-
diagnosi....
Salve, durante una lezione di un corso in psicodiagnostica una docente ha ribadito per tre volte che lo psicologo non fa diagnosi.... dunque, a parte la evidente contraddizione nel sentirsi dire questa cosa durante una lezione di psicodiagnostica..... noi ci siamo guardati in faccia stalunati e presi da una grande voglia di buttare tutto all'aria ci siamo chiesti: perchè?? la cosa ci ha demoralizzati parecchio.....
-
Riferimento: diagnosi....
e qual è la fonte di codesta affermazione? Magari potete chiedere la fonte e una più dettagliata spiegazione di cosa intende per "lo psico non può fare diagnosi", con esempi concreti. Perché il tariffario ufficiale riporta un'intera sezione intitolata Diagnosi psicologica, la quale contiene, scusate se è poco, ben 10 voci.
http://www.psy.it/tariffario.html
-
Riferimento: diagnosi....
Questa è una bella presa in giro. Da parte mia mi viene da ridere perchè non sono coinvolta, ma al tuo posto mi sentirei umiliata e soprattutto pentita di aver scelto quel corso che forse non fa una selezione sensata dei formatori. Paghi un corso di psicodiagnostica per sentirti dire che lo psicologo non può fare diagnosi, mi complimento non solo per la genialità dell'affermazione, ma soprattutto per la coerenza del docente, che evidentemente ama perdere il suo tempo in lezioni senza alcuna finalità, di cui non capisce lo scopo e soprattutto credo non sappia neppure dove si trovava in quel momento: a tenere una lezione di p.s.i.c.o.d.i.a.g.n.o.s.t.i.c.a. Urge lo spelling!
-
Riferimento: diagnosi....
è molto semplice, la diagnosi danneggia il paziente, al di là di quel potete o non potete fare.
Lo danneggia perchè lo conferma nel suo disagio, non è funzionale, anzi.
Quello è un prof con le palle, che vi piaccia o no.
naturalmente voi pensate sempre e solo ai tariffari, non a quello che fate.
-
Riferimento: diagnosi....
Devo dire che la mia prima reazione è stata, come Psichedelic, quella di pensare che sembra una scena da barzelletta. Poi, però, ho riflettuto un attimo e mi sono domandato, come fa notare complicata, se quel docente non intendesse "dare un avvertimento" nell'uso del termine diagnosi in presenza della persona valutata, proprio in virtù dei precipitati psicologici che può avere su di essa. Può essere che intendesse questo, adelitas?
Al di là di questo, il termine esiste ed è espressamente usato nelle leggi che regolano l'ordinamento della professione di psicologo e non vedo perché non debba essere adottato, specialmente in un corso di psicodiagnosi.
-
Riferimento: diagnosi....
Complicata: d'accordissimo nel NON etichettare una persona per vari motivi (fra cui quelli da te giustamente citati) ma il problema non è questo..almeno non quello espresso da adelitas...!
A mio avviso in un corso di psicodiagnostica Rivolto agli psicologi se si ribadisce che questi non possono farla è un assurdità ( è competenza dello psico fare diagnosi....) Il docente infatti. Non ha detto che posso farlo ma che devono farla pensando alla persona, con le dovute cautele (che ci sta...)... secondo me è un po' come ad un medico che venga detto che non può prescrivere farmaci!
lo può fare, è chiaro..ma deve stare attento alla patologia, a non darli a chi non può prenderli e soprattutto a non darli con leggerezza!
Che poi ci siano molti di noi che pensano al tariffario...beh..credo proprio sia vero..ma se fanno bene il loro lavoro, che pensano anche all'aspetto econimico...qual è il problema? anzi..è un lavoro come un altro..ed è giusto (e sacrosanto) che venga retribuito! Non credi?
-
Riferimento: diagnosi....
A me sembra che si voglia sempre sviare il discorso: cosa c'entra la comunicazione della diagnosi, che già fa parte di una fase successiva? Dire che non si può fare una diagnosi è ben diverso dall'insegnare a comunicare una diagnosi o meglio lavorare con un paziente all'interno di una relazione e individuare degli obiettivi grazie all'ipotesi diagnostica che abbiamo nella nostra mente. La diagnosi deve essere funzionale ad un lavoro sensato e ragionato e non fine a sè stessa per il piacere di incasellare un essere umano, ma questo è chiaro a chiunque. Comunque lo psicologo, tariffario a parte (in effetti sembra un testo sacro sto tariffario), può anche decidere di non fare diagnosi, dipende da come ha intenzione di lavorare, però in un corso di psicodiagnostica continua a sembrarmi paradossale.
-
Riferimento: diagnosi....
già, cosa cappero c'entra il fatto di saperla comunicare, usare, ecc. Si parlava della legalità o meno della diagnosi, cioè del fatto che legalmente lo psicologo sia autorizzato a farla o meno. Il tariffario non è stato chiamato in causa per ambizioni di guadagno, ma perché è l'unica fonte ufficiale dove sono elencate le attività ufficiali, che uno psicologo per legge è autorizzato a fare, e la diagnosi c'è. Poi se qualcunola percepisce come un incasellamento fine a se stesso...non è argomento del thread, apriamone un altro e ci sollazzeremo a dovere. La diagnosi ha 1000 applicazioni, in genere chi fa il corso di psicodiagnosi la usa in ambito giuridico, dove c'è in ballo il risarcimento del danno biologico-psichico, che è un diritto delle vittime di incidenti stradali e altre gravi esperienze, che senza una diagnosi vedrebbero leso il loro diritto. D'altronde pure il medico legale li incasella nell diagnosi "femore rotto", "rotula fratturata" ecc ecc, e nessuno si scandalizza, cosa c'è da scandalizzarsi se esiste la schizofrenia o, più "semplicemente", il disturbo post-traumatico da stress, quello che i terremotati dell'Aquila o gli alluvionati di Genova, conoscono fin troppo bene e concretamente. Cmq, il professore, se ha le palle o meno, lo deve dimostrare citando la fonte di quello che ha detto a studenti che pagano per formarsi. E' di questo che si siscuteva, questioni puramente giuridiche, perché la figura dello psico è riconosciuta con un albo...inutile fare pipì fuori dal vasino...per altre questioni si può aprire una discussione apposita, è gratis eh!
-
Riferimento: diagnosi....
pienamente d'accordo! Io rispondevo solo alle questioni sollevate da complicata....ma siamo d'accordissimo sulla legalità di poter fare diagnosi da parte dello psico! e...ci mancherebbe pure!
-
Riferimento: diagnosi....
Parto dalla premesse che secondo me una diagnosi puo' essere non solo inutile ma dannosa (sia per il paziente che per un terapeuta alle prime armi)...io non sono un gran fan....ma questo e' un'altro discorso.
Tornando in tema concordo con il fatto che il docente ha un comportamento a dir poco paradossale. Che piaccia o no, lo psicologo puo' fare diagnosi ed e' ridicolo che un docente porti confusione nonostante sia retribuito per insegnare a 'fare diagnosi'. Forse potrebbe occupare meglio il suo tempo aiutando gli studenti ad affrontare una tematica cosi' delicata e controversa.
-
Riferimento: diagnosi....
Il docente ha detto che lo psicologo non fa diagnosi.
poi per chi dice che la diagnosi etichetta ecc ecc ma che discorso è? allora un medico non dovrebbe dire al suo paziente di avere l'intestino irritabile per non etichettarlo come diarroico????:tajo::tajo: mah....
cmq sono confortata dal fatto che mi confermate quello che dico anche io, cioè che lo psicologo fa diagnosi. :asd::asd:
-
Riferimento: diagnosi....
Citazione:
Originalmente inviato da
adelitas
Il docente ha detto che lo psicologo non fa diagnosi.
poi per chi dice che la diagnosi etichetta ecc ecc ma che discorso è? allora un medico non dovrebbe dire al suo paziente di avere l'intestino irritabile per non etichettarlo come diarroico????:tajo::tajo: mah....
su questo si potrebbe dibattere dato che infatti il medico e lo psicologo sono due professioni distinte. Converrai che le implicazioni di una diagnosi di colon irritabile siano diverse da quelle generate da una diagnosi di disturbo di personalita' o anche di una semplice depressione.
Sulle motivazioni del docente poi si puo' discutere..se fosse una provocazione mi sembra la classica azione fine a se stessa e quindi assolutamente criticabile. Faccio abbastanza fatica a capire certe sparate :sbonk:
-
Riferimento: diagnosi....
Mettiamola così: un medico di base (o un oncologo) che diagnostica un tumore ad un paziente, dovrebbe astenersi dal fargli capire che è malato di tumore?? Le etichette possono condannare, è vero, ma talvolta possono essere utili per il paziente stesso, perchè focalizzano l'attenzione sul problema. L'importante è avere le capacità di fare una giusta diagnosi e di presentarla al paziente nel modo più empatico possibile.
-
Riferimento: diagnosi....
Io sono più del parere che la diagnosi serva a noi per capire come dobbiamo muoverci con quel paziente, che tipo di obiettivi sono realizzabili e quali difficoltà si potranno incontrare presumibilmente. La comunicazione non è sempre necessaria, anzi, dipende da come si lavora e soprattutto in quale contesto.
-
Riferimento: diagnosi....
Citazione:
Originalmente inviato da
nudaveritas
Mettiamola così: un medico di base (o un oncologo) che diagnostica un tumore ad un paziente, dovrebbe astenersi dal fargli capire che è malato di tumore?? Le etichette possono condannare, è vero, ma talvolta possono essere utili per il paziente stesso, perchè focalizzano l'attenzione sul problema. L'importante è avere le capacità di fare una giusta diagnosi e di presentarla al paziente nel modo più empatico possibile.
un elemento importante e' infatti il termine e la nozione di malattia: molti rifiutano (e condivido) l'idea di considerare un depresso come malato. Si rischierebbe di innescare dinamiche e aspettative legate alla cura che nel campo della piscologia, a mio parere, non hanno e non dovrebbero avere spazio. Lo psicologo e lo psicoterapeuta non curano!!!!
Altro fattore da considerare e' che una diagnosi medica e' generalmente (salvo eccezioni legate forse alle malattie sessualmente trasmissibli) libera da stigma e tabu mentre nell'ambito della salute mentale spessissimo una diagnosi (o anche il solo manifestarsi di un sintomo) è legata a forte stigmatizzazione. Teniamo conto che viviamo ancora in una realtà dove spesso una persona con sintomi depressivi che visita uno psicologo rischia di essere definito e autodefinirsi come 'matto', 'fuori di testa' eccetera.
Per un terapeuta poi, specialmente agli inizi, la diagnosi puo' essere un intralcio, un bias che annulla l'individualità del soggetto incasellato in una etichetta. La terapia rischia di essere guidata dalla diagnosi e non dai reali bisogni del paziente.
Poi anche l'idea della 'giusta diagnosi' mi spaventa un pò...mi chiederei sempre quali sono i motivi magari più profondi che spingono al bisogno di avere un etichetta? Che utilita' ne deriva il paziente? In psicoterapia ho riscontrato spesso che le 'etichette' invece di aiutare il paziente fungono da difesa contro il cambiamento.
Detto questo la psicodiagnostica esiste, è un ambito affascinante, ha i suoi spazi ed è importante imparare a muoversi nel modo più professionale possibile.
-
Riferimento: diagnosi....
se può essere interessante la mia esperienza, io agli inizi gliel'ho chiesta insistentemente una diagnosi al mio terapeuta, cercavo certezze, chi sono, che tipo di disturbi ho.
cercavo su internet le corrispondenze, sul dsm, dappertutto, come fanno in tantissimi, ho visto.
poi anche i personaggi vari della cronaca, sono la Tizia, sono come Sempronio, oppure no, sono sanissima, mica sono nevrotica, l'eccesso opposto.
Il terapeuta non si è mai prestato a questo gioco, ha sempre detto che siamo tutti unici e speciali, anche perchè l'etichetta tentavo di darla a nche a lui, psicologo freudiano, junghiamo, lacaniano, relazionale, le ho tentate tutte.
certo sono convinta che lui in mente una diagnosi ce l'avesse, cavolo, è stato docente al Cisspat di padova, li avrà fatti gli studi sulla psicodiagnostica:argh:
però se ce l'ha, la tien per sè.:asd:
-
Riferimento: diagnosi....
Non riesco a pensarla come te axamer.
Dopo due. tre colloqui io procederò sempre con la testistica. Ia persona che soffre VUOLE, PRETENDE, delle risposte concrete e non l'aria fritta e le parole buttate al vento.
La psicoterapia non cura?allora a cosa serve? (non è una domanda sarcastica, te lo chiedo davvero, io non sono iscritta a nessuna scuola di psicoterapia e se un giorno mi ci iscriverò sarà cmq cognitiva oppure indirizzo neurospicologico).
-
Riferimento: diagnosi....
beh, se ti adatti a ciò che vuole, pretende il paziente, sei a rischio collusione.
ecco, una malattia da curare è quella di chi vuole e pretende, è il bambino che abbiamo dentro di noi, che chiede questo.
Ti rispondo io, prima della competente risposta di axhamer, la psicoterapia serve a far crescere e diventare adulta una persona, e la strada non passa per l'assecondamento dei suoi e dei tuoi desideri inconsci, ma per la presa di coscienza di tali desideri, per la comprensione di noi stessi e di ciò che pensiamo, che accade dentro la nostra psiche.
La strada maestra per non essere burattini in mano al burattinaio, e affrontare la giostra della vita con occhi nuovi, e fortificati.
come ho letto e condivido, siamo tanti piccoli, insignificanti "Gesù bambino", e da qui tutto il male possibile, se ognuno sapesse coltivare bene il proprio giardino, come dice il mio grandissimo terapeuta, il mondo andrebbe meglio.
-
Riferimento: diagnosi....
quoto e straquoto complicata!
Da paziente spesso ci si appresta dal etraputa per ottenere una diagnosi(come ha scritto anche complicata)...ma il teraputa non deve (a mio avviso) cedere a questo gioco!
Anche io farei diagnosi (e anche io la terrei per me) indagando magari sia ciò che il paziente stesso SENTE dia vere (magari rimandando a lui la domanda di diagnosi) e sulle motivazioni che lo spingono a conoscere a tutti i costiciò che ha....(etichetta!)
Secondo me la diagnosi è utile al terapista per orientarsi nella etrapia...ed è un arma a doppio taglio per il pz ...da una parte infatti potrebbe spingerlo a non guarire(non sappiamo le dinamiche che spingono un pz a terapia......e se fosse sfidante, se volesesolo riconfermare il suo copione?????va beh..scusate forse vado un po' OT).....
Comunque è vero anche che molto dipende da chi ho davanti.....forse mi occuperei(e comunicherei il problema del momento: panico, ansia, depressione....momentanea...) piuttostoc he la diagnosi totale...anche perchè....la diagnosi è flessibile...Non vorrei che il pz sentisse poi il peso di una patologia fissa..
e poi...anche io credo che siamo tutti unici e speciali...e che tutti abbiamo aspetti positivi, qualità e aspetti in via di sviluppo..che vanno migliorati (e che per alcuni rientrano nella ptologia)....
-
Riferimento: diagnosi....
Dare una definizione di psicoterapia va oltre le mie capacità. Personalmente vedo la psicoterapia come un processo di cambiamento. Ogni scuola ha poi le sue defuinizioni. La cura e' più legata alla totale remissione di un sintomo e quindi molto legata al modello medico.
In terapia molto spesso è importante che il paziente si renda conto che non è li per essere passivamente curato ma è invece parte stessa del processo di cambiamento.
Sul fatto che il paziente VUOLE una cosa concreta e non aria fritta.....fattibilissimo ma qui quoto anch'io Complicata: il rischio di collusione è altissimo. Ed a volte è persino piacevole (ci siamo passati tutti penso) la collusione dove ci viene offerta l'opportunita' di essere 'burattinai': quelli che hanno le risposte, che guidano, quelli che non offrono frustranti domande/riflessioni quando invece il paziente ci chiede risposte. Il rischio e' che cosi' facendo si uccide ogni possibilità di crescita interiore e cambiamento.
-
Riferimento: diagnosi....
La cosa importante è aver chiarito che lo psicologo fa diagnosi. Non riesco ad essere d'accordo con voi sul resto. Scusate, dopo aver fatto delle valutazioni con vari test, i pazienti non vi chiedono cosa ne è venuto fuori?
-
Riferimento: diagnosi....
e se ne è venuto fuori che siamo alla frutta? ahaha:asd:
" Mi spiace, lei secondo i nostri test è un borderline, oscilla sul confine tra fantasia e realtà, dobbiamo assolutamente riportarla al legame con la realtà, sennò rischia di diventare pazzo:argh:"
" le consiglio di intraprendere subito una psicoterapia, va bene qualunque, vista la gravità del caso, unitamente a una cura farmacologica, che le potrebbe alleviare i sintomi"
"stia tranquillo, eh, è in una botte di ferro, si rimediano queste cose, ne soffre il novanta per cento dell'umanità, è in compagnia di politici, manager, e dittatori equatoriali"
:argh:
"grazie, dottore, mi sento decisamente sollevato"
-
Riferimento: diagnosi....
Mi dispiace ma non riesco ad essere d'accordo. Secondo me è importante spiegare cosa è venuto fuori, magari comunicando almeno l'area di interesse psicopatologico. é chiaro che tutto dipende dalla persona, se è già provata e sofferente si pesano bene le parole è ovvio. Cmq sia gli incoraggiamenti del caso sono normali.
-
Riferimento: diagnosi....
Ci puoi fare un esempio di come tu comunicheresti ad un paziente una sua presunta psicopatologia, ad esempio un disturbo paranoide?
-
Riferimento: diagnosi....
Come fare (e soprattutto PERCHE' ) dire ad un paziente: " lei ha un disturbo che rientra nella classe dei disturbi....ossessivi? di personalità?????"
secondo me sparirebbe dalla circolazione..Intanto perchè spesso vengono pensando di NOn essere malati ma solo spinti da altri.....e comunque secondo me molto dipende dal tipo di "problema"..Non avrei nessun tipo di remora nel comunicare ad una persona che è affetta da stati d'ansia...attacchi di panico 8anche perchè magari lo sa! )...ma come si fa a dire (e sperare che rimanga in cura) uno che ha un disturbo ossessivo compulsivo o schizofrenico o altro????...fermo restando che lo psicologo(NON psicoteraputa) si ferma alla diagnosi e consulenza per cui questo ingfrato compito spetterebbe, in tal caso ad uno picoterapeuta!
Comunque adelitas..Non vogliamo convincerti..ci mancherebbe....è stimolante però consforntarci emagari riflettere sui vari aspetti della situazione!
-
Re: Riferimento: diagnosi....
Secondo me, mettendomi nei panni di un ipotetico psicologo che si trova a dover comunicare una diagnosi, c'è il forte rischio che, qualsiasi scelta faccia, potrebbe rivelarsi sbagliata.
Se appioppa un disturbo senza troppo tatto il paziente potrebbe giustamente spaventarsi, o nel migliore dei casi sentirsi in un certo senso "giudicato", e quindi potrebbe decidere di recarsi altrove.
Però trovo che anche il rimanere troppo "vaghi" potrebbe essere controproducente. Si crea un'atmosfera di "non detto" che potrebbe spaventare in egual modo, perché uno poi comincia a farsi mille dubbi, "perché lo psicologo non vuole dirmi cosa ho?", pensando magari di avere anche qualcosa di grave, e quindi stressandosi ugualmente.
Infine, un'altra cosa che mi chiedevo riguardo al discorso "diagnosi": lo psicologo può fare diagnosi, ma allora come mai, spesso, al paziente viene consigliato di recarsi prima di tutto da un medico psichiatra, che gli prescriverà eventualmente dei farmaci, dopo avergli fatto una diagnosi?
La diagnosi dello psichiatra vale più di quella dello psicologo? Penso che entrambe le figure dovrebbero avere la stessa autorevolezza, l'unico discrimine dovrebbe essere appunto quello di poter prescrivere anche una cura farmacologica.
-
Riferimento: diagnosi....
Ritorni al discorso che quello psichiatrico è solo uno dei tanti approcci al disagio.
In particolar modo, un approccio biologico, nel quale si ritiene che ci sia un cattivo funzionamento di sostanze chimiche e che il compenso tramite psicofarmaci possa aiutare.
Se la vedi così, io la vedo da paziente, così, anche alla luce di quello che ho letto in tre anni di sto forum, non torna che lo psicologo consulente invii allo psichiatra.
invierà indistintamente alla figura che nel suo immaginario, è la più indicata, perchè non è detto che il paziente abbia una malattia mentale, è vecchia sta concezione, ed è vecchio anche il discorso psichiatra/malattie mentali, Terapeuta/ solo nevrosi.
fareste bene, per paradosso, a spingere affinchè la psichiatria diventi una branca della psicologia.
Forse si salva il neurologo,guarda, che si occupa del Parkinson, dell'alzheimer, che non sono disturbi emotivi.
Lo psicologo non dovrebbe fare diagnosi, ma rimandare la diagnosi al tipo di approccio che sceglie il paziente stesso.,
Io scelgo di essere curato da uno psichiatra, e accetto la sua diagnosi, in base al suo approccio. Punto.
Scelgo anche di non essere inquadrato in diagnosi, integrato nella società, e resto matto, se non mi sta bene, questo sarebbe corretto.
-
Re: Riferimento: diagnosi....
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Ritorni al discorso che quello psichiatrico è solo uno dei tanti approcci al disagio.
In particolar modo, un approccio biologico, nel quale si ritiene che ci sia un cattivo funzionamento di sostanze chimiche e che il compenso tramite psicofarmaci possa aiutare.
Se la vedi così, io la vedo da paziente, così, anche alla luce di quello che ho letto in tre anni di sto forum, non torna che lo psicologo consulente invii allo psichiatra.
invierà indistintamente alla figura che nel suo immaginario, è la più indicata, perchè non è detto che il paziente abbia una malattia mentale, è vecchia sta concezione, ed è vecchio anche il discorso psichiatra/malattie mentali, Terapeuta/ solo nevrosi.
Ciao, mi ponevo quel dubbio in base a varie cose che ho letto in un sito in cui è possibile chiedere consulti online, non so se si può nominare ma comunque è molto famoso. Quando sono gli psichiatri a rispondere viene sempre consigliato di effettuare prima di tutto una visita da uno del settore. Certo potrebbe essere semplicemente un "tirare l'acqua al proprio mulino", ma mi chiedevo, oltre alla possibilità di poter dare dei farmaci, non so quante altre differenze potrebbero esserci, in fondo il dsm lo consulteranno sia gli psichiatri che gli psicologi, per dire (certo si spera non soltanto quello).
Per quanto riguarda il dicorso del tipo di approccio, non sono del tutto d'accordo, secondo me l'approccio di tipo biologico non dovrebbe essere "uno dei tanti" separato dal resto, anche il corpo è importante, non siamo fatti di solo spirito, quindi è importante tenere conto anche di altri fattori. A parte gli psicofarmaci di cui onestamente ho pure un certo timore, magari una persona potrebbe avere dei "semplici" problemi ormonali, alla tiroide, oppure una forte anemia, sentendosi quindi sempre spossata mimando a volte uno stato depressivo.
Forse è qui che sta il problema della distinzione delle figure di psicologo e psichiatra, il primo sarà più difficile che tenga conto di questi aspetti (nel mio caso almeno così è successo) più "organici", il secondo si spera di sì!
-
Riferimento: diagnosi....
Ti rispondo dopo con calma, perchè il colloquio con lo psichiatra l'ho sperimentato, e mi fa sorridere la differenza dal colloquio con lo psicologo.
Due mondi diversi.:P
Da nessuno dei due ho ottenuto test e diagnosi, moh?:asd:
-
Riferimento: Re: Riferimento: diagnosi....
Lo psichiatra in teoria dovrebbe avere la formazione per valutare se sia il caso di prescrivere dei farmaci, consigliare un percorso terapeutico o entrambi. Sono d'accordo sull'importanza di non separare mente e corpo e credo che questo approccio purtroppo sia un po' sottovalutato dagli psicologi, che come tendenza possono sottovalutare l'importanza di un trattamento farmacologico e tirare a loro volta l'acqua al mulino, così come gli psichiatri a volte sbagliano nel prescrivere con troppa scioltezza i farmaci.
-
Riferimento: diagnosi....
bisognerebbe vedere come lo psichiatra e lo psicologo conducono il colloquio.
Test non ne ho visti usare, evidentemente in entrambi i casi il test era nella testa dei due professionisti.
ho visto decidere sulll'opportunità o meno di un'operazione da parte di un neurochirurgo, badate bene, sulla base di pochissimi elementi, due martellatine sui riflessi, e l'esperienza di casi passati.
Questo per dire che non è necessario, in metafora, entrare nella testa del paziente per decidere di intervenire.
Trovo la concezione dei test "invasiva". Sono meno invasivi i medici, paradossalmente.
-
Riferimento: diagnosi....
lo psichiatra condusse il colloquio come una semplice conversazione, il terapeuta pure.
la differenza fu che il primo decise per un leggero ansiolitico,dicendo che non c'era nulla di particolare, l'altro decise che quarant'anni erano una buona età per iniziare una psicoterapia.
Molto tatto, niente umilianti batterie di test, due signori entrambi.
Prendere decisioni non richiede affidarsi ciecamente ad esami e test, ma è frutto semplicemente di esperienza, competenza, capacità decisionali, ammettendo per scrupolo che si può sbagliare, come ho visto fare a illustri medici, appunto, i quali non si basano certo sulle richieste del paziente, ma sulla propria professionalità-
E' questo che non vedo in questi messaggi, ci vedo tanta insicurezza e l'affidarsi alle radiografie altrui:zott:
ah dimenticavo, voi che parlate di eliminare i sintomi, ho sentito dire a un chirurgo che non sarebbe intervenuto solo per alleviare il dolore, perchè esso era il sano campanello d'allarme dell'organismo, e che ciascuno è sensibile o meno ad antidolorifici diversi.
Meditate, gente, meditate.
-
Riferimento: diagnosi....
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Trovo la concezione dei test "invasiva". Sono meno invasivi i medici, paradossalmente.
anch'io li trovo invasivi.
Purtroppo il servizio sanitario inglese impone la somministrazione di test: nonostante siano usati per monitorare i progressi dei pazienti e non per fini diagnostici, non riesco a farmeli piacere.
In genere se qualcuno insiste per una diagnosi o anche un'opinione in genere tendo ad esplorare i motivi della richiesta. Agli inizi era diverso e avere una diagnosi davanti mi dava senso di sicurezza poi con piu' esperienza ho capito che 'l'etichetta' era uno svantaggio e minava il desiderio di esplorare e la curiosita'.
-
Riferimento: diagnosi....
secondo il /pragmatismou/ tipico /aenglousassoune:/, bisogna sempre monitorarei i prougresiii:asd:Ahahah
Tu ppuoi unire lo spirito e l'improvvisazione italiana allo scientismo ingleisee.
Se monitori i progressi, non se ne avranno a male, basta tu ometta di registrare gli steps a ritroso.:P