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Psicoterapia in pratica
Buongiorno,
volevo sapere oltre alla teoria di base che li contraddistingue, per quali disturbi sono più indicati i diversi approcci di psicoterapia, in particolare per quli disturbi è più indicata:
La psicoanalisi
La psicologia analitica di Jung
La terapia centrata sul cliente di Carl Rogers
La psicoterapia cognitivo comportamentale
La psicologia individuale di Adler
Grazie a chi mi risponderà
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Temo che la tua domanda vada un po' riformulata nelle sue premesse. Gli orientamenti che elenchi non sono specificamente collegabili ad un tipo di disagio specifico, ma pretendono per ovvie questioni epistemologiche di rivolgersi a tutte le forme di sofferenza che fanno parte della psicopatologia. In altre parole qualsiasi orientamento deve essere in grado di spiegare ed intervenire (ma qui i problemi sono altri) sulla gamma completa della sofferenza mentale, pena problemi di validità dal punto di vista scientifico.
La differenza risiede piuttosto nelle rispettive concezioni teoriche, nelle premesse che ciascun orientamento pone per teorizzare. Ma qui è meglio che tu faccia ricerche un po' più approfondite su testi specifici, perchè sono questioni troppo complesse da spiegare sul forum.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Temo che la tua domanda vada un po' riformulata nelle sue premesse. Gli orientamenti che elenchi non sono specificamente collegabili ad un tipo di disagio specifico, ma pretendono per ovvie questioni epistemologiche di rivolgersi a tutte le forme di sofferenza che fanno parte della psicopatologia. In altre parole qualsiasi orientamento deve essere in grado di spiegare ed intervenire (ma qui i problemi sono altri) sulla gamma completa della sofferenza mentale, pena problemi di validità dal punto di vista scientifico.
La differenza risiede piuttosto nelle rispettive concezioni teoriche, nelle premesse che ciascun orientamento pone per teorizzare. Ma qui è meglio che tu faccia ricerche un po' più approfondite su testi specifici, perchè sono questioni troppo complesse da spiegare sul forum.
Saluti
Caro Gieko, su questo punto la penso in modo completamente diverso, pensare che ogni approccio vada bene per qualsiasi disturbo psichico è una mera illusione.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
bella primavera
Caro Gieko, su questo punto la penso in modo completamente diverso, pensare che ogni approccio vada bene per qualsiasi disturbo psichico è una mera illusione.
Bisogna distinguere le necessità di tipo teorico-epistemologico dalle constatazioni cliniche perchè sono vertici osservativi differenti. Il primo pone l'esigenza di teorie spiegative e coerenti. Il secondo può verificare i problemi di tecnica.
Illusione è parcellizzare la psicopatologia e, di conseguenza, gli interventi.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Bisogna distinguere le necessità di tipo teorico-epistemologico dalle constatazioni cliniche perchè sono vertici osservativi differenti. Il primo pone l'esigenza di teorie spiegative e coerenti. Il secondo può verificare i problemi di tecnica.
Illusione è parcellizzare la psicopatologia e, di conseguenza, gli interventi.
...di tecnica e di etica, aggiungerei. Per il resto, intervento che non fa una piega. :approved:
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Originalmente inviato da gieko
Temo che la tua domanda vada un po' riformulata nelle sue premesse. Gli orientamenti che elenchi non sono specificamente collegabili ad un tipo di disagio specifico, ma pretendono per ovvie questioni epistemologiche di rivolgersi a tutte le forme di sofferenza che fanno parte della psicopatologia. In altre parole qualsiasi orientamento deve essere in grado di spiegare ed intervenire (ma qui i problemi sono altri) sulla gamma completa della sofferenza mentale, pena problemi di validità dal punto di vista scientifico.
Ma perché se qualcuno riuscisse a spiegare perché vengono fuori i brufoli ed a trovare un rimedio efficace, deve capitare anche che questo tipo di spiegazione funzioni nel descrivere praticamente l'insorgere di ogni malattia della pelle per risultare valida? :mumble:
Mica è detto che i meccanismi causali siano uniformi!? Le ovvie questioni epistemologiche io non le vedo affatto, abbiamo un tipo di malattia da un lato e svariate spiegazioni riguardo alla sua insorgenza: ora per quale motivo non può capitare che un tipo di orientamento spiega correttamente come insorgono certe psicopatologie, mentre spiega male e descrive male l'insorgere di altri disagi mentali?
Alla fine poi mi chiedo, seguendo la tua logica gieko, perché bisogna unificare soltanto le psicopatologie sotto il dominio di un unico orientamento, senza potersi mai chiedere che tipo di approccio risulta più efficace per questo o quel disturbo, e non anche proprio ogni sorta di malattia corporea in generale?
Così ci sarà chi sostiene che ingerendo un farmaco si può guarire praticamente da ogni malanno e chi sostiene invece che per guarire da ogni malattia bisogna intervenire chirurgicamente... Altrimenti l'epistemologia ne risente.
In realtà sembra che per certi disturbi sia più efficace ingerire una pillola e quindi intervenire su un tipo di processo, mentre per altri è necessario un intervento chirurgico (soprattutto quando si ha a che fare con l'apparato osseo, se si deve intervenire su fratture e cose del genere spesso si ha a che fare con un qualcosa di volgarmente meccanico).
A me sembra banale osservare che così come per le malattie che colpiscono il corpo umano non si trova un'unica ed uniforme spiegazione, che fa parte di un unico orientamento teorico per descrivere, la genesi, lo sviluppo ed il tipo di cura più adatto per questo o quel disturbo, questo debba capitare anche per le malattie ed i disagi mentali.
Il cervello è un organo che non rappresenta un qualcosa di così uniforme e l'unica parola "mente" con cui ci riferiamo a tutto questo malloppo di processi eterogenei è fuorviante, dato che questa svolge diverse funzioni: conseguentemente a mio avviso è plausibile ipotizzare che la "mente" si può, per così dire, guastare in modi molto diversi tra loro, proprio così come capita per il corpo umano.
Lo sviluppo della medicina rappresenta il differenziarsi progressivo di tipi di cure e descrizioni dei mali molto diverse a seconda del tipo di disagio: questo processo prima o poi dovrà essere affrontato anche in ambito psicopatologico secondo me ed il richiamo ad un'unità descrittiva forzata secondo me non serve, soprattutto in questi ambiti (molto vicini a quello medico) in cui si ha a che fare con disagi e malattie eterogenei rispetto ai quali bisogna cercare di fornire cure e rimedi efficaci, e non descrizioni uniformi all'interno di una qualche singola teoria descrittiva. In fisica si cercano "teorie del tutto" ed è ovvio poi che tutto debba trovare spiegazione (molto complicata) all'interno di questo tipo di teorie, ma questo non significa che le altre teorie e descrizioni verranno buttate via qualora si riesca a trovare qualcosa del genere. In certi ambiti (quello medico ad esempio) non risulta così interessante cercare descrizioni uniformi, coerenti e generali e molto complicate per grosse categirie di disturbi che ingobino quasi tutto, ma trovare descrizioni abbastanza semplici ed accurate il tanto che basta per risolvere praticamente certi problemi e disturbi specifici.
La domanda posta inizialmente secondo me è sensata, anche se io non conosco la risposta.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Certamente Gieko, ma bisogna considerare quale sia l'aspetto più importante!
Nelle psicoterapie predominante è il clinico, tutti gli studi che si rifanno in termini di efficacia, dimostrano questa parcellizazione. con determinate statistiche che dimostrano la maggior o minor efficacia di certi approcci per un certo tipo di disagio.
Negli stessi testi che vengono consigliati per l'esame di stato per la prova del caso clinico,(Gabbard, Dsm),viene sottolineato, l'approcio terapeutico più indicato per una determinata patologia, per farti un es: "nei disturbi alimentari vengono consigliate le terapie sistemiche, o anche di gruppo, metti caso che nel compito, l'aspirante psicologo in un caso di anoressia scrivesse che la terapia consigliata sarebbe una terapia psicodinamica o una terapia comportamentale, rischierebbe una sonora bocciatura".
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Ma la psicoanalisi io avevo letto che non era non era una psicoterapia.
E ' vero?
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
bella primavera
Certamente Gieko, ma bisogna considerare quale sia l'aspetto più importante!
Nelle psicoterapie predominante è il clinico, tutti gli studi che si rifanno in termini di efficacia, dimostrano questa parcellizazione. con determinate statistiche che dimostrano la maggior o minor efficacia di certi approcci per un certo tipo di disagio.
Negli stessi testi che vengono consigliati per l'esame di stato per la prova del caso clinico,(Gabbard, Dsm),viene sottolineato, l'approcio terapeutico più indicato per una determinata patologia, per farti un es: "nei disturbi alimentari vengono consigliate le terapie sistemiche, o anche di gruppo, metti caso che nel compito, l'aspirante psicologo in un caso di anoressia scrivesse che la terapia consigliata sarebbe una terapia psicodinamica o una terapia comportamentale, rischierebbe una sonora bocciatura".
Per il DSM certe patologie non dovrebbero neanche esistere, o almeno i pazienti dovrebbero cercare di stare buoni e rientrare più fedelmente nelle categorie diagnostiche assegnate, in modo che le statistiche risultino significative e che le ditte farmaceutiche possano produrre dei farmaci efficaci.
Ora, la faccio un po' più dura di quella che è, però questa faccenda della statistica mi ha un po' rotto. Il sapere psichiatrico, tra l'altro, o almeno quello di una certa psichiatria, è garantito (standardizzato). Quello psico-, non ancora. Per fortuna, mi viene da dire.
Risponderò più seriamente, poi, ma avevo bisogno di sfogarmi un po' rispetto ad un pensiero che sento sempre più arido.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Ma perché se qualcuno riuscisse a spiegare perché vengono fuori i brufoli ed a trovare un rimedio efficace, deve capitare anche che questo tipo di spiegazione funzioni nel descrivere praticamente l'insorgere di ogni malattia della pelle per risultare valida? :mumble:
Mica è detto che i meccanismi causali siano uniformi!? Le ovvie questioni epistemologiche io non le vedo affatto, abbiamo un tipo di malattia da un lato e svariate spiegazioni riguardo alla sua insorgenza: ora per quale motivo non può capitare che un tipo di orientamento spiega correttamente come insorgono certe psicopatologie, mentre spiega male e descrive male l'insorgere di altri disagi mentali?
Alla fine poi mi chiedo, seguendo la tua logica gieko, perché bisogna unificare soltanto le psicopatologie sotto il dominio di un unico orientamento, senza potersi mai chiedere che tipo di approccio risulta più efficace per questo o quel disturbo, e non anche proprio ogni sorta di malattia corporea in generale?
Così ci sarà chi sostiene che ingerendo un farmaco si può guarire praticamente da ogni malanno e chi sostiene invece che per guarire da ogni malattia bisogna intervenire chirurgicamente... Altrimenti l'epistemologia ne risente.
In realtà sembra che per certi disturbi sia più efficace ingerire una pillola e quindi intervenire su un tipo di processo, mentre per altri è necessario un intervento chirurgico (soprattutto quando si ha a che fare con l'apparato osseo, se si deve intervenire su fratture e cose del genere spesso si ha a che fare con un qualcosa di volgarmente meccanico).
A me sembra banale osservare che così come per le malattie che colpiscono il corpo umano non si trova un'unica ed uniforme spiegazione, che fa parte di un unico orientamento teorico per descrivere, la genesi, lo sviluppo ed il tipo di cura più adatto per questo o quel disturbo, questo debba capitare anche per le malattie ed i disagi mentali.
Il cervello è un organo che non rappresenta un qualcosa di così uniforme e l'unica parola "mente" con cui ci riferiamo a tutto questo malloppo di processi eterogenei è fuorviante, dato che questa svolge diverse funzioni: conseguentemente a mio avviso è plausibile ipotizzare che la "mente" si può, per così dire, guastare in modi molto diversi tra loro, proprio così come capita per il corpo umano.
Lo sviluppo della medicina rappresenta il differenziarsi progressivo di tipi di cure e descrizioni dei mali molto diverse a seconda del tipo di disagio: questo processo prima o poi dovrà essere affrontato anche in ambito psicopatologico secondo me ed il richiamo ad un'unità descrittiva forzata secondo me non serve, soprattutto in questi ambiti (molto vicini a quello medico) in cui si ha a che fare con disagi e malattie eterogenei rispetto ai quali bisogna cercare di fornire cure e rimedi efficaci, e non descrizioni uniformi all'interno di una qualche singola teoria descrittiva. In fisica si cercano "teorie del tutto" ed è ovvio poi che tutto debba trovare spiegazione (molto complicata) all'interno di questo tipo di teorie, ma questo non significa che le altre teorie e descrizioni verranno buttate via qualora si riesca a trovare qualcosa del genere. In certi ambiti (quello medico ad esempio) non risulta così interessante cercare descrizioni uniformi, coerenti e generali e molto complicate per grosse categirie di disturbi che ingobino quasi tutto, ma trovare descrizioni abbastanza semplici ed accurate il tanto che basta per risolvere praticamente certi problemi e disturbi specifici.
La domanda posta inizialmente secondo me è sensata, anche se io non conosco la risposta.
Char_lie, dici di non vedere affatto le ovvie questioni epistemologiche, ma di fatto poni il problema entro una precisa cornice epistemologica, magari un po' implicita comunque molto chiara: quella che riduce lo psichismo umano all'attività cerebrale, sul modello medico appunto. La domanda iniziale è quindi sensata, molto sensata, entro questa cornice e mal posta, più mal che posta, entro un'altra. E' la clinica che fa (dovrebbe fare) l'epistemologia e non viceversa.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
"quella che riduce lo psichismo umano all'attività cerebrale"...
Ridurre bah, non so bene cosa tu intenda, so però che se ti spaccano la testa in due modificano anche il funzionamento dei tuoi processi mentali, queste evidenze non le si può negare tout court. Non si può identificare la coscienza col funzionamento del cervello ma c'è correlazione tra il funzionamento dei processi mentali e cerebrali, se la tua mente ha iniziato a funzionare diversamente in un certo periodo, qualcosa nel tuo cervello dovrà essere pur cambiata rispetto a prima, o credi che la mente sia una sorta di entità completamente indipendente da ogni sorta di "supporto fisico"? Immagina di poter bloccare tutti i processi cerebrali tramite una sorta di congelamento fisico, credi che la tua mente continuerà ad elaborare e pensare anche se il tuo cervello resta fisso ed immutabile nel tempo? Sì o No, se la tua risposta è No siamo d'accordo riguardo a certe linee generali da seguire. Il riduzionismo che identifica i processi non serve, ma quello che trova correlazioni sì.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Che ci siano correlazioni tra mente e cervello non lo nega nessuno. Ma è tutt'altra cosa identificare il funzionamento mentale con il funzionamento cerebrale quando in realtà seguono modalità profondamente diverse. Chiaramente stai identificando i processi - checchè tu ne dica -, come gli esempi che adotti e che sono sempre riferiti all'ambito medico o meccanico, dimostrano ampiamente.
E' molto interessante notare, piuttosto, che i tre maggiori orientamenti ormai da tempo si sono avvicinati ad alcune chiavi di lettura teorica dell'etiopatogenesi che hanno numerosi punti in comune. Non a caso sono concetti che permettono un'ampia spiegatività della patologia psichica, che si declina poi in modo sempre più differenziato man mano che si considera il soggetto nella sua storicità.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
bella primavera
Certamente Gieko, ma bisogna considerare quale sia l'aspetto più importante!
Nelle psicoterapie predominante è il clinico, tutti gli studi che si rifanno in termini di efficacia, dimostrano questa parcellizazione. con determinate statistiche che dimostrano la maggior o minor efficacia di certi approcci per un certo tipo di disagio.
Negli stessi testi che vengono consigliati per l'esame di stato per la prova del caso clinico,(Gabbard, Dsm),viene sottolineato, l'approcio terapeutico più indicato per una determinata patologia, per farti un es: "nei disturbi alimentari vengono consigliate le terapie sistemiche, o anche di gruppo, metti caso che nel compito, l'aspirante psicologo in un caso di anoressia scrivesse che la terapia consigliata sarebbe una terapia psicodinamica o una terapia comportamentale, rischierebbe una sonora bocciatura".
Veramente sono ugualmente importanti entrambi gli aspetti, da porre necessariamente in continua dialettica. Questo pseudo-pragmatismo ribalta la modalità con cui viene trattata la sofferenza del soggetto, mettendo al centro la prospettiva del terapeuta con l'illusione che la generalizzazione a livello della tecnica (e non a livello della teoria!) possa semplificare la clinica.
Non mi stupisce che una simile mentalità sia ormai dominante nel mondo universitario cui ti riferisci, probabilmente perchè fresco di esame di stato. Ma il lavoro clinico quotidiano è un'altra cosa e dei dubbi - quantomeno - li dovrebbe generare.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
"quella che riduce lo psichismo umano all'attività cerebrale"...
Ridurre bah, non so bene cosa tu intenda, so però che se ti spaccano la testa in due modificano anche il funzionamento dei tuoi processi mentali, queste evidenze non le si può negare tout court. Non si può identificare la coscienza col funzionamento del cervello ma c'è correlazione tra il funzionamento dei processi mentali e cerebrali, se la tua mente ha iniziato a funzionare diversamente in un certo periodo, qualcosa nel tuo cervello dovrà essere pur cambiata rispetto a prima, o credi che la mente sia una sorta di entità completamente indipendente da ogni sorta di "supporto fisico"? Immagina di poter bloccare tutti i processi cerebrali tramite una sorta di congelamento fisico, credi che la tua mente continuerà ad elaborare e pensare anche se il tuo cervello resta fisso ed immutabile nel tempo? Sì o No, se la tua risposta è No siamo d'accordo riguardo a certe linee generali da seguire. Il riduzionismo che identifica i processi non serve, ma quello che trova correlazioni sì.
La risposta è no, ma questo cosa significa? Quali sarebbero le linee generali da seguire? La psicoterapia sembra avere delle ricadute sull'attività cerebrale e, su un altro versante ma analogo, i sintomi di conversione isterica hanno mostrato un incidenza dello psichismo sul corpo, quindi c'è una correlazione, ma qual è la natura di questa correlazione? E' riduttivo pensarla in termini di "supporto fisico" ---> "attività mentale" ---> psicopatologia, avrà anche un suo valore entro un certo punto di vista, ma non in un altro, anzi credo che dal punto di vista dell'intervento psicoterapeutico sia proprio fuorviante.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Ma è tutt'altra cosa identificare il funzionamento mentale con il funzionamento cerebrale quando in realtà seguono modalità profondamente diverse.
Ma se seguono modalità profondamente diverse, come fa ad esserci correlazione tra i due processi? Se c'è correlazione una somiglianza di forma (una sorta di isomorfismo) tra i due processi dovrà pur esserci e conseguentemente i due modi di funzionare non possono essere così diversi come sostieni.
Perciò non capisco cosa vuoi dire quando affermi che le modalità di funzionamento sono profondamente diverse, ci sono forse elementi mentali che esistono da soli senza dover appoggiarsi o esser correlati a niente di fisico? Se la mente e le idee che ci frullano per la testa possono funzionare indipendentemente (non c'è correlazione insomma) da come funziona il supporto fisico cerebrale allora sì che si potrebbe affermare che può funzionare in una qualche modalità profondamente diversa da quest'ultimo. Altrimenti non vedo come sia possibile che accada qualcosa del genere, è come voler affermare allo stesso tempo che c'è una correlazione sincronica tra le lancette di due orologi distinti ma che poi uno dei due scandisce un tempo ed un ritmo che è profondamente diverso dal secondo. Se sono realmente sincronizzati e così correlati il tempo battuto non potrà essere profondamente diverso nei due sistemi. Comunque si sta andando fuori tema.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Comunque si sta andando fuori tema.
Molto semplicemente si tratta di livelli organizzativi dell'essere umano presenti in formati diversi e quindi regolati dai relativi funzionamenti. Ciò non toglie che essi si interfaccino - come potrebbe accadere per hardware e software che rispondono a logiche differenti assolvendo a funzioni differenti pur essendo in collegamento - e che un livello non potrebbe esistere senza l'altro.
Comunque sia, chiudiamola qui perchè evidentemente non hai conoscenze sufficienti per discutere del tema, non puoi accorgerti quindi della confusione di livelli implicita nei tuoi interventi e, come sempre, sei più preoccupato di contraddire che di capire.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Charlie, ora farò un analogia terrificante di cui già mi sto pentendo, ma mettiamola così:
pensa al cervello come se si trattasse dell'hardware di un computer... CPU, memoria ecc...
la tua soggettività, il mondo dei significati, è invece il software.
questo software è scritto con diversi "linguaggi di programmazione", da quelli a più alto livello a quelli più vicini al codice macchina, più oscuri.
Se c'è qualcosa che non funziona, bisogna guardare il codice di questo software, come è stato creato... un "codice" che non è scritto in Java ma è fatto di affetti, di significati, di memorie presimboliche, di rimozioni.
Ora qualcuno potrebbe vedere un computer, provare un programma e constatare che non funziona bene.
Potrebbe dire che la colpa è della CPU.
Oppure del programma che, a qualche livello, è difettoso, è fatto di parti che si contraddicono, è programmato male, o per compiti diversi da quelli richiesti ecc....
uscendo da quest'orrida metafora, le cose sono un po' più complesse perché siamo abituati a ragionare in maniera troppo lineare.
E' bene pensare che la mente è l'interfaccia tra corpo e ambiente, è un operatrice semiotica. La mente è inscindibile dal corpo ed allo stesso tempo è plasmata dall'ambiente. I significati non sono inscritti nel nostro DNA ma vengono dall'ambiente, e sono questi a strutturarci.
Quindi se io sono depresso perché, chessò, mi è morto il gatto, ha poco senso dire "sono depresso perché c'è poca serotonina". Sì, c'è poca serotonina che gira... perché il gatto significava qualcosa di importante, c'era dell'affetto, qualcosa che ha a che fare con la mente, con ciò che sono, con la mia storia di vita, E QUINDI con il cervello.
Allo stesso modo, ci sarà chi sarà geneticamente predisposto ad essere più o meno depresso... ma non c'è nessuna causalità lineare, bisogna ragionare in maniera dialettica
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma se seguono modalità profondamente diverse, come fa ad esserci correlazione tra i due processi? Se c'è correlazione una somiglianza di forma (una sorta di isomorfismo) tra i due processi dovrà pur esserci e conseguentemente i due modi di funzionare non possono essere così diversi come sostieni.
Perciò non capisco cosa vuoi dire quando affermi che le modalità di funzionamento sono profondamente diverse, ci sono forse elementi mentali che esistono da soli senza dover appoggiarsi o esser correlati a niente di fisico? Se la mente e le idee che ci frullano per la testa possono funzionare indipendentemente (non c'è correlazione insomma) da come funziona il supporto fisico cerebrale allora sì che si potrebbe affermare che può funzionare in una qualche modalità profondamente diversa da quest'ultimo. Altrimenti non vedo come sia possibile che accada qualcosa del genere, è come voler affermare allo stesso tempo che c'è una correlazione sincronica tra le lancette di due orologi distinti ma che poi uno dei due scandisce un tempo ed un ritmo che è profondamente diverso dal secondo. Se sono realmente sincronizzati e così correlati il tempo battuto non potrà essere profondamente diverso nei due sistemi. Comunque si sta andando fuori tema.
Saluti
Wilfred Bion sostiene che una cosa simile non solo sia pensabile, ma sia anche fortemente probabile. La base della sua teoria del pensiero appoggia sulla convinzione che il cervello non sia un organo adatto per gestire i pensieri, che, potrei dire, si manifestano come epifenomeni. Questi pensieri in nuce, prodotti di scarto del cervello, vengono pensati da qualcosa che lo psicoanalista britannico chiama "apparato per pensare i pensieri".
La faccenda non è così fuori tema come potrebbe sembrare, e per due buonissime ragioni: la prima è che questo tema ci riconduce alla specificità delle terapie, riportandoci a considerare come, cambiando la tipologia di pazienti da analizzare, si debba per forza ampliare lo strumentario teorico/tecnico (Bion si è interessato ai gruppi e alle psicosi); la seconda consiste nel fatto, travisato da Char_lie ma abbastanza consueto, che, per scoprire una funzione, si può partire da una qualche sua menomazione, salvo poi ricordarsi che le due cose non coincidono perfettamente.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
“Il disegno terribile di una burocrazia a venire potrebbe trovare proprio nella psicologia il sostegno necessario al compimento definitivo della sua barbarie: un’umanità sprovvista di capacità d’azione, funzionante solo sulla base di meccanismi psicologici (di adattamento e prestazione) connessi a meccanismi più vasti capaci di configurare un ordine planetario. Questo è oggi il sogno del burocrate! Ma prima che questo sogno si avveri, dovrà un’altra volta mettere a sacco Atene e cancellarla dalla memoria della specie. In qualche modo il burocrate ci sta provando a fare questo, ma la memoria ce l’ha ogni essere umano, ed ogni essere umano può svegliarsi un mattino e ricordarsi di una fanciulla di Tebe [fa riferimento ad Antigone dell’omonima tragedia sofoclea] che portava scritta una legge nel cuore. E questo, nel bel mezzo del sogno, dà al burocrate il senso di un incubo che non sarà mai in grado di dominare”. (Lorenzo Accame, Per chi sorride l’angelo della morte?, Francisci Editori, Padova, 1995, p. 310)
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Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
"Uso la stessa tattica di Megiston nel forum: faccio l'uomo progressista... Per sopravvivere "
Ikaro, almeno citane la fonte (il povero Char_lie) o gli altri crederanno che ho qualche ragione quando dico che non sai fare una citazione :D:skunk:
Un saluto
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Ho stimolato un interessante dibattito :D
Grazie a tutti per le risposte ;)
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Citazione:
Ikaro, almeno citane la fonte (il povero Char_lie) o gli altri crederanno che ho qualche ragione quando dico che non sai fare una citazione :D:skunk:
Provvedo subito! :approved:
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Citazione:
Originalmente inviato da
anturium_rosa
Ho stimolato un interessante dibattito :D
Grazie a tutti per le risposte ;)
Attendiamo anche le tue riflessioni in merito.
Saluti
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Originalmente inviato da
gieko
Veramente sono ugualmente importanti entrambi gli aspetti, da porre necessariamente in continua dialettica. Questo pseudo-pragmatismo ribalta la modalità con cui viene trattata la sofferenza del soggetto, mettendo al centro la prospettiva del terapeuta con l'illusione che la generalizzazione a livello della tecnica (e non a livello della teoria!) possa semplificare la clinica.
Non mi stupisce che una simile mentalità sia ormai dominante nel mondo universitario cui ti riferisci, probabilmente perchè fresco di esame di stato. Ma il lavoro clinico quotidiano è un'altra cosa e dei dubbi - quantomeno - li dovrebbe generare.
Saluti
Caro Gieko, capisco che gli approcci psicologici presi nei loro differenziazioni.
1)psicodinamico 2)comportamentista 3) cognitivista 4)umanistico/esistenziale
5) sistemico relazionale, occupandosi dell'uomo nella sua globalità dovrebbero in teoria essere applicabili ad ogni aspetto della sofferenza umana.
Ma nella pratica clinica ciò è poi vero? è questo il dubbio che ha spinto i ricercatori ad occuparsi degli studi in termini di efficacia, efficienza, e i risultati di questi studi ci dicono una cosa "non tutte le terapie danno gli stessi risultati nelle diverse patologie".
saluti.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
bella primavera
Caro Gieko, capisco che gli approcci psicologici presi nei loro differenziazioni.
1)psicodinamico 2)comportamentista 3) cognitivista 4)umanistico/esistenziale
5) sistemico relazionale, occupandosi dell'uomo nella sua globalità dovrebbero in teoria essere applicabili ad ogni aspetto della sofferenza umana.
Ma nella pratica clinica ciò è poi vero? è questo il dubbio che ha spinto i ricercatori ad occuparsi degli studi in termini di efficacia, efficienza, e i risultati di questi studi ci dicono una cosa "non tutte le terapie danno gli stessi risultati nelle diverse patologie".
saluti.
Dal punto di vista delle applicazioni cliniche, chi in un modo, chi nell'altro, ma non mi risulta che ci siano comportamentisti che dicano: "un narcisista non lo posso prendere in terapia perchè se ne occupano gli psicoanalisti di questa patologia". Tutt'al più, come ho scritto sin dall'inizio, ci sono dei problemi di natura clinica, che vanno da difficoltà di un singolo terapeuta a problemi di teoria della tecnica o di teoria (che implicano continue revisioni, ed è in questo senso che ci deve essere sempre dialettica tra clinica e teoria).
I risultati dei ricercatori sarebbero da analizzare attentamente, invece, perchè ci sono diversi impliciti che rendono frasi lapidarie come quella che riporti, decisamente semplicistiche.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
[QUOTE=gieko;2388822]Dal punto di vista delle applicazioni cliniche, chi in un modo, chi nell'altro, ma non mi risulta che ci siano comportamentisti che dicano: "un narcisista non lo posso prendere in terapia perchè se ne occupano gli psicoanalisti di questa patologia". Tutt'al più, come ho scritto sin dall'inizio, ci sono dei problemi di natura clinica, che vanno da difficoltà di un singolo terapeuta a problemi di teoria della tecnica o di teoria (che implicano continue revisioni, ed è in questo senso che ci deve essere sempre dialettica tra clinica e teoria).
I risultati dei ricercatori sarebbero da analizzare attentamente, invece, perchè ci sono diversi impliciti che rendono frasi lapidarie come quella che riporti, decisamente semplicistiche.
Saluti[/QU
In realtà, la convinzione che un determinato approccio terapeutico funzioni non può fondarsi unicamente sulla propria esperienza clinica: la verifica sperimentale ci consente di superare la trappola pericolosa dell'auto-inganno, sostenuto dal desiderio di proteggere la fiducia nel metodo terapeutico abbracciato (Migone, 2001).
è già dal 1997 che L'American Psycological association ha stillato una lista delle psicoterapie validate scientificamente e più valide per certi disturbi,
Conoscere l'efficacia degli interventi terapeutici significa inoltre sapersi orientare in modo consapevole verso un determinato tipo di psicoterapia e sapere, una volta effettuata la diagnosi, quali sono le possibilità di miglioramento rispetto al proprio caso.
Ripeto Gieko teoricamente il tuo pensiero è potenzialmente giusto sopratuto per chi studia analisi, è inaccetabile una simile differenziazione, ma ripeto le evidenze cliniche e scientifiche ci dicono altro e sembrano avere una importanza in primis rispetto alle teoria di riferimento, al giorno d'oggi sostenere che ogni approccio va bene per qualsiasi problema è quanto meno anacronistico.
saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
L'argomento è sicuramente interessante ma almeno così come è presentato mi è sempre apparso abbastanza confuso. La remissione del sintomo come il miglioramento comportamentale può essere preso come indice per valutare l'efficacia di una psicoterapia basata sul sintomo e sul comportamento, ma non penso che possa essere usato come mezzo comparativo tra una psicoterapia orientata al sintomo e una orientata al soggetto. Ogni psicoterapia ha degli obiettivi specifici che vanno dall'intrapsichico all'intergenerazionale e la valutazione dei risultati presuppone una conoscenza approfondita di ogni metodo, in caso contrario si va incontro ad indebite semplificazioni alle quali il metodo sperimentale non è nuovo e che trova spesso conferma nella contraddittorietà e la non confrontabilità dei risultati ottenuti. Concludendo penso che la richiesta all'esame di stato di specificare quale sia il trattamento migliore per il caso assegnato non possa essere usata per legittimare questa procedura. :)
Buona giornata!
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Citazione:
Originalmente inviato da
Amedeo!!??
L'argomento è sicuramente interessante ma almeno così come è presentato mi è sempre apparso abbastanza confuso. La remissione del sintomo come il miglioramento comportamentale può essere preso come indice per valutare l'efficacia di una psicoterapia basata sul sintomo e sul comportamento, ma non penso che possa essere usato come mezzo comparativo tra una psicoterapia orientata al sintomo e una orientata al soggetto. Ogni psicoterapia ha degli obiettivi specifici che vanno dall'intrapsichico all'intergenerazionale e la valutazione dei risultati presuppone una conoscenza approfondita di ogni metodo, in caso contrario si va incontro ad indebite semplificazioni alle quali il metodo sperimentale non è nuovo e che trova spesso conferma nella contraddittorietà e la non confrontabilità dei risultati ottenuti. Concludendo penso che la richiesta all'esame di stato di specificare quale sia il trattamento migliore per il caso assegnato non possa essere usata per legittimare questa procedura. :)
Buona giornata!
Gentile Amedeo ti ringrazio per avere dato il tuo contribuo alla discussione, devo però dirti che le mie argomentazioni non sono rilegate ad un esame di stato, ma ad una letteratura che ci dice che esistono terapie validate scientificamente ed altre no! "fermo restando, che in psicologia il termine scientifico vista la soggetività umana, deve essere usato con parsimonia", comunque psicoterapie con anni di ricerca e dati di efficacia a discapito di altre con pochi dati e magari anche di basso risultato.
La differenza tra "sintomatologia e soggetto",la trovo fuorviante, qualsiasi terapeuta si interessa del soggetto! per es. la tcc, considera che la patologia nasca da false credenze e schemi mentali distorti, ma deve nascere rapporto con il soggetto ottenendo la sua collaborazione per il buon esisto terapeutico, al max qualcuno dubita che tali terapie possano ristrutturare la personalità, ma al giorno d'oggi non esistono evidenze scientifiche che la personalità possa essere mai modificata con con la psicoterapia.
Per concludere io reputo che qualsiasi paziente possa trarre giovamento con qualsiasi forma terapeutica, dalla musicoterapia, arte terapia , teatro terapia.
Ma compito di un operatore del settore è anche quello di sapere quali siano le terapie validate.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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La differenza tra "sintomatologia e soggetto",la trovo fuorviante, qualsiasi terapeuta si interessa del soggetto! per es. la tcc, considera che la patologia nasca da false credenze e schemi mentali distorti, ma deve nascere rapporto con il soggetto ottenendo la sua collaborazione per il buon esisto terapeutico,
Beh, ma non è dello stesso "soggetto" che si parla evidentemente, qui la parola soggetto coincide con 'persona', 'individuo', 'paziente', etc., ma bisogna precisare le cose secondo me, lo psicoanalista e il terapeuta cognitivista non hanno a che fare con lo stesso 'soggetto'.
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
bella primavera
Gentile Amedeo ti ringrazio per avere dato il tuo contribuo alla discussione, devo però dirti che le mie argomentazioni non sono rilegate ad un esame di stato, ma ad una letteratura che ci dice che esistono terapie validate scientificamente ed altre no! "fermo restando, che in psicologia il termine scientifico vista la soggetività umana, deve essere usato con parsimonia", comunque psicoterapie con anni di ricerca e dati di efficacia a discapito di altre con pochi dati e magari anche di basso risultato.
Appunto, è sulla questione della validazione che mi sembra ci sia molta più confusione di quanto non venga fatto credere. La presunta superiorità della TCC sul trattamento dei disturbi d'ansia, ad esempio, a ben vedere ha più a che fare con modalità di lavoro che richiamano la psicodinamica che non con i protocolli standardizzati (Westen, 2010). Così come c'è molto da discutere sugli effetti dei trattamenti sintomatici, che sebbene "validissimi" nel loro compito, non sembrano intervenire sulla dimensione di disagio dei pazienti, che spesso si presentano anche dopo anni ad un terapeuta privi di sintomo ma in condizioni disastrate (e questa è la mia, seppur insignificante, esperienza). Peraltro sostenere che tutti i terapeuti si occupino del soggetto è, come diceva ikaro, piuttosto fuorviante. Dipende molto dalla visione teorica che si adotta e dal dialogo tra quest'ultima e la dimensione clinica.
Insomma, in pratica mi pare che tutte queste grandi certezze non ci siano allo stato dei fatti, quanto piuttosto delle linee di lavoro che convergono anche tra i diversi orientamenti. La principale mi sembra andare proprio nella direzione della ricerca di macroconcetti che spieghino la psicopatologia (gli stili di attaccamento per i cognitivisti, le polarità semantiche per i sistemici, le strutture di personalità per gli psicoanalisti).
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Non conosco lo sudio di Wensten, per la mia esperienza personale, il terapeuta in questione nel suo modo di agire teraputico aveva ben poco di psicodinamico, era un approccio basato sulle credenze di base, e poi sull'agire comportamentalmente.
Concordo con te che non esistono certezze ed in un ottica costruttivistica potremmo dire che le certezze scientifiche non esistono.
Ma a livello clinico (sempre se vogliamo restare in un ottica di scientificità), non possiamo prendere ciò che è stato redatto dall' APA nel 1997, e dalle linee guida del DSM, e buttarlo nel secchio...
Io continuo a pensare che la teoria di base non conti quanto la clinica, ti porterò degli esempi, la psicoanalisi ortodossa spesso ha portato con se forti dibattiti sulla sua presunta scientificità, quindi i postulati iniziali potrebbero essere criticabili, ma se la clinica ci desse dati strabilianti su certi disturbi, l'aspetto teorico passerebbe in secondo piano, idem la tcc, può essere contestata perchè legata ad una vecchia cibernetica, ma ciò poco conta se in molti testi di riferimento viene considerata come una terapia di eccellenza su certi disturbi, Carl Rogers, è stato considerato tra i personaggi Americani più importanti del secolo e le sue teorie hanno influenzato moltissimi psicologi(tipo il concetto di empatia), ma non possiamo mettere il suo approccio (terapia centrata sul cliente), sullo stesso livello di efficacia di altre terapie es.(Sistemica o psicodinamica breve che hanno diversi studi a loro sostegno), perchè i dati della terapia centrata sul cliente sono molto scarni, di risultati di basso profilo...
QUindi massima apertura, rispetto per tutti gli orientamenti, ma anche linee guida corrette per chi si rivolge al mondo delle terapie.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Bisogna vedere quali sono i presupposti delle linee guida però, mentre spesso si tende a darli per scontati. Se fossero le assicurazioni o i sistemi sanitari nazionali a dettarle prendiamone atto, ma la valutazione di questi studi ne risentirebbe almeno un po', non credi?
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
In parte si, anche perchè entrebbero in gioco vecchie gerarchie di potere ed interessi nascosti.
Una cosa è certa il mondo delle terapie è talmente fitto, che un neofita che ci si addentra è meglio che si porti dietro un macete...:asd:
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
A volte mi viene da dubitare anche della "scienza", o meglio di un metodo, quello sperimentale, che è diventato garanzia di qualità per tutto. Siamo nell'Età della Tecnica, ma quella che serve è un'Etica, non solo della psicoanalisi.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
per la bioetica (Potter), la scienza è etica perchè è conoscenza, è la tecnologia INVECE sarebbe a rischio etico perchè essa non scopre ma inventa, ed è legata la potere (bellino).
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Per tornare alla metafora proposta riguardo ai calcolatori, secondo me conviene oscillare tra diverse teorie della mente a seconda di quale sia il problema da risolvere praticamente così come farebbe un buon programmatore che non trova così problematico passare da un linguaggio di programmazione all’altro.
Più una teoria si sposta verso il generale più la complessità di certe descrizioni di determinate cose concrete diviene complicata in questa teoria. Per questo secondo me si crea una frattura tra il senso pratico ed il senso teorico.
In pratica conviene usare approssimazioni e veri e propri errori concettuali. Considerare ad esempio una palla di cuoio come se fosse una sfera geometrica per risolvere certi problemi introduce un oggetto di natura teorica (la sfera) che non esiste affatto e non corrisponde alla palla se non vagamente, ma se volessimo descrivere la palla così com’è fino a spingerci alla teoria delle stringhe non ne usciremmo più. Considerarla una sfera per calcolare occhio e croce quanto percorre rotolando in linea retta ad una certa velocità angolare ci permette di poterci avvicinare ad una qualche soluzione del problema.
A seconda del problema da risolvere perciò conviene orientarsi verso le teorie, le concettualizzazioni e i modelli più promettenti, quando si passa dalla teoria alla pratica le cose secondo me cambiano. E' quel che dobbiamo fare praticamente che dovrebbe guidarci nello scegliere il modello più adatto per impostare e descrivere un problema e non muoverci al contrario.
In ambito psicoterapeutico a mio avviso le cose non dovrebbero risultare così diverse. Degli approcci potrebbero realmente risultare più promettenti per risolvere certi problemi specifici (certi tipi di psicopatologia) anche se non sono capaci di costruire teorie generali capaci di affrontare ogni sorta di problema (però solo in teoria :D). Spiegare tutto con poche leggi non significa poter risolvere agevolmente ogni sorta di problema usando solo rigorosamente queste leggi. Il titolo della discussione è azzeccato... "psicoterapia in pratica" :asd:.
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Originalmente inviato da lalangue
Siamo nell'Età della Tecnica, ma quella che serve è un'Etica, non solo della psicoanalisi.
Ma questa Etica (con la "E" maiuscola) che si cerca ci serve poi per far cosa? :mumble:
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Per tornare alla metafora proposta riguardo ai calcolatori, secondo me conviene oscillare tra diverse teorie della mente a seconda di quale sia il problema da risolvere praticamente così come farebbe un buon programmatore che non trova così problematico passare da un linguaggio di programmazione all’altro.
Più una teoria si sposta verso il generale più la complessità di certe descrizioni di determinate cose concrete diviene complicata in questa teoria. Per questo secondo me si crea una frattura tra il senso pratico ed il senso teorico.
In pratica conviene usare approssimazioni e veri e propri errori concettuali. Considerare ad esempio una palla di cuoio come se fosse una sfera geometrica per risolvere certi problemi introduce un oggetto di natura teorica (la sfera) che non esiste affatto e non corrisponde alla palla se non vagamente, ma se volessimo descrivere la palla così com’è fino a spingerci alla teoria delle stringhe non ne usciremmo più. Considerarla una sfera per calcolare occhio e croce quanto percorre rotolando in linea retta ad una certa velocità angolare ci permette di poterci avvicinare ad una qualche soluzione del problema.
A seconda del problema da risolvere perciò conviene orientarsi verso le teorie, le concettualizzazioni e i modelli più promettenti, quando si passa dalla teoria alla pratica le cose secondo me cambiano. E' quel che dobbiamo fare praticamente che dovrebbe guidarci nello scegliere il modello più adatto per impostare e descrivere un problema e non muoverci al contrario.
In ambito psicoterapeutico a mio avviso le cose non dovrebbero risultare così diverse. Degli approcci potrebbero realmente risultare più promettenti per risolvere certi problemi specifici (certi tipi di psicopatologia) anche se non sono capaci di costruire teorie generali capaci di affrontare ogni sorta di problema (però solo in teoria :D). Spiegare tutto con poche leggi non significa poter risolvere agevolmente ogni sorta di problema usando solo rigorosamente queste leggi. Il titolo della discussione è azzeccato... "psicoterapia in pratica" :asd:.
Ma questa Etica (con la "E" maiuscola) che si cerca ci serve poi per far cosa? :mumble:
Saluti
io la intendo come rispetto per l'ecologia della persona!
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Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Attendiamo anche le tue riflessioni in merito.
Saluti
Ho letto le vostre riflessioni e le trovo tutte interessanti, io personalmente non sono molto esperta di psicoterapia, sono solo a metà del percorso universitario e fino ad ora ho avuto a che fare con molta teoria, ma zero pratica. Sono più d'accordo con chi dice che i diversi approcci di psicoterapia non possono andare bene per tutti e per tutto indistintamente, credo che ci sia una psicoterapia più adatta ad un problema e ad una persona e meno adatta per un altro. Io ad esempio ho avuto modo di parlare con un cognitivo comportamentale e ho capito che non era quello che cercavo.
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Originalmente inviato da
anturium_rosa
Ho letto le vostre riflessioni e le trovo tutte interessanti, io personalmente non sono molto esperta di psicoterapia, sono solo a metà del percorso universitario e fino ad ora ho avuto a che fare con molta teoria, ma zero pratica. Sono più d'accordo con chi dice che i diversi approcci di psicoterapia non possono andare bene per tutti e per tutto indistintamente, credo che ci sia una psicoterapia più adatta ad un problema e ad una persona e meno adatta per un altro. Io ad esempio ho avuto modo di parlare con un cognitivo comportamentale e ho capito che non era quello che cercavo.
Cara Anturium_Rosa,
credo che tu abbia ragione fondamentalmente, non esistono panacee universali, elisir di lunga vita, pietre filosofali, pozioni magiche per qualsiasi cosa. Ma vorrei fare qualche distinguo, esistono delle terapie che fanno affidamento su tecniche standardizzate e collaudate, che si applicano ad alcuni sintomi e nella soluzione di questi dimostrano una certa efficacia. Si potrebbe discutere, e si è fatto lungamente, sull’opportunità di eliminare un sintomo, ma questo discorso ci condurrebbe ad affrontare l’essenza stessa del sintomo e ci porterebbe lontani. Sembra ovvio che una tecnica sia efficace per ciò per cui è stata ideata e sperimentata, la sua applicabilità ad altri ambiti sintomatici si fa dubbia e sfumata quanto più questi ultimi sono differenti dai primi. Esistono delle terapie che sono delle esperienze esistenziali, dei percorsi di autoconoscenza, che si strutturano come dei processi dinamici non tesi ad eliminare il sintomo (o meglio, la sofferenza, perché il sintomo quando trova ascolto non ha più ragione di esistere e si trasforma in relazione analitica o in transfert), ma a comprenderlo nella sua funzione, nel cuore del suo senso, come grido di dolore, come organizzazione peculiare del proprio mondo e come equilibrio e riorganizzazione piuttosto che come fastidio o come problema. In questo caso, queste terapie affrontano un ampio spettro di problematiche che comportano la sofferenza, perché non sono specifiche e puntiformi, ma olistiche, tese a comprendere cosa sta accadendo al soggetto che soffre.
La limitazione che queste terapie possono avere non è certo di natura diagnostica, o strutturale o inerente al tipo di problema, con particolari accorgimenti di setting la psicoanalisi oggi affronta le nevrosi, i disturbi di personalità, le strutture border-line e le psicosi. Il problema è piuttosto dato dai suoi stessi strumenti terapeutici: il rapporto, il transfert ... se questo non dovesse instaurarsi l’analisi stessa non decolla e il viaggio non inizia. E’ un po’ il tuo: “Io ad esempio ho avuto modo di parlare con un cognitivo comportamentale e ho capito che non era quello che cercavo”, la stessa identica frase avresti potuto dirla incontrando un particolare psicoanalista che non ti ispira.
Un saluto.