Senso? ??? No, non mi fa senso.
Pensiero libero: stanotte sembrava di essere in inverno :look:
P.S. Così vedete più carri funebri :asd:
No, non sono delle vere e proprie modifiche; e poi come faccio ad avere tre like? :asd:
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Inizio seriamente a pensare che anche stavolta sia stato tempo e denaro sprecato :sisi:
e sinceramente non ho alcuna voglia di continuare questa "battaglia"..
Forse la cosa più giusta, sarebbe stata quella di lasciar perdere tutto alla radice, 6 anni fà!
Mi sono illusa che prima o poi avrei ricevuto risposte alle mie domande, che si potesse prospettare una soluzione.
E invece in questi anni ho solo perso tempo!! :D
Non ci sarà altro tentativo, se deve essere così… :look:
Non rimane che incrociare le dita :D
devo scacciare questo pensiero che mi ossessiona ormai da tempo
Caffè, caffè, caffèèèèèè :sing:
PD, consenso 8 %
PDL, consenso 10 %
Beppe Grillo, consenso 4 %
UDC, consenso 5 %
Sto c***o, consenso 100 % :D !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Mi hai insegnato il grande amore per la natura, ad avere riguardo per quanto di bello ha da offrirci sempre, ad ammirarla anche nei suoi più piccoli particolari e a godere dei suoi spettacoli. Mi hai trasmesso la passione per gli animali, mi hai insegnato ad ascoltarli anche se non parlano, a rispettarli e ad amarli senza interferire con i loro istinti. Mi hai insegnato l'ironia, quanto sia importante saper ridere di se stessi e alla vita. Mi hai insegnato a cercare di vedere sempre il lato buono delle cose, e come tante volte sia più salutare lasciar correre che arrabbiarsi per niente. Per questo e per tanto tantissimo altro sono stata una bambina fortunata ad averti e sarò un'adulta fortunata a custodire tutti i meravigliosi ricordi che mi hai lasciato. Mi abbracciavi per consolarmi dai dispiaceri ed io allora piangevo ancora di più, commossa da tutto l'amore che mi davi. Quell'abbraccio mi avvolgerà per sempre. Sei in me, perchè molto di quello che sono lo devo a te. Ciao Nonno mio.
Vi è mai capitato di arrivare in aeroporto e scoprire che il vostro volo è stato brutalmente cancellato? Non ci sono notizie certe e il prossimo aereo disponibile partirà più o meno tra otto/dieci ore. Siete all’estero, inutile tornare in città, dove avete già lasciato l’albergo. La linea aerea consiglia subdolamente ai signori passeggeri di attendere nell’aerostazione, magari avviene il miracolo e si parte prima del previsto: non succede mai. Ma anche solo un’eventualità su un milione vi tiene incollati alla zona partenze: rimanete lì con gli occhi sempre fissi al tabellone elettronico che riporta indifferente l’unica parola inglese che ormai tutti conosciamo: cancelled.
Aspettare per dieci ore? In questi casi tutti i passeggeri si fanno prendere dal panico. I più doppiopettuti danno subito in escandescenze, prendendosela con eventuali responsabili governativi, e ringhiano minacciando licenziamenti a raffica. Gli steward li guardano con tenerezza, sono già tutti precari. C’è chi si mette a capo di uno sparuto gruppo di ribelli e pretende il buono pranzo, l’albergo, un po’ di argent de poche per le piccole spese e qualche rivista porno per ingannare il tempo. Altri telefonano a casa piangendo, ma la maggioranza entra in uno stato taciturno di depressione profonda. Non manca mai un ragazzo loquace che vi racconta nei dettagli come, a causa del ritardo, perderà l’amore della sua vita. È così noioso che non si capisce come non l’abbia già perso, ma questo evitate di rimarcarlo. La modella con il tacco dodici è uscita di testa e il rimmel comincia a colarle sulle gote rimpolpate di filler e strisciate di fard. C’è un’aria generale da fine del mondo. Tutto il gate è in fibrillazione.
Io no. Fingo partecipazione mentre ascolto le notizie nefaste, mantengo per educazione la tipica espressione afflitta che si indossa nelle gravi contrarietà ma dentro di me sale piano una gioia leggera: la tengo segreta per non venire linciata davanti al check in numero 12. Sono felice perché si è aperta inaspettatamente davanti a me una distesa rassicurante di tempo sospeso, all’improvviso è piombato dal cielo questo spazio regalato, senza doveri o incombenze. Un fiume di ore che non rispondono a nessuna regola e che non hanno padroni, ma sono solo mie. Ogni responsabilità svanisce nell’aria condizionata. Inutile forzare il destino, sono costretta ad aspettare, il volo è stato cancellato. Ripeto come un mantra queste quattro deliziose parole: «Cause di forza maggiore».
Io ho un debole per le cause di forza maggiore. Come quando in montagna scoppia un temporale inatteso e invece di tornare a casa si decide di rimanere a dormire nel rifugio: cena squisita, coperte improvvisate e la vita prende subito un’altra piega. Amo gli imprevisti che cambiano le carte in tavola. Dirottare la giornata mi procura una gioia segreta.
Mentre i passeggeri ribelli si battono per la loro Coca-Cola garantita, un’eccitazione infantile mi carica di una nuova energia, sono gentile con tutti, amo il mondo, nulla mi può turbare, mi sento leggera proprio come quando da piccola mi accucciavo sul sedile di dietro della macchina dei miei genitori e non dovevo far niente, solo lasciarmi trasportare. Mi portavano al mare, in montagna, in gita. Non era importante la meta ma quel momento protetto dal mondo, la famiglia rinchiusa in una capsula spaziale metallica, tutti insieme in pochi metri quadri rivestiti in finta pelle: un istante perfetto, come fosse per sempre.
Serena Dandini "Grazie per quella volta.Confessioni di una donna difettosa"
Che delusione quando scopri che la tua cara zia è un'idiota o comunque quando spara le sue cazzate :(
W Sabina Guzzanti :love:
Non riesco a vedere il diamante che, sicuramente,
da qualche parte, è in te...
ma la colpa è mia: vedo solo le rocce aguzze,
pronte a ferire,
e la colpa è mia se non so svelare il tuo tesoro nascosto...
non sono abituata alle gemme,
e le tue devono essere di grande valore...non le riconosco...
comprendiamo solo ciò che riconosciamo come nostro,
e ci sembra così brillante e familiare,
il banale luccichio del vetro...
ieri ho fatto una sorta (sorta) di colloquio di selezione ad una ragazza e mi sono meravigliata di un paio di cose.
- una persona vuole laurearsi a settembre e ancora non chiede la tesi, anzi, manco sa su cosa! ma come si fa una tesi in meno di 5 mesi!!
- poi, uno ti dice di voler fare l'editore e legge poco e nulla :sbonk:
- poi ti interessa la pubblicistica ma confessi di non aver mai aperto un giornale (la preghiera del mattino :look: hegel :look: )
:bua: mi sento vecchia. Giovani, studiare serve a poco nel migliore dei casi, nel peggiore è dannoso. Se proprio volete farlo, fatelo almeno benone :argh:
Quando ti metti insieme ad una donna osserva bene tua suocera.... Anche se sembrano diversissime, è solo questione di tempo, prima o poi lei si trasformerà nella sua copia conforme...:zott:
BoBò .................................................. ............
[cancellatelo pure :D]
Le persone sono come la musica: alcune sono pura poesia, altre sono solo rumore!
Sistema immunitario del cavolo che ho :wall:
mal di testa atroce, un inferno, mi scoppia !
Un'emozione troppo grande per poter essere descritta.
So solo che ora non ho più voce per quanto ho urlato!
Il tutto accompagnato dal sorvolo della formazione degli EFA.
Che spettacolo!!!
Cosa stai pensando? Macchine.
Cosa stai pensando? Macchine.
Cosa stai pensando? Macchine.
La vita è fatta di? Macchine :asd:
Appena tornata a casa e giù il diluvio universale...:look:
Che fortuna.
Mi piace la pioggia...
Mi imbatto casualmente su un articolo di una rivista settimanale... Terribile come possano esistere popolazioni così martoriate da ogni sorta di violenza. La tragedia del popolo del Saharawi,per esempio, non la conoscevo.Donne sopravvissute a incredibili violenze...!
Direi proprio che possiamo ritenerci fortunate/i.
Io i medici non li capirò mai eccezion fatta per E. e F. :zott:
Chissà perché ogni volta che vado da un medico (qualsiasi esso sia) esco con il morale a terra, il nervoso a mille!!
La verità è che non mi fido di nessuno, non ci riesco, perché ho la sensazione, che andiate tutti alla "cieca" :zott:
Non è che stiamo giocando all'allegro chirurgo!! :asd: :D
Più passa il tempo, più mi sento demoralizzata, presa in giro, e pure mortificata; siamo sempre punto e a capo!
Mamma mia che ricordi....:blush:
Ma perchè devono essere solo ricordi? :asd:
Uffaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa....:shake:
Pensieri da :bollino: .
....because the night belongs to lovers :asd:
Il 29 marzo è un giorno speciale.
Esattamente due anni fa, uffici del Bienestar Familiar, una stanzetta decorata con palloncini e tavolo imbandito di torta e tanta tanta tensione… caldo, molto caldo, assenza di aria condizionata, una decina di persone attorno tra assistenti sociali, nutrizioniste, psicologhe, e non so chi altro… due anni fa nasceva la nostra famiglia.
Quella mattina ci prepariamo con ponderata e innaturale calma, io cerco un equilibrio nel fare attività consuete e addirittura mi organizzo la piega mattutina dalla parrucchiera cartagenera…. e sale ancora di più la tensione quando mi rendo conto che avrei potuto farne a meno vista la difficoltà nel comunicare in spagnolo le esigenze tecniche di piega, e considerata l’umidità appiccicosa che subito riporta alla realtà quella che è la mia vera immagine di donna che sta diventando mamma… la tensione si vede, accettiamola così com’è, non c’è piega che tenga…
Andiamo a comprare una torta, bicchierini, palloncini, presa macchina fotografica, camera, mazzo di fiorellini gialli, il quasi neo papà ci tiene tanto, quindi andiamo al mercato dei fiori, il taxi accosta e ritornano con un mazzolino, il taxi riparte, in un viaggio sempre più ansiogeno, verso una Cartagena sconosciuta, fatta di case, casolari, piccole abitazioni sbilenche con tetti di lamiera, attraversiamo il barrio Nelson Mandela, uno dei più poveri, le strade a volte sono sterrate per poi riprendersi e in una zona trafficata, rumori, clacson, motorini, piccoli taxi gialli, autobus che non hanno fermate e pensiline, arriviamo, seguendo un percorso che mai potrei ripetere o ritrovare…
Scendiamo dal taxi accompagnati dall’avvocata e dalla traduttrice. Mi sistemo, ho in mano un sacco di cose, qualcuno mi aiuta e seguo il piccolo gruppo. Saliamo poche scale di una sorta di casa con patio, la porta è chiusa, gente fuori seduta ad aspettare, forse sono tutte donne, dimesse, qualcuna con bimbo in braccio, attendono. Saprò dopo che attendono di poter ricevere aiuti, soprattutto alimentari, come la Bienestarina, alimento altamente nutritivo dato a coloro che non hanno di che sfamare i propri figli…
Sento che ci osservano, non ero pronta a quegli sguardi, mi sento a disagio, vorrei non stare lì…
Ci trovano un posto ad attendere seduti anche noi fuori ad aspettare ma in una zona opposta, lontana da quelle persone, così come lontani sono i nostri vestiti, i nostri pacchi, le nostre scarpe lucide e cravatte e rossetti… lontani, ma accomunati a loro dal nostro nulla da dare, siamo lì per prendere…. anche noi.
Ci sentiamo ancora peggio, e questo altro clima, altra luce, altri rumori, altro e ancora altro, trasformano ora il tutto in un mondo proprio diverso, e noi dentro ad una condizione psicofisica mai provata e con le gambe sempre più molli e emozioni che bussano sempre più forti. Il mondo di mia figlia è quello, stiamo passando dal sogno alla realtà, e siamo ora lì, nell’anticamera.
Ci fanno entrare, tutti gli altri ancora fuori ad attendere con i loro sguardi ora assenti, non più su di noi.
Sto meglio.
Ci fanno attendere all’interno, arrivano a salutarci diverse persone, tutte donne, non di tutte capisco il ruolo. Non so quanto dovrò attendere, non si capisce, ma sto sudando freddo. Ci sorridono, sorrido. Ecco, mi presentano questa signora, è l’assistente sociale, mi dice un sacco di cose, mi spiegano che proprio ieri è caduta rovinosamente da un autobus in corsa (non ci sono veramente le fermate, devi scendere al volo…) e quindi questa volta si è fatta male, avrebbe dovuto non esserci oggi, per malattia, ma per nostra figlia ha fatto lo sforzo di esserci, non poteva lasciarla sola in questo momento così delicato, in questa “entrega” alla quale aveva dato 2 mesi circa di preparazione con lei. Nostra figlia si meritava la sua presenza!
E zoppicando ci saluta per ritrovarci poi dopo.
Quanto tempo è passato ad aspettare in una sala d’attesa vuota, mi sembra un’attesa infinita, ma intorno alle ore 15.30 ci fanno entrare in una stanzetta calda, piccola, 8, 10 sedie da un lato, di fronte 2 sedie + 1 con le ruote, due scrivanie di cui una dedicata per l’occasione a tavolo per torta e bicchieri, ricomincio a sentirmi male… Entrano ed escono, c’è movimento, mi chiedono di tagliare la torta, oddio, ma come, è difficile…. in questo momento non so se ce la posso fare… in quanti siamo, nessuno me lo dice, io taglio a caso, temo di sporcarmi, datemi i piattini…. Sudo e forse dovrei andare in bagno. Improvvisamente si apre la porta chiusa, mi spavento…
Mi dicono di sedermi, ci guardiamo, è ora? Chiedo come sto, qualcuno mi dice in spagnolo “divina”, mi interrogo… Non capisco, mi siedo e guardo la porta chiusa.
Sento rumori,
molti escono dalla stanza,
rimaniamo quasi soli. Che sta succedendo là fuori?
Dopo attimi dilatati la porta si apre. Ci guardiamo.
Sto male. E’ il momento che attendiamo da 4 anni. Stiamo per incontrare per la prima volta nostra figlia. Ed entra l’assistente sociale con in braccio lei.
E’ un momento che trafigge. Ogni altro pensiero sparisce, tutti i rumori svaniscono, tutto intorno si fa bianco e nero, lei sola a colori. Sto guardando mia figlia per la prima volta. E vorrei poter usare il rallentatore per non perdermi nessun secondo… cerco dei riferimenti su quel viso partendo dalla foto ricevuta all’abbinamento ma, incredula, non ne trovo… è lei?
E’ lei.
E lei è piccola nei suoi sei anni e mezzo.
E’ in lacrime. Paonazza. Lineamenti tirati da neonato sofferente. Quanto ha atteso questa nascita?
La paura dipinta sul piccolo viso.
Appoggia il suo sguardo su di noi… ma scivola via.
I capelli sono umidi,
è tutta sudata
E io la sento e tutto mi risuona e mi viene da piangere.
E’ un parto.
Cerco di trattenermi, mi sforzo, ma capisco che non ci riesco, sto piangendo anche io, me ne sto rendendo conto e porto le mani al viso, tentativo banale di nascondere le lacrime, così.
Ce la porta vicino…
e lei…
non ci vuole… ferma, gira con tutta la sua paura il visino dall’altra parte. Braccia e gambe strette strette, quasi a proteggersi da sé, da noi, due puri estranei… ferma, non cerca nessuno, ha la consapevolezza di non avere nessuno altro al suo fianco a cui rivolgersi per chiedere aiuto… ferma, nessun altro luogo dove andare o tornare… già, i bambini abbandonati sanno di essere soli di fronte alla loro paura.
Respiro.
La fanno sedere sulla sedia a ruote e l’avvicinano al papà, che le porge il mazzolino di fiori giallo… e da lì inizia la nostra relazione, fatta di approccio dolce, piccole parole in spagnolo, para siempre, tus padres, te quiero, no tener miedo, fino al guardarsi, a piccoli sorrisi, dolci carezze, fino allo stare in braccio… Improvvisamente mi chiedono di firmare qualcosa, e mentre ritorno alla realtà mi dicono di darle la bambola… avevamo avuto difficoltà nella scelta… grande? o piccola? morbida? o parlante?, ecc ecc. ed ora… oddio, è vero, la bambola! ….Commetto un errore, non gliela consegno, ma perché? era nei miei sogni dirle tieni tesoro, la mamma ti dà questa bambola, tieni… e invece mi blocco, forse la temo, e apro solo il pacco e la prende lei. Non dormirò notti per questa azione sbagliata.
Qualcuno me la mette definitivamente in braccio per andare via, quanto tempo era passato? Altri raccolgono la mia borsa, i documenti, mentre lei ri-piange, non vuole, lo sento che non vuole, è irrigidita nel mio abbraccio e sento le sue lascrime bagnarmi la guancia… Il nostro primo contatto unito da lacrime, oddio, le mie gambe…. Sì, ce la faccio, sento che ce la faccio.
In prossimità dell’uscita due sacchi di plastica in un angolo, ci dicono di prenderli, contengono le sue piccole cose. E usciamo così, una bambina piangente, due sacchi, tutta la nostra nuova vita.
Un taxi, mi siedo. E ci guardiamo esausti, increduli e doloranti, con lei seduta in braccio tra noi che, improvvisamene, si asciuga le lacrime, ci guarda e ci dice, in una smorfia umida di un inizio nuovo sorriso spensierato:
yuppi, tiengo una familia!
Ci ho impiegato molto tempo a ricordare questa nascita, la fatica emotiva aveva temporaneamente cancellato l’evento. E’ terapeutico essere riuscita a scrivere il ricordo di una “entrega”, di una “consegna” di tre vite l’una all’altra grazie solo alla fiducia, al coraggio e al tanto amore. E mentre scrivo su questo nostro diario rileggo e rifinisco con le parole più vere e vicine vicine al cuore questo piccolo episodio della nostra storia, affinché la vita non ci sfugga e rimanga testimonianza a nostra figlia di quanto e perché doveva essere lei, solo lei, la nostra bambina e noi, solo noi, i suoi genitori.
E perché il tam tam della nostra intensa felicità generi la forza che serve, in chi ci legge, per dare una seconda nascita ai tanti bambini che stanno, in questo momento, ancora aspettando la loro “entrega”.
Andateli a prendere.
http://27esimaora.corriere.it/artico...to-mia-figlia/
cavoli....sembri il mio clone.........sinceramente sono un po' perplessa....................a volte sei inquietante..............
E' vero che con certi parenti non hai nemmeno bisogno di farti dei nemici...e che certi "amici" ad un certo punto è meglio perderli che trovarli...
Però è anche vero che certe persone ti accolgono nella propria famiglia come se facessi parte di essa da sempre, con un calore ed un affetto disarmanti...e che capita di trovare inaspettatamente l'amicizia in persone che non avresti mai pensato potessero essere tali...
Alla fine siamo noi che decidiamo a cosa, e soprattutto a chi, dare più peso e valore...
E io decido di darlo a chi mi vuole bene e a chi è onesto...e di non spendere più nemmeno mezza parola per tutti gli altri.
La sofferenza ha senso, per farci diventare persone speciali.
Ho fatto una macchina tutta mia... :cute: una cosa che nessuno ha fatto. Non è stata una perdita di tempo, ne sono orgoglioso.
Dopo aver preso tanti colpi, diventi come una pietra (? non so se è il termine giusto): nulla ti scalfisce.
A volte si pensa che il totale degli anni dal quale si conosce una persona, o delle persone, nella propria vita, sia il metro di misura dell'intensità di un legame, un'amicizia, un amore anche .... e poi ci si rende conto che il fattore "tempo" di fatto è l'unica cosa che si è condiviso!... nessun interesse in comune, nessun pensiero, nessuna passione, addirittura stili di vita e "opinioni sul mondo" completamente diversi... ecco perchè non sorprende come spesso ci si sente molto più uniti e molto più vicini a delle persone che compaiono all'improvviso nella nostra vita, con le quali non si hanno alle spalle anni e anni di vita percorsi insieme, rispetto ad altri, ma che dentro sè possiedono molto più di te, e tu di loro, di quanto "il tempo" non possa riuscire a far accadere ...
ebbene si...finalmente lo dico..."VAFF******"!!!!anche se una piccola particina sente ancora che io stravedo tanto per te....ma comunque VAI,VAI....
:clap:oooh...tutt ad un tratto...le persone si rivelano aperte e "superiori a certe cose"..
..cosa non si fa o si dice..quale opportunità non si coglie..per sentirsi un tantinello "migliori"..!
ma se questo poco rincuora..mi fa piacere per voi..:)..ma è sempre molto poco..pochino pochino..giusto per darsi un misero..triste tono:P
Forse la frittura di pesce nella pausa pranzo non aiuta a lavorare nel pomeriggio...:sbonk:
La solitudine mi ha dato creatività
Ho voglia di creare! di fare arte; è [come dire ... non so l'italiano XD] un impulso travolgente che sento dentro. E si fotta tutto il resto.
Io appartengo/sono di, tre città: quella in cui sono cresciuto, quella in cui maledettamente vivo, e quella in cui ho i miei progetti.
Nero
O * avrei (i miei progetti).
Nulla di che :D
Ho ballato come non mai... Grazie pari!