E' vero:asd:
Io vado a sublimare la rabbia nei confronti dell'analista cantando.
Faccio la canto-terapia.
Certo effettivamente affrontare una terapia come un duello, non è da tutti:approved:
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E' vero:asd:
Io vado a sublimare la rabbia nei confronti dell'analista cantando.
Faccio la canto-terapia.
Certo effettivamente affrontare una terapia come un duello, non è da tutti:approved:
Char-Lie prende un mucchio di likes,come si farà:Ops:
Io credevo fosse una specie di errore del sistema sotto al messaggio, vi ho "likato" pure io :D
Esercitare nel Nome del padre significa trascrivere la sua Legge sul proprio corpo e imporre questa Legge al paziente. La passe la trovo interessante come concetto (è un ritorno su di sé dell'intero processo della propria analisi, attraverso il racconto ai passeurs), ma come procedimento la trovo superflua, questo colpo d'ala, o secondo sguardo dovrebbe (a mio parere) già essere presente in analisi. L'analisi di un analista analizza fondamentalmente il fantasma principale del candidato, che è quello di diventare analista. Il processo di presentificarsi questo desiderio, di assumerselo, attraversandone il fantasma, è ciò che mi autorizza ad esercitare e, siccome sono relazionale, questo processo si riperpetua ad ogni percorso analitico che intraprendo con ogni paziente. Per quanto riguarda i benedettini, non saprei cosa li autorizza, se posso suggerirei l'ora et labora; io però, più che benedettini, preferirei due cappuccini e una brioches.
Ciao
Char_lie,
sono contento che esista per te una situazione in cui dici di trovarti bene, è la prima volta che non ti lamenti di qualcosa che ti viene proposto, di questo passo non ti riconosceremo più :D. Visto che siamo tutti felici per te, sarà il caso di cantare tutti insieme questa canzone :D
http://youtu.be/BVRHE065-so
Guarda Megiston che se non mi vengono proposte delle fregature le accetto volentieri, riguardo alla questione dei soldi ad esempio, io li accetto sempre volentieri nel caso avessi cambiato idea :asd:. Se tu insisti su 'sto punto, falso, continuo a provocare.
La mia idea è abbastanza semplice: l'aiuto vero, quel di cui uno ha bisogno in certi momenti, nessuno lo rifiuta.
Quando si rifiuta qualcosa ci sono spesso certi motivi per cui si rifiuta. Chi li vuole ignorare 'sti motivi o vuole inventarne altri per nasconderli, non lavora nell'interesse della persona da aiutare.
Se ad una persona non le sta bene nulla di quel che viene proposto, non è detto che il problema sia insito nella persona, che debba essere educata ad accontentarsi docilmente di quel che passa un cattivo convento.
Quando non si rifiuta qualcosa poi non è detto che s'è innescato chissà che, che s'è trasformata ed educata la persona ad essere più flessibile, può darsi che la cosa proposta s'è avvicinata abbastanza a quel che andava cercando questa persona. Te l'ho detto se cambi idea e mi dai i soldi Megiston ti dimostrerò subito che non rifiuto tutto, come sostieni tu, rifiuto solo le fregature, quel che non riesce davvero a venire incontro alle mie svariate esigenze, che da quello che ho capito per te dovrebbero sparire nelle pieghe di una soggettività fittizia che s'adatta coerentemente a qualsiasi stato di realtà dovesse presentarsi.
Oggi ho letto fuori da un negozio (non dico quale per non fare pubblicità) "tutti i portafogli a euro 9.90" scritto a caratteri cubitali bianco su fondo scuro, poi in piccolo, bianco su verde chiaro quasi illeggibile "per chi acquista almeno una borsa" :asd:.
Certi psicoterapeuti così si comportano, ti vogliono vendere il portafogli a 9.90 come se non ci fosse l'altro fastidio da tener presente e di cui poi qualsiasi persona si lamenta giustamente, ma se a me non sta bene comprare pure una borsa e mi si fa pure la predica dicendomi poi che rifiuto tutto, pure le offerte convenientissime (secondo il cartello di chi deve vendere, non secondo le mie esigenze), te lo tiro in testa il portafogli insieme alla borsa!
Poi ci si chiede perché esistono gli agiti, come dite voi... Alludete con poche parole, ma st'atteggiamento può irritare chi i cartelli che usate li osserva bene.
St'idea qua da educatori che modificano le persone che non accettano qualcosa ad accettare, continua a girare per la testa, ma una diversa non entra proprio, scrivo e scrivo però qua il mio messaggio proprio non passa.
Non è il paziente che deve adattarsi alla cura e farsi piacere quel che gli passate voi. Se quel che passate riesce ad accogliere davvero le svariate esigenze della persona bene, se no, non è che ve ne potete uscire dicendo che "non vuol guarire o non vuol star bene perché non accetta il nostro buon aiuto". Che l'aiuto sia davvero buono per la persona lo decide la persona stessa, voi questo non potete giudicarlo.
Io sarò sempre nemico di questo tipo di terapeuti e psicoterapeuti qua.
'sta parte qua comunque mi piace :D.Citazione:
Visto che siamo tutti felici per te, sarà il caso di cantare tutti insieme questa canzone :D
http://youtu.be/BVRHE065-so
Ciao Char_Lie complimenti per i post, non so mandare i likes ma te li sei meritati tutti. I tuoi messaggi sono "passati" come dici tu, forti e chiari. Ma in parte o in tutti si possono condividere o no.:ciao:
Ciao ludovicamaria, è che leggo poi certi messaggi in cui comunque l'idea condivisibile, che debba essere il professionista della salute al servizio della persona, in ambito psicologico sembra (non si sa per quale motivo) che non valga più, ma non riesco ad essere d'accordo con questo punto di vista qua.Citazione:
Originalmente inviato da ludovicamaria
Ad esempio Megiston ha scritto:
Secondo me si agisce senza essere autorizzati se l'altro non ha dato il suo consenso esplicitamente Megiston. Che a te si presentifichi qualcosa è il tuo punto di vista, una tua lettura opinabile, se a qualcuno dovesse presentificarsi lo spirito del diavolo mentre osserva quel che faccio, questo non lo autorizza di certo a compiere un esorcismo nei miei confronti, se io da "indemoniato" nego di volerlo ricevere e contemporaneamente affermo di volere una forma di cura diversa, da quella alla quale vorrebbe sottopormi un esorcista, non è detto che abbia bisogno di questo per star bene, anche se un prete essendo convinto che io sia indemoniato continuerebbe ad insistere e sostenere che a parlare è lo spirito del diavolo e non "il soggetto", e che il corpo non essendo in grado di intendere cosa accade va "liberato" da questo spirito maligno. Il prete e lo psicoterapeuta in questo si somigliano, spesso vogliono curare dei mali che per una persona non esistono proprio e lavorano solo per far riconoscere a questa persona la loro esistenza.Citazione:
Originalmente inviato da Megiston Matema
Io credo che niente di niente in fondo autorizzi una persona a far qualcosa "contro" o "per" un'altra. Darsi l'autorizzazione da soli, o grazie ad un'istituzione, o perché s'è attraversata "la stessa sofferenza", o per mano divina, o perché l'ha detto papà o papà Freud è sempre discutibile.
La ricerca dell'autorizzazione a far qualcosa contro il volere di qualcun altro è comunque sempre uno strumento di potere violento, che quel che chiede l'altro non lo vuole ascoltare proprio... Che sia un bambino o un adulto cambia poco. Ti lamenti di qualcosa? Il problema è la tua lamentela infantile che dovrebbe praticamente sparire... Questo è praticamente l'aiuto che non favorisce le regressioni. Ma io cosa me ne faccio?
Se si è ben consapevoli che non si vuol far del bene a qualcuno è un conto, in questo caso dell'autorizzazione uno se ne può pure fregare, però almeno questa è una violenza che si fa riconoscere per quel che è, anche io sono violento, non agisco solo per far del bene all'altro, non agisco senza entrare mai in contrasto con le sue intenzioni, talvolta agendo per il mio interesse posso pure colpire e far del male, togliere spazio, ferire la volontà altrui, però non dico di certo che la sto curando una persona quando faccio questo, sto curando e difendendo il mio interesse, non quello dell'altro.
Chi vuol curare qualcun altro solo perché c'ha l'autorizzazione di tutti gli altri, senza preoccuparsi di avere quella che conta davvero, e cioé quella della persona in questione interessata, è sempre violento contro questa persona, anche se vuol farsi riconoscere come un "amico" e un "benefattore".
Qua bisogna vedere chi è che risulta inconsapevole di quel che fa, chi dice di aiutare donando quel che gli aggrada e gli fa comodo, non aiutando poi effettivamente chi chiede un aiuto diverso, o chi questo tipo di aiuto qua lo rifiuta, essendo consapevole di quel che gli viene offerto e constatando che non risulta risolutivo per certi suoi malanni esistenziali (e certe volte addirittura dannoso).
Tutte le persone c'hanno miriadi di persone attorno che sono tutte autorizzate a far del bene e che a parole sono tutte benefattrici, ma com'è che certi poi stanno così male? :mumble:
Per me qualcosa non torna.
anche Luca Zingaretti voleva fare l'analista, ho letto, si era iscritto a una scuola, poi ha cambiato idea, e ha scoperto che la sua vocazione era di fare l'attore:asd:
E alla scuola, sempre ho letto, hanno dichiarato che era un promettente allievo.
Dico, ma se avesse fatto l'analista, senza scoprire la sua vera vocazione, sarebbe stato comunque un buon analista?
Si può esercitare una professione senza attraversare il fantasma?
L'analisi è soltanto uno dei modi (attualmente quello privilegiato) per fare i conti con noi stessi, con ciò che siamo, non è certo l'unico; ci si prova in molti modi ... uno piacevole (non sempre, perché talvolta può sembrare un film horror) è il rapporto di coppia, ma anche l'arte potrebbe essere una modalità per attraversare il proprio fantasma (in termini lacaniani) o di essere presenti a se stessi. Certamente, non tutti coloro che hanno una relazione con un partner sono presenti a se stessi, non tutti gli artisti, non tutti gli attori (a guardarsi un po' in giro si direbbe anzi il contrario) e, talvolta, neppure un'analisi giunge pienamente al nucleo, al magma incandescente di ciò che sei. Certo è che non è come un diploma l'attraversamento del fantasma, è piuttosto un processo che inizia e dura per l'intero corso della vita. Si può essere attori, poeti, musicisti, ecc. senza aver attuato almeno in parte questo processo? Si, credo di si, guardandomi intorno, leggendo di persone diventate famose ed eminenti nella loro arte, direi che è possibile ... ma di certo non si eccelle, manca il colpo d'ala del genio. Si può essere analisti? Decisamente no, il processo di presenza a se stesso in un analista deve essere fluido, non rigido e farraginoso, se no non arriva da nessuna parte ... al massimo potrà agevolare un "aggiustamento", un sostegno, un'impalcatura del funzionamento già esistente. Ma l'analisi non è soltanto mettere in sicurezza l'esistente con sostegni e impalcature, è rimettere in sesto ciò che si è in modo che tenga in piedi senza impalcatura e sostegno alcuno, tenendo ciò che è solido e ricostruendo invece ciò che è sul punto di crollare, senza alterare lo spirito e lo stile dell'intera costruzione iniziale.
Ciao
Megiston ma tu come fai ad essere sicuro di essere presente a te stesso? Giudichi gli altri, addirittura sei convinto di poter dire chi è un genio in ambito artistico e chi no, ma questa forma d'autorità chi te l'ha data?
Io ora sai dico solo che amo un artista, amo la sua arte semplicemente, che sia un genio o che eccelle che significa?
Che piace a te? Che è "presente a se stesso"? Che è così come tu desideri che sia?
Poi come si fa a non alterare lo stile e lo spirito della costruzione iniziale? Questo spirito iniziale chi decide quale sia? Sempre tu? Lo stile non potrebbe dipendere dalle strutture portanti che vorresti andare a modificare?
Io poi c'ho un'idea che a mio avviso non è campata in aria. Se si vogliono rendere gli individui capaci di sopravvivere in svariate condizioni, e renderne solida la struttura, forse bisognerebbe portarli in uno stato tale da renderli simili a certe bestie, che manco se ne accorgono se non hanno più una zampa... O meglio, in qualche modo se ne accorgono pure, ma la cosa non li disturba più di tanto.
Bisogna decidersi una buona volta: si vogliono far vivere meglio le persone e si vuole migliorarne lo stato di salute? O si vuole renderle più resistenti a qualsiasi scossa esistenziale? A qualsiasi ambiente. Le due cose secondo me non coincidono affatto in tutti i casi. In caso di carestie magari un barbone è più capace di me e di te di sopravvivere in queste condizioni. Ed il barbone riesce a campare e sopravvivere pure adesso senza una casa, un mestiere, senza nessuna delle impalcature che usano altre persone per continuare a vivere ed esistere, non ha bisogno nemmeno di curare nessuno come uno psicoterapeuta. Mangia e si veste con quel che trova, senza fare troppo lo schizzinoso. Non è vero che uno psicoanalista è più indipendente di altri dal suo ecosistema, se scompare questo sistema, scompare molto velocemente pure l'analista.
Char.Lie, secondo me dipende da cosa vuole il cliente.
Io volevo essere più resistente ai terremoti ambientali, volevo sopravvivere nella giungla, altri avranno obiettivi ben più elevati.
Te mi sembra tu ce l'abbia i più elevati di tutti!:)
io volevo sopravvivere perchè c'avevo da continuare a fare un mestiere, che non potevo più fare, perchè non sopravvivevo a un ambiente che giungla era,ma non poi così giungla da dovervi soccombere.
E mi pareva strano di doverci morire, eh.
Non so se possa rendere l'idea.
Per me sai non è un problema sopravvivere, in apparenza sono poco resistente perché mi lamento sempre :D, ma poi in pratica sono anche più adattabile di tante altre persone.
Io sento comunque di non vivere bene giocando così come ha voluto Madre Natura, vivere per sopravvivere non mi riesce a bastare, vorrei di più, ci vorrebbe un bello sconto sulle pene da pagare. Se non c'è, per me non s'aggiusta proprio più nulla, continuo a sopravvivere, non certo meglio, vivo e sopravvivo male come la maggior parte dei comuni mortali.
Chi mi dice "Vuoi questo? Sì? Allora questo è il prezzo da pagare... Scegli!", non aggiunge nulla, sono presente a me stesso in questo senso, ma manco vivo bene. Forse riuscirei a vivere come un barbone ed in svariati ambienti... Ad esempio, mica sono morto in ambiente scolastico? Ma lo odiavo comunque e ci stavo male. A resistere magari resisto pure, ma chi se ne importa! Spesso niente mi impedisce di adattarmi e resistere, se non io stesso.
Per me se la vita è proprio questa qua e basta, e non esistono alternative diverse e sconosciute che possono modificare le cose in modo diverso, ho già perso, non c'è proprio nulla da curare, non si può proprio curare niente di quel di cui mi lamento. Le scelte che posso compiere all'interno di questo gioco al massacro le conosco già, quale presenza maggiore dovrebbe esserci? Ho compreso praticamente le stesse cose che ha compreso anche un'altra persona, ma nonostante ciò, non mi sta comunque bene, e perciò non è che posso fingere, vivo male questo tipo di vita qua che per un altro magari è comunque gioiosa.
Alla fine scelgo alla meno peggio, m'adatto a quel che c'è, ma resto comunque sempre molto frustrato, un analista che vorrebbe rendermi più consapevole, non aggiungerebbe nulla in tal senso, qualcuno invece che mi facesse conoscere alternative diverse e molto meno frustranti per raggiungere una certa soddisfazione, mi sarebbe utile.
Se questa forma di conoscenza è un'illusione, come direbbe Lacan, non c'è nulla da curare o da migliorare, delle persone come me magari considerano già la condizione (per altri) normale dell'umanità, nella maggior parte dei casi, una mezza schifezza, e da questo schifo qua nessuno poi può tirarti fuori vivo davvero se quel che si limita a fare l'altro (che a parole dice di volerti aiutare, ma che nei fatti si rivela un falso salvatore) è cercare di convincerti a resistere e abituarti a questa condizione gioendo degli stessi bocconi miseri che di tanto in tanto t'arrivavano pure prima grazie al tuo sudore (se la pensavo così e carcavo 'sto tipo di aiuto qua, non ci sarebbe stato alcun problema, non avrei sentito il bisogno di qualcos'altro).
A guardar bene non è questo il problema di cui ci si lamenta, da questa condizione in realtà uno vorrebbe poter uscirci, permanere all'interno del gioco e di una certa legge non modifica niente di ciò che si vorrebbe davvero cambiare e cioé la legge del gioco, la vita insomma dopo un intervento del genere resta la stessa, le difficoltà uguali, i prezzi da pagare identici, l'unica differenza consiste nel fatto che t'hanno convinto ad adattarti senza lamentarti come farebbe un bambino a certe angustie esistenziali. Questa è la crescita... E davvero si crede che c'è bisogno di qualcun altro, uno psicoanalista? Uno psicoterapeuta?
Questa è già la condizione normale dell'uomo che ho conosciuto. Se fosse stata questa la difficoltà per me, non ci sarebbe proprio stato alcun problema di cui lamentarmi. Hai voglia di crescere e resistere in questo mondo qua.
Né lo stregone, né lo psicoterapeuta, né lo scienziato possono aiutare le persone simili a me se vogliono creare una "soluzione" in questo senso qua, lasciando la condizione umana inalterata.
Saluti
La presenza a sè stessi secondo me è una sensazione che ti permette di scegliere con consapevolezza e responsabilità e di assumere le conseguenze. E' molto difficile raggiungere questa meta perchè le persone non possono sempre mantenere una "presenza a sè stessi" in tutte le situazioni della vita, questa sensazione secondo me l'acquisti anche con l'esperienze positive che hai, non può dipendere esclusivamente da te (certo che la personalità conta) occorrono anche fattori esterni di soddisfazioni, come sempre c'è una intercambiabilità di cose.
la consapevolezza di cosa? Io nemmeno ho capito.Citazione:
Originalmente inviato da ludovicamaria
Una scelta in una situazione la fai tu, e non ci piove, pure se qualcuno ti punta una pistola contro e ti dice o la borsa o la vita, scegli, sceglie anche una donna che viene minacciata dal protettore che se non fa quel che deve rischia di fare una brutta fine. Sceglie pure quel tale che ammirava Megiston, che per non vivere in una certa situazione, da schiavo magari, s'ammazza con gran consapevolezza. In cosa differisce poi un suicidio consapevole da uno inconsapevole, non si sa.
Le cose nella vita certe volte possono pure cambiare improvvisamente (ed è qua che sta pure la doppia fregatura), e la consapevolezza di quel che si sceglie nessuno ce l'ha davvero, se uno s'ammazza per non vivere sotto un regime e dopo un po' questo cade, con quale consapevolezza s'è ammazzato? :mumble:
Per essere consapevoli di quel che si sceglie bisognerebbe conoscere perfettamente il mondo, le conseguenze, tutto, e nessuno la possiede davvero 'sta cosa, forse Dio, se esiste, chi vuol vendertela con con un colloquio a due ti prende doppiamente in giro come un mago che presuppone di poter conoscere il futuro e le conseguenze di una scelta grazie all'osservazione locale di certe carte.
Si vende una sensazione insomma, ma niente di concreto, qualcuno c'ha la sensazione di poter predire il futuro con delle carte da gioco, ma questa appunto è solo una sensazione, alla fine chi conosce davvero come stanno le cose sa che pure questa è soltanto una sensazione, un'altra illusione.
Ma comunque per me scegliere in certe circostanze non è proprio possibile senza esitazione, perché la scelta non riesce a riassumere le mie intenzioni, ed è qua che allora sono più consapevole di chi sceglie con questa "consapevolezza" qua che insegnano ad avere alcuni di voi.
Certe intenzioni, che pur c'erano, vengono nascoste da qualche parte per dare una coerenza al tutto. L'intenzione che c'era a monte era magari quella d'avere la moglie ubriaca e la botte piena, come fai a scegliere l'esistenza che fa per te se non c'è proprio in mezzo a quelle disponibili? Scegli alla fine a metà, con esitazione, a pezzi, senza una vera coerenza totale.
Scelgo anche io alla fine, ma non con questa decisione categorica con cui sceglie chi dice d'essere consapevole, lavoro e mi lamento, non lavoro e mi lamento, perché sono consapevole che non mi sta bene davvero nessuna delle due situazioni per motivi diversi, adesso ha prevalso il non lavorare, ma mi manca il guadagno, se potessi averlo per vie diverse potrei risolvere davvero la situazione, una scelta per me non aggiusta certi problemi e malcontenti.
Io scelgo allora irresponsabilmente all'ottantacinque novanta per cento e responsabilmente al quindici venti, perché
1) non conosco davvero le conseguenze di certe scelte, posso fare una stima probabilistica, ed in base a questa scegliere, ma è roba da previsione metereologica incerta. Non ho la consapevolezza di Nostradamus quando scelgo qualcosa, c'ho la consapevolezza normale delle circostanze che c'hanno un po' tutti.
2) la scelta tra certe opzioni non riesce ad acchiappare le mie intenzioni, alcune vengono alienate e tagliate via. Io nonostante tutto sento di essere di più, di avere più esigenze rispetto a quelle che riesco a soddisfare scegliendo in certe circostanze, certe scelte tagliano via questo di più intenzionale, e non si può curare la cosa secondo me con operazioni chirurgiche che legittimano questi tagli come un qualcosa di sano. Come un qualcosa che fa crescere, qua non è che si cresce si taglia via quel che in certe circostanze non ci può stare, è un'altra selezione naturale questa, sempre e comunque violenta.
Io vado proprio nella direzione opposta. Non m'interessa d'avere illusoriamente una maggiore decisione nelle mie scelte, mi interessa essere più soddisfatto potendo scegliere quel che mi va bene davvero in modo più totale. Ma per far questo bisogna andare oltre certi aut-aut e superare la violenza di certe scelte aggiungendo altre possibilità ed alternative esistenziali, un individuo da solo può scegliere, ma non può costruire di sana pianta certe alternative che sfuggono alla violenza contro di sé di certi aut-aut.
Fossero questi i problemi, sarebbe già tutto risolto a monte per me. E mi meraviglia che per qualcuno risulti un problema essere indecisi, ci sono dei buoni motivi anche per cui si è indecisi, non si possono non avere esitazioni per me, già l'avvertire questa cosa come una malattia da curare all'interno dell'individuo, per me non è poi così sano.
Comunque aspetto pure un chiarimento di Megiston, cos'è per te 'sta "presenza a se stessi"? Sei d'accordo con Ludovicamaria?
io ho visto diverso quel che c'era scritto sulla lavagna.
Innanzitutto, servizio clienti non è.
poi c'era scritto: non facciamo caffè, per cui svegliatevi da soli.
Poi c'era scritto: la macchinetta del caffè la vendono da Trony, non ci sono paragoni, andate dellà.:asd:
Cioè noi non siamo al servizio del cliente, non vendiamo i caffè già pronti, vi vendiamo le macchinette per farvelo da soli:asd:
la presenza a se stessi significherà dunque, farsi il caffè da soli con gli strumenti che noi vi offriamo.
La presenza a se stessi significherà risolvere problemi senza amletizzarci a vita, boh?
intanto, io c'ho i miei cavoli con un analista che dichiara "Non ho spazio".
Poi, che dichiara: "Ci sentiamo stasera per valutare la "situazione".
Che situazione, boh?
Moh-OOOOOOTTTTTTTT
Desperadoooos:D
Io la cosa che non ho capito è quali strumenti secondo questa visione vengono offerti e che risultano di una qualche utilità. Che qualcuno m'esorti a far qualcosa piuttosto che qualcos'altro, a me personalmente non serve a molto e continua a meravigliarmi non poco il fatto che per alcuni venga sentita come utile 'sta cosa, così come mi meravigliano quelli che spendono tanti soldi con dei maghi e i vari Otelma o come si chiama.
A me servirebbe qualcuno che m'offrisse alternative migliori per me e secondo il mio metro di giudizio di cos'è buono e cos'è cattivo, alternative che io non conosco già, e non uno che m'aiuti a scegliere in mezzo a quelle che già conosco ripetendomi in continuazione quello che già so ed è arcinoto a tutti e che rappresenta proprio il problema da risolvere. Alla fine scelgo comunque alla meno peggio in base a quel che so in mezzo a certe alternative, ma resto frustrato comunque, qualcosa la si sceglie sempre, ma è la scelta giusta che per me manca proprio.
Ad esempio io voglio guadagnare facendo poco e niente (questo voglio, me lo si chiede in continuazione cosa voglio... Questo!), se necessariamente nella mia esistenza devo lavorare in certi sensi e fare una serie di cose che detesto per guadagnare, non c'è proprio niente che possa migliorarla, se invece ci sono delle alternative praticabili in qualche modo, potrei vivere meglio.
Invece arriva qualche genio della psiche e mi dice "eh ma se vuoi guadagnare, devi lavorare così e colà" e c'era bisogno di questo consiglio davvero? Magari è proprio 'sta situazione qua che non mi sta tanto bene e la vorrei cambiare.
io desidererei che mi venisse proposta qualche soluzione in cui si tenga conto delle mie esigenze, non la solita fuffa sulla libertà, l'autodeterminazione e la responsabilità... Libertà egalitè io arrobb'a tte tu arruobb'a me... O quella sull'educazione, il rafforzamento, la crescita interiore e così via :asd:...
Questa roba qua so produrlmela anche da me, è la stessa roba che sta sempre in bocca a santoni tipo Osho (che è in voga ultimamente) e via dicendo. Saprei essere profondo quanto tutti questi altri, ma non mi interessa esserlo, non mi interessa seguirli, non mi interessa ascoltarli, non mi interessa imbrogliare le persone (beh, a pensarci bene forse questo mi interesserebbe, se dicendo le stesse cazzate riesco a raggranellare qualche soldo :D).
Non hanno niente da darmi, tutte 'ste persone vengono verso di me e verso tutti gli altri a mani vuote e pretendono che gli venga riconosciuto che ci portano la buona novella, la filosofia liberatrice, ma niente hanno in mano più di me e niente possono dare se insistono con questi discorsi qua sulla consapevolezza da santoni saggi.
E' tutto vuoto, niente, loro vivono e sopravvivono grazie al bisogno delle persone di ricevere degli aiuti che loro non possono (o non intendono) davvero fornire, e questo è un danno enorme che va a colpire molte persone.
Se non sai come poter aiutare qualcuno rispetto a quel che chiede, sii sincero e digli che non sai, che ignori quanto lui, questa è santità, altro che tutti 'sti filosofastri della vita con baffoni e barbe e occhiali. Parla chiaramente e non alludere se hai capito cosa va cercando l'altro e non sai come si potrebbe ottenere, o se non sei davvero intenzionato a fornire l'aiuto vero che sta chiedendo.
Saluti
in pratica ce vendono la loro testa, ce danno una testa di ricambio, in usufrutto od usucapione, appunto, e quella è lo strumento.
Ce l'avvitiamo sul collo, e stiamo a posto.
Complicata se la loro testa riesce a risolvere meglio di noi i nostri problemi, di sicuro ci sarà utile, se la fanno lavorare davvero al servizio di questi problemi e non al servizio dei propri e se è migliore della nostra in tal senso, sotto qualche aspetto... Ma cosa c'entra la consapevolezza, la presenza a se stessi e 'ste cose qua? :mumble:
Se la mia psicoterapeuta se ne stava chiusa in casa la sera e non coltivava relazioni con certi colleghi, come faceva ad aiutarmi con questa presenza fantasmatica di se dentro di se? Quando pure subito si fosse riconoscuta ogni volta avesse visto uno specchio, senza mai sbandare (come può capitare a qualcuno di sera in penombra :asd:), cosa m'avrebbe potuto suggerire di diverso rispetto a quel che già sapevo? A me tutto questo insomma, a cosa serve?
Fantastica scena:asd:
Ottima scelta!!:asd:
Pure gli strumenti bisogna co-costruire ... e se no è troppo facile, ti piaceva la macchinetta già bella e pronta imballata da Trony, e invece no, cacciavite e chiave inglese, bisogna costruirsi pure quella :D.
La presenza a se stessi non è amletizzarsi, è partire da sé per arrivare all'altro e partire dall'altro per arrivare a sé.
Ciao
Non è difficile da raggiungere in sé, è un conseguimento spontaneo e naturale, quello del bambino che se gli sporchi il nasino e lo metti davanti allo specchi, ad un certo punto si pulisce il naso e non più lo specchio. E' quella cosa che ti fa partire da te, da chi sei e da cosa vuoi; è consapevolezza e responsabilità, come dici tu. E' il non pensare che la "palla" ce l'abbiano gli altri e chiedergliela con insistenza oppure, è lo stesso, pensare che gli altri non abbiano alcuna palla (bluffano, ingannano, ...) e che di conseguenza non possiamo giocare. Presenza a se stesso vuol dire che io insieme a te possiamo costruire qualcosa (la palla) con cui giocare. Questo qualcosa è il nostro rapporto, che mi fa essere più di ciò che ero prima, senza di te.
Ciao
C'entra e serve, perché se non supponi di essere qualcuno non si capisce chi parla, chi scrive o chi chiede; se non supponi che dall'altra parte ci sia qualcuno (e non il muro o un albero), allora non si capisce cosa parli, scrivi o chiedi a fare. E per essere qualcuno bisogna che te lo dici, che ti cogli e che cogli anche chi ti sta di fronte (come persona) e che afferri che tipo di rapporto c'è fra te e lui. Tutto questo è un processo, naturalmente, non un a priori, qualcosa che si crea insieme, nella relazione.
Un saluto
Ma è così necessario capire cosa o chi parli per parlare? Non conosco il colore dei tuoi capelli, conosco poco di te, si può dire che non so con chi sto parlando sotto diversi aspetti e pure parlo con te, 'sta cosa che dici non è tanto vera.
Per me poi è vero che non si capisce cosa di preciso parli, ma chi se ne frega :asd:. E' davvero un problema importante questo per la mia esistenza? Cosa ha a che fare con le cose di cui mi lamento io? :mumble:
Cerco di capire se in mezzo a questo discorso può tornarmi utile qualcosa, mo che a parlare sia un uomo, un libro, un film, un computer programmato a rispondere... A me cosa importa? :D
E' la pertinenza delle risposte che conta, non sapere chi è che parla.
Mi interessa la capacità di questo discorso nel produrre risposte pertinenti per i miei problemi, non tu chi sei, questa curiosità non ce l'ho... Che ci devo fare?
Io mi disinteresso dell'autorità, di chi sei, mi interessa quel che mi dai o che puoi darmi, che tu sia un albero, una mucca, un cane o altro a me cosa importa davvero? Se sei un cane allora deduco che si può parlare pure con i cani, se sei un muro si può parlare anche con i muri, io non ci sono mai riuscito fino ad ora a parlare con cani e muri (insomma a ricevere e ascoltare un discorso articolato) non so può darsi che con qualcuno lo si possa fare, io credo di no, chissà può darsi che qualcuno inventa un traduttore per parlare pure coi cani e si scoprirà in futuro che pure i muri parlano :asd:.
Io chiedo proprio per vedere se arriva qualcosa che a me serve, se arriva va bene, se non arriva, va male.
Insomma i problemi di cui mi lamento, tipo "guadagnare con poca fatica" come si risolvono con 'sta "presenza a se stessi"?
E quell'altro problema di cui mi lamentavo rispetto all'instaurare qualche relazione che mi piacesse di più, come lo risolvevo se qualcuno (o qualcosa) non fosse riuscito ad articolare e comunicarmi un'alternativa più soddisfacente e praticabile per me? Mi presentavo a me stesso e risolvevo tutto?
E ancora, il problema di trovare una donna che mi piaccia e che non sia troppo frustrante come quelle che in genere ho conosciuto già?
Come si risolve con questa "presenza"?
E' questa la mia domanda, però non arriva una risposta pertinente. Mi si dica per una volta "non c'entra niente coi tuoi problemi e problemi simili ai tuoi esser presenti a se stessi, io con quel che so non sono poi così sicuro di poter curare meglio di te, o di un'altra persona presa a caso, 'sti disagi qua" senza ambiguità, oppure mi si spieghi chiaramente cosa c'entra senza girarci intorno per non rispondere. E' nel discorso che articoli che è presente l'affermazione che è fondamentale 'sta cosa per vivere bene, ma cosa c'entra col mio vivere bene io non l'ho capito ancora e tu ancora non me lo hai spiegato. L'idea che mi sono fatto è che comunque non lo sai nemmeno tu, se no avresti provato a rispondere.
Per questo prima l'ho associato, questo discorso della consapevolezza, alla saggezza venduta da tutte 'ste guide spirituali che stanno in giro (a chi non li accoppa :D), provate a cercare la parola "consapevolezza" nei loro discorsi, è sempre presente.
E continuano sempre a spuntarne nuove di queste guide qua... Il mondo ne è pieno. Di questo c'era bisogno di guide autoconsapevoli, che non sanno magari manco al termine del loro naso cosa c'è, e dove ci possono guidare queste? Da nessuna parte per me.
Le riflessioni di Sciacchitano sul lacanismo
l'odioamore transferale, che poeticamente Lacan chiamava hainemaoration.
Come si esce dalla dialettica transferale?
Come si esce da ogni congettura, cioè uscendo dal regime suppositivo, falsificando la congettura, che ne sta alla base, non potendosi confermare empiricamente nessuna congettura. Nel caso si tratta o di falsificare la congettura che l'altro sappia o di falsificare la congettura che l'altro non sappia. Falsificando la congettura che l'analista sappia si liquida il transfert positivo; falsificando la congettura che l'analista non sappia si liquida il transfert negativo. In entrambi i casi si entra in un regime di indifferenza nei confronti dell'analista, che è il guadagno soggettivo che permette di autonomizzarsi da lui e di terminare l'analisi
Uh.:sbonk:
Char.Lie c'è già arrivato da un pezzo, Lalangue, bon per lui.
Può darsi l'abbia attraversato, magari ha fatto fuori un sacco di analisti/e, prima di approdare qui:dunno:
E' che per me questo "non è un problema". Comunque a me quel che mi da veramente fastidio non è il fatto che una persona non sappia o che conosca altro rispetto a me, ma il fatto che alluda di conoscere con certezza quel che ignora quanto me. Non sapere o essere incerti, come ho già spiegato, per me non è che sia un crimine :asd:.
E' la posizione di chi fa finta che critico qui, sono orientato negativamente verso queste persone qua se queste permangono in questo stato.
Chi sa e dice di sapere va bene, chi non sa e se ne sta zitto va bene, chi aiuta e dice di aiutare va bene, ma chi non aiuta e dice di aiutare e chi non sa e dice di sapere come mettere a posto il tuo malcontento, senza aver preso in considerazione nemmeno i pezzi del puzzle che gli porti (il problema da risolvere insomma) è pericoloso ed è dannoso per me.
Io ammetto la mia incapacità a mettere a posto delle cose nella mia esistenza, ma che qualcuno sia davvero capace di aiutarmi io poi lo dubito, se questo già parte sparato con l'idea di sostituire quel che è problematico per me con quello che è problematico per lui (il problema è quello d'esser presenti a se stessi, il problema è decidere, il problema è bonificare l'inconscio, il problema è resistere ai desideri)... I miei problemi sono una cosa, i suoi un'altra, lui magari ha saputo risolvere i suoi, ma questo non basta come garanzia affinché sia capace di risolvere i miei se non coincidono per niente con i suoi.
Io non pagherei una persona affinché sostituisca i miei problemi con i suoi, affinché sostituisca il mio punto di vista col suo, lo pagherei per usare le sue facoltà e le sue conoscenze (se c'ha davvero qualcosa in più di me in tal senso) a mio vantaggio e proprio a partire dal mio punto di vista, il suo non mi interessa direttamente, che questo abbia bisogno che io mi interessi al suo punto di vista o che lo faccia mio e che mi sforzi in tal senso, è un problema suo non mio. Tutto dipende per me da quel che può darmi. Se l'altro ama la filosofia stoica e vivere come questi qua e nella vita s'è adattato a tutto volentieri, non è detto che la cosa a me garbi.
La presenza a se stessi, per me è fuffa, cioé leggo, ma davvero non capisco a cosa possa mai servire a chi ha difficoltà relazionali simili alle mie, con chi cerca una maggiore soddisfazione nell'insieme delle relazioni umane.
Saluti
Lalangue io però comunque non ho capito bene il senso del tuo intervento di prima, nel testo da te citato c'era scritto:
"Nel caso di Lacan io ho guadagnato l'indifferenza rispetto a Lacan riconoscendo che i suoi matemi non avevano nulla di matematico: enunciati senza dimostrazioni, assiomi senza deduzioni di teoremi, matematica senza matematica. Questa che riferisco è solo la conclusione di un lungo processo di elaborazione del falso (vuoto) matematismo di Lacan, durante il quale ho dovuto sviluppare miei matemi personali, una vera e propria matematica che credo più matematica e meno falsa (meno vuota) di quella di Lacan."
Ma dico, tu lalangue, che mi sembra hai letto qualcosa di Lacan, con questa cosa qua che scrive 'sto tipo, sei d'accordo o no? Io l'impressione che le cose stessero così ce l'ho avuta sfogliando certi libri di questi seminari, ed è mai possibile che uno che le studia tutte 'ste cose ci metta vent'anni per capire che sono bricconate e non matematica? :asd:
Io comunque sono un po' doppio nei confronti di 'ste cose, anche se per me non è roba scientifica e descrittiva, molta della produzione umana letteraria e non, potrebbe essere comunque appariscente e spassosa, perciò in fin dei conti può essere divertente una descrizione totalmente falsa ed inconcludente della realtà, come certi spettacoli di intrattenimento: a guardar la prima trilogia di Guerre Stellari per esempio, non è che tu migliori le tue nozioni di fisica, però non è che uno deve diventare indifferente a Lucas per questo, o odiarlo chissà come (i giocattoloni da modellisti erano divertenti e son rimasti a molti nel cuore). Quando ha girato 'sto film non credo avesse l'intenzione di spacciarlo come una terapia o come un qualcosa che è necessario guardare e conoscere per star bene nella vita o come un documentario che spiegasse come poter viaggiare nello spazio.
E' una cavolata immane al livello scientifico e filosofico anche se qualcuno talvolta ha cercato di darne una lettura politica :D.
La difficoltà sorge quando 'ste funzioni sono un po' confuse, là dove chi cerca una scienza trova un'arte resterà deluso. Chi cerca cure esistenziali che mettano a posto certi problemi, non cerca illusioni, ma cure abbastanza concrete.
L'artista che si fa passare per scienziato o medico, può divenire pericoloso quanto un illusionista che vuol far passare come reali i suoi trucchi. Quando questo sega una donna in due e la ricompone, non compie una complicata operazione chirurgica realmente, non possiede le nozioni tecniche per far questo, fa solo finta di possedere queste capacità. Se a qualcuno venisse amputata una gamba, portarlo dall'illusionista risulterebbe inutile e pure dannoso.
Ecco che calza a pennello questa frase citata da Benedetta tramite Ikaro
"Amare è dare ciò che non si ha"
L'illusionista è capace di far finta di essere un medico, e dona la salute (quel che non è capace di donare, perché non possiede 'ste capacità) analogamente a come la dona un medico. Il soggetto crede ed ha l'impressione che gli è stato donato questo, mentre in realtà l'illusionista non gli ha dato proprio nulla, ha prodotto solo un'impressione di benessere, ma allora non è un medico davvero, non ha curato per nulla certi miei interessi, il suo è solo uno spettacolo di magia... Uno spettacolo di Magia Nera ai miei danni :asd:.
Io ho bisogno delle capacità reali di uno psicoterapeuta per sbloccare e sanare certe situazioni di malcontento (i soldi che possiede ad esempio, o altro che può tornarmi utile), se pure lo psicoterapeuta non ha niente in mano di meglio rispetto a me, o magari è proprio vero che non si possono aggiustare certe cose, restano semplicemente rotte ed irrisolte anche con il suo aiuto, o sono dipendente (continuando a credere erroneamente che può aiutarmi) o sono indipendente dallo psicoterapeuta (credendo che non mi può aiutare), il malcontento per certe cose, che restano storte, comunque rimane in ogni caso. Magari in entrambi i casi non guadagno praticamente nulla nei confronti di quel di cui mi lamento, l'unica cosa che guadagnerei con l'indipendenza sarebbe il non dover pagare più le sedute, ma 'sto problema qua aggiuntivo alla fine l'ha creato lo psicoterapeuta stesso col suo falso intervento, col sui insistere e sostenere in continuazione che mi poteva aiutare.
Se uno psicoterapeuta già sa che non c'ha 'ste capacità, o conoscenze migliori delle mie per risolvere certi problemi (oppure c'ha le risorse ma non ha intenzione di impegnarle per farmi star meglio, visto che potrebbero tornarmi davvero utili certe cose che possiede, se me le cedesse, per migliorare la mia esistenza), farebbe prima a dirmelo subito, così non si perdono vent'anni appresso a delle inutili elucubrazioni. Alla fine mica ho capito 'sto tizio dell'articolo citato cosa c'ha guadagnato nel credere che quel che farfugliava Lacan l'avrebbe aiutato a vivere meglio :mumble:. Chiariscimelo meglio lalangue perché pure qua qualcosa a me continua sempre a non tornare.
E' come sostenere che hai guadagnato qualcosa se una banca di cui ti fidavi ed alla quale hai affidato i tuoi risparmi li fa sparire nel nulla senza maturare alcun interesse.
La banca X ti è stata utilissima, ti ha aiutato a "guadagnare" l'indipendenza dalla banca X stessa e ti ha spinto a cercarne un'altra!
E ce credo! :D
Risparmiatori state tranquilli, in ogni caso guadagnerete qualcosa! In un caso gli interessi dei vostri investimenti, nell'altro l'indipendenza da chi aveva detto di volersi curare dei vostri risparmi con oculatezza. E' ancora magia questa, si vince sempre, ma illusoriamente.
Le persone come me vogliono vincere davvero, per questo aiutare me è difficile, complicato e pure molto costoso probabilmente.
Questo mi fa pensare che 'sto tizio da 'sti insegnamenti di Lacan e tutto questo apparato fittizio ancora non ne è fuori! Continua a volergli dare a tutti i costi un'utilità rispetto ai suoi problemi pur di non provare alcuna emozione negativa verso chi comunque ha messo su una sorta di imbroglio. Resto indifferente verso l'onestà intellettuale, ma verso queste posizioni qua io indifferente non lo resto, soprattutto quando poi si vuol fregare anche me.
Nel mettere su questo imbroglio chi ci è andato a guadagnare qualcosa davvero è Lacan (come la banca di cui ho parlato prima), non i suoi discepoli. Se davvero il discorso del maestro fosse stato questo: "non mi seguite"... Che bisogno ci sarebbe stato di dirlo se il maestro stesso non avesse creato certe condizioni ed aspettative per esser seguito...
"seguitemi perché devo insegnarvi a non seguirmi e che non vi servo a nulla"...
'Sto discorso qua è una cavolata pazzesca! Chi continua a dare valore a 'ste stupidaggini è doppiamente imbecille. Ma chi è che s'è messo a rompere le palle coi suoi discorsi e dirci che ci avrebbe aiutato? Se uno mi dice, ti aiuto, io poi m'aspetto qualcosa di concreto, non le cazzate. Chi si comporta come Lacan, va attaccato e perseguito come una banca disonesta.
A Megiston gliel'ho chiesto direttamente:
a me, alla mia situazione serve 'sta presenza a se stessi? In che modo ha a che fare col mio malcontento per certe situazioni esistenziali? Come le sana 'ste situazioni?
Ma non risponde, e continua a non rispondere davvero.
Saluti
"Non seguitemi perchè mi sono persa":noidea:
L'ho detto io, oh.