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le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
mi permetto di riportare in questo forum un articolo pubblicato su altrapsicologia che trovo interessante e che descrive le varie figure che sconfinano nella professione di psicologo.
All'elenco però manca il COACH e il LIFE COACH
L'articolo si trova qui
http://altrapsicologia.com/i-travest...usivo/2012/04/
Le scuse dell’abusivo che compie esercizio di attività riservate allo psicologo senza averne titolo, formazione e abilitazione sono varie, ma alcune ricorrono più di altre. Il 37% dichiara di essere counselor. Il 19% sono pedagogisti delusi che sconfinano verso la psicologia. Vengono poi, a distanza naturopati e operatori newage seguaci di dottrine olistiche, soggetti con un titolo estero non riconosciuto e gli ultimi psicanalisti che si ostinano ad esercitare la psicoterapia senza abilitazione.
E’ questo il quadro dei soggetti che vengono segnalati per esercizio abusivo della professione di Psicologo e su cui l’Ordine della Lombardia ha aperto un’istruttoria nel periodo da Settembre 2010 a Marzo 2012. Un buon campione, che arriverà a cento casi entro il 2012. E che porta con sé una sorpresa. Il buon “finto psicologo”, lo stregone con laurea fotocopiata, così improvvido da ingannare davvero pochi non esiste più ed è invece sostituito da un armamentario “ideologico”.
L’abusivo di oggi usa categorie concettuali vicine a quelle della psicologia e pretende di esercitare la professione di psicologo come se la legge 56 neppure esistesse grazie a titoli fatti in casa o che hanno acquistato da associazioni a caro prezzo in forma di corsi, magari con la promessa di un futuribile “riconoscimento”.
La difficoltà degli Ordini è sempre quella di trovare i giusti strumenti per individuare i comportamenti gravi e per dimostrare che siano stati messi in atto.
Per questo, vediamo di conoscere meglio le scuse dell’abusivo:
COUNSELING. Grazie a questa “etichetta” anglosassone, la pratica del sostegno psicologico o della consulenza al paziente su problemi psicologici ed esistenziali di lieve entità si sdogana dall’esigenza di una formazione accademica e viene esercitata da chiunque.
La disciplina si diffonde in USA grazie all’opera di Carl Rogers e vive in Italia un periodo d’oro dalla metà degli anni ’90 ad oggi con picchi di segnalazione nelle fasi di più acuta crisi economica. Le centrali operative del counseling passano, dal 2000 ad oggi da una a quattro.
In Italia il counseling presenta contorni imprecisi e i corsi durano da un fine settimana a tre anni. Alla diffusione di questa pratica sono interessati alcuni psicologi disposti a fini di lucro ad insegnare ai “counselor italiani”. Secondo la sentenza “Zerbetto” del Tribunale di Milano, il diritto alla salute dei cittadini dovrebbe prevalere su ogni altra ragione, e insegnare tecniche psicologiche a non psicologi equivarrebbe a incentivare l’esercizio abusivo della professione.
Nonostante sul piano scientifico questa professione non abbia dimostrato di distinguersi in alcun modo dalla psicologia la giuriusprudenza (di merito) non è sempre concorde, lasciando spazio alla diffusione epidemica di questa pratica.
PEDAGOGIA [e PSICOPEDAGOGIA] CLINICA. E’ piuttosto frequente il caso del pedagogista che esce dall’ambito scolastico per avventurarsi in altri terreni, sconfinando con l’attività di diagnosi, sostegno e cura riservata allo psicologo. Esiste però una realtà più specifica che dà origine a diversi casi di abusivismo: la pedagogia clinica.
Questa realtà nasce per iniziativa del Prof .Dott. Guido Pesci “padre della pedagogia clinica e della professione di pedagogista clinico“. In effetti nel 1974 il Pesci che per inciso oltre ad essere, ovviamente, il primo pedagogista clinico si definisce anche reflector, psicologo, psicoterapeuta, psicomotricista funzionale, giornalista pubblicista, modifica una disciplina nata con il nome di ortopedagogia in “pedagogia clinica”.
Nel 1997 crea perfino una sorta di Albo cui si possono iscrivere esclusivamente gli allievi dei suoi Istituti, divenuti nel frattempo sette su tutto il territorio nazionale.
Due peculiarità: il pedagogista clinico non ha necessariamente una formazione pedagogica ma può essere laureato in molte diverse discipline o “avere un curriculum idoneo”; i pedagogisti clinici hanno registrato il marchio di una serie notevole di “metodi e strumenti” del tutto “esclusivi” e di sapore decisamente “psico” tra cui: Colloquio anamnestico; Psicofiabe; Cyberclinica; Test per l’Attenzione e Faticabilità; Test Mnesi Immediata; Test Verbale di Maturità Logica; Protocollo operativo per l’analisi delle manifestazioni ansiose e depressive.
PSICANALISI E PSICANALISI LAICA. Sigmund Freud lo diceva con chiarezza: “la psicanalisi è sorta come terapia (…) non ha mai abbandonato il terreno di origine, e il suo approfondimento, nonché il suo ulteriore sviluppo sono ancora legati alla pratica con i malati”.
Così Musatti, il Laplanche Pontalis, lo storico manuale di Semi. Addirittura per il Perussia (altro tomo “storico”) quello della psicanalisi e di Freud è “il caso dello psicoterapeuta per eccellenza, oltre che inventore del concetto stesso di psicoterapia e di paziente”. Eppure, ancora oggi, dopo l’accreditamento della SPI come scuola di psicoterapia nel 1993, ora che la psicanalisi rappresenta l’oggetto del desiderio di un terzo degli psicoterapeuti del nostro paese, c’è ancora qualcuno che la esercita senza autorizzazione alcuna e in maniera del tutto autoreferenziale sostenendo che la psicanalisi sia formazione, spiritualità, cultura, anche quando cura le persone con il tipico setting individuale.
E che quindi sia esercitabile da chiunque abbia sufficiente ardimento da autoproclamarsi psicanalista e una manciata di euro per comprare una targa di ottone da appendere alla porta dello studio. Quella di essere “psicanalista laico” (la dicitura fa riferimento ad una lettura distorta di un testo di Freud del 1926) è certo la scusa più raffinata per giustificare un esercizio abusivo di professione psicologica; ma che la psicanalisi non sia psicoterapia è falso come insincera è la posizione di alcuni noti teorici di questa posizione (ne sono rimasti pochissimi) che si sono iscritti agli Ordini di riferimento come psicoterapeuti, per poi lasciare ai loro allievi più giovani e ingenui il rischioso compito di esercitare la psicanalisi senza autorizzazione.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
"Mappa vibrazionale", "mappa della mente", "stili rappresentazionali", "tendenza ad usare certi metaprogrammi", "posizioni nell'enneagramma" sono solo alcuni dei modi più comuni che molte professionalità utilizzano fuori dalla psicologia per parlare in sostanza di aspetti più o meno stabili di personalità.
Ristrutturare i termini a volte permette ad alcune persone di fare gli psicologi senza dirlo esplicitamente, ma facendolo... in implicito!
Non sto dicendo che tutti i descrittori che ho scritto ad inizio post siano necessariamente sbagliati, ma alcuni di questi sono del tutto arbitrari, slegati o opposti a quanto si trova in bibliografia.
Fermiamo chi non ha la professionalità e la preparazione necessaria a formulare un vero intervento psicologico.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
Sentiamo molto parlare di falsi professionisti che lavorano nell'ambito psicologico senza averne titoli, pezzi di carta e presunte competenze. Io guarderei a questa realtà con occhi meno critici, anzi con una certa ammirazione: se tanti psicologi non riescono a lavorare e si lamentano del sistema e dell'ignoranza della gente, se tanti disoccupati inventano servizi volti a catturare soldi e consensi da colleghi altrettanto disperati, se c'è "tutto un magna magna" che alla fine ricade sempre sulle nostre tasche (scuole che lavorano grazie a noi, colleghi psicologi che sponsorizzano il self marketing e lo rivendono ad altri psicologi), apriamo gli occhi! C'è chi riesce a lavorare e forse prima di puntare le nostre pistole caricate a salve su questa gente, dovremo osservare con molta attenzione e capire come riescono a cogliere, carpire e raccogliere una domanda di servizi psicologici che esiste da sempre. In pratica, forse non sappiamo ascoltare i bisogni, analizzare la realtà di mercato e ci illudiamo che qualcun altro possa fare questo tipo di analisi per noi, che qualcun altro ci tuteli e ci difenda dagli attacchi alieni, che sempre sistematicamente qualcun altro si occupi della nostra promozione e della definizione dei ruoli. Io dico che l'ordine è inconcludente, incapace, inutile e a tratti pernicioso perchè si propone di offrire servizi che poi ognuno si deve procacciare con fatica da solo o addirittura, triste realtà che sto osservando, demanda a istituzioni o associazioni esterne con ulteriore dispendio di soldi ed energie.
Mah, mi chiedo se il nemico sia davvero fuori dalla nostra categoria.
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Psichedelic
C'è chi riesce a lavorare e forse prima di puntare le nostre pistole caricate a salve su questa gente, dovremo osservare con molta attenzione e capire come riescono a cogliere, carpire e raccogliere una domanda di servizi psicologici che esiste da sempre. .
te lo dico io: perché i corsi di couseling e coaching e quantaltro, li frequentano chi GIA' lavora nell'ambito delle relazioni di aiuto (assistente sociale, educatore, pedagogista e via dicendo) e quindi all'interno del proprio lavoro aggiunge queste prestazioni che dovrebbero essere dello psicologo.
Un esempio: in unaa struttura bisogna fare sostegno alla genitorialità? invece di chiamare uno psicologo, l'infermiere che già lavora lì si fa il corso di counseling e lo fa lui.
Un direttore del personale deve motivare i suoi dipendenti? invece di avvalersi della collaborazione dello psicologo, si fa un corso di coaching e lo fa lui.
E così via.
Se si decide di erogare corsi del genere prima bisogna ripensare il ruolo dello psicologo, altrimenti è una sirta di concorrenza sleale e anche mascherata, perché loro innocentemente dicono che "non fanno gli psicologi", quando in realtà svolgono attività che lo psicologo svolge con maggiore competenza (grazie alla formazione approfondita) e serietà verso i clienti (grazie all'ordine professionale).
Questo è il mio pensiero, non pretendo che sia la verità assoluta
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Johnny
te lo dico io: perché i corsi di couseling e coaching e quantaltro, li frequentano chi GIA' lavora nell'ambito delle relazioni di aiuto (assistente sociale, educatore, pedagogista e via dicendo) e quindi all'interno del proprio lavoro aggiunge queste prestazioni che dovrebbero essere dello psicologo.
Un esempio: in unaa struttura bisogna fare sostegno alla genitorialità? invece di chiamare uno psicologo, l'infermiere che già lavora lì si fa il corso di counseling e lo fa lui.
Un direttore del personale deve motivare i suoi dipendenti? invece di avvalersi della collaborazione dello psicologo, si fa un corso di coaching e lo fa lui.
E così via.
Se si decide di erogare corsi del genere prima bisogna ripensare il ruolo dello psicologo, altrimenti è una sirta di concorrenza sleale e anche mascherata, perché loro innocentemente dicono che "non fanno gli psicologi", quando in realtà svolgono attività che lo psicologo svolge con maggiore competenza (grazie alla formazione approfondita) e serietà verso i clienti (grazie all'ordine professionale).
Questo è il mio pensiero, non pretendo che sia la verità assoluta
Concordo ... Ma c'è da dire che parte di quello che ha detto Psichedelc è vero! Come mai queste figure riescono a lavorare ed a volte anche a guadagnare bene offrendo la metà dei servizi che potremmo offrire noi? Se il lavoro non c'è non dovrebbe esserci neanche per queste figure che hanno anche meno competenze e autorità nell'ambito della psicologia ed inoltre sono anche meno conosciute: devo dire che non ho MAI sentito nessuno dire "vado dal pedagogista clinico" al contrario conosco moltissime persone che vanno o sono andate nella loro vita dallo psicologo; lo psicologo è una figura mille volte più affermata, conosciuta ed spesso anche apprezzata (anche se troppo spesso siamo proprio noi a buttarci fango addosso esaltato quest'altre categorie che "ci rubano il lavoro", ma che nel concreto non possono ne sanno fare le cose che è di esclusiva competenza dello psicologo)...
Forse c'è molto bisogno della figura dello psicologo ma spesso quest'ultimo non sa come approcciare con un mercato che ormai è cambiato?
Forse bisogna muoversi? Se figure professionali con la metà della nostra formazione ed anche meno conosciute e tutelate riescono a farsi strada nel mondo del lavoro perchè noi non ci riusciamo?
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Johnny
Un esempio: in unaa struttura bisogna fare sostegno alla genitorialità? invece di chiamare uno psicologo, l'infermiere che già lavora lì si fa il corso di counseling e lo fa lui.
Sperando che almeno questo lo faccia, anche se resta ben poca cosa rispetto alle conoscenze psicologiche occorrenti per parlare di "Genitorialità". A breve comincerò un corso preparto e già so che tutti gli incontri sono condotti solo da un'ostetrica:sbonk:, altro che lavoro d'èquipe!!
Uno dei fattori che ho notato portarci ad avere dinanzi "pseudo-psi" sta anche nel fatto che spesso nelle strutture si cerca di utilizzare il personale interno, facendo leva sull'esperienza maturata nel campo. Quindi fattore "Riciclo".
Un altro fattore che vedo "funzionare" sta nell' "autorevolezza della fonte", ad es. nella mia città c'è un "pastore" che conduce seminari di gestione dell'ansia e di psicologia della Famiglia e si professa psi. Ho segnalato all'Ordine competente che sinora non ha fatto niente.
Cio che mi viene in mente, sostenendo anche le considerazioni di PSichedelic, è che si potrebbero accogliere come suggerimenti i temi su cui vediamo che non psi creano corsi e seminari e, dato che l'utenza risponde, proporli personalmente e privatamente, magari in studi associati. Purtroppo le Pubbliche Amministrazioni, con la scarsità di fondi, riciclano spesso e volentieri il personale interno lanciandolo poi in nuovi orizzonti d'azione (es. Sportello d'ascolto a scuola tenuto da insegnanti). E rispetto alla "concorrenza", oltre che le segnalazioni all'Ordine (che spesso se non c'è un reato penale sembra immobile) non possiam fare.....
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Johnny
te lo dico io: perché i corsi di couseling e coaching e quantaltro, li frequentano chi GIA' lavora nell'ambito delle relazioni di aiuto (assistente sociale, educatore, pedagogista e via dicendo) e quindi all'interno del proprio lavoro aggiunge queste prestazioni che dovrebbero essere dello psicologo.
Un esempio: in unaa struttura bisogna fare sostegno alla genitorialità? invece di chiamare uno psicologo, l'infermiere che già lavora lì si fa il corso di counseling e lo fa lui.
Un direttore del personale deve motivare i suoi dipendenti? invece di avvalersi della collaborazione dello psicologo, si fa un corso di coaching e lo fa lui.
E così via.
Se si decide di erogare corsi del genere prima bisogna ripensare il ruolo dello psicologo, altrimenti è una sirta di concorrenza sleale e anche mascherata, perché loro innocentemente dicono che "non fanno gli psicologi", quando in realtà svolgono attività che lo psicologo svolge con maggiore competenza (grazie alla formazione approfondita) e serietà verso i clienti (grazie all'ordine professionale).
Questo è il mio pensiero, non pretendo che sia la verità assoluta
Se acquisire ulteriori competenze serve ad arricchire la propria esperienza lavorativa in un ambito non psicologico già collaudato, questi corsi non mi trovano in disaccordo e non sono neanche sbagliati. Cerco di chiedermi quanto facciano del male alle persone e questa è la domanda che mi sta più a cuore: se un coach o un counselor può fare un servizio scorretto ed occuparsi di problematiche psicologiche delicate che possono subire un aggravamento per mancanza di professionalità. Io non ce l'ho con i coach e i counselor, purchè facciano il loro lavoro in maniera trasparente, coerente e cristallina, senza spacciarsi per ciò che non sono.
Non credo che un imprenditore o il direttore del personale debbano essere necessariamente psicologi o avvalersi di uno psicologo per motivare i dipendenti, potrebbe essere sufficiente nel loro contesto lavorativo semplicemente acquisire delle piccole competenze tecniche in più e avvalersi del loro potere carismatico e di qualità caratteriali che prescindono da anni di studio ed esame di stato e che anzi tanti psicologi potrebbero non avere.
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Psichedelic
Se acquisire ulteriori competenze serve ad arricchire la propria esperienza lavorativa in un ambito non psicologico già collaudato, questi corsi non mi trovano in disaccordo e non sono neanche sbagliati. Cerco di chiedermi quanto facciano del male alle persone e questa è la domanda che mi sta più a cuore: se un coach o un counselor può fare un servizio scorretto ed occuparsi di problematiche psicologiche delicate che possono subire un aggravamento per mancanza di professionalità. Io non ce l'ho con i coach e i counselor, purchè facciano il loro lavoro in maniera trasparente, coerente e cristallina, senza spacciarsi per ciò che non sono.
Non credo che un imprenditore o il direttore del personale debbano essere necessariamente psicologi o avvalersi di uno psicologo per motivare i dipendenti, potrebbe essere sufficiente nel loro contesto lavorativo semplicemente acquisire delle piccole competenze tecniche in più e avvalersi del loro potere carismatico e di qualità caratteriali che prescindono da anni di studio ed esame di stato e che anzi tanti psicologi potrebbero non avere.
parlando con counselor/coach ho sentito l'esigenza da parte loro di capire quando finisce il coaching/counseling e quando inizia la psicoterapia, ossia quando un cliente deve essere inviato da uno psicoterapeuta perché non è più sufficiente il coaching/counseling.
Bene. Loro continuano a dire che non fanno gli psicologi, che sono altro rispetto allo psicologo ecc...ma poi, di fatto, c'è un motivo per cui lo PSICOLOGO è la figura privilegiata per fare coaching/counseling (come dice anche la legge 56/89): perché lo PSICOLOGO SA fare diagnosi, essendo una delle prove dell'esame di stato e oggetto di esami. Lo psicologo sa quando il cliente che ha di fronte ha un problema che supera la soglia del coaching/counseling, tutte le altre "figure" invece no, non avendo né la capacità né la competenza per fare diagnosi. Anzi il fatto di non fare diagnosi, non "inquadrare" il cliente ecc.. è anche oggetto di vanto per loro.
Ma un "inquadramento" in realtà è impossibile non farlo, perché se non lo si fa in modo esplicito lo si fa in modo implicito, inquadrando il cliente nei nostri schemi personali (come ci insegna la psicologia cognitivista, Goffman, ecc..).
Fare diagnosi non significa solo redigere documenti scritti e somministrare test, vuol dire anche che mentre il cliente parla ci si rende conto se quel cliente ha un problema risolvibile con qualche incontro di coaching/counseling o no, procedendo ad un invio se necessario o meno.
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Johnny
parlando con counselor/coach ho sentito l'esigenza da parte loro di capire quando finisce il coaching/counseling e quando inizia la psicoterapia, ossia quando un cliente deve essere inviato da uno psicoterapeuta perché non è più sufficiente il coaching/counseling.
Bene. Loro continuano a dire che non fanno gli psicologi, che sono altro rispetto allo psicologo ecc...ma poi, di fatto, c'è un motivo per cui lo PSICOLOGO è la figura privilegiata per fare coaching/counseling (come dice anche la legge 56/89): perché lo PSICOLOGO SA fare diagnosi, essendo una delle prove dell'esame di stato e oggetto di esami. Lo psicologo sa quando il cliente che ha di fronte ha un problema che supera la soglia del coaching/counseling, tutte le altre "figure" invece no, non avendo né la capacità né la competenza per fare diagnosi. Anzi il fatto di non fare diagnosi, non "inquadrare" il cliente ecc.. è anche oggetto di vanto per loro.
Ma un "inquadramento" in realtà è impossibile non farlo, perché se non lo si fa in modo esplicito lo si fa in modo implicito, inquadrando il cliente nei nostri schemi personali (come ci insegna la psicologia cognitivista, Goffman, ecc..).
Fare diagnosi non significa solo redigere documenti scritti e somministrare test, vuol dire anche che mentre il cliente parla ci si rende conto se quel cliente ha un problema risolvibile con qualche incontro di coaching/counseling o no, procedendo ad un invio se necessario o meno.
Ho capito il tuo ragionamento ed è indubbio che per un coach il rischio di sconfinare in aree di altra pertinenza è alto, lo è persino per uno psicologo se vogliamo parlare di disagi psichici che richiederebbero una psicoterapia... Però sono anche diversi gli ambiti in cui queste figure possono operare, ad esempio se un coach viene chiamato per occuparsi di guidare alla scelta una persona in un momento di confusione e ci si concentra solo ed esclusivamente su questo obiettivo, non vedo perchè debba nascere la necessità di fare una diagnosi. Una diagnosi non serve, non è richiesta e oltretutto mi pare fuori luogo a fronte di un'esigenza della persona ben diversa. Lo psicologo ha delle competenze diverse, ma se la persona non ne ha bisogno? Credo che il coach si vada ad insinuare proprio in questo spazio "intermedio", in cui la persona ha bisogno di una guida che aiuti a prendere decisioni pratiche.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
Inoltre non so se sia permesso inserire dei link, ma mi ha incuriosito questo sito: cosa ne pensate? http://www.lifecoachitaly.it/quanto_...l_coaching.php
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Cito una parte del sito "Il costo di una sessione di Coaching (di 60/90 minuti) varia in relazione al supporto di un coach junior o senior, da 100 a 250 euro più Iva." Forse ho capito male io perchè ho dato una sfogliata veloce, ma per una seduta si parte da 100 euro più iva possibile?? O.o mah
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-bijoux-
Cito una parte del sito "Il costo di una sessione di Coaching (di 60/90 minuti) varia in relazione al supporto di un coach junior o senior, da 100 a 250 euro più Iva." Forse ho capito male io perchè ho dato una sfogliata veloce, ma per una seduta si parte da 100 euro più iva possibile?? O.o mah
certo che è possibile.
I coach non hanno un tariffario e anzi alcuni considerano l'alto costo come una prova che il cliente vuole impegnarsi: più paga e più si impegna (non tutti per carità, ma alcuni arrivano anche a 300 euro per seduta nell'area businnes coaching).
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Sentivo un sociologo (Prandstreller) in un convegno di Enzo Spaltro, affermare che la professione è tale se ha un corpus scientifico di riferimento... Stranamente nel coaching, counseling (quando si ha la rara fortuna che qualcuno conosca veramente le fonti che cita) non esiste un corpus scientifico separabile da quello di matrice psicologica.
Tante altre volte invece si fanno grandi strafalcioni, questo accade perché sono titoli che si ottengono pagando e nel 99% dei casi senza nessun organo di valutazione serio
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Originalmente inviato da
Psichedelic
Se acquisire ulteriori competenze serve ad arricchire la propria esperienza lavorativa in un ambito non psicologico già collaudato, questi corsi non mi trovano in disaccordo e non sono neanche sbagliati. Cerco di chiedermi quanto facciano del male alle persone e questa è la domanda che mi sta più a cuore: se un coach o un counselor può fare un servizio scorretto ed occuparsi di problematiche psicologiche delicate che possono subire un aggravamento per mancanza di professionalità. Io non ce l'ho con i coach e i counselor, purchè facciano il loro lavoro in maniera trasparente, coerente e cristallina, senza spacciarsi per ciò che non sono.
Non credo che un imprenditore o il direttore del personale debbano essere necessariamente psicologi o avvalersi di uno psicologo per motivare i dipendenti, potrebbe essere sufficiente nel loro contesto lavorativo semplicemente acquisire delle piccole competenze tecniche in più e avvalersi del loro potere carismatico e di qualità caratteriali che prescindono da anni di studio ed esame di stato e che anzi tanti psicologi potrebbero non avere.
Mi spiego meglio: domani mattina mi invento la professione di "somministratore di farmaci".
Un corso di 2 week-end, per ascoltare i clienti e somministrare i farmaci. Così per banali influenze, mal di testa e cose del genere non ci sarà bisogno di andare dal medico. Attenzione io NON formo medici, ma "somministratori di farmaci". Poi per problemi più gravi, come una broncopolmonite, allora sì, ci vuole il medico, e il "somministratore" di farmaci allora invia il cliente (perché non è un paziente, ma un cliente, non avendo problemi gravi) dal medico. Tanto, un'aspirina, che male fa? Magari il direttore del personale può fare un corso di "somministratore farmaci", così se un dipendente ha problemi, non va dal medico, ci pensa lui. Un'insegnante, invece di mandare il bambino dal medico, ci pensa lui a dargli il farmaco giusto.
Con il counseling e gli psicologi è la stessa cosa
Benissimo insegnare tecniche di ascolto attivo o di comunicazione per aiutare che lavora a contatto con la gente ad essere più empatico, comunciare meglio, ecc...Non va bene, invece, formare counselor o altr "figure", che di professione svolgono attività che la LEGGE dice essere di pertinenza del professionista psicologo! (legge 56/89).
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
finchè non si finisce di parlare di "categorie" e non si inizia a parlare di competenze non ne usciremo mai. e poi su tutte queste competenze dello psicologo sono perplessa; finchè l'esame di stato non diventerà una cosa seria e soprattutto si toglierà l'abilitazione a chi commette errori (gravi ovviamente) gli psicologi non formeranno un ordine professionale serio. e poi l'esempio di prima non regge molto: anche i farmacisti ad esempio consigliano farmaci per cose lievi, così come l'erborista consiglierà dei prodotti naturali. sta al paziente scegliere. chiediamoci piuttosto perchè i medici non si sentano minacciati da queste due categorie
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
faccio un altro esempio: La psicologia ambientale in soccorso dello stress da dentista (vd l'articolo riportato qui su ops) .. sono cose che qualunque arredatore usa e conosce da secoli, adesso dovrebbe diventare appannaggio dello psicologo?
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agoràonlus
finchè non si finisce di parlare di "categorie" e non si inizia a parlare di competenze non ne usciremo mai. e poi su tutte queste competenze dello psicologo sono perplessa; finchè l'esame di stato non diventerà una cosa seria e soprattutto si toglierà l'abilitazione a chi commette errori (gravi ovviamente) gli psicologi non formeranno un ordine professionale serio. e poi l'esempio di prima non regge molto: anche i farmacisti ad esempio consigliano farmaci per cose lievi, così come l'erborista consiglierà dei prodotti naturali. sta al paziente scegliere. chiediamoci piuttosto perchè i medici non si sentano minacciati da queste due categorie
Personalmente non mi sento minacciato come professione, ma ritengo che coach e counselor non abbiano un corpus scientifico di riferimento, non si basano sui dati della ricerca (nel 99% non fanno né ricerca clinica, né sperimentale), scopiazzano qualcosa dalla psicologia (e se lo vogliono fare è ok, ma che almeno lo facciano bene, ma figurati senza formazione come la leggono una ricerca).
Poi sul fatto che l'ordine debba migliorare siamo un po' tutti d'accordo.
Così come sulla competenza penso che in alcuni casi ci sia da migliorare, ho conosciuto dirigenti psicologi che ignorano cosa sia una variabile dipendente, così come ho conosciuto professori universitari (d'altronde di statistica psicometrica) che volevano calcolare l'alpha di cronbach su scale nominali (allucinante!!), psicoterapeuti che valutano positivamente l'uso dell'oroscopo nello studio della persona (quando sappiamo benissimo che ha validità predittiva zero (Argentero, 1996).
Ma questo possiamo vederlo anche nei counselor, ne ho conosciuto uno che afferma che la tonalità della voce predica personalità, colore preferito e cristalli in grado di curare, altri che educano al sessismo, altri che credono di predire la personalità dai movimenti oculari e tanti altri ancora che senza aver mai aperto una ricerca scientifica parlano di scienza ovviamente facendo degli scivoloni imbarazzanti.
Ma questo è un altro discorso, io parlo di psicologia e di counseling e come concetti dal mio punto di vista non sono separabili.
Gli oggetti (passatemi il termine) su cui si focalizzano sono separabili solo in termini di categorie, ma non di fatto!
Counselor e coach affermano di aiutare a
1. superare momenti di crisi (lutti etc...)
2. fare problem solving
3. fare decision making
4. raggiungere obiettivi (finché si tratta di obiettivi aziendali e di performance ok, ma in gran parte dei casi si tratta di obiettivi personali)
Quello che vi chiedo è:
Come si fa a fare questo senza sconfinare nella cura della persona? E' inevitabile...
Risolvere problemi, fare decisioni (personali), superare momenti di crisi (lutti), sono oggetti isolabili? Si può intervenire su queste sfere (d'altronde molto grandi) senza agire sul resto?
Allora che senso ha separare le cose?
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Johnny
Mi spiego meglio: domani mattina mi invento la professione di "somministratore di farmaci".
Un corso di 2 week-end, per ascoltare i clienti e somministrare i farmaci. Così per banali influenze, mal di testa e cose del genere non ci sarà bisogno di andare dal medico. Attenzione io NON formo medici, ma "somministratori di farmaci". Poi per problemi più gravi, come una broncopolmonite, allora sì, ci vuole il medico, e il "somministratore" di farmaci allora invia il cliente (perché non è un paziente, ma un cliente, non avendo problemi gravi) dal medico. Tanto, un'aspirina, che male fa? Magari il direttore del personale può fare un corso di "somministratore farmaci", così se un dipendente ha problemi, non va dal medico, ci pensa lui. Un'insegnante, invece di mandare il bambino dal medico, ci pensa lui a dargli il farmaco giusto.
Con il counseling e gli psicologi è la stessa cosa
Benissimo insegnare tecniche di ascolto attivo o di comunicazione per aiutare che lavora a contatto con la gente ad essere più empatico, comunciare meglio, ecc...Non va bene, invece, formare counselor o altr "figure", che di professione svolgono attività che la LEGGE dice essere di pertinenza del professionista psicologo! (legge 56/89).
Johnny, somministrare dei farmaci non è la stessa cosa, dai! Se poi vogliamo portare il discorso agli estremi, almeno cerchiamo di usare degli esempi meno assurdi :asd:! Se io ho bisogno di prendere una decisione nella mia vita in un momento cruciale, per esempio trasferirmi o no all'estero, dovrò considerare tutta una serie di pro e contro e adottare delle strategie per fare la scelta migliore per me. Parlo contro i miei interessi per onestà intellettuale (che forse è quella più premiata in qualunque lavoro): in una scelta del genere, in assenza di patologie e disagi, anche un consulente filosofico può dare un contributo molto significativo alla persona, perchè non è detto che abbia bisogno delle capacità di uno psicologo. E parlo apposta di capacità per non scadere nella solita tiritera dei titoli! Non stiamo parlando di un'area in cui c'è bisogno di consulenza o sostegno psicologico, ma di altra richiesta, è diversa la domanda e se non la sappiamo neanche riconoscere e identificare, poi non ci lamentiamo che i coach sono più furbi di noi.:sbonk: Anche da psicologi potremmo guidare la persona, ma spesso confondiamo una simile richiesta con la diagnosi e allora siamo proprio finiti:argh:.
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Sicuramente lo psi non deve tendere a "patologizzare" tutto, però sarei curiosa di vedere quanto una richiesta "circoscritta" riportata al coach o al consellor, non lo sia in realtà solo in apparenza e si riveli magari legata a grappolo ad "altro", ovvero da una domanda manifesta ad una latente e più olistica... Certo, si potrrebbe anche lavorare per puzzle: il coach rappresenta il primo contatto con il mondo introspettivo (anche solo motivazionale ed emotivo), lui mette il primo tassello, e se il cliente sente l'acuirsi di "altri bisogni", passa la staffetta ad altri operatori per raggiungere il completamento del quadro con l'aggiunta degli altri tasselli.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
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GIUNONE
Sicuramente lo psi non deve tendere a "patologizzare" tutto, però sarei curiosa di vedere quanto una richiesta "circoscritta" riportata al coach o al consellor, non lo sia in realtà solo in apparenza e si riveli magari legata a grappolo ad "altro", ovvero da una domanda manifesta ad una latente e più olistica... Certo, si potrrebbe anche lavorare per puzzle: il coach rappresenta il primo contatto con il mondo introspettivo (anche solo motivazionale ed emotivo), lui mette il primo tassello, e se il cliente sente l'acuirsi di "altri bisogni", passa la staffetta ad altri operatori per raggiungere il completamento del quadro con l'aggiunta degli altri tasselli.
Sì, è la persona a dover segnalare un bisogno, non siamo noi a doverglielo strappare con le pinze, anche perchè non possiamo presumere un bel niente. Forse molte persone si avvicinano ai coach proprio per evitare questo terribile difetto degli psicologi di etichettare, categorizzare e giudicare presunti disagi. Una persona può avere bisogno di un consiglio o di alcuni riferimenti per svariati motivi, non c'è sempre un problema lantente e soprattutto non sta a noi stabilire la domanda!
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Sicuramente lo psi non deve tendere a "patologizzare" tutto, però sarei curiosa di vedere quanto una richiesta "circoscritta" riportata al coach o al consellor, non lo sia in realtà solo in apparenza e si riveli magari legata a grappolo ad "altro", ovvero da una domanda manifesta ad una latente e più olistica... Certo, si potrrebbe anche lavorare per puzzle: il coach rappresenta il primo contatto con il mondo introspettivo (anche solo motivazionale ed emotivo), lui mette il primo tassello, e se il cliente sente l'acuirsi di "altri bisogni", passa la staffetta ad altri operatori per raggiungere il completamento del quadro con l'aggiunta degli altri tasselli.
ora non ho tempo di rispodnere a tutti gli interventi, riprendo solo questo.
Tutto questo sarebbe possibile in un mondo ideale, ma in realtà sappiamo bene che spesso i coach non si propongono come collaboratori di altre figure, ma in loro sostituzione, infatti sostengono addirittura che il coaching sia una "nuova forma di psicoterapia", tant'è che si propongono anche di curare disturbi come le fobie,l'insonnia, ansia, ecc...con tecniche di coaching/pnl.
Se non è abusivismo questo! Qui poi siamo nell'abuso ella professione di psicoterapeuta.
Oltre al fatto che queste figure utilizzano degli strumenti di tipo psicologico/psicoterapeutico senza avere la minima base teorica per utilizzarli correttamente.
Per il discorso competenza: anche un avvocato, un commercialista, un medico o che altro, subito dopo il tirocinio e l'esame di stato sarà meno competente rispetto ad un collega che ha anni di esperenza. Allora che facciamo? siccome gli avvocati e medici subito dopo l'eds non sono competenti, creiamo altre figure che fanno le stesse cose ma senza studiare?? NO.
Non vedo perché per gli psicologi dovrebbe essere il contrario!
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vorrei però aggiungere che anche noi psicologi paghiamo corsi,anche molto costosi,della durata di un week end,per acquisire altre competenze o in realtà competenze che già ci avrebbe dovuto fornire l'iter universitario e di cui scarseggiamo....e non mi pare che in cosi breve tempo ne usciamo cosi tanto preparati!questo infatti è un tema che mi fa riflettere....sopratutto da quando ho conseguito l'abilitazione e ad oggi barcollo nel buio più confusa che mai su cosa so davvero fare...e non perchè non ho mai fatto nulla....! Su cosa possiamo fare con la nostra professione non ne siamo prima prima noi convinti...ci manca sempre qualcosa ma non del sapere ma del saper fare... e lo andiamo a cercare in corsi e corsicini o peggio ancora, molto dilagante la cosa sta diventando,..nelle scuole di specializzazioni...per poter rispondere a domande alle quali non sappiamo rispondere e che scusatemi non sempre sono frutto di quell'aggiornamento tanto decantato dal nostro codice deontologico...ma per necessità pura del "sapere fare"per trovare una definizione alla nostra professione!Io non riesco a prendermela con chi sconfina nel nostro ruolo...perchè la nostra bella categoria (se di categorie vogliamo parlare!)è estremamente debole...e tale debolezza è alimentata da noi stessi... Forse parlo con un tantino di amarezza in bocca vedendo che per poter fare qualcosa nel nostro campo dovrei investire altri soldi che non ho per poter poi mangiare?!ammiro la loro intraprendenza e la loro incuranza nell'oltrepassare i limiti delle loro competenze..perchè lavorano, rispondono a cio che il mercato richiede e magari sono anche soddisfatti di ciò che fanno per vivere!e inoltre come qualcuno ha già detto vai a denunciare...nessuno prende provvedimenti...
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Johnny
ora non ho tempo di rispodnere a tutti gli interventi, riprendo solo questo.
Tutto questo sarebbe possibile in un mondo ideale, ma in realtà sappiamo bene che spesso i coach non si propongono come collaboratori di altre figure, ma in loro sostituzione, infatti sostengono addirittura che il coaching sia una "nuova forma di psicoterapia", tant'è che si propongono anche di curare disturbi come le fobie,l'insonnia, ansia, ecc...con tecniche di coaching/pnl.
Se non è abusivismo questo! Qui poi siamo nell'abuso ella professione di psicoterapeuta.
Oltre al fatto che queste figure utilizzano degli strumenti di tipo psicologico/psicoterapeutico senza avere la minima base teorica per utilizzarli correttamente.
Sono d'accordo :approved:
Anche nelle riviste o in servizi televisivi aumentano i coach, i consulenti filosofici che si sostituiscono a noi psicologi nell'intervento di sostegno, consulenza, come anche gli sportelli scolastici gestiti da queste figure emergenti negli ultimi anni.
Cosa penso? a mio avviso se gli Ordini della nostra categoria professionale lasciano spazio (nonostante si propongono a parole di contrastare l'abusivismo dei counsellor e figure altre) tra un pò di tempo chissà....verremo proprio sostituiti da altre figure.
C'è poco da dire, la gente non sa distinguere tra psicologi , counsellor, consulente filosofico...fa di tutti 'un minestrone' , si aspettano di risolvere il problema, alla fine parlano delle proprie dinamiche di relazione, di coppia,ecc...... e il coach , counsellor e altro, che fa ?
scusate, ma a noi mettono paletti dapertutto (anni di studio, tirocinio, se volete anche la specializzazione, poi l'esperienza in particolari settori....) e queste altre figure con tutto il rispetto,per carità, hanno sicuramente la strada più spianata della nostra. C'è poco da dire, alla fine voglia o no sconfinano nel nostro campo.
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Johnny
ora non ho tempo di rispodnere a tutti gli interventi, riprendo solo questo.
Tutto questo sarebbe possibile in un mondo ideale, ma in realtà sappiamo bene che spesso i coach non si propongono come collaboratori di altre figure, ma in loro sostituzione, infatti sostengono addirittura che il coaching sia una "nuova forma di psicoterapia", tant'è che si propongono anche di curare disturbi come le fobie,l'insonnia, ansia, ecc...con tecniche di coaching/pnl.
Se non è abusivismo questo! Qui poi siamo nell'abuso ella professione di psicoterapeuta.
Oltre al fatto che queste figure utilizzano degli strumenti di tipo psicologico/psicoterapeutico senza avere la minima base teorica per utilizzarli correttamente.
Condivido le stesse perplessità.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
Se il lavoro viene fatto onestamente, di qualunque lavoro si voglia parlare, non va a sostituire l'opera di nessun altro. I coach e i consulenti filosofici non sono dei nemici, non dobbiamo creare nella nostra mente dei mostri: anche loro hanno una dignità professionale e se non incorrono in comportamenti illegittimi e abusivi non vedo perchè ci si debba opporre alla loro esistenza. Se ci danno fastidio è un problema solo nostro perchè non sappiamo differenziarci con il nostro lavoro, nei fatti: è inutile ribadire che loro non hanno competenze, se qualcuno di loro lavora e pure bene con la soddisfazione del cliente e si crea la sua utenza, qualcosa varrà e dobbiamo porci la domanda di quelle che sono le nostre competenze effettive e di quello che valiamo noi sul mercato, al di là del pezzo di carta. E' come se pretendessimo rispetto dal solo titolo, realtà tristemente italiana.
Non è il titolo a nobilitarci, è il lavoro.
Se non siamo in grado di distinguerci come categoria professionale è perchè abbiamo dei preconcetti sbagliati sull'utilità del pezzo di carta e in questo siamo a nostra volta le vittime di una gigantesca presa per il bip, in primis degli ordini professionali. Ragazzi, l'esame di stato è una pagliacciata e non garantisce un bel niente in quanto a qualità, competenze e conoscenze del futuro professionista. La verità di quanto si vale e si merita di lavorare e guadagnare si scopre sul campo.
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Originalmente inviato da
Psichedelic
E' come se pretendessimo rispetto dal solo titolo, realtà tristemente italiana.
Non è il titolo a nobilitarci, è il lavoro.
Se non siamo in grado di distinguerci come categoria professionale è perchè abbiamo dei preconcetti sbagliati sull'utilità del pezzo di carta e in questo siamo a nostra volta le vittime di una gigantesca presa per il bip, in primis degli ordini professionali. Ragazzi, l'esame di stato è una pagliacciata e non garantisce un bel niente in quanto a qualità, competenze e conoscenze del futuro professionista. La verità di quanto si vale e si merita di lavorare e guadagnare si scopre sul campo.
hai riassunto con le giuste parole il concetto che volevo esplicare!quoto alla stragrande!:sbonk:
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Io non penso sia una questione di titolo, ma di sapere cosa si stia facendo e dove si stia andando. Il mondo "della psiche" è così complesso e dall'equilibrio dinamicamente delicato che il rischio di non sapere come addentrarvisi, o peggio come uscirne una volta avervici navigato, può portare a risultati inimmaginabili. Tutto sta nell'essere consapevoli di questo, chiunque esso sia. Secondo me un solido background psicologico consente di "leggere la mappa" e prendere la strada giusta. Lavoro da parecchi anni e questa peculiarità l'ho sempre riscontrata. Il counsellor non è detto non abbia queste approfondite conoscenze, dipende quale sia il percorso di studi seguito. E' la conoscenza della psiche che fa la differenza, pertanto il percorso di studi del professionista. Se lavori con il mondo interiore, chiunque tu sia, devi conoscerlo e bene.
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Psichedelic
Se il lavoro viene fatto onestamente, di qualunque lavoro si voglia parlare, non va a sostituire l'opera di nessun altro. I coach e i consulenti filosofici non sono dei nemici, non dobbiamo creare nella nostra mente dei mostri: anche loro hanno una dignità professionale e se non incorrono in comportamenti illegittimi e abusivi non vedo perchè ci si debba opporre alla loro esistenza. Se ci danno fastidio è un problema solo nostro perchè non sappiamo differenziarci con il nostro lavoro, nei fatti: è inutile ribadire che loro non hanno competenze, se qualcuno di loro lavora e pure bene con la soddisfazione del cliente e si crea la sua utenza, qualcosa varrà e dobbiamo porci la domanda di quelle che sono le nostre competenze effettive e di quello che valiamo noi sul mercato, al di là del pezzo di carta. E' come se pretendessimo rispetto dal solo titolo, realtà tristemente italiana.
Non è il titolo a nobilitarci, è il lavoro.
Se non siamo in grado di distinguerci come categoria professionale è perchè abbiamo dei preconcetti sbagliati sull'utilità del pezzo di carta e in questo siamo a nostra volta le vittime di una gigantesca presa per il bip, in primis degli ordini professionali. Ragazzi, l'esame di stato è una pagliacciata e non garantisce un bel niente in quanto a qualità, competenze e conoscenze del futuro professionista. La verità di quanto si vale e si merita di lavorare e guadagnare si scopre sul campo.
Bhe, io non credo sia stato inutile il percorso universitario, l'anno di tirocinio, l'esame di stato,un master, o specializzazioni varie....se dici che è una pagliacciata l'esame di stato no, non sono d'acccordo. Tutto è stato utile, e non credo che sia giusto svalutarne la competenza.
Per il resto, nessuno qui credo che prenda per nemici i counsellor, ma ovviamente il nostro lavoro ci porta più o meno direttamente ad essere un pò competivi sapendo riconoscere e difendere le proprie competenze .
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Haidy2009
Bhe, io non credo sia stato inutile il percorso universitario, l'anno di tirocinio, l'esame di stato,un master, o specializzazioni varie....se dici che è una pagliacciata l'esame di stato no, non sono d'acccordo. Tutto è stato utile, e non credo che sia giusto svalutarne la competenza.
Per il resto, nessuno qui credo che prenda per nemici i counsellor, ma ovviamente il nostro lavoro ci porta più o meno direttamente ad essere un pò competivi sapendo riconoscere e difendere le proprie competenze .
Non voglio sminuire il percorso formativo di nessuno, io stessa sto investendo molti soldi ed energie nella mia formazione e ti assicuro che non mi diverto a fare queste considerazioni. Ma dico ciò che penso e l'abilitazione alla professione a cui noi siamo sottoposti secondo me è da ridiscutere, non sono quei quattro esami a garantire la qualità di un professionista e io ragionando non da rivale ma da potenziale utente, dopo aver frequentato l'università e conosciuto il nostro sistema formativo, sarei un po' diffidente a dare fiducia ad uno psicologo solo perchè ha superato l'esame di stato! Voglio dire semplicemente che c'è ben altro da imparare dopo, non solo con altri interminabili corsi, ma con l'esperienza e soprattutto la realizzazione delle proprie attitudini e potenzialità (che ahimè, saremmo troppo buoni a credere che tutti ce le abbiamo solo perchè abbiamo passato l'esame di stato). Spero di aver spiegato meglio il mio punto di vista.:P
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
Si, sono d'accordo Psichedelic! Lo stesso vale per le altre figure, allora!
Come dicevano Giunone e Empowered la conoscenza dei processi psichici approfondita è basilare per conoscere fino a che punto spingersi nelle interpretazioni e nel percorso con una persona che ci chiede sostegno... quindi ciò che abbiamo studiato serve :sisi: Poi certo che non basta... l'esperienza..anche l'esperienza personale, di vita, una buona dose di qualità, di atteggiament ecc...o...è valore aggiunto in ogni professione :)
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
Aggiungo solo che chi riesce nel mercato non necessariamente è nel giusto.
C'è chi fa soldi leggendo le carte o togliendo il malocchio.
Come c'è McDonald, le slot machine, chi fa soldi somministrando farmaci non necessari...
Come marketing funziona... Come marketing
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Originalmente inviato da
Empowered
Aggiungo solo che chi riesce nel mercato non necessariamente è nel giusto.
C'è chi fa soldi leggendo le carte o togliendo il malocchio.
Come c'è McDonald, le slot machine, chi fa soldi somministrando farmaci non necessari...
Come marketing funziona... Come marketing
E' giusto anche questo, nella mia discussione mi riferivo solo a chi lavora onestamente senza sconfinare o provare a spacciarsi per psicologo, so comunque che ci sono molti casi ambigui ed allarmanti di corsi poco seri che poi mettono in circolo persone impreparate e pronte a tutto. Se il coach usa solo il suo approccio e si limita al suo metodo di lavoro senza esprimere altre velleità, purtroppo è in regola e per soffiargli lavoro non dobbiamo piangerci addosso ed essere più furbi di loro a raccogliere quella domanda. Non c'è alternativa possibile.
Se proprio dobbiamo sollevare i polveroni apriamo gli occhi e chiediamoci cosa fa l'ordine per valorizzare la professione, a parte proporre qualche riunione decadente, e i nostri amici psicologi che pur di guadagnare soldi tengono corsi ai diplomati.
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Originalmente inviato da
Psichedelic
E' giusto anche questo, nella mia discussione mi riferivo solo a chi lavora onestamente senza sconfinare o provare a spacciarsi per psicologo, so comunque che ci sono molti casi ambigui ed allarmanti di corsi poco seri che poi mettono in circolo persone impreparate e pronte a tutto. Se il coach usa solo il suo approccio e si limita al suo metodo di lavoro senza esprimere altre velleità, purtroppo è in regola e per soffiargli lavoro non dobbiamo piangerci addosso ed essere più furbi di loro a raccogliere quella domanda. Non c'è alternativa possibile.
Se proprio dobbiamo sollevare i polveroni apriamo gli occhi e chiediamoci cosa fa l'ordine per valorizzare la professione, a parte proporre qualche riunione decadente, e i nostri amici psicologi che pur di guadagnare soldi tengono corsi ai diplomati.
Piangersi addosso diminuisce le probabilità di riuscire secondo me, trovo tuttavia che siano veramente tanti i casi di persone che fanno gli psicologi senza esserlo, a prescindere da cosa faccia l'Ordine e probabilmente non è neanche una questione di Ordine è una questione di abuso della professione.
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Empowered
Piangersi addosso diminuisce le probabilità di riuscire secondo me, trovo tuttavia che siano veramente tanti i casi di persone che fanno gli psicologi senza esserlo, a prescindere da cosa faccia l'Ordine e probabilmente non è neanche una questione di Ordine è una questione di abuso della professione.
Ehm... se lo dici tu che non è una questione di ordine professionale... Sai come si comporta l'ordine in caso di segnalazione anonima di abuso, anche senza riportare elementi concreti a supporto o metterci la faccia, quindi il caso più assurdo che verrebbe normalmente cestinato? L'ordine segnala ai carabinieri NAS che non mollano la presa fino a che non ti mettono sottosopra lo studio, si appostano anche per mesi, controllano cosa stai facendo e indagano. Io mi fido delle nostre forze dell'ordine perchè per il reato di abuso della professione sono presenti ed efficienti. Di questo non ci possiamo proprio lamentare!
Non mi fido invece di chi deve battersi per promuovere la cultura psicologica, tutelare una professione e stabilirne i confini. Se questo non è fatto dagli ordini professionali e ci sono categorie scarsamente definite e anzi gli psicologi sono i primi che mangiano e speculano sull'indeterminatezza, non esiste abuso da segnalare perchè non sussiste il reato penale.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
e tra le figure che fanno lo psicologo senza esserlo ci metterei anche i medici, come dice la prima parte di questo video sullo PSICOLOGO DI BASE
http://www.youtube.com/watch?v=qwdCATkd7l4
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Johnny
e tra le figure che fanno lo psicologo senza esserlo ci metterei anche i medici, come dice la prima parte di questo video sullo PSICOLOGO DI BASE
una sacrosanta verita': quanti medici di base che sfornano perle di saggezza o propinano counselling spiccio tipo posta del cuore....e purtroppo temo ce ne siano in giro.
Il medico di base dovrebbe invece rappresentare una figura chiave nel normalizzare i sintomi/malessere di un paziente e magari faciltarne (riducendo lo stigma) l'accesso ad una terapia/intervento terapeutico.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
tra un po' fra le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo ci sarà anche...lo psicologo.
mi sembra che più va avanti il tempo e più sorgono norme che impediscono agli psicologi di svolgere le attività per cui abbiamo studiato e siamo iscritti ad un Ordine professionale.
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Re: Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
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Originalmente inviato da
Johnny
tra un po' fra le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo ci sarà anche...lo psicologo.
mi sembra che più va avanti il tempo e più sorgono norme che impediscono agli psicologi di svolgere le attività per cui abbiamo studiato e siamo iscritti ad un Ordine professionale.
Siamo iscritti al Disordine professionale, volevi dire forse :asd:.
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
ci risiamo: apro Libero e ti trovo st'articolo, dove il counselor viene definito come una professione del futuro e proposto ai 40enni licenziati che devono reinventarsi il lavoro. Viene definito "come uno psicologo, ma non è un medico e può diventarlo chiunque dopo un apposito corso". Conta già 7000 "mi piace", ahiahiahi: http://tuttosullavoro.libero.it/gall...r-40/?pid=1949
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Riferimento: le varie figure che fanno lo psicologo senza esserlo
eh sì...può diventarlo chiunque.....che si deve leggere....le professioni d'aiuto sono ben complesse e comportano stress e lavoro su se stessi costante...altro che 40enni che devono reinventarsi