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semplificatore
Mi verrebbe provocatoriamente da dire: "mia nonna e mia mamma me lo hanno sempre detto gratis come e quanto mangiare, e a 39 anni ho le analisi perfette"....
Quindi?
...dite dite
Se dovessi ascoltare mia madre su quanto mangiare a quest'ora sarei un'arancina coi piedi con chiare difficoltà di deambulazione...:sbonk:
Cmq è anche vero che negli ultimi tempi il rapporto con il cibo è cambiato...se prima si mangiava per vivere, (e se pensiamo ai periodi bellici, non era tanto scontato avere un pezzo di pane) adesso si mangia per tutt'altro motivo!!
il cibo è diventato un pretesto per incontrarsi...almeno io ho degli amici che se gli chiedi "che facciamo sta sera?" ti rispondono "andiamo a mangiare fuori" 9 volte su 10!!
Forse pensare ad uno psicologo che ti insegni a mangiare può risultare alquanto strano, ma effettivamente l'aumento di disturbi alimentari tra gli adolescenti non lo rende così improbabile...
Basta andare davanti all'ingresso di una qualsiasi scuola e contare quanti bambini obesi ci sono...:eek: è impressionante!!!
Quindi una buona educazione alimentare visto che non riesce a darla la famiglia...(anche se effettivamente dovrebbe essere suo compito il compito) non vedo perchè non possa darla un psicologo!!
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semplificatore
Allora dico: ma siamo davvero arrivati a questo punto?
C'è ormai davvero bisogno dello psicologo (a voi ve lo auguro perchè è lavoro, ma insomma ...) per imparare a mangiare?
Beh, in tempo di carestia ogni pertugio e galleria...
Non mi sorprende il proliferare di corsi di ogni genere e tipo. Come insegnano le tecniche di marketing il bisogno va creato per vendere. Anche dove non c'è.
Se poi si tratta di patologia è un altro problema... Ma per quello ci sono già gli psicoterapeuti.
Saluti
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l'obesità è una malattia e quindi mi sembra giusto prevenirla. Forse il dubbio viene dal fatto che a fare questa "prevenzione" possa essere uno psicologo? Forse questo fatto può essere capito meglio se si considera che il problema non è il cibo, ma il rapporto col cibo (ecco la dimensione psicologica). E mi sembra che ultimamente i disturbi alimentari siano aumentati di parecchio.
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Il bisogno va creato, easy :sisi:
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quando si parla di comportamento alimentare si entra anche nel campo dei disturbi alimentari, e il "saper mangiare" è solo una dimensione del problema, la più riduttiva a mio avviso. Se una persona vuole stare in linea non va dallo psicologo, ma in palestra o al massimo dal dietologo, e il più delle volte come dici tu bastano i consigli familiari. Ma se una persona è un'obesa patologica o bulimica ad esempio, ecco che entra in gioco il comportamento alimentare come dimensione più ampia, e l'aiuto di uno psicologo può essere molto utile, a mio avviso.
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Caro johnny, non si è più nemmeno liberi di essere sovrappeso? Se non è sentito come un problema, perchè porlo e proporlo? Se il problema c'è ed è avvertito come tale portando ad una domanda di cura, come dicevo sopra, ci sono gli psicoterapeuti...
Saluti
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gieko
Caro johnny, non si è più nemmeno liberi di essere sovrappeso? Se non è sentito come un problema, perchè porlo e proporlo? Se il problema c'è ed è avvertito come tale portando ad una domanda di cura, come dicevo sopra, ci sono gli psicoterapeuti...
Saluti
certo chiunque è libero di essere sovrappeso, bisogna vedere però perché uno è sovrappeso, infatti l'articolo riportato da Semplificatore dice di non concentrarsi sul peso ma sulle "cause (cosa porta all’aumento ponderale, quali i comportamenti patogenerativi, perché una persona mangia in misura maggiore al suo fabbisogno)". Considerando che i bambini di oggi sono sempre più obesi (in America è così da un po', speriamo di non fare la stessa fine in Italia) il che cpmporta anche dei rischi per la salute, mi sembra giusto fare prevenzione
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Sì, ma che c'entra lo psicologo con la prevenzione (compito dei dietologi) o con la ricerca di cause e la patologia (compito dello psicoterapeuta)?
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Johnny
certo chiunque è libero di essere sovrappeso, bisogna vedere però perché uno è sovrappeso, infatti l'articolo riportato da Semplificatore dice di non concentrarsi sul peso ma sulle "cause (cosa porta all’aumento ponderale, quali i comportamenti patogenerativi, perché una persona mangia in misura maggiore al suo fabbisogno)". Considerando che i bambini di oggi sono sempre più obesi (in America è così da un po', speriamo di non fare la stessa fine in Italia) il che cpmporta anche dei rischi per la salute, mi sembra giusto fare prevenzione
NON è un articolo.
E' il dettaglio dell'oggetto di un convegno organizzato credo da Altrapsicologia o altra simile entità.
C'è nella pubblicità che appariva fino a l'altro ieri.
Se poi è tratto da un articolo non so.
Mi viene in mente: si fanno anche conferenze psicologoformanti per tutto ciò che riguarda droghe e simili?
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Johnny
l'obesità è una malattia e quindi mi sembra giusto prevenirla. Forse il dubbio viene dal fatto che a fare questa "prevenzione" possa essere uno psicologo? Forse questo fatto può essere capito meglio se si considera che il problema non è il cibo, ma il rapporto col cibo (ecco la dimensione psicologica). E mi sembra che ultimamente i disturbi alimentari siano aumentati di parecchio.
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gieko
Caro johnny, non si è più nemmeno liberi di essere sovrappeso? Se non è sentito come un problema, perchè porlo e proporlo? Se il problema c'è ed è avvertito come tale portando ad una domanda di cura, come dicevo sopra, ci sono gli psicoterapeuti...
Saluti
Johnny infatti non ha parlato di sovrappeso ma di obesità, sono due cose diverse, l'obesità è una malattia che può portare molte e diverse problematiche di salute. Quindi mi sembra giusto fare prevenzione.
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gieko
Sì, ma che c'entra lo psicologo con la prevenzione (compito dei dietologi) o con la ricerca di cause e la patologia (compito dello psicoterapeuta)?
il dietologo può sicuramente fare prevenzione nel senso di fornire informazioni sul modo corretto di alimentarsi, ma lo psicologo può fare prevenzione nel senso del rapporto con il cibo, in quanto, solo per fare un esempio banale, è molto frequente che quando si sta giù di morale si ricorra al cibo etc. Inoltre lo psicologo può fare valutazioni e consulenze...ben prima che si arrivi a un vero e proprio disturbo alimentare che richiede una terapia a lungo termine, e dunque uno psicoterapeuta. Quindi secondo te per fare un corso ad esempio di educazione sessuale e parlare di contraccezione dovrebbe esserci solo la figura del ginecologo?
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semplificatore
Mi viene in mente: si fanno anche conferenze psicologoformanti per tutto ciò che riguarda droghe e simili?
certo, vengono organizzati convegni su quasi tutte le problematiche di cui si occupano gli psicologi...e le dipendenze sono una di queste.
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chiocciolina4
Johnny infatti non ha parlato di sovrappeso ma di obesità, sono due cose diverse, l'obesità è una malattia che può portare molte e diverse problematiche di salute. Quindi mi sembra giusto fare prevenzione.
Va bene, correggo: non si è più liberi di essere obesi?
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chiocciolina4
il dietologo può sicuramente fare prevenzione nel senso di fornire informazioni sul modo corretto di alimentarsi, ma lo psicologo può fare prevenzione nel senso del rapporto con il cibo, in quanto, solo per fare un esempio banale, è molto frequente che quando si sta giù di morale si ricorra al cibo etc. Inoltre lo psicologo può fare valutazioni e consulenze...ben prima che si arrivi a un vero e proprio disturbo alimentare che richiede una terapia a lungo termine, e dunque uno psicoterapeuta. Quindi secondo te per fare un corso ad esempio di educazione sessuale e parlare di contraccezione dovrebbe esserci solo la figura del ginecologo?
Ho qualche idea di quale sia il ruolo dello psicologo... E' chiaro che la mia vuole essere una riflessione rispetto alla domanda/provocazione di semplificatore. Dal mio punto di vista la necessità di inventare sempre nuovi ambiti porta a delle forzature, oltre che ad una presenza della psicologia che diventa asfissiante (oltre ad essere di livello sempre più scadente). Personalmente la cosa mi garba poco e penso che possa avere una ricaduta negativa sulla società.
Quindi prendendo spunto dalla questione del cibo, mi sembra chiaro che una prevenzione generica, quale quella fatta nelle scuole, sia un'attività positiva. Mi sembra altrettanto chiaro che "fare prevenzione nel senso del rapporto con il cibo", come dici tu, ha ben poco senso. E' una cosa troppo complessa ed inutile per chi non è coinvolto nel problema (chi è depresso mangia di più... e con ciò?), mentre chi ne è colpito (obesi compresi, visto che sottolineate che si tratta di patologia) dovrebbe ricorrere ad interventi ben diversi.
Poi se si vuole trovare spazio per lo psicologo, lo si può sempre creare (anche dove non ci sarebbe...), ma mi chiedo a che pro. Serve solo a dare lavoro a schiere di disoccupati? Serve a saturare di sapere psicologico ogni campo applicativo?
Ciò che non ammazza, ingrassa... Appunto
Saluti
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gieko
Poi se si vuole trovare spazio per lo psicologo, lo si può sempre creare (anche dove non ci sarebbe...), ma mi chiedo a che pro. Serve solo a dare lavoro a schiere di disoccupati? Serve a saturare di sapere psicologico ogni campo applicativo?
Bè in tempi di crisi...ogni occasione è "buona".
Ritengo comunque che se un invervento dello psicologo ci deve essere dovrebbe essere "diffuso", andando ad informare meglio sulle "dipendenze" sia la scuola che le famiglie....
Mi pare che il problema sia la dipendenza o la cattiva gestione del "vizio"...(cibo o altro) non l'oggetto in sè...
Quindi è la dipendenza che va educata.
Anche le sigarette allora,... l' 80 % di voi studenti fuma fuori delle facoltà ... quello è vizio o è dipendenza? Se fosse dipendenza allora è inutile che uno psicologo vada a fare il corso sull'educazione all'alimentazione...
La mala alimentazione fa male come la sigaretta fa venire il cancro.
Quindi si avrebbe il paradosso di uno psicologo dipendente per una cosa che va a cercar di evitare la dipendenza da un'altra.
Ma poi, dove è il confine tra vizio e dipendenza?
Dove è lecito intervenire?
Oppure, bisogna per forza intervenire o è - di nuovo - dar lavoro allo psicologo?
Ai posteri (non fumatori) l'ardua sentenza
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secondo me si mischiano 2 discorsi diversi:
io credo ci sia molta speculazione sulla professione di psicologo ma non tanto da parte degli psicologi stessi...il problema è che quello degli psicologi è un mercato saturo ma si continuano ad aprire nuove facoltà, non si fa un'accurata informazione sui (non) sbocchi lavorativi , la gente continua a vedere quella degli psicologi come una "missione per le persone che amano tanti gli altri" ( :look: ),non si fa una selezione accurata (basta vedere quanti aspiranti psicologi non sappiano mettere in fila un discorso in italiano corretto) e si creano centinaia di corsi e corsettini a pagamento ma la cui spendibilità è veramente limitata e che svliscono anche un pò la figura dello psic.(ovviamente è un discorso generale)
quindi la "malafede" (se vogliamo vederla) non è nello psicologo o aspirante tale ma in chi ci specula su.
discorso diverso è quello che ha iniziato semplificatore sulle dipendenze.
se uno psicologo fuma non può andare a fare prevenzione sulle dipendenze.
che significa? lo psicologo chi è? un superuomo??:asd:
lo psicologo è un professionista che possiede determinate competenze e padroneggia determinate tecniche...il fatto che le usi o meno su se stesso non è influente.
(ovvio uno psicologo che si ammazzi di canne da mattina a sera magari può essere abbastanza inquietante :asd: ma l'esempio che faceva semplificatore era sul fumo di sigaretta)
non mi pare che dai medici si pretenda uno stile di vita salutistico e nè che dagli avvocati si pretenda morigeratezza e legalità :asd:
ed allora perchè si sta sempre a cavillare su quello che deve o non deve fare lo psicologo ?
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semplificatore
NON è un articolo.
E' il dettaglio dell'oggetto di un convegno organizzato credo da Altrapsicologia o altra simile entità.
va bè, ho detto "articolo" in senso lato....potevo scrivere "oggetto della citazione", "oggetto del convegno".
per il resto cindivido l'dea di Lepre Marzolina.
Anche perché lo psicologo non si basa sulla propria esperienza personale di vita, ma su teorie e tecniche apprese negli studi e nell'esercizio della professione. Per fare prevenzione contro il fumo, non è detto che egli non debba fumare. Deve sapere come fare prevenzione.