ma quel che vuol controllare davvero, se uno ci riflette bene, sfugge ancora al condannato, la mancanza non è stata davvero colmata.
Insomma non è nello scegliere tra l'ombra e il sole il vero dilemma che pongo, bisognerebbe proprio andare oltre, ma per andare oltre bisogna pensare in maniera talmente diversa che bisogna per forza andare a finire nel pensiero magico (da cui deriva quello scientifico) in cui si riescono ad infrangere alcune premesse reali da cui si parte tipo "il condannato non può far nulla per evitare la ghigliottina", è a questo livello che una persona cerca aiuto, a me sembra ovvio.
La premessa reale problematica è proprio questa per me "Per aver questo e quest'altro bisogna soffrire e rinunciare a queste altre cose" e tu stesso continui ad alimentarla Megiston, anche per te questo è un assioma invalicabile che non può venir meno (ma è questo che in fin dei conti sembra anche a me ed in questo consiste in ultima analisi quello di cui mi lamento sempre).
Se è questo il problema la tua constatazione (c'è una ghigliottina che taglierà via qualcosa) lascia tutto così com'è, la "ghigliottina" insomma è ancora là e scegliere tra il tagliare qualcosa esposta al sole o all'ombra non risolve il vero problema di fondo, che consiste nel fatto che non si vuole e si desidera che si tagli via qualcosa (in particolar modo, per il condannato, la sua testa).
Se davvero non si possono modificare certe cose agevolmente, sarò rigido e quello che vuoi, ma per me è davvero una iattura. E contro questa iattura ci vorrebbe solo una forma di "magia" che funzionasse davvero: se non esiste proprio questa forma di "magia", la iattura di cui mi lamento resterà e nessuna consapevolezza potrà aggiungere altro di pertinente ed utile se questa non ha alcun potere di attaccare direttamente questo assioma di fondo.
Saluti
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Ma Benedetta dov'è, che è successo.
Moh?
E' colpa della redazione?
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Originalmente inviato da
Char_Lie
E' come dire ad un condannato a morte, "la vita è tua e sei liberissimo di scegliere se morir ghigliottinato esposto al sole oppure se morire all'ombra" :asd:.
Magari queste alternative non scalfiscono nemmeno lontanamente la corazza di quel di cui si lamenta un condannato a morte in questa situazione.
Ogni persona minimamente intelligente lo capisce cosa vorrebbe questo condannato (non morire! :D) e che non gli interessa mica come è esposta rispetto al sole la ghigliottina: o al sole o all'ombra la testa la ghigliottina gliela taglierà comunque :sbonk:.
Certo scegliendo consapevolmente tra le due alternative si godrà un po' di sole o un po' di ombra in attesa di schiattare (a seconda dei suoi gusti), ma quel che lo preoccupa davvero è il dover sottostare a questo giogo al quale non ha scelto di sottostare, e non a come è esposto il suo strumento di morte.
D'altra parte spostare un problema ben più complicato e radicato verso la scelta tra il sole e l'ombra dà l'impressione al condannato di poter controllare la situazione, ma quel che vuol controllare davvero, se uno ci riflette bene, sfugge ancora al condannato, la mancanza non è stata davvero colmata.
Insomma non è nello scegliere tra l'ombra e il sole il vero dilemma che pongo, bisognerebbe proprio andare oltre, ma per andare oltre bisogna pensare in maniera talmente diversa che bisogna per forza andare a finire nel pensiero magico (da cui deriva quello scientifico) in cui si riescono ad infrangere alcune premesse reali da cui si parte tipo "il condannato non può far nulla per evitare la ghigliottina", è a questo livello che una persona cerca aiuto, a me sembra ovvio.
La premessa reale problematica è proprio questa per me "Per aver questo e quest'altro bisogna soffrire e rinunciare a queste altre cose" e tu stesso continui ad alimentarla Megiston, anche per te questo è un assioma invalicabile che non può venir meno (ma è questo che in fin dei conti sembra anche a me ed in questo consiste in ultima analisi quello di cui mi lamento sempre).
Se è questo il problema la tua constatazione (c'è una ghigliottina che taglierà via qualcosa) lascia tutto così com'è, la "ghigliottina" insomma è ancora là e scegliere tra il tagliare qualcosa esposta al sole o all'ombra non risolve il vero problema di fondo, che consiste nel fatto che non si vuole e si desidera che si tagli via qualcosa (in particolar modo, per il condannato, la sua testa).
Se davvero non si possono modificare certe cose agevolmente, sarò rigido e quello che vuoi, ma per me è davvero una iattura. E contro questa iattura ci vorrebbe solo una forma di "magia" che funzionasse davvero: se non esiste proprio questa forma di "magia", la iattura di cui mi lamento resterà e nessuna consapevolezza potrà aggiungere altro di pertinente ed utile se questa non ha alcun potere di attaccare direttamente questo assioma di fondo.
Saluti
Caro Char_lie,
ritorniamo sempre li ... palla al centro ... senza, però, aver mai fatto un gol ... e questo è paradossale. Ci ritroviamo sempre nello stesso punto senza davvero esserci mai mossi da li. Uno può star fermo se vuole, dire: !"Andate avanti voi, io vengo dopo ... o non vengo per niente!". Fra una sofferenza nota e una ignota, si può pensare di fermarsi a quella nota che almeno la si conosce, ci si da del tu ormai ... volevo qualcosa? Si, ma non è importante, meglio non rischiare, non faticare, meglio illudersi che mi piova dal cielo prima o poi, ben sapendo che questo non accadrà mai! Quella ignota spaventa, terrorizza, non ho garanzie (ma quali garanzie vorresti se sei tu quello che dovrà cercare, trovare, ... chi può darti garanzie sul fatto che TU ce la possa fare?) ... ma tanti oltre te la percorrono, con fatica, sofferenza, ma anche con successo ... superano il guado e provano a riprendere in mano le redini della loro vita, lasciati fino ad allora nelle mani del caso. Sarebbe già un passo avanti per te poterti dire che sei tu a rinunciare, sei tu a volere star fermo, non la mancanza di garanzie, non l'incertezza dell'esito, non la difficoltà del compito, non la sofferenza che poteresti incontrare perché non è superiore a quella che provi già e non è superiore alla tua possibilità di sopportarla.
Un saluto
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Per come son fatto io Megiston ci sarei già andato in certe direzioni se avessero diminuito davvero la sofferenza e non l'avessero acuita. Se qualcuno riuscisse a mostrarmi qualcosa di meglio che io non riesco a vedere ci andrò da solo da quella parte e non ci sarà bisogno certo che questo si sforzi a convincermi che è meglio così per me.
Io non sto bene, ma il mio obiettivo non è cambiare punto e basta, o diventare uno stacanovista, o maturare, o divenire una persona che piace alle donne, uno stronzo o un non stronzo secondo qualche codice morale di comportamento, se tutto questo alla fine non mi farà star meglio nell'insieme, perché mi costringe comunque a rinunciare ad altro, a non esser me stesso, non me ne frega niente di divenire così o colà, il mio obiettivo principale è star meglio secondo me e le mie esigenze che sono diverse e variegate, non secondo te o altre persone.
Ci vuole un cambiamento di sicuro, ma un cambiamento che mi permetta di soddisfare insieme quel che a me sembra insoddisfacibile, di questo mi lamento spesso. Con i tagli nessun governo va avanti bene, bisogna pensare a come risolverli i problemi e non a spostare risorse.
Se a me a darmi fastidio è proprio quella ghigliottina che metaforicamente per me rappresenta la situazione reale che conosco già (la mia rappresentazione della realtà) e nella quale mi sento immerso, è questa che qualcuno dovrebbe aiutarmi a smontare, se ne è capace ed è possibile smontarla... Io questo chiedo. E' un intervento magico che chiedo? Forse... La magia comunque è qualcosa di relativo, qualcuno ritiene impossibile far qualcosa con certi mezzi fino a che qualche altro non gli mostra che non è vero, lasciandolo a bocca aperta, ma in fin dei conti è questa la difficoltà per me, bisogna riuscire a stupirmi con effetti speciali reali :asd:.
Questa è la domanda, se qualcuno è capace davvero di accoglierla sarò felice di ricevere sostegno ed aiuto in tal senso.
Se una persona dice di non essere onnipotente e non esser capace di accogliere una domanda del genere va bene, non ce l'ho con questa persona, anche io non so farlo per ora quel che chiedo e non so se è possibile (ora mi sembra più impossibile che possibile), altrimenti non avrei chiesto aiuto.
A scegliere in mezzo a quel che mi è noto non ho nessun impedimento, non è questo il problema per me, il problema è che in mezzo alle scelte disponibili note non ne vedo nessuna che riesca davvero ad arginare e soddisfare meglio le mie esigenze. Mi serve un ampliamento delle scelte e non un adattamento a queste.
Saluti
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Per come son fatto io Megiston ci sarei già andato in certe direzioni se avessero diminuito davvero la sofferenza e non l'avessero acuita. Se qualcuno riuscisse a mostrarmi qualcosa di meglio che io non riesco a vedere ci andrò da solo da quella parte e non ci sarà bisogno certo che questo si sforzi a convincermi che è meglio così per me.
Io non sto bene, ma il mio obiettivo non è cambiare punto e basta, o diventare uno stacanovista, o maturare, o divenire una persona che piace alle donne, uno stronzo o un non stronzo secondo qualche codice morale di comportamento, se tutto questo alla fine non mi farà star meglio nell'insieme, perché mi costringe comunque a rinunciare ad altro, a non esser me stesso, non me ne frega niente di divenire così o colà, il mio obiettivo principale è star meglio secondo me e le mie esigenze che sono diverse e variegate, non secondo te o altre persone.
Ci vuole un cambiamento di sicuro, ma un cambiamento che mi permetta di soddisfare insieme quel che a me sembra insoddisfacibile, di questo mi lamento spesso. Con i tagli nessun governo va avanti bene, bisogna pensare a come risolverli i problemi e non a spostare risorse.
Se a me a darmi fastidio è proprio quella ghigliottina che metaforicamente per me rappresenta la situazione reale che conosco già (la mia rappresentazione della realtà) e nella quale mi sento immerso, è questa che qualcuno dovrebbe aiutarmi a smontare, se ne è capace ed è possibile smontarla... Io questo chiedo. E' un intervento magico che chiedo? Forse... La magia comunque è qualcosa di relativo, qualcuno ritiene impossibile far qualcosa con certi mezzi fino a che qualche altro non gli mostra che non è vero, lasciandolo a bocca aperta, ma in fin dei conti è questa la difficoltà per me, bisogna riuscire a stupirmi con effetti speciali reali :asd:.
Questa è la domanda, se qualcuno è capace davvero di accoglierla sarò felice di ricevere sostegno ed aiuto in tal senso.
Se una persona dice di non essere onnipotente e non esser capace di accogliere una domanda del genere va bene, non ce l'ho con questa persona, anche io non so farlo per ora quel che chiedo e non so se è possibile (ora mi sembra più impossibile che possibile), altrimenti non avrei chiesto aiuto.
A scegliere in mezzo a quel che mi è noto non ho nessun impedimento, non è questo il problema per me, il problema è che in mezzo alle scelte disponibili note non ne vedo nessuna che riesca davvero ad arginare e soddisfare meglio le mie esigenze. Mi serve un ampliamento delle scelte e non un adattamento a queste.
Saluti
Caro Char_lie,
di interventi magici ne trovi quanti ne vuoi, dalla crema che ti fa dimagrire mentre dormi alle pillole della felicità, basta guardarti intorno e di gente che ti promette il paradiso è pieno il mondo ed è pieno, purtroppo, anche l’ambito psicoterapeutico.
L’unico modo per cambiare e nello stesso tempo rimanere ciò che sei senza snaturarti che io conosca è la psicoanalisi, e lo è perché è comunque un’esperienza personale, individuale, in cui lo psicoanalista è guida discreta e non fa nulla al posto tuo, ma dovrai essere tu a fare ad iniziare dalla decisione di intraprendere una analisi.
Il tuo paradosso è che vorresti qualcuno che facesse al posto tuo, magicamente, e vorresti rimanere te stesso: come pensi di conciliare le due cose?
Un saluto
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Originalmente inviato da Megiston Matema
di interventi magici ne trovi quanti ne vuoi, dalla crema che ti fa dimagrire mentre dormi alle pillole della felicità, basta guardarti intorno e di gente che ti promette il paradiso è pieno il mondo ed è pieno, purtroppo, anche l’ambito psicoterapeutico.
Per magia io intendo qualcosa che funzioni davvero, queste sono truffe non è magia. La magia è quella che vedi in un film di intrattenimento, la magia funzionante che cerco dovrebbe essere un qualcosa di simile trasposto nella realtà, ecco un assurdo desiderato che si realizza. A me non basta che me lo si prometta il paradiso, lo voglio proprio avere ed ottenere :asd:.
Chi mi dice che me lo può dare il paradiso e non ne è capace sbaglia, ma chi mi dice che non me lo può dare dall'altro lato non mi può aiutare di certo.
Una persona per aiutarmi dovrebbe promettere di accogliere quel che chiedo e mantenere anche quel che promette.
Questo sarebbe un atteggiamento onesto, non dovrebbe né interessarsi di quel che vado cercando io, tanto su questo sono abbastanza impermeabile perché certi malcontenti li avverto direttamente io, né promettermi quel che non può mantenere poi.
Se quel che vuol fare è solo convincermi a far certe cose che adesso non voglio fare, in mezzo a quelle che conosco già, dicendomi la vita è questa per me non risolverebbe nulla di quel che chiedo. Questa informazione non risolve i problemi di fondo. Altre informazioni che potrebbero aprire altri scenari positivi invece potrebbero risultarmi utili, tipi di professioni che non conosco proprio e cose del genere ad esempio. Io mi lamento del lavoro perché è "lavoro" per me :asd:, se un'altra persona mi proponesse un'idea diversa dalle solite che più o meno c'hanno tutti e mi desse un numero di informazioni sufficiente per avviare qualcosa senza troppi intoppi, che poi magari non saprei risolvere, mi potrebbe aiutare. Io quando ho ottenuto certe cose con molta fatica sono stato talmente male che non voglio proprio più insistere in questo modo, vivo male comunque, per questo la tua soluzione non va bene per me. Quando più o meno so cosa fare e sono bene intenzionato a farlo, lo faccio.
Alla fine c'è poco da fare, qualcuno pensieri nuovi e diversi da quelli che sanno produrre un po' tutti dovrà pur tirarli fuori, i modi di pensare standard, i soliti discorsi che più o meno si possono trovar stampati sui più svariati manuali e libri, (questo della crescita e dello sviluppo e dell'affrontare le paure c'è sempre, ma non coglie l'essenziale per me) che si ripetono uguali ed identici, di certo non possono produrre quell'"altro" di cui ho bisogno. Non è che se li ripete una persona che è presente di fronte a me sortisce un effetto diverso.
Comunque ho seguito il consiglio di Lalangue e mi sono rivolto ad una struttura pubblica, vedo come va là, cercherò di chiarire in poche sedute tutta la questione con la psicologa che lavora lì, che voglio un supporto ecc. ecc. non un'analisi standard. Mi sono fatto un'idea della cosa, mi sembra che non funzioni tanto con me.
Saluti
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Non ti c'innamorare,:sbonk:l'unica raccomandazione che ti faccio è questa, manco se è l'Adriana Lima o la Belen Rodriguez, mi RAC_CO_MAN_DO, a scanso di guai seri.:approved:
In bocca al lupo!
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un analista neutro secondo me è umanamente impensabile perchè è impossibile che un essere umano rimanga del tutto idifferente alla presenza altrui, anche solo fisica, figuriamoci con tutto quello che viene fuori in terapia. Sono d'accordo sul fatto che la bravura di un analista non dipenda dagli anni di studio fatti ma da una passione vera e profonda. Purtroppo ci sono ancora persone che scelgono un indirizzo di studi solo per scopi economici o per la presunta facilità del corso. Per questo poi ci si ritrova con dottori incompetenti.
La conoscenza? di quale conoscenza parlate? nel rapporto terapeutico c'è una relazione di tipo "up and down" e questo crea già di per sè un limite all'esperienza del vissuto altrui.
Potrei azzardare un ulteriore esempio, se lo permettete, e cioè che il musicista è l'analista e lo strumento è il paziente. L'analista deve "sentire" il paziente altrimenti la musica che esce è fredda e priva di significato e non si espande nessuna melodia ma solo magari un virtuosismo perfetto ma senza sentimento. Del resto il paziente deve lasciarsi suonare e avere fiducia nell'esecutore per poter tirare fuori da sè le note giuste affinchè la melodia nasca. Non sempre però va bene questa accoppiata e può dipendere sia dall'analista che dal paziente.
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Sono d'accordo con te Diamanda, "sentire il paziente" ma mi chiedo non è troppo utopistico. Come si riesce poi a conciliare la tecnica dell'analisi con il "sentire il paziente" .Stare dalla sua parte non si rischia poi di non essere più obiettivi.
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Fate l'antiterapia: colludere, colludere, colludere.
Dicevo l'altro giorno a una vs collega: "Il sole faccia la rivoluzione, il sole è rivoluzionario".:argh:
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Non sarebbe male l'antiterapia, credo che in fondo un pò più di "rivoluzione" farebbe più che bene a tutti noi.
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complicata
Non ti c'innamorare,:sbonk:l'unica raccomandazione che ti faccio è questa, manco se è l'Adriana Lima o la Belen Rodriguez, mi RAC_CO_MAN_DO, a scanso di guai seri.:approved:
In bocca al lupo!
Certo che se ha un aspetto del genere è un po' difficile restar là indifferenti :D.
Comunque spero che afferri velocemente che non sto cercando di conoscere qualcosa in più di me e basta, ma di trovare un equilibrio migliore, se andare verso uno sviluppo maturo, inteso in certi sensi, sento che non va bene per me dovrà accettare questo limite di lavoro che magari altri non pongono proprio... Anzi lo richiedono addirittura. Se inizia ad interpretare tutto questo come delle mie "resistenze" al cambiamento siamo punto e daccapo, non mi aiuterà per nulla.
Forse il mio pezzo di Iceberg sta sulla terra ferma ed è solo un grosso masso di ghiaccio: non c'è una distinzione netta tra la superficie e quel che sta sotto perché non c'è proprio il piano del mare ad "intersecarlo".
Saluti
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Ciao Char_Lie, parlane delle tue aspettative sulla terapia (senza investire troppo nella speranza di chissa quale miracolo), in fondo è una specie di contratto che si fa inizialmente in due poi si vedrà come prosegue. Comunque la "resistenza al cambiamento" non ha motivo di essere se tu già sai cosa vuoi da una psicoterapia, poi come già detto le situazioni si evolvono.
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Char_Lie
Per magia io intendo qualcosa che funzioni davvero, queste sono truffe non è magia. La magia è quella che vedi in un film di intrattenimento, la magia funzionante che cerco dovrebbe essere un qualcosa di simile trasposto nella realtà, ecco un assurdo desiderato che si realizza. A me non basta che me lo si prometta il paradiso, lo voglio proprio avere ed ottenere :asd:.
Chi mi dice che me lo può dare il paradiso e non ne è capace sbaglia, ma chi mi dice che non me lo può dare dall'altro lato non mi può aiutare di certo.
Una persona per aiutarmi dovrebbe promettere di accogliere quel che chiedo e mantenere anche quel che promette.
Questo sarebbe un atteggiamento onesto, non dovrebbe né interessarsi di quel che vado cercando io, tanto su questo sono abbastanza impermeabile perché certi malcontenti li avverto direttamente io, né promettermi quel che non può mantenere poi.
Se quel che vuol fare è solo convincermi a far certe cose che adesso non voglio fare, in mezzo a quelle che conosco già, dicendomi la vita è questa per me non risolverebbe nulla di quel che chiedo. Questa informazione non risolve i problemi di fondo. Altre informazioni che potrebbero aprire altri scenari positivi invece potrebbero risultarmi utili, tipi di professioni che non conosco proprio e cose del genere ad esempio. Io mi lamento del lavoro perché è "lavoro" per me :asd:, se un'altra persona mi proponesse un'idea diversa dalle solite che più o meno c'hanno tutti e mi desse un numero di informazioni sufficiente per avviare qualcosa senza troppi intoppi, che poi magari non saprei risolvere, mi potrebbe aiutare. Io quando ho ottenuto certe cose con molta fatica sono stato talmente male che non voglio proprio più insistere in questo modo, vivo male comunque, per questo la tua soluzione non va bene per me. Quando più o meno so cosa fare e sono bene intenzionato a farlo, lo faccio.
Alla fine c'è poco da fare, qualcuno pensieri nuovi e diversi da quelli che sanno produrre un po' tutti dovrà pur tirarli fuori, i modi di pensare standard, i soliti discorsi che più o meno si possono trovar stampati sui più svariati manuali e libri, (questo della crescita e dello sviluppo e dell'affrontare le paure c'è sempre, ma non coglie l'essenziale per me) che si ripetono uguali ed identici, di certo non possono produrre quell'"altro" di cui ho bisogno. Non è che se li ripete una persona che è presente di fronte a me sortisce un effetto diverso.
Comunque ho seguito il consiglio di Lalangue e mi sono rivolto ad una struttura pubblica, vedo come va là, cercherò di chiarire in poche sedute tutta la questione con la psicologa che lavora lì, che voglio un supporto ecc. ecc. non un'analisi standard. Mi sono fatto un'idea della cosa, mi sembra che non funzioni tanto con me.
Saluti
Char_lie,
sono felice che tu abbia fatto quel passo, se sentivi di farlo; funzionerà ciò che tu vorrai che funzioni!
E lascia perdere la magia, la pietra filosofale non la cerca più nessuno né tantomeno l'elisir dell'eterna giovinezza; per quanto riguarda la ricetta della felicità ... vivi senza trascurare di essere cip che sei.
Un saluto
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Care Diamanda e Ludovicamaria,
più esercito questa professione e più penso che il "sentire" il paziente, il capirlo come nessuno, l'empatia, l'insight, e cose di questo genere siano favole ... io riesco a sentire me stesso, riesco a sentire me in relazione col paziente, questo gli comunico e questo è quanto talvolta basta perché il paziente possa sentire se stesso. Credo sempre di più che la frutta per la macedonia non gliela dobbiamo sbucciare noi,i pazienti sono capaci di sbucciarsela da soli. Noi siamo dei facilitatori, non crediamoci dei semidei. In fondo, alla fine di un'analisi non è che il terapeuta abbia compreso tutto del paziente, ha solo cercato di aiutarlo nello sbloccare quel processo dialettico che rendeva stagnante la sua vita e cerca di essere insieme a lui co-creatore di possibilità.
Preferisco pensarla come Donnel Stern quando dice: "la psicoanalisi non è la ricerca della verità nascosta riguardo alla vita del paziente, ma l'emergere, attraverso la curiosità e l'accettazione dell'incertezza, di costrutti che non sono mai stati pensati prima" (L'esperienza non formulata. Dalla dissociazione all'immaginazione in psicoanalisi, Edizioni del Cerro, Tirrenia, Pisa, 2003).
Oppure con Mitchell: "L'analista partecipa sempre e inevitabilmente co-crea esattamente quello che, insieme con il paziente, sta tentando di comprendere" (Influenza e autonomia in psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1993, p.. 194).
Un saluto
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Megiston Matema
Char_lie,
sono felice che tu abbia fatto quel passo, se sentivi di farlo; funzionerà ciò che tu vorrai che funzioni!
E lascia perdere la magia, la pietra filosofale non la cerca più nessuno né tantomeno l'elisir dell'eterna giovinezza; per quanto riguarda la ricetta della felicità ... vivi senza trascurare di essere cip che sei.
Un saluto
Mannaggia a te, mezz'ora per capire cos'èra un cip:tajo:
Ero incerta tra pulcino (ma Char-Lie non mi pareva combaciasse) scoiattolo ( amico di Ciop) e termine tecnico da psy( Casual Important Person)
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Megiston Matema
Char_lie,
sono felice che tu abbia fatto quel passo, se sentivi di farlo; funzionerà ciò che tu vorrai che funzioni!
E lascia perdere la magia, la pietra filosofale non la cerca più nessuno né tantomeno l'elisir dell'eterna giovinezza; per quanto riguarda la ricetta della felicità ... vivi senza trascurare di essere cip che sei.
Un saluto
Mannaggia a te, mezz'ora per pensare cos'èra un cip:tajo:
Ero incerta tra pulcino o passerotto (ma Char-Lie non mi pareva combaciasse) scoiattolo ( amico di Ciop) e termine tecnico da psy( Casual Important Person)
Ma scrivete per beneee:asd:
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complicata
Mannaggia a te, mezz'ora per pensare cos'èra un cip:tajo:
Ero incerta tra pulcino o passerotto (ma Char-Lie non mi pareva combaciasse) scoiattolo ( amico di Ciop) e termine tecnico da psy( Casual Important Person)
Ma scrivete per beneee:asd:
Hai Ragione Comply,
scriverò meglio la prossima volta!!!
Buona serata
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:ciao:
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Megiston Matema
Care Diamanda e Ludovicamaria,
più esercito questa professione e più penso che il "sentire" il paziente, il capirlo come nessuno, l'empatia, l'insight, e cose di questo genere siano favole ... io riesco a sentire me stesso, riesco a sentire me in relazione col paziente, questo gli comunico e questo è quanto talvolta basta perché il paziente possa sentire se stesso. Credo sempre di più che la frutta per la macedonia non gliela dobbiamo sbucciare noi,i pazienti sono capaci di sbucciarsela da soli. Noi siamo dei facilitatori, non crediamoci dei semidei. In fondo, alla fine di un'analisi non è che il terapeuta abbia compreso tutto del paziente, ha solo cercato di aiutarlo nello sbloccare quel processo dialettico che rendeva stagnante la sua vita e cerca di essere insieme a lui co-creatore di possibilità.
Preferisco pensarla come Donnel Stern quando dice: "la psicoanalisi non è la ricerca della verità nascosta riguardo alla vita del paziente, ma l'emergere, attraverso la curiosità e l'accettazione dell'incertezza, di costrutti che non sono mai stati pensati prima" (L'esperienza non formulata. Dalla dissociazione all'immaginazione in psicoanalisi, Edizioni del Cerro, Tirrenia, Pisa, 2003).
Oppure con Mitchell: "L'analista partecipa sempre e inevitabilmente co-crea esattamente quello che, insieme con il paziente, sta tentando di comprendere" (Influenza e autonomia in psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1993, p.. 194).
Un saluto
Ciao Megiston Matema, credo che nelle relazioni amicali avvenga ciò che tu dici..cioè sentire sè stesso in relazione con l' Altro ma nel rapporto col terapeuta essendo più "profondo" ci deve essere empatia e insight o addirittura immedesimazione e identificazione col paziente, come spiegano certe terapie di G. Benedetti ma questa è un'altra storia.
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Char_Lie
Per magia io intendo qualcosa che funzioni davvero, queste sono truffe non è magia. La magia è quella che vedi in un film di intrattenimento, la magia funzionante che cerco dovrebbe essere un qualcosa di simile trasposto nella realtà, ecco un assurdo desiderato che si realizza. A me non basta che me lo si prometta il paradiso, lo voglio proprio avere ed ottenere :asd:.
Chi mi dice che me lo può dare il paradiso e non ne è capace sbaglia, ma chi mi dice che non me lo può dare dall'altro lato non mi può aiutare di certo.
Una persona per aiutarmi dovrebbe promettere di accogliere quel che chiedo e mantenere anche quel che promette.
Questo sarebbe un atteggiamento onesto, non dovrebbe né interessarsi di quel che vado cercando io, tanto su questo sono abbastanza impermeabile perché certi malcontenti li avverto direttamente io, né promettermi quel che non può mantenere poi.
Se quel che vuol fare è solo convincermi a far certe cose che adesso non voglio fare, in mezzo a quelle che conosco già, dicendomi la vita è questa per me non risolverebbe nulla di quel che chiedo. Questa informazione non risolve i problemi di fondo. Altre informazioni che potrebbero aprire altri scenari positivi invece potrebbero risultarmi utili, tipi di professioni che non conosco proprio e cose del genere ad esempio. Io mi lamento del lavoro perché è "lavoro" per me :asd:, se un'altra persona mi proponesse un'idea diversa dalle solite che più o meno c'hanno tutti e mi desse un numero di informazioni sufficiente per avviare qualcosa senza troppi intoppi, che poi magari non saprei risolvere, mi potrebbe aiutare. Io quando ho ottenuto certe cose con molta fatica sono stato talmente male che non voglio proprio più insistere in questo modo, vivo male comunque, per questo la tua soluzione non va bene per me. Quando più o meno so cosa fare e sono bene intenzionato a farlo, lo faccio.
Alla fine c'è poco da fare, qualcuno pensieri nuovi e diversi da quelli che sanno produrre un po' tutti dovrà pur tirarli fuori, i modi di pensare standard, i soliti discorsi che più o meno si possono trovar stampati sui più svariati manuali e libri, (questo della crescita e dello sviluppo e dell'affrontare le paure c'è sempre, ma non coglie l'essenziale per me) che si ripetono uguali ed identici, di certo non possono produrre quell'"altro" di cui ho bisogno. Non è che se li ripete una persona che è presente di fronte a me sortisce un effetto diverso.
Comunque ho seguito il consiglio di Lalangue e mi sono rivolto ad una struttura pubblica, vedo come va là, cercherò di chiarire in poche sedute tutta la questione con la psicologa che lavora lì, che voglio un supporto ecc. ecc. non un'analisi standard. Mi sono fatto un'idea della cosa, mi sembra che non funzioni tanto con me.
Saluti
Al di là dello smidollato testone del tuo avatar, che fa paura agli psi- del forum, vedo che hai finalmente fatto una mossa. Bene. Comunque vada, è stato un successo: vuol dire che non sei così surgelato ed irrigidito come sembrava. Ora direi... in bocca al lupo, a te e agli specialisti che lavorano per quella struttura: il lavoro è duro. Io sono curioso! :approved:
P.S.: ho i miei forti dubbi che in una struttura pubblica ti possano proporre un'analisi standard :asd:
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va beh, o, tanto Char.Lie la struttura pubblica la mette a ferro e fuoco, al punto che gli psicologi gli proporranno qualsiasi cosa:asd:, li sottometterà ai suoi voleri:asd:
Si muoveranno il Ministro della Sanità e tutti i sottosegretari, e dibatteranno a breve insieme sui significati profondi e sottoprofondi dell'essere.:tajo:
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ludovicamaria
:ciao:
Ciao Megiston Matema, credo che nelle relazioni amicali avvenga ciò che tu dici..cioè sentire sè stesso in relazione con l' Altro ma nel rapporto col terapeuta essendo più "profondo" ci deve essere empatia e insight o addirittura immedesimazione e identificazione col paziente, come spiegano certe terapie di G. Benedetti ma questa è un'altra storia.
Cara Ludovicamaria,
mi piacerebbe che esplicitassi meglio cosa intendi per rapporto più “profondo”, e che ruolo attribuisci all’analista all’interno di una analisi; “empatia”, “insight”, “identificazione”, come sai, hanno molti e diversi significati in psicoanalisi, tu come li interpreti? Ciò che ho scritto io non ha niente a che vedere con la comunicazione amicale è piuttosto l’obiettivo che si pone una buona parte della psicoanalisi attuale (e non parlo soltanto della Relational Psychoanalysis o della psicoanalisi intersoggettiva). Da chi altri possiamo partire per comprendere se non da noi stessi? Tutto ciò che possiamo comprendere siamo noi stessi e le nostre relazioni con le persone, la relazione fra noi e loro, perché il soggetto che osserva è sempre in ciò che sta osservando, noi siamo un elemento ineliminabile di ciò che osserviamo e il nostro osservare modifica ciò che stiamo osservando.
Cala tutto questo nel rapporto analitico e vedrai che della comprensione dell’analista non ti resta altro che una comprensione di se stesso in relazione col suo paziente, non certo come funziona il paziente, ma come funziona con me, cosa mi suscita, che tipo di rapporto stiamo vivendo.
Se le cose stanno così noi in un intervento terapeutico non comunichiamo al paziente com’è, come se fossimo specchio per lui (è una pretesa che ben pochi sosterrebbero ormai), ma gli comunichiamo il complesso rapporto fra noi e lui che riusciamo a cogliere, dove certamente c’è lui, ma ci siamo anche noi strettamente intrecciati a lui in questo rapporto. Questo nostro movimento di comprensione di noi stessi e della relazione con il nostro paziente non può avvenire senza un profondo processo di presenza a se stesso (o se preferisci, di autocoscienza, di riflessività, o qualcun altro dei molti modi in cui è stato chiamato) da parte dell’analista, e si pone per il paziente come polarità dialettica affinché anche lui possa appropriarsi di sé e della relazione con l’analista, ... si tratta di co-crearla, in definitiva, questa relazione, tassello per tassello, presenza per presenza, dove il ruolo del paziente è tanto attivo quanto quello dell’analista, non si aspetta certo di essere imboccato dagli insight dell’analista e non era certo in attesa dell’empatia di quest’ultimo, che sembra dirgli: “Vieni caro, io ti capirò come non ti ha mai capito nessuno!”. Questo mi pare un concetto molto vicino al pensiero di Gaetano Benedetti che, al di la dell’utilizzo di termini classici come identificazione e altri, è invece molto relazionale, soprattutto quando parla di “carattere duale dell’esperienza”, di “simmetria”, di “soggetto transizionale”, ecc.
Ciao, un caro saluto.
P.S. Libererò la posta appena possibile.
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Ciao Megiston Matema ciò che hai scritto è molto realistico e mi da la possibilità di riflettere..... Per quanto riguarda il ruolo dell'analista nella terapia con i clienti non "fortemente disturbati" concordo con te sul sentire sè stessi in relazione con l'Altro (avviene anche al di fuori dell'analisi in un rapporto amicale questo volevo dire) .Ma quando il terapeuta si trova con pazienti che hanno un grave disagio, secondo me dovrebbe "autenticamente" sentire l'Altro (se vuoi anche imboccarlo) portarlo con sè e sentirselo addosso cioè "innamorarsi" del paziente (affettivamente) fargli sentire la vicinanza psichica. G. Benedetti parla di identificazione, mi sembra che dica che una parte di sè è col paziente e vive con lui la sua angoscia (vedi es. il controtransfert dei sogni) ,e una parte invece quella sana che serve per rendere positivo il delirio cioè rinterpretarlo e ricostriirlo per entrare in una comunicazione più realistica. Avviene un'assimilazione del paziente in cui anche l'analista "cresce" e il paziente dovrebbe costruire la sua identità.Non so quanto sia efficace questa terapia. in verità come tutte,ma sento di condividere la relazione "particolare" del terapeuta, credo che al di la dei risultati questo è già un punto d'arrivo. Ciao grazie.
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Ho pensato a voi analisti e alla relazione che è esclusivamente improntata sull'analisi, neanche a prendere un caffè con il paziente, guai a voi si rompe la magia del transfert, ma come fate con certi pazienti, penso che la vostra professione sia di grande controllo dei vostri sentimenti (a volte) quasi monastica se non ascetica, per questo avete un supervisore? è successo con la mia dott. che ci spingiamo oltre al transfert non fraintendetemi per carità, ma quando vede il mio bambino non resiste vorrebbe stare con lui più spesso come se fosse suo nipote, sapete il mio bambino è fantastico quindi la comprendo benissimo
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ludovicamaria
Ciao Megiston Matema ciò che hai scritto è molto realistico e mi da la possibilità di riflettere..... Per quanto riguarda il ruolo dell'analista nella terapia con i clienti non "fortemente disturbati" concordo con te sul sentire sè stessi in relazione con l'Altro (avviene anche al di fuori dell'analisi in un rapporto amicale questo volevo dire) .Ma quando il terapeuta si trova con pazienti che hanno un grave disagio, secondo me dovrebbe "autenticamente" sentire l'Altro (se vuoi anche imboccarlo) portarlo con sè e sentirselo addosso cioè "innamorarsi" del paziente (affettivamente) fargli sentire la vicinanza psichica. G. Benedetti parla di identificazione, mi sembra che dica che una parte di sè è col paziente e vive con lui la sua angoscia (vedi es. il controtransfert dei sogni) ,e una parte invece quella sana che serve per rendere positivo il delirio cioè rinterpretarlo e ricostriirlo per entrare in una comunicazione più realistica. Avviene un'assimilazione del paziente in cui anche l'analista "cresce" e il paziente dovrebbe costruire la sua identità.Non so quanto sia efficace questa terapia. in verità come tutte,ma sento di condividere la relazione "particolare" del terapeuta, credo che al di la dei risultati questo è già un punto d'arrivo. Ciao grazie.
Sarebbe interessante rileggere Benedetti per comprendere meglio da questo punto di vista che stiamo evidenziando, cosa intende quando parla di "relazione duale", di "soggetto transizionale", di identificazione, di attraversare il delirio, ecc.
Ciao, buon fine settimana.
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Ripe Mature
Ho pensato a voi analisti e alla relazione che è esclusivamente improntata sull'analisi, neanche a prendere un caffè con il paziente, guai a voi si rompe la magia del transfert, ma come fate con certi pazienti, penso che la vostra professione sia di grande controllo dei vostri sentimenti (a volte) quasi monastica se non ascetica, per questo avete un supervisore? è successo con la mia dott. che ci spingiamo oltre al transfert non fraintendetemi per carità, ma quando vede il mio bambino non resiste vorrebbe stare con lui più spesso come se fosse suo nipote, sapete il mio bambino è fantastico quindi la comprendo benissimo
Cara Ripe Mature,
si, la relazione col paziente è relazione analitica ... posso commuovermi o giocare col tuo bambino, posso prendere un caffè con un mio paziente, potrei fare molte cose (e le ho fatte), purché tutte queste cose abbiano una valenza analitica, purché siano oggetto di analisi, purché poi ci lavoriamo sopra. In fondo in questo modo sto solo facendo il mio lavoro, ciò per cui i miei pazienti mi pagano, non penso che ci sia qualcuno che venga per prendere un caffè con me ... siamo li per lavorare insieme e lavoriamo anche su un eventuale caffè preso insieme, se questo accade.
Ciao, buon fine settimana.
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e quindi se tn tuo paziente ti dicesse,prendiamo un caffè insieme, tu non rifiuteresti di prendercelo davvero, e magari analizzarlo dopo?
Nel film "Io ti salverò", vecchio film di Hitchcock, con la Bergman che fa Costanza Petersen, e Gregory Peck che fa un paziente, si racconta che il suo psichiatra lo curava portandolo con sè a sciare, ( valle Gabriele, il sogno, disegni di Salvador Dalì, un capolavoro da cineteca, per farla breve)
Tu saresti di quelli?
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complicata
e quindi se tn tuo paziente ti dicesse,prendiamo un caffè insieme, tu non rifiuteresti di prendercelo davvero, e magari analizzarlo dopo?
Nel film "Io ti salverò", vecchio film di Hitchcock, con la Bergman che fa Costanza Petersen, e Gregory Peck che fa un paziente, si racconta che il suo psichiatra lo curava portandolo con sè a sciare, ( valle Gabriele, il sogno, disegni di Salvador Dalì, un capolavoro da cineteca, per farla breve)
Tu saresti di quelli?
Sì ma a pagamento metterà il tassametro anche sugli sci?
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Sicchè er "tassinaro",:asd:se ci vado a prendere un caffè, mi mette il tassametro sul cucchiaino?
Ci metto circa trenta secondi!:sbonk:
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Mi spiego meglio, io non credo che prendere un caffé con un paziente faccia bene o faccia male ad una terapia, così come non credo che salutare un paziente fuori dalla terapia come chiunque di noi saluta i suoi amici, i conoscenti, i clienti, sia o possa essere un problema ... capita che ci si ritrovi nello stesso bar, nello stesso cinema, nello stesso supermercato ... siamo (in genere) persone beneducate, e io personalmente non vedo perché con un paziente fuori dalla terapia dovrei comportarmi diversamente da ciò che mi suggerisce la mia educazione e il mio carattere.
I problemi se ci si dovesse incontrare fuori sono problemi artificiali in gran parte, dovuti alla presunta asetticità e neutralità dell’analista, che creano un clima estremamente artificiale nella terapia e soprattutto fuori.
Direi quasi che il paziente incontrando il suo analista fuori dal contesto terapeutico è preoccupato che questo fatto possa essere un problema per il suo analista, e possa compromettere l’analisi ... un’analisi, beninteso, dove l’analista pensa di essere un bisturi sterile e non un compagno di viaggio.
Se poi ci dovessero essere problemi da parte del paziente indipendentemente dall’impostazione dell’analisi (e i disturbi schizoidei e schizotmici e tutto lo spettro schizofrenico sono li a testimoniare quanto per certe persone possa essere difficile la vicinanza, il contatto, anche il disturbo paranoide non è molto incline alla vicinanza perché teme l’inganno) ci si sta un po’ attenti ... certo non andrei mai ad offrire un caffé ad un paziente di questo tipo, diventerebbe sospettoso o sarebbe in estremo imbarazzo. Starei attento al momento analitico ... all’opportunità se in quel momento preciso possa essere adeguato fare un certo passo o non farlo.
Alcuni analisti tagliano corto e ti dicono: “No, mai!” e hanno le loro buone ragioni, io ti dico: “Valuto caso per caso il come e il cosa”, ma questa valutazione non mi impedisce di essere come sono, non mi crea più disagio del solito.
Poi, dal momento che stiamo facendo una terapia e non siamo né amici, né parenti, né fidanzati, né semplici conoscenti, questo avvenimento rientra nell’analisi terapeutica ... è questo in fondo il mio lavoro, analizzare cosa accade nella relazione.
Andare a sciare insieme, o magari una partita a tennis? No, non mi è mai capitato, evito accuratamente di mischiare gli ambiti, se uno è in terapia con me è in terapia, non possiamo sciare insieme o giocare a tennis ... non avrebbe molto senso dal mio punto di vista, e potrebbe essere controproducente. Un dato è il fatto che ci si incontri per strada, in un bar da qualche parte, un’altro è programmare insieme una gara sportiva fuori dall’analisi, non ne vedo la valenza terapeutica, non credo che possa esserci utile, mi pare di mischiare insieme cose incompatibili tra loro.
La terapia necessita di un setting e difficilmente una sciata può essere fatta rientrare in quel setting ... difficilmente potremmo concludere che un analista e un paziente che giocano a tennis stanno facendo terapia ... perché per me l’elemento terapeutico è cogliersi nella relazione, in quell’atto di presenza a se stesso e di riflessività che un soggetto si può dare, non giocare a tennis o sciare.
Però, e c’è sempre un però in ogni cosa e, come dice anche Anna Freud, non possiamo mettere limiti alla creatività della tecnica, quindi se io valutassi (in scienza e coscienza) che con un certo paziente posso raggiungere il mio obiettivo attraverso una sciata o una partita a tennis ... ebbene, se non fosse che non so sciare (ma potrei pur sempre prendere delle lezioni) andrei a sciare con quel paziente.
Metterei il tassametro sugli sci? Certo, per me continua ad essere un lavoro ... anzi, aggiungerei la trasferta e metterei pure in conto un cordiale per il freddo :D:D:D.
Un buon fine settimana ad entrambe.
:ciao: