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paziente e diagnosi
Ciao,
mi è stato assegnato da un collega un paziente schizofrenico, io non ho la specializzazione in psicoterapia quindi mi chiedo se da psicologo posso
aiutare questa persona o meno, e se è si come fare (so bene che bisogna utilizzare una terapia supportiva) ma essendo il mio primo paziente (certo che patologia più semplice non poteva capitarmi come primo caso) non so bene nella pratica come muovermi, quindi chiedo consigli a chi ha più esperienza di me.
Spero che mi aiuterete in questa nuova avventura
grazie
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Riferimento: paziente schizofrenico
Lascia perdere le etichette. La maggior parte delle volte questo genere di etichette vengono date a caso.
Lascia perdere anche la differenza fra psicologo e psicoterapeuta.
Incontra il paziente, cerca di capire qual e' il problema e decidi se puoi aiutarlo o meno.
Non devi essere per forza esperto del problema(ma se non lo sei non farti pagare come se lo fossi) a volte basta che hai volonta' di leggere la letteratura sull'argomento e magari prendere delle supervsioni.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Sono pienamente d'accordo con luca london.
Spesso le diagnosi con cui i pazienti si presentano possono fuorviare o generare pregiudizi assurdi (tipo "è schizofrenico, non c'è nulla da fare"....).
Tu incontralo, fai il tuo colloquio e poi valuta se sei in grado di offrirgli qualche tipo di sostegno, anche perchè in genere, i pazienti schizofrenici vengono solo trattati farmacologicamente....proprio perchè vengono etichettati come causa persa...
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Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
tino2181
Ciao,
mi è stato assegnato da un collega un paziente schizofrenico, io non ho la specializzazione in psicoterapia quindi mi chiedo se da psicologo posso
aiutare questa persona o meno, e se è si come fare (so bene che bisogna utilizzare una terapia supportiva) ma essendo il mio primo paziente (certo che patologia più semplice non poteva capitarmi come primo caso) non so bene nella pratica come muovermi, quindi chiedo consigli a chi ha più esperienza di me.
Spero che mi aiuterete in questa nuova avventura
grazie
Se non sai, e non hai già avuto modo di sperimentare, quali sono i principi generali di gestione di una relazione clinica con un paziente con disturbi dello spettro psicotico, eviterei di mettermi (e di mettere il paziente) in una situazione che non sai gestire in maniera debitamente "solida" e competente.
Dipende ovviamente anche dal contesto, obbiettivi, situazioni (chi te lo ha "girato" ? in che contesto ? con quale domanda d'intervento, implicita o esplicita ?), ma non inizierei a nuotare in acque profonde prima di aver imparato a stare a galla con sicurezza.
@London: può anche essere che le "etichette diagnostiche" a volte semplifichino troppo realtà più complesse e sfumate, ma al contempo se vi è una diagnosi di schizofrenia non la liquiderei solo come una "etichetta", "prova e vedi, al limite ti leggi qualcosa". L'avvio di una relazione clinica in un contesto di psicosi è sempre un momento assai complesso e delicato, che è necessario condurre in maniera qualitativamente adeguata.
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Re: paziente schizofrenico
Il paziente è già stato in psicoterapia, con una psicoterapeuta da quasi 3 anni, poi ha abbandonato la psicoterapeuta perchè a suo dire non era più efficace e soddisfacente ciò che facevano in psicoterapia. Adesso ha voglia di ripartire ed è pronto per una nuova "avventura" come la chiama lui.
L'invio del paziente è stato fatto da uno psichiatra che lo tiene in cura da più di 4 anni, proprio con questa diagnosi, quindi è imbottito di psicofarmaci.
Io ho pensato che posso aiutarlo offrendogli un supporto psicologico, perchè lui dice di sentirsi solo, ed effettivamente lo è, non esce da casa perchè non ha amici, andava a fare jogging, ma non va più perchè è solo e non gli piace farlo da solo, quindi mi ha chiesto se andiamo a fare jogging insieme (secondo voi è utile? lo potrei fare?). Dicevo vuole più un amico che uno psicoterapeuta, io ho pensato dunque al supporto psicologico, e a sedute di tecniche di rilassamento, perchè dice di soffrire di disturbi d'ansia, si blocca e non riesce a parlare (quando gli capita di parlare con qualcuno) cala in un sordo silenzio, quindi vorrei utilizzare tecniche di rilassamento per alleviare la sofferenza dovuta ai disturbi d'ansia.
A voi l'ardua sentenza.......
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Re: Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
luca london
Lascia perdere le etichette. La maggior parte delle volte questo genere di etichette vengono date a caso.
Lascia perdere anche la differenza fra psicologo e psicoterapeuta.
Incontra il paziente, cerca di capire qual e' il problema e decidi se puoi aiutarlo o meno.
Non devi essere per forza esperto del problema(ma se non lo sei non farti pagare come se lo fossi) a volte basta che hai volonta' di leggere la letteratura sull'argomento e magari prendere delle supervsioni.
Io spero vivamente che tu stia scherzando.
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Riferimento: Re: paziente schizofrenico
Sembra si profili una fobia sociale. Non darlo per scontato cmq. Alle volte in situazioni croniche come questa puo' aiutare molto qualcuno che ridefinisce il caso in termini diversi.
Cerca di capire meglio qual'e' il problema.
Se decidi che e' effettivamente un problema di fobia sociale le tecniche di rilassamento possono certo aiutare ma esiste un'enorme letteratura e se decidi di lavorare con il cliente étuo dovere diventarne un esperto. Leggendo troverai molte tecniche e esercizi che puoi proporre.
Lascerei da parte il jogging ecc. Non squalificare il tuo intervento se decidi di lavorare con il cliente é tuo responsabilitá mirare ad un cambiamento positivo e duraturo. Poi se non vuoi prenderti la responsabilitá perché pensi di non essere pronto benissimo puoi diventare suo amico o farti pagare per andare fuori con lui, basta che chiami le cose con il proprio nome e non crei confusione.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Oddio, farsi pagare per andare fuori con lui?:asd:
Cosa intendi??!:D
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Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
nudaveritas
Oddio, farsi pagare per andare fuori con lui?:asd:
Cosa intendi??!:D
Si' tipo escort
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Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
luca london
Si' tipo escort
@London: ...scusa ?
@tino: evita confusività di ruolo. O sei suo amico, o sei il suo psicologo che fa sostegno, o sei un terapeuta. Vista la complessità del caso (che non è certo una fobia sociale), io mi sentirei di suggerirti di evitare di fare una presa in carico che potresti non essere tecnicamente in grado di gestire. Il paziente sicuramente può avere beneficio da una ripresa di un percorso psicoterapeutico con un terapeuta qualificato, e dall'integrazione in attività di sostegno sociale che lo aiutino a ricostituire una rete relazionale; attività cui può quindi essere utilmente inviato, ma che non si configurano nell'andare a correre insieme.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Beh qui la discussione sta degenerando e siamo vicini ad un livello di ridicolo, diciamo che leggo pochi consigli utili, tra i quali i consigli più in voga propendono per l'invio ad uno psicoterapeuta, e mi chiedo noi psicologi che cosa dobbiamo fare? dobbiamo solo limitarci a primi colloqui di conoscenza e poi invio allo psicoterapeuta di turno?
Di sicuro non andrò a fare jogging con il mio paziente, non potrei di certo fatturare la voce "corsa e jogging" e farmi pagare per questo, ovviamente, intendevo dire se fuori dal setting potrebbe essere utile andare a fare una corsetta per sollevargli magari un po il morale, proprio perchè è una cosa che mi ha espressamente chiesto lui e siccome non ho 60 anni...............tutto qui, comunque lasciamo perdere il jogging.
Se volete aiutarmi veramente, datemi consigli utili su come impostare un supporto psicologico e gestire una relazione efficace con un soggetto psicotico.
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Re: paziente schizofrenico
Tino, sai cosa penso? Che se uno psicologo non sa dove mettersi le mani e per primo si chiede cosa debba fare in qualità di psicologo con un certo paziente, questo è già abbastanza indicativo di un'insicurezza sulle proprie competenze. Mi sembrano naturali le risposte a seguire (a parte la corsa, che però mi ha un po' risollevato il morale di questa giornata). Poi ti troverai faccia a faccia con quella persona e solo la tua sensibilità ed intuito ti guideranno. Facci sapere però come intanto si sta evolvendo la cosa!
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Riferimento: paziente schizofrenico
La cosa sta andando bene, lo sto seguendo 2 volte alla settimana e mi ha detto che si sente giovato dagli incontri che sta facendo con me.
Detto questo la mia non è insicurezza, ma inesperienza in un caso specifico di persona psicotica, in quanto è il mio primo paziente psicotico (e non il mio primo paziente in assoluto) e le mie perplessità nascono da questo, ovvero la possibilità o meno di aiutare realmente un paziente psicotico, che come dovreste ben sapere è cosa diversa di un paziente nevrotico.
quello che vi chiedo, ed è l'ultima volta che ve lo chiedo (non ve la prendete a male) ma sta discussione sulle mie competenze mi sta un po stufando, come se qui siete tutti i figli di Freud e io sono il figlio della gallina bianca, perdonatemi lo sfogo, dicevo, quello che vi chiedo è se avete avuto la possibilità di seguire un paziente psicotico, e di consigliarmi, in base alle vostre esperienze (no congetture) con pazienti psicotici come vi siete comportati o vi comportate nella pratica.
Anzi no di consigliarmi, perchè nella vita ognuno di noi è già abbastanza bravo a fare errori anche senza essere consigliato, ma di parlarmi delle vostre esperienze pratiche.
Grazie
Saluti
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Re: paziente schizofrenico
:P Io ho zero esperienza e competenza e mi sento sicuramente meno capace di te, quindi facevo un discorso generale e non personale. Perdonami se ho sbagliato i modi, è difficile comunicare bene dietro uno schermo. Con il tuo permesso vorrei ugualmente partecipare alla discussione. Ho fatto tirocinio in una struttura che si occupava anche di psicosi e nelle supervisioni partecipavano dei terapeuti che avevano in cura pazienti affetti da gravi patologie. Avendo avuto a che fare con quel contesto clinico, ho maturato l'idea che uno psicologo senza un training adeguato successivo alla laurea possa affrontare con più difficoltà questi casi umanamente pesanti, che spesso suscitano un senso di smarrimento, confusione e vuoto nel controtransfert. Posso chiederti come ti sei sentito durante queste sedute?
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Riferimento: paziente schizofrenico
Ciao tino:)
Io penso che tu non debba farti scappare un'occasione simile, insomma sicuramente sarà un'esperienza lavorativa per te altamente formativa.
Come tutte le cose affascinanti, c'è spesso il rovescio della medaglia, quindi preparati a farti assorbire totalmente dal tuo paziente in quanto gli psicotici sono come i bambini, hanno bisogno di un sostegno e una supervisione continua.
Secondo me dovresti cercare di impostare il tuo primo incontro previa consultazione con lo psichiatra che l'ha seguito per quei 4 anni così da poter avere un minimo di idea del soggetto.
Dopo di ciò muoviti lentamente e fa quello che ti compete come psicologo, e se hai dubbi o paure chiedi a qualche collega con cui lavori.
Ma questo paziente è inserito in una struttura?
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Riferimento: paziente schizofrenico
Esatto Tenacia.
Hai centrato la questione.
Non sappiamo se non siamo in grado di affrontare delle problematiche fino a quando non ci siamo in mezzo.
Tino, prova, tenta e non lasciarti sopraffare dalla paura della mancanza di esperienza! L'esperienza si costruisce fronteggiando le novità. C'è sempre una prima volta per tutto. se poi capisci di non riuscire a dar nulla a questo paziente, allora e solo allora, potrai tirarti indietro. Non precluderti esperienze solo perchè non le hai mai vissute.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Grazie per le risposte, sicuramente più costruttive delle precedenti ;)
No il paziente non è inserito in una struttura, vive con la famiglia in casa propria, l'obiettivo che ci siamo posti con lo psichiatra è proprio quello di inserirlo in una struttura, un centro diurno, ma in un secondo momento (soprattutto perchè il centro diurno lo stiamo aprendo insieme con un'altra collega e lo psichiatra che mi ha inviato questo paziente, ma questo è un'altro discorso) anche perchè bisogna valutare la sua volontà ad un eventuale inserimento in gruppo, perchè come ho accennato precedentemente (mi sembra di averlo fatto) non vuole che si sappia che lui ha problemi, e quindi se lo metto in un gruppo inevitabilmente questo diritto alla privacy viene a mancare, quindi valuteremo insieme con il paziente il da farsi. Ci risentiamo quando ho qualche novità....ciao
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Riferimento: Re: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
ninfaverde
:P Io ho zero esperienza e competenza e mi sento sicuramente meno capace di te, quindi facevo un discorso generale e non personale. Perdonami se ho sbagliato i modi, è difficile comunicare bene dietro uno schermo. Con il tuo permesso vorrei ugualmente partecipare alla discussione. Ho fatto tirocinio in una struttura che si occupava anche di psicosi e nelle supervisioni partecipavano dei terapeuti che avevano in cura pazienti affetti da gravi patologie. Avendo avuto a che fare con quel contesto clinico, ho maturato l'idea che uno psicologo senza un training adeguato successivo alla laurea possa affrontare con più difficoltà questi casi umanamente pesanti, che spesso suscitano un senso di smarrimento, confusione e vuoto nel controtransfert. Posso chiederti come ti sei sentito durante queste sedute?
:) certo, che puoi partecipare, ci mancherebbe.
Durante le prime sedute ho provato una buona sensazione, come tutte le prime sedute a mio avviso, ho provato un senso di tenerezza, ma che devo riuscire a gestire, per non farmi coinvolgere troppo dal paziente e dalle sue problematiche, la giusta empatia ancora si deve creare, ci sto lavorando ;)
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Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
tino2181
mi chiedo noi psicologi che cosa dobbiamo fare? dobbiamo solo limitarci a primi colloqui di conoscenza e poi invio allo psicoterapeuta di turno?
Se volete aiutarmi veramente, datemi consigli utili su come impostare un supporto psicologico e gestire una relazione efficace con un soggetto psicotico.
Vedi Tino, il problema è che lo psicologo fa quello che sa fare. Se io non ho esperienze di autismo, non mi faccio carico di un grave problema autistico. Se non ho la minima esperienza di psicosi, non mi faccio carico di una grave problematica psicotica. Questo non c'entra con la differenza psicologo/psicoterapeuta: c'entra proprio con ciò che so fare e ciò che non so fare. Possiamo avere uno psicoterapeuta che di autismo non sa niente, ed uno psicologo competente in merito, o viceversa; ma se lo psicoterapeuta non sa niente di Autismo il fatto di essere psicoterapeuta di per sè non lo titola a fare l'esperto di autismo.
Questo non vuol dire (per rispondere anche a Tenacia) che io non possa "sperimentarmi" in attività nuove, o "imparare facendo"; ma l'imparare facendo può attuarsi solo se qualcosa so già e ho chi mi guida, mentre lo sperimentarsi davanti a casi gravi, visto che avrà conseguenze dirette sul benessere psichico di un'altra persona, deve essere fatto solo all'interno di una ben precisa cornice di sicurezza, costituita da una adeguata competenza/esperienza di base e di supervisione professionale.
Questo vuol dire che per lavorare con un paziente psicotico non devi essere uno specialista con anni di lavoro con pazienti psicotici, ma almeno dei concetti di base di setting, teoria della clinica e teoria della tecnica in merito a pazienti psicotici devono essere solidamente posseduti. Altrimenti non è uno "sperimentarsi", ma un "azzardarsi", che sono due concetti un po' diversi.
E con un paziente grave, se non si sa cosa fare, il rischio potenziale (anche se si è in ottima fede e animati di buona volontà) è di non fare star bene sia lui che sè stessi.
Quindi, sì: se devi chiedere su un forum di nickname anonimi e studenti di psicologia "che cosa devi fare per gestire un paziente psicotico", il consiglio più utile che si può dare è appunto di passarlo ad altri. E' come se il mio dentista la sera chiedesse su un forum di studenti di odontoiatria: "Ehi, qualcuno mi sa dire come si estrae un dente ? Domani devo farlo ad un paziente e non lo so". Pensa di essere il paziente...
Quando avrai la possibilità di approcciarti a questo settore d'intervento con una preparazione di base più specifica, qualche esperienza sul campo e/o una supervisione di merito, allora le cose potranno essere diverse. Ma da quanto si scrive qui, temo che sia l'unica risposta deontologicamente fondata che ti si può dare. Questo non vuol dire che tu non sia un bravo psicologo, sia chiaro. Semplicemente, probabilmente sei un bravo psicologo, ma che - a quanto scrivi - non ha ancora quella competenza di merito in questo specifico settore che gli permetta di lavorare - oggi - autonomamente e in maniera professionalmente solida con tale tipo di pazienti.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Ma infatti, Dispodaspo, se rileggi il mio intervento vedrai che ho scritto che dovrebbe consultarsi con lo psichiatra che l'aveva in cura e confrontarsi con i colleghi con cui lavora.
Lungi da me consigliargli di provare sulla pelle di un paziente eh.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Per Dispodaspo
Io non ho chiesto pareri e congetture a studenti di psicologia, io ho chiesto esperienze concrete a chi ha già lavorato con pazienti psicotici, continuate a non voler capire a questo punto, anche perchè non credo che in questo forum ci siano solo nickname anonimi o studenti di psicologia, ma a quando pare c'è anche qualche psicologo.
Poi non sono proprio da solo nella gestione del paziente, ma lo stesso è gestito da una equipe composta da me, che sono lo psicologo e dallo psichiatra che è anche psicoterapeuta, e credo che se lui dopo quasi 5 anni che lo segue, se credeva che io non ero in grado, mi diceva di prenderlo in carico questo benedetto paziente? Sarebbe stato più semplice che da psicoterapeuta lo prendeva in carico lui no? E invece lo ha passato a me....e sicuramente non lo ha passato a me per divertirmi a sperimentare sulla sua salute, ma ha visto potenzialità e professionalità sufficienti per poter lavorare con questo paziente, a mio avviso. Solo che io voglio essere sicuro e fare meno errori possibile, è una non competenza questa? Forse quello che devo fare di utile per questo paziente lo sto già facendo e non me ne rendo conto (per inesperienza) o forse no, solo il tempo potrà dirlo.
Evidentemente per darmi il paziente in carico crede che io posso aiutarlo, ora se mi volete aiutare anche voi con le vostre esperienze bene, in caso contrario niente, forse lo sciocco qui sono io che continuo a rispondere a questi post.
Facciamo una piccola prova a questo punto Dispodaspo hai mai avuto esperienze di lavoro con pazienti psicotici? Se è si vuoi condividere la tua esperienza professionale con noi? Così da aiutarci a vicenda a crescere professionalmente condividendo le nostre esperienze???
No perchè io qui sto condividendo la mia esperienza, e qui ancora non ho trovato una risposta che dice: "Si, io lo so come si fa con una paziente psicotico"; o meglio la risposta qualcuno me l'ha anche data ed è "Si, io lo so come si fa con un paziente psicotico, passalo ad un'altro collega" eheheheheh meglio smorzare i toni :)
Grazie saluti
P.s. poi che significa questa tua frase "ma l'imparare facendo può attuarsi solo se qualcosa so già e ho chi mi guida" certo che qualcosa la so, ho fatto una triennale, poi ho fatto una specialistica, poi ho superato un esame di stato, qualcosa dovrò pur saperla, mah, ripeto forse è meglio chiuderla questa discussione, che potrebbe essere utile a molti giovani psicologi, perchè io la penso come Nudaveritas che dice "se poi capisci di non riuscire a dar nulla a questo paziente, allora e solo allora, potrai tirarti indietro. Non precluderti esperienze solo perchè non le hai mai vissute" ma nel frattempo proviamo a mettere alla prova ciò che abbiamo imparato in 5 anni e passa di università, aggiungerei io.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
tino2181
Per Dispodaspo
Io non ho chiesto pareri e congetture a studenti di psicologia, io ho chiesto esperienze concrete a chi ha già lavorato con pazienti psicotici, continuate a non voler capire a questo punto, anche perchè non credo che in questo forum ci siano solo nickname anonimi o studenti di psicologia, ma a quando pare c'è anche qualche psicologo.
Poi non sono proprio da solo nella gestione del paziente, ma lo stesso è gestito da una equipe composta da me, che sono lo psicologo e dallo psichiatra che è anche psicoterapeuta, e credo che se lui dopo quasi 5 anni che lo segue, se credeva che io non ero in grado, mi diceva di prenderlo in carico questo benedetto paziente? Sarebbe stato più semplice che da psicoterapeuta lo prendeva in carico lui no? E invece lo ha passato a me....e sicuramente non lo ha passato a me per divertirmi a sperimentare sulla sua salute, ma ha visto potenzialità e professionalità sufficienti per poter lavorare con questo paziente, a mio avviso. Solo che io voglio essere sicuro e fare meno errori possibile, è una non competenza questa? Forse quello che devo fare di utile per questo paziente lo sto già facendo e non me ne rendo conto (per inesperienza) o forse no, solo il tempo potrà dirlo.
Evidentemente per darmi il paziente in carico crede che io posso aiutarlo, ora se mi volete aiutare anche voi con le vostre esperienze bene, in caso contrario niente, forse lo sciocco qui sono io che continuo a rispondere a questi post.
Facciamo una piccola prova a questo punto Dispodaspo hai mai avuto esperienze di lavoro con pazienti psicotici? Se è si vuoi condividere la tua esperienza professionale con noi? Così da aiutarci a vicenda a crescere professionalmente condividendo le nostre esperienze???
No perchè io qui sto condividendo la mia esperienza, e qui ancora non ho trovato una risposta che dice: "Si, io lo so come si fa con una paziente psicotico"; o meglio la risposta qualcuno me l'ha anche data ed è "Si, io lo so come si fa con un paziente psicotico, passalo ad un'altro collega" eheheheheh meglio smorzare i toni :)
Grazie saluti
P.s. poi che significa questa tua frase "ma l'imparare facendo può attuarsi solo se qualcosa so già e ho chi mi guida" certo che qualcosa la so, ho fatto una triennale, poi ho fatto una specialistica, poi ho superato un esame di stato, qualcosa dovrò pur saperla, mah, ripeto forse è meglio chiuderla questa discussione, che potrebbe essere utile a molti giovani psicologi, perchè io la penso come Nudaveritas che dice "se poi capisci di non riuscire a dar nulla a questo paziente, allora e solo allora, potrai tirarti indietro. Non precluderti esperienze solo perchè non le hai mai vissute" ma nel frattempo proviamo a mettere alla prova ciò che abbiamo imparato in 5 anni e passa di università, aggiungerei io.
Per risponderti: sì, ho esperienza di pazienti psicotici. Ed è appunto per questo che ti dico quello che ti dico: perchè non è certo in un post su un forum che si può spiegare in quattro righe come si gestisce uno dei più complessi e delicati problemi di clinica esistenti.
Vedi Tino, qui c'è una curiosa confusività di livelli. Prima dici che "qualcosa evidentemente devi aver imparato, visto che hai studiato tanti anni", poi però chiedi una mano perchè, nella pratica, non sai cosa fare e da che parte iniziare.
Quindi, evidentemente, dici che "in teoria dovresti sapere cosa fare", ma in pratica con questi messaggi stai comunicando che in realtà non lo sai.
E quello che conta quando hai davanti il paziente, non è quello che in teoria un pezzo di carta dice che dovresti sapere, ma quello che in pratica sai, e sai fare concretamente.
Studiare psicologia sui libri non fornisce un'onniscienza clinica; come tutti, quindi, in alcune aree sarai più preparato, in altre di meno. Evidentemente, se chiedi su un forum come si deve gestire un paziente psicotico vuol dire che non lo sai abbastanza bene, e che il percorso di studi che hai fatto non ti ha dato sufficiente competenza di merito (non è una critica, è una constatazione). Quindi non ha molto senso dire "ah, ma ho studiato cinque anni, quindi dovrei saperlo". Il problema non è quello che "dovresti in teoria sapere": è se lo sai concretamente, o no.
Io non so perchè, con quali richieste esplicite o implicite, ed in che contesto ti sia stato passato il caso.
Su questo forse ti dovresti (e dovevi) confrontare con l'inviante, per chiarire quali sono le sue aspettative rispetto alla tua attività, se ha un'idea del perchè te l'ha inviato, con l'aspettativa che tu facessi esattamente che cosa.
Direi che questo è essenziale in ogni invio, ma ho l'impressione da quanto scrivi che questo passaggio di consegne non sia avvenuto in maniera del tutto chiara ed esaustiva.
Quindi il mio primo consiglio, praticissimo, è: contatta urgentemente l'inviante, e chiarisciti con lui su cosa esattamente si aspetta da te e perchè te l'ha girato, e se quello che tu sai fare oggi (non "in teoria"; in pratica) risponda effettivamente a questa esigenza/aspettativa dell'invio. Poi, il secondo consiglio praticissimo è: trovati rapidamente un supervisore reale con esperienza nel campo (e non un forum di nickname), e riferisciti a lui. Il terzo consiglio praticissimo è: inizia a studiare molto bene la teoria della clinica dei disturbi dello spettro psicotico, perchè se conoscessi tali teorie e modelli d'intervento molte domande che hai posto qui non ti sarebbero nemmeno venute in mente.
"Si mette alla prova quanto si è imparato", in relazione al benessere psichico di un altro sofferente, solo se si sa cosa si sta facendo, se no è un giocare col fuoco. Prima si imparano sotto supervisione le basi del settore specifico, e solo dopo "ci si cimenta", con un'adeguata cornice di sicurezza teorico-clinica.
Mi spiace di essere un pò ruvido, ma se stessimo parlando in astratto la conversazione la potremmo fare in tanti modi; ma siccome si parla di un paziente reale, del suo benessere (e del tuo) sono molto chiaro e diretto.
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Riferimento: paziente schizofrenico
:approved:
qualche suggerimento sulla bibliografia in merito?
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Re: paziente schizofrenico
Dispodaspo, io ritengo che con una laurea in psicologia non si possa avere alcun tipo di ESPERIENZA clinica con nessuno e che si debba al di là delle nozioni apprese nei libri (che non costituiscono esperienza, semmai conoscenza, quindi mi stupisce che con l'università si possa imparare a FARE qualcosa) cominciare a muoversi con la dovuta cautela. L'inizio è problematico comunque e per chiunque, però purtroppo cominciare è necessario! Tino ha espresso con umiltà i limiti che OGNI laureato in psicologia presenta all'inizio della carriera ed è un bene che li sappia riconoscere e che non si senta un padre onnipotente, quello sì che rappresenterebbe un serio pericolo alla salute del paziente. Venire qui a confidarsi con dei nick non è condannabile, in fondo i forum servono un po' a questo! Siamo tutti capaci a interloquire con colleghi e amici, ma il forum è uno strumento in più che potrebbe rappresentare una risorsa se si comunica con colleghi disponibili e competenti. Perchè non ci parli di come hai iniziato a lavorare con gli psicotici, dei problemi che hai affrontato, dei tuoi vissuti umani con loro, di come hai gestito l'ansia del primo paziente? Trovo che confidarsi su questo piano sia molto più utile per tutti noi, che abbiamo piacere nel confronto:approved:!
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Riferimento: paziente schizofrenico
Brava Ninfaverde, quoto in toto :Ops:
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Riferimento: Re: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
ninfaverde
Dispodaspo, io ritengo che con una laurea in psicologia non si possa avere alcun tipo di ESPERIENZA clinica con nessuno e che si debba al di là delle nozioni apprese nei libri (che non costituiscono esperienza, semmai conoscenza, quindi mi stupisce che con l'università si possa imparare a FARE qualcosa) cominciare a muoversi con la dovuta cautela. L'inizio è problematico comunque e per chiunque, però purtroppo cominciare è necessario! Tino ha espresso con umiltà i limiti che OGNI laureato in psicologia presenta all'inizio della carriera ed è un bene che li sappia riconoscere e che non si senta un padre onnipotente, quello sì che rappresenterebbe un serio pericolo alla salute del paziente. Venire qui a confidarsi con dei nick non è condannabile, in fondo i forum servono un po' a questo! Siamo tutti capaci a interloquire con colleghi e amici, ma il forum è uno strumento in più che potrebbe rappresentare una risorsa se si comunica con colleghi disponibili e competenti. Perchè non ci parli di come hai iniziato a lavorare con gli psicotici, dei problemi che hai affrontato, dei tuoi vissuti umani con loro, di come hai gestito l'ansia del primo paziente? Trovo che confidarsi su questo piano sia molto più utile per tutti noi, che abbiamo piacere nel confronto:approved:!
Ninfa, siamo d'accordo: un neolaureato, per definizione, non ha esperienza. Ma appunto, proprio perchè non ha esperienza è opportuno che non si faccia carico di problemi clinici di estrema complessità di cui non ha ancora competenza di merito sufficiente, ma inizi a farsi le ossa su altro, per poi avvicinarsi gradualmente ad un percorso di formazione/esperienza più specifico opportunamente contestualizzato. E' appunto a questo che servono tirocini, esperienze pratiche guidate, formazione personale, supervisioni, stages, scuole di specializzazione, esperienze di frequentatore volontario con supervisore presso le strutture, etc. Non è leggendo un libro che si impara a gestire un paziente psicotico, ma solo facendo la necessaria esperienza, e ricevendo la necessaria supervisione. Anche un neolaureato in Medicina in teoria è abilitato a fare trapianti di cuore (sulla carta), ma nella pratica non ci pensa neanche di avvicinarsi a fare una cosa del genere prima di anni e anni di approfondimenti, formazione specialistica, esperienza di sala operatoria. Inizierà a fare qualcosa di altro, per cui sia già qualificato, e poi si avvierà progressivamente ai trapianti, con le opportune garanzie per lui e soprattutto i pazienti. Che ne diresti di un giovane medico che chiede su un forum "come si trapianta un cuore ? qualcuno l'ha fatto ? domani devo farne uno...".
Ora, la gestione della relazione clinica con un paziente psicotico non è come un trapianto di cuore, ma comunque a livello di setting, aspetti transferali e controtransferali, gestione della rapporto professionale, aspetti clinici e psicoeducativi ha dimensioni di notevolissima complessità, molto superiori a quelli implicati nel lavoro con altre tipologie di intervento clinico, e che non si imparano solo su un libro o "provando a vedere come va" (anche per rispetto del paziente...).
Per questo non posso che ribadire i tre consigli: confronto con l'inviante, inizio di uno studio serio ed approfondito dell'argomento, ricerca immediata di un supervisore esperto.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Dispodaspo ma tu sei psicoterapeuta o psicologo? E da quanto tempo?
se posso chiedere ;)
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Riferimento: paziente schizofrenico
Qualche riflessione:
- Anche la psicoterapia, applicata alla schizofrenia, comporta un numero consistente di fallimenti. Ma, intanto, i pochi casi che guariscono lasciano pensare che, negli altri, si dia un concorso di fattori negativi – ambientali, sociali e psicologici – sui quali occorre continuare a riflettere. In secondo luogo, il fatto stesso che in alcuni casi, la cui diagnosi è inconfutabile nell’ottica della nosografia tradizionale, si realizzino sorprendenti guarigioni, vale da solo a confutare l’impianto organicistico.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Ma chi ha deciso che questo cliente e' psicotico? Ma a cosa ci serve sapere che e' psicotico? Ma cosa vuol dire?
Dopo che lo so che faccio mi leggo un paio di libri di Racamier? Cerco di riparare ai suoi traumi preedipici?
Io non ho niente contro la psicoanalisi in se' ma non credo che questa sia psicoanalisi. Sembra piu' un razionalismo estremo, per cui vediamo e pensiamo in base a delle categorie e non vediamo la realta'. Questo e' dannoso per il paziente, che uno lo faccia per la prima volta o che abbia 30 di esperienza.
Questa persona ha dei problemi non una psicosi.
Cerca di migliorare la sua vita non di curagli la psicosi. Meglio per lui e molto piu' facile per te.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
luca london
Ma chi ha deciso che questo cliente e' psicotico? Ma a cosa ci serve sapere che e' psicotico? Ma cosa vuol dire?
Dopo che lo so che faccio mi leggo un paio di libri di Racamier? Cerco di riparare ai suoi traumi preedipici?
Io non ho niente contro la psicoanalisi in se' ma non credo che questa sia psicoanalisi. Sembra piu' un razionalismo estremo, per cui vediamo e pensiamo in base a delle categorie e non vediamo la realta'. Questo e' dannoso per il paziente, che uno lo faccia per la prima volta o che abbia 30 di esperienza.
Questa persona ha dei problemi non una psicosi.
Cerca di migliorare la sua vita non di curagli la psicosi. Meglio per lui e molto piu' facile per te.
Hai mai studiato psicopatologia?
Il tuo post è privo di fondamento e fossi in te editerei alla velocità della luce.
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Riferimento: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
Tenacia.
Hai mai studiato psicopatologia?
Il tuo post è privo di fondamento e fossi in te editerei alla velocità della luce.
E' proprio questo spirito classificatorio che non convido. E' idealismo. E' credere nell'esistenza delle idee.
Per me una buona diagnosi e' soltanto una buona chiave di ricerca in google scholar
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Riferimento: paziente schizofrenico
Ti quoto in peno Luca, senza dimenticare che bisognerebbe realmente vedere se il paziente è psicotico, oppure "si tratta di una costruzione della realtà della psichiatra".
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Riferimento: paziente schizofrenico
Basta provare a cercare psychosis in google scholar per convincersi che si tratta di un costrutto piu' utile allo psichiatra che allo psicologo.
http://scholar.google.co.uk/scholar?...2C5&as_sdtp=on
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Re: paziente schizofrenico
Ragazzi, questa discussione è già la dimostrazione dell'esistenza della psicosi!
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Riferimento: Re: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
ninfaverde
Ragazzi, questa discussione è già la dimostrazione dell'esistenza della psicosi!
Quoto Ninfa.
@london: il costruzionismo va bene, ed è utile, fino a quando non diventa paradossale. Le etichette possono essere potenti costruttori di realtà, nel bene o nel male; ma le problematiche psichiche gravi non sono, purtroppo, solo "idee soggettive".
E' molto idealistico, e paradossalmente iperoggettivista, affermare che la realtà non esiste se non nelle nostre costruzioni.
La psicosi purtroppo esiste, indipendentemente dal fatto che i tuoi costrutti la comprendano o no. Fatti qualche anno di lavoro clinico in un SPDC, e poi riparliamo del costruzionismo estremo in stile "la psicosi non esiste" applicato alla clinica psicopatologica.
Mi preoccupo se vedo che le valutazioni di merito e le diagnosi di uno psichiatra e di uno psicoterapeuta che hanno seguito per quasi un lustro il paziente vengono messe in dubbio a tavolino e per partito preso da persone che non hanno mai visto il paziente stesso (e forse nessun altro paziente in generale), solo sulla base di una riflessione generica di ordine filosofico (e che però propongono subito l'ipotesi di una "fobia sociale" con scioltezza... mah).
E' opportuno partire dalle basi, prima di partire con l'epistemologia postmoderna.
@Tino: in questo forum sono solo un nickname :-)
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Riferimento: Re: paziente schizofrenico
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Originalmente inviato da
Dispodaspo
Quoto Ninfa.
@london: il costruzionismo va bene, ed è utile, fino a quando non diventa paradossale. Le etichette possono essere potenti costruttori di realtà, nel bene o nel male; ma le problematiche psichiche gravi non sono, purtroppo, solo "idee soggettive".
E' molto idealistico, e paradossalmente iperoggettivista, affermare che la realtà non esiste se non nelle nostre costruzioni.
La psicosi purtroppo esiste, indipendentemente dal fatto che i tuoi costrutti la comprendano o no. Fatti qualche anno di lavoro clinico in un SPDC, e poi riparliamo del costruzionismo estremo in stile "la psicosi non esiste" applicato alla clinica psicopatologica.
Mi preoccupo se vedo che le valutazioni di merito e le diagnosi di uno psichiatra e di uno psicoterapeuta che hanno seguito per quasi un lustro il paziente vengono messe in dubbio a tavolino e per partito preso da persone che non hanno mai visto il paziente stesso (e forse nessun altro paziente in generale), solo sulla base di una riflessione generica di ordine filosofico (e che però propongono subito l'ipotesi di una "fobia sociale" con scioltezza... mah).
E' opportuno partire dalle basi, prima di partire con l'epistemologia postmoderna.
@Tino: in questo forum sono solo un nickname :-)
Potrei risponderti che anche certe valutazioni psichiatriche e psicoterapeutiche su questo paziente, vengono raccontate su un forum, bisognerebbe realmente vedere le carte e parlare con lo psichiatra di turno, siccome non è possibile, anche questo racconto è di "ordine filosofico", o quanto meno non scientifico.
Sul costruttivismo potrei dirti che molte terapie lo sono "breve strategica", "cognitivo costruttivistica", ed è per questo che non appiccicano etichette al paziente, in quanto non interessa l'etichetta psichiatrica, ma la "costruzione della realtà del paziente", vorrei anche ricordati che basterebbe leggere Watzlawick "la realtà inventata" per comprendere di come negli anni 70 psicologi di palo alto, si fecero ricoverare in una clinica psichiatrica, e gli furono diagnosticate varie forme di patologie , dal disturpo paranoide , allo schizofrenico. Incredibilmente i pazienti di quel manicomio, si resero conto che quei pazienti erano "sani", ma incredibilmente non se ne resero cono gli psichiatri. Senza dimenticare che la criminologia, con purtroppo i fatti di cronaca nera, lo dimostrano quotidianamente, dove varie perizie fatte da esperti sia nel caso della polizia scientifica, ma anche nel caso di perizie psichiatriche spesso vengono confutate e fatte a pezzi da altre perizie. Insomma i nostri costrutti personali influenzano sempre in qualsiasi campo della scienza.
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Riferimento: Re: paziente schizofrenico
Citazione:
Originalmente inviato da
Dispodaspo
Quoto Ninfa.
@london: il costruzionismo va bene, ed è utile, fino a quando non diventa paradossale. Le etichette possono essere potenti costruttori di realtà, nel bene o nel male; ma le problematiche psichiche gravi non sono, purtroppo, solo "idee soggettive".
E' molto idealistico, e paradossalmente iperoggettivista, affermare che la realtà non esiste se non nelle nostre costruzioni.
La psicosi purtroppo esiste, indipendentemente dal fatto che i tuoi costrutti la comprendano o no. Fatti qualche anno di lavoro clinico in un SPDC, e poi riparliamo del costruzionismo estremo in stile "la psicosi non esiste" applicato alla clinica psicopatologica.
Mi preoccupo se vedo che le valutazioni di merito e le diagnosi di uno psichiatra e di uno psicoterapeuta che hanno seguito per quasi un lustro il paziente vengono messe in dubbio a tavolino e per partito preso da persone che non hanno mai visto il paziente stesso (e forse nessun altro paziente in generale), solo sulla base di una riflessione generica di ordine filosofico (e che però propongono subito l'ipotesi di una "fobia sociale" con scioltezza... mah).
E' opportuno partire dalle basi, prima di partire con l'epistemologia postmoderna.
@Tino: in questo forum sono solo un nickname :-)
Io non sono assolutamente un costruzionista. Io non ho detto che la psicosi non esiste. Il punto e' che la categoria di esistenza non puo' essere proprio applicata alla psicosi. Cioe' non ha senso stare qua a discutere se esiste o non esiste. Sarebbe come discutere se esiste il clima tropicale. Di certo esiste ma non nel modo in cui esistono gli oggetti, e' un concetto. La psicosi esiste, ma non nel modo in cui esistono gli oggetti, e' un concetto.
Come il concetto di clima viene applicato per descrivere un'insieme di caratteristiche e inclinazioni di certi luoghi geografici. Cosi' il concetto di psicosi e' applicato a descrivere il comportamento di certi individui.
Io non metto in dubbio la diagnosi. Una diagnosi fatta nel rispetto dei criteri non ci sono dubbi che sia vera.
Non c'e' difficolta' in linea di principio a assegnare un territorio ad una certa fascia climatica. Bastera' rilevare nel tempo temperature, precipitazioni, ecc. e poi vedere a che zona climatica appartiene.
Io dico che se vuoi far smettere di piovere, del fatto di sapere che c'e' un clima tropicale non te ne fai niente.
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Riferimento: paziente schizofrenico
:summer: quanta carne al fuoco :jd:
Beh sabato e domenica non lo vedrò sicuramente, l'appuntamento è fissato per mercoledì, qualche aggiornamento sulla diagnosi lo si può fare, cmq lo psichiatra che lo segue e lo ha seguito non è l'ultimo arrivato e se ha diagnosticato schizofrenia, fidatevi è schizofrenia, poi la possiamo chiamare come vogliamo, ma quanto si manifestano i sintomi chiari di quella patologia, c'è poco da aggiungere o levare.
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Re: paziente schizofrenico
L'utilità della diagnosi non sta nell'appiccicare un'etichetta, ma nel valutare la condizione del paziente in modo da concertare con lui o la sua famiglia (a seconda dell'invio, uno psicotico difficilmente si presenta solo, è quasi sempre mandato o dal medico o dalla famiglia) un percorso ragionato e non improvvisato. Ricordiamo che una diagnosi ci aiuta nell'ipotizzare il decorso di un disturbo, la prognosi, l'eventuale necessità di farmaci e soprattutto il tipo di trattamento da proporre. Non si può tenere una persona e navigare a vista a seconda di come va, la professionalità a cui è chiamato un clinico è sapere come si sta muovendo e perchè. Questo è possibile solo se ha una minima idea di chi si trovi di fronte, del disagio del paziente, della domanda che porta, del suo funzionamento, del rapporto con la realtà, modalità relazionali, meccanismi difensivi ecc.... La diagnosi non riduce il paziente a dei criteri se fatta in modo responsabile, approfondito e serio!
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Riferimento: paziente schizofrenico
Ma io non capisco l'essenza di questa polemica sinceramente.
Cioè è logico, dato che siamo psicologi, che non è intenzione nostra soffermarci ed etichettare il paziente secondo la classica nosografia di stampo medico-psichiatrico, ma non possiamo nemmeno rinnegare l'uso di una terminologia tecnica.
Facendo così non si fa che alimentare i soliti dubbi sull'essenza della nostra professione e sull'oggetto di nostro intervento, insomma si rischia di dare l'impressione di parlare di aria fritta!
Se un paziente epatopatico va dal medico gli verrà diagnosticata una patologia del fegato esatto?
non credo che nessuno si metterebbe a disquisire sulla terminologia tecnica e sostituirebbe epatite con chissà quale termine astratto.
Insomma teniamoci le diagnosi ma interveniamo a 360 gradi sul paziente utilizzando l'approccio epistemologico della complessità quindi.