Passaporto ritirato :cute:
So' soddisfazioni, eh :asd:
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Passaporto ritirato :cute:
So' soddisfazioni, eh :asd:
Adesso è ufficiale: vomito. E mando quella cazzo di mail. Se il rispetto non te lo danno, te lo devi prendere.
Monti: niente Imu sulle case lesionate. «A chi dorme in strada chiederemo solo il canone per l'occupazione di suolo pubblico.» (cit.)
Mannaggia a Andrea che con la bici mi fa fare un sacco di km e di fatica :sbonk:
Oggi 42 km, velocità max 48.9
Pressocché morto.
Ora un po' di liuto per rilassarmi :)
E scriviamolo pure...: anche la bella vista di un bel caccia rosso che volava in libertà.
fra un po' stacco con la speranza che questa lunghissima e pesantissima giornata termini. emozioni piatte e sotto i piedi, mi sono rotta di stare in galleggio! voglio mettere i piedi per terra, sentire la terra fredda e sentirne i brividi su tutto il corpo. io voglio vivere, sono drogata di emozioni e di voglia di essere, saper essere, imparare ad essere. non mi lascerò andare.......
Sto guardando I 57 giorni di Paolo Borsellino e ogni scena è commovente, mi vengono i brividi e ho il cuore a mille... provo tantissima rabbia, come se lui e la sua famiglia fossero la mia
Ed ecco che, complice il tempo ottobrino (che naturalmente sarà sostituito domani da una giornata estiva, in perfetto stile schizofrenogeno), ritorna ricorsivamente quella punta di desiderio che mi fa sbirciare nei siti delle diverse università eventuali bandi di dottorato...fino addirittura a pensare ad un altro percorso accademico...mah, chissà...però, questi 3 anni di lavoro incessante (ora purtroppo concluso), pur sfruttato e sottopagato, sono stati una miniera di esperienza e un bagaglio per una consapevolezza maggiore del mio sè (personale, professionale)...e su questa nota positiva, che mi canto e suono da solo, ecco uscire un timido raggio di sole :asd:
20 anni fa in questo giorno ero a letto, una malattia autoidotta dalla sofferenza perchè il mio primo amore era scomparso, ero a letto quando in diretta iniziarono a mostrare le prime immagini di capaci, l'asfalto saltato come fosse stato fatto di sabbia, ed i particolari di quella che sembrava stata una vita "normale",pezzi di vita saltati con quei 500kg di tritolo, tutti per fermare un unico uomo.
e mi trovo nei copioni familiari, dove mia nonna rimane a letto e si riveste di nero per l'ennesimo lutto che ci ha colpiti. solo due domeniche fa, tenuta al nascosto di tutto eravamo a casa sua e lei era vestita di blu, non di nero, blu, era sorridente perchè ci aveva tutti intorno. anche io quando sto male vorrei rimanermene nel mio letto in un totale stato di incoscienza, con la tv accesa senza ascoltarla, per non pensare. anche in questo sono simile a lei, pure io mi tufferei nel letto e chiuderei i contatti col mondo. 20 anni fa avevo lo stesso umore di oggi, ma oggi devo uscire, le mie pz mi aspettano e saranno anche infuriate perchè la settimana prossima non ci siamo viste. ma loro non sapvano che lo scorso mercoledì ero nella camera ardente di mio zio.
mi hai appena inviato un msg, mi fai male perchè so che mi ami, certo che lo so. mi fai male perchè non capisci che così non possiamo andare avanti......vorrei avere una certezza, ma al momento tu ed io non possiamo esserlo.............
Dovremmo renderlo parte della nostra famiglia!!
Io davvero credo in una famiglia scelta
in cui le persone che valgono decidono di avere dei legami. Di volersi bene perchè hanno delle buone qualità. Perchè si scelgono.
Io lo faccio. Vedo una perosna che mi piace e ci parlo o le scrivo (internet come sempre è d'aiuto e fantasticamente annulla distanze e tempi :love: )
Io credo in una Grande Famiglia Universale :love: :dance:
lo so
sono irrimediabilmente anni '60 :asd:
Quando lavoro a contatto con gli adolescenti mi accorgo di essere cresciuta... contenta di aver superato quell'età che è stata tanto conflittuale per me ma provo anche una forte malinconia..
Sono diventata più razionale e ho faticato per riuscirci ma mi mancano i colpi di testa, gli scleri e l'impulsività che potevo permettermi di avere a 15 anni...ogni giorno c'era una nuova avventura e io le ho vissute tutte intensamente..
Ora la ragione ha prevalso sull'istinto ma non è scomparso.. lo sento nello stomaco e nel cuore, l'ho solamente racchiuso in un buon contenitore..
..23/05/1992-23/05/2012
Nella memoria, a distanza di vent'anni, ancora quelle immagini, un pensiero che ripercorre ciò che è successo...non solo oggi, ma ogni volta che passo per quella strada. Vergogna per quello che questa terra ha cercato di distruggere..nonostante tutto, però, fiera di avere le stesse radici di un grande Uomo.
e poi capita che quella terribile parolina, troppo frequente di questi tempi, ma in televisione, no, non qui... risuoni vicino vicino a te
e allora ti tremano i polsi, ti balla lo stomaco e ti senti come in un frastuono metallico
therefore never send to know for whom the bells
tolls; it tolls for thee
Un sogno così non mi capitava da una vita....così vivido, reale....vorrei farne più spesso di sogni così :love:
Il popolo che grida vendetta è uguale a chi uccide.
Ricordare si spera sempre possa far cambiare qualcosa ma non è mai così :deluso:
L'Italia oggi più che mai ha bisogno di 1 10 100 1000 Falcone e Borsellino.
"Non sarà la mafia ad uccidermi" confidò Paolo Borsellino alla moglie..
Infatti. Mi chiedo che fine abbia fatto quello che era il suo capo ufficio Pietro Giammanco.
bisogna essere parsimoniosi con il proprio disprezzo,a causa del gran numero di persone che lo meritano!
Questo lavoro mi stimola davvero tanto :smile: Sono contenta, avevo paura di dover fare i conti con una certa dose di irreversibile ripensamento, ed invece così non è stato...non sono pentita nemmeno un po', anzi! Ed è così bello quando la creatività prende piede in tutte le sue forme, e mi permette di esprimermi in tutta la mia essenza ed energia del momento. Perchè mi fa sentire viva, perchè significa che sto bene e perchè è estremamente gratificante poter lavorare in armonia con gli altri e riconoscersi a vicenda i frutti del proprio operato, offrendo loro piccole parti di me e acquisendone a mia volta da essi!
Spero di mantenere questo entusiasmo ancora a lungo :giggle:
Giovanni Falcone io l'ho conosciuto...
No, vabbè, non esageriamo, non proprio conosciuto, conosciuto nel senso di esserci stato amico e neanche conoscente occasionale... Semplicemente abbiamo trascorso una serata uno di fronte all'altro, a pochi metri di distanza...
Io ero allora uno studente universitario e mi trovavo temporaneamente a Roma...
Naturalmente ero squattrinato come tutti gli studenti fuorisede, ma quella sera mi ero deciso a fare una pazzia... Avevo conosciuto una ragazza bellissima ( le donne sono sempre state il mio tallone d'achille....:( ) e, volendo fare colpo su di lei, l'avevo portata a cena in un ristorante piuttosto conosciuto del centro storico... Intendiamoci: non parliamo di un locale iperlussuoso, ma, insomma certo qualcosa di lontano, lontanissimo dalle pizzerie malfamate e dalle birrerie che ero solito frequentare...:D
Mentre ero intento a rimirare occhi negli occhi, a lume di candela, quello splendore di ragazza, mi accorgo che proprio nel tavolo affianco al nostro e giusto di fronte a me si era seduto proprio Giovanni Falcone, a quel tempo trasferitosi ( tra mille polemiche... ) al Minitero di Giustizia, appunto a Roma...
Rimasi affatato... Falcone era un mio idolo e mi colpì moltissimo il fatto di trovarmici a neanche due metri di distanza.... Sembrerà assurdo, ma a partire da quel momento, distolsi lo sguardo dalla ragazza che mi stava di fronte per osservarlo attentamente...
Anzitutto mi colpì il fatto che era, praticamente, da solo in compagnia di un'altra persona, sì, ma che doveva essere un amico, un collega, non aveva certo l'aspetto di una guardia del corpo...
E poi... e poi sì, mi colpì tantissimo la pacatezza dei gesti, la serenità dello sguardo... Sorrideva sempre, col suo sorriso inconfondibile... Anche io gli sorrisi per fargli capire che lo avevo riconosciuto e lui ricambiò il mio sorriso...
Mangiarono in fretta, erano arrivati dopo di noi, ma se ne andarono quando noi eravamo ancora al secondo... Lui fu gentilissimo col cameriere, gli lasciò una lautissima mancia e andando via salutò anche me....
Non so dire quanto tempo dopo avvene lo strazio di Capaci... Poche settimane, al massimo un paio di mesi da questo episodio minimale che non vuol dire nulla...
Ma quando vidi la scena in Tv fu come se mi avessero ammazzato un amico di famiglia, un parente...
Quando sono assatanato mi sento bene :asd:
Prossimamente ci saranno le figurine di Falcone e Borsellino in edicola? :D
Me ne fotto. [non mi riferisco alle figurine", ovvio ;) ]
Oddio e adesso che vuole il landlord (padrone di casa)?
E' il letto che scricchiola :look: :ez:
Il suicidio non ne vale la pena: si muore quando è ora * ; secondo me è un segno di debolezza. Dobbiamo essere più forti, ...della morte, "del suicidio"; anche quando siamo a terra, più che a terra.
* (sia pure un incidente stradale :D )
Ma che delusione l'ultimo film di Woody Allen....un flop totale....a tratti non sembrava nemmeno lui, e poi...orrore, in alcune inquadrature si vedeva il microfono dall'alto!!
Se ripenso ai suoi capolavori degli anni '70 e '80 mi viene un colpo al cuore.
uh....speriamo che di non aver fatto danni....
Quindi immagino che "te ne fotti" di Falcone e Borsellino....:zott:
Bravo, complimenti...:clap: C'è da esserne fieri... :swear:
P.s. Nero, guarda che eri stato bannato... Poco intelligente da parte tua reiscriversi proprio il giorno dopo il ban, con un altro nick e riprendere a postare le stesse cose, con lo stesso stile e nello stesso thread ( questo...) :|
Jocker mi sa che hai ragione ....:sisi:
"Grazie caro papà" - MANFREDI BORSELLINO
Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.
Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.
Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.
Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.
La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.
Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.
Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.
Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.
Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.
La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.
Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.
Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.
Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.
Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.
(La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell'editore – chiude il libro “Era d'estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).
Uff, ma ora non è che puoi metterti a telefonarmi tutti i giorni a qualunque orario...
Non credevo di doverlo fare già da ora, ma forse conviene attivarsi una scheda telefonica a parte per l'ambito professionale, così ai genitori dei bambini posso dare un altro numero.
Così non è possibile continuare
Test, test... MA DAI, ANDIAMO TUTTI A LAVORARE PER LA PAGNOTTA. Sfido, chi dice di andare a lavorare per spirito di volontà, diciamo; per altruismo... verso la società(?)
P.S. ...o chi per la mign**** :asd:
..un piccolo sacrificio..che mi ripagherà per l'intera esistenza.:)
Ma ditemele in faccia le cose. Ma a che serve che adesso dovete fare il comizio alzando pure la voce? Bello il vostro modo trasversale per fare arrivare i messaggi. Ma è tanto difficile provare a confrontarsi? Già sapevate come vi avrei risposto, e infatti non vi ho deluso. Già sapevate che vi avrei mandato senza mezze misure a spigare, e vi ho accontentato... perché a voi non interessa di noi, non interessa il nostro pensiero, non interessa della nostra integrità morale. Vi da' fastidio accorgervi giorno dopo giorno che non siamo come voi, non riuscite proprio a passarci sopra. Dove siete stati fino ad adesso? E allora tornateci.
La verità è che non ho paura di morire, ma mi scoccia da matti. Mi scoccia che un giorno non ci sarò più. Mi spiace andarmene da qui. Ma non è paura, è semplicemente fastidio, rabbia. Morire è una vera stronzata. Darei la vita per non morire. (Fabio Volo)
La verità è che non ho paura di morire, ma mi scoccia da matti. Mi scoccia che un giorno non ci sarò più. Mi spiace andarmene da qui. Ma non è paura, è semplicemente fastidio, rabbia. Morire è una vera stronzata. Darei la vita per non morire. (Fabio Volo)
Sarebbe meglio vivere per sempre?
P.S. Un uomo si stancherebbe di vivere nel vedere tutta la sofferenza che c'è nel mondo.
[Vabè, sarebbe come un "quote" :asd: ma non ho quotato :D ]
P.P.S. La morte dà senso alla vita... :dunno:
Ma pensa te....è passato più di 1 anno e non mi son resa conto che non ho uno straccio di termometro in casa per provarmi la febbre!!!
Vabbé che cerco sempre di ammalarmi il meno possibile....ma adesso come caz...pita faccio a capire quanta febbre ho? :mumble:
Non c'è vita senza morte, non c'è morte senza vita (?)
psiche 90
In certe cose sono un disastro...:omg:
Ma un bel disastro...:mmh?:
:asd::asd:
Doversi misurare con l'egoismo dei figli
è sempre una scoperta terribile per un genitore,
non sai se comprendono quello che dici loro,
sulla famiglia, sui valori,sull'importanza di collaborare per il bene comune...
non sai se lo accumulano inconsapevolmente per tirarlo fuori magari dopo un decennio...
sembrano impermeabili, egoisticamente impermeabili
e "leggono" e vedono solo alcune cose della vita in comune e delle tue parole...
colgono solo gli aspetti aspri, quelli per loro negativi,
trovando tutte le giustificazioni possibili ai loro ingiustificabi comportamenti...
E' passato troppo tempo da quando ero IO adolescente...
non ricordo se facevo anch'io così...
non ricordo se ero come lei e poi ho cambiato rotta...
saperlo però mi consolerebbe,
mi farebbe capire che gli sforzi che faccio per parlare,
trasmettere cose buone, non sono buttati al vento...
mi darebbe uno scopo in più per continuare a provarci...
Ma cosa succede se non va nel verso giusto?
La mia non è la paura della sconfitta,
non è l'ingestibilità della "mancanza" del momento,
è il dispiacere di avere una figlia "imperfetta"...
ma secondo i miei valori,
che alla fine non è detto debbano essere anche i suoi...
alla fine non è detto debbano essere migliori di altri...
Sarà bene che impari a relativizzare il mio sentire...
e accetti che la vita e le persone non sono perfette...
figli compresi...