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nessuno?pleaseeeee solo un consiglio
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ciao, la situazione è difficile per tutti...inizia a proporti da subito come counselor ai privati della tua zona, sarebbe un peccato non sfruttare il master, inoltre la specialistica al nord ti assicuro che nn garantisce nulla..in bocca al lupo
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ciao :)
io lavoro al nord, quando mi sono iscritta all'albo (nel 2009) eravamo solo in lombardia lo stesso numero di psicologi che ci sono in francia :paura: non venite qua al nord. davvero, non per razzismo o per "senso di protezione" verso le opportunità che ci sono :dunno: ma perchè di opportunità, realisticamente, al nord ormai ce ne sono poche :sisi: .... e comunque per coglierle ci vogliono le stesse capacità (di promozione, di impegno e di "sbattimento") che vanno bene anche al sud ;)
in bocca al lupo a tutti
Chiara
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1. Lascia stare il discorso del "counselling" come professionalità distinta, non fare sovrapposizioni confusive con il ruolo professionale psicologico. Lo psicologo ricomprende nelle sue funzioni anche quella di "consulenza", ovvero il c.d. "counselling". Se il corso ti ha dato competenze pratiche che ritieni utili bene, ma il tuo focus sia comunque sempre orientato alla professionalità psicologica: è più epistemologicamente serio, corretto, spendibile, coerente.
2. La situazione professionale è drammatica anche al nord; ma, nord o sud che sia, per cercare contesti lavorativi conviene spesso evitare i grandi centri urbani con facoltà o corsi psicologici (in cui ci sono orde di psicologi disoccupati), e puntare sulle realtà di medie dimensioni di provincia, dove la densità di psicologi è molto inferiore ai grandi centri universitari "psicologici" (palermo, roma, padova, torino, milano, napoli, etc.), ma vi è comunque una possibile "domanda" quantitativamente d'interesse. Importanti anche i legami pregressi o da costruire con gli attori sociali del territorio: medici, parrocchie, cooperative, scuole, associazioni di categoria, etc.
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sarebbe molto bello se tutti gli psicologi potessero "mantenere il focus sempre orientato alla professionalità psicologica". sappiamo benissimo però che è praticamente un'utopia. se il corso le ha dato le competenze e il titolo di counselor (molti si fanno chiamare così senza neanche aver acquisito competenze specifiche) perchè nn dovrebbe usarlo? visto che vorrebbe lavorare subito meglio fare la cameriera,la babysitter o la barista?
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agoràonlus
sarebbe molto bello se tutti gli psicologi potessero "mantenere il focus sempre orientato alla professionalità psicologica". sappiamo benissimo però che è praticamente un'utopia. se il corso le ha dato le competenze e il titolo di counselor (molti si fanno chiamare così senza neanche aver acquisito competenze specifiche) perchè nn dovrebbe usarlo? visto che vorrebbe lavorare subito meglio fare la cameriera,la babysitter o la barista?
Si. Quella ipotetica del counsellor è una "professione" non riconosciuta e priva di tutele legali e basi epistemologiche coerenti. Se fa clinica facendo la "counsellor" ma senza abilitazione, rischia l'esercizio abusivo della professione. Per una persona che vuole divenire psicologa, iniziare facendo un'attività mal definita che concretizza il rischio di esercizio abusivo della sua stessa futura professione non è un bell'inizio. Meglio evitare confusività epistemologiche, di ruolo, di identità, casini deontologici, legali e professionali; e quindi, meglio la babysitter che la "pseudo-psicologa".
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non ho detto di fare clinica facendo counseling, ci mancherebbe altro. ma sai benissimo che potrebbe lavorare nell'empowerment, nella scuola, nelle aziende etc...
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ps. ovviamente come counselor e non come psicologa
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Scusami Agorà, fare sportelli di ascolto psicologico in una scuola come "counsellor non psicologa" invece che come psicologa, non è che - da un punto di vista di ambivalenza epistemologica, professionale e deontologica - sia molto diverso che fare colloqui clinici come "counsellor" o come psicologo... sempre di confusività, sovrapposizione e rischio di esercizio abusivo della professione si parla, direi.
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purtroppo no..... gli sportelli nelle scuole molto spesso vengono effettuati dagli insegnanti, (che molto spesso pretendono anche di occuparsi di disturbi di apprendimento, no comment) . io non sto dicendo che è giusto o che approvo, ma andare a dimostrare che c'è un abuso di professione in questi casi è praticamente impossibile. preferisco quindi una persona che si sta formando in psicologia e che ha aggiunto al suo percorso (non sostituito) un corso di counseling, a persone che si improvvisano esperti. questa purtroppo è la REALTA', poi discorsi deontologici ed epistemologici possiamo farne quanti ne vuoi (premetto che io ho fatto 5 anni psicologia , tirocinio, esame di stato e iscrizione però iniziando la professione mi sarebbe piaciuto avere maggiore esperienza di "counseling")
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agoràonlus
purtroppo no..... gli sportelli nelle scuole molto spesso vengono effettuati dagli insegnanti, (che molto spesso pretendono anche di occuparsi di disturbi di apprendimento, no comment) . io non sto dicendo che è giusto o che approvo, ma andare a dimostrare che c'è un abuso di professione in questi casi è praticamente impossibile. preferisco quindi una persona che si sta formando in psicologia e che ha aggiunto al suo percorso (non sostituito) un corso di counseling, a persone che si improvvisano esperti. questa purtroppo è la REALTA', poi discorsi deontologici ed epistemologici possiamo farne quanti ne vuoi (premetto che io ho fatto 5 anni psicologia , tirocinio, esame di stato e iscrizione però iniziando la professione mi sarebbe piaciuto avere maggiore esperienza di "counseling")
Chiariamo un punto essenziale. Il cosiddetto "counselling" non è altro che un insieme eterogeneo di normali tecniche di sostegno e consulenza psicologica. In altri termini, è un insieme di tecniche psicologiche applicate, che vengono "presentate" con un altro nome e un pò di perifrasi generalizzanti, per cercare di presentarle come se fossero non psicologiche, e quindi eseguibili anche da chi non ha dovuto qualificarsi ai sensi di legge per operare in un ambito professionale riservato.
Quindi, se un insegnante fa uno sportello per gli studenti, è un errore, ma solitamente non viene presentato come uno sportello di "ascolto" basato su processi e attività psicologiche. Se viene fatto lo sportello di "counselling", invece, si va a presentare e proporre un'attività pesantemente ambivalente, epistemologicamente confusa e professionalmente sovrapposta a quella dello psicologo. Quindi, se un futuro psicologo fa il "counsellor" prima di fare lo psicologo, è come se (seppur magari in buona fede) si trovasse a giocare ambivalentemente con ruoli, atti professionali e competenze tutelate, in maniera indebita.
Finchè sono gli psicologi stessi che rinforzano l'idea che il counselling sia qualcosa di diverso da quello che invece ovviamente è (ovvero, tecniche di sostegno psicologico, dunque interne alla professione psicologica), non ci si può lamentare delle "invasioni di campo" e della mancata tutela dello spazio professionale.
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secondo te uno psicologo (laurea tirocinio eds) che non trovando lavoro come tale farà l'educatore avrà lo stesso approccio di un educatore "normale"? quante volte capita? chi compie una invasione in questo caso? una persona nn può dimenticare ciò che ha imparato e le esperienze che ha avuto. se alina trova un mercato del lavoro che richiede la sua esperienza di counseling (corsi autorizzati dalla legge) perchè nn dovrebbe sfruttarlo?
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agoràonlus
secondo te uno psicologo (laurea tirocinio eds) che non trovando lavoro come tale farà l'educatore avrà lo stesso approccio di un educatore "normale"? quante volte capita? chi compie una invasione in questo caso? una persona nn può dimenticare ciò che ha imparato e le esperienze che ha avuto. se alina trova un mercato del lavoro che richiede la sua esperienza di counseling (corsi autorizzati dalla legge) perchè nn dovrebbe sfruttarlo?
Due cose completamente diverse. Se porto in una professione una serie di competenze professionali "reali" e aggiuntive, provenienti da un percorso riconosciuto dalla legge, questo è un vantaggio. Le competenze professionali non riconosciute, che dovessero sovrapporsi indebitamente e confusivamente a competenze professionali ed atti riservati per legge, sarebbero invece un problema sia per chi le fa e per chi le riceve; soprattutto se colui che attua queste azioni punta proprio a conseguire quella professionalità i cui atti riservati sono indebitamente "replicati" dal cosiddetto "counsellor".
Il mercato non richiede "competenze di counsellor"; il mercato richiede competenze tecniche di sostegno e consulenza psicologica, che ne è il vero nome.
I corsi di "counsellor" sono "autorizzati dalla legge" solo nel senso l'insegnamento è libero, come ad esempio quelli di giardinaggio o quelli di cucina cinese; non nel senso che esiste un riconoscimento di legge formale alla "professione di counsellor", concetto completamente diverso (e che infatti NON esiste).
Io posso liberamente insegnarti anche come si fa un'operazione di cardiochirurgia, ma se tu non sei medico quell'intervento non lo puoi fare comunque.
Ripeto: gli psicologi per primi sono tutti personalmente responsabili di tutelare gli spazi della propria professione, non certo di facilitarne la confusività potenziale.
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certo tuteliamoci....abbiamo un ordine che paghiamo a vuoto, (più enpap), un anno di tirocinio = lavoro gratis ( senza contare quello durante la scuola di psicoterapia), corsi di laurea e tirocini che non sempre (e sfido a negarlo) danno "competenze professionali reali", e in tutto questo una persona che, ripeto, ha il titolo per fare il counselor non dovrebbe farlo? una persona che tra le altre cose sta studiando psicologia?
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agoràonlus
certo tuteliamoci....abbiamo un ordine che paghiamo a vuoto, (più enpap), un anno di tirocinio = lavoro gratis ( senza contare quello durante la scuola di psicoterapia), corsi di laurea e tirocini che non sempre (e sfido a negarlo) danno "competenze professionali reali", e in tutto questo una persona che, ripeto, ha il titolo per fare il counselor non dovrebbe farlo? una persona che tra le altre cose sta studiando psicologia?
Allora, ripetiamo: 1. counselling = tecniche di sostegno e consulenza psicologica dette con un altro nome. 2. Tecniche di sostegno e consulenza psicologica = atti professionali riservati. 3. Fare "counselling" senza abilitazione è quindi equivalente a fare atti confusivi da un punto di vista professionale, epistemologico, e di riserve di legge. Per un aspirante psicologo, non è il massimo.
Non è compiendo atti confusivi che si risolvono i problemi occupazionali, ma al contrario iniziando a tutelare la professione, e a non "diluirne" l'identità formale e sostanziale.
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mi spiace che ancora ci sia questo "razzismo" nei confronti dei counselor. sono 2 figure diverse che possono aiutarsi e diventare complementari. il counselor può fare sportelli d'ascolto nelle scuole,naturalmente non fa diagnosi, ma empowerment, orientamento ecc tutto concentrato sul QUI ED ORA. Altrimenti si fa un invio e basta. meglio ancora se il counselor è psicologo o psicoterapeuta, si redifinisce il contratto da counseling a terapia.
per me è un'opportunita di lavoro e certamente se sarà non me la faccio sfuggire per paranoie varie
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Alina2006
mi spiace che ancora ci sia questo "razzismo" nei confronti dei counselor. sono 2 figure diverse che possono aiutarsi e diventare complementari. il counselor può fare sportelli d'ascolto nelle scuole,naturalmente non fa diagnosi, ma empowerment, orientamento ecc tutto concentrato sul QUI ED ORA. Altrimenti si fa un invio e basta. meglio ancora se il counselor è psicologo o psicoterapeuta, si redifinisce il contratto da counseling a terapia.
per me è un'opportunita di lavoro e certamente se sarà non me la faccio sfuggire per paranoie varie
Alina, non è assolutamente "razzismo" (?).
Quello che tu descrivi (lavorare nel qui e ora, sostenere l'empowerment, fare progetti di orientamento, fare sportelli di ascolto) è esattamente il lavoro dello psicologo. Finiamola noi per primi a credere e dire che lo psicologo è quello che fa "terapia", mentre il counsellor fa la "consulenza".
Chi organizza i corsi di counselling, per poter avocare a sè un'area professionale, descrive scorrettamente lo psicologo, proponendone in maniera artificiosa e interessata un "appiattimento indebito" (una sorta di "parodia") sul ruolo di psicoterapeuta. Così da potersi autoattribuire tutto quello che è consulenza, sostegno, promozione del benessere (e che è appunto dello psicologo).
Sbagliato. La Legge 56/89 dice chiaramente che la psicoterapia è una cosa - e la fa lo psicoterapeuta; la psicologia (consulenza, sostegno, etc.) è un'altra, e la fa appunto lo psicologo.
Quindi, quelli che qui vengono erroneamente descritti (sportelli di ascolto psicologico, azioni professionali di empowermentm, etc.) come se fossero presunti "atti del counsellor" (atti che però non esistono come tali, nè per legge, nè per prassi scientifica) sono in realtà appunto specifici atti psicologici, sia da un punto di vista professionale, che da un punto di vista epistemologico, che da un punto di vista di previsioni di legge.
Lo psicologo NON fa psicoterapia; il suo ruolo (dalla legge 56/89 in poi) è molto più ampio (promozione del benessere, empowerment, sostegno, consulenza, orientamento, etc.). Ed è esattamente il ruolo quello che molti counsellor stanno cercando abilmente di ritagliarsi, non credo per motivi di pura dialettica epistemologica.
E se tutto questo i primi a permetterlo sono gli psicologi stessi, è un bel problema.
Ciascuno è libero di autoattribuirsi la qualifica non riconosciuta che vuole: il counsellor, il life coach, il life trainer, il consulente filosofico.
Ma, se a farlo sono gli stessi giovani psicologi, non ci si lamenti poi che il ruolo dello psicologo viene fuorviato e frainteso dai committenti, o non vi sono spazi professionali per i giovani psicologi, grazie.
P.S.: quelle che ritieni "paranoie varie", sono in realtà temi rilevantissimi dal punto di vista deontologico, scientifico, legale e professionale. Ma ovviamente sei libera di semplificarli con il termine "paranoie varie", se lo preferisci.