La scienza deve aprirsi a Dio
link
Le università cattoliche debbono «fare scienza nell’orizzonte di una razionalità vera, diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio», perché non si può ridurre l’orizzonte della conoscenza umana al «dimostrabile mediante l’esperimento », come vorrebbero «correnti importanti della filosofia moderna»: lo ha affermato ieri il Papa, aprendo l’anno accademico dell’Università cattolica del Sacro Cuore.
È stato uno dei discorsi di maggiore respiro tra quanti ne abbia tenuti fino a oggi il Papa teologo, paragonabile a quello con cui il 18 aprile, da cardinale decano, puntò il dito contro la «dittatura del relativismo » e all’altro con cui, il 2 ottobre, aprì il Sinodo dei vescovi, affermando che «non è tolleranza ma mistificazione» la pretesa della società secolare di «espellere Dio dalla vita pubblica».
Benedetto XVI, rispondendo al saluto del rettore Lorenzo Ornaghi e del cardinale Dionigi Tettamanzi, è partito dal compito proprio di un’università cattolica, che consisterebbe nell’elaborare «sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione che mira a recuperare la sintesi armonica raggiunta da Tommaso d’Aquino e dagli altri grandi del pensiero cristiano, una sintesi contestata purtroppo da correnti importanti della filosofia moderna ».
Secondo Papa Ratzinger, «la conseguenza di tale contestazione è stata che come criterio di razionalità è venuto affermandosi in modo sempre più esclusivo quello della dimostrabilità mediante l’esperimento: le questioni fondamentali dell’uomo, come vivere e come morire, appaiono così escluse dall’ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività».
Per Benedetto XVI le conseguenze sono di grande portata: «Scompare, alla fine, la questione che ha dato origine all’università, la questione del vero e del bene, per essere sostituita dalla questione della fattibilità». Ritornare a porre quelle questioni «nel 2000», insistendo, contro corrente, a «coniugare fede e scienza» è «un’avventura entusiasmante perché, muovendosi all’interno di questo orizzonte di senso, si scopre l’intrinseca unità che collega i diversi rami del sapere, perché tutto è collegato». Si tratta di un’argomentazione che il cardinale Ratzinger aveva già abbozzato in una conferenza tenuta a Berlino nel 2000 e in un’altra letta a Roma nel maggio del 2004 su invito del presidente del Senato Marcello Pera. In tali occasioni aveva qualificatocome «secondo illuminismo» la tendenza filosofico-scientifica che riduce la sfera del razionale alle «esperienze della produzione tecnica su basi scientifiche».
Benedetto XVI ha pure accennato alla questione della contraccezione, affermando di avere particolarmente «a cuore» l’Istituto scientifico internazionale Paolo VI di «ricerca sulla fertilità e infertilità umana per una procreazione responsabile» che opera all’interno dell’Università cattolica. Unistituto, ha detto, «nato per rispondere all’appello lanciato dal Papa Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae e che si propone di dare una base scientifica sicura sia alla regolazione naturale della fertilità umana che all’impegno di superare in modo naturale l’eventuale infertilità».
Il Papa ha pure ringraziato con parole commosse il personale del Gemelli (il policlinico dell’Università cattolica) per le cure prestate a Giovanni Paolo II: «In quei giorni verso il Gemelli era rivolto da ogni parte del mondo il pensiero dei cattolici, e non solo. Dalle sue stanze di ospedale il Papa ha impartito a tutti un insegnamento impareggiabile sul senso cristiano della vita e della sofferenza, testimoniando in prima persona la verità del messaggio cristiano».
io inizierei a rileggere galileo, tanto per.
La scienza deve aprirsi a Dio (?)
Carissima Mia... :hug:
Mi verrebbe in mente di dire: sarebbe pure ora di tentare di compiere il percorso inverso. Proviamo, per un post, ad immaginare cosa accadrebbe se la religione iniziasse ad aprirsi alla scienza?
Citazione:
Le università cattoliche debbono «fare scienza nell’orizzonte di una razionalità vera, diversa da quella oggi ampiamente dominante, secondo una ragione aperta al trascendente, a Dio», perché non si può ridurre l’orizzonte della conoscenza umana al «dimostrabile mediante l’esperimento »,
E qui iniziano i problemi. Proviamo ad analizzarli uno per uno:
a) Quale sarebbe la "razionalità vera"? Qui non viene proposto alcun programma di ricerca per scoprirlo. Nulla viene detto su quali potrebbero essere i passi per distinguere la razionalità "vera" da quella "falsa", né per definire le due razionalità. Nei fatti, si effettua un'operazione di indottrinamento, in quanto si dà per scontato che esista una razionalità vera e che essa consista nell' "aprirsi al trascendente". Dal punto di vista scientifico, prima si fanno le ipotesi, poi si costruiscono gli esperimenti, poi si rilevano i risultati, poi (eventualmente) si modificano le ipotesi di partenza. Egr. Sig. Ratzinger, vogliamo tentare di fare la stessa cosa?
b) Intanto, perché sarebbe una "riduzione", mantenere l'orizzonte della conoscenza umana entro i limiti sperimentali? Qualcuno può sostenere che accontentarsi di camminare (invece di volare) rappresenti per gli esseri umani una riduzione delle loro facoltà? Forse significa solo prendere correttamente atto di come stanno le cose in questo mondo.
Citazione:
compito proprio di un’università cattolica, che consisterebbe nell’elaborare «sempre nuovi percorsi di ricerca in un confronto stimolante tra fede e ragione che mira a recuperare la sintesi armonica raggiunta da Tommaso d’Aquino e dagli altri grandi del pensiero cristiano, una sintesi contestata purtroppo da correnti importanti della filosofia moderna ».
Proviamo, per cortesia a sintetizzare il pensiero cristiano con le acquisizioni della scienza? Quando si afferma il dogma della transustanziazione, occorrerebbe poter anche spiegare come si possa trasformare la materia senza utilizzare un anello di accelerazione di particelle. Quando si afferma la risurrezione della carne, occorre poter speigare come sia possibile ricostruire la configurazione atomica e molecolare a distanza di tempo e in assenza di banche dati di memoria. Quando si parla dell'esistrenza di una verità, occorrerebbe riprendere la fisica quantistica e cercare di capire se l'elettrone sia un'onda o una particella.
Citazione:
le questioni fondamentali dell’uomo, come vivere e come morire, appaiono così escluse dall’ambito della razionalità e sono lasciate alla sfera della soggettività».
Iniziamo a spiegare perché queste siano le questioni fondamentali, invece di dichiararlo in modo apodittico, per favore? In base a quale logica non possono essere altrettanto fondamentali altre questioni? Che so, la conoscenza del mondo, la scoperta del proprio inconscio o l'innamorarsi di qualcuno?
Per ora basta così. Il seguito alla prossima puntata
Buona vita
Guglielmo