Secondo voi quanto è stato importante Janet per Freud?
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Secondo voi quanto è stato importante Janet per Freud?
Molto. Tanto che Freud ha sempre fatto d tutto per evitare di riconoscere a Janet quel che era suo.
Se non erro, si rifiutò persino di incontrarlo.
Eppure, il concetto di dissociazione è di Janet. E Freud lo utliizzò, prima di buttarlo a mare, nella teorizzazione di "Studi sull'isteria". Non riconobbe mai che aveva preso alcune idee da Janet (e può anche essere che, a differenza di quanto sostengono alcuni psicoanalisti, Freud e Janet avessero sviluppato in contemporanea alcuni concetti-chiave per la comprensione della psicopatologia).
Alcune informazioni interessanti sui rapporti tra Janet e Freud si trovano nelle opere di Bromberg e di Russell Meares.
Buona vita
Guglielmo
La ringrazio della risposta. Personalmente ho letto alcune opere di Janet (l'edizione curata da Nicola Lalli), e il capitolo "Per la psicoterapia dell'isteria" di Freud in "Studi sull'isteria", e ho notato (anche da solo, premettendo che sono un "layman" del campo) alcune "somiglianze" fra i due.
Cercando un po' su internet ho trovato che le idee di Janet riprese da Freud sono principalmente l'analisi psicologica (psicoanalisi), influenza sonnambulica e bisogno di direzione (transfert), funzione del reale (principio di realtà).
Però come si spiega che si dà la priorità a Janet, se il metodo catartico fu applicato da Breuer su Anna O. nel 1880-82? Non è possibile che Janet abbia saputo del caso e ne abbia tratto qualche idea?
langland
Caro Langland,
nel primo volume de La scoperta dell’inconscio. Storia della psichiatria dinamica (Boringhieri). Henri Ellenberger dedica n intero capitolo a Pierre Janet; è un libro che stramerita di essere conosciuto da chiunque si occupi di psicologia.
Sul punto che sottolinei, ti invio questo brano scritto da me che forse potrà chiarirti la vicenda: “La teoria freudiana, derivata dal pensiero di Martin Charcot sulla grande hystérie e sviluppata da Richer negli Etudes cliniques, che con Josef Breuer avevano accolto nel loro Studi sull’isteria (1895), declinava l’isteria come determinata da esperienze traumatiche, il cui ricordo riappare inconsciamente in modo simbolico nei sintomi della malattia e che può essere guarita richiamandolo alla coscienza (era questo il metodo terapeutico di Janet). (Ellenberger, H. F., 1970).
Breuer e Freud erano convinti che i sintomi dell’isteria facessero capo ad un nucleo inconscio scisso dalla personalità principale, il quale poteva contendere la scena alla coscienza stessa attraverso il suo articolarsi in sintomi nevrotici.
Sul modo in cui questo nucleo si formasse a partire dall’esperienza traumatica però, entrambi davano spiegazioni divergenti; per Breuer un evento poteva diventare traumatico se il soggetto lo sperimentava in uno stato alterato di coscienza di tipo ipnotico che rendeva impossibile la reazione (abreazione) [questa era l’ipotesi della scuola francese, da Charcot a Janet, che stavano studiando l’automatismo psicologico, in particolare Janet pensava che alcuni sintomi isterici fossero riconducibili all’esistenza di frammenti scissi non elaborati (idee fisse subconscie), che agivano autonomamente nella psiche in maniera dissociata dal resto della personalità; queste idee fisse erano dovute ad eventi traumatici inelaborati a causa di ciò che egli chiamò la "faiblesse de la fonction de synthèse"].
Freud pensava, invece, che il giunto cardanico nella spiegazione dell’etiologia isterica riposasse nel concetto di difesa (Abwehr), che rappresenta la pietra angolare della sua teoria, spostando così decisamente l’interesse dall’evento traumatico e dalla sua intrinseca patogenicità alla reazione dell’organismo verso la rappresentazione o idea che il soggetto se ne faceva.
La difesa operava sulla rappresentazione traumatica penosa isolandola dal suo affetto, il destino della rappresentazione era quello di essere relegata in una scena inconscia e qui attivamente tenuta tramite controinvestimenti difensivi da parte dell’Io, mentre l’affetto aveva un ruolo nella produzione dei sintomi nevrotici.
Se per Breuer non era assolutamente necessario presupporre alla base del suo discorso l’incidenza di un soggetto attivo come causa della scissione del contenuto della coscienza, per Freud invece questa: “è conseguenza di un atto di volontà del malato, cioè essa è indotta da uno sforzo di volontà la cui motivazione è comunque individuabile” (Freud, S., 1894, p. 122).
L’Io (Ich) che viene delineato soprattutto nel Progetto di una psicologia (1895) è considerato come l’insieme della personalità e come campo in cui accadono e si originano i processi psichici, esso è inteso sia come un’organizzazione di neuroni, sia come organizzazione di rappresentazioni depositate dall’esperienza del soggetto, intrecciate fra loro da nessi simbolici che sottolineano l’affinità di nuclei rappresentativi e la coerenza interna dell’intera struttura; esso è, in definitiva, una struttura coerente e dotata di senso.
Per mantenere questa coerenza l’Io diventa anche l’agente della difesa, la quale insorge contro qualunque rappresentazione interna di un evento esterno e reale, che provoca dispiacere e contro il quale non si è costituito alcun precedente apprendimento difensivo.
L’Io freudiano di questo periodo è capace di rielaborare personalmente i dati di realtà, di valutarli non solo nel loro significato obiettivo, ma anche e soprattutto in relazione a sé, all’intima coerenza della sua struttura, all’intreccio dei significati che lo rappresentano e di decidere come interagire col mondo esterno, non poteva essere mosso sic et simpliciter dal puro dato reale.
Quindi non era pensabile a livello teorico utilizzare il concetto di trauma ereditato da Charcot, né quello di trauma come seduzione, perché ciò avrebbe condotto a tutta una serie di incoerenze logiche della teoria e a notevoli empasse nella clinica”.
Un saluto
Veramente da quanto ho capito, Janet fu colui che capì, prima di Freud, che non basta far riaffiorare alla coscienza la rappresentazione traumatica, ma bisogna modificarla ed eliminarla. Quindi questa affermazione mi pare errata e semplicistica.
Per tutto il resto dell'articolo non sono riuscito a capire più di tanto. Ho posto la domanda in un forum per poter avere spiegazioni migliori, e più semplici, altrimenti avrei continuato ad utilizzare Google.
Grazie mille comunque per l'aiuto.
langland
Psychological Trauma and Fixed Ideas in Pierre Janet's Conception of Dissociative Disorders. By: Heim, Gerhard; Bühler, Karl-Ernst. American Journal of Psychotherapy, 2006, Vol. 60 Issue 2, p111-129, 19p Abstract: This article describes Janet's concept of psychological trauma and the formation of rigid thought complexes (fixed ideas). This concept forms the basis for Janet's functional nosology of the neuroses, and is related to his dynamic psychology of conduct or action. It can be viewed as an early self-regulation model, because it contains a stratified bio-, socio-, and psycho-genetic hierarchy of behavioral "tendencies" that produce a more or less adaptive act by means of two hypothesized intervening variables: psychological force and psychological tension. Fixed ideas are viewed within this framework as an outcome of deficient processes of adaptation to psychological trauma. The article closes by pointing out affinities between Janet's psychological concept and modern cognitive and behavioral therapies. [ABSTRACT FROM AUTHOR] (AN 21713489)
Thirteen days: Joseph Delboeuf versus Pierre Janet on the nature of hypnotic suggestion. By: Leblanc, André. Journal of the History of the Behavioral Sciences, Spring2004, Vol. 40 Issue 2, p123-147, 25p, 1 Black and White Photograph Abstract: The problem of post-hypnotic suggestion was introduced in 1884. Give a hypnotic subject the post-hypnotic command to return in 13 days. Awake, the subject remembers nothing yet nonetheless fulfills the command to return. How then does the subject count 13 days without knowing it? In 1886, Pierre Janet proposed the concept of dissociation as a solution, arguing that a second consciousness kept track of time outside of the subject's main consciousness. Joseph Delboeuf, in 1885, and Hippolyte Bernheim, in 1886, proposed an alternative solution, arguing that subjects occasionally drifted into a hypnotic state in which they were reminded of the suggestion. This article traces the development of these competing solutions and describes some of Delboeuf's final reflections on the problem of simulation and the nature of hypnosis. © 2004 Wiley Periodicals, Inc. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1002 /jhbs.20000 (AN 12680957)
Pierre Janet and Félida Artificielle: Multiple personality in a nineteenth-century guise. By: Brown, Edward M.. Journal of the History of the Behavioral Sciences, Summer2003, Vol. 39 Issue 3, p279-288, 10p Abstract: In the wake of the recent epidemic of multiple personality phenomena, it is important to get a clear idea of what similar phenomena looked like in previous centuries. Pierre Janet's detailed description of his discovery, made during the 1880s, that he could cure hysteria by creating a healthy second personality offers a close look at a form of multiple personalities very different from what has recently been described. His description of the factors that influenced his discovery allow one to see his work in a historical context and to appreciate his confrontation with the paradoxes that this discovery revealed. © 2003 Wiley Periodicals, Inc. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1002/jhbs.10109 (AN 11772554)
General Introduction to the Psychotherapy of Pierre Janet. By: Buhler, Karl-Ernst; Heim, Gerhard. American Journal of Psychotherapy, 2001, Vol. 55 Issue 1, p74, 18p Abstract: This article deals with Pierre Janet's concept of "Psychological Analysis" (analyse psychologique). It brings out Janet's criticism of Sigmund Freud's ideas, and delineates the difference between psychological analysis (Janet) and psychoanalysis (Freud). Further it points out that Janet's theories on the pathogenesis of neurotic disorders rely on the concept of psychic trauma and associated fixed ideas. Mental force and mental tension, described in greater detail, are essential for the pathogenesis of mental disorders. According to Janet, a significant characteristic of the neurotically disturbed person is a feature that Von Gebsattel calls "Werdenshemmung" ("inhibition of becoming"), a state which impairs the life development of the ill person. [ABSTRACT FROM AUTHOR] (AN 4255523)
Buona vita
Guglielmo
Ho ringraziato, ma non mi posso contentare se rispondono con qualcosa che non ho chiesto. Ben venga materiale che non ho ancora letto, ma se sono venuto su un forum per chiedere una mano ci sarà un motivo; altrimenti come ho già detto avrei continuato a usare Google.
willy61: grazie del materiale postato, lo guarderò appena posso.
langland
"Non necessita tener concione agli allievi e agli aiuti che ti sono appresso. Basta mostrar loro il tuo mestiere, le cose che ti vengono facili e l'altre dove ti scopri affaticato e in difficoltà. Chi di loro ha l'occhio curioso e doti acconce impara, l'altri restano allocchi come pria". (Trattato della Pittura Leonardo da Vinci).
:ciao:
Molto bello.
Vi saluto, visto che nessuno ha niente da aggiungere, e dato che da domani non mi interesserò più di questa roba.
langland
Cioè, già bell'e finita la passione?
Non ho capito..
Studia studia, e poi chissene di Freud e Janet..:argh:
Meg, che ti dicevo degli studenti? Poi voi pensate che io esageri...
Langland, poi fra qualche anno non recrimini che dopo la laurea o la specializzazione è finito in un call center...
(bentrovati signori, avete avuto delle buone vacanze?)
Giulietta.O
Se è un precursore non lo so, di certo Janet accusò Freud, di aver dato il nome alla tecnica psicoanalisi, prendendola dalla sua "analisi psicologica"
Ma io però Megiston (come langland forse) non ho capito se secondo te Freud le ha prese o no "in prestito" diverse idee da Janet. Insomma Freud secondo quel che tu conosci s'è "ispirato" (almeno inizialmente) a quello che aveva scritto Janet, oppure a tuo avviso ha elaborato tutto per conto suo?
La domanda iniziale di langland mi sembrava vertesse più o meno su questo quesito. Certo è (tenendo conto di quel che ha riportato anche Bella Primavera) che il termine "psicoanalisi" somiglia molto ad "analisi psicologica", e se Freud ha coniato certi termini ispirandosi alla terminologia dell'altro, cambiandola un po' per non dover ammettere poi alcun riconoscimento intellettuale nei confronti di quest'ultimo, non si può affermare con disinvoltura che l'influenza è stata in realtà molto superficiale e che Freud ha elaborato qualcosa di completamente diverso e per conto suo rispetto a Janet.
Saluti
Benone Meg, sono abbronzata da far spavento e riposatissima, e ho anche già iniziato la sessione di settembre nella quale, si sa, sono buonissima per via delle vacanze appena godute...
Che ne è della nostra cena forumista? La implementiamo?
G.
E' quello che penso pure io, e sono d'accordo con te al cento per cento :approved:. Bisognerebbe toccare, accarezzare, abbracciare e baciare delle belle figliole :asd:. Se tutti avessero la possibilità di impiegare il tempo così credo che in questo forum, di maschi che postano messaggi, non se ne vedrebbero proprio più e forse scomparirebbero pure sia gli "Psicoanalisti" che i "Profeti", ed anche i vari "Char_Lie" sparirebbero dalla circolazione, perché avrebbero tutti qualcosa di più piacevole da fare. Il problema Maestro è che di belle figliole ben disposte con me non se ne trovano tante (direi nessuna) e se lo faccio molto spesso a pagamento (sesso intendo), non avendo un lauto conto in banca vado a finire sul lastrico.Citazione:
Originalmente inviato da IlProfeta
Il consiglio è buono come tutti i consigli che iniziano con "bisogna". Il problema poi però è trovare il modo di soddisfarlo agevolmente questo "bisogna" :D.
Saluti
Questa mi pare una saggia riflessione, amici. Se, come suggerisci tu Amedeo, non se ne hanno le capacità mentali (intendo quelle che fanno in modo che quel piacere duri a lungo), ci si stufa in fretta, sono d'accordo. Ma, mi domandavo, se e in che misura ci si possa stufare anche di un transfert, d'amore intendo. Quello d'odio difficilmente annoierebbe, credo.
La riflessione di Char_Lie pure mi aggrada, in qualche modo.
Sottoscrivo nuovamente.
Effettivamente non è che abbia capito, mi interesserebbe comunque capire meglio cosa vuoi dire, forse però sarebbe il caso di aprire una discussione altrove perché qui rischiamo di andare fuori tema.Citazione:
Originalmente inviato da Amedeo!!??
Saluti
In effetti la frase può essere interpretata anche in più modi,
e non so quale sia l'originale ma io l'ho letta come in riferimento a una capacità di sapere in che modo godersi quel momento.
L'atto sessuale, mentalmente.
Mi interessa la discussione, se la aprite io vi partecipo. :jd:
Non sono in sintonia con quanto dici,
credo che la qualità del pensiero possa fare non poca differenza.
Chiaramente, per qualità del pensiero, non mi riferisco alla possibilità di dar sfogo a fantasie, ma a qualcosa di ben più vasto.
A partire dal modo in cui percepiamo il mondo, forse.....
in cui lo accogliamo dentro di noi.
Caro Char_lie,
come diceva John Donne: “Nessun uomo è un’isola”, le idee sono li, qualcuno propone qualcosa, gli altri dopo di lui se la trovano interessante la modificano, la plasmano, la trasformano, la fanno evolvere, la cambiano anche radicalmente o la ignorano.
Per quanto riguarda le idee in questione, saremmo sbalorditi nello scoprire che molti concetti usati sia da Freud, sia da Janet, sia da Charcot, sia da Richer erano già noti e rubricati più di mezzo secolo prima dagli ipnotisti che iniziarono ad interessarsi dell’isteria e delle patologie dell’ “anima”.
In pratica non c’è qualcosa nelle teorie di questi grandi psicologi, psichiatri, neurologi riguardo all’isteria, che non sia mutuata da esperienze precedenti ed Ellenberger nel libro che ho suggerito ne rintraccia puntualmente tutti i precedenti e tutti i debiti concettuali, riconosciuti o meno che fossero, così come imposta molto bene la diatriba fra Janet e Freud, o meglio gli psicoanalisti che stavano tessendo la leggenda di Freud come eroe solitario, genio incompreso e ostacolato, la cui forza delle idee comunque, anche se con fatica, si è affermata comunque, grazie anche al coraggio di alcuni pionieri.
In ambito scientifico i neurologi cominciarono ad interessarsi ai meccanismi dinamici dell’isteria quando si imbatterono nella cosiddetta “paralisi traumatica”, una patologia che emerge nella seconda metà dell’Ottocento e che riflette le trasformazioni e i problemi insiti nella società industriale e nell’insediamento dello stato sociale.
Ancora, in Inghilterra Sir John Erichsen (1818-96) coniò i termini di railway spine (spina dorsale da ferrovia) e railway brain (cervello da ferrovia) per descrivere questi disturbi; già altri autori inglesi, come B. C. Brodie nel 1837 e Russel Reynolds nel 1869 avevano parlato di “paralisi psichiche”; ma è Hermann Oppenheim che, sulla base di una vasta casistica raccolta alla Charité di Berlino, unisce nel 1889 l’insieme di questi sintomi nell’unico quadro della “nevrosi traumatica“.
Nei grandi cantieri e lungo i binari della ferrovia si moltiplicano gli incidenti, alcuni di questi (che rientrano nell’ambito classico della neurologia) originano delle lesioni del sistema nervoso che si esprimono attraverso la paralisi degli arti; altri incidenti, invece, non sembrano comportare lesioni fisiche apparenti, e si manifestano inizialmente con uno stato di grave shock, confusione mentale e agitazione, seguito da una seconda fase caratterizzata da paralisi, tremori, anestesie, afasie, disturbi della vista o dell’udito, amnesie e i cosiddetti “attacchi”, cioè delle riedizioni drammatiche dell’incidente vissute in uno stato alterato di coscienza.
Un altro medico inglese, il dottor Page, sosteneva che in questi casi non esisteva nessuna lesione organica, e spiegava i fenomeni motori (come le paralisi) e quelli sensoriali (come le anestesie) che colpivano questi pazienti, con l’ambigua formula della “lesione funzionale” (o dinamica), cioè veniva leso non l’innervazione dell’organo interessato, ma la sua funzione; egli considerava le manifestazioni traumatiche come stigmate dell’isteria e chiamò isteriche le lesioni funzionali.
Charcot adottò il modello di lettura inglese delle nevrosi traumatiche, compresa la loro identificazione con l’isteria, come aveva fatto Page; egli denominò questo quadro clinico con il termine di “isteria traumatica”, volendo così sottolineare che le nevrosi traumatiche coincidevano con l’isteria e che quest’ultima aveva un’etiologia traumatica.
La scena dell’incidente si insediava nella mente della vittima senza che questa potesse gestirla o liberarsene, e qui agiva come un corpo estraneo, un parassita, per il quale la scuola francese di neurologia che faceva capo a Charcot [Charcot e non Janet] aveva coniato il termine di “idea fissa” (idée fixe).
Per abbreviare, Charcot con la sua autorevolezza traghetta nel continente europeo le riflessioni degli autori inglesi, riesuma senza tributare loro alcun riconoscimento le idee degli ipnotisti che lo hanno preceduto (o ne riscopre i principi cardine senza essere a conoscenza che altri li avevano già individuati prima di lui), accredita il metodo ipnotico come “scientifico”, apre alla possibilità di una terapia psicologica per patologie come la “paralisi traumatica” e l’isteria.
Questo assorbono sia Janet, che lavorò alla Salpêtrière, sia Freud che nel 1885 era a Parigi ad ascoltare le lezioni di Charcot; il metodo di riportare alla coscienza le “idee fisse subconsce” fu usato da Janet, ma anche Breuer escogitò qualcosa di simile con il cosiddetto “metodo catartico”. Chi ha copiato da chi? A me pare ovvio che, se il problema viene individuato nel fatto che queste idee fisse si sottraggono alla coscienza e poi agiscono come un corpo estraneo, mi pare addirittura naturale e scontato che la soluzione potesse essere quella di ricondurre queste idee nel cono di luce illuminato dalla coscienza.
In ogni caso Freud utilizza il “metodo catartico” per un tempo breve e non ne prende mai la paternità, riconoscendone anzi il merito a Breuer; poco tempo dopo a partire dalla catarsi nascerà la psicoanalisi, che non mira soltanto alla “liberazione” delle idee fisse.
La differenza teorico-clinica sostanziale fra Freud e Janet è nel concetto di difesa, fondamentalmente, che introduce Freud e che cambia sostanzialmente tutto.
La “psicoanalisi” anche nel nome ricalcherebbe quello di “analisi psicologica” di Janet? Beh, mi sa che dovremmo far causa anche a Jung con la sua “psicologia analitica”... i termini sono quelli: “psiche” e “analisi”, possiamo mescolarli come vogliamo, ma non credo che ne verrà fuori qualcosa di originale.
Un saluto
Ma perchè solo "belle figliole?"
Prova con quelle brutte!:D
Saranno meno accattivanti fisicamente, ma funzionano bene ugualmente!
Potresti scoprire qualcosa di diverso!
Poi ti potrebbero pagare loro!
Alterna, ogni tanto vai con le brutte e fatti pagare.:P
Poi, un'altra cosa: le fidanzate prosciugano il portafoglio, ma mai quanto i matrimoni malriusciti.:tajo:
Caro IlProfeta,
premesso che fare l'amore è l'occupazione più piacevole e soddisfacente che io conosca e che quindi non potrei dissentire da te in nessun modo, tuttavia non comprendo il "di più". Forse ti sei fatto un'idea che trascorriamo troppo tempo su questo forum a detrimento di quella nobile "arte", oppure che comunque sia è sempre troppo poco, o dai nostri scritti deduci che esercitiamo poco ... il "di più" secondo me andrebbe chiarito, perché manca un termine di paragone e manca la constatazione iniziale che lo introduce. Anche il termine "bisogna" si presta ad equivoci e a fraintendimenti; mi chiedo, come possiamo auto-prescriverci qualcosa di piacevole, non diventa per ciò stesso meno piacevole se ci obbligassimo col tuo ""bisogna"? E anche qui, da quale constatazione parte il "bisogna": da una riflessione esistenziale, è frutto di una meditazione, da studi scientifici che farebbero diventare il far l'amore rimedio o medicina? Non sarebbe più saggio lasciare questa attività all'arbitrio e al piacere di ciascuno piuttosto che prescriverla e misurarne la quantità, una quantità minima standard che faccia da soglia accettabile per entrare nel club del "benessere"?
Un saluto
...Come vedi, caro il mio Profeta, il Megiston è tutto tranne che un disinteressato a certe tematiche...
Senti Meg, guardo nell’armadio se c’ho un vestitino di lustrini, ok? Tu che fai, arrivi direttamente in bottiglia?
G
Cara Giulietta,
è desolante come "ci hanno rimasti soli" (come si dice a Roma); nello stesso tempo non è un dramma anzi, potremmo approfittarne per una cenetta vis-a-vis a lume di candela ;). Ti avviso, elegante quanto vuoi, ma i lustrini non mi piacciono; io, naturalmente, da "serenissimo" arriverò in gondola, che è più romantico. Corteggiamento libero :D.
Ciao
P.S. Riceverai un mio fido latore con l'indirizzo del luogo segreto dell'incontro e con un mazzo di rose rosse baccarat a stelo lungo per propiziare l'incontro con incensi. ;) Non esco dalla bottiglia, perché con tutto quello spirito uscirei ondeggiando :D.
Caro Il Profeta, che t’avevo detto?...E poi, vuoi mettere la classe?
Meg, sono sollevata che non ti piacciano i lustrini: in effetti ho messo il muso nell’armadio e ho trovato solo una sfliza di tubini neri...
Al vis a vis sono abituata, fuori e dentro la stanza...oddio come sono scema!...(e questa, a un non iniziato e a pensarci bene, parebbe pure una battura triviale!)...vabbè, taccio e aspetto il latore che è meglio, va...
Tua Giulietta
(poi però settimana prossima questa la racconto in seduta...flirto su un forum con un analista con i tentacoli in testa...cos’è? transfert laterale?...non vorrei che la coppia analitica del mulino bianco ne risentisse...)