io infatti dopo la maturità ho deciso di spostarmi direttamente fuori....
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uguale a prima secondo me l'errore sta all'inizio www..org (ho già provato a levare il punto di troppo, ma nulla) :sbonk:
il link funge, ma leggendolo ho gli stessi dubbi, dove sarebbe l'oscillazione tipica del bipolarismo nel tipo I se si parla solo di ep. maniacale o misto? più avanti invece pone criteri per l'aspetto depressivo senza aver specificato prima nulla nei criteri :swear:
Dunque vediamo se riesco a risponderti.. L'oscillazione tipica del bipolarismo la ritrovi in base alle sottoclassificazioni del BIPOLARE I. Ad es. nel bipolare I più recente episodio ipomaniacale attualmente è presente un episodio ipomaniacale e precedentemente un episodio maniacale o misto; nel bipolare I più recente episodio maniacale l'oscillazione è presente perchè attualmente c'è un episodio maniacale e precedentemente un episodio depressivo maggiore, maniacale o misto e così via per ee restanti specificazioni..
Nel BIPOLARE II sono sempre evidenti i sintomi depressivi cosa che non avviene nel bipolare I infatti il criterio A specifica la presenza (anche solo in anamnesi) di uno o più episodi depressivi maggiori e poi al criterio B almeno un episodio Ipomaniacale mentre non deve mai esserci stato un episodio Maniacale o Misto!
Un ragazzo di 25 anni presenta i seguenti problemi: timori di malattia, si lava in continuazione, è meticoloso nel fare le cose, è molto angosciato e a tratti moto aggressivo. Non riesce a mantenere un rapporto di lavoro continuativo.
Vive con il padre, la madre è deceduta quando lui aveva 12 ani, epoca in cui ebbero inizio le sue difficoltà.
Il candidato faccia un'analisi della situazione e indichi i possibili interventi con riferimento a una teoria, esponendone a grandi linee gli elementi essenziali.
Solo dist. ossessivo compulsivo? Io avrei detto invece ossessivo comulsivo di personalità...sebbene le informazioni in nostro possesso non siano tante, secondo me traspare comunque una certa pervasività del disturbo e quindi la compromissione dell'Io e di alcune sue funzioni, con conseguenze negative poi sul concreto...come la perdita del lavoro....
anche il dist. ossessivo compulsivo prevede una compromissione delle abitudini di vita.. tutto sta nel valutare se ilv soggetto è consapevole o meno.. in questo caso si potrebbe fare diagnosi di dist. oss compuls di personalòità..
o sbaglio?
io ipotizzerei un dist ossessivo-compulsivo Asse I e credo in differenziale un disturbo dell'umore senza andare nello specifico.
test utilizzati Scid-I un MMPI-II.
indagherei i rapporti con il padre e l'evento del lutto materno (è forse deceduta a causa di una malattia? le difficoltà del ragazzo iniziano dopo la morte della madre)
terapia supportiva-espressiva orientamento psicodinamico in modo che una volta ristrutturato e riorganizzato l'Io si inizia ad elaborare il conflitto riguardante le sue ossessioni (timori di malattie) e le sue compulsioni (lavarsi le mani). consultazione psichiatrica x eventuale trattamento farmacologico x stabilizzare l'angoscia e l'aggressività.
che ne dite?
Si avete ragione.....è sicuramente meglio limitarci al dist. ossessivo compulsivo di Asse I senza azzardarci in ipotesi per cui non si hanno minimamente indicazioni.....dist. ossessivo compulsivo decisamente...aspettate che vi posto un altro bel caso
perchè dist. dell'umore in differenziale?
forse per i tratti aggressivi e l'angoscia?
P.M. è figlia unica, ventenne, vive in casa con i genitori (padre 45 anni, madre 42 anni). Il nucleo familiare è composto dalla nonna paterna, deceduta circa 5 anni fa, dal padre, dipendente di un ente pubblico (usciere) e dalla madre casalinga. Da circa un anno hanno rilevato un esercizio commerciale in un paese vicino alla città di residenza, dove P., diplomatasi da un anno, collabora con il padre che manda avanti l'attività, dopo il lavoro d'ufficio. La vita familiare è molto isolata, non hanno amici e frequentano molto i parenti. Il padre ha avuto un infarto due anni fa.
P. Viene accompagnata al colloquio con lo psicologo dal padre; con molte difficoltà descrive una sintomatologia presente da circa due anni, che ha come punti principali:
paura di ingrassare;
crisi comportamentali con aggressività verbali e talvolta fisiche, soprattutto nei confronti della madre;
difficoltà di rapporto con gli altri e in particolare con i coetanei, con cui esce raramente.
Presenta inoltre amenorrea da circa un anno e un peso corporeo di 40 kg per 160 cm di altezza.
Un successivo colloquio evidenzia altri elementi. P. M. dice:
- che talvolta il padre nel fare le porzioni dà più cibo alla madre;
- che la difficoltà ad uscire con altri è legata alla preoccupazione di sporcarsi, truccandosi prima di uscire o nel corso delle uscite stesse; la preoccupazione di "sporcarsi" è legata anche, in casa, alla pulizia della propria stanza, che delega alla madre; lei, inoltre, teme di non pulire bene;
- che non può fare a meno di raccontare ai genitori minuziosamente tutto ciò che le accade;
- che ha avuto un ragazzo, due anni fa, ma lo ha lasciato perché si annoiava e perché non andava bene al padre.
Risulta che la madre ha un tono depresso, ma senza manifestazioni cliniche eclatanti; lo stesso dicasi per il padre, che ha sempre fatto una vita molto isolata e che afferma che la figlia gli somiglia in questo tratto di personalità.
Sulla base delle informazioni presentate, il candidato proponga una indicazione diagnostica, suggerendo eventualmente ulteriori approfondimenti; indichi inoltre un piano motivato di intervento, specificandone i possibili obiettivi.
allora io direi anoressia nervosa in comorbidità con disturbo dipendente...
aiuto ho un pò di confusione...
xchè schizotipico?mancano secondo me i sintomi + importanti del disturbo come pensiero magico linguaggio strano...
l'anoressia secondo me c'è il resto ripeto è un pò confuso...
Io ho cercato di rimanere sul classico....ho commentato il caso in questo modo:
P.M., 20 anni, figlia unica, vive con i genitori (padre, 45 anni, madre, 42 anni e una nonna scomparsa da 5 anni), diplomata, lavora nell’esercizio commerciale assieme al padre (che lavora anche come usciere in un ufficio pubblico). Vita familiare molto isolata (frequentazioni prevalentemente del solo parentato).
P.M. viene accompagnata dal padre al colloquio con lo psicologo.
Ai fini diagnostici del seguente caso verrà fatto riferimento al manuale diagnostico DSM IV-TR. Secondo quanto riportato P.M. manifesta “paura di ingrassare”, “comportamenti aggressivi verbali e talvolta fisici, indirizzati prevalentemente verso la madre”, “difficoltà di rapporto con gli altri, specie con i propri coetanei”. A questi sintomi riportati nel primo colloquio seguono i seguenti, riportati in un incontro successivo: difficoltà nell’uscire con gli altri associata al timore di sporcarsi, timore che persiste anche in ambito domestico/familiare e che porta P.M. a far pulire la propria stanza alla madre in quanto timorosa di non esserne sufficientemente capace e brava; necessità di raccontare minuziosamente ai propri genitori tutto ciò che gli accade; conclusione, 2 anni prima, di una relazione sentimentale in quanto ritenuta da P.M. poco interessante e perché non approvata dal padre. La sintomatologia qui riportata potrebbe far propendere il clinico, in via del tutto ipotetica e provvisoria, quantomeno in assenza di ulteriori incontri e indagini, ad un disturbo dell’alimentazione (P.M. presenta, inoltre, amenorrea, da circa un anno e un peso corporeo di 40 kg per un metro e 60 di altezza), e più nello specifico, sempre facendo riferimento ai sintomi riportati, ad una anoressia nervosa. Ciò nonostante si rendono comunque necessari ulteriori colloqui finalizzati ad inquadrare meglio il quadro clinico della paziente e del contesto che ruota attorno alla sua persona, in quanto potrebbe essere forieri di ulteriori sintomi non espressi nei colloqui. Ad esempio si dovrebbe indagare circa il contesto familiare: entrambi i genitori riportano un tono dell’umore relativamente depresso, senza che vi siano comunque manifestazioni cliniche esaltanti. P.M., potrebbe, quindi, essere la portavoce di un nucleo depressivo radicato in ambito familiare. Per poter verificare se esista comunque un disturbo depressivo si dovrebbe comunque attendere prima che la paziente riacquisti completamente, o parzialmente, il peso normale, in quanto i sintomi depressivi potrebbero essere associati semplicemente alle carenze alimentari e alla perdita di peso.
Si consiglia un trattamento espressivo supportivo ad orientamento sistemico familiare.
scusa volevo dire schizoide..
la discussione di giuseppe mi sembra perfetta---
anch'io ho pensato ad anoressia nervosa
ma scusate come diagnosi differenziale che dite di un disturbo ossessivo compulsivo???aggressività, paura ossessiva di sporcarsi...bho forse nn c'entra nulla
Il signor Alessandro, nato nel 1966, vive con i genitori. Fino a tre anni fa faceva il magazziniere, lavoro che ha perduto in seguito a problemi di comportamento. Riferisce che sul lavoro metteva e toglieva dagli scaffali più volte ogni cosa che toccava e spingendo il carrello faceva ripetutamente un metro avanti e uno indietro. Riferisce inoltre che a casa, quando deve rifare il letto, lo disfa e lo rifà per esattamente trenta volte.
Attacca e stacca la presa della corrente per venti volte. Accende e spegne la luce per venti volte. Attraversa più volte la strada senza necessità apparente e, dopo aver visto una persona attraverso un vetro, prova il bisogno di vedere la stessa persona direttamente, senza vetri frapposti. Tale impulso è all'origine della sua abitudine di guidare l'auto con la testa fuori dal finestrino.
Descrivi:
* gli obiettivi generali della valutazione;
* le ipotesi diagnostiche che si possono avanzare sulla base delle informazioni fornite;
* i metodi da utilizzare nella valutazione del caso specificando le varie procedure che intendi utilizzare;
* i test idonei a quantificare la presenza di sintomi;
* l'intervento di recupero.
Posto questo caso che vorrei commentaste perchè poi vorrei chiedervi un "chiarimento"...o meglio un conìsiglio...
Pietro è un uomo di 32 anni che si presenta al colloquio con lo psicologo clinico di un Centro di Salute Mentale in uno stato di profonda ed evidente sofferenza psicologica. Il colloquio inizia con un lungo silenzio nel quale Pietro dimostra nervosismo e imbarazzo. Con difficoltà e su sollecitazione dello psicologo, Pietro comincia a raccontare la sua storia partendo da come sta e da ciò che l'ha portato a chiedere aiuto. Il paziente descrive che da quasi due mesi non riesce a provare alcun interesse per tutto quello che, fino ad ora di fatto, rappresentava la sua vita. Pietro riferisce di avere un rapporto affettivo abbastanza soddisfacente anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere più dalla sua partner e si ritaglia spazi di solitudine per evitare che lei possa rendersi conto di quanto sia cambiato, non vuole che lei scopra la sua inquietudine e il suo disagio. D'altra parte la mattina fa fatica ad alzarsi e ad essere puntuale ai suoi impegni. Pietro sostiene che anche nel lavoro, (è un impiegato amministrativo in una grande multinazionale) le cose vanno molto male perché non riesce ad affermarsi e ad avere avanzamenti, né a dimostrare quanto vale agli altri. Inoltre sono anche compromessi i rapporti con i colleghi i quali non lo tengono in considerazione. Confida che avrebbe voluto laurearsi ma per una serie di motivi ha dovuto accontentarsi di un lavoro qualsiasi. Eppure, dice, non è sempre stato così, infatti Pietro riferisce che a volte gli capita di essere per lunghi periodi pieno d'energia, "proprio un vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti coinvolgo gli altri e riesco a diventare un capo; poi però all'improvviso tutto cambia, forse perché la vita spesso è crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi sempre più triste e penso che non ne vale la pena". Pietro descrive alcuni episodi significativi della sua vita a sostegno della sua convinzione dell'inutilità di impegnarsi in quanto la vita è sempre piena di sorprese negative. Per quel che riguarda la famiglia d'origine Pietro riferisce di avere una madre con la quale ha un pessimo rapporto che cerca di vedere il meno possibile, è una donna sempre indignata che trova sempre un motivo per rimproverarlo. Ha perso il padre da piccolo e di lui ricorda poco. Alla fine della seduta Pietro sottolinea che non aveva alcuna intenzione di fare una consultazione psicologica in quanto non crede di avere un grave problema, né pensa che il suo malessere passeggero anche se pesante possa essere risolto, "ognuno ha i suoi affanni e la vita non risparmia nessuno". Un suo amico d'infanzia però l'ha convinto ad andare dallo psicologo avendo riconosciuto in lui la stessa angoscia che lo tormentava in passato e per la quale aveva richiesto l'intervento di uno psicologo.
Sulla base di quanto sopra esposto il candidatola indichi in modo sintetico:
a) la ciassifièazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;
b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
motivandola;
c) le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente e delle sue modalità di
presentarsi allo psicologo;
e) i passi successivi da effettuare nella valutazione del paziente, comprese le aree da indagare e gli eventuali strumenti
psicodiagnostici da utilizzare (motivando)
f) una valutazione sulle possibilità di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi, il setting e il modo di
propor lo al paziente.
per il caso di pietro io direi diagnosi principale: disturbo bipolare di tipo II
diagnosi differenziale: disturbo borderline di personalità
ecco proprio qui volevo arrivare "sembrerebbero delle ossessioni quindi ipotizzerei un dist ossessivo-compulsivo Asse II in quanto sembra non rendersi"....cioè alla fine nella maggior parte dei casi noi riusciao a distinguere il dist. oss. comp. dal dist. oss. comp. di personalità dal fatto che il paziente non è cosciente del disturbo??? delle sue ossessioni e compulsioni? 2 disturbi che mi semravano chiarissimi ora non lo sono più....sintomo che sto iniziando a fondere?:jd:
..io sinceramente più che borderline avrei messo dist. ciclotimico anche perchè non sappiamo con certezza quando questi disturbi hanno avuto origine? Anzi a dirla tutta io avrei messo il ciclotimico come diagnosi principale e il bipolare II come differenziale....
il DOC di personalità è + grave proprio xchè + pervasivo e radicato rigidamente nella organizzazione di personalità (vedi falabella). in questo caso i comportamenti attuati dal tizio risultano parecchio strani e radicati tanto da perdere il lavoro e correre il rischio di guidare con la testa fuori dal finestrino
perfetto...fino alla prossima crisi menstica ora mi è tutto chiaro:P
non lo so...il dist. ossessivo complsivo potrebbe starci certo ma secndo me parlare di comorbidità con il dist. dell'alimentazione è un pò rischioso....cioè abbiamo un'anoressia nerovsa quasi al 99%..io propenderei per questa ipotesi e lascerei l'oss.comp. ad una eventuale diagnosi differenziale
che bravi che siete...
Per quanto riguarda il caso del magazziniere secondo me non si tratta di asse II, bensì di asse I. Non dovete vedere solo se è o meno egosintonico, ma la distinzione fondamentale è che nell'asse I ci sono ossessioni e/o compulsioni ricorrenti, cosa che non è presente nell'asse II.