Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie
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No Icaro, non posso concordare. Voi psicoterapeuti, avete in mano un potere grande:potete trasmettete tantissimo. Se non lo fate, se non ne siete capaci o se come affermi tu non rientra nei vostri obiettivi, non capisco in cosa dovrebbe consistere il vostro lavoro... Parlo di cultura, di apertura a mondi, orizzonti più vasti, a ricorrenti esempi di capacità ermeneutica per interpretare sia il mondo profondo inconscio del paziente, sia quello che lo circonda. Elementi che non possono sfuggire ad un paziente che possiede una qualche curiosità intellettuale. In questo potrbbe consistere "l'andare al di là" di cui parli?
Ne abbiamo già parlato nella discussione sul transfert, non te lo ricordi? :P
Salute,
ikaro
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ikaro78
Ne abbiamo già parlato nella discussione sul transfert, non te lo ricordi? :P
Salute,
ikaro
Vagamente! Comunque da ottimo analista dovresti trovare la calma terapeutica per rispiegare il concetto con parole(talking cure) magari un pò diverse, perchè se ti si ripropone la stessa domanda significa che la tua pracedente spiegazione non è stata sufficientemente chiara:asd:
Ciao
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ikaro78
Ti ho già risposto in altre discussioni alle stesse domande tue (e non solo tue) ed ho anche specificato che non c'è nulla di salvifico e di risolutorio nella psicoanalisi, ergo: mo' t'attacchi!! :P
PS Certo, "a parole", non a caso si chiama "talking cure"!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Da "Bertha" alias Anna O. da cui si aprì a Freud un Mondo Nuovo Antico:asd::P
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La critica di Popper alla psicoanalisi è ancora attuale o è ormai superata dai neo popperiani?
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La critica di Popper alla psicoanalisi è considerata ormai superata. Un altro epistemologo, Grünbaum, anch'egli impegnato nell'esame delle fondamenta teoriche della psicoanalisi, criticò la posizione di Popper sulla psicoanalisi per il fatto che presentava a sua volta problemi logico-epistemici.
Saluti
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Vagamente! Comunque da ottimo analista dovresti trovare la calma terapeutica per rispiegare il concetto con parole(talking cure) magari un pò diverse, perchè se ti si ripropone la stessa domanda significa che la tua pracedente spiegazione non è stata sufficientemente chiara:asd:
E già, comoda la vita eh?! :P
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yellow sky
La critica di Popper alla psicoanalisi è ancora attuale o è ormai superata dai neo popperiani?
Per quanto mi riguarda la critica di Popper non è superata. Come non è d'altro canto superata la critica che da Hume si imbatte contro il pensiero 'induttivo' che è proprio delle scienze naturali (checchè se ne dica). Ma questo non è il punto: se si considera la psicoanalisi alla stregua di una scienza naturale essa è già superata da tempo da altre forme di sapere più ''potenti'' perchè ''tecnicamente'' più efficienti (quindi superiori in quanto ''rimedio''...); se invece la psicoanalisi ha il coraggio di essere ciò che è ''per sua natura'', cioè discorso dell'inconscio, allora le cose stanno diversamente. Nessuna epistemologia potrà insinuarsi negli anfratti della psicoanalisi...a meno che non sia una epistemologia dell'inconscio! Mi pare siamo molto lontani da questo...anzi direi impossibilitato ogni discorso dell'Io a ergersi come ''sapere'' dell'Inconscio. Il problema fondamentale che nessun logico si pone seriamente è se la logica sia realmente ''logica''...e se, rispetto alla psicoanalisi, sia lecito parlare ancora con le ordinarie categorie della ragione! La psicoanalisi è nata come fenomenologia psichiatrica...cioè come discorso ''della'' follia finalmente portato a dignità d'orecchio. Già dopo qualche tempo questa missione iniziale sembra essersi persa tra i meandri della validazione empirica da un lato e gli interessi egoici dall'altro, portando alla dimenticanza totale il senso originario del suo 'sguardo': una lacerazione, una ferita aperta un giorno nel buio della unilateralità della ragione che, abituata a spiegarsi sempre il 'come' delle cose, ha dovuto cadere impotente di fronte al 'perchè' del loro accadimento; qui ogni impianto 'causale' perde il suo senso...qui, per quanta forza pratica possieda un intelletto, è dato solo di constatare la relativa insufficienza dell'Io in mezzo al mare dell'inconscio.
Saluti,
Luigi
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luigi '84
Nessuna epistemologia potrà insinuarsi negli anfratti della psicoanalisi...a meno che non sia una epistemologia dell'inconscio! Mi pare siamo molto lontani da questo...anzi direi impossibilitato ogni discorso dell'Io a ergersi come ''sapere'' dell'Inconscio.
Caro luigi, penso che dipenda da quale epistemologia si adotta e soprattutto da quale concezione di inconscio viene considerata, considerando che in questo campo siamo sempre nell'ambito speculativo, tra la teoria e la clinica. Personalmente non mi ritrovo, per motivi che ho già più volte esposto ma su cui si può tornare, in un paradigma teorico che caratterizza l'inconscio nella maniera che descrivi. Gli echi di una visione quasi trascendentale, comunque "al di là" della natura non mi sembrano compatibili con l'idea che l'inconscio sia un aspetto soggettuale.
Saluti
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luigi '84
se si considera la psicoanalisi alla stregua di una scienza naturale essa è già superata da tempo da altre forme di sapere più ''potenti'' perchè ''tecnicamente'' più efficienti (quindi superiori in quanto ''rimedio''...);
E quali sono?
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Studiolover
E quali sono?
Scherzi?...La farmacologia per esempio, o tutte le scienze del comportamento tra cui la genetica comportamentale. Ma i singoli esempi sono patetici. Certo, il fatto che esista ancora qualcuno che creda nei ''buoni consigli'' della psicologia fa ben sperare ma...bisogna essere lungimiranti. Non posso spiegare in questa sede i motivi per cui credo nell'estraneità della psicoanalisi a tutte le altre scienze dell'uomo ma uno è fondamentale: l'inconscio.
Saluti,
Luigi
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gieko
Caro luigi, penso che dipenda da quale epistemologia si adotta e soprattutto da quale concezione di inconscio viene considerata, considerando che in questo campo siamo sempre nell'ambito speculativo, tra la teoria e la clinica. Personalmente non mi ritrovo, per motivi che ho già più volte esposto ma su cui si può tornare, in un paradigma teorico che caratterizza l'inconscio nella maniera che descrivi. Gli echi di una visione quasi trascendentale, comunque "al di là" della natura non mi sembrano compatibili con l'idea che l'inconscio sia un aspetto soggettuale.
Saluti
Ma la tua concezione è ''trascendentale'' gieko! O comunque la concezione di chi deve attendersi i dati di altre scienze per sentirsi a posto con la ''coscienza''...coscienza appunto. Cosa significa trascendentale? Significa un sapere che si congeda dal mondo per creare un 'modello' dello stesso. Significa transitare dall'esperienza 'vissuta' al 'codice' idenficativo. L'al di là è nei discorsi delle scienze! Ebbe a dire Husserl ''cosa ha a da dire questa scienza sulla ragione e sulla non-ragione, cosa ha dire su noi uomini in quanto soggetti di questa libertà?''
La clinica è il luogo eminente in cui queste contraddizioni si sprigionano. Il senso originario della psicoanalisi è smarrito quando ci si consegna ad una visione dell'inconscio come di qualcosa che si possa 'definire' nei suoi confini...e siccome per me l'inconscio non può essere solo un aspetto soggettuale ritengo che 'Es' (l'impersonale...) sia anche 'fuori' dal soggetto anzi, soprattutto 'fuori'. L'inconscio ha a che fare con la ''natura'' delle cose più di quanto possiamo pensare.
Saluti,
Luigi
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luigi '84
Scherzi?...La farmacologia per esempio, o tutte le scienze del comportamento tra cui la genetica comportamentale. Ma i singoli esempi sono patetici. Certo, il fatto che esista ancora qualcuno che creda nei ''buoni consigli'' della psicologia fa ben sperare ma...bisogna essere lungimiranti. Non posso spiegare in questa sede i motivi per cui credo nell'estraneità della psicoanalisi a tutte le altre scienze dell'uomo ma uno è fondamentale: l'inconscio.
Saluti,
Luigi
Posso capire il discorso teorico sull'inconscio. Invece ti chiedevo lumi sulla parte pragmatica, quella delle tecniche più efficaci. La psicofarmacologia non è più efficace della psicoterapia, anzi le evidenze empiriche e le ricerche statistiche indicano il contrario. Così come le tecniche comportamentali, nonostante tutte le ricerche in proposito, non sono ancora riuscite a dimostrare la loro millantata superiorità sulle terapie psicoanalitiche.
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luigi '84
Ma la tua concezione è ''trascendentale'' gieko! O comunque la concezione di chi deve attendersi i dati di altre scienze per sentirsi a posto con la ''coscienza''...coscienza appunto. Cosa significa trascendentale? Significa un sapere che si congeda dal mondo per creare un 'modello' dello stesso. Significa transitare dall'esperienza 'vissuta' al 'codice' idenficativo. L'al di là è nei discorsi delle scienze! Ebbe a dire Husserl ''cosa ha a da dire questa scienza sulla ragione e sulla non-ragione, cosa ha dire su noi uomini in quanto soggetti di questa libertà?''
La clinica è il luogo eminente in cui queste contraddizioni si sprigionano. Il senso originario della psicoanalisi è smarrito quando ci si consegna ad una visione dell'inconscio come di qualcosa che si possa 'definire' nei suoi confini...e siccome per me l'inconscio non può essere solo un aspetto soggettuale ritengo che 'Es' (l'impersonale...) sia anche 'fuori' dal soggetto anzi, soprattutto 'fuori'. L'inconscio ha a che fare con la ''natura'' delle cose più di quanto possiamo pensare.
Caro Luigi, è proprio il tuo richiamo alla clinica che mi riporta - almeno dal punto di vista che adotto - a dover riconsiderare alcuni concetti. Perchè l'inconscio non può essere impersonale (o addirittura collettivo...) ma è organizzazione di quel dato soggetto coinvolto in un dato contesto. E c'è una scienza - la psicoanalisi - che si è data il compito di indagare questo aspetto, e nel farlo deve adottare un metodo, una prospettiva, e, soprattutto, non può essere autoreferenziale. Ci vedo poco un "bisogno di sentirsi a posto con la coscienza" in tutto questo. Mi pare, piuttosto, che abbia a che fare con il dialogo ed il confronto, con la pluralità di vertici di osservazione esistenti nel dominio scientifico, e dove la psicoanalisi può fare la propria parte (e credo l'abbia fatta, che lo si riconosca o meno) proprio perchè si occupa di ciò che non ha a che fare con la coscienza.
Saluti
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luigi '84
Come non è d'altro canto superata la critica che da Hume si imbatte contro il pensiero 'induttivo' che è proprio delle scienze naturali (checchè se ne dica)
il pensiero induttivo è proprio delle scienze naturali? dato che io sono dentro a quel "checchè" insieme agli sviluppi concettuali dei maggiori epistemologi del novecento (a partire in verità già da Hume), potresti spiegarmi perchè dici ciò (evitando la solita epica celebrata antinomia tra conscio e inconscio...).
grazie. ciaz.
Riferimento: Critiche alla Psicoanalisi e alle Psicoterapie
Credo che le uniche critiche realmente proponibili alla psicoterapia in genere, eccetto alcune forme di derivazione comportamentale o sistemica (non tutte), siano fondamentalmente 2. la prima è l'incapacità di rendere osservabile ciò su cui lavorano senza percorsi individuali o di gruppo molto impegnativi. dato che tutto alla fine ha una conseguenza materiale ci si aspetta che le "scienze" siano capaci di dire che cosa fanno con chiarezza.le seconda riguarda l'impossibilità di trovarsi su un linguaggio comune, è decisamente improponibile che decine di paradigmi o presunti tali che hanno il mdesimo oggetto di studio facciano cose differenti, sembra più intuitivo supporre che forse fanno cosemolto simili anche se in modi differenti. ecco, queste credo siano 2 critiche insuperate che possono muoversi a psicoanalisi e psicoterapia