-
Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Meg mi interroga sul "cosa è vera psicoanalisi".
Di sicuro sono affascinato dal pensiero del suo fondatore, Sigmund Freud. Forse non mi sono ancora svincolato da questa fascinazione abbagliante, ma credo di considerarlo semplicemente una mente capace di pensare pensieri preclusi alla maggior parte delle persone. Anche lui ha fatto i suoi sbagli ed aveva la sua macchia cieca.
Quanto conta il qui ed ora? E con quali mezzi analitici lo si affronta?
Ho aperto questo spazio di discussione per valutare i nuovi orizzonti possibili.
In questo periodo le richieste maggiori arrivano da patologie differenti da quelle trattate dal padre della psicoanalisi. Si tratta per la maggior parte di soggetti che col simbolo hanno ben poco a che fare. La stragrande maggioranza presenta delle falle nella rappresentazione.
Tornano utili il concetto di gioco come lo intendeva Winnicott, la questione della fase schizoparanoide di Melanie Klein, l'oscillazione PS-D di Bion. Siamo attorno a quell'area irrappresentabile (A. Green) che è lo scoglio della psicoanalisi (o dello psichismo). Una zona d'ombra in cui non si tratta di andare a reperire dei significati nascosti, persi in chissà quale passato sepolto (Freud archeologo), ma si è chiamati, piuttosto, a dar forma all'informe, a pensare pensieri non ancora pensati (cfr. Bion e i pensieri senza pensatore), a trovare lo spazio per un "conosciuto non pensato" (Bollas) che ci agisce, letteralmente. Siamo al Freud di "Costruzioni", se proprio vogliamo tirarlo dentro per il bavero.
Quindi, di nuovo, con il mio solito bisogno di nuovo ma anche un po' di economia teorica (di occamiana memoria): quali sono gli strumenti analitici che ci permettono di lavorare su questo materiale informe senza ridurci ad un gioco di specchi (cfr. Lacan)?
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
In questo periodo le richieste maggiori arrivano da patologie differenti da quelle trattate dal padre della psicoanalisi. Si tratta per la maggior parte di soggetti che col simbolo hanno ben poco a che fare. La stragrande maggioranza presenta delle falle nella rappresentazione.
Perché sono queste le maggiori richieste del momento? C'è forse un inconscio che cambia?
Qualche tempo fa trovai questa intervista piuttosto interessante e penso che riguardi l'argomento postato:
http://www.spiweb.it/IT/index.php?op...=69&Itemid=151
Saluti
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
Perché sono queste le maggiori richieste del momento? C'è forse un inconscio che cambia?
Più che un cambiamento dell'inconscio, che in sè e per sè è un livello organizzativo del soggetto e quindi un processo piuttosto che un'istanza, credo sia avvenuto un cambiamento nelle dinamiche culturali, sociali e, soprattutto famigliari. Il secondo dopoguerra ha rappresentato un momento di svolta dal punto di vista delle strutture economiche alla base della civiltà occidentale, con la conseguente mutazione del ruolo e delle funzioni paterne e materne. Come afferma qualcuno, il passaggio dalla famiglia strutturata sulla triangolarità a forme più complesse e sovente strutturate sulla dualità, ha comportato il transito da "Edipo a Narciso".
A ciò aggiungiamo che la ricerca psicoanalitica si è spinta oltre l'Edipo, iniziando ad identificare sempre più chiaramente le strutture pre-edipiche sottostanti o addirittura sostituitesi alla configurazione considerata da Freud.
Un saluto
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
Quindi, di nuovo, con il mio solito bisogno di nuovo ma anche un po' di economia teorica (di occamiana memoria): quali sono gli strumenti analitici che ci permettono di lavorare su questo materiale informe senza ridurci ad un gioco di specchi (cfr. Lacan)?
Ritengo che l'interpretazione sia a tutt'oggi lo strumento che abbiamo a disposizione. Poi bisogna vedere da dove essa si genera. Certo che se si rimane fedeli al concetto di impossibilità del transfert nelle nevrosi narcisistiche o alla teoria energetica, l'interpretazione parte con dei limiti di comprensione notevoli.
Un saluto
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Ritengo che l'interpretazione sia a tutt'oggi lo strumento che abbiamo a disposizione. Poi bisogna vedere da dove essa si genera. Certo che se si rimane fedeli al concetto di impossibilità del transfert nelle nevrosi narcisistiche o alla teoria energetica, l'interpretazione parte con dei limiti di comprensione notevoli.
Un saluto
Rimango convinto della specificità del transfert e dell'interpretazione. Meglio: credo che ci sia una modalità interpretativa specifica, correlata al discorso sul simbolo e sulla rappresentazione, che può essere utilizzata solo in ambito nevrotico. Qui, però, iniziano i problemi, perché sia Winnicott sia Melanie Klein hanno colto nel segno quando hanno affrontato, ciascuno alla propria maniera, quelle parti della personalità che non sono nevrotiche o che funzionano secondo meccanismi non nevrotici. Tutta l'area del non simbolizzato, del vissuto/saputo non pensato, è un ambito nel quale l'interpretazione non può avere presa.
A questo punto potrei richiamarmi alla teoria dell'interpretazione in Bion, che si pone in ottica trasformativa e, in un certo senso, "digestiva", di questo non simbolizzato. In questo caso, però, si esce dal rapporto duale, dalle questioni del transfert in senso classico e dalla dinamica analizzato/analizzante: si entra nel qui ed ora, in cui, effettivamente, l'analista non è più una funzione pura e semplice, o almeno... ci devo pensare.
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
In questo caso, però, si esce dal rapporto duale, dalle questioni del transfert in senso classico e dalla dinamica analizzato/analizzante: si entra nel qui ed ora, in cui, effettivamente, l'analista non è più una funzione pura e semplice, o almeno... ci devo pensare.
E che problema c'è, scusa? Ti ruga uscire da una visione "classica"?
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
E che problema c'è, scusa? Ti ruga uscire da una visione "classica"?
In un certo senso sì.
Credo che una visione classica vada mantenuta rispetto ad alcuni pazienti. Quando Lacan diceva che l'affetto mente, eccetto l'angoscia, penso che avesse ragione. In fondo non si può essere mai sicuri di quello che ci dice un nevrotico. Lo possiamo sperimentare sulla nostra stessa pelle. Quello che dice, nel migliore dei casi, è una parte di verità. L'altra viene detta attraverso i lapsus, gli atti mancati, i sogni e tutto il corredo di formazioni dell'inconscio. Questo perché, nella nevrosi, c'è un conflitto tra due posizioni: quella giusta, quella dell'Io, e quella "sbagliata", cioè quella delle richieste dell'inconscio. Tutto ciò viene tenuto insieme, nella maniera più funzionale possibile, dal sintomo.
Diversa è la posizione di un analista che si trovi confrontato con la psicosi, come si è trovato a capire sul campo Franco De Masi. Continuo più tardi.
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Il problema della (delle) psicosi, e di altre patologie psichiche che ora vengono considerate per la maggior parte sotto l'etichetta di "dipendenze patologiche", consiste nel fatto che l'apparato per pensare i pensieri viene costantemente sabotato. Il delirio, ad esempio, ha una funzione evacuativa: non fa entrare niente che non sia già conosciuto/vissuto. Tutto è già stato compreso dalla formazione delirante. L'alcool e le droghe hanno una funzione simile: creano un blackout dello psichico, in modo che nessuna elaborazione sia possibile (nessun vissuto può essere percepito, nessuna rappresentazione può essere creata).
Il concetto di identificazione proiettiva, così come lo ha utilizzato Bion, ci offre uno spunto di elaborazione: il paziente deposita nella psiche dell'analista il materiale evacuato. A questo punto l'analista dovrebbe 1) accorgersi di questo e 2) farsene qualcosa di questo materiale.
La mia difficoltà sta nel cogliere la specificità della psicoanalisi nella elaborazione di questo materiale.
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
..........
Il postista-funzione.
(però l'unica cosa che sei riuscito a farmi funzionare è la memoria, dal momento leggo sempre e solo la frase dall'Aminta).
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Finalmente si scopre cosa armeggia Meg con quella tastiera, oh.:sbonk:
Mamma mia,io non capisco neanche un decimo di quel che che scrivete, ma questa funzione evacuativa può manifestarsi o ricorrere anche nei sogni del paziente?!
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
Il postista-funzione.
(però l'unica cosa che sei riuscito a farmi funzionare è la memoria, dal momento leggo sempre e solo la frase dall'Aminta).
............ :D :approved:
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Finalmente si scopre cosa armeggia Meg con quella tastiera, oh.:sbonk:
Mamma mia,io non capisco neanche un decimo di quel che che scrivete, ma questa funzione evacuativa può manifestarsi o ricorrere anche nei sogni del paziente?!
............ :skunk:
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
............ :skunk:
Ecco, a benedetta tutto ok, a me "mi tirano le pietre".:swear:
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
............ :skunk:
E’ compito dell’analista, a partire dall’investitura ricevuta dall’analizzante in quanto facente funzione di soggetto supposto sapere, favorire, con la sua attenzione disattenta o flottante, lo svolgimento della catena significante verso il punto di desiderio inconscio a cui tende, tramite tutto ciò che comunemente viene chiamata interpretazione e che per Lacan non è affatto né comunicazione né informazione, ma piuttosto qualcosa che è sottolineatura, punteggiatura, messa in questione tramite l’equivoco, la citazione, l’enigma; infine che è, propriamente parlando, taglio, poiché l’interpretazione isola quel o quei significanti che hanno ingabbiato quel godimento che si è iscritto come trauma per l’analizzante fin dalla più tenera età, se non addirittura fin da generazioni precedenti.
(Antonio Di Ciaccia, La formazione psicoanalitica nella Scuola di Lacan)
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Ecco, a benedetta tutto ok, a me "mi tirano le pietre".:swear:
E' la sua anima relazionale che non riesce a non agire: deve comunque fare un sorriso, un gesto, farsi vedere tirare le pietre.... Se ci fai caso non riesce neanche a controllare il numero dei puntini che, per mantenere la sua funzione, dovrebbe essere sempre algidamente uguale (altrimenti ci potremmo chiedere come mai nel messaggio n. 12 ha messo 5 puntini ed in quello n. 250 ne ha messi 100, eh).
Megiston, ti avverto che se continui e ti bannano, la colpa è mia!
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Finalmente si scopre cosa armeggia Meg con quella tastiera, oh.:sbonk:
Mamma mia,io non capisco neanche un decimo di quel che che scrivete, ma questa funzione evacuativa può manifestarsi o ricorrere anche nei sogni del paziente?!
Scusami: sono un po' troppo sintetico.
In ogni caso, per "funzione evacuativa" intendo il tener fuori dalla psiche dei contenuti e privarli così dell'elaborazione necessaria per poter diventare consci.
Non tutto quello che ci capita arriva alla coscienza. Spesso i vissuti più disturbanti non entrano a far parte dello psichico, ma vengono aggirati in qualche modo. L'esempio, per farne uno, dello psicotico in cura da De Masi, che, lasciata la fidanzata, non vive nulla di tragico o di angosciante. L'angoscia si presenta più tardi, ed è talmente straripante che il paziente è costretto ad imbrigliarla in un delirio.
I sogni hanno la stessa funzione? Non esattamente, perché contengono già una buona elaborazione. Sono materiale già mentalizzato. Mascherati, certo, ma sono realizzazioni di desideri inconsci (per la maggior parte). Addirittura si dice che gli psicotici non possano sognare. In realtà fanno fatica a distinguere tra sogno, allucinazione e realtà.
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Mamma mia,io non capisco neanche un decimo di quel che che scrivete, ma questa funzione evacuativa può manifestarsi o ricorrere anche nei sogni del paziente?!
Mia Cara, la "funzione evacuativa" nei sogni è meglio di no, si rischia di sporcare il letto :D
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
E' la sua anima relazionale che non riesce a non agire: deve comunque fare un sorriso, un gesto, farsi vedere tirare le pietre.... Se ci fai caso non riesce neanche a controllare il numero dei puntini che, per mantenere la sua funzione, dovrebbe essere sempre algidamente uguale (altrimenti ci potremmo chiedere come mai nel messaggio n. 12 ha messo 5 puntini ed in quello n. 250 ne ha messi 100, eh).
Megiston, ti avverto che se continui e ti bannano, la colpa è mia!
Hai ragione, ho un'anima relazionale, ricoperta di cioccolato e nocciole pralinate; come funzione sono una frana, ma lo sono anche come analista senza memoria né desiderio, per non parlare poi del "supposto sapere", meglio tacere! De nobis ipsis silemus! Col mio algido silenzio, anzi con i miei algidi puntini, volevo sottolineare come del silenzio dell'analista non si dia ermeneutica, non c'è interpretazione del silenzio dell'analista secondo Lacan. Il suo silenzio serve al paziente a fargli rimbalzare la sua parola, il suo dire: ecco la funzione analitica. Credo però che porsi come analista neutrale, analista specchio, analista funzione, supposto sapere o quant'altro, in realtà amplifichi a dismisura la presenza dell'analista all'interno di un'analisi. In quel modo davvero sulla figura dell'analista vengono proiettati i fantasmi del paziente rendendo estremamente alterato e artificiale il rapporto fra i due. Serve all'analisi? A me sembra di no, crea delle situazioni artificiali che allungano di parecchio il percorso, quando non ci smarriamo per via alle prese con problematiche artificiali che magari scambiamo per la vera essenza dei problemi del paziente, col suo nucleo stesso. A volte mi sembra che l'Edipo, a partire forse da una problematica di Freud, sia stato fondamentalmente un artificio creato dal fatto che gli analisti si aspettavano ardentemente di trovarlo e dalla loro "neutralità". Perché se mi bannano sarebbe colpa tua??? :skunk::banned:
P.S. Mi conti i puntini???:wow::wow::wow:
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
E’ compito dell’analista, a partire dall’investitura ricevuta dall’analizzante in quanto facente funzione di soggetto supposto sapere, favorire, con la sua attenzione disattenta o flottante, lo svolgimento della catena significante verso il punto di desiderio inconscio a cui tende, tramite tutto ciò che comunemente viene chiamata interpretazione e che per Lacan non è affatto né comunicazione né informazione, ma piuttosto qualcosa che è sottolineatura, punteggiatura, messa in questione tramite l’equivoco, la citazione, l’enigma; infine che è, propriamente parlando, taglio, poiché l’interpretazione isola quel o quei significanti che hanno ingabbiato quel godimento che si è iscritto come trauma per l’analizzante fin dalla più tenera età, se non addirittura fin da generazioni precedenti.
(Antonio Di Ciaccia, La formazione psicoanalitica nella Scuola di Lacan)
Caro Lalangue,
una cosa mi sfugge di Lacan, perché quando parla del desiderio dice che si tratta di un chiasma fitto fra amore, potere e sapere e quando, invece, configura il transfert, che è fondamentalmente un derivato del desiderio dell'analizzando per il suo analista, traspone soltanto il supposto sapere: perché non anche supposto amore e supposto potere?
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Caro Lalangue,
una cosa mi sfugge di Lacan, perché quando parla del desiderio dice che si tratta di un chiasma fitto fra amore, potere e sapere e quando, invece, configura il transfert, che è fondamentalmente un derivato del desiderio dell'analizzando per il suo analista, traspone soltanto il supposto sapere: perché non anche supposto amore e supposto potere?
Il transfert è un desiderio un po' particolare: è intercettare il desiderio dell'Altro. Il paziente si presenta con la soluzione. Chiede all'analista di confermarla.
Il presupposto di tutto ciò è che ci sia un Sapere sull'inconscio e che questo sapere non sia individuale. Ovviamente l'analista è depositario di questo Sapere e, in quanto tale, non potrà far altro che confermare la soluzione proposta dal paziente (e lasciare che il sintomo stia dov'è).
Sul chiasmo (o chiasma) ho le idee molto confuse, non essendo un "lacaniano puro" (ricordo che non ho alcuna formazione lacaniana ufficiale. Mi autorizzo da solo a parlare di Lacan, per quello che ci posso capire e che mi serve sapere).
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Per Megiston@
Ah-ah-ah.
:asd:
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
P.S. Mi conti i puntini???:wow::wow::wow:
Figuriamoci se mi metto a contare i puntini! I calcoli non mi appartengono, sono molto più intuitiva. Basta dare un'occhiata al messaggio n.9 e dopo al n.12 per vedere che non sono uguali. Tu hai bisogno di contarli per capire quello che fai?
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Caro Lalangue,
una cosa mi sfugge di Lacan, perché quando parla del desiderio dice che si tratta di un chiasma fitto fra amore, potere e sapere e quando, invece, configura il transfert, che è fondamentalmente un derivato del desiderio dell'analizzando per il suo analista, traspone soltanto il supposto sapere: perché non anche supposto amore e supposto potere?
In realtà, come ben intuisci, traspone anche amore e potere, se hai tempo e voglia potresti leggere il Seminario VIII (Il transfert) che affronta proprio questi aspetti e, da un altra prospettiva, il Seminario XVII (Il rovescio della psicoanalisi), in cui è forte la questione del potere, anche nel transfert.
Saluti,
ikaro
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
In realtà, come ben intuisci, traspone anche amore e potere, se hai tempo e voglia potresti leggere il Seminario VIII (Il transfert) che affronta proprio questi aspetti e, da un altra prospettiva, il Seminario XVII (Il rovescio della psicoanalisi), in cui è forte la questione del potere, anche nel transfert.
Saluti,
ikaro
Grazie, almeno da parte mia. Mi autorizzerò anche da solo, ma ogni tanto prendere ripetizioni è d'obbligo! Toccherà prendere ambedue i Seminari in italiano (ho provato a leggere delle parti del Seminario VIII in francese, ma faccio molta fatica; quelli più avanti sono pressoché impossibili, per me).
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Insomma, visto che siamo finiti, ancora una volta, nell'ambito del transfert, inteso nella sua disparità soggettiva, volevo accennare un'ulteriore riflessione: il concetto kleiniano di identificazione proiettiva sbilancia fortemente la relazione sul versante del terapeuta, che diventa "arbitro in terra del bene e del male". Anche con lo smusso teorico offerto da Bion al concetto stesso, lo sbilanciamento cambia di poco. A confronto, il transfert sembra garantire almeno un po' di vantaggio per il paziente!
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Grazie, almeno da parte mia. Mi autorizzerò anche da solo, ma ogni tanto prendere ripetizioni è d'obbligo! Toccherà prendere ambedue i Seminari in italiano (ho provato a leggere delle parti del Seminario VIII in francese, ma faccio molta fatica; quelli più avanti sono pressoché impossibili, per me).
Prego, figurati, anche per me prendere ripetizioni è d'obbligo. Consiglio anche, quasi contemporaneo al Seminario VIII (1960-1961) e per restare in tema, il classico "La direzione della cura e i principi del suo potere" (1958), che si trova negli Scritti, è anch'esso piuttosto arduo, alcuni passaggi per me del tutto incomprensibili.
Saluti,
ikaro
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
In realtà, come ben intuisci, traspone anche amore e potere, se hai tempo e voglia potresti leggere il Seminario VIII (Il transfert) che affronta proprio questi aspetti e, da un altra prospettiva, il Seminario XVII (Il rovescio della psicoanalisi), in cui è forte la questione del potere, anche nel transfert.
Saluti,
ikaro
Grazie Ikaro,
leggerò con attenzione il seminario che mi segnali, poi magari ne parleremo.
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
Figuriamoci se mi metto a contare i puntini! I calcoli non mi appartengono, sono molto più intuitiva. Basta dare un'occhiata al messaggio n.9 e dopo al n.12 per vedere che non sono uguali. Tu hai bisogno di contarli per capire quello che fai?
Mia Cara,
so che sei molto intuitiva e che non hai bisogno di contare i puntini per comprendere, per quanto mi riguarda io invece conto, se ci fai caso sono sempre la stessa quantità, dodici mi pare :D
La tua battuta sul postista-funzione mi ha fatto perdere l'aplomb, il rigore analitico officiante la mia funzione :D
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Sentite un po', ma se io qui mi viene a mente "Amen" mi banneranno?( manzoniano il cambio di soggetto)
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Sentite un po', ma se io qui mi viene a mente "Amen" mi banneranno?( manzoniano il cambio di soggetto)
Per via di Seminario o per via di blinda? Perché a me lo faceva per via di posterdati, come se fosse nel Nome del Padre, o anche di sospensione o di bannazione, come se fosse di beata assunzione di responsabilità o ruolo. In secula seculorum tarapio tapioco come se fosse antani, la supercazzola prematurata con dominus vobiscum :approved:
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
lalangue
Per via di Seminario o per via di blinda? Perché ha me lo faceva per via di posterdati, come se fosse nel Nome del Padre, o anche di sospensione o di bannazione, come se fosse di beata assunzione di responsabilità o ruolo. In secula seculorum tarapio tapioco come se fosse antani, la supercazzola prematurata con dominus vobiscum :approved:
Supercazzola con scappellamento a destra?:argh:
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Oh bimbi, di solito quando spunta la supercazzola in un forum è segno di stanchezza mentale, che ne direste di venire ospiti tutti da me ad aiutarmi a spalare tutta quest'acqua che si è rovesciata dal cielo? O in alternativa a piantare una risaia in casa? Vi prometto polenta soppressa e funghi, soprattutto funghi ... con questa umidità, mi nascono persino sulle pareti della camera da letto ... certi porcini che sto facendo a meno dell'ombrello :D
Un saluto
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Lo sai che ci avevo pensato che l'alluvione fosse arrivata anche lì?
Mi spiace, caspita, se eri più vicino ci venivo davvero a spalare l'acqua!!
Dice che nei frangenti più terribili tutti si diventa meglio.
In bocca al lupo
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Lo sai che ci avevo pensato che l'alluvione fosse arrivata anche lì?
Mi spiace, caspita, se eri più vicino ci venivo davvero a spalare l'acqua!!
Dice che nei frangenti più terribili tutti si diventa meglio.
In bocca al lupo
Mia Cara,
grazie di cuore, l'acqua è già tutta spalata, adesso restano i danni e sono molti (non a me personalmente); ti perdi la polenta e soppressa però. Ho visto una forte solidarietà fra i veneti, un terrone come me e le persone di altre etnie che lavorano qui da anni: il benessere isola e narcisizza, il bisogno rende fratelli ... tranne che a New Orleans qualche anno fa, li successe che si scatenarono gli istinti peggiori.
Un saluto.
-
Riferimento: Winnicott e il qui ed ora in psicoanalisi
Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
Hai ragione, ho un'anima relazionale, ricoperta di cioccolato e nocciole pralinate; come funzione sono una frana, ma lo sono anche come analista senza memoria né desiderio, per non parlare poi del "supposto sapere", meglio tacere! De nobis ipsis silemus! Col mio algido silenzio, anzi con i miei algidi puntini, volevo sottolineare come del silenzio dell'analista non si dia ermeneutica, non c'è interpretazione del silenzio dell'analista secondo Lacan. Il suo silenzio serve al paziente a fargli rimbalzare la sua parola, il suo dire: ecco la funzione analitica. Credo però che porsi come analista neutrale, analista specchio, analista funzione, supposto sapere o quant'altro, in realtà amplifichi a dismisura la presenza dell'analista all'interno di un'analisi. In quel modo davvero sulla figura dell'analista vengono proiettati i fantasmi del paziente rendendo estremamente alterato e artificiale il rapporto fra i due. Serve all'analisi? A me sembra di no, crea delle situazioni artificiali che allungano di parecchio il percorso, quando non ci smarriamo per via alle prese con problematiche artificiali che magari scambiamo per la vera essenza dei problemi del paziente, col suo nucleo stesso. A volte mi sembra che l'Edipo, a partire forse da una problematica di Freud, sia stato fondamentalmente un artificio creato dal fatto che gli analisti si aspettavano ardentemente di trovarlo e dalla loro "neutralità". Perché se mi bannano sarebbe colpa tua??? :skunk::banned:
P.S. Mi conti i puntini???:wow::wow::wow:
Allora delusione, non soddisfazione dell’intelletto infantile da parte delle risposte. abbiamo anche detto giudizio infantile, perché questa insoddisfazione corrisponde a un giudizio: “io domando e tu non sei all’altezza di rispondermi”. Tu, padre e madre, ti comporti come l’analista che sta zitto. Attenzione: l’analista che sta zitto, se sta zitto per principio fa semplicemente la figura del papà e della mamma che non sanno rispondere. Non è una regola tecnica il silenzio. Questo è molto tipico di un non analizzato: il silenzio viene praticato da alcuni analisti come se facesse parte della tecnica, e non è assolutamente vero: è che il silenzio in analisi è la medesima cosa che aspettare davanti al semaforo: l’analista si muove solo quando il semaforo diventa verde, ossia quando nel lavorare l’analizzando arriva a un verde, ossia che c’è un’occasione per l’analista per intervenire. É l’unica ragione. Se c’è qualcosa che non fa parte della tecnica analitica è il silenzio. Come tale nell’analisi, l’analista è attore, agente esattamente come il paziente.
(AA.VV., Perché Freud ha ragione. Freudiani dopo Lacan, p. 14)