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Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Per gli studenti di psicologia che fossero distratti,
suggerisco di digitare su un qualunque motore di ricerca "cerca psicologo" e vedere quali sono le offerte di lavoro per gli psicologi:
Stage gratuiti, "tirocini" in ferramenta, prime esperienze.... mai la parola "contratto", o il simbolo euro.
Il meccanismo è questo:
c'è posto per chi deve fare esperienza, quindi non pretende di essere pagato. Meno è qualificato, meglio è. Al contrario la persona qualificata si sente dire che "non ci sono i soldi". La verità (e mi limito) è che di solito ed in generale sulla carta uno psicologo esperto ed un neofita hanno lo stesso valore per le amministrazioni, e quindi le varie cooperative e associazioni, preferiscono ovviamente prendere chi chiede meno, quindi alla fine chi ci rimette è l'operatore che se va bene ci va pari tra spese e entrate e l'utente finale, che si vede davanti un susseguirsi di figure inesperte, a tutto discapito dell'immagine pubblica dell'intera categoria degli psicologi. Questo comporta il fatto che in generale si abbia poca fiducia negli psicologi, quindi anche il mercato privato diventa difficile.
Colpa dei politici? Colpa nostra? colpa dell'enpap? interessi economici? fate voi, giudicate voi, però aprite gli occhi, e poi valutate o magari, cosa che non abbiamo fatto noi, reagite. .
Spero di esservi stato di aiuto.
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Sottoscrivo ogni parola. Lasciate ogni speranza.....
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Certo, però è anche vero che se uno cerca lavoro psicologico piazzandosi davanti al computer a cercare improbabili offerte, cosa pensa di trovare? "Cercasi psicologo scopo assunzione a tempo indeterminato, 8 ore al giorno, ferie ad agosto e 13ma, 1300 euro al mese? Pensa di trovare l'offerta su bakeka e siti simili, mandare il curriculum, fare il colloquio ed essere assunto? Forse nell'era dei Flinston funzionava così, ma oggi i modi di cercare il lavoro sono cambiati, se uno cerca con metodi vecchi o forse mai esistiti, logico che non lo trova né oggi e né mai. Cosa penseremmo di un avvocato che cerca lavoro su internet o sui giornali di offerte, o di un dentista? Se non si esce dall'ottica del "posto", magari fisso all'italiana, da 8 ore al giorno, nel 2011 di certo ci si può scordare di trovare questo tipo di lavoro, soprattutto in ambito psico. Come suggeriva papa Woiytila: DAMOSE DA FA'! Le nicchie di mercato ci sono, e alcune, profittevoli, sono persino scoperte. Se uno le individua con i giusti strumenti e si inserisce con le giuste strategie, il lavoro se lo crea, come fanno tutti i professionisti di questo mondo. Se uno ascolta i bisogni della gente (in fondo la psicologia è una professione basata sull'ascolto!) e si sintonizza con quello che gli serve, che vuole, che è disposta a pagare, il lavoro se lo costruisce. Se aspetta che glielo offra qualcuno dall'alto, aspetta e spera...
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ste203xx
Certo, però è anche vero che se uno cerca lavoro psicologico piazzandosi davanti al computer a cercare improbabili offerte, cosa pensa di trovare? "Cercasi psicologo scopo assunzione a tempo indeterminato, 8 ore al giorno, ferie ad agosto e 13ma, 1300 euro al mese? Pensa di trovare l'offerta su bakeka e siti simili, mandare il curriculum, fare il colloquio ed essere assunto? Forse nell'era dei Flinston funzionava così, ma oggi i modi di cercare il lavoro sono cambiati, se uno cerca con metodi vecchi o forse mai esistiti, logico che non lo trova né oggi e né mai. Cosa penseremmo di un avvocato che cerca lavoro su internet o sui giornali di offerte, o di un dentista? Se non si esce dall'ottica del "posto", magari fisso all'italiana, da 8 ore al giorno, nel 2011 di certo ci si può scordare di trovare questo tipo di lavoro, soprattutto in ambito psico. Come suggeriva papa Woiytila: DAMOSE DA FA'! Le nicchie di mercato ci sono, e alcune, profittevoli, sono persino scoperte. Se uno le individua con i giusti strumenti e si inserisce con le giuste strategie, il lavoro se lo crea, come fanno tutti i professionisti di questo mondo. Se uno ascolta i bisogni della gente (in fondo la psicologia è una professione basata sull'ascolto!) e si sintonizza con quello che gli serve, che vuole, che è disposta a pagare, il lavoro se lo costruisce. Se aspetta che glielo offra qualcuno dall'alto, aspetta e spera...
Vabbè tutte cose già dette e risapute, in teoria. In pratica questo significa farsi conoscere, investire, specializzarsi e poi?? allo studio non viene nessuno e nel pubblico farsi sfruttare. Conosci qualcuno che alla fine vive con questo lavoro, in Italia?
Fammi un esempio di nicchia di mercato scoperta e profittevole che sono pronto ad investire le ultime risorse rimaste. Spiegami quali sono i modi di cercare e trovare lavoro nell'era moderna, premesso che io non ho mai cercato tramite internet, ma che quello che offre il mercato è lo stesso che si vede da subito facendo una ricerca con un qualunque motore di ricerca. Fai la stessa cosa digitando : cerca idraulico, cerca elettricista, cerca avvocato..., vedrai che trovi addirittura la parola contratto o trovi la specificazione di quanto ti daranno esattamente, pensa che assurdità!
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Crazy'njoy ti invito a rendere facilmente leggibili queste informazioni a tutte le matricole, ad esempio affiggendo cartelli nell'università. E' un dovere morale salvare queste persone da una carriera evanescente, rimpianti, frustrazioni, disperazioni per un lavoro che non verrà.
Andrebbe fatto ben altro, e da altri livelli. Andrebbe ridotto all'osso il numero di matricole per anno, direttive che devono arrivare dall'alto. E non mi parlate di diritto allo studio negato: le librerie non ti guarderanno di certo storto quando vorrai acquistare un libro per il tuo studio indipendente.
Gli unici motivi che portano a lasciare le cose così come stanno sono:
-ostinazione dei laureati disoccupati, che non riescono (e li comprendo) ad ammettere fino in fondo la situazione perchè altrimenti tutti i loro sforzi risulterebbero vani e le speranze verrebbero a crollare.
-interessi dei professori, che riducendo il numero di matricole si ritroverebbero senza lavoro e senza libri da vendere.
Prendete un megafono e informate quelle centinaia di 20 enni in fila per le prime lezioni di quest'anno! E' come dare del cibo a dei morti di fame, li state salvando!
E forse salvate anche i neo laureati, perchè se il flusso si riduce, c'è più probabilità di trovare lavoro per i già dottori.
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A parte questo clima desolante di pessimismo realistico e depressione, ho una curiosità che magari può anche spezzare la tensione. Magari qualcuno è informato su studi sociologici sul masochismo o ingenuità dei giovani aspiranti psicologi (ho già dato possibili interpretazioni al mio quesito :asd:): perchè in Italia ci sono 80000 psicologi? Perchè tutta questa gente vuole studiare psicologia e perchè siamo 1/3 del totale degli psicologi europei?
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@ ste 203xx: riprendo la tua frase non per aprire una discussione tra noi due, ma perchè a mio avviso molto importante considerare una modifica del nostro modo di porci sul mercato, amesso che vogliamo insistere. Scrivi:"Se uno ascolta i bisogni della gente (in fondo la psicologia è una professione basata sull'ascolto!) e si sintonizza con quello che gli serve, che vuole, che è disposta a pagare, il lavoro se lo costruisce. Se aspetta che glielo offra qualcuno dall'alto, aspetta e spera..." La mia opinione, dettata dalla mia esperienza, è che il fatto che solitamente la psicologia non sia un lavoro di cui vivere ma quasi un volontariato è dovuto anche al fatto che ci sia sempre qualcuno di noi disposto a lavorare gratis o quasi, a non chiedere nemmeno se e quanto verrà pagato, a non pretendere delle garanzie. Tutti gli altri professionisti non aspettano che gli si dica quanto verranno pagati. sono loro a dirti quanto paghi. se vai dall'avvocato, dal medico, dall'architetto, non ti sentirai mai chiedere "quanto mi paghi?" e non ti verrebbe mai in mente di dirgli che lo pagherai 10 euro l'ora lorde. forse il nostro tempo vale meno? è evidente che qualcosa non funziona. Una volta avevamo un tariffario, ma poi sono stati aboliti i minimi. Quindi si capisce che un qualunque datore di lavoro/committente approfitti della situazione e detti le regole. Se c'è un nostro collega disposto a lavorare gratis o quasi, perchè dovrebbero prendere uno che pone delle regole. Quindi la mia idea è qualla di rimettere il tariffario dei minimi, di imporre che tutti lo rispettino (anche i principianti) e di pretendere sempre un contratto, anche se a tempo determinato. Altrimenti finiremo con il prendere 4 euro l'ora, a tutto discapito della nostra categoria.
@ Giulio. Secondo me la psicologia è una materia talmente affascinante che andando indietro nel tempo mi iscriverei nuovamente, ma sarebbe prezioso essere consapevole del fatto che poi non potrei farne un lavoro. Davvero mi viene voglia di andare all'università a suggerire alle matricole di cominciare da ora a valutare le offerte del mercato. La mia opinione, spero sbagliata, è che guadagnare bene come psicologo è un pò come giocare a pallone e sperare di entrare in serie A. Quando studiavo mi ero fatto molte illusioni e non è detto che sia impossibile rendere questa materia un lavoro remunerativo, almeno proporzionato all'impegno richiesto, ma se qualcuno mi avesse aperto gli occhi avrei capito molto prima il meccanismo. Forse, anzi sicuramente, vanno cambiate molte cose, senza aspettare che chi ci guadagna si muova in tale direzione, è impossibile. La prima regola dovrebbe essere quella di imporre delle tariffe. La seconda sarebbe quella di lavorare sempre con deontologia e professionalità. Invece molto spesso, pur di non scontentare il committente c'è chi è disposto a scendere a compromessi, a suo discapito e a discapito dell'opinione pubblica sulla psicologia, che viene vista come una specie di filosofia approssimativa a volte e come impotente assistenzialismo altre volte.
Sul perchè ci sia tanta gente che ancora sia disposta a iscriversi a psicologia risponderei che da una parte la disinformazione circa le opportunità di lavoro dall'altra il fascino che suscita questa materia specie in persone sensibili o che hanno avuto una storia particolare siano già due motivazioni sufficienti, ma certo andrebbe fatta un'indagine.
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Laurearsi in Italia, soprattuto in questo periodo storico-economico, è una scelta che va fatta con la consapevolezza che poi, molto facilmente, si andrà a fare un lavoro - se uno è fortunato - che non c'entra niente con quello che ha studiato - se vuoi effettivamente guadagnare uno straccio di stipendio - e questo vale a mio avviso per psicologi, avvocati, persino medici. Anche gli avvocati piangono in questo periodo, ingegneri e architetti, ecc.. Certo, andrebbero avvertiti gli studenti universitari, non solo di psicologia ma tutti, che quando usciranno come dottori (vi parlo da laureato in economia che a un certo punto ha deciso di prendersi anche una laurea in psicologia e che ha intenzione di fare lo psicologo, con tutta la consapevolezza cosmica che ne consegue sul doversi sbattere e pure tanto per guadagnare come tale) il mondo del lavoro è una giungla e piena di call center pronti a darti quattro euro l'ora (credo che sia questa la paga, corregetemi se sbaglio). Venendo a noi psicologi, se volevamo lo stipendio fisso, certo dovevano dircelo prima: non laurearti in psicologia! Non c'è dignità in questo momento nel nostro paese per qualsasi lavoratore. Quarantenni avvocati che guadagnano quattrocento euro al mese portando avanti quanche praticuccia e facendo da schiavi per altri studi, che sono in crisi anche loro adesso, ce ne sono purtroppo. anche a loro avrebbero dovuto dirglielo. Eppure, di persone che vivono di psicologia ce ne sono, escludendo i raccomandati che hanno vinto il concorso alla asl ovviamente. Persone che si sbattono (scusate il termine, ma non me ne viene un altro che renda meglio l'idea), tanto, presentando progetti, proponendo servizi, che su 10 ore di lavoro se ne vedono pagate 2 (io sono tra questi e nonostante tutto consapevole di fare qualcosa che amo...la maggior parte del tempo). Andrebbero avverttiti i nuovi studenti di psicologia, questo si, avvertiti che se non hai una passione, amore vero, per questo mestiere, allora è meglio che fai altro. Puoi fare un lavoro qualsiasi. Meglio se non laureato. Ma non fare un'altra università se vuoi un lavoro buono, perché anche lì se non conosci nessuno, come fai a fare il medico in ospedale, a rimediare clienti come avvocato, ecc.? Anche loro hanno i nostri problemi. Certo, lo riconsco, noi psicologi ci dobbiamo sbattere (e vai con questo magnifico termine) un pò di più...C'è da chiedersi se ne vale la pena. Per me si, perché non credo che ci sia gioia più grande di vedere un altro essere umano cambiare, in meglio, grazie all'aiuto che sappiamo dargli (parlo da clinico). Nel mio piccolo sto iniziando a farlo...E sinceramente non c'è stipendio fisso che tenga...come dice la pubblicità...ci sono cose che non hanno prezzo...Poi, se ho bisogno di un piatto di minestra...vabbé, andiamo qualche ora a sto call center!
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Vorrei specificare che non ho mai parlato di stipendio fisso. Il contratto di cui parlo è un requisito minimo che ogni professionista pretende in tutti gli altri paesi del mondo, un pezzo di carta che dice che sulle 10 ore che farai te ne verranno pagate 10. Ciò sempre per non alimentare una escalation di sfruttamento ed un crollo definitivo della rispettabilità della nostra categoria.
E poi la storia della crisi è soprattutto una scusa. I soldi ci sono, ma se li mettono in tasca sempre i soliti. Gli altri non reagiscono e si lasciano sfruttare. Sono conniventi con chi li sfrutta e omertosi rispetto ai soprusi, e questo è il male maggiore del nostro paese. Sulla carta i furbi la fanno franca e chi ci rimette siamo noi e i nostri clienti, che ovviamente si vedono offrire un servizio scadente.
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Con tutti questi psicologi è normale che si possono permettere di farli lavorare gratis! Semplice legge di mercato! Io non credo che le matricole siano consapevoli di questi discorsi, a meno che non vi incappano casualmente, perchè dall'università non arrivano queste informazioni!
A mia opinione, tanti ragazzi rimangono affascinati da qualche lettura specialistica tramite libri, internet, o contatti diretti con professionisti. La possibilità di un vantaggio in termini di felicità personale fa scattare un interesse sempre maggiore per la materia, che poi sfocia nell'iscrizione all'università. Se i posti fossero ridotti, rimarrebbero nella prima fase continuando a studiare per conto proprio, senza pregiudicarsi anni e anni di sforzi vani per sistemarsi economicamente.
La faccenda è seria perchè gli anni non te li ridà nessuno e la vita è breve!
Io ho interrotto il percorso dopo il primo anno, quando ho letto in questo forum della situazione. Direi che l'emozione appropriata è quella di quando ti passa un tir a 5 cm dalla faccia e fai un sospiro di sollievo per il pericolo scampato.
Per chi è già avviato e non vuole tornare indietro propongo un intervento molto semplice: far desistere le matricole! E' molto più utile questo che continuare a cercare lavoro a denti stretti, perchè una volta che la calca si sarà sfoltita, si avrà spazio di movimento! Bisogna andare alla radice del problema, e la radice sono gli 80000 psicologi con un ritmo di immatricolazione spaventoso!
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La questione che trovo interessante non è tanto esplorare le motivazioni alla base della scelta del corso di laurea in psicologia (si sa che ce ne sono tre di motivazioni principali), quanto perchè proprio qui in Italia sono tutti psicologi! E' un dato che potrebbe interessare anche dal punto di vista culturale-sociologico, siamo più sensibili e accattivati dalla psicologia rispetto ad altri popoli o c'è dell'altro che stiamo ignorando? :sbonk:
P.S. Giulio, te la sei scampata per ciò che riguarda le difficoltà nella nostra professione, ma ne avrai senz'altro della altre, a meno che tu non abbia intenzione di studiare ingegneria aerospaziale
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crazy ho letto il tuo mess e sono d'accordo, hai ragione anche sul volontariato, ti parlo da persona che non ha mai potuto permettersi il lusso del volontariato perché lo stomaco reclamava, mangio molto :rolleyes: . Quindi mi trovi ok al 100% col tuo discorso. Però ecco torniamo alla vecchia forma mentis, cioè il contratto. L'avvocato ha un contratto? Il dentista? L'oculista? Magari hanno clienti, pazienti, ecc, fanno la loro prestazione e vengono retribuiti per quella prestazione. Cioè l'impiegato viene pagato "a ore", o a stipendio (la famosa "mesata") o lavorano a orario, tipo "attacco alle 9 e stacco alle 18", lo psicologo non è un impiegato, è appunto un professionista come tu dici e non va a ore. Riguardo a sopra quando mi chiedevi le nicchie scoperte, perdonami se non posso scriverle su un forum pubblico, perché dei clienti mi pagano per fare analisi di mercato, quindi non posso spiattellarle :). Cmq, si lavora su nicchie molto piccole e segmenti molto piccoli con bisogni ultraspecifici, cioè sulle cosiddette "long tail": si costruisce un brand molto forte all'interno nella nicchia e talvolta si velocizzano le richieste di contatto con la lead generation. Questo è il filo conduttore molto semplificato dello start-up di giovani professionisti (bazzico il campo ed è la stessa procedura che seguo). Più o meno oggi l'Abc del marketing è questo...non c'è proprio spazio per i contratti, neanche a breve termine, il posizionamento come lavoratore va interamente ripensato. Poi certo se uno offre al mercato un prodotto generico, dove non c'è domanda, non interessa a nessuno, non serve a nessuno, non lo vuole comprare nessuno e neppure c'è un segmento disponibile a spendere, e certo che avrà lo studio vuoto! Se gli studi sanno offrire solo psicoterapia, prodotto che risponde ai requisiti di cui sopra (generico, privo di una domanda, privo di un segmento con capacità di spesa, basato sulla short tail come nel pleistocene), ci credo che sono vuoti! :sbonk:
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max.nettuno
Andrebbero avverttiti i nuovi studenti di psicologia, questo si, avvertiti che se non hai una passione, amore vero, per questo mestiere, allora è meglio che fai altro.
Non capisco questa logica! Non è un problema di mancanza di interesse, amore o passione, è un problema di possibilità di lavoro! Se metti o levi la passione, il lavoro non c'è lo stesso, quindi è ininfluente!
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Originalmente inviato da
crazy'njoy
E poi la storia della crisi è soprattutto una scusa. I soldi ci sono, ma se li mettono in tasca sempre i soliti. Gli altri non reagiscono e si lasciano sfruttare. Sono conniventi con chi li sfrutta e omertosi rispetto ai soprusi, e questo è il male maggiore del nostro paese. Sulla carta i furbi la fanno franca e chi ci rimette siamo noi e i nostri clienti, che ovviamente si vedono offrire un servizio scadente.
Un governo eletto con voti di certe categorie sociali, farà gli interessi solo di quelle categorie sociali...
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ste203xx
crazy ho letto il tuo mess e sono d'accordo, hai ragione anche sul volontariato, ti parlo da persona che non ha mai potuto permettersi il lusso del volontariato perché lo stomaco reclamava, mangio molto :rolleyes: . Quindi mi trovi ok al 100% col tuo discorso. Però ecco torniamo alla vecchia forma mentis, cioè il contratto. L'avvocato ha un contratto? Il dentista? L'oculista? Magari hanno clienti, pazienti, ecc, fanno la loro prestazione e vengono retribuiti per quella prestazione. Cioè l'impiegato viene pagato "a ore", o a stipendio (la famosa "mesata") o lavorano a orario, tipo "attacco alle 9 e stacco alle 18", lo psicologo non è un impiegato, è appunto un professionista come tu dici e non va a ore. Riguardo a sopra quando mi chiedevi le nicchie scoperte, perdonami se non posso scriverle su un forum pubblico, perché dei clienti mi pagano per fare analisi di mercato, quindi non posso spiattellarle :). Cmq, si lavora su nicchie molto piccole e segmenti molto piccoli con bisogni ultraspecifici, cioè sulle cosiddette "long tail": si costruisce un brand molto forte all'interno nella nicchia e talvolta si velocizzano le richieste di contatto con la lead generation. Questo è il filo conduttore molto semplificato dello start-up di giovani professionisti (bazzico il campo ed è la stessa procedura che seguo). Più o meno oggi l'Abc del marketing è questo...non c'è proprio spazio per i contratti, neanche a breve termine, il posizionamento come lavoratore va interamente ripensato. Poi certo se uno offre al mercato un prodotto generico, dove non c'è domanda, non interessa a nessuno, non serve a nessuno, non lo vuole comprare nessuno e neppure c'è un segmento disponibile a spendere, e certo che avrà lo studio vuoto! Se gli studi sanno offrire solo psicoterapia, prodotto che risponde ai requisiti di cui sopra (generico, privo di una domanda, privo di un segmento con capacità di spesa, basato sulla short tail come nel pleistocene), ci credo che sono vuoti! :sbonk:
Stasera prendo un dizionario di inglese e poi rispondo:asd: . Scherzi a parte a grandi linee sono d'accordo sul fatto che come dice Giulio sia una semplicissima regola di mercato, quella basata sulla domanda/offerta a rendere poco preziosa e vendibile la nostra laurea, però dico che se ponessimo delle regole, tipo che uno psicologo non prende meno di 40 euro l'ora nel casi di contratti a progetto, quei tanti che lavorano a titolo quasi gratuito avrebbero condizioni dignitose. Anche se non ho idea di cosa sia una" short tail" la risposta individuale al problema della domanda offerta potrebbe essere quella che ho intrapreso io, per ora senza grandi esiti e che credo sia quella che suggerisci tu: la strada di ultraspecializzarmi su nicchie in cui più che altro la domanda va creata. Il punto contratto non è da sottovalutare, perchè le leggi ci sono ma in Italia si fa tutto per amicizia, e solitamente chi ti propone un lavoro o l'ente/organizzazione/amministrazione/privato a cui proponi un lavoro "in amicizia" (vale a dire sulla fiducia, per conoscenza...) ti chiede massima professionalità fino al momento di pagarti. A quel punto arrotonda e si aggiusta il compenso a suo favore, e tu non puoi fare niente, perchè non hai un contratto. Di 10 ore lavorate te ne danno 2 se hai stabilito una tariffa oraria, se hai stabilito un compenso a prestazione di mille euro ad esempio ti rispondono che non te le danno, ad esempio ti dicono che "non hanno i soldi" (esperienza vissuta) e questo, credimi, non è professionale, anzi è molto squalificante e vi assicuro che a quel punto non basta fare un lavoro legato alla materia studiata negli anni per sentirsi gratificato.
Le parole possono essere molto belle e sfruttamento può essere chiamato nuova forma di lavoro, ma se non mi permette di vivere un lavoro non può essere chiamato tale.
Con il cliente privato è una storia diversa: inizialmente stabilisci una tariffa e poi sei sicuro che ti paga, ma si aspetta di pagare sempre meno della metà di quanto pagherebbe il dentista o l'avvocato. Perchè?
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ste203xx
crazy ho letto il tuo mess e sono d'accordo, hai ragione anche sul volontariato, ti parlo da persona che non ha mai potuto permettersi il lusso del volontariato perché lo stomaco reclamava, mangio molto :rolleyes: . Quindi mi trovi ok al 100% col tuo discorso. Però ecco torniamo alla vecchia forma mentis, cioè il contratto. L'avvocato ha un contratto? Il dentista? L'oculista? Magari hanno clienti, pazienti, ecc, fanno la loro prestazione e vengono retribuiti per quella prestazione. Cioè l'impiegato viene pagato "a ore", o a stipendio (la famosa "mesata") o lavorano a orario, tipo "attacco alle 9 e stacco alle 18", lo psicologo non è un impiegato, è appunto un professionista come tu dici e non va a ore. Riguardo a sopra quando mi chiedevi le nicchie scoperte, perdonami se non posso scriverle su un forum pubblico, perché dei clienti mi pagano per fare analisi di mercato, quindi non posso spiattellarle :). Cmq, si lavora su nicchie molto piccole e segmenti molto piccoli con bisogni ultraspecifici, cioè sulle cosiddette "long tail": si costruisce un brand molto forte all'interno nella nicchia e talvolta si velocizzano le richieste di contatto con la lead generation. Questo è il filo conduttore molto semplificato dello start-up di giovani professionisti (bazzico il campo ed è la stessa procedura che seguo). Più o meno oggi l'Abc del marketing è questo...non c'è proprio spazio per i contratti, neanche a breve termine, il posizionamento come lavoratore va interamente ripensato. Poi certo se uno offre al mercato un prodotto generico, dove non c'è domanda, non interessa a nessuno, non serve a nessuno, non lo vuole comprare nessuno e neppure c'è un segmento disponibile a spendere, e certo che avrà lo studio vuoto! Se gli studi sanno offrire solo psicoterapia, prodotto che risponde ai requisiti di cui sopra (generico, privo di una domanda, privo di un segmento con capacità di spesa, basato sulla short tail come nel pleistocene), ci credo che sono vuoti! :sbonk:
sono pienamente d'accordo.
Più che far desistere le nuove leve dall'intraprendere questo meraviglioso mestiere, sarebbe opportuno che chi ha già un pò di esperienza suggerisca ai giovanissimi laureati di prendere un bel libro sul marketing per le piccole imprese.
D'altronde i più vecchietti tra noi ricorderanno i post di HTSirri!! :approved:
Va bene sfogarsi e sentirsi scoraggiati, ma ricordiamo che mai come in questo periodo il disagio della popolazione è alle stelle..quindi non ditemi che non c'è lavoro!
Almeno nel privato, ovviamente!!
Adesso però non sbranatemi se mi sono concessa di andare in controtendenza... :sbonk:
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fiona774
Va bene sfogarsi e sentirsi scoraggiati, ma ricordiamo che mai come in questo periodo il disagio della popolazione è alle stelle..quindi non ditemi che non c'è lavoro!
vedi il problema è che la figura dello psicologo viene scavalcata. Quello che dovrebbe fare lo psicologo (o che comunque lo Stato abilita a fare perché si supera un esame di stato) lo fanno altre figure, che magari sono già insertite nel contesto lavorativo e già che ci sono, magari per arrotondare, si fanno un corso per "applicare" delle competenze psicologiche al lavoro che già fanno.
E lo possono fare perché lo psicologo non ha "atti tipici", cioè la legge dice cosa fa lo psicologo ma non dice che "lo può fare solo lo psicologo" (non me ne intendo di giurisprudenza quindi l'ho detto con parole mie, ma il senso è questo). Tranne per alcune cose specifiche dello psicologo (es. l'assessment center, in virtù di una sentenza della cassazione).
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fiona774
sono pienamente d'accordo.
Più che far desistere le nuove leve dall'intraprendere questo meraviglioso mestiere, sarebbe opportuno che chi ha già un pò di esperienza suggerisca ai giovanissimi laureati di prendere un bel libro sul marketing per le piccole imprese.
D'altronde i più vecchietti tra noi ricorderanno i post di HTSirri!! :approved:
Va bene sfogarsi e sentirsi scoraggiati, ma ricordiamo che mai come in questo periodo il disagio della popolazione è alle stelle..quindi non ditemi che non c'è lavoro!
Almeno nel privato, ovviamente!!
Adesso però non sbranatemi se mi sono concessa di andare in controtendenza... :sbonk:
Non vedo perchè vi dovrebbero sbranare, in fondo se parlate così (fiona e ste) vuol dire che in prima persona avete lavoro e siete riuscite a individuare e coltivare la vostra nicchia di mercato.:approved: Io non mi sono ancora cimentata nel lavoro per cui non so esprimermi positivamente al riguardo, però forse tante persone come me si scoraggiano prima ancora prima di provare, affidandosi ai dati e alle statistiche. Io mi sono iscritta alla scuola di specializzazione sfidando la saturazione del mercato, perchè sento che devo provare a fare ciò che mi piace, a dispetto delle difficoltà, è per una questione di rispetto verso me stessa. Poi almeno secondo me il settore su cui stanno puntando molti psicologi è la formazione ad altri psicologi, a volte pare proprio che siamo una sorta di cerchia che se la canta e se la suona...:asd:
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fiona774
sono pienamente d'accordo.
Più che far desistere le nuove leve dall'intraprendere questo meraviglioso mestiere, sarebbe opportuno che chi ha già un pò di esperienza suggerisca ai giovanissimi laureati di prendere un bel libro sul marketing per le piccole imprese.
D'altronde i più vecchietti tra noi ricorderanno i post di HTSirri!! :approved:
Va bene sfogarsi e sentirsi scoraggiati, ma ricordiamo che mai come in questo periodo il disagio della popolazione è alle stelle..quindi non ditemi che non c'è lavoro!
Almeno nel privato, ovviamente!!
Adesso però non sbranatemi se mi sono concessa di andare in controtendenza... :sbonk:
Me lo consigli un libro utile sul marketing per le piccole imprese? Chissà magari mi torna utile...
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ninfaverde
Non vedo perchè vi dovrebbero sbranare, in fondo se parlate così (fiona e ste) vuol dire che in prima persona avete lavoro e siete riuscite a individuare e coltivare la vostra nicchia di mercato.:approved: Io non mi sono ancora cimentata nel lavoro per cui non so esprimermi positivamente al riguardo, però forse tante persone come me si scoraggiano prima ancora prima di provare, affidandosi ai dati e alle statistiche. Io mi sono iscritta alla scuola di specializzazione sfidando la saturazione del mercato, perchè sento che devo provare a fare ciò che mi piace, a dispetto delle difficoltà, è per una questione di rispetto verso me stessa. Poi almeno secondo me il settore su cui stanno puntando molti psicologi è la formazione ad altri psicologi, a volte pare proprio che siamo una sorta di cerchia che se la canta e se la suona...:asd:
Già, pur essendo comunque pronto a cambiare il mio modo di cercare lavoro e di pormi sul mercato, ho visto negli anni fiorire corsi che abilitavano ad operare efficacemtente in nicchie che risultavano potenzialmente in grado di arricchire lo psicologo ed ho visto decine di colleghi, tra cui mi aggiungo, puntare in corsi e master serviti solo ad arricchire le scuole che li tenevano. Ogni anno una nuova nicchia e ogni anno nuovi corsi.
Poi che finne hanno fatto tutti quegli specialisti? Si sono arricchiti? o almeno hanno lavorato in quella nicchia con guadagni dignitosi?
nn è una domanda provocatoria, voglio sinceramente capire. Io parlo della mia esperienza, ma sono desideroso di cambiare idea e ritrovare un pò di fiducia.
Ma non mi proponete corsi di marketing o altri corsi che promettono filoni d'oro
il libro si, mi interessa, e l'autore ;)
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Si è appena chiusa una nicchia da 1..
Che fine fanno tutti gli specialisti? ....a formare altri specialisti!
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Johnny
vedi il problema è che la figura dello psicologo viene scavalcata. Quello che dovrebbe fare lo psicologo (o che comunque lo Stato abilita a fare perché si supera un esame di stato) lo fanno altre figure, che magari sono già insertite nel contesto lavorativo e già che ci sono, magari per arrotondare, si fanno un corso per "applicare" delle competenze psicologiche al lavoro che già fanno.
E lo possono fare perché lo psicologo non ha "atti tipici", cioè la legge dice cosa fa lo psicologo ma non dice che "lo può fare solo lo psicologo" (non me ne intendo di giurisprudenza quindi l'ho detto con parole mie, ma il senso è questo). Tranne per alcune cose specifiche dello psicologo (es. l'assessment center, in virtù di una sentenza della cassazione).
Caro collega, come darti torto? Con amarezza purtroppo non possiamo negare la vergognosa situazione di balletti tra l'ambito privato, o peggio, negli Enti pubblici di psicofilosofi, psicocounsellor, psicosalumieri (con tutto il rispetto per i salumieri) e quant'altro. La legge non ci tutela come vorremmo, gli Ordini non sempre riescono ad intervenire in modo significativo e la "gente" ha un'immagine un pò confusa di "cosa fa" o "chi è lo psicologo".
Mentre però la Legge e gli Ordini professionali sono impegnati a far rispettare i confini della nostra professione, anche noi dovremmo fare la nostra parte, ma non credo attraverso lotte contro queste professioni limitrofe: sarebbe un braccio di ferro poco proficuo.
Penso sarebbe più utile fare con scrupolosità e professionalità il nostro mestiere. Metterci passione, amore e dedizione. Ascoltare cosa davvero cerca la popolazione ed offrire servizi innovativi di cui ci sia una reale necessità.
Ogni territorio in Italia ha le sue criticità e quasi mai, ahimè, le aziende pubbliche sono in grado di dare oggi risposte adeguate. Noi possiamo crearle e con la qualità dei nostri servizi, combattere anche noi una silenziosa guerra agli psico-vattelapesca, mettendo in evidenza la nostra professionalità.
La qualità e la professionalità sono poi, in fondo, le cose che resteranno più impresse nella mente degli utenti o dei pazienti.
Quindi, a grande richiesta, ecco qualche titolo:
-La mucca viola / Seth Godin
-300 risposte sul marketing / Philip Kotler
-Start-up. La guida completa per chi vuole mettersi in proprio e creare da zero un'impresa di successo/ Antonio Foglio
-Il marketing dei servizi. Una guida passo a passo per piccole imprese e liberi professionisti
/ Anthony O. Putman
e poi 2 link di due colleghi un pò "più grandi" che s'impegnano molto in questo senso:
http://nicolapiccinini.it/ebook-marketing-psicologo/
http://www.humantrainer.com/corsi/fr...ca_gratis.html
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Mi sembra che diate per scontato che lo psicologo debba avere un contratto :asd:
Purtroppo la capacità di vendersi non ce l'hanno tutti, ma ormai l'equazione è psicologo=libero professionista. Uno che si sa vendere lavora, deve saper rischiare (nulla di garantito, altro che stipendio mensile). E tra le cose da rischiare, significa anche buttarsi nel mercato, farsi pubblicità anche poco convenzionale, sbattersene dei mille paletti dell'ordine che serve solo a limitare la concorrenza tra psicologi e ad aprire le porte ad estetisti con un corso da 30 ore sulla gestione delle emozioni.
Ma per fare ste robe bisogna rischiare in proprio, bisogna rischiare di essere additati come persone poco formate (cominciare a lavorare prima di aver finito la propria formazione, inventarsi servizi nuovi, proporli sul mercato, fallire e ritarare) bisogna mettersi a fare gli imprenditori. E questo non c'è università che lo insegni, uno o entra nella mentalità o aspetterà di essere contattato da miojob continuando a credere che quando finirà la propria formazione ci sarà un posto da dipendente che lo aspetta.
Poi, la figura dello psicologo viene scavalcata, ma che vuol dire? Che ci sono altri che si mettono a fare il nostro lavoro senza averne i titoli? Bell'alibi :asd: Vuol dire solo più concorrenza: la verità è che sono più bravi a vendersi e noi cerchiamo qualcuno che ci tuteli perchè noi non siamo in grado di offrire i nostri servizi con la loro capacità. Ma credete veramente che se l'ordine facesse qualcosa con gli scavalcatori si aprirebbero UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO (cit.) ? :asd:
Sarebbe la stessa cosa :p
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Solo una cosa. Il prossimo che confonde il contratto con il posto fisso gli sbrocco :jd:
Nel frattempo prendo atto del fatto neanche sappiate cosa sia un contratto, a tutto vantaggio di chi vi sfrutta ed a totale discredito della nostra categoria professionale.
Faccio un esempio: mi invento un prodotto del tutto innovativo, creo un brand molto forte, trovo una long tail a cui vendere il prodotto (diciamo una azienda intenzionata a comprare il mio prodotto per i prossimi tre anni), lavoro per tre anni e aspetto che mi paghino ? ma in che mondo vivete? pensate di andare a comprare una macchina, e che ve la diano sulla fiducia? o forse forse vi fanno firmare un foglio in cui c'è scritto che gli darete una cifra esatta e ben determinata?
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Ho capito quello che vuoi dire ma nella discussione si sono sommati due argomenti:
La tutela del contratto di lavoro e la capacità degli psicologi di trovarselo. Io trattavo la seconda, ovvero il fatto che per come la vedo io, la professione di psicologo sparirà dal campo delle professioni dipendendenti e viaggerà sempre sulla libera professione, e non tutti sono disposti ad ascoltare questo discorso o a romprersi le terga, molto più comodo vivere nell'irrealtà di avere un contratto a tempo indeterminato. Nein non succederà più.
Invece il contratto a cui ti riferisci è una tutela legale che va negoziata dallo psicologo con il datore di lavoro, concordati i pagamenti, e a fronte di mancati pagamenti scatta la denuncia.
Rispetto al tuo esempio, preventivo all'inizio (nel caso tu faccia parte di una società, se sei libero professionista lo stesso, se sei assunto serve il contratto di assunzione e serve sapere quali sono obblighi reciproci), scadenze di pagamento, nel tuo esempio direi un pagamento ogni 3 mesi sui tre anni (che comunque sono sempre flessibili, figurati se pagheranno mai il giorno esatto, ma neanche in svezia) e saldo finale. Ne più ne meno che un muratore (in regola) :asd:
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
esatto! esattamente quello che intendevo. definire un contratto in questo senso non è una cosa antica, ma solo un modo in più per difendersi in questo mondo di squali e anche per dare maggior prestigio ad una categoria che non stà facendo volontariato, ma sta lavorando e per fare quel lavoro ha fatto grandi investimenti.
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crazy'njoy
esatto! esattamente quello che intendevo. definire un contratto in questo senso non è una cosa antica, ma solo un modo in più per difendersi in questo mondo di squali e anche per dare maggior prestigio ad una categoria che non stà facendo volontariato, ma sta lavorando e per fare quel lavoro ha fatto grandi investimenti.
Certo, comprendo in pieno. E hai ragione.
Io ovviamente stavo parlando di un lavoro come libero professionista.
Riguardo al pretendere un contratto decoroso credo sia d'obbligo e sarebbe impegno di tutti quelli che lavorano come dipendenti.
Ma a volte noto con tristezza che, per differenti motivazioni che non voglio mettermi a giudicare, tanti colleghi, neanche così giovanissimi, accettano contratti davvero umilianti a fronte di un carico d'impegno e responsabilità non da poco. Senza dimenticare lo stuolo di volontari che invade le aziende pubbliche per anni..in attesa di..boh?!!
Anni fa rifiutati di lavorare per l'ennesimo anno in un azienda pubblica, con il solito contratto di collaborazione: sentivo che per me quella condizione era davvero assurda e poco dignitosa. Forse io ho potuto scegliere o forse sono stata incosciente. Non lo so. A posteriori lo rifarei 100, e altre 100 volte.
Mi spiace solo che nel mio Paese, nel caso dell'assistenza sanitaria pubblica, non sia garantita e tutelata la salute dei cittadini e i recenti tagli ai servizi pubblici, peggiori una situazione sempre più ingestibile. Questo per dire che è vero che sono a favore del lavoro da libero professionista, ma non per questo me ne infischio di chi lavora a contratto o degli utenti.
Ognuno dovrebbe poter scegliere se lavorare nel pubblico o nel privato e allo stesso tempo il cittadino dovrebbe poter scegliere se rivolgersi ad un servizio pubblico o a uno privato. A tutt'oggi questa possibilità manca. Con ovvie conseguenze negative.
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Biz
Poi, la figura dello psicologo viene scavalcata, ma che vuol dire? Che ci sono altri che si mettono a fare il nostro lavoro senza averne i titoli? Bell'alibi :asd: Vuol dire solo più concorrenza: la verità è che sono più bravi a vendersi e noi cerchiamo qualcuno che ci tuteli perchè noi non siamo in grado di offrire i nostri servizi con la loro capacità. Ma credete veramente che se l'ordine facesse qualcosa con gli scavalcatori si aprirebbero UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO (cit.) ? :asd:
Sarebbe la stessa cosa :p
e allora che senso ha fare un esame di stato ed esse iscritti ad un Ordine Professionale? Si presume che il lavoro dello psicologo richieda questi requisiti perché svolge un lavoro "delicato", per cui i clienti devono essere in qualche modo tutelati.
Con la logica della concorrenza (chi sa vendersi meglio lavora di più) la gente si affida non a chi è più competente ma a chi "sa vendersi" a suo rischio e pericolo
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crazy'njoy
Solo una cosa. Il prossimo che confonde il contratto con il posto fisso gli sbrocco :jd:
Nel frattempo prendo atto del fatto neanche sappiate cosa sia un contratto, a tutto vantaggio di chi vi sfrutta ed a totale discredito della nostra categoria professionale.
Faccio un esempio: mi invento un prodotto del tutto innovativo, creo un brand molto forte, trovo una long tail a cui vendere il prodotto (diciamo una azienda intenzionata a comprare il mio prodotto per i prossimi tre anni), lavoro per tre anni e aspetto che mi paghino ? ma in che mondo vivete? pensate di andare a comprare una macchina, e che ve la diano sulla fiducia? o forse forse vi fanno firmare un foglio in cui c'è scritto che gli darete una cifra esatta e ben determinata?
crazy intanto grazie per aver lanciato questa discussione, in un giorno è diventata veramente una fucina di idee e di confronti molto utili per tutti penso, sia agli irriducibili del posto (fisso o meno che sia) sia agli ambasciatori della libera professione. Posso dire anche che ti vedo cresciuto? Insomma in un rigo hai sintetizzato praticamente tutta l'essenza del marketing, però sai una cosa? Il percorso è inverso, cioè il punto di partenza non è il TUO prodotto innovativo che hai inventato, ma è il mercato! Infatti la prima basilare regola del marketing è: prima il mercato, poi il prodotto! Se infatti ti inventi un prodotto, potrebbe essere troppo innovativo e non compreso dal mercato quindi avoja a cercare a chi venderlo! Prima valuta cosa serve a chi, lo produci, poi ti fai trovare da chi ha ha quel bisogno. Il marketing per professionisti non sono tecniche di vendita di prodotti innovativi. E cmq sai cosa ti dico, ma che rimanga tra me e te: attenzione a inventare prodotti in Italia, perché questo bel paese...è pieno di copioni! Te lo posso assicurare, pure io ho inventati dei prodotti, e il giorno dopo esce, puntuale, il furbetto del quartierino che te lo copia benbene. Io sono stata copiata benbene per una cosa che ho realizzato e per un'altra cosa che ho fatto, addirittura un concorrente sfacciato si è aperto lo studio a 200 metri dal mio, praticamente mi si è messo in c:shutup::shutup:! Poteva almeno andare in un altro quartiere, quanto è grossa Roma?! Ecchediamine. Si vede che c'ho proprio il dente avvelenato...quindi ocio perché in giro è pieno zeppo di copioni, gente senza idee che ci mette 2 secondi a rivendersi quelle degli altri. Basta vedere quanti psi copiano gli articoli, persino le risposte nelle rubrichette "risponde l'esperto" nei siti: ebbene, copiano pure quelle e fanno il collage di frasi copiate qua e là! Bella immagine della categoria. Ok, è vero, questo è un altro problema...tornando a bomba, prima il mercato, poi il prodotto. Per carità, visto che ci formiamo a morte, è chiaro che risulta difficile rispettare anche questa regola basilare, dopo corsi, specializzazioni, master e Diosololosa, in genere si sviluppa la tendenza a partire da sé e dalle proprie competenze e a venderle...invece non funziona così, che ci piaccia o no! Si parte dai bisogni...sappiamo individuarli? Sappiamo appizzare le recchie dove la gente manifesta i bisogni? Contratti non ce ne sono, né a tempo indeterminato, né determinato, né altro. Già il fatto che si parla di contratto, come comunicazione non verbale significa: io comando e tu obbedisci. Già c'è sotto una logica up-down, quindi più di tanto non si può ottenere. Niente contratti, siamo pari...ma è chiaro che è difficile raggiungere un potere tale da avere un ruolo pari nella contrattazione. Lo raggiungi quando sono gli altri a cercare te e non tu a rincorrere i clienti/aziende/pazienti, ecc.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
[/QUOTE=Biz;2586506]
D'accordo sull'equazione psicologo = libera professione ..di questi tempi è quasi impensabile il contratto a tempo indeterminato :sisi:
però non è vero secondo me che "non tutti sono disposti a rompersi... " e sbattersi per promuoversi, farsi pubblicità, ecc...
non bisogna sottovalutare un aspetto 'pratico'... io direi che non tutti hanno le possibilità economiche e le circostanze favorevoli per potersi dare alla libera professione. Dipende anche dalle priorità sulle quali una persona investe : preferisco l'obiettivo della famiglia e dopo quello della libera professione o viceversa? oppure entrambe ,perchè no, ma per lo meno bisogna avere altre entrate, un altro lavoro che ti permette di campare e che ti dia la possibilità di prendersi tempo per costruirsi la libera professione di psicologo/a. Secondo il mio punto di vista, non è questione solo di 'non rischiare' perchè non si ha fegato per farlo !
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Beh, spero proprio che questo post, oltre che uno sfogo/denuncia/ricerca di rassicurazioni, possa servire a capire effettivamente cosa offre e cosa cerca il mercato, vedi mai che riuscissimo a sintonizzarci e a rinnovarci.
Intanto oggi mi sono letto l'e-book di Nico e in prima istanza sono caduto nello sconforto totale nello scoprire che l'istat conferma che solo la metà dei laurati in psico fattura e solo il 15% (se non ricordo male, ma più o meno era così) della metà che lavora guadagna più di 15 mila euro l'anno.Tutti gli altri viaggiano sotto la soglia di povertà. Insomma è un pò piu facile di vincere il superenalotto, ma siamo lì. Chi fosse interessato a conoscere il mercato troverà un quadro esaustivo, lo consiglio disinteressatamente.
Comunque evidentemente qualcosa va cambiata e perseverare con le solite strategie (che siano ultraspecializzarsi o lavorare gratuitamente o lavorare al call center aspettando l'onda) non è efficace. Decidiamo cosa fare. secondo me almeno due cose vanno cambiate: l'immagine dello psicologo (la rappresentazione sociale) e come ci inseriamo nel mercato, dato per assodato che non c'è posto per tutti.
Partire da una indagine di mercato l'ho letto e sperimentato e in linea di massima sono d'accordo, ma facciamo l'esempio di chi come me ha fatto (tra l'altro) un corso in valutazione del danno psichico. ho sbagliato a creedre a chi mi diceva che sarebbe stato un prodotto richiesto o ho sbagliato a non sensibilizzare abbastanza gli avvocati e i loro clienti circa il fatto che avversi del mio contributo avrebbe dato loro dei vantaggi? se è vero che sarebbe stato molto più efficace vedere prima quanti avvocati cercavano questo prodotto e quanti psicologi offrivano questo servizio è pure vero che devo anticipare i tempi perchè nel momento in cui è risaputo che c'è gente disposta a pagare per qualcosa ci sono già migliaia di avvoltoi pronti a improvvisarsi esperti del settore e di formatori senza scrupoli.
Poi mettiamoci pure un aspetto polemico, sennò non mi riconoscerei: bisogna ribadire che di volta in volta varie sedicenti indagini di mercato promettono che ci sia una enorme richiesta di determinati servizi su cui specializzarsi e solo dopo si scopre che era una proiezione o che qualcun altro si è preso la nostra nicchia. Quindi il suggerimento che condivido maggiormente è quello che tecnicamente identifichi con "appizzare le recchie". :P
e poi una seconda considerazione polemica: farsi conoscere secondo le regole del marketing moderno significa attivare delle relazioni, degli scambi non improntati direttamente al profitto ma alla visibilità. Bene fatto anche questo. Su internet ho iniziato ad interagire con genitori di bambini dislessici, in poco tempo sono diventato un referente autorevole, ma nessuno di loro è mai venuto allo studio, nessuno di loro sarebbe mai capitato intorno a Roma. Che c'è a Roma non ci sono bambini dislessici? Ora quegli stessi genitori cercano consigli da parte di altri che si vogliono far conoscere e strumenti compensativi che scaricano gratuitamnte su internet. Insomma se la domanda è quella di avvalersi gratuitamente di un esperto, da una parte non è efficace fornire consulenze gratuite e dall'altra bisogna puntare sulla qualità e sensibilizzare sul fatto che se vuoi avvalerti di un professionista, lo devi pagare come tale. ma prima di tutto ci dobbiamo convincere noi stessi. Altrimenti non si esce mai da questi circoli.
rispetto al contratto e rispetto al rapporto del cliente ripeto: non funziona così e non è efficace, a lungo termine troppa umiltà ci porta ad una concorrenza sleale ed autodistruttiva tra di noi. Il rapporto deve essere fondato sulla fiducia verso il professionista, che sa quanto vale la sua prestazione. Così è dal dentista, dall'avvocato e dal meccanico pure. Se ti chiede 100 euro per una pulizia dei denti, non pensi "lui comanda...", glieli dai, casomai ne cerchi uno più economico, ma a tuo rischio. Generalmente però si dice che la salute prima di tutto, e che la qualità costa.
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Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
e allora che senso ha fare un esame di stato ed esse iscritti ad un Ordine Professionale? Si presume che il lavoro dello psicologo richieda questi requisiti perché svolge un lavoro "delicato", per cui i clienti devono essere in qualche modo tutelati.
Con la logica della concorrenza (chi sa vendersi meglio lavora di più) la gente si affida non a chi è più competente ma a chi "sa vendersi" a suo rischio e pericolo
sono d'accordo!
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Dalla mia testa non è mai passata l'idea di un contratto a tempo indeterminato.
Invece accettare che "contratti non ce ne sono, né a tempo indeterminato, né determinato, né altro" significa avere un approccio passivo e poco coeso, peculiare della nostra categoria oltre che della mentalità italiana. In questo caso la comunicazione non verbale non dice che non contiamo niente?
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Un'ultima specificazione, prima che qualcun'altro mi dica che voglio un contratto a tempo indeterminato:swear:
Lo psicologo, come libero professionista può lavorare per un cliente inteso come persona singola che viene a studio, si crea una relazione d'aiuto, ma bisogna scindere questa cosa dal fatto che come tutti stiamo lavorando e non dobbiamo aiutarlo pure a spendere di meno . In quel caso il contratto è solo verbale, non c'è bisogno di mettere per iscritto quanto ci darà quindi non comunichiamo una disparità di potere.
Però lo psicologo come libero professionista può lavorare anche ad esempio per una azienda, che ad esempio ti chiede di fare un corso di formazione. In questo caso, se vogliamo salvaguardare la relazione è bene chiarire da subito con un contratto quale sarà la prestazione e quale il compenso. Se non lo facciamo, commettiamo già almeno due errori: comunichiamo che siamo approssimativi e rischiamo che poi ci diano meno di quanto stabilito verbalmente, perchè questa è la realtà concreta.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Quest'anno sono dieci anni che mi sono laureato, 6 che mi sono iscritto all'albo. Non mi sono mai potuto permettere una specializzazione e, visti i dati di mercato, credo comunque che un investimento da 25 mila euro in qualcosa che al momento attuale non ha alcun seguito mi sembra follia. La mia politica dopo la laurea è sempre stata il "faccio tutto purché del settore". E il settore sono riuscito a non lasciarlo mai. Non ho lavorato nemmeno un giorno in qualcosa che non c'entrasse nulla. Ma in dieci anni ho lavorato in cooperative, onlus, con privati, associazioni, asl come educatore, operatore non meglio identificato, ecc.. ecc.... Ho dato l'esame di stato e mi sono iscritto all'albo. Ho uno studio, una partita iva e faccio counseling. Sto preparando un progetto che un comune mi ha miracolosamente approvato. Ma nel frattempo da 5 anni mi faccio sfruttare sottopagato (7 euro l'ora scarse) dall'ennesima cooperativa maledetta che mi tiene a fare il badante o poco più ai croniconi del Cim, fra passeggiate bar e case popolari. Devo pur mangiare. Eppure se ritornassi indietro il sogno e la passione sarebbero gli stessi, penso. Però a quarant'anni sento che ormai non ne posso più. Fate gli idraulici o i falegnami.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Citazione:
Originalmente inviato da
Johnny
e allora che senso ha fare un esame di stato ed esse iscritti ad un Ordine Professionale? Si presume che il lavoro dello psicologo richieda questi requisiti perché svolge un lavoro "delicato", per cui i clienti devono essere in qualche modo tutelati.
Con la logica della concorrenza (chi sa vendersi meglio lavora di più) la gente si affida non a chi è più competente ma a chi "sa vendersi" a suo rischio e pericolo
Non ha nessun senso, infatti chi vuole mantenere l'esame, l'ordine et similia non sono i giovani neolaureati, ma chi il lavoro ce l'ha già. E sopratutto chi, di più alto in grado nel mondo della psicologia, crea l'alibi che non ti basta la laurea, non ti basta il tirocinio gratis, non ti basta l'esame di stato, serve anche l'albo per darti la patente di psicologo. Pagando, naturalmente, sennò come fanno gli organi direttivi a prendere lo stipendio. Ma manco pagando una tantum, annualmente.
Cioè chi ha il lavoro tenta di segare le gambe il più possibile a chi entra nel mercato, spaventati dalla concorrenza ma con la scusa della tutela.
Citazione:
Originalmente inviato da
crazy'njoy
Dalla mia testa non è mai passata l'idea di un contratto a tempo indeterminato.
Invece accettare che "contratti non ce ne sono, né a tempo indeterminato, né determinato, né altro" significa avere un approccio passivo e poco coeso, peculiare della nostra categoria oltre che della mentalità italiana. In questo caso la comunicazione non verbale non dice che non contiamo niente?
Dipende dall'approccio: io non è che leggo la situazione, mi dispero e non faccio nulla aspettando che qualcuno me la risolva. Cerco soluzioni, tento strade diverse, cercando di cambiare la situazione comportandomi in maniera diversa nei confronti di ogni cliente, negoziando di volta in volta, perchè non sono convinto che le cose cambieranno per pressione esterna come potevano cambiare una volta (manifestazioni, proteste, etc.). Credo che possa cambiare solo con l'approccio di ogni professionista che si comincerà a rifiutare di essere pagato uno straccio per fare un lavoro per il quale dovrebbe essere pagato 10 volte tanto (se è in grado di farlo eh, non perchè "ci sono i minimi"). Io su questo sono molto liberale, se uno non è in grado di dare un servizio o di raggiungere gli obiettivi che da solo si è prefissato col cliente può pure essere messo in strada (esagero naturalmente).
Citazione:
Originalmente inviato da
crazy'njoy
Un'ultima specificazione, prima che qualcun'altro mi dica che voglio un contratto a tempo indeterminato:swear:
Lo psicologo, come libero professionista può lavorare per un cliente inteso come persona singola che viene a studio, si crea una relazione d'aiuto, ma bisogna scindere questa cosa dal fatto che come tutti stiamo lavorando e non dobbiamo aiutarlo pure a spendere di meno . In quel caso il contratto è solo verbale, non c'è bisogno di mettere per iscritto quanto ci darà quindi non comunichiamo una disparità di potere.
Però lo psicologo come libero professionista può lavorare anche ad esempio per una azienda, che ad esempio ti chiede di fare un corso di formazione. In questo caso, se vogliamo salvaguardare la relazione è bene chiarire da subito con un contratto quale sarà la prestazione e quale il compenso. Se non lo facciamo, commettiamo già almeno due errori: comunichiamo che siamo approssimativi e rischiamo che poi ci diano meno di quanto stabilito verbalmente, perchè questa è la realtà concreta.
Ma su questo sono d'accordo: chi non lo fa arreca un grave danno a tutti. E' vero anche, ma questi problemi ce l'hanno tutti, che farsi firmare un preventivo o un progetto (firma e timbro) è sempre più difficile, malcostume generalizzato credo. Ma dobbiamo farci valere prima come individui, perchè se aspetti che lo facciano "le istituzioni" o l'ordine abbiamo sbagliato generazione.
Io non dico mica che mi piaccia la situazione :asd: ma penso sia ormai fuori dalla realtà pensare ad una situazione di sicurezza come quella che aveva la generazione precedente...ora per un'altra ventina d'anni staremo così, spero di beccarmi io tutta l'insicurezza che c'è e di lasciare ai miei figli un mondo del lavoro migliore di questo (ora vado troppo sul filosofico, scusa :asd: )
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Grazie della testimonianza Dadoidò
Ecco, questa è la realtà nuda e cruda. è un esempio "fortunato" appartente alla media di chi è riuscito a vivere di questo lavoro. Poi il resto sono illusioni, che non voglio calpestare, perchè solo credendo nell'impossibile si realizzano i sogni, quindi beato chi se lo può permettere, però non basta credere ai sogni, ma bisogna lottare, per cambiare le cose. Solo un 6,7% (ho controllato meglio) vincerà e guadagnerà bene. Gli altri continueranno ad alimentare questo sistema, pur di non cedere. Qualcuno dirà che i soldi non sono tutto, ma vi assicuro che lavorare in queste condizioni, senza strumenti, senza considerazione alcuna per la professionalità dello psicologo e in progetti vari che durano un anno o meno, con figure che cambiano, ecc. è poco efficace e assolutamente non è gratificante. La maggior parte delle opportunità di lavoro non aiuta le persone. Permette solo di far girare un sacco di soldi che finiscono in tasca dei soliti. Continuare così non ci porterà da nessuna parte, continueremo solo a screditare noi stessi, in un circolo vizioso ormai noto. Questa non è libera professione, è sfruttamento. Dobbiamo cambiare
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Originalmente inviato da
Biz
Non ha nessun senso, infatti chi vuole mantenere l'esame, l'ordine et similia non sono i giovani neolaureati, ma chi il lavoro ce l'ha già. E sopratutto chi, di più alto in grado nel mondo della psicologia, crea l'alibi che non ti basta la laurea, non ti basta il tirocinio gratis, non ti basta l'esame di stato, serve anche l'albo per darti la patente di psicologo. Pagando, naturalmente, sennò come fanno gli organi direttivi a prendere lo stipendio. Ma manco pagando una tantum, annualmente.
Cioè chi ha il lavoro tenta di segare le gambe il più possibile a chi entra nel mercato, spaventati dalla concorrenza ma con la scusa della tutela.
Dipende dall'approccio: io non è che leggo la situazione, mi dispero e non faccio nulla aspettando che qualcuno me la risolva. Cerco soluzioni, tento strade diverse, cercando di cambiare la situazione comportandomi in maniera diversa nei confronti di ogni cliente, negoziando di volta in volta, perchè non sono convinto che le cose cambieranno per pressione esterna come potevano cambiare una volta (manifestazioni, proteste, etc.). Credo che possa cambiare solo con l'approccio di ogni professionista che si comincerà a rifiutare di essere pagato uno straccio per fare un lavoro per il quale dovrebbe essere pagato 10 volte tanto (se è in grado di farlo eh, non perchè "ci sono i minimi"). Io su questo sono molto liberale, se uno non è in grado di dare un servizio o di raggiungere gli obiettivi che da solo si è prefissato col cliente può pure essere messo in strada (esagero naturalmente).
Ma su questo sono d'accordo: chi non lo fa arreca un grave danno a tutti. E' vero anche, ma questi problemi ce l'hanno tutti, che farsi firmare un preventivo o un progetto (firma e timbro) è sempre più difficile, malcostume generalizzato credo. Ma dobbiamo farci valere prima come individui, perchè se aspetti che lo facciano "le istituzioni" o l'ordine abbiamo sbagliato generazione.
Io non dico mica che mi piaccia la situazione :asd: ma penso sia ormai fuori dalla realtà pensare ad una situazione di sicurezza come quella che aveva la generazione precedente...ora per un'altra ventina d'anni staremo così, spero di beccarmi io tutta l'insicurezza che c'è e di lasciare ai miei figli un mondo del lavoro migliore di questo (ora vado troppo sul filosofico, scusa :asd: )
Pienamente d'accordo su tutto. Siamo noi a dover cambiare atteggiamento. Nessuno lo farà per noi.
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Citazione:
Originalmente inviato da
Dadedidò
Quest'anno sono dieci anni che mi sono laureato, 6 che mi sono iscritto all'albo. Non mi sono mai potuto permettere una specializzazione e, visti i dati di mercato, credo comunque che un investimento da 25 mila euro in qualcosa che al momento attuale non ha alcun seguito mi sembra follia. La mia politica dopo la laurea è sempre stata il "faccio tutto purché del settore". E il settore sono riuscito a non lasciarlo mai. Non ho lavorato nemmeno un giorno in qualcosa che non c'entrasse nulla. Ma in dieci anni ho lavorato in cooperative, onlus, con privati, associazioni, asl come educatore, operatore non meglio identificato, ecc.. ecc.... Ho dato l'esame di stato e mi sono iscritto all'albo. Ho uno studio, una partita iva e faccio counseling. Sto preparando un progetto che un comune mi ha miracolosamente approvato. Ma nel frattempo da 5 anni mi faccio sfruttare sottopagato (7 euro l'ora scarse) dall'ennesima cooperativa maledetta che mi tiene a fare il badante o poco più ai croniconi del Cim, fra passeggiate bar e case popolari. Devo pur mangiare. Eppure se ritornassi indietro il sogno e la passione sarebbero gli stessi, penso. Però a quarant'anni sento che ormai non ne posso più. Fate gli idraulici o i falegnami.
Anche io sono stata a lungo nella tua situazione.
Ma vorrei farti riflettere che quello che svilisce maggiormente a volte non è la difficoltà a far decollare la propria attività da libero professionista, ma più un lavoro "sottopagato" e frustrante come quello dell'operatore con gli utenti gravi dei dipartimenti mentali. Che tralaltro porta via così tante energie a livello emotivo e psicologico, che è difficile mantenere alto l'entusiasmo per gettarsi a capofitto in altre cose, durante le ore libere rimaste dopo i turni da educatore.
Non so. E' una cane che si morde la coda..ma la vita è una ..boh..magari una soluzione alternativa va trovata oppure..tocca "rischiare" come diceva biz. I lavori da educatore di cooperativa, quando invece sei uno psicologo, sono massacranti e intossicano alla lunga. Si perde il senso delle cose. E francamente c'entra ben poco con il lavoro dello psicologo.
Io però non mi reputo una "fortunata", ma più che altro una "disperata" che dopo anni ha deciso di gettarsi: o la va o la spacca. E' andata bene. Però ogni storia è diversa e credo che ognuno debba fare il suo percorso.
(P.S. ed anche io ho tante spese da affrontare e non navigo nell'oro e ho una spec da pagare, l'analista, il mutuo, la famiglia, ecc...).
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Bene Fiona, una boccata d'ossigeno.
Nel frattempo ho modificato due cose nei miei messaggi:
- non è detto che non ci sia posto per tutti, piuttosto il problema è che mediamente la maggior parte di noi sgobba tutto il giorno senza vedere riconosciuto il proprio impegno dal punto di vista economico. Insomma il lavoro c'è ma non viene pagato. E in questo dobbiamo essere noi ad apportare un cambiamento.Dobbiamo dare maggior prestigio alla nostra categoria.
- alle matricole non mi sento di consigliare niente, voglio che sappiano i meccanismi del mercato, che cercherà di sfruttarli fino all'osso, ma saranno loro a valutare cosa fare.