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attaccamento alla patologia
sopravvivo da anni nel terrore (ansia generalizzata) che mi provoca angoscia e rabbia, mi è stato diagnosticato un disturbo di personalità NAS.
Dal punto di vista psicologico, quello che mi separa dalla guarigione è l'abitudine, l'attaccamento alla patologia che altro non è che un modo di essere attuato per adeguarsi ad un passato di tensione, mancanza di punti di riferimento e rinforzi positivi.
In sintesi la mia patologia è un modo di essere reattivo alle mie esperienze passate, al mio trascorso di vita.
Razionalmente in anni di psicoterapia (analitica e cognitivo-comportamentale) ho realizzato che le ragioni della paura, dell'allarme e della conseguente tristezza e rabbia, sono ormai lontane nel tempo e nello spazio e anche che sono state interpretate in modo "pesante" da me, ma la mia emotività non ne vuol sapere di cambiare... a questo punto, spero, che solo il futuro convinca il mio inconscio che non ci sono pericoli reali e che riuscirò a svestirmi da questo stato d'animo, svincolandolo dal passato e legandolo agli eventi reali del presente.
La mia psichiatra e la mia psicoterapeuta sostengono che il passo da fare è il distacco dalla patologia alla quale sono attaccato, la psicoterapeuta aggiunge che se mi amassi, tutto si risolverebbe automaticamente (se mi amassi e mi stimassi, la smetterei di sentirmi debole e vulnerabile e di conseguenza sparirebbe l'ansia e la sensazione di solitudine, se mi amassi sceglierei di guarire, perchè una vita sana è migliore di una patologica)
Certo che però non è facile cambiare neanche quando sai che è meglio, molto meglio, sono cosi vittima della mia emotività??
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da dipendedame
(se mi amassi e mi stimassi, la smetterei di sentirmi debole e vulnerabile e di conseguenza sparirebbe l'ansia e la sensazione di solitudine, se mi amassi sceglierei di guarire, perchè una vita sana è migliore di una patologica)
Certo che però non è facile cambiare neanche quando sai che è meglio, molto meglio, sono cosi vittima della mia emotività??
Beh ma se una condizione è chiaramente migliore di un'altra e non sei incerto perché non cambi? Io fossi in te rifletterei su questo: è così vero che una vita "sana" per te è migliore di una vita "patologica"? Cos'è una vita "patologica" e cos'è una vita "sana" secondo le tue idee? Cosa dovresti fare concretamente tu per vivere in modo sano? Ecco prova a vivere in modo "sano" e vedi come ti senti. Se ti senti comunque una schifezza nel vivere in modo sano, le idee rispetto alla sanità di questa modalità esistenziale le si possono cestinare, le ha messe su qualcuno che voleva dare aria alla bocca. Se io avessi seguito certi standard di salute secondo le idee di qualcun altro rispetto a cosa debba considerarsi sano, probabilmente sarei già finito sotto terra ad ingrassare i vermi. La divisione [vita sana/vita malata] non esiste, esiste al limite [vita migliore per sé/vita peggiore per sé] e quel migliore lo avverti e senti tu e solo tu in cosa consiste.
Sai che vivere in un certo modo è migliore per te sotto tutti gli aspetti, puoi cambiare tutto agevolmente e non lo cambi? Per me non regge questa cosa, non riesco davvero a crederci. La verità è che in questo tipo di cambiamento qualcosa comunque non ti sta tanto bene, se no cambieresti direttamente.
Se è difficile mantenere in piedi certe cose, già questo rappresenta un aspetto negativo dell'altra modalità esistenziale che non si trova al di fuori della valutazione stessa.
Dire "io so che questo è migliore, d'altra parte però per ottenere questo devo fare questo e quest'altro che non sopporto proprio" già è un modo di vedere le cose più realistico in cui si comprendono i motivi per cui non si agisce in certi modi.
Certo se poi si mette in mezzo il discorso dell'esser vittime dell'emotività, ossia di sé stessi, beh lo si potrebbe essere sempre vittime anche nel valutare migliore qualcosa e peggiore qualcos'altro, perderebbe di senso migliore e peggiore senza la propria emotività. Senza emotività come si fa a valutare qualcosa?
In qualsiasi situazione ti trovi perché mai non dovresti cadere vittima della tua emotività e di quel che senti in quel momento nel giudicarla positivamente o negativamente? Tieni lontane tutte le emozioni e ti accorgerai che una situazione vale l'altra, si appiattisce tutto, non esiste un metro razionale non emotivo per valutare cose e persone, la razionalità è uno strumento, è come un martello, nessuno può stabilire in modo oggettivo come lo si debba usare. In genere è il temperamento individuale che dà colore alle cose, non sta certo fuori da qualche parte questo colore e per me non può rappresentare qualcosa da cui bisogna difendersi.
Pensa che non sei affatto malato già a partire da ora, che ora vivi male perché ti mancano certe cose, ma non è certo solo per colpa di una malattia che ti ha attaccato che avviene questo... E se la malattia da cui guarire poi sei tu stesso? Come farai a liberartene? Col suicidio?
Un omosessuale potrebbe dirsi "è colpa del fatto che sono un omosessuale e desidero sessualmente degli uomini che ho problemi con la mia famiglia e il resto della società", certo questo magari è tutto vero, ma a la soluzione non è rappresentata in questi casi di certo dal guarire da queste modalità "cambiando in questo senso qua" e buttando via quel che si prova davvero, sentimenti e stati emotivi come un qualcosa di patologico da correggere ed indirizzare sulla retta via della sanità mentale che cancella questi disordini. Se hai molta paura rispetto a qualcun altro e ti senti insicuro nell'affrontare qualcosa non è mica detto che sei tu che hai una modalità emotiva alterata, come si fa a stabilire quale sarebbe quella normale e giusta? Certo una persona può fantasticare nel dirsi "Se io non fossi così allora...", ma se tu non sei così già adesso è perché nell'insieme probabilmente non staresti bene o meglio.
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
l'amore, in senso lato, è cio che ci tiene attaccati alla vita
io da quando sto al mondo mi sono sempre sentito odiato e disprezzato > non ho mai imparato ad amare > disprezzo me stesso, ho paura e rabbia verso gli altri, non riesco ad amare niente di questa vita
mi tengono al mondo, la paura della morte, la consapevolezza che questo è un modo di essere che forse puo cambiare, la voglia di amare e sentirmi amato prima di morire
come s'impara ad amare a 32 anni?
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da dipendedame
l'amore, in senso lato, è cio che ci tiene attaccati alla vita
io da quando sto al mondo mi sono sempre sentito odiato e disprezzato > non ho mai imparato ad amare > disprezzo me stesso, ho paura e rabbia verso gli altri, non riesco ad amare niente di questa vita
mi tengono al mondo, la paura della morte, la consapevolezza che questo è un modo di essere che forse puo cambiare, la voglia di amare e sentirmi amato prima di morire
come s'impara ad amare a 32 anni?
Ciao dipendedame sai io in tutto questo non ci vedo alcun attaccamento ad alcuna patologia. Il modo di essere che vuoi cambiare quale sarebbe? Vuoi cambiare il fatto che non ami l'esistenza costituita in un certo modo, e quindi vuoi modificare il tuo giudizio lasciando tutto così com'è arrivando ad amarlo lo stesso in qualsiasi forma tutto questo si presenti? O desideri modificare questa forma di costituzione stessa dell'esistenza?
Ad esempio una cosa è "arrivare a sentirsi belli" altra "divenir belli davvero", una cosa "sentirsi ricchi" altra "divenir ricchi davvero". Sentirsi amati o disprezzati per me non è che conti poi più di tanto, più che al sentire questo amore (che magari non c'è, perciò non lo si sente proprio, e non c'è proprio nulla da sentire) bisognerebbe interessarsi al fatto d'essere amati effettivamente da certe persone. Se sto da solo e mi sento amato, cosa me ne faccio di questo mio sentire? Io personalmente niente.
Quando tu dici che non ti sei mai sentito amato, vuoi dire che il problema sta nel tuo sentir questa mancanza d'amore, che se fossi capace di sentirlo e captarlo l'amore intorno a te si risolverebbe tutto? E' una questione d'antenne? C'è il segnale nell'aria e bisogna solo spostarle? O il problema è che non sei stato amato effettivamente da qualcuno e continui a non esserlo realmente anche ora?
Tu dici che ti disprezzi, ma perché mai dovresti sentire questo? In base a cosa ti guardi allo specchio e giudichi male quel che vedi? Io credo che il giudizio su di sé non provenga direttamente da noi stessi ma dall'ambiente; quindi non è tanto la tua modalità che dovrebbe cambiare, ma realmente tutto un sistema relazionale nel quale non sei coinvolto solo tu ma molte altre persone.
Se ti senti più alto non divieni più alto di quel che sei agli occhi di qualcun altro secondo il quale non sei abbastanza alto, se ti senti più intelligente non risolvi ogni sorta di problema reale ti presenterà qualcuno, se ti senti capace di amare non risolvi ogni conflitto affettivo se qualcuno, ad esempio una donna, ti chiederà di più, un qualcosa che non sei ben disposto a darle pur di stare con lei. Se tutti intorno a te continuano a ripetere che odiano le persone di un certo tipo o magari le evitano effettivamente e tu fai parte di questa tipologia di persone come diavolo dovresti fare a sentirti amato? Se non ti senti amato e senti questo disprezzo è normale che sia così e non rappresenta una malattia che si è insediata nel tuo sentire.
Se ad esempio io evito di incontrarti perché (ipoteticamente) mi sei antipatico, beh non è certo perché tu non possiedi una qualche fantomatica capacità di amare che succede questo, sono anche io che agisco e scelgo di evitarti, e questo non dipende di sicuro solo da te, da te potrebbe dipendere il fatto di renderti amabile e simpatico ai miei occhi e così compiacermi per ottenere la mia compagnia, se ti interessa, ma questo bisogna vedere poi se per te risulta davvero un qualcosa di conveniente, non è detto che nel far questo starai di sicuro bene. Magari lo puoi fare, ma mica è detto che questa cosa risolva il tuo malcontento e colmi il tuo desiderio d'essere amato.
Se pensi che c'è uno standard di salute all'interno del quale si è definitivamente capaci in ambito affettivo, cioé un "essere abili ad amare", secondo me questa è già un'idea sbagliata. Questa è roba su cui si sono arrovellati, filosofi, poeti e uomini di ingegno fin dall'inizio dell'umanità senza mai riuscire a risolvere alcunché. Questa idea l'hanno messa in giro diversi cattivi psicoterapeuti, guarda certi titoli dei libri che scrivono... "L'arte di amare" (di manuali simili son pieni gli scaffali delle librerie), roba da cestinare subito davvero. Comunque non sei il solo a sentir tutte queste cose, sei in buona compagnia o, se vuoi, in cattiva compagnia :D. La paura e la rabbia spesso sono normali in certe situazioni (non vedo davvero perché non dovrebbero esserci), per me non è detto che sia patologica questa tua reazione, cioé il patologico (ammesso che lo si voglia chiamare così) non è insito solo nella tua reazione ed in una tua incapacità ma in tutto il sistema relazionale che s'è andato a creare nel quale tu alla fine tanto bene non vivi (è questo il problema di fondo, non la reazione e quel che senti tu secondo me) ed è questo sistema che bisognerebbe riuscire a smuovere con qualche attività efficace se esiste e si riuscisse davvero a pensare a qualcosa di alternativo che funzioni. Le solite idee trite e ritrite dell'arte d'amare che tendono a spostare ogni problema di insoddisfazione affettiva e sessuale all'interno di un qualche quadro psicopatologico da raddrizzare secondo i canoni di questo o quello psicoterapeuta secondo me non sono davvero utili a chi spesso sta male e mal s'adatta a certe situazioni. Sono queste situazioni che andrebbero modificate in qualche modo, ma qualcuno deve pur pensare a come farlo, non basta spostare delle antenne e basta.
Un saluto
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Caro Char_lie, parli del libro" L''arte di amare" di Leo Buscaglia?
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Beh io conoscevo "L'arte di Amare" di Erick Fromm. Forse sarebbe bene toglierla di mezzo proprio una parola del genere "amore" visto che davvero le si danno troppi significati diversi.
"Amo il mio cane" per qualcuno potrebbe significare aver relazioni sessuali con l'animale, per altre persone portarlo a spasso e così via, cioé tutt'altro :D. Si tiene una bestia al guinzaglio e rinchusa da qualche parte e si sostiene sinceramente di amarla, poi invece se lo si facesse con una persona questo, come in quel film con la Antonelli e Tony Musante, qualcuno affermerebbe che questo comportamento dimostra che in realtà non la si ama affatto quella persona.
Più che imparare ad amare una donna o in generale gli altri secondo il senso di qualche psicologo a me interesserebbe amare ed essere amato secondo il senso che c'ho in mente io: insomma cosa immagino di fare io con una donna, un amico ecc. ecc.? Che tipo di relazioni vorrei intrattenere? Il mio immaginario spesso non coincide affatto con quello di molti autori che scrivono 'sti libri, che mettono in mezzo soprattutto quel che desiderano loro debbano essere le relazioni. Per questo 'sti manuali per me servono a ben poco, prima ci si dovrebbe mettere d'accordo su che tipo di relazioni si desiderano intrattenere (quando si afferma di non sentirsi amati o non essere amati, in concreto a cosa ci si riferisce?) e solo poi vedere cosa si può fare per realizzarle (ammesso che sia possibile) e non partire da una definizione di cos'è una relazione d'amore sana sostenendo poi che per tutte le persone dovrebbe essere desiderabile intrattenere rapporti del genere: sani secondo una certa prospettiva, in genere quella di chi scrive questi manuali che contengono soprattutto prediche. In conclusione chi non desidera affatto amare ed essere amato nei modi che c'ha in mente l'autore viene etichettato da questo come un tipo di persona sbilanciata verso una qualche forma di patologia (la perversione, il narcisismo e quant'altro sono riusciti ad etichettare come patologico ossia in sostanza come cattivo) che non sa amare e non vuole amare. Ad io invece osservo che ad amare ed essere amati ed apprezzati tutti lo desiderano, ma secondo il proprio senso, non quello di qualcun altro.
E' meglio scrivere chiaramente "L'arte di far questo", "L'arte di far quest'altro", evitando di usare questi trucchi basati sullo spostamento continuo del significato di certe parole fiches, in particolare la parola "Amore". Io cosa vado cercando? Cosa a me personalmente manca davvero all'interno della mia rete di relazioni? Questi autori non cercano di aiutare qualcuno a colmare una mancanza pretendono di definire quale dovrebbe essere per tutti questa mancanza. Chiariamo prima questa mancanza in cosa consiste per me e solo dopo magari chiamiamo queste relazioni che mi mancano e desidero instaurare io a modo mio "Relazioni d'amore".
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
un mio ex analista, sosteneva che si può discutere dell'INTENSITà del sentimento per stabilire se c'è di più o di meno, ma non della QUALITà, secondo lui e secondo me ognuno ama a proprio modo, ma di una cosa sono certo, se non ti ami, se non ti stimi e se non ti rispetti, cioè se hai dei brutti pensieri su di te, per esperienza personale posso dirti che quello che vai cercando nei rapporti con gli altri, sono CONFERME, RINFORZI POSITIVI tecnicamente parlando, per me l'amore è desiderare il bene di quella persona, invece nel caso che ho appena citato, si potrebbe confondere l'amore col BISOGNO e con la DIPENDENZA dagli altri e continuo a parlare per esperienza personale. Non pretendo che tu sostenga la mia tesi, ma ti riporto quanto dettomi da un'altra mia ex analista: UNA COSA è "TI AMO E QUINDI HO BISOGNO DI TE", UN'ALTRA è "HO BISOGNO DI TE PER CUI TI AMO"
credo che se uno si trovi nel primo dei casi, abbia più possibilità di fare bene a se e alla persona amata.
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da dipendedame
un mio ex analista, sosteneva che si può discutere dell'INTENSITà del sentimento per stabilire se c'è di più o di meno, ma non della QUALITà, secondo lui e secondo me ognuno ama a proprio modo, ma di una cosa sono certo, se non ti ami, se non ti stimi e se non ti rispetti, cioè se hai dei brutti pensieri su di te, per esperienza personale posso dirti che quello che vai cercando nei rapporti con gli altri, sono CONFERME, RINFORZI POSITIVI tecnicamente parlando, per me l'amore è desiderare il bene di quella persona, invece nel caso che ho appena citato, si potrebbe confondere l'amore col BISOGNO e con la DIPENDENZA dagli altri e continuo a parlare per esperienza personale. Non pretendo che tu sostenga la mia tesi, ma ti riporto quanto dettomi da un'altra mia ex analista: UNA COSA è "TI AMO E QUINDI HO BISOGNO DI TE", UN'ALTRA è "HO BISOGNO DI TE PER CUI TI AMO"
credo che se uno si trovi nel primo dei casi, abbia più possibilità di fare bene a se e alla persona amata.
Ma cos'è un "rinforzo positivo"? Dal nome sembra qualcosa di positivo :D... Una relazione sessuale ad esempio? Un bell'abbraccione di una bella pupa? Dei bei regali dagli amici?
Io lo ammetto che di questi rinforzi qua a me piacerebbe riceverne tanti, ma perché dovrebbe essere sbagliato o patologico?
Per me l'amore dovrebbe consistere nello star bene con un'altra persona e riuscire ad essere abbastanza soddisfatti (si spera entrambi) di come l'altro si relaziona con noi, non necessariamente significa desiderare sempre il bene dell'altro, ci sono dei confini oltre i quali il bene dell'altro può rappresentare il proprio male e bisogna gestire la cosa.
Ad esempio un amico può chiedermi un giorno un favore, un altro giorno qualcos'altro e così via. Se gli dico sempre di sì non produco alcun disagio in lui, se gli dico di no qualche volta invece certi disagi li produco, ma a me non interessa il suo bene in ogni caso, in certe situazioni produco frustrazione nell'altro per non sorbirmela tutta io. Là dove non sono molto bendisposto a dare come il fatebenefratelli non sono affatto interessato al bene dell'altro. Se la cosa regge e si mantiene in piedi secondo il mio metro economico, in base a quel che vado cercando io dalla relazione (ed i miei bisogni ci sono ed è inutile far finta di nulla), bene, se no addio amicizia e addio amore. Per me queste cose così non reggono, non credo che ci sia un sentimento base indipendente dalla frustrazione di ogni bisogno relazionale che si chiama "amore".
E' meglio essere sinceri ed ammettere di avere certi bisogni, delle persone sembra che a parole non desiderino mai nulla da quelli che "amano" e sempre a parole non vogliono altro che il loro bene, ma nei fatti poi si comportano al contrario.
Se non cerchi assolutamente nulla dagli altri e non hai alcuna voglia di soddisfare alcuna tua esigenza relazionale e credi onestamente tu stesso che è questo l'amore che cerchi e che ti renderà felice, guarda io ti dico che di persone da amare e di cui innamorarsi che stanno da sole e che non ti daranno realmente alcunché in cambio e lasceranno frustrato davvero ogni tuo bisogno, perché non possiedono davvero quasi più nulla da darti (nemmeno un bel sorriso, perché la forza di sorridere non ce l'hanno più), ce ne sono tantissime, ma di queste poi, non si spiega perché, non si "innamora" quasi mai nessuno.
Questo puoi farlo quando vuoi, come potrei farlo anche io, non importa che hai dei pensieri negativi su di te, molte di queste persone non se ne accorgeranno nemmeno. Io forse sono più egoista di te ma non penso che sia una patologia da curare. Io non sostengo affatto la tua tesi è vero, per me se restano insoddisfatti certi miei bisogni importanti in una relazione non mi sento affatto amato, non amo in sé, amo persone specifiche e sempre per certi motivi, l'amore per me dipende dalla soddisfazione di certi gruppi di esigenze (sessuali, affettive di contatto e così via) e non credo ad una sua indipendenza come se fosse una sostanza a parte, questo provo io e sento io. Se tu desideri sostenerla questa tesi e ci credi sinceramente e senti davvero che le cose internamente per te stanno così dovresti poi sostenerla con delle azioni coerenti questa tesi. Questo tipo di amore che definisci tu (simile non so a quello cristiano, l'interesse per il bene dell'altro) è davvero a portata di mano, risulta accessibile a tutti, perché a far del bene a qualcuno senza pretendere nulla in cambio nessuno davvero te lo impedirà (se è davvero per il suo bene che agisci e non mascheratamente per il tuo), anzi... Puoi esser felice in tal senso e puoi amare, perché allora non lo sei affatto? :mumble:
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
scusa, adesso non ho tempo di leggere tutto il tuo commento, ti rispondo solo sulla prima parte, i rinforzi positivi sono dei rinforzi all'autostima e all'amor proprio, fanno molto più effetto nell'età evolutiva, cose della serie: bravo, quanto sei bello! ho un figlio stupendo! ma quanto sei intelligente! che bel disegno che hai fatto! ti voglio bene! ecc.
insomma, complimenti e dimostrazioni d'affetto, d'amore, di stima, che fanno si che il bambino cresca tranquillo, sicuro di se, si voglia bene e si stimi.
nel mio caso, da piccolo, ho ricevuto un sacco di rinforzi negativi e pochissimi rinforzi positivi, ora che sono grande è difficile per me apprezzare, cogliere un rinforzo positivo.
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da dipendedame
bravo, quanto sei bello! ho un figlio stupendo! ma quanto sei intelligente! che bel disegno che hai fatto! ti voglio bene! ecc.
insomma, complimenti e dimostrazioni d'affetto, d'amore, di stima, che fanno si che il bambino cresca tranquillo, sicuro di se, si voglia bene e si stimi.
Beh, queste però sono parole, io te l'ho detto che alle parole dovrebbero seguire comportamenti coerenti affinché tutto questo possa far bene. Non credo che basti un "bravo" per rinforzare la stima di un bambino, anche i bambini non sono così ingenui, cercano di comprendere la situazione.
Io personalmente vado al sodo, se una donna mi dice "quanto sei bello e attraente!" e poi se ne va a scopare con un altro, queste parole per me non servono a nulla. Con me funzionano soprattutto i gesti concreti, non le parole (alla fine quando si arriva a questo livello concreto ognuno è nudo, non si può più far finta). Si può far finta che qualcosa piaccia a parole quando in realtà non ti piace affatto, ma quando poi ti trovi a doverlo dimostrare con un comportamento davvero coerente con queste, non puoi più fingere.
Io guarda sento il bisogno di questi rinforzi, ma di rinforzi consistenti e solidi, non di cumuli di parole. O a te basterebbe sentirti dire d'essere bravo per star meglio? Sono questi i rinforzi che cerchi in continuazione perché non li hai ricevuti da bambino? E' realmente questo il quadro della tua situazione? :mumble:
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
sì, però un po' di inseguimento a una donna lo dovresti fare, nel senso che mi dà l'idea che tu non insista più di tanto.
Un po' di corteggiamento lo fai?
no, siccome ho conosciuto uno che si lamentava del contrario, cioè lui diceva "al giorno d'oggi è troppo facile, te la sbattono sul muso, non c'è gusto, a me mi fa l'effetto ripugnanza, boh?"
Boh, si vede non siete mai contenti.
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Riferimento: attaccamento alla patologia
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Originalmente inviato da complicata
sì, però un po' di inseguimento a una donna lo dovresti fare, nel senso che mi dà l'idea che tu non insista più di tanto.
Un po' di corteggiamento lo fai?
no, siccome ho conosciuto uno che si lamentava del contrario, cioè lui diceva "al giorno d'oggi è troppo facile, te la sbattono sul muso, non c'è gusto, a me mi fa l'effetto ripugnanza, boh?"
Boh, si vede non siete mai contenti.
Bo, che ne so complicata, forse 'sto tipo fa particolarmente presa sull'altro sesso e s'è addirittura annoiato... Oppure l'ha sparata grossa per vantarsi un po' con te... Io comunque non mi trovo in questa situazione... Sotto casa non c'è la fila di belle pupe, ci sono solo un paio di barboni e qualche ubriacone straniero :asd:.
La donna con cui ci sto provando credo che m'abbia bloccato anche il contatto skype, prima usciva contornato di verde, adesso c'è il punto interrogativo in grigio... Spesso manco me lo permettono di inseguirle. Tieni presente che non è che abbia insistito chiedendole in continuazione di star connessa anche perché subito mi ha detto che non poteva, e così le ho mandato solo qualche messaggio di saluto un paio di volte, ed in risposta a queste attenzioni ha bloccato la condivisione. Per me guarda non è facile per nulla :swear:.
Io non c'ho alcun attaccamento ad alcuna patologia, desidero solo che certe cose vadano diversamente da come vanno.
Ciao, buonanotte
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Riferimento: attaccamento alla patologia
M, ma non basarti sul contatto skype, guarda, ci vuole una donna particolarmente coraggiosa per mantenere un contatto skype.
del potenziale partner bisogna conoscere la gestualità, lo sguardo dal vivo.
m.
Bisogna vedere se vi conoscevate prima, Puntini grigi e verdi sono trappole.
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Bisogna vedere se vi conoscevate prima, Puntini grigi e verdi sono trappole.
In che senso sono trappole? :mumble:
Sono queste piccole cose che spesso mi fanno capire, al di là delle parole, quanto fa piacere ad una persona mantenere qualche contatto. Se fossi stato ultra invadente avrei anche capito, ma qua si tratta di contatti ai minimi termini, se una persona si scoccia anche di questi vuol dire che non le fa piacere affatto vedere l'altro.
Poi invece si fa viva quando ha bisogno di un favore, quando può sfruttarmi in qualche modo il contatto riprende, altrimenti si interrompe bruscamente, fuori da questi binari diviene un fastidio. La psicoterapeuta mi consiglia di capire meglio, però io nel mantenere in piedi 'ste relazioni finisco col sentirmi sempre spossato, se le taglio via invece mi mancano i contatti.
Secondo me tutto quel che mi piace fare si paga troppo, altro che attaccamento alla patologia, io non credo che c'ho problemi e difficoltà perché i miei genitori non m'hanno ripetuto abbastanza che ero bello, bravo e intelligente (questa teoria mi convince poco). Se esteticamente gradevole non lo sei realmente, quando esci fuori di casa te ne accorgi che qualcosa non torna nel discorso di un genitore che t'ha dipinto come un Apollo. Anzi magari fino a che uno non è andato fuori a sorbirsi i giudizi di miriadi di altre persone non lo sapeva nemmeno se era bello o brutto e così via.
Pure se sento d'essere bello, bravo e intelligente all'infinito, insomma un Dio in terra, e la cosa non produce un effetto reale in una donna che mi piace, che poi non mi vede affatto come il Dio Apollo ma piuttosto come un Pollo da spennare, che me ne faccio di questo mio sentire? Io nulla.
Io mi sento meno attraente di altri uomini è vero, ma nel senso che da quel che osservo e ho osservato faccio meno presa sull'altro sesso, non si tratta solo di un sentimento che m'è stato "installato" da bambino nella mente dai miei genitori, e basta toglierlo perché tutto vada felicemente, i problemi io osservo che ci sono ora, adesso. Spesso ho anche capito cosa può risultare migliore, ma poi non ho la voglia di spendere tanto e faticare in certi sensi, quindi bisognerebbe cercare qualcosa da migliorare che faccia presa realmente e costi pure poco in termini di fatica e impegno da parte mia, se no è del tutto inutile tentare qualsiasi approccio per "curare" il mio malcontento.
Un saluto
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Beh, queste però sono parole, io te l'ho detto che alle parole dovrebbero seguire comportamenti coerenti affinché tutto questo possa far bene. Non credo che basti un "bravo" per rinforzare la stima di un bambino, anche i bambini non sono così ingenui, cercano di comprendere la situazione.
Io personalmente vado al sodo, se una donna mi dice "quanto sei bello e attraente!" e poi se ne va a scopare con un altro, queste parole per me non servono a nulla. Con me funzionano soprattutto i gesti concreti, non le parole (alla fine quando si arriva a questo livello concreto ognuno è nudo, non si può più far finta). Si può far finta che qualcosa piaccia a parole quando in realtà non ti piace affatto, ma quando poi ti trovi a doverlo dimostrare con un comportamento davvero coerente con queste, non puoi più fingere.
Io guarda sento il bisogno di questi rinforzi, ma di rinforzi consistenti e solidi, non di cumuli di parole. O a te basterebbe sentirti dire d'essere bravo per star meglio? Sono questi i rinforzi che cerchi in continuazione perché non li hai ricevuti da bambino? E' realmente questo il quadro della tua situazione? :mumble:
Un saluto
ovviamente! chi ti dà un rinforzo positivo deve essere coerente anche nei fatti, ma da bambini si è molto malleabili, a volte bastano le parole se sono sincere e i bambini sono in grado di capirlo, empatizzano facilmente.
no, non mi sono spiegato, sarò io a darmi rinforzi positivi con pensieri e fatti, quelli esterni sono ben accetti, ma giocarsela con le proprie carte è meglio ;)
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Riferimento: attaccamento alla patologia
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Originalmente inviato da
complicata
sì, però un po' di inseguimento a una donna lo dovresti fare, nel senso che mi dà l'idea che tu non insista più di tanto.
Un po' di corteggiamento lo fai?
no, siccome ho conosciuto uno che si lamentava del contrario, cioè lui diceva "al giorno d'oggi è troppo facile, te la sbattono sul muso, non c'è gusto, a me mi fa l'effetto ripugnanza, boh?"
Boh, si vede non siete mai contenti.
bhè, come ti dicevo, fin'ora mi sono giocato sempre la parte della vittima, puntando a ragazze con spirito da crocerossina e usandole come stampella, ovviamente ho preso coscienza che questo non è amore e soprattutto non porta benefici ne a me ne a loro, adesso... con le ragazze, mi limito ad essere me stesso e come va va! d'altronde è meglio che mi conoscano subito per quello che sono, a che serve sforzarsi di apparire o fare la vittima sminuendosi?? tanto prima o poi, quello che sei viene fuori, non pensi? :)
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
M, ma non basarti sul contatto skype, guarda, ci vuole una donna particolarmente coraggiosa per mantenere un contatto skype.
del potenziale partner bisogna conoscere la gestualità, lo sguardo dal vivo.
m.
Bisogna vedere se vi conoscevate prima, Puntini grigi e verdi sono trappole.
ha ragione complicata (che poi tanto complicata non mi sembri, io ti capisco benissimo :) )
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
bhè, come ti dicevo, fin'ora mi sono giocato sempre la parte della vittima, puntando a ragazze con spirito da crocerossina e usandole come stampella
Ma ne esistono di crocerossine carine? Bo, a me non dispiacerebbero donne con lo spirito da crocerossina, ma non le ho mai trovate, forse è con me che non le fanno mai le crocerossine. Molte donne al contrario pretendono che un uomo le salvi e le protegga dall'infelicità, altro che crocerossine.
Citazione:
con le ragazze, mi limito ad essere me stesso e come va va! d'altronde è meglio che mi conoscano subito per quello che sono, a che serve sforzarsi di apparire o fare la vittima sminuendosi??
Ma quando hai fatto la vittima in concreto cosa dicevi a queste ragazze? :mumble: Giusto per curiosità lo chiedo. A fare la vittima non la faccio, ma quando ti fanno delle domande poi cosa fai, dici la verità, tergiversi o inventi? Quando ti chiedono ad esempio "dove e come vivi?" cosa rispondi?
Io quando sono stato me stesso e ho detto la pura e semplice verità, ad esempio rispondendo a queste domande con un "mi mantengono i miei genitori e vivo con mio fratello" la cosa subito ha messo in circolo altre curiosità "Eh ma come mai alla tua età vivi ancora con i genitori e tuo fratello?!" e cose del genere.
Ora la mia risposta pura e semplice, che ha a che fare con me stesso, non contiene giudizi negativi, descrive uno stato di fatto, ma mette in genere una donna in allarme visto che a questa spesso segue un "Come mai..."... Ora se avessi detto "Vivo da solo..." o che so "Sono sposato..." sarebbe venuta fuori quest'altra curiosità? "Eh ma come mai...".
Non è che sono io a sforzarmi nel costruire tutti questi giudizi negativi, provengono dalle persone con cui parlo che si comportano conformemente a questi, qua non è il mio inconscio che funziona così ma è buona parte dell'apparato sociale con cui interagisco e con il quale convivo a malapena ed in modo conflittuale.
Io sono e vivo in un certo modo adesso, ma non sono io di certo a sminuirmi o a emettere tutti questi giudizi negativi, a piazzarmi in una posizione patologica e così via, non è che queste cose me le invento io, 'ste cose io le avverto all'interno di certi discorsi o le osservo partendo da certe forme di comportamento di altre persone, persone che non stanno nella mia testa semplicemente, perciò non mi si piazzi là dove io non mi sono mai andato a piazzare. Il discorso giudicante di sopra non lo costruisco io, anzi se conoscessi un modo per ribaltare certi valori sociali e convincere tutti (soprattutto certi tipi di donne :asd:) che io valgo un botto così come sono, senza lavorare in alcun modo e senza far fatica e dovermi conformare, li avrei già messi sotto sopra.
Io dico "A" poi se qualcuno ad A aggiunge "male A" quel "male" non ce l'ho messo io, ma l'altra persona. Queste cose io le distinguo.
Non è che se una donna mi risponde "Ah bello che vivi coi tuoi" sto là a ripetere "No è una merda a quest'età vivere con i genitori!"... Se trovo una donna che mi piace e che mi risponde così non mi sminuisco di sicuro :D. Alla fine non è che mi sminuisco io, è il mio modo di vivere che spinge altre persone a sminuirmi socialmente, e questo stato di cose secondo me è ben diverso da quello che descrivi tu. Se partissero da me questi discorsi giudicanti direi di essere io a fare la vittima, ma non partono da me, li avviano altri parlanti con cui interagisco.
Spesso si cerca quasi sempre solo di convincere qualcuno che "è malato" e che il discorso giudicante è suo, ma non è affatto vero se si osserva chiaramente quel che avviene.
La mia esperienza perciò è molto diversa dalla tua in tal senso.
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
allora, io rispondo spicciola, eh?, in base a quel che mi vien da dire, prendetelo con le molle.
( metto le mani avanti, gulp)
ma se ti chiedono come mai vivi ancora con i tuoi, perchè non rispondi "perchè così sono i casi della vita, a me piace vivere così, del resto sono tanto affezionato a casa mia e non mi fa voglia di lavorare", senza problemi, senza remore,senza sottintendere che quella cerchi di accasarsi.
Molte donne al giorno d'oggi sono autonomissime, non cercano l'uomo che le protegga, anzi, manco vorrebbero la famiglia, perchè hanno capito che è un grande impegno. Lo sanno pure le adolescenti, ne ho sentite tante.
però scusate, ma perchè crocerossine? Da qui a crocerossine ce ne vuole.
non sarete nè da proteggere, nè per farsi proteggere, una via di mezzo,eh?
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da complicata
"perchè così sono i casi della vita, a me piace vivere così, del resto sono tanto affezionato a casa mia e non mi fa voglia di lavorare"
Ma questo lo comunico già, il problema è che proprio come certi psicoterapeuti poi vogliono mettersi a farmi cambiare, io me ne accorgo se non c'è accettazione, cosa faccio poi? Io mi stufo a star con queste donne così, ma alternative non ne vedo mai. A me piacerebbe una compagnia affettuosa femminile con cui si possa far sesso, ma poi se una donna inizia a pretendere che la vada a prendere per uscire spesso, che la porti qua e là con l'auto, che le faccia regali e quant'altro, beh io non me lo posso proprio permettere economicamente. A fare una passeggiata insieme non costa quasi nulla se non l'impiego di tempo e attenzione, ma donne che mi piacciono e s'accontentano di questo non ne esistono, o almeno io non ne conosco. Una donna non brutta e mediamente carina te la fa pagare comunque la bellezza se tu non sei al suo livello, se può ottenere di più da un altro ti molla e sta con quest'altro, con quello che può comportarsi da uomo maturo e darle queste altre cose (questi discorsi nuovamente non li ho costruiti io, girano davvero per la testa di molte donne, perché poi non si comprenderebbe nemmeno perché si comportano in certi modi).
A me complicata andrebbe realmente bene "due cuori e una capanna" ma donne che la pensano realmente così (e che possono scegliere un partner che le dà di più al livello di risorse materiali) io non ne ho mai conosciute. Credo davvero che dipenda in larga misura da queste cose qua che incontro difficoltà perché osservo che anche altri ragazzi, che si trovano nella stessa situazione mia e con un carattere diverso dal mio, vanno incontro alle stesse difficoltà con l'altro sesso proprio come me.
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
'nsomma, portarla a cena fuori mi sembra il minimo che tu possa fare, boh?
Dove la vuoi portare una donna? Non lo so, nella giungla?
vuoi fare alla romana, che il pranzo se lo paghi da sè?
Va bene, non sei molto cavaliere, comunque, se trovi quelle che non ci restano male..
Di cosa lo vuoi nutrire un rapporto? Di libri, di sapienza, di chiacchierate?
se lo vuoi alimentare solo con il sesso te lo scordi, secondo me.
Che ne dici?
due cuori va bene, la capanna pure, ma poi?
Viene a noia la capanna!
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Dicci, se ti va, che vita farebbe una donna accanto a te, cosa le proporresti?
Cosa ti piace a te?
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Riferimento: attaccamento alla patologia
scusa char lie, posso essere sincero? i tuoi post non riesco a leggerli, li trovo prolissi e poco interessanti, non ti offendere, è solo l'opinione di una persona ;)
complicata mi sembra molto più sintetica e concreta
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Riferimento: attaccamento alla patologia
:asd:grazie, dipende da me, questione di punti di vista.:)
Dunque, il punto di forza di Char-Lie, sta proprio nell'intelligenza, nella cultura vastissima, e nella capacità di controbattere e di argomentare, nonchè nell'arguzia innata.
potrebbe sfruttarlo per conquistare una valanga di donne, il mondo sta ai vostri piedi, conquistatelo:approved:
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da dipendedame
scusa char lie, posso essere sincero? i tuoi post non riesco a leggerli, li trovo prolissi e poco interessanti, non ti offendere, è solo l'opinione di una persona
complicata mi sembra molto più sintetica e concreta
E se mi offendessi invece? "Senza offesa ma lei per me è uno stronzo! Però senza offesa eh...", "Senza offesa ma lei per me ha proprio una faccia come il di dietro, è una mia opinione eh, quella di una persona... senza offesa", :asd: 'Ste frasi mi fanno schiattare dal ridere :D, si vede che a furia di frequentare psicoterapeuti stai imparando anche tu ad usare il linguaggio subdolamente.
Poi mi chiedi "Posso essere sincero?" senza aspettare la mia risposta...
E che me lo chiedi a fare? :mumble:
Citazione:
Originalmente inviato da complicata
se lo vuoi alimentare solo con il sesso te lo scordi, secondo me.
Che ne dici?
due cuori va bene, la capanna pure, ma poi?
Viene a noia la capanna!
Dico che la situazione è proprio questa come la descrivi e l'ho compresa bene allora, ma non mi sta bene comunque. Alla fine io ho degli amici che accettano quel che riesco a dare senza pretendere che nutra il rapporto con loro con chissà cosa, una donna invece in cambio di sesso e attenzioni pretende certe cose, alla fine è così, ho compreso tutto perfettamente, non è che sono pazzo io. E' come dici tu certe cose dovrei scordarmele e basta. Ad essere me stesso perciò non otterrò mai nulla perché se l'altra persona la si deve nutrire con certe cose specifiche costose, nella mia condizione non posso permettermele. Perciò in un certo senso il giudizio negativo della mia condizione c'è ed è interno alla testa di altre persone non è che sta solo nella mia testa e tolto da questa scompare. Se non scompare anche dalla testa di altre persone (le donne con cui ci provo) i suoi effetti continueranno ad esserci.
Io comunque non mi annoierei a stare con una persona che mi piace in qualsiasi posto... A parte una fognatura e cose del genere :D.
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Dicci, se ti va, che vita farebbe una donna accanto a te, cosa le proporresti?
A me piace fare delle passeggiate sempre negli stessi posti, le proporrei di far questo con me, c'è un lungomare dove abito io che anche se non sarà il più bello del mondo a me piace. Mi piace oziare come un micio su una panchina al vento d'estate con gli occhi socchiusi, e star là mano nella mano con una donna a me piacerebbe, mi piacerebbe prendere un caffé in un bar in sua compagnia, mi piacerebbe farle ascoltare musica ed ascoltarla con lei, mi piacerebbe andare al mare con lei, però senza star là troppo tempo ad arrostirsi. Al di là delle complicazioni mentali, che per me dipendono da tutta una serie di pressioni esterne, internamente sono piuttosto semplice, non ho in mente progetti complicati. Così sono me stesso, ma se mi trovano noioso io cosa dovrei fare? Forzarmi a non esserlo?
Con me sono gli altri che spesso si annoiano, me lo ha comunicato anche dipendedame... Come vedi non sono io ad emettere giudizi su di me ma le persone attorno a me, io perciò dico che queste cose andrebbero distinte.
Un saluto
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Re: attaccamento alla patologia
Char, leggendo questa discussione tu sei quello che mi ha annoiato di meno... Sai, anche io ho la tendenza ad attribuire ad altri giudizi negativi o scarsa accettazione: a volte ho avuto ragione, altre volte un po' meno ed ero io a vittimizzarmi e a complicarmi troppo la vita, così piano piano sto imparando ad essere meno paranoica e a prendere le cose con più leggerezza. per farti un esempio: se una persona è scortese con me non la prendo sul personale, magari è quella deficiente! :asd:
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Riferimento: Re: attaccamento alla patologia
Citazione:
Originalmente inviato da
ninfaverde
Char, leggendo questa discussione tu sei quello che mi ha annoiato di meno... Sai, anche io ho la tendenza ad attribuire ad altri giudizi negativi o scarsa accettazione: a volte ho avuto ragione, altre volte un po' meno ed ero io a vittimizzarmi e a complicarmi troppo la vita, così piano piano sto imparando ad essere meno paranoica e a prendere le cose con più leggerezza. per farti un esempio: se una persona è scortese con me non la prendo sul personale, magari è quella deficiente! :asd:
Ora non sono stato io a dire e affermare che quel che scrivo risulta "poco interessante", mi dà fastidio che certi giudizi partono da altre persone e poi li si attribuisce a me come se li avessi emessi io. Perciò io dico che riesco a distinguere queste cose, non è che sia matto. In ambienti sociali mi sono accorto che certi giudizi negativi vanno in circolo velocemente se non li stronchi con controgiudizi aggressivi, ed anche questo non sono stato io ad inventarmelo mentalmente.
Alcune persone hanno compreso questi meccanismi e tramite l'utilizzo di certi mezzi di comunicazione fanno passare messaggi semplici, poche parole incantatorie che diventano dei boomerang pericolosissimi, questa lotta è presente realmente, non sta solo nella mia testa, e mi dà fastidio quando mi si attribuiscono giudizi che non ho emesso io e non sono partiti affatto da me, ma da qualcun altro, io magari quello che non ho saputo fare effettivamente in certe situazioni è difendermi adeguatamente, non è che giudico male da me certe mie caratteristiche, non è presente roba del genere nella mia testa, non penso da me che è noioso quel che scrivo ed esprimo (a me spesso piacciono certe cose che faccio), però penso che il giudizio sociale pesa se questa idea negativa la mette in mezzo qualcuno e va in giro per la testa di molte persone. Non percepisco in modo scorretto quel che sentono certi altri nei miei confronti, certi segnali ci sono, mi sono sbagliato molto più spesso a non fidarmi di quello che avvertivo.
Io non sono incapace di cambiare un'idea negativa di me che s'è formata perché i miei genitori non si sono comportati in un certo modo con me: non ho un'idea negativa di me che s'è costituita così nella mente. Ho adesso il pensiero che diverse altre persone se la formano questa idea negativa nei miei confronti quando osservo come si comportano con me, e spesso davvero non mi sembra d'essermi sbagliato, riesco a comprendere certe cause oggettive insite nel mio modo di vivere e di fare (nel senso che c'è una forte non accettazione sociale), ma non voglio cambiare il mio stile di vita (da Bamboccione secondo Brunetta ed altri).
Una donna, per esempio, come faccio a convincerla a mettersi con me e fare le cose che desidererei fare io con lei nonostante le mie risorse effettive reali siano queste, senza attivare in lei un rifiuto se poi c'ha sempre in mente comunque idee del genere? Come faccio a vivere bene in un mondo sociale che mi bombarda di giudizi negativi, parla di immaturità, bamboccioni ecc. che poi si attribuiscono subdolamente a me? Sei tu che ti ritieni di poco valore, non siamo noi a ripeterlo in giro e a piazzarti in questa posizione col nostro atteggiamento! Questa idea è solo tua... Sei tu a fare la vittima! Già, ma se io non ho aperto bocca in certe situazioni e non ho pensato a nulla del genere, queste idee come hanno fatto a diffondersi e ad attecchire a partire da me? Ma poi che c'ho i superpoteri che son capace di influenzare donne, mass media, ministri, psicoterapeuti e psicoanalisti? :mumble:
Si scarica questo giudizio negativo su di me e direttamente nella mia mente, supponendo che questa mente riesca ad influenzare il resto della società civile, quando poi non è affatto vero che è così. Io spesso davvero non ho fatto nulla di particolare attivamente (al livello di espressione di giudizio su di me) in molte situazioni sociali, i giudizi negativi sono partiti da certe persone come "dipendedame" e sono andati in circolazione, ma già erano presenti nelle teste altrui, non li ho prodotti io. Questi giudizi non sono stato mica io a metterli in circolazione, se non col mio modo di essere, che suscita a quanto pare reazioni negative nell'altro sesso e non solo, ma questo schema reattivo già c'era, non l'ho "montato" io nella mente di queste altre persone.
Se mostro la mia faccia e questa non piace alla maggior parte delle persone, il mostrare la mia faccia non rappresenta affatto un mio autogiudicare negativamente la mia estetica facciale, l'attribuzione di valore perciò non l'effettuo mica io direttamente ma altre persone in questi casi... Io indirettamente capto soltanto la cosa tramite altri effetti più diretti (=giudizi) e meno diretti (=diverse forme di rifiuto). Anche gli escrementi veri e propri vengono evitati, ma gli escrementi oltre al fatto d'essere quello che sono, non fanno assolutamente nulla, non possono autogiudicarsi di certo in modo negativo, sono gli esseri umani che attivamente li evitano e li tengono lontani da loro. Se gli escrementi poi potessero parlare magari uno psicoterapeuta gli suggerirebbe le stesse cose che Mr Henkey suggerisce al figlio :asd:...
http://www.youtube.com/watch?v=NcT-IjQDHDY
Ah già magari uno psicoterapeuta si mette a parlare con una cacca suggerendole di non fare la vittima. Il fatto che le persone la evitano dipende da questo suo atteggiamento.
Non è una forma d'autogiudizio che produce rifiuto in tutti gli altri ma certi modi di comportarsi, fare ed essere, per questo non condivido la teoria di dipendedame e di certi psicoterapeuti. Io sto solo scrivendo qui, questa è la mia parte attiva, il giudizio negativo però non l'ho emesso io rispetto a quel che faccio e sto continuando a fare, ma un'altra persona, e quest'altra persona ha affermato che preferirebbe evitare di leggere i miei messaggi (se lo pensassero quasi tutti questo, il mio modo di comunicare attuale verrebbe evitato, ma il mio giudizio non c'entra nulla in questa dinamica). Non è stata la mia mente a pensare che quel che scrivo risulta poco interessante in questo contesto, questo vorrei che lo si notasse. I giudizi quando vengono espressi possono produrre effetti negativi se vengono accettati e condivisi anche da altri individui per questo alcune persone cercano di controllare i mezzi di comunicazione. Molte altre volte certe forme giudicanti già sono presenti nelle teste altrui e non nella propria.
Se a me una donna non piace, il mio giudizio negativo non dipende dal fatto che è lei a non piacersi o a piacersi... Cosa diavolo c'entra? Nemmeno lo so se una donna che guardo si piace... :mumble:
Fortunatamente sembra che non abbia attecchito l'idea di dipendedame, però può capitare che attecchisca se non ci si difende con contromisure adeguate. Io non sono sbroccato come altre persone solo perché questa lucidità l'ho mantenuta quasi sempre e proprio perché distinguo quel che parte da me, il mio giudizio, dal giudizio che proviene da qualcun altrol... Questi non coincidono.
Un saluto
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Re: Riferimento: Re: attaccamento alla patologia
Faccio un esempio: a me capita spesso di essere giudicata dagli altri come una che si ritiene superiore e distaccata e ciò non mi rende miss simpatia (io aggiungo sti cavoli ma è una considerazione di poco conto :asd:). Questo giudizio che riscontro esternamente a me è sicuramente non corrispondente al mio sentire, ma ha una base che dipende anche dal mio modo di esprimermi e presentarmi e da come questo possa stridere con le convenzioni sociali, altrimenti dovrei considerare gli altri tutti scemi e avvalorare la loro tesi! Inizialmente con gente che non conosco posso essere un po' timida, ho difficoltà a mettermi in mostra davanti ad un gran numero di persone, ma nello stesso tempo sono una grande osservatrice e la gente notando questi elementi crede che stia giudicando e che non partecipi perchè mi sento superiore a loro. La mia verità interna è ben più turbolenta: ho paura di essere giudicata negativamente, fare brutta figura e ho un grande conflitto tra il partecipare e il non sentirmi adeguata alle situazioni sociali di gruppo.
Ciò che voglio dirti è che le impressioni e i possibili giudizi negativi su di noi non sono del tutto esterni e possono avere una ragione d'essere se ci mettiamo in discussione. Poi se farlo individualmente è troppo faticoso meglio farsi aiutare da una professionista che oltre ad avere i titoli abbia un discreto livello d'intelligenza (ci tengo sempre a sottolinearlo). Nel contesto di una relazione di coppia il non voler lasciare la famiglia può rappresentare un problema, perchè nella nostra come in altre società una volta raggiunta l'età matura è considerato adeguato lasciare la famiglia d'origine per costruirsene una propria. All'interno di questo contesto tu che vuoi rimanere con i tuoi genitori plausibilmente potrai avvicinare o ragazze molto più piccole o completamente prive di una progettualità, che vivono alla giornata e proprio per questo loro atteggiamento destinate a vaporizzarsi entro tempi non troppo lunghi. Almeno questo è lo scenario più probabile. Non sono gli altri ad esseri crudeli o ingiusti e tu vittima del sistema, tu puoi sempre scegliere e come tutti paghi per le tue scelte. Io ho pagato per le mie scelte sbagliate e pago per quelle giuste, come fai tu e come fanno tutti. Il vecchio detto "botte piena e moglie ubriaca non si può avere" vale sempre.
Se poi non esci di casa solo ed esclusivamente per problemi economici è ancora altro discorso, non è una vergogna e secondo me coinvolgere una donna nelle tue progettualità può aiutarti ad entrare in maggiore sintonia.
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Riferimento: attaccamento alla patologia
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Originalmente inviato da ninfaverde
Nel contesto di una relazione di coppia il non voler lasciare la famiglia può rappresentare un problema, perchè nella nostra come in altre società una volta raggiunta l'età matura è considerato adeguato lasciare la famiglia d'origine per costruirsene una propria. All'interno di questo contesto tu che vuoi rimanere con i tuoi genitori plausibilmente potrai avvicinare o ragazze molto più piccole o completamente prive di una progettualità, che vivono alla giornata e proprio per questo loro atteggiamento destinate a vaporizzarsi entro tempi non troppo lunghi. Almeno questo è lo scenario più probabile. Non sono gli altri ad esseri crudeli o ingiusti e tu vittima del sistema, tu puoi sempre scegliere e come tutti paghi per le tue scelte. Io ho pagato per le mie scelte sbagliate e pago per quelle giuste, come fai tu e come fanno tutti. Il vecchio detto "botte piena e moglie ubriaca non si può avere" vale sempre.
E' che a me è tutta 'sta situazione che descrivi che non mi sta bene, è questa situazione stessa che vorrei modificare. Se non si può fare, il mio star male per la situazione rimane, e non riesco ad afferrare questo attaccamento alla patologia dove è situato. Il fatto che non si può avere una serie di cose l'ho capito, ma va in conflitto col mio essere, che quando manca una di queste cose si squieta, e sinceramente in fondo non vedo perché non dovrebbe esserci in me questa cosa. Una botte piena comunque la si potrebbe avere, se solo si possedesse altro vino da far bere alla moglie :D.
Qua non dico che gli altri siano più crudeli di me, gli altri sono come sono e fanno certe cose (certe cose che mi disturbano e non mi fanno affatto sempre bene), ed io sono come sono e faccio certe altre cose (che non è detto che facciano bene alle altre persone), e spesso perciò c'è un conflitto di fondo tra quel che desidero fare io e quel che desiderano fare loro che non si può mettere a posto con una cura della mente che dovrebbe essere somministrata a me. Vedi, l'immagine che ho usato qui a fianco nell'avatar in cui è rappresentata una lotta non è casuale.
Se altre persone affermano di elargire dei beni quando fanno una serie di cose che mi disturbano, io dico solo che questo non è vero, ed io stesso quando faccio quel che faccio non è detto che lo faccia per far star bene qualcun altro. Quando uno psicoterapeuta afferma di curarmi e di agire per farmi star bene... Adattandomi al mercato, adattandomi a pagare il giusto valore di qualcosa, e spingendomi verso l'accettazione di quel che non mi sta bene, per chi lavora? Se in fondo a guardarmi bene dentro questa intenzione non c'è realmente da nessuna parte in me, credo che alla fine cerchi di introdurre il suo punto di vista nella mia mente (fallendo in continuazione perché non c'è terra in cui possa attecchire il suo seme) e se io resisto involontariamente perché non avverto alcun bene ma solo male, non credo d'essere malato o attaccato ad una qualche forma di patologia, abbiamo idee agli antipodi rispetto a cosa debba intendersi vivere bene o anche solo meglio. Quel che mette insieme per me rappresenta il suo punto di vista, non il mio, come lo faccio a riconoscere come mio se alla fine è suo e solo suo, se non prova ad afferrare nulla di me, ma cosa dovrebbe in realtà disturbare una persona sana?
Io ho esposto il problema quale è, cosa mi disturba e cosa non mi sta bene, e metaforicamente "non mi sta bene avere o la botte vuota o la moglie non ubriaca", quindi non è che lo si può bypassare il problema posto e far finta di nulla dicendomi semplicemente che devo crescere come tutti gli altri e non pensarci più.
Non mi si attribuiscano desideri e preferenze non mie che appartengono a qualcun altro, tipo questa cosa del vittimizzarmi masochisticamente (secondo me poi non c'è nessuna persona fatta così, se si descrivono correttamente le situazioni ed i punti di vista), non c'è e lo potrei dimostrare accettando volentieri ingenti somme di denaro in cambio di nulla, senza lamentarmi in nessun modo della cosa :asd:.
Se la realtà è questa, ho capito praticamente tutto e non è la comprensione che mi manca, cosa devo capire ancora? :mumble: Ho capito che certe cose al livello sociale costano (che si deve fare A per avere B) per com'è costituita la realtà umana circostante, ma è il costo che non mi sta bene, che siano sottoposti tutti alla stessa legge del mercato per me cambia poco quando a me è la legge stessa che non mi sta bene ed è questa direttamente che mi disturba. La tigre ed il serpente agiscono semplicemente, non è che uno dei due sia più cattivo dell'altro, ma alla fine della lotta soccomberà qualcuno, la legge è semplicemente questa, si lotta per accaparrarsi spazio con i mezzi disponibili e chi non riesce ad accaparrarsene abbastanza rispetto a quello a cui aspira non è che risulta malato, la malattia dov'è? Sta male ovviamente chi soccombe, chi lavora, chi desidera di più, ed avverte questa mancanza di spazio che lo "soffoca", ma dov'è che è attaccato ad una qualche patologia? O dov'è che "fa la vittima"? Le mancanze e le assenze sono, la maggior parte delle volte, reali e non stanno solo nella mente.
Io desidero che "si curi" questa situazione, ma come si fa? Se si aiuta uno dei due a colmare la mancanza si fa del male all'altro e viceversa. Se lo psicoterapeuta vuol mettersi a giocare a scacchi contro di me, ed assumere la parte dell'educatore, riproduce la stessa situazione di conflitto, può anche vincere, ma non mi potrà aiutare. Da che parte sta lo psicoterapeuta? Vuol curare i miei interessi o dissolverli nel nulla come "non problemi" di una persona non matura da trasformare in matura che va convinta a vivere diversamente ed in conformità alle consuetudini sociali? Che va convinta a cambiar desideri ed obiettivi? Deve decidersi una buona volta, deciso questo però, quando si è posto lungo uno dei due argini, se si trova su quello opposto al mio non potrà più aiutarmi davvero, potrà solo far finta di farlo, ed io quando capita questo me ne accorgo. Se una persona s'è piazzata dall'altra parte, quella che per me risulta la parte avversa contro cui resisto e combatto (parte che non sta dentro ma là fuori, perché non sono io a creare le risposte e gli atteggiamenti altrui e perché non sto affatto sognando costantemente quando certe persone reagiscono in certi modi), non potrà essermi più realmente di alcun aiuto nemmeno se fosse possibile aiutarmi in qualche modo.
Si lotta costantemente per accaparrarsi spazi affettivi e fisici a buon mercato e spesso chi dice di esserti amico vuol solo sottrarti spazio vitale, ti vuole attaccare ad una catena come il ciuccio (questo guarda l'essere umano come un amico mentre potrebbe vederlo anche come qualcuno che lo sfrutta) perché è normale che sia così, beh io non sono ben disposto a spingere un carro per il fieno, anche se ho comunque fame e desidero mangiare, alla catena mi ribello... Allora cosa si fa se la rete di relazioni sociali civili come sono costituite ora mi obbligano a queste scelte... O il fieno o la catena? Non posso fare altro che essere contro tutto questo, e contro davvero senza accettazione, non si tratta di dire o affermare che è cattiva in sé la società, è cattiva per me perché a mio avviso non mi lascia abbastanza spazio rispetto a quello che secondo me mi farebbe star bene davvero e mi renderebbe felice, punto. E' tutto fatto così, ho capito, ma in fondo non l'accetto, e per me non è problematica la mia non accettazione (che è qualcosa di mentale) ma il fatto che certe cose son fatte in un certo modo.
Due animali si sbranano per il possesso di un territorio, ecco accade lo stesso quando al posto di un essere vivente solo ce ne sono molti contro uno, certo la pace con tutti sarebbe auspicabile, ma solo quando ognuno avrà acquisito abbastanza spazio per sé risulterà un bene per tutti la pace, fino a che mancheranno questi spazi vitali ci saranno conflitti violenti e distruttivi, "sintomi" e quant'altro, ed è giusto che sia così per me, sono proprio contro questo tipo di cure che tendono a far accettare alternative che lasciano comunque insoddisfatti. Certo qualcuno potrà dire che il terrorista è malato, così come il criminale, perché non s'è organizzato in un esercito regolare e combatte da solo, per sé, per i propri interessi "irrazionali", ma per me non è più matto o malato di ogni singolo soldato di un esercito che difende o cerca di conquistare un territorio.
I buoni e i cattivi non ci sono, ed allo stesso modo in moltissimi casi non ci sono i sani ed i malati di mente, sono relativi a certi punti di vista, c'è solo una lotta senza fine e conflitti vari tra interessi distinti, tra i sessi, tra genitori e figli, tra tipi di individui diversi, tra le specie, e per questa lotta nessuno è riuscito ancora ad inventarsi davvero un rimedio, è tutt'ora in atto questa lotta e non esistono cure reali, ma sempre e solo posizioni di potere che vogliono inglobare ed estrometterne altre avverse etichettandole come malate, così si intende risolvere ed appianare i conflitti sociali ed il disadattamento tramite queste cure. La malattia ed il disadattamento, il rompere le palle, è l'ultima arma disponibile per certe forme di vita, è uno spillo infisso nella buona coscienza del sano, ed è bene che ci sia fino a che certi conflitti non verranno risolti davvero con un ampliamento dello spazio vitale per tutti.
La malattia mentale in molti casi probabilmente è una forma di protesta, ma una forma di protesta per me non è una malattia da curare. E' come credere che lo sciopero che blocca la produttività sia un sintomo, sia un atteggiamento disadattivo che va represso e riportato all'ordine. Ci sono dei motivi reali per cui c'è un malcontento di fondo e fino a che continueranno ad esistere non si può pretendere che ci si adatti a questi disagi senza protestare e che lo sciopero rappresenti un "capriccio". Per certe persone magari questo discorso è valido e tutto fila perfettamente, il discorso che descrive il dipendente che si assenta come qualcuno che fa la vittima fa comodo, ma per altre (i dipendenti stessi) no. Chi decide di non fare più un cazzo ha comunque le sue ragioni, c'entra poco per me il discorso del fare le vittime, risulta utile a chi ti vuol far lavorare in cambio di certe cose, ma non a te, se alla fine a te questo scambio non ti sta bene. In questi casi ci sono dei conflitti tra interessi che si contrappongono e vogliono assumere potere, o si trova il modo di soddisfare tutti davvero o ci saranno sempre malcontenti, i problemi non stanno nelle teste soltanto ma nel mondo e nell'esistenza stessa, sono incistati qui. Non ci può essere riconoscimento tra le istanze in lotta là dove non c'è spazio a sufficienza, se non c'è spazio ci può essere solo un conflitto senza fine per accaparrarsi questo spazio fino a che qualcuno non viene distrutto o inglobato.
A me certe cose non stanno bene, questo è il mio "attaccamento alla patologia".
Non sono attaccato affatto al fatto che costino certe cose, se me le si darà gratis potrò dimostrare a tutti che le accetterò volentieri, io non sono attaccato ad alcun male. Se qualcuno sostiene che io mi lamento anche quando ho tutto quello che affermo che ora mi manca, posso dimostrare che non è affatto così se mi si passano realmente certi mezzi gratuitamente che non possiedo ora.
Un saluto
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Riferimento: attaccamento alla patologia
ecco, quel messaggio però, quello bello, quello romantico stile ottocento, era una progettualità?
Io penso di sì!
Voglio dire, lui la fa sognare una donna se le dice quella parte, secondo me una donna non è che "pretenda", ha bisogno un po' di sognare e di immaginare accanto a una persona, un po' di idee per iniziare, ecco, soltanto questo.
brutto è se trovi una donna che fa finta di condividerle e poi invece vuole per sè la vita brillante e di società!
Che so, sposo il principe azzurro come Biancaneve, però volevo il mago cattivo.
Insomma, è complicato trovare un partner, ma questo per tutti, non solo per Char-lie!
Quanti casini ci sono nelle relazioni, non sono rose, fiori e panchine!
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Riferimento: attaccamento alla patologia
ok ragazzi, vi lascio la proprietà della discussione, tanto a me non interessa più, in molti anni di analisi e autoanalisi ho raggiunto tante di quelle conclusioni da poterci scrivere un'enciclopedia :)
adesso sono in vacanza in calabria e mi dedico alla pazza gioia e alla mia nipotina di appena un giorno <3
bay bay, alla prossima!
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Riferimento: attaccamento alla patologia
quando ricapiti, mettici al corrente anche noi, ci farebbe piacere!
Ciao!
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Riferimento: attaccamento alla patologia
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Originalmente inviato da dipendedame
ok ragazzi, vi lascio la proprietà della discussione, tanto a me non interessa più, in molti anni di analisi e autoanalisi ho raggiunto tante di quelle conclusioni da poterci scrivere un'enciclopedia
Grazie per la cessione della proprietà dipendedame, comply che dici, vediamo se riusciamo a ricavarci qualcosa vendendola a qualche strizzacervelli che usi gli interventi in qualche suo libro come esemplificazione di casi clinici? 'Ste pubblicazioni sembra che vendano... :asd:
Megiston sei in giro? Stai scrivendo qualcosa che ha a che fare col tema della discussione? Se mi vuoi usare come "caso" che resiste alle terapie sono a tua disposizione, ovviamente non gratis :D, ci mettiamo d'accordo.
Un saluto dipendedame vedo che ti sei ripreso comunque, oggi il tuo umore è migliore, beh anche il mio...
Ciao a tutti
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Riferimento: attaccamento alla patologia
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Originalmente inviato da
complicata
quando ricapiti, mettici al corrente anche noi, ci farebbe piacere!
Ciao!
la mia conclusione è che quello di cui ho bisogno è di amor proprio e me lo sto creando sia con un lavoro mentale tra me e me, sia mettendo in pratica comportamenti che, magari passando per la fatica e l'impegno, hanno lo scopo di aumentare il mio benessere, ovviamente il cambiamento non è immediato, ma avviene, semplicemente prendendo l'abitudine di trattarsi bene dentro e fuori di se, per esempio, ritornando all'attaccamento alla patologia, è ovvio intuire che uno stile di vita da persona non patologica quale sono è molto più appagante di uno stile di vita da patologico, per qui sto cambiando tutte le brutte abitudini qcquisite in questi anni di malessere.
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Riferimento: attaccamento alla patologia
ah,ho capito!
Ci fai un esempio di brutta abitudine per te, se hai voglia, e, come l'hai cambiata?
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Char-Lie, sono spariti nell'ordine:
megiston, gieko, ikaro,benedetta, luigi84, willy61, giulietta, rosadimaggio( che ogni tanto compare), neuromancer, johnny, aspe..eee..la ragazza con la tigre, e un sacco di altra gente che mi ricordo tutta!
Chiama qualcuno anche te, ok!:P
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Ma "bella primavera" (la ragazza con la tigre) non credo sia una ragazza :look:... Da come si esprime a me sembra di più un maschio, forse mi sbaglio io, non so...
Ora o sono tutti in vacanza :summer: e hanno chiuso i portatili col lucchetto, o trovano la discussione di una noia mortale, o ancora siamo noi che dobbiamo sparire per farli tornare :D... O magari solo io dovrei sparire :asd:... Puff!
Se quest'ultima ipotesi è quella vera e qualcuno vuole intervenire mi impegno a non scrivere più messaggi papiri e a non replicare così spesso come faccio :shutup:. Megiston però è intervenuto abbastanza di recente nella discussione sulla coppia che sta per scoppiare, forse è questa discussione che non lo attira.
Aspetto comunque la risposta di dipendedame alla tua domanda :sisi:.
Ci fai un esempio di brutta abitudine per te, se hai voglia, e, come l'hai cambiata?
Un saluto :smile:
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Riferimento: attaccamento alla patologia
Ci penso io a mandare i telegrammi, tu pensa ai papiri!:hug:
Perchè,:wow: bella primavera era unO psy?!
eh, ma il nick doveva essere bello autunno..o bello primavero umpf, va beh, sono giustificata.
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Riferimento: attaccamento alla patologia
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Originalmente inviato da
complicata
ah,ho capito!
Ci fai un esempio di brutta abitudine per te, se hai voglia, e, come l'hai cambiata?
passare tempo ad alimentare l'ansia di affrontare una qualsiasi paura, grande o piccola che sia, una volta non riuscivo neanche ad entrare a comprare le sigarette, adesso sto non alimentando e affrontando paure più grandi, come approciare con una ragazza, essere assertivo col capo sul lavoro, ecc.