http://www.repubblica.it/2004/d/sezi.../fotochoc.html
Che schifo...ma chi è che dice che il nazismo se ne è andato?La differenza è che non ci sono le camere a gas o i forni ma c'è altro?E se il fine è sempre quello, cosa cambia?
Che schifo.
mio diooooooooooo :eek: nn ci voglio proprio credere!non è possibile!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Queste cose succedono in tutte le guerre;
i militari sono sottoposti a un livello molto alto di frustrazione e questo determina aggressività;inoltre,tendenzialmente,chi si occupa di fare guerra per lavoro ha una personalità orientata verso la scarsa percezione delle sofferenze altrui e la deresponsabilizzazione per le sofferenze che causa.
L'unico modo per impedire questi effetti sarebbe un controllo rigidissimo da parte dei superiori.
In realtà sono i superiori stessi a favorire le torture,come mezzo per estorcere informazioni ai prigionieri.
L'unico inconveniente,per loro,è stato che stavolta qualcuno ha documewntato l'accaduto.
E naturalmente sono tutti caduti dalle nuvole:eek: ,ma figuriamoci:rolleyes:
...e poi dicono "Ecco l'uomo che ha tradito Saddam"...non l'ha tradito :bah: però se ti prendono e ti torturano con le scosse elettriche o altro è ovvio che uno parla :look:... oppure qualche tempo fa ho letto su un giornale "Saddam collabora con gli Americani in cambio di cioccolata e altri beni" :bah: alla faccia della cioccolata :bah:
Tra l'altrop sembra che a causa delle torture siano morti tra i venti e i trenta prigionieri.
Tutte le balle sulle guerre intelligenti si stanno rivelando come tali:i conflitti si vincono sempre allo stesso modo.
Io sono davvero disgustata.Non credo che esistano parole giuste :bah:
CHE SCHIFO E MENO MALE CHE I MOSTRI SONO GLI ARABI:sbonk: :eek:
La folla dei parenti arrivata di prima mattina davanti Abu Ghraib è in tumulto. I ragazzini cominciano a lanciare pietre contro i soldati, le donne gridano, gli uomini si accalcano sempre più vicini all'ultima barriera prima delle torrette. Esce Aizat, che ha 28 anni ed è di Ramadi. Anche lui da settembre era rinchiuso in una camerata dove ce ne stavano più di cinquanta. Racconta: "Ogni sera i soldati mi dicevano che mi avrebbero messo dentro le orecchie acqua calda e sabbia, qualche volta lo facevano... diventava un impasto come il cemento, il dolore era insopportabile, urlavo, piangevo e loro facevano finta di non sentire e continuavano a infilarmi acqua e sabbia nelle orecchie con un imbuto". E racconta: "Qualche volta mi gettavano addosso una sostanza irritante, ho tutta la pelle della schiena bruciata". Solleva la tunica bianca e mostra i segni della tortura. E racconta ancora: "Tutti i mesi li ho passati sdraiato a terra, di giorno e di notte. Non mi facevano alzare mai, appena provavo a sollevarmi mi insultavano e mi bastonavano. D'inverno accendevano i condizionatori per farci morire dal freddo. Eravamo sempre nudi, non ci facevano avere mai uno straccio addosso. Qualcuno ci diceva che prima o poi ci avrebbero anche violentato".
Escono soli o a gruppi di tre o di quattro i prigionieri sopravvissuti ai gironi di Abu Ghraib. Sono tutti ragazzi o giovani uomini. Oggi libertà anche per Hadi Phasan, vent'anni, preso una notte di sedici giorni fa in un quartiere di Bagdad insieme ai suoi quattro fratelli. Dice: "Da quella notte di metà aprile non li ho più visti, credo che siano ancora in un angolo di questa prigione. Per me e per i miei fratelli nessuna accusa specifica, ci hanno preso e basta. E poi portato qui". Apre la bocca Hadi e fa vedere che non ha più quattro o cinque denti. Spiega: "Me li hanno rotti a colpi di canna di fucile e di bastone, mi facevano domande alle quali non sapevo cosa rispondere e continuavano a spaccarmi tutto. Una notte i soldati sono venuti nella mia cella con i cani. Ce li hanno scagliati contro senza museruola per farci paura. Poi se ne sono andati ridendo. Proprio come ai tempi di Saddam".
(Repubblica.it)
Lo scandalo delle torture ci porta a pensare, dalle promesse di indagini e di giustizia, che i soldati individuati e puniti siano i peggiori del corpo di spedizione americano e britannico. Che i sadici siano pessimi soldati.
Non è assolutamente così. Sono semplicemente quelli che si fanno scoprire. E' tutto il "reparto" che è corrotto, dalla base al vertice. Non è un soldato che tortura, è il reparto.
...
Questi soldati fuori-regola, che amano il sopruso, che godono nel vederli legati, scherniti, trattati come animali, sono sempre (militarmente parlando) i migliori, i più temibili, i più affidabili. Sono il perfetto prodotto dell'addestramento e della guerra.
...
Non sono corruzioni dell'America o dell'Inghilterra. Sono corruzioni prodotte dalla guerra. La guerra peggiora tutto, vincitori e vinti, combattenti dell'una e dell'altra parte. Peggiora l'umanità.
E' assurdo allora pretendere che buoni soldati siano anche buoni democratici. Buoni combattenti e buoni democratici sono due opposti.
...
Ogni volta che c'è una guerra, l'umanità fa un passo indietro. E chi dichiara la guerra ha la responsabilità di questo arretramento.
di Ferdinando Camon, da Il Piccolo del 06/05/04
Citazione:
Originariamente postato da Parsifal
Queste cose succedono in tutte le guerre;
i militari sono sottoposti a un livello molto alto di frustrazione e questo determina aggressività;inoltre,tendenzialmente,chi si occupa di fare guerra per lavoro ha una personalità orientata verso la scarsa percezione delle sofferenze altrui e la deresponsabilizzazione per le sofferenze che causa.
L'unico modo per impedire questi effetti sarebbe un controllo rigidissimo da parte dei superiori.
In realtà sono i superiori stessi a favorire le torture,come mezzo per estorcere informazioni ai prigionieri.
L'unico inconveniente,per loro,è stato che stavolta qualcuno ha documewntato l'accaduto.
E naturalmente sono tutti caduti dalle nuvole:eek: ,ma figuriamoci:rolleyes:
Mi trovi pienamente d'accordo. E' sufficiente andarsi a rileggere i famosi esperimenti di Zimbardo degli anni '70 sulle carceri, oppure quelli sull'influenza dell'autorità nell'utilizzare scariche elettriche come punizione, per capire come sia il sistema ad essere sbagliato, e non il singolo individuo. E' la guerra ad essere sbagliata.
"francamente assai peggio mi appaiono gli alleati, fra cui anche l'Italia come sapete. La sola domanda alla quale il generale Myers interrogato ha risposto con qualche sicurezza è stata quella in merito alle reazioni degli altri membri della coalizione: tutti tranquilli, ha detto, riferendo di una riunione della Nato che aveva appena avuto luogo. Dico peggio perché sarebbero stati più liberi di parlare, meno coinvolti"
dall'editoriale de "il manifesto" 8 maggio
Tratto da un momento di "RIEDUCAZIONE":
[…] O'Brien:
"Tu ti rendi conto benissimo di come il Partito mantiene se stesso al potere. Ora dimmi un po' perché ci teniamo cosi stretti al potere. Quale ne è la ragione? Perché vogliamo il potere? Su, parla !" aggiunse, mentre Winston rimaneva zitto.[…]
"Voi ci governate per il nostro bene" disse Winston a voce bassa.
"Voi credete che gli uomini non sono capaci di governarsi da sé, e quindi..." Diede un balzo e quasi emise un grido. Un brivido di dolore gli era passato attraverso il corpo. O'Brien aveva spinto la leva del quadrante fino al trentacinque.
"Questa risposta è stupida, Winston, proprio stupida!" disse. "Stupida, e lo sai benissimo; m'aspettavo di meglio da te." Lasciò andare la leva e continuò:
"Ora risponderò io stesso alla mia domanda. Sta' a sentire. Il Partito ricerca il potere esclusivamente per i suoi propri fini. Il bene degli altri non ci interessa affatto; ci interessa soltanto il potere. […] il potere puro. […] Tutti gli altri, anche quelli che ci rassomigliarono più da vicino, erano tutti vili e ipocriti.
I nazisti tedeschi e i comunisti russi si avvicinarono molto ai nostri metodi, ma non ebbero mai il coraggio di dichiarare apertamente i loro motivi, le loro ragioni. […] Noi siamo tutt'altra cosa. Noi sappiamo benissimo che nessuno s'impadronisce del potere con l'intenzione di abbandonarlo in seguito.
Il potere non è un mezzo, è un fine.
Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura.
Il potere non è un mezzo, è un fine.
Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione.
Il fine della tortura è la tortura.
Il fine del potere è il potere. Cominci a capirmi, ora?"
Da "1984" di George Orwell
A 50 anni dalla pubblicazione di un libro, definito utopistico, la visione di un geniale autore è diventata realtà!
Un esercito che si definisce di “liberazione dai soprusi” è riuscito a mettere in atto un raccapricciante scempio!
E’ una vergogna per l’intero genere umano, che non solo ha ancora una visione distorta di come si conserva la specie, ma riesce a degenerare meglio di qualsiasi altro essere vivente.
Intanto i TG ci abituano ad uno stato di guerra duraturo che sembra molto lontano da noi (se non quando ci ricordano dei nostri 3 italiani in ostaggio!).
Una guerra dalle oscure intenzioni, contro un nemico che ha il dono della reincarnazione: il male si veste di Osama Bin Laden in Afghanistan, Saddam Hussein in Iraq, ma mai sembra impossessarsi della progressista e democratica America.
Poi lo shock, il resto lo conosciamo, noi siamo i testimoni e a noi spetta il compito di non dimenticare.
La tortura è il mezzo con cui meglio si esprime il sadismo e il sadismo è condizione potenziale di ogni essere umano, la devianza si insinua ove non c’è Legge e la Legge in alcuni casi permette la tortura. Ma c’è qualcosa di peggiore rispetto al puro godimento che si prova torturando…. È la convinzione che la tortura serva a qualcosa.
Le umiliazioni fisiche, la disintegrazione dell’Io sono la chiave d’accesso al cervello di un uomo che può così, definitivamente essere gestito; la tortura diviene il canale per una dittatura a-politica: la dittatura del pensiero.
Quando la censura, la propaganda politica e le televisioni non sono abbastanza, interviene la tortura. La tortura si compie di nascosto, non vi sono leggi internazionali da rispettare. La convenzione di Ginevra è un errore di percorso.
Bush ci aveva avvertito: "O siete con noi o siete con i terroristi", nessuna negoziazione, solo una visione degna del manicheismo, o bianco o nero.
LA GUERRA E' PACE
Ormai è trascorso un anno e qualche mese dall’inizio di questa guerra e dopo tutto questo tempo qualcuno ha ancora il coraggio di chiamarla “missione di pace”, ancora hanno la sfacciataggine di affermare che lo fanno per la nostra incolumità, perché non ci sia un altro 11 settembre. In Iraq è 11 sett. da oltre 420 giorni.
LA LIBERTA' E' SCHIAVITU'
Bush ha detto che la libertà di ogni cittadino è a rischio a causa del terrorismo. Per salvare la libertà, ovviamente prosegue una guerra che ormai i sondaggi danno per inutile, insomma in nome della libertà priva i popoli del mondo, della scelta di schierarsi contro la guerra. Nella sua visione di libertà era evidentemente prevista la tortura, mi continuo a chiedere: “Chi sono i reali terroristi?”
L'IGNORANZA E' FORZA
L’amministrazione Bush aveva previsto un controllo dei media esasperante, non dimentichiamo che le immagini della Guerra del Golfo sono state filtrate e censurate fino all’osso.
Da quel fatidico 11 sett. ci hanno detto che il terrore parte dall’Islam. Ci hanno lasciato in un medioevo storico che non ci permette di comprendere le ragioni che sono dietro gli orrendi crimini del passato 11 settembre.
Per una volta però, la televisione si è ritagliata il suo spazio indipendente, ha mostrato le foto delle torture, i media sono andati oltre il pudore necessario, le foto hanno disgustato i nostri pranzi e le nostre cene……credo che ognuno di noi abbia preferito la nausea all’ignoranza.
Almaserena:
Citazione:
Quando la censura, la propaganda politica e le televisioni non sono abbastanza, interviene la tortura. La tortura si compie di nascosto, non vi sono leggi internazionali da rispettare. La convenzione di Ginevra è un errore di percorso.
Non avrei mai saputo rendere a parole, ma condivido completamente quelle che hai usato tu.Citazione:
Le umiliazioni fisiche, la disintegrazione dell’Io sono la chiave d’accesso al cervello di un uomo che può così, definitivamente essere gestito; la tortura diviene il canale per una dittatura a-politica: la dittatura del pensiero
Penso che la mia voluta non-voluta ignoranza per tutto ciò che passa per i mass-media sia una grande fortuna in questi casi. Non mi impegno a capire il giusto e lo sbagliato con queste informazioni come molti fanno, perchè è ciò che CHI "COMANDA" VUOLE. Ripeto: è una mia fortuna, sono convinto di non essere responsabile direttamente di molte mie scelte, specialmente quelle a carattere pseudo-filosofico.
Piuttosto, nella mia piccola esperienza da neo-diciannovenne, posso dire che la violenza porta violenza e l'amore porta l'amore. Dire che è necessaria una rieducazione del mondo contro la violenza, è una generalizzazione troppo grande per le mie conoscenze; in compenso posso dire che nessuno è colpevole di qualcosa, e la legge serve a confermare questa realtà. La conferma perchè essa presuppone la Ricerca della giustizia.
E' la mia modesta opinione, daltronde, sono fatto per amare le persone nella loro unicità.
da Repubblica
ROMA - Il governo italiano sapeva delle torture in Iraq? E i nostri comandi militari? La domanda circola da giorni. Con crescente inquietudine. Ma dalle sette di questa sera, ora di inizio del Tg3, diventa una valanga. Perché - mentre Amnesty ribadisce che le autorità italiane erano informate - ora sappiamo che c'è un soldato italiano che sapeva. Che ha visto quel carcere. E si è inorridito. Si chiama Massimiliano Bruno. E' uno dei caduti di Nassiriya, che raccontò a suo tempo alla moglie Pina ciò che aveva visto ad Abu Ghraib, il carcere degli orrori.
Una sintesi della intervista nella quale la donna racconta quel che le disse Massimiliano, è stata trasmessa nella edizione serale del Tg3. La versione integrale andrà in onda alle 23.20, in Primo Piano
Direi che la guerra all'Iraq è stata una verifica, una brutta verifica, per le democrazie, che vi hanno mostrato il loro vero volto. L'hanno iniziata sulla base di una menzogna, consapevoli che fosse tale - il fatto che l'Iraq possedesse "armi di distruzione di massa" - ingannando così i loro popoli che vi sono stati trascinati senza nemmeno poter dire ba e, almeno in Inghilterra, in Spagna, in Italia, contro la loro volontà. Una dittatura non avrebbe saputo fare di peggio.
E l'hanno proseguita con una motivazione ancora più sinistra, portare la democrazia, con la violenza delle armi, in un Paese arabo, dimostrando così di avere una percezione totalitaria di se stesse, di non ammettere le diversità, l'altro da sè, il che è l'esatto opposto della democrazia.
Poi sono venute a galla le torture, torture particolarmente odiose perché messe in atto non per estorcere confessioni (il che sarebbe già gravissimo e dovrebbe far balzare sulla sedia tutte quelle brave destre italiane che han gridato alla «tortura» per Mani Pulite, quando i magistrati arrestavano, secondo legge, alcuni degli indagati, e che invece, in quest'occasione se ne sono state particolarmente chete), ma solo per esercitare il proprio sadismo sessuale su prigionieri inermi, torture, che avrebbero dovuto suscitare la più profonda indignazione dell'ex commissaria europea Emma Bonino che, ai tempi della Bosnia e del Kosovo, saltellava per ogni televisione strillando agli "stupri etnici".
Voglio ricordare che il soldato Jessica, la finta eroina americana catturata in uno scontro a fuoco durante la prima fase dell'attuale conflitto, fu ritrovata in un ospedale iracheno, curata da medici iracheni. E che quella giornalista francese che si introdusse in Afghanistan sotto abiti maschili fu restituita intatta dai terribili Talebani. Del resto non esiste alcun luogo del mondo "non civile" (poiché noi ci autodefiniamo "il mondo civile" ne viene, come conseguenza logica che tutti gli altri sono incivili) dove ufficiali e soldati di un esercito nemico sono tenuti in gabbie all'aperto, illuminate giorno e notte, come avviene a Guantanamo, con i prigionieri afghani.
E allora mi piacerebbe che, dopo la prima guerra del Golfo dove le «bombe intelligenti» e i «missili chirurgici» assassinarono 32.195 (trentaduemilacentonovantacinque) bambini, che non sono meno bambini dei nostri, dopo la Bosnia dove siamo andati a negare ad altri popoli il diritto di farsi la guerra in santa pace, diritto che invece ci siamo riservati anche in via preventiva, dopo che siamo andati in Kosovo a fare i "giustizieri della notte", dopo che abbiamo aggredito, invaso e occupato l'Afghanistan col pretesto di cercare il fantasma di Bin Laden e abbiamo usato la tortura, dopo che abbiamo aggredito, invaso, occupato l'Iraq facendoci pescare, anche qui, nel nobile esercizio della tortura sistematica, aggravata dal sadismo sessuale, facessimo un po' i conti con noi stessi, con la nostra «civiltà superiore» e capissimo che non siamo in nulla migliori degli altri, anzi forse, per la nostra arroganza e per la protervia di voler apparire «buoni» anche quando ci comportiam o da autentici mascalzoni, un tantino peggiori.
Editoriale di Massimo Fini
Ora è chiaro cosa sta diventando la guerra in Iraq: un terrorismo americano contro un terrorismo iracheno.
Al terrorismo endemico della popolazione (sfregio dei corpi uccisi, festa sulle auto incendiate, trascinamento dei cadaveri) risponde un terrorismo organizzato e sistematico della potenza occupante.
Noi italiani che cosa possiamo fare? Se siamo contro il terrorismo non abbiamo scampo: non possiamo stare con nessuno dei 2. Tra l'Islam integralista e stragista e l'America torturatrice, noi dobbiamo ritirarci in seno all'Occidente cristiano e democratico.
Oggi non è più un ritiro alla Zapatero: quello fu una fuga, una resa, in quel caso il terrorismo ha vinto. C'era della piccolezza nell'abbandonare per paura un'America che aveva ancora l'aureola della democrazia. Ma oggi le cose sono cambiate. Oggi l'America ha tradito dei princìpi, laici e cristiani, a cui non possiamo rinunciare, perchè sono la nostra ossatura. L'America, tradendo quei valori, ha tradito la nostra alleanza, e ci costringe a decidere tra la fedeltà all'alleanza o ai nostri valori fondanti.
Non abbiamo altra scelta.
di Ferdinando Camon
Mi è occorso del tempo per decidere di guardarle più attentamente. Di guardarle con quel tipo di sguardo che non si dedica alla zuppa fantasmagorica del tg, che mischia con asettiche cadenze poppute soubrette e i corpi dei prigionieri.
Al di là dell’obbiettivo, la violenza è inesorabile, densa e glaciale. Violenza fisica, triste attributo di millenarie torture, degna di quei trucchi medioevali che forse credevamo sepolti dall’oblio della storia, e violenza psicologica, che probabilmente va considerata per raffinatezza e precisione un truce primato del nostro secolo. Il colpo delle ferite corporee è amplificato dalla nudità, concepita come sadico strumento di umiliazione. Una nudità di insieme, che intende azzerare ogni traccia di umanità, che sopprime i confini privati riducendo il singolo a bestia, il gruppo in gregge, il gregge in mucchio indistinto. Anche La connotazione sessuale di queste torture mi raggiunge prima, e forse più a fondo, dell’aggressione puramente fisica, e penso alle vittime di questi abusi, musulmani per cui la sodomia e l’omosessualità rappresentano un’ infamia letale, in alcuni casi sinonimi di crimine punibile con la pena capitale. Una cultura maschilista in cui un uomo al guinzaglio di una donna non stimola certo l’immaginario erotico, ma una profonda mortificazione. Mi chiedo che strano corso faccia il tempo, che sembra collassare in un caotico mulinello.
Voglio spostarmi anche dall’altra parte della macchina fotografica. In quel posto, in quel momento, un occhio selezionava questi fatti atroci, sceglieva l’angolo dello scatto, li documentava. Un occhio che siamo abituati a percepire come il nostro, come un nostro diretto prolungamento scopico, la cosiddetta “finestra” che si apre verso tutti i punti cardinali e che ci restituisce “pure” evidenze…
L’occhio era invece di un soldato, mosso presumibilmente da una morbosa e sadica motivazione, più che da scrupolo giornalistico. Hanno parlato di “souvenir”, un reportage privato da conservare nell’album, accanto al volume della gita al mare. a quanto pare ricordini diffusi ed ambiti tra colleghi in divisa.
Il senso di questa documentazione mi fa pensare.
Mi fa pensare ai documenti originali di guerra, agli scatti di altri eventi atroci come lo sterminio di milioni di ebrei. Nei filmati d’epoca si riesce ad intuire e in qualche caso a vedere, l’occhio improvvisato di un tedesco che riprende la tragedia dei ghetti di varsavia, con la stessa spensierata aria da regista in gita.
Mi fa pensare anche a quanto quei rari documenti siano stati occultati, dispersi, distrutti, a quanto sia stata necessaria e dolorosa la ricostruzione a posteriori dei campi di concentramento, da parte dei superstiti. a quanto altre torture altrettanto atroci siano rimaste ignote, minimizzate o trascurate. penso alla estrema facilità con cui sono emerse le foto di Abu Graib e alla possibile spiegazione di questo sorprendente contrasto.