Mi spiegate la differenza tra psicologia clinica e psicoterapia, ovvero, tra psicologo clinico e psicoterapeuta, ammesso che ci sia?
Printable View
Mi spiegate la differenza tra psicologia clinica e psicoterapia, ovvero, tra psicologo clinico e psicoterapeuta, ammesso che ci sia?
in Italia
una volta fatto l'esame di stato e iscritto all'albo, sei "psicologo". Come psicologo puoi svolgere attività inerenti a varie aree (dalla psicologia del lavoro, alla psicodiagnosi, al sostegno psicolgico, ecc...). Quindi, indipendentemente dal tuo indirizzo di studi all'università (indirizzo clinico, evolutivo lavoro e organizzazioni, ecc. )sei "psicologo". Poi è ovvio che se hai fatto psicologia del lavoro e hai svolto il tirocinio in quell'ambito, magari ti occuperari con più probabilità di mansioni inerenti alla psicologia del lavoro (selezione del personale, ecc...), se hai fatto "psicologia clinica" magari svolgerai con più facilità lavori inerenti a quell'area (psicodiagnosi, counseling, ecc.).
Per diventare psicoterapeuta devi fare una specializzazione post-laurea di 4 anni. Queste scuole di specializzazione, se sono universitarie, si chiamano scuole di specializzazione in "PSICOLOGIA CLINICA" ed essendo "clinica" vi possono accedere anche i medici oltre che agli psicologi. Dopo aver svolto questa scuola si consegue il titolo di "psicoterapeuta".
Lo so che probabilmente è un tema molto discusso questo, ma mi sono accorta che tutti fanno delle "semplici" differenze a livello del percorso di studi. Quello che vorrei davvero sapere io è la differenza a livello di pratica tra lo psicologo e lo psicoterapueta.
Da quello che so lo psicoterapeuta può aprire un suo studio ed effettuare la più classica psicoterapia, ma lo psicologo clinico??
Anche lo psicologo può aprire uno studio!!!!
Comunque anche io vorrei sapere la differenza nella pratica.
Io sono una psicologa abilitata, ho un solo paziente finora, e non so davvero cosa potrei fare di diverso con lui se avessi anche l'abilitazione alla psicoterapia....perciò, sentiamo cosa hanno da dire gli altri, sono molto molto curiosa!
lo psicoteraputa applica il suo sapere appreso durante una scuola quadriennale, ed appilca tecniche in merito alla problematica riportata dal paziente, lo psicologo non potrebbe fare ciò, ma solamente consulenze e sostegno psicologico, ma sappiamo che il confine è molto sottile.
ps nudaveritas: ti ho mandato un privato.
nella pratica, lo psicoterapeuta si occupa di pazienti che presentano delle psicopatologie (disturbi d'ansia, di panico, depressione, fobie, ecc......) e "cura" queste problematiche applicando delle tecniche che derivano dalla scuola a cui appartiene (psicodinamica, cognitivista, gestalt,...).
Lo psicologo invece si occupa di tutto ciò che non è di pertinenza clinica, quindi si occupa in generale di "prevenzione e promozione del benessere", in vari ambiti.
Lo psicologo che è laureato in psicologia clinica ha le competenze per svolgere attività come il counseling (in italiano "sostegno psicologico",una tecnica che deriva dalla psicologia umanistica di Rogers e che consiste nell'aiutare persone che presentano problemi NON clinici), psicodiagnosi, ecc...inviando il cliente ad uno psicoterapeuta qualora lo psicologo si accorgesse che il cliente ha problemi che non possono essere risolti con un intervento di counseling. Lo psicologo può sapere se il cliente ha una psicopatologia perché la psicodiagnosi viene appresa nel corso di studi all'università ed è una prova dell'esame di stato. Lo psicologo per legge ordinistica 56/89 è fondamentalmente uno psicodiagnosta e un counselor.
Uscendo dall'ambito clinico, lo psicologo può operare in svariati ambiti: psicologia dello sport, del lavoro, scolastica, ecc...
La seconda domanda, certo che lo psiologo può aprire uno studio.
Johnny, mi trovo d'accordo con queste tue precisazioni, che non so perchè, tavolta incontrano ostilità da parte di alcuni psicologi, che sostanzialmente credono di fare terapia sottobanco senza una specializzazione e di essere capaci di curare con la sola abilitazione attraverso l'esame di stato, cosa che io personalmente trovo pericolosa. Ora io chiedo cosa può fare uno psicologo abilitato a fare consulenza e sostegno ad una persona che soffre di attacchi di panico, una persona ipocondriaca, depressa, ad un borderline. Consulenza, sostegno, diagnosi sono separabili così nettamente e drasticamente da un percorso di cura o piuttosto dovremmo stare attenti a non sconfinare in un territorio in cui rischiamo di fare esercizio abusivo di una professione a cui non siamo abilitati (ovvero la psicoterapia, che richiede per legge una specializzazione quadriennale)? Sono curiosa di sapere cosa ne pensate.:P
Ho una domanda: ma il fatto di essere laureati in psicologia secondo un indirizzo non clinico (ed ovviamente abilitati ed iscritti all'Albo) non impedisce di lavorare poi privatamente anche come counsellor, quindi facendo consulenza e sostegno per disagi o difficoltà della vita, è così? Grazie!!
Che io sappia Alessya, a nessuno importa quale percorso hai fatto nei tuoi cinque anni di studi, ciò che vale è l'abilitazione. Puoi fare consulenza e sostegno anche da psicologo sperimentale con praticamente 2 esami di psicologia clinica. Qualcuno mi corregga se non è così
La verità è che la differenza tra psicoterapia e sostegno psicologico è molto sottile, se lo psicologo va sul sintomo, compie "un abuso professionale", ma se non va direttamente sulla patologia, ma su altri aspetti della vita del paziente/cliente, si confine diventa ancora più sottile. Penso che solamente con l'esame di stato senza formazione sia veramente a dir poco "irresponsabile" mettersi a voler curare le persone, se però lo psicologo è stato per anni paziente quindi ha fatto formazione personale, ed ha fatto dei master, sicuramente almeno a livello teorico/pratico, le sue capacitò crescono.
La differenza fra psicologo e psicoterapeuta e' che lo psicoterapeuta ha frequentato una scuola di specializzazione in psicoterapia e lo psicologo no.
Nella pratica lo psicologo puo' fare quello che vuole basta che non lo chiami psicoterapia ma psicologia clinica e che sia conforme alle regole dell'albo professionale.
Cosi' stanno le cose. E non potrebbero stare diversamente. La differenza puo' essere soltanto di forma non di sostanza dal momento che lo psicologo clinico deve operare per il cambiamento del paziente e non farlo sarebbe scorretto.
Non credo sia molto conforme alle regole dell'albo professionale quanto ha detto Luca e comunque prova a spiegare ad un paziente (dato che non sono degli stupidi) il tuo modo di lavorare, ovvero che senza la specializzazione puoi fare psicoterapia, basta che non la chiami in quel modo.
Senza specializzazione non si fa terapia, ma counseling, che comunque è un servizio richiesto in quanto le persone non devono avere per forza patologie psichiche che richiedano una cura e possono anche solo "semplicemente" aver bisogno di ascolto, comprensione e magari nuove chiavi di lettura circa i disagi che stanno vivendo.
Spesso le persone non sanno neppure la differenza tra psicologo/psicoterapeuta, comunque concordo con Luca, entrambi si interessano di creare cambiamenti nel paziente, e non è detto che per farlo devi per forza andare a lavorare sull'aspetti patologici imminenti che ci presenta, utilizzando protocolli standard "in quel caso sarebbe psicoterapia", ma lavorando su aspetti diversi ma ugualmente importanti per la persona, essa potrebbe comunque ottenere benefici.
Faccio un esempio: se un persona viene per la depressione, ed io lavoro utilizzando un approccio specifico per la depressione, essa è psicoterapia, ma se non lavoro sulla depressione, ma ad esempio lavorassi sulle "risorse del paziente", essa non sarebbe psicoterapia, e secondo me sarebbe comunque efficace.
saluti
Io sarei proprio curiosa di sapere cosa possiamo fare da Psicologi con un paziente dissociato, delirante e con disturbo depressivo maggiore...il nostro sostegno non sarebbe comunque solo palliativo e temporaneo?
E' anche una questione di responsabilità, è vero che se un paziente si aggancia "non ti molla", ma non è stupido per capire se lo stai aiutando davvero o no...poi ci credo che c'è sfiducia e svalutazione nella ns professione...
Decisamente contro l'etica e la deontologia professionale, sono d'accordo invece che una prima accoglienza con valutazione delle risorse del paziente, diagnostica e conseguente invio -nel caso la diagnostica evidenzi disturbi più profondi- siano il meglio che si possa fare per un paziente.
Non trovate?
Spesso anche i risultati dele psicoterapie possono essere temporanei, comunque è un discorso di responsabilità individuale, se si ritiene che il caso in questione sia troppo complesso, lo si può inviare ad uno psicoteraputa.
Io cerso soltanto di venire fuori dalle mistificazioni.
Ne abbiamo bisogno perche' le mistificazioni che prendiamo per buone per conformarci alle contorsioni burocratiche ricadono sulla nostra pratica professionale.
La suddivisione fra psicologo e psicoterapeuta e' di carattere formale.
Non puo' essere sostanziata con una presunta inesistente suddivisione fra tecniche di supporto e tecniche psicoterapiche, ne' con una presunta inesistente suddivisione fra problemi non patologici e patologie.
Non voglio sollevare polemiche...però è verissimo che la differenza è molto molto sottile.
Lavorando in ambito clinico, mi sono accorta che è seriamente difficile, se non impossibile, aiutare un paziente senza attuare qualche strategia terapeutica...
Se arriva un paziente ansioso o depresso, cosa fate?Dopo avergli fatto dei test, lo inviate ad uno psicoterapeuta o fate il possibile per aiutarlo??
Io credo sia nostro dovere far in modo di migliorare le condizioni di vita delle persone bisognose! Chiamatela terapia, chiamatelo counseling, chiamatelo sostegno psicologico, etichette a parte, lo scopo è sempre e comunque quello..
Navigando in rete, ho trovato questo sito, dove un collega che ha creato un suo approccio psicologico, afferma che è tutto da dimostrare non possa curare e non possa usare tecniche, ecco il sito, all'interno della pagine domande psicologo "terapia psicologica e psicoterapia". spiega che a livello legale le cose stanno diversamente.
http://www.psicologiapsicoterapia.com/domande/index.htm
Anche perchè se non possiamo curare, la nostra mansione quale sarebbe? Fare da intermediario temporaneo tra cliente ed un altro professionista???
No, fammi capire....Tu avresti le competenze professionali per diagnosticare una depressione e non riterresti che il paziente avrebbe bisogno di una psicoterapia?
Dimostrami, con riferimenti teorici e con le competenze psicologiche che hai, com'è possibile che una depressione possa non essere curata tramite psicoterapia senza aggravarla o ritardarne la remissione.
Ma siete sicuri di non esporvi a qualche denuncia d'abuso?
Ma io non ho ASSOLUTAMENTE detto che la psicoterapia sia vanificata! Certo, è necessaria, soprattutto con alcuni tipi di pazienti!
Ho solo detto che uno psicologo fa fatica a non aiutare con l'intento di curare, tutto qui!
Scusa, eh, denuncia per cosa??Qua si sta discutendo di questioni del tutto ipotetiche.
Ripeto: psicoterapia e psicologia sono distinte, ma il confine è labile nella pratica(e con ciò non intendo che uno psicologo possa presentarsi ad un utente con titoli che non ha).
In realtà un decreto ministeriale del 1994 e del 2002 del ministero della salute ed una successiva di maggio 2001 dell'agenzia dell'entrate, è scritto a chiare lettere che lo psicologo cura, lo psicologo non lo psicoteraputa, quindi il legislatore si è già pronunciato in tal senso, se l'ordine pone un suo iscritto davanti a procedimento disciplinare rischierebbe poi davanti al tribunale di perdere (d'altronde, non è una novità).
Hai citato dei Decreti Ministeriali (quello dell'Agenzia delle Entrate neanche, sarà tutt'al più una Circolare), mentre la riserva di legge della psicoterapia è prevista dalla Legge 56/89: sono due provvedimenti che hanno forza legislativa ben diversa. I primi che hai citato sono atti amministrativi che hanno forza secondaria rispetto alla legge ordinaria. Fossi in te non sarei così sicuro di vincere una causa promossa da qualche familiare o da qualche paziente che, in presenza di patologia, viene a conoscenza del non possesso dei requisiti previsti dall'art.3 della L. 56/89. Non si tratta di atti disciplinari da parte dell'ordine, ma dell'accertamento di una responsabilità civile e penale per abuso della professione di psicoterapeuta.
Resto comunque in attesa di sapere quali motivazioni potete addurre per giustificare il fatto che, pur avendo le competenze professionali per riconoscere e diagnosticare una patologia, ritenete che la stessa per essere curata non abbia bisogno di una psicoterapia. Oppure come dimostrate che le "cure psicologiche" che vi risultano consentite su casi patologici sono diverse da un intervento psicoterapeutico.
Beh ma scusa...ma allora quando dici (tue testuali parole):
Mi sembra che sia una domanda sciocca perchè è chiaro che quel paziente debba necessariamente e tempestivamente essere invato ad uno psicoterapeuta. Se poi il paziente vuole spendere dei soldi anche per il tuo fare il possibile per aiutarlo che ben venga, ma mi sembra che se non fai l'invio ti assumi una responsabilità non indifferente... (da denuncia, a mio avviso!)
Mio caro wxyz, non sai quante persone ho sentito ragionare allo stesso modo e ritenere di poter trattare delle patologie con la sola laurea in psicologia. Ormai dopo svariate discussioni con vari colleghi non mi indigno più.
Ripeto, la PSICOTERAPIA è NECESSARIA!!!
E siamo tutti d'accordo che il fine ultimo di qualsiasi intervento psicologico sia il benessere dell'utente. Detto ciò, se un paziente non può essere aiutato dallo psicologo, lo psicologo provvede ad inviarlo ad uno psicoterapeuta, professionista più idoneo a curare psicopatologie.
Per "fare il possibile per aiutarlo" intendo "fare il suo bene" e se la condizione del paziente è tale da dover intervenire con una psicoterapia, OVVIAMENTE, gliela consiglierei, ma nel frattempo farei di tutto per sostenerlo con le mie competenze.
Basta parlare di denuncia, vi prego; io volevo solo sollevare un dubbio, e non mettere in discussione il ruolo dello psicoterapeuta.
Forse non ti è chiara la questione. Proverò a spiegarmi meglio.
Innanzi tutto tranquillizzati perchè il solo fatto di parlare di denuncia non comporta automaticamente nessun tipo di provvedimento a tuo carico, per cui penso che sia giusto anche non rifiutarsi di affrontare certi argomenti.
In secondo luogo, continui a non rispondere al punto cruciale, ossia - avendo tu introdotto la prospettiva di prendere in carico una persona depressa o ansiosa - mi spieghi come intenderesti intervenire? A quali modelli teorici di tua competenza (e non di uno psicoterapeuta) ti riferiresti? Vediamo un po' se sono competenze che fanno parte di una formazione di specializzazione oppure no....Coraggio su!
Scusa, non tentavo di evitare la tua domanda, ma sai, la parola "denuncia" ha il grande potere di focalizzare tutte le mie risorse cognitive esclusivamente su di essa:sbonk:
Premettendo che non ho ancora pazienti depressi o gravemente ansiosi, io mi rifarei ai modelli teorici cognitivo-comportamentali (e lo so, sono mutuati dalla psicoterapia, non mi aggredire, per favore), nel senso che proverei a spiegare al mio paziente che lo stato di ansia, per esempio nel caso del paziente ansioso, è dato da distorsioni cognitive che alimentano comportamenti disfunzionali, che aumentano l'ansia stessa. Il mio intervento sarebbe quello di diagnosticare l'effettivo livello di ansia con test adeguati, capire il vissuto attuale e passato del paziente, analizzare con lui il modo in cui affronta le situazioni ansiogene.
Dimmi tu, è un intervento un po' troppo lontano dalle competenze dello psicologo?
Potrei risponderti che l'ordine è stato sanzionato ili tempore dall'antitreust per l'articolo 21 del codice deontologico, così come ha vinto delle cause vs counselor, ma le ha pure perse, quindi tutto può essere contestabile. Comunque al di là delle beghe legali, veniamo all'aspetto clinico. Ti premetto che sono uno psicoteraputa in formazione (gestalt), ma malgrado ciò non reputo la psicoterapia l'unica strada per portare alla risoluzione della problematica, ne conosco a flotte di persone che non hanno trovato giovamento con terapie xy, ma sono migliorare con un cambiamento di stile di vita, o abbracciando altre correnti tipo meditazioni, yoga o sempilcemente non lavorando sulla patologia ma sullo stile di vita tipo counseling. Quindi eludendo il nuclo centrale patologico che il paziente ci porta (sarebbe altrimenti psicoterapia) , ma lavorare su altri aspetti di vita: autostima, mission, obiettivi, stile di vita,si può portare la persona verso il benessere.
Questa almeno è la mia visione delle cose.
ciao
E' proprio questo il punto: puoi lavorare come psicologa, ma non devi assolutamente sconfinare in modelli, approcci e tecniche che non sai padroneggiare e che sono di pertinenza dello psicoterapeuta. Se fai la psicologa non parlare di approcci terapeutici, è un paradosso, perchè non puoi averne le competenze! se vuoi utilizzarli ti iscrivi ad una scuola di specializzazione e li apprendi con l'iter lungo e faticoso che fanno tutti gli altri. Come psicologa puoi fissare altri obiettivi: sostegno, counselling, empowerment, crescita personale, enfatizzazione delle risorse, aumento dell'autostima ecc... ma se vai al nocciolo della patologia devi stare attenta a non commettere varie scorrettezze: innanzitutto se il paziente porta con sè una domanda di risoluzione del problema che lo affligge (come attacchi di panico o depressione) non puoi pensare a non inviarlo ad un terapeuta, o almeno devi essere molto chiara ed esplicita sugli obiettivi che puoi concordare con lui in qualità di psicologa, deve essere estremamente chiaro che tu non puoi fargli terapia! I pazienti non sempre ne sono consapevoli e fanno confusione tra psicologo e psicoterapeuta, ma devi essere tu a spiegare bene il lavoro che puoi o non puoi intraprendere con lui, altrimenti rischi di fare tot sedute di non so cosa, perchè il paziente chiede esplicitamente terapia e tu per assecondarlo provi a fare un miscuglio di non si sa cosa. Quindi accogliere e capire la domanda per poi concordare insieme al paziente il lavoro in modo trasparente mi pare una condotta deontologicamente corretta, in modo che il lavoro sia pianificato dall'inizio senza fraintendimenti spiacevoli.
sì, ninfaverde, hai perfettamente ragione.
Però, indipendentemente dalla pratica clinica, pur essendo una semplice psicologa, ho il mio orientamento.
Pensi che questo possa essere sbagliato?
Io non propongo terapie cognitivo-comportamentali, però in tutto ciò che faccio, anche nella mia vita personale, SONO cognitivo-comportamentale::D
Bravissima Ninfaverde, concordo pienamente con te! E penso anche che sia cosa da persone intelligenti il fatto di saper riconoscere i propri limiti e fare frutto di ciò che invece si possiede e si sa (e si può ) fare...
Se vuoi fare la psicologa e non la psicoterapeuta non è corretto dichiarare un orientamento terapeutico nella propria pubblicità, in quanto potrebbe risultare ingannevole a tutti i potenziali pazienti che si formano delle aspettative su delle competenze che non puoi offrire (ne vedo tanti di psicologi scrivere nelle targhette o negli annunci di avere approcci determinati, ma all'università non si diventa esperti di nessun approccio e ricordo che nessun corso o master può essere un escamotage legale all'esercizio della professione di psicoterapeuta. La mia opinione è che a questo punto è meglio spendere direttamente i soldi di una specializzazione che non fare tre master ugualmente onerosi per sventolare un approccio, e purtroppo non capita di rado). Poi se hai simpatia per l'approccio cognitivo-comportamentale è una tua questione personale, a meno che non vorrai maturare competenze legalmente riconosciute in quel settore e spenderle nella tua attività professionale!
So benissimo che non è legale dichiarare un approccio in pubblicità o nella pratica clinica, infatti non lo faccio assolutamente.
Non mi sognerei mai di scrivere su biglietti o targhette "psicologo cognitivo-comportamentale", so bene che non è etico, nè legale.
Non vorrei che in questo forum passasse di me l'idea che pratico la psicoterapia pur essendo solo una psicologa.
Penso solo che anche uno psicologo può avere le sue idee in questioni di orientamento, senza spacciarsi per uno specialista che non è.
Io ho frequentato psicologia cognitiva applicata ed ho svolto il tirocinio con psicologi e psicoterapeuti cognitivo-comportamentali, quindi, è normale che abbia una tendenza di questo tipo!
Per quello che mi riguarda non potrei mai etichettare una persona da come e cosa scrive in un forum! :asd:Io rispondo in merito alle mie conoscenze sulla differenza tra psicologo e psicoterapeuta, che secondo me in tanti fanno finta di sapere e poi nella pratica la si butta in caciara :jd: Nella clinica si incontrano quotidianamente delle patologie e formarsi con una specializzazione comporta una maggiore versatilità e svariate possibilità in più di trattare e curare, strumenti teorici e pratici più solidi al servizio della salute mentale (non dovrebbe essere questa la nostra finalità?).
Tutto è contestabile se si fanno le cose alla carlona.
Di quale ordine parli? Quali sarebbero le motivazioni di questa sanzione? E di quale antitrust parli? Sai che si può intendere tante cose con antitrust vero? Sii più preciso se vuoi controbattere a delle argomentazioni.
E sai anche che il codice deontologico è un regolamento interno all'ordine, mentre qui si sta parlando di violazioni di leggi nazionali. Sai la differenza dei due piani vero?
Inoltre scusa ma cosa c'entra l'art. 21 del codice deontologico con l'esercizio abusivo dell'attività psicoterapeutica?
Non so, leggiamolo insieme, ma a me sembra che parli di insegnamento degli strumenti conoscitivi riservati alla professione:
"Articolo 21
Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche."
Scusa, ma non vedo proprio come tu possa sperare di portare una tale argomentazione in tribunale in caso di denuncia per abuso.
Non lo so, ragazzi, ma avete un minimo di cognizione giuridica di quello che state facendo o andate per sentito dire? Guardate che siete dei professionisti iscritti ad un ordine, mica bazzecole...
Si, ma si presuppone che uno psicologo riconosca alla psicologia qualcosa di diverso dallo yoga o dallo stile di vita, altrimenti che vada a fare l'istruttore ginnico o il santone!Citazione:
Comunque al di là delle beghe legali, veniamo all'aspetto clinico. Ti premetto che sono uno psicoteraputa in formazione (gestalt), ma malgrado ciò non reputo la psicoterapia l'unica strada per portare alla risoluzione della problematica, ne conosco a flotte di persone che non hanno trovato giovamento con terapie xy, ma sono migliorare con un cambiamento di stile di vita, o abbracciando altre correnti tipo meditazioni, yoga o sempilcemente non lavorando sulla patologia ma sullo stile di vita tipo counseling.
Ecco, è questo il punto cruciale: "eludendo il nucleo centrale patologico". Un paziente va da uno psicologo con una patologia e la stessa non viene trattata e non viene fatto un invio. Si potrà lavorare su altri aspetti e risorse, ma la patologia resta e si aggrava. A meno che lo stesso psicologo preveda di incrociare le dita e sperare il cielo che guarisca per magia o per miracolo o per yoga (ma mi chiedo perchè ha sprecato cinque anni della sua vita a studiare per affidarsi al fato?).Citazione:
Quindi eludendo il nuclo centrale patologico che il paziente ci porta (sarebbe altrimenti psicoterapia) , ma lavorare su altri aspetti di vita: autostima, mission, obiettivi, stile di vita,si può portare la persona verso il benessere.
Questa almeno è la mia visione delle cose.
Questa è negligenza bella e buona (che ha rilevanza penale, eh, sia chiaro!)., non andiamoci così leggeri!
Insomma, tanto per riassumere, se una persona si rivolge ad uno psicologo e questi diagnostica una patologia (dato che ha competenze e facoltà per farlo), se non è specializzato deve informare in modo trasparente il paziente e provvedere necessariamente e tempestivamente ad inviarlo da uno psicoterapeuta, perchè se interviene sul sintomo seguendo competenze proprie della psicoterapia compie un abuso di attività psicoterapeutica; se invece non agisce sul sintomo compie una negligenza.
Io ve l'ho detto, poi fate voi.
Vedo che ti ha già risposto ninfaverde, comunque te lo dico come consiglio appassionato. Non devi chiederti se ciò che fai è lontano dalle competenze dello psicologo, ma se attiene alle competenze dello psicoterapeuta. Solo così puoi essere sicura di non eccedere ciò che puoi fare.
L'intervento che hai descritto fa parte delle competenze dell'attività psicoterapeutica? Se si allora non lo puoi fare anche se hai dato degli esami che ti fanno avere delle cognizioni in merito, se no puoi tranquillamente intervenire.
Ciao
Venendo all'articolo 21, gli psicologi non potrebbero insegnare ai counselor, ma le scuole di psicoterapia insegnano ai counselor e coach, in barba all'articolo 21, comunque dalle tue risposte vedo che sei un devoto dell'ordine degli psicologi. Ti ripeto l'ordine ha vinto delle cause e perso altre, come quel caso di quello psicoterapeuta Austriaco che quando chiese di lavorare in Italia, l'ordine gli rispose picche! perchè non si era laureato nel nostro paese, però il consiglio di stato gli ha dato ragione, vista la legge sulla libera circolazione dei lavoratori europei, e lo psicologo lavora in italia, potrei anche dirti che i decreti ministeriali, quando escono dopo una legge nazionale, diventano vere e proprie integrazioni di leggi esistenti.
Sul discorso la patologia rimane, mi sembra che tu abbia un'idea della psicologia come di una legge matematica 2+2=4,come di una scienza esatta,ma non mi risulta sia così, lo sapevi che certe scuole di psicoterapia non fanno nemmeno ricerca clinica? la mente umana è molto complessa, è tutto da dimostrare che solamente la psicoterapia, oppure un aiuto farmacologico funzioni, ripeto esistono persone, che hanno migliorato in grande la loro vita (altro che nucleo patogeno), cambiandoi stile di vita, e lavorando su potenzialità diverse.
Non escludo che una persona possa affrontare i problemi in tanti modi diversi, ma a questo punto non stupiamoci se spuntano come funghi coach, santoni e counsellor che si fanno forti del concetto da te espresso, in grado di proporre tecniche volte al "cambiamento dello stile di vita e lavoro sulle risorse. "è tutto da dimostrare che solamente la psicoterapia aiuta", ma è tutto da dimostrare a maggior ragione che solo lo psicologo aiuti. Se iniziamo a fare questi ragionamenti, non si finisce più e non si può escludere a priori l'utilità di altre figure professionali coinvolte in altre aree ai fini del benessere mentale: yoga, corsa,preghiera, interessi culturali, amicizie... Sono tanti gli aspetti importanti nella vita. Mi chiedo perchè dovremmo sostenere un aiuto tanto aspecifico che può andare bene in situazioni dove si richieda solo sostegno e counselling, ma insufficiente per le patologie mentali (la ricerca in psicoterapia esiste eccome e molte scuole di specializzazione serie e qualificate la mettono a fondamento del proprio ed altrui approccio).