Una nuova libertà in psicoanalisi?
In questa sede desidero porre un interrogativo che da diverso tempo accompagna le mie riflessioni sul lavoro di analisi in ambito terapeutico. Cercherò di essere conciso e il più chiaro possibile nell'esporre una questione piuttosto complessa e che per tale ragione è difficoltoso esprimere in modo compiuto in poche righe.
La prospettiva psicologica di Freud implica una concezione dinamica della persona attraverso la dialettica che si sviluppa tra le istanze psichiche dell'io, del super - io e dell' es.
Le scuole psicologiche che seguono il solco indicato dalla teoria psicoanalitica e che impiegano costantemente i suoi paradigmi e i postulati che ne derivano per la cura di pazienti affetti dalle più diverse patologie psichiche non smentiscono la dialettica sopra citata.
Nel lavoro di analisi che si dispiega in ambito terapeutico si mostra come ogni comportamento possa essere oggetto di interpretazione, evidenziando che al di la delle apparenze le nostre azioni sono mosse da meccanismi che ci sfuggono mentre crediamo di essere pienamente consapevoli del gesto che stiamo compiendo in quel momento.
Ogni fenomeno umano può quindi venire letto come il risultato di un incontro più o meno proficuo tra io, super io, ed inconscio, un incontro di cui la persona percepisce ben poco e quanto coglie non è che un frammento superficiale del grande movimento interno che si sviluppa per lo più alle sue spalle.
In altre parole si potrebbe sostenere che la persona sia continuamente mossa in ogni sua azione anche la più apparentemente insignificante, da forze di cui non ha coscienza, ma che tuttavia sono i principali attori del nostro comportamento.
Mi domando allora come vada considerata la questione della libertà del comportamento umano. Quanto siamo veramente liberi di scegliere, decidere, soffrire, gioire e così via?
Io sono dell'opinione – qui espressa ancora in forma embrionale - che l'uomo goda di una libertà limitata, cioè sia libero di muoversi e di scegliere, ma entro certi binari piuttosto rigidi composti dalla sostanza della persona che si esprime nel dialogo tra le istanze psichiche.
In questa interpretazione dell'uomo è il concetto di libertà ad essere oggetto di discussione e rivisitazione, non nei termini della sua negazione, bensì di una sua ridefinizione, forse in chiave più realistica.
Voglio precisare, onde evitare possibili fraintendimenti, che la mia considerazione non intende semplificare o addirittura banalizzare l’interpretazione psicoanalitica e i suoi più recenti sviluppi, anzi è un tentativo di entrare nel dettaglio di questo filone di studi, introducendo la questione a partire da considerazioni derivate dal setting terapeutico, che rappresenta uno spicchio dell’universo “psicologia”.
Voglio anche in conclusione precisare che non intendo spossessare la persona della libertà di scegliere, tuttavia relego questa entro un percorso in buona misura già dato e caratterizzato da una relativa rigidità. Un percorso entro il quale certamente ci si può muovere ma dal quale di rado ci si discosta.
Vi ringrazio in anticipo per l’attenzione.
:)
Re: Una nuova libertà in psicoanalisi?
Citazione:
Originariamente postato da andreeandre
In questa sede desidero porre un interrogativo che da diverso tempo accompagna le mie riflessioni sul lavoro di analisi in ambito terapeutico. Cercherò di essere conciso e il più chiaro possibile nell'esporre una questione piuttosto complessa e che per tale ragione è difficoltoso esprimere in modo compiuto in poche righe.
La prospettiva psicologica di Freud implica una concezione dinamica della persona attraverso la dialettica che si sviluppa tra le istanze psichiche dell'io, del super - io e dell' es.
Le scuole psicologiche che seguono il solco indicato dalla teoria psicoanalitica e che impiegano costantemente i suoi paradigmi e i postulati che ne derivano per la cura di pazienti affetti dalle più diverse patologie psichiche non smentiscono la dialettica sopra citata.
Nel lavoro di analisi che si dispiega in ambito terapeutico si mostra come ogni comportamento possa essere oggetto di interpretazione, evidenziando che al di la delle apparenze le nostre azioni sono mosse da meccanismi che ci sfuggono mentre crediamo di essere pienamente consapevoli del gesto che stiamo compiendo in quel momento.
Ogni fenomeno umano può quindi venire letto come il risultato di un incontro più o meno proficuo tra io, super io, ed inconscio, un incontro di cui la persona percepisce ben poco e quanto coglie non è che un frammento superficiale del grande movimento interno che si sviluppa per lo più alle sue spalle.
In altre parole si potrebbe sostenere che la persona sia continuamente mossa in ogni sua azione anche la più apparentemente insignificante, da forze di cui non ha coscienza, ma che tuttavia sono i principali attori del nostro comportamento.
Mi domando allora come vada considerata la questione della libertà del comportamento umano. Quanto siamo veramente liberi di scegliere, decidere, soffrire, gioire e così via?
Io sono dell'opinione – qui espressa ancora in forma embrionale - che l'uomo goda di una libertà limitata, cioè sia libero di muoversi e di scegliere, ma entro certi binari piuttosto rigidi composti dalla sostanza della persona che si esprime nel dialogo tra le istanze psichiche.
In questa interpretazione dell'uomo è il concetto di libertà ad essere oggetto di discussione e rivisitazione, non nei termini della sua negazione, bensì di una sua ridefinizione, forse in chiave più realistica.
Voglio precisare, onde evitare possibili fraintendimenti, che la mia considerazione non intende semplificare o addirittura banalizzare l’interpretazione psicoanalitica e i suoi più recenti sviluppi, anzi è un tentativo di entrare nel dettaglio di questo filone di studi, introducendo la questione a partire da considerazioni derivate dal setting terapeutico, che rappresenta uno spicchio dell’universo “psicologia”.
Voglio anche in conclusione precisare che non intendo spossessare la persona della libertà di scegliere, tuttavia relego questa entro un percorso in buona misura già dato e caratterizzato da una relativa rigidità. Un percorso entro il quale certamente ci si può muovere ma dal quale di rado ci si discosta.
Vi ringrazio in anticipo per l’attenzione.
:)
Molto bene.
Per prima cosa mi complimento con te per la forma e la sostanza del tuo congetturare.
Per seconda mi complimento con te per aver avviato una discussione su questo tema.
Per terza ti avverto che assai raramente avrai l'opportunità di sviluppare un dialogo sullo psichismo tout-court che possa essere di un qualche spessore su questo sito (senza offesa per nessuno). Ora veniamo al dunque.
Concordo in larga parte con quello che dici e che, tuttavia, non è un tema particolarmente rivoluzionario per chiunque conosca la teoria psicoanalitica. Il fatto è che le cose che dici sono nella direzione in cui tu le indichi ancora più di quanto dici. Questo perchè il presupposto dal quale parti è solo parzialmente esatto.
Scrivi: "Ogni fenomeno umano può quindi venire letto come il risultato di un incontro più o meno proficuo tra io, super io, ed inconscio, un incontro di cui la persona percepisce ben poco e quanto coglie non è che un frammento superficiale". La maggior parte dell'Io e la totalità del Super-Io sono inconsci, dunque l'incontro o meglio l'articolazione da cui originano i fenomeni umani avviene tra istanza che parlano una lingua inconscia.
Viene da sè che la libertà (concetto molto poco psicoanalitico) di cui ad esempio discute parsifal alberga solo nella testa di parsifal.
Caro andreeandre,
vorrei però lasciarti un ulteriore elemento su cui poter pensare e che, magari, potrà esserti utile nel far crescere questo pensiero embrionale. Chi ti dice che il fatto che la nostra vita sia espressione di processi inconsci debba essere considerata una limitazione della libertà? Non credi che il nostro inconscio sia l'espressione della libertà allo stadio puro e che siano, invece, la coscienza e la civiltà (o l'incivilimento come lo definiva Freud) ad embrigliarne le propaggini?
Facciamo capire a tutti con un esempio:
Uno studente la mattina del suo esame non si sveglia e perde l'appello, non si è svegliato perchè la sera prima ha dimenticato di mettere la sveglia (atto mancato). Lo studente pensa in coscienza che avrebbe voluto fare l'esame (libertà) ma ha dimenticato di mettere la sveglia (distrazione). L'analista direbbe che non voleva fare l'esame (inconsciamente, per motivi che sono diversi da persona a persona) e che non essendo quel desiderio rappresentabile dalla sua coscienza (il Super-Io gli avrebbe imposto di farlo) ha prodotto una dimenticanza (atto mancato) ed ha realizzato il suo desiderio inconscio. Ha mostrato una libertà che non aveva quando lavorava in coscienza pensando, come i nostri amici opsiani, di essere libero.
Grazie ancora andreeandre,
sono pronta, saltatemi addosso... aspetto anche te Willy
Re: Re: Una nuova libertà in psicoanalisi?
Citazione:
Originariamente postato da letyzzetta
... aspetto anche te Willy
Ed eccomi! Ma, stavolta, solo per farti i complimenti. Il tuo punto di vista sulla questione della libertà è ben espresso e ottimamente argomentato. E, almeno su questo argomento, la mia visione coincide con la tua, benché io preferisca arrivare alle tue stesse conclusioni senza utililzzare la teoria psicoanalitica né il concetto di inconscio dinamico. Semmai, se posso, una domanda: Per considerare le manifestazioni dell'inconscio di cui parli come degli esempi di libertà, occorre probabilmente considerare l'inconscio non come inconscio "rimosso", ma come un inconscio di tipo differente, "creativo". Tuttavia, tra le diverse letture che ho fatto e quel po' di pratica che ho visto su me stesso, non ho trovato riferimenti alla creatività dell'inconscio ed ai suoi derivati come esempi di libertà. Hai sottomano qualche riferimento bibliografico che mi consenta di approfondire questo argomento?
Grazie e buon proseguimento di discussione
Ah, dimenticavo.... :)
Buona vita
Guglielmo
Re: Re: Una nuova libertà in psicoanalisi?
Citazione:
Originariamente postato da letyzzetta
Molto bene.
Viene da sè che la libertà (concetto molto poco psicoanalitico) di cui ad esempio discute parsifal alberga solo nella testa di parsifal.
è interessante il tuo punto di vista in base al quale il concetto di libertà,sul quale riflettono gli uomini da alcune migliaia di anni,alberghi solo nella mia testa.Molto interessante è anche la tua idea che "vada da sè" che la libertà non esiste perchè lo sostiene Freud. Forse ti converrebbe non rinunciare ad almeno 3000 anni di pensiero filosofico e molti di più di pensiero religioso,abbracciando per fede una disciplina,la psicoanalisi,che ha poco più di un secolo di vita e la credibilità scientifica di una favoletta.
Comunque se Letyzzetta pensa che la libertà non esiste è liberissima di continuare a crederlo :asd: e di continuare a crogiolarsi nel suo narcisismo ;)
Re: Re: Re: Una nuova libertà in psicoanalisi?
Citazione:
Originariamente postato da Parsifal
è interessante il tuo punto di vista in base al quale il concetto di libertà,sul quale riflettono gli uomini da alcune migliaia di anni,alberghi solo nella mia testa.Molto interessante è anche la tua idea che "vada da sè" che la libertà non esiste perchè lo sostiene Freud. Forse ti converrebbe non rinunciare ad almeno 3000 anni di pensiero filosofico e molti di più di pensiero religioso,abbracciando per fede una disciplina,la psicoanalisi,che ha poco più di un secolo di vita
fino a qui te l'eri giocata bene :P
Citazione:
Originariamente postato da Parsifal
e la credibilità scientifica di una favoletta.
Comunque se Letyzzetta pensa che la libertà non esiste è liberissima di continuare a crederlo :asd: e di continuare a crogiolarsi nel suo narcisismo ;)
e poi hai ceduto al fascino di rispondere a tono :asd:
Non ci capisco nulla di psicoanalisi, ma mi aveva colpito il titolo del 3d e così sono venuto a scuriosare :asd:
Questo quote non vuole certo parlare di Parsifal o di letyzzetta, quanto più sottolineare botta e risposta (dinamiche si puà dire?!? ;) ) che poi portano veramente distanti dallo stimolo iniziale...
Spero infatti che adesso lety non alimenti il giochino...
Sarebbe interessante un 3d anche sulla difficoltà a "lasciar passare ed anzi rilanciare con un contributo utile al 3d", ma andrei fuori topic, quindi vi auguro di continuare sullo stimolo dato da doubleandre :30:
buona serata,
nico
PS: vi prego di non rispodere a questa mia pippa, ma di proseguire oltre... sono intervenuto per prevenire un OT e non vorrei certo generarlo :bimbo: :P
Re: Re: Re: Una nuova libertà in psicoanalisi?
Citazione:
Originariamente postato da willy61
Ed eccomi! Ma, stavolta, solo per farti i complimenti. Il tuo punto di vista sulla questione della libertà è ben espresso e ottimamente argomentato. E, almeno su questo argomento, la mia visione coincide con la tua, benché io preferisca arrivare alle tue stesse conclusioni senza utililzzare la teoria psicoanalitica né il concetto di inconscio dinamico. Semmai, se posso, una domanda: Per considerare le manifestazioni dell'inconscio di cui parli come degli esempi di libertà, occorre probabilmente considerare l'inconscio non come inconscio "rimosso", ma come un inconscio di tipo differente, "creativo". Tuttavia, tra le diverse letture che ho fatto e quel po' di pratica che ho visto su me stesso, non ho trovato riferimenti alla creatività dell'inconscio ed ai suoi derivati come esempi di libertà. Hai sottomano qualche riferimento bibliografico che mi consenta di approfondire questo argomento?
Grazie e buon proseguimento di discussione
Ah, dimenticavo.... :)
Buona vita
Guglielmo
Ce l'avrei io il riferimento bibliografico "Il discorso sulla causalità psichica" di Lacan (1946).
Discussione interessantissima, spero di avere il tempo per ritornare e dire la mia.
ikaro
P.S. Ciao Lety! ;-)