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a cosa devo pensare
salve spero che la mia domanda abbia un senso cmq da quando la mia vita si è fermato l'unica cosa che è cambiata è il mio peso in solo un anno ho preso 20 kg, e che vengo presa da degli attacchi in cui devo mangiare tutto quello che trovo, poi mi sento male e cvosi per un paio di giorni mi controllo mi dico che se mangio correttamete non importa se ho divorato tutto il frigo compesa la potra e il contenitore del ghiaccio! cmq la mia domanda è quasta cosa posso fare per evitare gli attacchi di fame? quelle pillole che vendono in farmacia fanno davvero passare la fame nevosa?
grazie a tutti per l'attenzione e scusate la domanda, stupida ma non sapevo a chi chiedere!:P
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Riferimento: a cosa devo pensare
Ciao! Non solo credo che la tua domanda abbia assolutamente senso (e che nn sia stupida) ma mi trovo a ringraziarti perchè il tuo contributo potrà permettere a molte persone che sperimentano la tua stessa situazione di attivare una riflessione.
... da quando la mia vita si è fermato l'unica cosa che è cambiata è il mio peso in solo un anno ho preso 20 kg
Sei proprio sicura che nella tua vita in quest'ultimo anno sia cambiato solo il peso?
La tua vita si è fermata... questo mi fa pensare ad un arresto probabilmente dovuto ad un "urto" o ad uno "scossone" che ha bloccato la tua vita (come la tua percezione ci suggerisce).
Dal momento che hai preso 20 kg è molto importante che sia eventualmente un medico ad indicarti la via da seguire per la riduzione del peso... senza ricorrere a "rimedi fai da te" come possono suggerire le pillole miracolose della farmacia :mumble:
Titoli il tuo intervento "a cosa devo pensare" per bloccare gli attacchi di fame. Mi sentirei di risponderti che dovresti concentrarti proprio sulla motivazione che ti spinge a mangiare in quel preciso momento e cosa ti impedisce di controllarti.
Da qualche tempo seguo una persona che di kg ne ha presi 40 e il nostro primo passo è stato proprio comprendere il ruolo del cibo e i suoi meccanismi sottostanti scollegati dalla semplice nutrizione, che possono essere diversi da persona a persona.
Prenditi cura di te...
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Riferimento: a cosa devo pensare
tutto si è fermato da quando sono tornata in italia faccio fatica ad integrarmi e non trovo lavoro, vivo a casa dei miei ke hanno una vita socale molto intensa ma privata, e cosi mi ritrovo sempre sola ( o quasi c'è sempre il frigo la porta e il porta ghiaccio), ultimamente sto un po meglio, nn piango piu tantissimo,( gli amici che mi ero fatta fuori mi mancano da morire) e mi sono iscritta ad un gruppo che si incontra nella mia città un paio di volte al mese propio per conoscersi, devo solo trovare il coraggio di andarci, e di nn aprire il frigo anke solo per guardarci dentro!
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Riferimento: a cosa devo pensare
Gentile nimune 86
dalle sue parole sembra invece che in realtà ci siano stati molti cambiamenti nella sua vita!
Dice di essere tornata in Italia e questo fa già pensare che lei abbia vissuto precedentemente altrove, fa fatica ad integrarsi e non trova lavoro. Inoltre dice di ritrovarsi spesso sola e che le mancano tanto gli amici che si era fatta fuori.
Sicuramente non è facile ricostruirsi una vita sociale e lavorativa ma lei sta già tirando fuori le sue risorse iscrivendosi a un gruppo in cui ha la possibilità di conoscere altre persone e, come lei stessa afferma: “devo solo trovare il coraggio di andarci e di non aprire il frigo anche solo per guardarci dentro”.
Quali altre cose potrebbe fare per fare conoscenze e trovare lavoro? Le consiglio di prendersi un po’ di tempo per riflettere su quello che le piacerebbe fare e di iniziare ad immaginarsi in ognuna delle situazioni che le vengono in mente.
Per quanto riguarda il rapporto con il cibo, provi a prendere contatto con le emozioni che potrebbero affiorare nel momento in cui sceglie di non assecondare l’impulso a mangiare.
Cosa può emergere se aspetta qualche minuto prima di aprire il frigorifero? Quali sono, di solito, i suoi pensieri prima di iniziare a mangiare?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
quando mi vengono gli "attachi" l'unica cosa a cui penso e che voglio qualche cosa di buono!
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Riferimento: a cosa devo pensare
Salve... sembrerebbe qusi che il cibo stia colmando altri vuoti... provi ogni giorno a scegliere una piccola cosa che farebbe come se il suo problema non ci fosse e la metta in pratica ogni giorno una piccola cosa diversa....
per quanto riguarda il cibo se non ho capito male lei cerca di controllarsi e stare in astinenza per qualche giorno ma poi cede... e mangia tutto quello che trova.. sa.. ogni astinenza prepara l'abbuffata successiva... più mi vieto una cosa più aumenta il mio desiderio di questa ... un piacere se non me lo concedo diventa irrinunciabile ma se me lo concedo diventa rinunciabile... più lei cerca di avere il controllo sul cibo più ne perde il controllo...
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Riferimento: a cosa devo pensare
scusate..
Dott.ssa Ilenia Cappeller
Ordine del veneto n 5564
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Riferimento: a cosa devo pensare
Citazione:
Originalmente inviato da
nimune86
quando mi vengono gli "attachi" l'unica cosa a cui penso e che voglio qualche cosa di buono!
Cara nimune86,
vorrei chiederle quali sono i momenti della giornata in cui sente maggiormente bisogno di mangiare e vive quelli che lei chiama "attacchi".
Le vorrei domandare anche se nella sua vita attuale riesce a ritagliarsi anche altri momenti di piacere o se invece la sua unica fonte di gratificazione è quel "qualcosa di buono" da mangiare di cui ci ha parlato.
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
di solito nel pomeriggio dalle 14 alle 18, e il lasso di tempo che mi passa più lentamente, adoro leggere perciò di solito provo ad evitare gli "attacchi" leggendo un libro, ma non sempre funziona
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Originalmente inviato da
nimune86
di solito nel pomeriggio dalle 14 alle 18, e il lasso di tempo che mi passa più lentamente, adoro leggere perciò di solito provo ad evitare gli "attacchi" leggendo un libro, ma non sempre funziona
Mi pare di capire, quindi, che gli attacchi di fame li vivi in un momento della giornata in cui il tempo trascorre più lentamente, vuol dire che quando sei impegnata in attività in cui hai l'impressione che il tempo scorra più velocemente, ti capita meno di avere bisogno di mangiare?
Hai trovato un'ottima alternativa, quella della lettura, che ti distrae ma, come tu dici, non sempre funziona.
Ci sono delle altre attività che ti piacerebbe svolgere nel pomeriggio dentro o fuori casa che potrebbero aiutarti a distoglierti dal pensiero del cibo?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
non sò è un momento della giornata in cui non ho la macchina perciò non posso spostarmi e a casa non c'è nessuno e quindi non ho molto altro da fare!
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Riferimento: a cosa devo pensare
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nimune86
non sò è un momento della giornata in cui non ho la macchina perciò non posso spostarmi e a casa non c'è nessuno e quindi non ho molto altro da fare!
Da come ci racconta sembra quindi che rimanere a casa, da sola senza molto da fare e senza avere la possibilità di spostarsi con la macchina possa essere una situazione che facilità il suo attacco di fame.
Se di pomeriggio non può spostarsi con la macchina ed è sola in casa, cosa potrebbe fare di alternativo per trascorrere in modo piacevole le ore del pomeriggio in cui sente che il tempo scorre lentamente?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
cara nimune86, relazioni la tua felicità con gli altri e non con te stessa, la felicità, il benessere lo possiamo trovare solo con noi stessi e poi magari condividerlo con gli altri.
Se stai passando un periodo da sola, sfrutta il momento per conoscerti meglio, piu intimamente, leggi magari libri sul potenziale che ogni persona ha.
Molte situazioni si risolvono in maniera semplice, basta gambiare il punto di vista. Con ciò non voglio miminizzare il tuo problema, ma dovresti farlo tu. Non cercare la felicità al difuori di te, ma fai tutto il necessario per trovarla dentro di te.
Ti auguro ogni bene e felicità
Coach Vincent
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Riferimento: a cosa devo pensare
Buongiorno a tutti.. sono nuova nel forum e mi identifico molto nel discorso di nimune86. Anche io sono sconvolta da attacchi di fame, che non sono di fame vera e propria, quanto più di voglia di "masticare"... e questo solo quando sono da sola a casa... ci penso sempre...
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Riferimento: a cosa devo pensare
Buongiorno Augusta 4748 :ciao:
Intanto benvenuta nel forum, lei dice di essere sconvolta da attacchi di fame, che somigliano più a una voglia di masticare che a una fame vera e propria e che tutto questo le capita quando è sola.
Mi sembra di capire che questo comportamento la preoccupi visto che ci pensa sempre, le va di condividere qualche altra informazione su di sé?
da quanto tempo vive questi attacchi di fame?
le sembra che siano legati a qualche evento, situazione o emozione particolari che ha vissuto o che sta vivendo?
Potrebbe dirci qualcosa di più sulla sua voglia di “masticare”?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Buongiorno Augusta 4748 :ciao:
Intanto benvenuta nel forum, lei dice di essere sconvolta da attacchi di fame, che somigliano più a una voglia di masticare che a una fame vera e propria e che tutto questo le capita quando è sola.
Mi sembra di capire che questo comportamento la preoccupi visto che ci pensa sempre, le va di condividere qualche altra informazione su di sé?
da quanto tempo vive questi attacchi di fame?
le sembra che siano legati a qualche evento, situazione o emozione particolari che ha vissuto o che sta vivendo?
Potrebbe dirci qualcosa di più sulla sua voglia di “masticare”?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
Buongiorno!
Beh, da un anno o più.. inizio con una fame reale e non riesco a fermarmi una volta sazia, a volte ho così tanta voglia di masticare che se non ho cibo a portata di mano (o se lo voglio evitare) mangio anche un pacchetto di gomme una dietro all'altra senza fermarmi..
e, no, non riesco a capire a cosa sia legato, forse a una perdita di controllo che mi concedo ogni tanto inconsapevolmente...
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Riferimento: a cosa devo pensare
Buongiorno Augusta,
ci racconta che vive questi attacchi di fame da un anno o più e nel post precedente ci dice che ne soffre soprattutto quando è sola a casa.
Che lei ricordi, è successo qualcosa in quel periodo che l’ha turbata in modo particolare? In precedenza aveva mai avuto degli attacchi di fame?
Anche da quanto ha scritto nel post precedente mi sembra che lei ponga attenzione soprattutto sulla “voglia di masticare” che rimane anche quando raggiunge la sazietà. Ci sta dicendo che il piacere lo vive soprattutto nel triturare il cibo piuttosto che nel gusto di ciò che mangia?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
Non sento praticamente il sapore del cibo e chiamarlo piacere non credo sia corretto, perchè lo vivo in una sorta di trance in parte inconsapevole, come se fossi scissa in 2 parti, una che pensa che dovrei smettere di farlo e l'altra che continua... e tutto è cominciato forse da quando sono anadata a vivere da sola... forse... non riesco a collocarlo bene nel tempo!!
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Riferimento: a cosa devo pensare
Da quanto ci racconta quindi, forse fa risalire l’inizio di questi attacchi di fame in cui si concentra soprattutto sulla masticazione che sul piacere del cibo, a quando è andata a vivere da sola.
Lei non è sicura di questo ma la vorrei invitare a riflettere sul senso che ha avuto per lei questo importante evento della sua vita. Come lo ha vissuto? Come mai ha fatto una scelta come questa? Com’è adesso il suo stile di vita al di fuori del discorso sul cibo?
Spesso nel rapporto con il cibo si riflettono disagi vissuti in altri ambiti di vita.
Inoltre le volevo domandare un’altra cosa, ha provato a fare caso a quali emozioni o pensieri vive poco prima di iniziare a mangiare?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Da quanto ci racconta quindi, forse fa risalire l’inizio di questi attacchi di fame in cui si concentra soprattutto sulla masticazione che sul piacere del cibo, a quando è andata a vivere da sola.
Lei non è sicura di questo ma la vorrei invitare a riflettere sul senso che ha avuto per lei questo importante evento della sua vita. Come lo ha vissuto? Come mai ha fatto una scelta come questa? Com’è adesso il suo stile di vita al di fuori del discorso sul cibo?
Spesso nel rapporto con il cibo si riflettono disagi vissuti in altri ambiti di vita.
Inoltre le volevo domandare un’altra cosa, ha provato a fare caso a quali emozioni o pensieri vive poco prima di iniziare a mangiare?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
La scelta l'ho fatta un po' per esigenze lavorative e un po'( soprattutto) per il rapporto con mio padre, non del tutto sereno. L'ho vissuto consciamente piyuttosto bene, mi sono sentita libera e a mio agio nella MIA casa, non è stato traumatico nè spiacevole, anzi.
Ora lavoro e quando torno sto un po' a casa aspettando (si, è quello che faccio, aspetto:swear:) l'ora della palestra. Ed è spesso in questo tempo che mi arriva la "crisi", oppure dopo cena.
Non mi pare di pensdare a nulla di particolare, inizio con l'idea di fare una merenda normale, e poi mi faccio prendere dal cibo. Per fermarmi devo uscire o fare qualcos'altro del tutto diverso, possibilmente in un altra stanza (ho sala e cucina nella stessa stanza)
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Riferimento: a cosa devo pensare
Mi sembra di capire che la scelta di andare a vivere da sola nella SUA casa sia stato piacevole perché le ha regalato una sensazione di libertà, d’altra parte, però, ci sono dei momenti in cui, tornata a casa… aspetta.
Mi ha fatto venire in mente la dilatazione del tempo tra un’attività e un’altra e in mezzo, il cibo. Lei dice che proprio in quei momenti come anche la sera, arriva la “crisi”.
A volte il cibo diventa un riempitivo facilmente a portata di mano per momenti altrimenti vuoti.
Le suggerirei di provare ad ascoltarsi mentre aspetta. Cosa affiora in lei quando torna a casa oppure la sera?
Cosa emergerebbe se potesse dare voce a quello che c’è in lei in quegli spazi che si creano tra un impegno e un altro?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Mi sembra di capire che la scelta di andare a vivere da sola nella SUA casa sia stato piacevole perché le ha regalato una sensazione di libertà, d’altra parte, però, ci sono dei momenti in cui, tornata a casa… aspetta.
Mi ha fatto venire in mente la dilatazione del tempo tra un’attività e un’altra e in mezzo, il cibo. Lei dice che proprio in quei momenti come anche la sera, arriva la “crisi”.
A volte il cibo diventa un riempitivo facilmente a portata di mano per momenti altrimenti vuoti.
Le suggerirei di provare ad ascoltarsi mentre aspetta. Cosa affiora in lei quando torna a casa oppure la sera?
Cosa emergerebbe se potesse dare voce a quello che c’è in lei in quegli spazi che si creano tra un impegno e un altro?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
Ci ho pensato e la risposta è che...non penso a niente. O almeno così mi pare... anzi, sembra quasi che io debba per forza "piluccare", è come se fosse una cosa ovvia e normale, nonostante mi faccia stare molto male.
Provo a fare qualcos'altro, ad esempio le pulizie o mettere a posto qualcosa (non capita mai che mi metta sul divano a leggere o faccia un pisolino o guardi la tv senza fare nulla), e poi mi ritrovo davanti ai pensili della cucina... secondo lei dovrei analizzare meglio il mio pensiero in quegli attimi di "attesa"? Penso continuamente al fatto che "oggi no, non mi succederà", e, quasi inevitabilmente, succede..
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Riferimento: a cosa devo pensare
Buongiorno Augusta,
mi colpisce molto quando dice: “sembra quasi che io debba per forza “piluccare”, è come se fosse una cosa ovvia e normale, nonostante mi faccia stare molto male”.
Mi viene da pensare che “piluccare” il cibo senza che in questo momento possa farne a meno, sia diventato un’abitudine, ma tutte le abitudini si possono modificare, soprattutto se fanno stare male.
Sembra che molte delle attività che sceglie di fare in quel momento (pulire o mettere a posto) siano distrazioni dal pensiero di aprire i pensili della cucina e che non riesca a viversi un momento di relax (fare un pisolino o guardare la tv senza fare nulla).
Lei mi chiede se in quegli attimi di “attesa” debba analizzare meglio i suoi pensieri. Potrebbe essere utile fermarsi un po’, ascoltarsi, regalarsi un momento di riflessione e trovare il modo di individuare quello che pensa in quel momento.
Ma altrettanto utile potrebbe essere riuscire a riconoscere ciò che sta provando in quel momento (quale emozione? Quale sensazione fisica?).
E ancora, cosa prova nel momento stesso in cui scrive su questo forum?
Com’è il suo rapporto con il cibo negli altri momenti della giornata?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Buongiorno Augusta,
mi colpisce molto quando dice: “sembra quasi che io debba per forza “piluccare”, è come se fosse una cosa ovvia e normale, nonostante mi faccia stare molto male”.
Mi viene da pensare che “piluccare” il cibo senza che in questo momento possa farne a meno, sia diventato un’abitudine, ma tutte le abitudini si possono modificare, soprattutto se fanno stare male.
Sembra che molte delle attività che sceglie di fare in quel momento (pulire o mettere a posto) siano distrazioni dal pensiero di aprire i pensili della cucina e che non riesca a viversi un momento di relax (fare un pisolino o guardare la tv senza fare nulla).
Lei mi chiede se in quegli attimi di “attesa” debba analizzare meglio i suoi pensieri. Potrebbe essere utile fermarsi un po’, ascoltarsi, regalarsi un momento di riflessione e trovare il modo di individuare quello che pensa in quel momento.
Ma altrettanto utile potrebbe essere riuscire a riconoscere ciò che sta provando in quel momento (quale emozione? Quale sensazione fisica?).
E ancora, cosa prova nel momento stesso in cui scrive su questo forum?
Com’è il suo rapporto con il cibo negli altri momenti della giornata?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
Penso spesso al cibo, a ciò che mangerò durante la giornata, se sarà troppo, a come posso compensare il momento di "piluccamento" che sono quasi certa arriverà, a cosa sarò "costretta" a mangiare se mi dovesse capitare di condividere la cena con qualcuno.
Qui su questo forum mi sento libera di esprimere le mie sensazioni, ma è piuttosto difficile trovare le parole per farlo.
Per rispondere all'altra sua affermazione le dico che si, è vero, non riesco a concedermi un attimo di relax, è come se l'unico momento in cui stacco e mi concedo di perdere il controllo sia il momento in cui arriva la "crisi", ed inevitabilmente sto male.
E, ancora, non so davvero quale sia l'emozione che provo in quel momento, è, appunto, una sorta di trance an-emotiva.
Lei dice che è possibile cambiare le abitudini, ma non ho idea di come poterlo fare, se non facendo qualcos'altro di pratico (tipo uscire o, appunto, riordinare la casa)...è dura...:sbonk:
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Riferimento: a cosa devo pensare
Ha ragione nel dire che è difficile trovare le parole per esprimere le proprie sensazioni. Parlare di sé e mettersi allo scoperto non è facile. Lei dice che sul forum si sente libera di farlo, in altri momenti della sua vita non si sente libera di esprimere le sue emozioni?
Da quello che ci racconta il cibo sta spesso nei suoi pensieri durante la giornata e che l’unico momento in cui stacca e si concede di perdere il controllo è proprio quando arriva la “crisi”, anche se poi sta male.
Come mai non riesce a concedersi un po’ di relax? Com’è la sua vita fuori casa?
Mentre mangia dice che si trova in uno stato di trance an-emotiva, questo mi fa pensare a un momento in cui le emozioni non le sente. Può capitare infatti che il cibo venga usato per riportarle indietro quando iniziano ad emergere, aiuta proprio a distrarsi da quello che si prova. Ma quello che lei prova le dice molto di come sta veramente in questo momento della sua vita.
Le soluzioni che lei ha trovato per spostare l’attenzione dal cibo su altre cose, le sono senz’altro di aiuto perché le permettono di distrarsi e la invito a trovare sempre nuove attività, soprattutto se piacevoli ma credo che sia utile per lei anche capire meglio come mai proprio da un po’ di tempo a questa parte è iniziato questo disagio.
Ha mai provato a parlare con qualcuno di questo?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Ha ragione nel dire che è difficile trovare le parole per esprimere le proprie sensazioni. Parlare di sé e mettersi allo scoperto non è facile. Lei dice che sul forum si sente libera di farlo, in altri momenti della sua vita non si sente libera di esprimere le sue emozioni?
Da quello che ci racconta il cibo sta spesso nei suoi pensieri durante la giornata e che l’unico momento in cui stacca e si concede di perdere il controllo è proprio quando arriva la “crisi”, anche se poi sta male.
Come mai non riesce a concedersi un po’ di relax? Com’è la sua vita fuori casa?
Mentre mangia dice che si trova in uno stato di trance an-emotiva, questo mi fa pensare a un momento in cui le emozioni non le sente. Può capitare infatti che il cibo venga usato per riportarle indietro quando iniziano ad emergere, aiuta proprio a distrarsi da quello che si prova. Ma quello che lei prova le dice molto di come sta veramente in questo momento della sua vita.
Le soluzioni che lei ha trovato per spostare l’attenzione dal cibo su altre cose, le sono senz’altro di aiuto perché le permettono di distrarsi e la invito a trovare sempre nuove attività, soprattutto se piacevoli ma credo che sia utile per lei anche capire meglio come mai proprio da un po’ di tempo a questa parte è iniziato questo disagio.
Ha mai provato a parlare con qualcuno di questo?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
Sono stata sempre una persona piuttosto nervosa, anche da bambina difficilmente stavo "senza far niente" o trovavo momenti di relax ( ho anche smesso un corso di yoga percheè mi annoiavo!!!).
La mia vita fuori di casa in settimana si divide fra lavoro fino alle 16 circa e palestra almeno un'ora al giorno, difficilmente faccio un giro così per fare o anche per veder 2 vetrine; nel fine settimana faccio qualcosa con il mio ragazzo o semplicemente stiamo insieme, e lì le crisi non arrivano mai.
Ne ho parlato con lui, di quando mi succede... lui mi ascolta e non mi dice molto in merito, ma mi rassicura moltissimo. Inoltre da poco più di un mese vado da una psicologa, ma nonostante ciò le "crisi" arrivano comunque..
E, si, effettivamente come ha detto lei, mi sembra proprio di mangiare per inghiottire anche le emozioni, ma purtroppo a queste emozioni non so dare un'identità...
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Riferimento: a cosa devo pensare
Da quanto ci racconta durante la settimana si divide tra lavoro e palestra e, come scriveva nei post precedenti, gli attacchi di fame si collocano proprio tra il lavoro e l’attesa della palestra ma potrebbe essere significativo il fatto che quando condivide il suo tempo con il suo ragazzo nei fine settimana, le “crisi” non si verificano.
Per rimanere nell’ottica della distrazione dal pensiero sul cibo, nei giorni in cui lavora, ha la possibilità di vedere il suo ragazzo o delle amiche per trascorrere il suo tempo?
Lei dice che da poco più di un mese va da una psicologa ma si rende conto che le “crisi arrivano comunque”. Le posso dire che nel momento in cui si decide di lavorare su di sé, anche per trovare un’”identità” alle proprie emozioni, bisogna avere un po’ di pazienza perché l’elaborazione della propria storia, dei pensieri e dei vissuti richiede del tempo.
Il fatto di aver scelto di chiedere aiuto in un momento delicato della sua vita è una grande risorsa che l’aiuterà a maturare una maggiore consapevolezza di se stessa e cioè a dare un significato al suo bisogno di mangiare per riempire i momenti di “attesa” quando si ritrova a casa da sola.
Ci faccia sapere come va
Un saluto :ciao:
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Da quanto ci racconta durante la settimana si divide tra lavoro e palestra e, come scriveva nei post precedenti, gli attacchi di fame si collocano proprio tra il lavoro e l’attesa della palestra ma potrebbe essere significativo il fatto che quando condivide il suo tempo con il suo ragazzo nei fine settimana, le “crisi” non si verificano.
Per rimanere nell’ottica della distrazione dal pensiero sul cibo, nei giorni in cui lavora, ha la possibilità di vedere il suo ragazzo o delle amiche per trascorrere il suo tempo?
Lei dice che da poco più di un mese va da una psicologa ma si rende conto che le “crisi arrivano comunque”. Le posso dire che nel momento in cui si decide di lavorare su di sé, anche per trovare un’”identità” alle proprie emozioni, bisogna avere un po’ di pazienza perché l’elaborazione della propria storia, dei pensieri e dei vissuti richiede del tempo.
Il fatto di aver scelto di chiedere aiuto in un momento delicato della sua vita è una grande risorsa che l’aiuterà a maturare una maggiore consapevolezza di se stessa e cioè a dare un significato al suo bisogno di mangiare per riempire i momenti di “attesa” quando si ritrova a casa da sola.
Ci faccia sapere come va
Un saluto :ciao:
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
Io e il mio ragazzo purtroppo abitiamo a 50 km di distanza e non possiamo vederci molto spesso...in più la maggior parte delle amiche che ho per motivi lavorativi si è trasferita altrove...
La cosa che non mi piace di me in questa momento è che spesso evito le situazioni in cui potrei uscire con loro, perchè nella mia testa implica consumare un pasto (e se vado a casa da una e mi offre un caffè con un dolcino? e se uscendo con l'altra lei vuole prendere un gelato? e se devo prendere una aperitivo?)
Di fronte al cibo mi viene difficile dire di no, anche se non mi va... e a quando ho cominciato a riempire i vuoti col cibo, non differenzio più ciò che mi piace da ciò che non mi piace, mi piace tutto allo stesso modo e non prediligo nè provo disgusto per niente in particolare (prima avevo i miei gusti, certe cose non mi piacevano e quindi non le mangiavo)...
C'è qualcosa che non va!!
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Riferimento: a cosa devo pensare
Mi ha colpito molto la frase in cui dice: “evito le situazioni in cui potrei uscire con loro, perchè nella mia testa implica consumare un pasto…” quindi lei evita delle occasioni sociali in cui poter condividere del tempo con le sue amiche perché implicherebbe mangiare qualcosa con loro. Cosa la preoccupa tanto del condividere del cibo con le sue amiche? Sta cercando di tenere sotto controllo il suo peso?
E più avanti dice: “da quando ho cominciato a riempire i vuoti col cibo, non differenzio più ciò che mi piace da ciò che non mi piace, mi piace tutto allo stesso modo…”. Leggendo le sue parole mi sembra di vedere una contraddizione: non esce con le sue amiche perché dovrebbe mangiare ed evita di trascorre del tempo con loro ma quando torna a casa da lavoro ed è sola, ha bisogno del cibo per riempire il suo momento di vuoto, prima di andare in palestra.
Lei dice che non le piace questo suo evitare le situazioni sociali, le vorrei domandare una cosa: al di là della possibilità di mangiare insieme, cosa condivide con le sue amiche? Trae piacere dal tempo trascorso insieme a loro?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
Lei mi chiede: "Cosa la preoccupa tanto del condividere del cibo con le sue amiche? Sta cercando di tenere sotto controllo il suo peso?"
La risposta è : si. Sono magra (sono 45 chili per 1.60), ma se vedo l'ago della bilancia salire la cosa non mi va giù; quando esco con le amiche il fatto è che temo di dover mangiare più di quanto vorrei, cioè di non essre capace a dire di no al cibo che mi viene proposto.
E, rispetto al piacere del condividere il tempo con loro le rispondo di si, che mi piace trascorrere tempo con loro, ma c'è da dire che le mie amiche più care le vedo molto poco per ragioni di vita varie (residenza, lavoro, impegni ecc) e che le altre che ho classificato amiche in realtà sono poco più che conoscenti ed è con loro che spesso evito di vedermi..
e mi dice anche: "non esce con le sue amiche perché dovrebbe mangiare ed evita di trascorre del tempo con loro ma quando torna a casa da lavoro ed è sola, ha bisogno del cibo per riempire il suo momento di vuoto, prima di andare in palestra"
e le rispondo che effettivamente è così, è un rifiuto del cibo condiviso o comunque strutturato (è difficile che, anche quando sono da sola, mi metta a tavola davanti a un piatto cucinato, spesso spilucco)... ed è una cosa che mi manda in bestia...
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Riferimento: a cosa devo pensare
Da quanto ci racconta, non le va giù di far salire l’ago della bilancia nonostante sia magra e teme che se accettasse di mangiare insieme alle sue amiche, non riuscirebbe a dire di no al cibo, mangiando più di quanto vorrebbe. In un post precedente ci ha detto anche che fa attività fisica, almeno un’ora al giorno, questo mi fa pensare che per lei sia molto importante la forma fisica.
È sempre stata così attenta a non aumentare di peso? O è una preoccupazione recente?
Ha parlato di queste sue preoccupazioni con la psicologa che la segue?
Lei dice che vede poco le amiche più care, quelle con cui le piace stare, mentre si trova a frequentare delle persone che sono poco più che conoscenti, crede che se le frequentasse di più, condividendo con loro più tempo, potrebbero diventare delle amiche?
Mi ha colpito molto quando ha scritto che rifiuta un cibo condiviso e strutturato ma che più facilmente spilucca anche se è una cosa che la manda in bestia. A volte l’esigenza di spiluccare continuamente può legarsi proprio al fatto che non si mangia durante i pasti “canonici” (colazione, pranzo e cena).
Mi domando se lei cucina mai per se stessa e se le piace farlo.
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
ecco...ad esempio adesso mi sono mangiata di nascosto nutella, biscotti e altre robe... e non so perchè...a pranzo avevvo mangiato troppo poco?
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Originalmente inviato da
Pamela Serafini
Da quanto ci racconta, non le va giù di far salire l’ago della bilancia nonostante sia magra e teme che se accettasse di mangiare insieme alle sue amiche, non riuscirebbe a dire di no al cibo, mangiando più di quanto vorrebbe. In un post precedente ci ha detto anche che fa attività fisica, almeno un’ora al giorno, questo mi fa pensare che per lei sia molto importante la forma fisica.
È sempre stata così attenta a non aumentare di peso? O è una preoccupazione recente?
Ha parlato di queste sue preoccupazioni con la psicologa che la segue?
Lei dice che vede poco le amiche più care, quelle con cui le piace stare, mentre si trova a frequentare delle persone che sono poco più che conoscenti, crede che se le frequentasse di più, condividendo con loro più tempo, potrebbero diventare delle amiche?
Mi ha colpito molto quando ha scritto che rifiuta un cibo condiviso e strutturato ma che più facilmente spilucca anche se è una cosa che la manda in bestia. A volte l’esigenza di spiluccare continuamente può legarsi proprio al fatto che non si mangia durante i pasti “canonici” (colazione, pranzo e cena).
Mi domando se lei cucina mai per se stessa e se le piace farlo.
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
La proccupazione dell'aumento di peso ce l'ho da qualche anno, negli ultimi 2 anni è un pensiero molto più ossessivo...
Mi piace molto cucinare, ma lo faccio solo per gli altri... per me stessa effettivamente non cucino mai...
Ne ho parlato con la mia psicologa, collega tutyto ad uno stato di profonda solitudine e tristezza... io vorrei solo che tutto questo "pensare di non fare quello che poi faccio" finisse ...
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Riferimento: a cosa devo pensare
Nel primo post ha scritto che stava mangiando di nascosto biscotti e altre cose e mi hanno colpito le sue parole, di nascosto da chi? Da cosa?
Si domanda se avesse mangiato troppo poco a pranzo, aveva cioè saltato il pasto di mezzogiorno?
Dice nel post successivo che le piace molto cucinare ma lo fa per gli altri, ha mai pensato di provare a cucinare qualcosa per se stessa? Come mai per lei non lo fa mai?
La sua psicologa ricollega il suo disagio ad una condizione di solitudine e tristezza, lei si ritrova in questo? Mi rendo conto di quanto voglia che finisca il prima possibile tutto questo "pensare di non fare quello che poi fa " ma, purtroppo, come le dicevo in un post precedente il lavoro su di sé ha bisogno di un po’ di tempo per l’elaborazione del disagio che comunque lei sta facendo insieme alla sua psicologa.
È una risorsa il fatto che lei abbia cercato aiuto all’esterno e che riesca ad esternare i suoi disagi su questo forum!
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Nel primo post ha scritto che stava mangiando di nascosto biscotti e altre cose e mi hanno colpito le sue parole, di nascosto da chi? Da cosa?
Si domanda se avesse mangiato troppo poco a pranzo, aveva cioè saltato il pasto di mezzogiorno?
Dice nel post successivo che le piace molto cucinare ma lo fa per gli altri, ha mai pensato di provare a cucinare qualcosa per se stessa? Come mai per lei non lo fa mai?
La sua psicologa ricollega il suo disagio ad una condizione di solitudine e tristezza, lei si ritrova in questo? Mi rendo conto di quanto voglia che finisca il prima possibile tutto questo "pensare di non fare quello che poi fa " ma, purtroppo, come le dicevo in un post precedente il lavoro su di sé ha bisogno di un po’ di tempo per l’elaborazione del disagio che comunque lei sta facendo insieme alla sua psicologa.
È una risorsa il fatto che lei abbia cercato aiuto all’esterno e che riesca ad esternare i suoi disagi su questo forum!
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
Di nascosto dalle persone con cui avevo pranzato, è un qualcosa che non riesco a controllare questo ( ad esempio, se con il caffè qualcuno porta una torta io me ne prendo un pezzo piccolo, per poi prenderne un altro pezzo di nascosto); perchè lo faccio??
no, non avevo saltato il pranzo, ma avevo mangiato solo il pesce bollito con verdure, senza primo nè pane nè frutta (pranzo nerlla mensa aziendale)... è poco? è giusto? non lo so più..
Non so perchè per me non cucini mai, non mi viene spontaneo... il massimo che mi cucino sono le verdure, difficilmente mi praparo altro... vorrei farlo, ma qualcosa mi blocca...
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Riferimento: a cosa devo pensare
Quindi da quello che ci racconta sembra che preferisce far vedere agli altri che prende per se stessa una piccola parte di cibo mentre in effetti ne vorrebbe di più: se ho capito bene, quando pranza nella mensa aziendale, davanti agli altri mangia un pasto come quello descritto (pesce bollito e verdure) mentre di nascosto dai loro occhi si concede cibi più gustosi come pezzetti di torta o biscotti?
Le vorrei domandare se i suoi colleghi fanno mai commenti sul suo aspetto fisico e poi, come si sente quando mangia con loro?
Esprime anche il dubbio se effettivamente mangiare solo pesce bollito e verdure a pranzo sia poco, in effetti il pasto di mezzogiorno completamente privo di carboidrati (pane o pasta o riso o patate) e frutta è un po’ povero.
Rispetto al fatto di cucinare per se stessa dice che riesce a prepararsi solo delle verdure e non altro perché c’è qualcosa che la blocca.
Se non ci fosse questo “qualcosa” che la blocca, cosa si cucinerebbe?
Provi a fare caso a quali pensieri ed emozioni affiorano nel momento in cui si propone di cucinare qualcosa per se stessa diverso dalle verdure.
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
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Pamela Serafini
Quindi da quello che ci racconta sembra che preferisce far vedere agli altri che prende per se stessa una piccola parte di cibo mentre in effetti ne vorrebbe di più: se ho capito bene, quando pranza nella mensa aziendale, davanti agli altri mangia un pasto come quello descritto (pesce bollito e verdure) mentre di nascosto dai loro occhi si concede cibi più gustosi come pezzetti di torta o biscotti?
Le vorrei domandare se i suoi colleghi fanno mai commenti sul suo aspetto fisico e poi, come si sente quando mangia con loro?
Esprime anche il dubbio se effettivamente mangiare solo pesce bollito e verdure a pranzo sia poco, in effetti il pasto di mezzogiorno completamente privo di carboidrati (pane o pasta o riso o patate) e frutta è un po’ povero.
Rispetto al fatto di cucinare per se stessa dice che riesce a prepararsi solo delle verdure e non altro perché c’è qualcosa che la blocca.
Se non ci fosse questo “qualcosa” che la blocca, cosa si cucinerebbe?
Provi a fare caso a quali pensieri ed emozioni affiorano nel momento in cui si propone di cucinare qualcosa per se stessa diverso dalle verdure.
Pamela Serafini
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No, nessuno ha mai fatto commenti sul mio aspetto fisico, se non qualche volat frasi del tipo "quel vestito starebbe bene a te perchè sei magra"; quando mangio con gli altri mi sembra di vivere il momento del pasto in modo piuttosto normale, senza problemi...
Non so, magari mi cucinerei un piatto di pasta, o un secondo un po' più elaborato dell'uovo in padella :) o ancora una torta salata... però penso che "oggi ho mangiato già abbastanza" e allora non cucino... insalatona o verdure cotte, a cui a volte segue lo spilucco frenetico...
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Riferimento: a cosa devo pensare
Se potesse cucinare per sé, si preparerebbe delle cose che le piace mangiare ma poi si dice: “oggi ho mangiato abbastanza” anche se, come ha scritto in un post precedente, le viene il dubbio che forse mangia troppo poco al pasto e non fa dei pasti “strutturati”. Preferisce così mangiare insalatona o verdure cotte ma, poi torna lo spilucco frenetico.
Potrebbe essere che spiluccando cerca di ritrovare quel piacere del cibo che si è negata quando voleva cucinare qualcosa che le piaceva come una torta salata o un pasto più elaborato ma invece si è detta: “ oggi ho mangiato abbastanza?”.
Potrebbe essere questa frase (e magari anche altre che si dice) la cosa che la blocca quando si propone di cucinare qualcosa per sè?
Ogni volta che le viene voglia di mangiare un pasto più elaborato, provi a fare caso a come si sente dopo che si ripete la frase: “oggi ho mangiato abbastanza”.
Ha parlato di tutto questo alla sua psicologa?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572
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Riferimento: a cosa devo pensare
Si, probabilmente lo spilucco è un modo per uscire dall'autocontrollo che costantemente mi impongo; ne ho parlato alla psicologa e siamo giunte insieme a questa conclusione.
Certamente il fatto di pensare di "aver mangiato abbastanza" è quello che mi blocca nel procedere a prepararmi un pasto...
credo di essere in qualche modo spaventata dalla "porzione " di cibo (ad esempio non magio un pacchetto di crackers, ma magari mangio 5 crackers sfusi a distanza di qualche minuto l'uno dall'altro, il che alla resa dei conti è esattamente la stessa cosa).
Ogni volta che vorrei mangiare qualcosa, lo vivo quasi come una vittoria contro le mie pulsioni, contro l'istinto... mi controllo di continuo ed è probabilmente questo il motivo per il quale, quel controllo che tanto vado cercando, spesso si perde..
Non so davvero come fare a trovare un sano equilibrio..
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Riferimento: a cosa devo pensare
Mi colpisce quando dice che è spaventata dalla “porzione”, potrebbe essere, per esempio, che voglia nascondere a se stessa di mangiare un intero pacchetto di crackers perché le sembra troppo?
Non ho ben compreso invece cosa intende quando dice: “Ogni volta che vorrei mangiare qualcosa, lo vivo quasi come una vittoria contro le mie pulsioni, contro l'istinto...”. Se lei ascoltasse il suo istinto, cosa le chiederebbe?
Grazie anche al lavoro che sta facendo insieme alla psicologa ha raggiunto la consapevolezza che si impone autocontrollo nel mangiare, che si controlla di continuo e che forse proprio per questo le capita di perderlo.
Sente il bisogno di raggiungere il controllo anche in altri ambiti della sua vita?
Lei dice che non sa come fare a trovare un sano equilibrio, può fare qualche esempio su cosa intende per “sano equilibrio”?
Pamela Serafini
Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572