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Disturbo Narcisistico
Salve, ho sofferto a lungo per qualcosa di cui non ero a conoscenza.. Le ho pensate tutte e alla fine ho capito di essere affetto dalla patologia narisistica.. Ultimamente cerco di non sopravvalutarmi mai e non vantarmi mai, ne verbalmente ne interiormente.. Il problema è che in questo modo la mia autostima spesso scende a 0 e sono giu di morale.. Non posso essere me stesso, altrimenti sarei perennemente un depresso e inoltre, non riesco a mostrare affetto quasi a nessuno.. Sono sempre stato razionale a parere mio, ma in realtà mi sono reso conto che sono freddo e calcolatore.. E tra i miei calcoli raramente vengono prese in considerazione le emozioni.. Consigli per avvicinarmi di più al mondo emotivo? Suicidio?:rolleyes:
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Mah...il suicidio non avvicina x niente al mondo emotivo:D
Una domanda: questo quadro clinico te lo sei autodiagnosticato o hai avuto conferme da professionisti?
Quanti anni hai?
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Ho 22 anni e me lo sono autodiagnosticato dopo 2 anni di notti insonnie e giornate passate per la maggior parte del tempo nella riflessione.. Ho studiato gli schemi che utilizzavo per apparire e valorizzarmi, per farmi amiche le persone e i motivi per cui gli ero amico.. I momenti in cui facevo l'amico, involontariamente, perchè mi serviva qualcosa e quando invece non mi serviva nulla ero indifferente.. O magari prima ero indifferente e quando notavo qualcosa che mi interessava diventavo magicamente empatico.. Per risultato ora sono diventato instabile emotivamente, timido, insicuro, balbetto e quando sono in questo stato sono 'costretto' a recitare per non stare muto..
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Guarda, non è infrequente avere "amici" per necessità o meglio utilità,tutto è riconducibile all'egoismo...
Il fatto che tu riesca a diventare "magicamente empatico", ti esclude automaticamente dalla categoria diagnostica da te citata.
Trovarsi a disagio tra altre persone, far finta di essere qualcosa che in realtà non si è, non è sintomo di un disturbo di personalità.
Scusa la domanda, non voglio essere sgarbata, quindi, cerca di non mal interpretare, ma sei uno psicologo?o hai studiato psicologia?
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
No, ma sono molto informato sulla psicologia che riguarda i miei sintomi.. Tempo fa pensavo al disturbo dualistico dal momento che sugli argomenti in genere mi senti scisso fra 2 risposte e non riesco a capire qual'è il pensiero mio.. Probabilmente uno e mio e l'altro è quello che ritengo giusto secondo l'educazione che mi è stata conferita dai miei genitori..
In ogni caso, vorrei semplicemente capire da cosa è dovuta la mia apatia per capire qual'è la strada da percorrere per migliorarmi..
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
L'unica strada da percorrere è iniziare una buona psicoterapia. Tutto il resto rischia di essere prezioso tempo perso.
Saluti
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
concordo con gieko... prendere coscienza di un possibile proprio disturbo ed "autocurarsi" non porta sicuramente a risolverlo... potrebbe, anzi, causarti altri problemi collaterali (depressione, sembra di capire): la psicologia non si improvvisa e se c'è gente che si fa un mazzo tanto x anni e studiare un motivo ci sarà... sicuramente la presa di coscienza del proprio problema è un ottimo inizio e aiuta la terapia, che va però affrontata perchè ti può dare un percorso e delle tecniche per arrivare in maniera naturale a quella modificazione del comportamento che adesso ti stai auto imponendo ( e che ti crea un'ulteriore disagio).
Ci si potesse auto curare, non spenderemmo migliaia di euro per le scuole di specializzazione!! Essere informati di psicologia è un conto, essere COMPETENTI è tutt'altra cosa!
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
concordo con gieko... prendere coscienza di un possibile proprio disturbo ed "autocurarsi" non porta sicuramente a risolverlo... potrebbe, anzi, causarti altri problemi collaterali (depressione, sembra di capire): la psicologia non si improvvisa e se c'è gente che si fa un mazzo tanto x anni e studiare un motivo ci sarà... sicuramente la presa di coscienza del proprio problema è un ottimo inizio e aiuta la terapia, che va però affrontata perchè ti può dare un percorso e delle tecniche per arrivare in maniera naturale a quella modificazione del comportamento che adesso ti stai auto imponendo ( e che ti crea un'ulteriore disagio).
Ci si potesse auto curare, non spenderemmo migliaia di euro per le scuole di specializzazione!! Essere informati di psicologia è un conto, essere COMPETENTI è tutt'altra cosa!
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
scusate non ho capito xk ne ha pubblicati due!!
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Voi avete perfettamente ragione.. Però io penso che nessuno possa conoscerti meglio di te stesso.. Quindi io sono dell'idea che i problemi me li risolvo da solo.. Non sono poche le volte in cui psicoterapeuti fanno diagnosi errate.. E con questo non voglio dire che siete degli incompetenti o dei fregasoldi, dico semplicemente che cercare di capire dall'esterno il problema del paziente non è cosa semplice, soprattutto quando a parlare è il conscio..
In ogni caso comunque vorrei chiedervi se vi è un metodo generale per superare l'apatia.. Io sto provando a fare lavoretti sulle mie passioni e sembra funzionare, ma cio che mi disturba principalmente è il fatto di dialogare poco..
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
NinjaMystero
Però io penso che nessuno possa conoscerti meglio di te stesso.. [...]
soprattutto quando a parlare è il conscio..
Tutto esattamente al contrario, per questo è necessario un luogo dove inizi a parlare l'inconscio.
Saluti
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Mah, forse non sono un narciso, ma una cosa è certa.. Non sono + in grado di amare.. Ho paura di soffrire come ho sofferto 2 anni fa per una ragazza che in realtà non mi amava e che mi ha lasciato dopo 4 mesi.. Io ho una forte sensibilità, pensate se fosse durata qualche anno.. Probabilmente mi sarei suicidato.. Oggi l'ho rivista dopo 1 anno e mi sono sentito una fitta al cuore, come un peso sul petto.. Forse sbaglio pensando che un giorno potrebbe anche ritornare, nella vita non si sa mai.. Pero cosi facendo sto solo evitando di farmi una vita nuova.. Mentalmente l'ho eliminata, non ci penso mai o comunque molto raramente.. Però il mio cuore a quanto pare non la pensa allo stesso modo vista la reazione di oggi.. Quindi volere o volare il cuore c'è sempre.. La decisione sta solo nel mostrarlo o meno agli altri..
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Tutto esattamente al contrario, per questo è necessario un luogo dove inizi a parlare l'inconscio.
Saluti
Già e l'inconscio di Ninja dice ho bisogno di amore ma nn riesco a trovarlo, oppure non lo vedo l'inconscio a volte è cieco e fa e vede le cose a modo suo;)
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Tutto esattamente al contrario, per questo è necessario un luogo dove inizi a parlare l'inconscio.
Saluti
me ne ha stampate due scusate
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
Ripe Mature
Già e l'inconscio di Ninja dice ho bisogno di amore ma nn riesco a trovarlo, oppure non lo vedo l'inconscio a volte è cieco e fa e vede le cose a modo suo;)
Perdonami ma non riesco a capire.. Saresti cosi gentile da spiegarmi meglio?
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
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Originalmente inviato da
Ripe Mature
Già e l'inconscio di Ninja dice ho bisogno di amore ma nn riesco a trovarlo, oppure non lo vedo l'inconscio a volte è cieco e fa e vede le cose a modo suo;)
Perdonami ma non riesco a capire.. Saresti cosi gentile da spiegarmi meglio?
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
ciao!
premesso che nel forum sarebbe vietato parlare di problemi personali, per questo c'è un forum appostico che si chiama "benessere" e dovrebbe essere linkato in cima alla pagina....
premesso questo, visto che ormai sono stati scritti vari post dico la mia:
- Come è stato detto da altri, il fatto che dici di essere "magicamente empatico" ti esclude automaticamente dalla categoria dei dist. narcisistici;
- E' impossibile "autodiagnosticarsi" e "curarsi da sé", perché come ha detto Gieko esiste l'inconscio, e la persona ha una "resistenza" a riconoscere i propri lati oscuri.
- Queste "autodiagnosi" rischiano di complicare ancora di più il quadro, perché c'è il rischio che la persona si "autodiagnostichi" in modo errato, come nel caso del dist. narcisistico che ti eri auto-diagnosticato per spiegare i sintomi che senti di avere. C'è anche il rischio che l'autodiagnosi (sbagliata) serva per cristallizzare ancora di più il proprio malessere e sia essa stessa un sintomo, creando un circolo vizioso che rischia di cronicizzarsi e da cui poi è difficile uscire.
- E' normale avere delle "resistenze" a intraprendere una terapia, perché questa rimette in causa le proprie certezze. Il fatto che cerchi confronto qui sul forum è comunque un primo passo. Secondo me da qui alla psicoterapia il passo è breve.
- Uno psicoterapeuta, per diventare tale, deve studiare 11 anni, che comprendono anni di studio, tirocini, esame di stato, formazione personale...quindi lo psicoterapeuta è la fugura più adatta per risolvere questo tipo di problemi. E' ovvio che il problema è "tuo" e hai dei vussuti che sono inconoscibili dall'esterno, ma i problemi per essere risolti spesso necessitano di figure "esterne", perché essendo professionisti sono in grado di fornire un aiuto specialistico.
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
ciao!
premesso che nel forum sarebbe vietato parlare di problemi personali, per questo c'è un forum appostico che si chiama "benessere" e dovrebbe essere linkato in cima alla pagina....
premesso questo, visto che ormai sono stati scritti vari post dico la mia:
- Come è stato detto da altri, il fatto che dici di essere "magicamente empatico" ti esclude automaticamente dalla categoria dei dist. narcisistici;
- E' impossibile "autodiagnosticarsi" e "curarsi da sé", perché come ha detto Gieko esiste l'inconscio, e la persona ha una "resistenza" a riconoscere i propri lati oscuri.
- Queste "autodiagnosi" rischiano di complicare ancora di più il quadro, perché c'è il rischio che la persona si "autodiagnostichi" in modo errato, come nel caso del dist. narcisistico che ti eri auto-diagnosticato per spiegare i sintomi che senti di avere. C'è anche il rischio che l'autodiagnosi (sbagliata) serva per cristallizzare ancora di più il proprio malessere e sia essa stessa un sintomo, creando un circolo vizioso che rischia di cronicizzarsi e da cui poi è difficile uscire.
- E' normale avere delle "resistenze" a intraprendere una terapia, perché questa rimette in causa le proprie certezze. Il fatto che cerchi confronto qui sul forum è comunque un primo passo. Secondo me da qui alla psicoterapia il passo è breve.
- Uno psicoterapeuta, per diventare tale, deve studiare 11 anni, che comprendono anni di studio, tirocini, esame di stato, formazione personale...quindi lo psicoterapeuta è la fugura più adatta per risolvere questo tipo di problemi. E' ovvio che il problema è "tuo" e hai dei vussuti che sono inconoscibili dall'esterno, ma i problemi per essere risolti spesso necessitano di figure "esterne", perché essendo professionisti sono in grado di fornire un aiuto specialistico.
Hai ragione.. Comunque sto cercando di fare + caso al fatto che ho si i miei problemi, ma in fondo non ritengo di avere + problemi degli altri.. Sta tutto a stare un po + rilassato e pensare un po meno a che tipo di problema ho e in cosa sono meglio o peggio degli altri.. Anche se alcune cose si giudicano in automatico, senza nemmeno pensarci.. Credo che tutto sia stato scaturito dal fatto che ho conosciuto delle persone + felici e scherzose della media.. Da li ho iniziato a pensare a come fare per diventare + scherzoso e amichevole con gli altri e come fare anche per essere + felice e in pace con me stesso.. Insomma, volevo essere + soddisfatto.. E la cosa va avaanti da parecchio.. In ogni caso ora vedo se riesco a risolvere cosi oppure se c'è bisogno di uno psicoterapeuta come mi avete consigliato.. Ah, mi scuso per il fatto che ho sbagliato sezione ma sono un newbuy :-) Spero riusciate a perdonarmi..
PS: E pensare che penso sempre di non sapermi esprimere.. 'pensare che penso'.. Forse avevo ragione.. XD
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
ciao!
premesso che nel forum sarebbe vietato parlare di problemi personali, per questo c'è un forum appostico che si chiama "benessere" e dovrebbe essere linkato in cima alla pagina....
premesso questo, visto che ormai sono stati scritti vari post dico la mia:
- Come è stato detto da altri, il fatto che dici di essere "magicamente empatico" ti esclude automaticamente dalla categoria dei dist. narcisistici;
- E' impossibile "autodiagnosticarsi" e "curarsi da sé", perché come ha detto Gieko esiste l'inconscio, e la persona ha una "resistenza" a riconoscere i propri lati oscuri.
- Queste "autodiagnosi" rischiano di complicare ancora di più il quadro, perché c'è il rischio che la persona si "autodiagnostichi" in modo errato, come nel caso del dist. narcisistico che ti eri auto-diagnosticato per spiegare i sintomi che senti di avere. C'è anche il rischio che l'autodiagnosi (sbagliata) serva per cristallizzare ancora di più il proprio malessere e sia essa stessa un sintomo, creando un circolo vizioso che rischia di cronicizzarsi e da cui poi è difficile uscire.
- E' normale avere delle "resistenze" a intraprendere una terapia, perché questa rimette in causa le proprie certezze. Il fatto che cerchi confronto qui sul forum è comunque un primo passo. Secondo me da qui alla psicoterapia il passo è breve.
- Uno psicoterapeuta, per diventare tale, deve studiare 11 anni, che comprendono anni di studio, tirocini, esame di stato, formazione personale...quindi lo psicoterapeuta è la fugura più adatta per risolvere questo tipo di problemi. E' ovvio che il problema è "tuo" e hai dei vussuti che sono inconoscibili dall'esterno, ma i problemi per essere risolti spesso necessitano di figure "esterne", perché essendo professionisti sono in grado di fornire un aiuto specialistico.
Ma se è vero questo, Freud all'inizio come ha fatto a capire che il suo problema era edipico? E come si fa a comprendere chi è che ha una "resistenza" ad afferrare cosa ci passa davvero per la testa? Se la può avere il paziente, ribaltando punto di vista si potrebbe sostenere che ad averla può essere anche chi dovrebbe curare. Magari pure gli esorcisti dicevano degli indemoniati che avevano certe resistenze a riconoscere d'essere indemoniati. Secondo il loro schema ovviamente tutto tornava perché il demonio secondo la loro spiegazione di quel che accadeva esisteva e faceva fare alle persone certe cose. Tramite l'esorcismo d'altra parte si fa parlare il demonio.
Secondo me alla fine bisogna assumere che ognuno possa riconoscere da sé in cosa consiste il proprio male. Magari non si conoscono tutte le cause organiche, genetiche o di altro tipo, ma in cosa dovrebbe consistere quel che non sta bene nella propria esistenza sì. Il dispiegarsi della malattia nella propria vita insomma, in cosa dovrebbe consistere, lo si dovrebbe sapere.
E' la persona sofferente stessa a determinare a monte in cosa consiste il suo male rispetto ad un criterio di "normalizzazione" suo proprio, prima ancora di poter optare per una quelche terapia di certi esperti che possa lenirlo o alleviarlo davvero. Insomma tutto questo lo può capire solo la persona interessata venendo informata riguardo a quali assetti dovrebbe andare a modificare una certa terapia nella sua esistenza e stabilire così se questa terapia lo avvicina o meno alla propria "normalizzazione", al proprio stato di salute più o meno ideale.
Questo discorso delle "resistenze" per me, in un ambito di cura, dovrebbe proprio essere abbandonato, lo trovo scorretto perché va ad inserirsi a monte nell'ambito del rapporto tra medico e paziente rispetto alla cura nei confronti di quel che secondo il paziente non funziona. Questo non ha nulla a che vedere con la terapia in sé.
Se mi diagnosticano una depressione, la malattia consiste occhio e croce nell'essere molto triste ed avere una serie di pensieri per la testa, ma se per me il problema esistenziale è un altro e non è l'esser triste in sé, ad esempio sono triste perché non ho una donna con cui stare e che mi piaccia davvero :asd:, la diagnosi e la cura, anche se sono precise, risolvono un problema o un male che ha messo in mezzo il medico e non io.
Mio padre aveva un enorme ematoma perché era andato a sbattere con la gamba contro un gradino... E' incredibile come ogni medico consultato dicesse qualcosa di diverso sul da farsi pure per una cosa del genere, ma in fin dei conti il problema ed i fastidi del disturbo mio padre li conosceva bene, non è che una persona ha delle resistenze a riconoscere queste cose, in questo senso le conosce meglio di ogni medico: occhio e croce può capire se sta meglio davvero o no, se riesce a camminar "bene", se non accusa dolori, se esteticamente non ha bozzi e cose strane del genere e se ha raggiunto la posizione di "normalizzazione" sperata o meno.
Se si assume che a monte una persona ha delle resistenze a capire in cosa dovrebbe consistere il suo male, come diavolo dovrebbe fare in quest'ambito ad orientarsi? Se io le mie resistenze non le conosco come dovrei fare per scegliere chi dovrebbe riconoscerle davvero?
Se io paziente non posso sapere e valutare in prima persona di star meglio, a causa di certe mie resistenze a monte, come faccio a valutare chi mi frega da chi mi cura davvero una volta che è stato messo in mezzo 'sto giochetto?
Sarei in balia delle persone che conoscono davvero queste resistenze...
Chi si arroga questa capacità di riconoscere 'ste cose s'è accaparrato una bella fetta di potere.
Il rimedio del male esistenziale del paziente spetta all'esperto formularlo ed idearlo tramite sistemi, tecnologie e spiegazioni sconosciute al paziente, quel che non va "al livello macroscopico" invece lo deve giudicare il paziente e non ridefinirlo il medico. Qua invece spesso osservo che si cerca di ribaltare questi ruoli. Là dove si suppone che l'esperto dovrebbe saper qualcosa in più, questo se ne sta zitto, invece parla e giudica là dove non spetta affatto a quest'ultimo giudicare.
Il giudizio rispetto all'utilità e la capacità di inquadrare e normalizzare davvero il male o i disturbi che accusa l'utenza spetta in ultima analisi all'utenza stessa. Se l'utenza "oppone resistenze" e non riconosce quale sia realmente il proprio male si è messo in mezzo un giochetto parecchio scorretto per me ed anche pericoloso.
Un saluto
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Condivido in pieno con char.. E proprio perchè mi conosco bene, mi curerò da solo con un po di libri.. Leggere mi aiuterà ad assumere un vocabolario più vasto e nel contempo a curare gli aspetti del mio carattere che non trovo normali.. Con tutto il rispetto per gli psicologi, psicoterapeuti e simili, ma l'unica volta che sono stato da uno di questi (senza nemmeno saperlo perchè c'ero andato per l'allergia e poi questo s'è interessato al mio problema perchè ero nel pieno della crisi.. Poi ho scoperto che era psicologo, quando m'ha chiesto 50€.. -.-) mi sembrava solamente che volesse farmi parlare, ma non mi ha dato dei veri consigli.. E io non ho bisogno di uno che mi ascolta, di uno con cui sfogarmi.. Non sono la classica signora che nessuno ascolta i problemi suoi e va dallo psicologo per sfogarsi.. Io i problemi li tengo per me e voglio solo soluzioni/terapie personali e concrete..:approved:
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
No, proprio non ci siamo...
A parte il fatto che pensare che lo psicologo stia esclusivamente a sentire i problemi di una signora annoiata o poco considerata, sottolinea una mancata conoscenza della nostra professione. Poi, se tu hai incontrato un professionista che non ti ha soddisfatto (lo puoi dire dopo un solo incontro??), ciò non vuol dire che siano tutti così!
Pensa alla tua "pseudo-condizione" in termini medici: se tu avessi i sintomi di una sindrome puramente somatica, prenderesti un libro di medicina di base, cercheresti di etichettarla e poi andresti in farmacia a comprarti dei farmaci che TU ritieni appropriati??Se ti rompessi una gamba, prenderesti scotch, carta e un bastone e ti steccheresti l'arto da solo???
Uno psicologo che cerca di aiutare un paziente anoressico NON deve essere stato anoressico, proprio come un medico che ti cura la polmonite non deve averla avuta per trattarla nel migliore dei modi!
Togliti dalla testa l'immagine dello psicologo che "ascolta i tuoi problemi e basta". Non possiamo fare psicoterapia, è vero, ma almeno, lascia che qualcuno si accerti della tua diagnosi.Potresti sorprenderti della competenza di chi ha studiato per 20 anni della sua vita...
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
I mascki sono più refrattari alle terapie perchè sono più deboli.
Per reggere un 'analisi ci vogliono le palle quadrate, sempre detto.
Ecco perchè sono più le donne ad andarci, mica perchè sono signore classiche annoiate!
Ma senti là che discorsi.
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da nudaveritas
Pensa alla tua "pseudo-condizione" in termini medici: se tu avessi i sintomi di una sindrome puramente somatica, prenderesti un libro di medicina di base, cercheresti di etichettarla e poi andresti in farmacia a comprarti dei farmaci che TU ritieni appropriati??Se ti rompessi una gamba, prenderesti scotch, carta e un bastone e ti steccheresti l'arto da solo???
Uno psicologo che cerca di aiutare un paziente anoressico NON deve essere stato anoressico, proprio come un medico che ti cura la polmonite non deve averla avuta per trattarla nel migliore dei modi!
Io non dico che non si debba ricorrere ad esperti, ma il problema a monte è stabilire chi sia l'esperto e di cosa, e questo lo può decidere solo l'individuo. Ad esempio nell'ambito delle diagnosi che effettua uno psicologo, che strumenti vengono usati?
Se si inizia a parlare di "resistenze" ad una certa diagnosi e si mette in mezzo sempre questo inconscio, bisogna chiarire bene cosa si intende.
A seconda dell'orientamento dello psicologo che effettua delle diagnosi verranno fuori disturbi differenti e carenze differenti, se queste rappresentazioni non inquadrano bene il "male" di cui soffre l'individuo e che questo porta all'"esperto" per aiutarlo a "guarire" va tutto a vuoto.
Inquadrare da sé quello di cui si soffre al livello di esperienza soggettiva è corretto ed è l'unica strada possibile. Il senso fondamentale di guarigione secondo le idee dell'individuo e le idee dell'esperto deve grosso modo coincidere.
Io ad esempio da un certo momento in poi posso avere un dolore alla gamba (il tipo di dolore che provo, non è l'esperto che deve dirmi quale sia), e non riuscire più a camminare bene (ed anche questo tipo di difficoltà non deve indicarmi l'esperto quali siano), e così via...
Ora rispetto a questo io avrò una certa idea di guarigione, al di là delle varie diagnosi possibili, cioé devo sapere cosa significa non avere più questo tipo di acciacco secondo la mia esperienza soggettiva, devo immaginare la situazione in cui questo tipo di male è assente anche se non so come crearla ed anche se non so da cosa dipende (se sapessi già cosa fare non avrei bisogno di alcun esperto). La gamba può essere rotta o c'è un'infezione e così via questo io non lo so. Questo tipo di diagnosi spetta all'esperto effettuarle. Viceversa il senso da dare alla guarigione ed al tipo di sanità alla quale io individuo ambisco non spetta all'esperto indicare quale sia.
Se si espropria di questa forma di giudizio fondamentale il paziente, l'esperto va a porsi non nella posizione di colui che cura il male che il paziente gli porta, ma di chi ridefinisce quel di cui soffre in maniera estremamente contraddittoria rispetto a quel che espone a questo esperto. Per questo io critico questa idea di fondo delle "resistenze" che vengono inglobate nel concetto stesso di malattia, in fin dei conti il fatto che ci siano resistenze può indicare semplicemente che paziente e medico non sono affatto d'accordo sul senso ultimo da dare al concetto di "male" di cui il paziente stesso soffre.
Riguardo al disturbo alla gamba qualche esperto potrebbe dirmi che "il problema non è il fatto che faccia male la gamba ma il fatto che non si sopporti quel dolore e che si oppongono resistenze ad accettarlo" ponendosi in antitesi al disturbo che gli porto ridefinendolo al livello di esperienza soggettiva.
Queste operazioni non sono le stesse, non coincidono affatto. Ora se le diagnosi sono al servizio dell'individuo e della cura del suo male (questo lo dovrà inevitabilmente definire questo in cosa consiste all'interno della sua esperienza in relazione alla sua idea di star bene) va tutto bene per me, ma se queste diagnosi si contrappongono in maniera fondamentale al senso che questo dà a questo male e non si limitano ad inquadrarlo senza contraddirlo, mettendosi a parlare di resistenze l'accordo viene a cadere.
Un tecnico deve solo applicare tecniche e non cercare di dare un senso personale al paziente di cosa significhi esser sani o malati.
Saluti
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Io non dico che non si debba ricorrere ad esperti, ma il problema a monte è stabilire chi sia l'esperto e di cosa, e questo lo può decidere solo l'individuo. Ad esempio nell'ambito delle diagnosi che effettua uno psicologo, che strumenti vengono usati?
Se si inizia a parlare di "resistenze" ad una certa diagnosi e si mette in mezzo sempre questo inconscio, bisogna chiarire bene cosa si intende.
A seconda dell'orientamento dello psicologo che effettua delle diagnosi verranno fuori disturbi differenti e carenze differenti, se queste rappresentazioni non inquadrano bene il "male" di cui soffre l'individuo e che questo porta all'"esperto" per aiutarlo a "guarire" va tutto a vuoto.
Inquadrare da sé quello di cui si soffre al livello di esperienza soggettiva è corretto ed è l'unica strada possibile. Il senso fondamentale di guarigione secondo le idee dell'individuo e le idee dell'esperto deve grosso modo coincidere.
Io ad esempio da un certo momento in poi posso avere un dolore alla gamba (il tipo di dolore che provo, non è l'esperto che deve dirmi quale sia), e non riuscire più a camminare bene (ed anche questo tipo di difficoltà non deve indicarmi l'esperto quali siano), e così via...
Ora rispetto a questo io avrò una certa idea di guarigione, al di là delle varie diagnosi possibili, cioé devo sapere cosa significa non avere più questo tipo di acciacco secondo la mia esperienza soggettiva, devo immaginare la situazione in cui questo tipo di male è assente anche se non so come crearla ed anche se non so da cosa dipende (se sapessi già cosa fare non avrei bisogno di alcun esperto). La gamba può essere rotta o c'è un'infezione e così via questo io non lo so. Questo tipo di diagnosi spetta all'esperto effettuarle. Viceversa il senso da dare alla guarigione ed al tipo di sanità alla quale io individuo ambisco non spetta all'esperto indicare quale sia.
Se si espropria di questa forma di giudizio fondamentale il paziente, l'esperto va a porsi non nella posizione di colui che cura il male che il paziente gli porta, ma di chi ridefinisce quel di cui soffre in maniera estremamente contraddittoria rispetto a quel che espone a questo esperto. Per questo io critico questa idea di fondo delle "resistenze" che vengono inglobate nel concetto stesso di malattia, in fin dei conti il fatto che ci siano resistenze può indicare semplicemente che paziente e medico non sono affatto d'accordo sul senso ultimo da dare al concetto di "male" di cui il paziente stesso soffre.
Riguardo al disturbo alla gamba qualche esperto potrebbe dirmi che "il problema non è il fatto che faccia male la gamba ma il fatto che non si sopporti quel dolore e che si oppongono resistenze ad accettarlo" ponendosi in antitesi al disturbo che gli porto ridefinendolo al livello di esperienza soggettiva.
Queste operazioni non sono le stesse, non coincidono affatto. Ora se le diagnosi sono al servizio dell'individuo e della cura del suo male (questo lo dovrà inevitabilmente definire questo in cosa consiste all'interno della sua esperienza in relazione alla sua idea di star bene) va tutto bene per me, ma se queste diagnosi si contrappongono in maniera fondamentale al senso che questo dà a questo male e non si limitano ad inquadrarlo senza contraddirlo, mettendosi a parlare di resistenze l'accordo viene a cadere.
Un tecnico deve solo applicare tecniche e non cercare di dare un senso personale al paziente di cosa significhi esser sani o malati.
Saluti
Guarda, direi che stiamo dicendo la stessa cosa...
OVVIAMENTE la rappresentazione soggettiva dell'individuo è importante e la sua esperienza fondamentale.
Nessuno ha la pretesa di "cercare di dare una senso personale" alla condizione del paziente!!
Per quanto riguarda la questione dell'inconscio, penso sia stata la deformazione professionale di qualcuno ad orientamento psicodinamico. A me non piace parlare di inconscio, come se esistesse davvero una sorta di entità magica nella nostra testa che ci fa pensare o fare cose che noi non faremmo. Al termine inconscio io preferisco quello di memoria implicita, perchè tutto ciò che abbiamo in testa è frutto di apprendimenti, che modificano le nostre connessioni cerebrali(sinapsi) e quindi la nostra impostazione mentale.
Per cui, se una persona sviluppa una certa tipologia, è perchè nel corso della sua vita ha appreso meccanismi e relazioni errate, disfunzionali. Di conseguenza, bisogna conoscere e comprendere a fondo il punto di vista SOGGETTIVO del paziente, x capire quali sono le sue distorsioni cognitive e da lì, andare avanti con nuovi apprendimenti più funzionali.
La questione della diagnosi, poi, è un problema generalizzato a qualsiasi disciplina medica!Un neurologo tenderà sempre a vedere l'epilessia in una convulsione, senza tender conto del fatto che lo stress psicologico o crisi ansiose possono dare gli stesse sintomi di una crisi parziale!Perciò la questione è molto più ampia e complicata. In ogni caso, indipendentemente dall'orientamento dello psicologo/psicoterapeuta, i disturbi sono caratterizzati da segni e sintomi ben specifici (e in questo il DSM aiuta), ma sta poi al professionista mettere insieme tutti i pezzi, non credi?
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
nudaveritas
No, proprio non ci siamo...
A parte il fatto che pensare che lo psicologo stia esclusivamente a sentire i problemi di una signora annoiata o poco considerata, sottolinea una mancata conoscenza della nostra professione. Poi, se tu hai incontrato un professionista che non ti ha soddisfatto (lo puoi dire dopo un solo incontro??), ciò non vuol dire che siano tutti così!
Pensa alla tua "pseudo-condizione" in termini medici: se tu avessi i sintomi di una sindrome puramente somatica, prenderesti un libro di medicina di base, cercheresti di etichettarla e poi andresti in farmacia a comprarti dei farmaci che TU ritieni appropriati??Se ti rompessi una gamba, prenderesti scotch, carta e un bastone e ti steccheresti l'arto da solo???
Uno psicologo che cerca di aiutare un paziente anoressico NON deve essere stato anoressico, proprio come un medico che ti cura la polmonite non deve averla avuta per trattarla nel migliore dei modi!
Togliti dalla testa l'immagine dello psicologo che "ascolta i tuoi problemi e basta". Non possiamo fare psicoterapia, è vero, ma almeno, lascia che qualcuno si accerti della tua diagnosi.Potresti sorprenderti della competenza di chi ha studiato per 20 anni della sua vita...
Hai ragione tu, dovrei andare da uno psicologo bravo che sappia quali sono i medicinali per farmi rincoglionire.. E scusate il termine ma questa me la dovete permettere.. Io sono totalmente contro i medicinali, i medicinali non fanno altro che attenuare un dolore, quello che voglio fare io invece è prendere il dolore dalla sua causa, dalle radici.. Mentre per il fatto di non andare da psicologi che hanno avuto il mio stesso problema, concordoo appieno.. E ti trascrivo questo pezzo buddista:approved:
Codice:
Un saggio disse una volta che anche l' Araht "più santo", mantiene dentro ancora un pizzico di narcisimo, esso è forse l' aggregato
preponderante in noi esseri individuali, e anche quello che causa le sofferenze e i piaceri più comuni; ma allo stesso tempo esso può
diventare il tuo alleato più prezioso, il tuo strumento per allenare l' autoosservazione. E' facile da osservare perchè agisce quasi in ogni
istante e controlla ogni singola parte di te.
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
I mascki sono più refrattari alle terapie perchè sono più deboli.
Per reggere un 'analisi ci vogliono le palle quadrate, sempre detto.
Ecco perchè sono più le donne ad andarci, mica perchè sono signore classiche annoiate!
Ma senti là che discorsi.
Ma ascolta i tuoi di discorsi.. Una psicologa con una mente talmente limitata da racchiudere tutte le persone di sesso maschile in un unico gruppo..! Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro.. Una psicologa come te l'escluderei a priori..
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
E te credoo, faresti bene:tajo:
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
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NinjaMystero
Hai ragione tu, dovrei andare da uno psicologo bravo che sappia quali sono i medicinali per farmi rincoglionire.. E scusate il termine ma questa me la dovete permettere.. Io sono totalmente contro i medicinali, i medicinali non fanno altro che attenuare un dolore, quello che voglio fare io invece è prendere il dolore dalla sua causa, dalle radici..
Non penso proprio di aver detto questo, sai?
Io sono la più agguerrita quando si parla di farmacoterapia.Riesco a tollerare solo gli antipsicotici in gravi casi e gli antidepressivi, stop.
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Riferimento: Disturbo Narcisistico
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NinjaMystero
Hai ragione tu, dovrei andare da uno psicologo bravo che sappia quali sono i medicinali per farmi rincoglionire.. E scusate il termine ma questa me la dovete permettere.. Io sono totalmente contro i medicinali, i medicinali non fanno altro che attenuare un dolore, quello che voglio fare io invece è prendere il dolore dalla sua causa, dalle radici.. Mentre per il fatto di non andare da psicologi che hanno avuto il mio stesso problema, concordoo appieno..
NinjaMystero non ti preoccupare riguardo ai farmaci, gli psicologi psicoterapeuti in genere non possono prescriverli, se non sono anche psichiatri.
Se no fai così, vai da uno psicologo/psichiatra (a proposito chi dei due è abilitato a far diagnosi? Io non lo so :mumble:), gli chiedi di fare una diagnosi e poi, se non ti fidi, cerchi informazioni rispetto ai sintomi associati al disturbo che ti viene diagnosticato e vedi se calza tutto davvero con quello che vivi tu in prima persona. Può capitare anche che ti sei fermato ad una certa definizione che conosci ma che un'altra più sottile e specifica inquadra la tua situazione meglio.
Un saluto
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Char_Lie
NinjaMystero non ti preoccupare riguardo ai farmaci, gli psicologi psicoterapeuti in genere non possono prescriverli, se non sono anche psichiatri.
Se no fai così, vai da uno psicologo/psichiatra (a proposito chi dei due è abilitato a far diagnosi? Io non lo so :mumble:), gli chiedi di fare una diagnosi e poi, se non ti fidi, cerchi informazioni rispetto ai sintomi associati al disturbo che ti viene diagnosticato e vedi se calza tutto davvero con quello che vivi tu in prima persona. Può capitare anche che ti sei fermato ad una certa definizione che conosci ma che un'altra più sottile e specifica inquadra la tua situazione meglio.
Un saluto
Ottima idea.. Vedrò se sarà necessario:approved: