-
Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Salve ragazzi e ragazze, siete gentilissimi e vi seguo con molto interesse :)
L'anno prossimo ho intenzione di iscrivermi all'università ed ero quasi pronto per tentare medicina, ma tutti quegli anni e la mia vera passione (neurologia) mi fanno desistere dal farlo. Infatti ho in mente di dedicarmi un poco meno allo studio, per dedicarmi di più alla mia crescita personale e culturale, ed inoltre siccome è la mente che mi interessa, credo sia inutile farsi prima 6 anni per poter arrivare ad avervi accesso.
Ma veniamo al dunque:
A me piacerebbe fare ricerca nel campo delle neuroscienze, quelle che mi dicono essere "il lato scientifico della psicologia". Vi chiedo:sono davvero il lato scientifico della psicologia o lo è maggiormente neuropsicologia? qual'è il percorso più veloce per arrivare ad essere ricercatore nel campo scientifico della psicologia? Quanto si guadagna una volta giunti a quel livello? É un lavoro davvero gratificante? É possibile scoprire qualcosa di utile per la società?
Grazie anticipatamente delle risposte :)
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Ciao :)
Ti ho spostato la discussione di qua, nella stanza apposita per la neurospisologia e le neuroscienze e lievemente modificato il titolo di modo che sia un po più facile per te ottenere risposte :yahoo:
Detto questo, io non ho esperienza di ricerca, le mie competenze di neuropsicologia riguardano l'ambito clinico (esami universitari scelti ad hoc, master post laurea, qualche esperienza lavorativa).
Sul percorso di laurea, mi sembra tu abbia già fatto la tua scelta. In ogni caso, anche se non so di dove sei e dove ti piacerebbe iscriverti, le diverse facoltà propongono vari indirizzi di laurea cui concorrere per l'ingresso e quindi credo tu ti orienterai già verso l'ambito neuropsicologico/neuroscientifico. Psicologia dura 5 anni (laurea triennale più magistrale) ma poi tieni conto che c'è un anno di tirocinio post laurea e, qualora tu lo voglia fare per essere a tutti gli effetti uno psicologo, un esame di stato da superare per essere abilitati alla professione e potersi così iscrivere all'albo. Detto ciò, la tempistica per diventare medico e per diventare psicologo non è poi così dissimile.
Se a te interessa l'ambito della ricerca, non è per forza necessario iscriversi all'albo, però, dopo la laurea, devi sostenere un concorso per accedere alla scuola di dottorato di ricerca. Questo è un percorso che dura tre anni e in questi anni il dottorando acquisisce tutte le competenze dal punto di vista teorico, metodologico e pratico per lavorare nel campo della ricerca. Un percorso impegnativo, che occupa gran parte della giornata e che lascia spazio a poco altro. Questo lo dico perchè, quando escono i bandi, ci sono pochi posti a disposizione e non tutti quelli che risultano idonei e accedono al corso vengono stipendiati: ci sono posti con borsa e posti senza borsa...e vista l'attuale situazione delle università italiane anche dal punto di vista economico (fossero solo le università...) sarà difficile che la situazione, almeno nel breve termine, migliori. Molto spesso le migliori possibilità per entrare in dottorato dipendono da quanto il tuo relatore di tesi è influente e da quanto il tuo eventuale settore e progetto di ricerca, iniziato con l'argomento della tua tesi, è appetibile.
Finito il dottorato devi sperare ci siano ancora fondi per avere degli assegni di ricerca per continuare il tuo lavoro, in attesa che esca un bando di concorso per ricercatori. Sui guadagni, il dottorando che ha avuto il merito di vincere la borsa percepirà una cifra attorno agli 800 euro mensili, di questi tempi buttali via. Gli assegnisti e i ricercatori non è che guadagnino molto di più, dipende in qualche misura anche dalle facoltà. Tolto il lato economico, è un lavoro molto dispendioso: bisogna essere molto motivati, creativi, intuitivi, fortemente orientati e interessati al proprio ambito, lasciar perdere le certezze e coltivare tutti i dubbi che la ricerca e le scoperte mano a mano ti mettono di fronte; in questo senso, se a uno piace davvero, è gratificante...poi come detto, il compenso è quello che è, a volte le linee di ricerca sono decise dall'alto, ci sono parecchi rospi da mandare giù, ma questo è trasversale a tutti i settori.
Che tu ti occupi di neuroscienze o di neuropsicologia clinica o di neuropsicologia cognitiva o di psicobiologia ecc è l'approccio che rende la materia "scientifica"; come psicologi ci si occupa più che altro dei corralti cognitivo-comportamentali dei fenomeni che hano come substrato neuroanatomico delle specifiche aree cerebrali, in maniera quindi, ddirei, complementare, alla ricerca medica che si occupa invece maggiormente del funzionamento del substrato.
E' possibile scoprire qualcosa di utile per la società? Certo che lo è, tutto è potenzialmente utile...poi dipende anche da quanto è pronta la società ad accogliere l'importanza e la potenziale utilità della scoperta. Piccolo esempio personale: un anno fa a quest'ora concludevo un master sui DSA e discutevo la mia tesi: un piccolo lavoro sperimentale sugli effetti che ha il fattore di spaziatura tra lettere e parole nel facilitare la lettura nei bambini dislessici. Il mio relatore è stato un giovane ma espertissimo e prolifico ricercatore che da anni si occupa di neurpsicologia, riabilitazione e in maggior parte riabilitazione/abilitazione dei disturbi specifici di lettura. Lui ha fatto scoperte molto interessanti, in base alle quali sembra possibile intercettare bambini con dislessia già in tenera età. Io all'epoca lavoravo in un distretto sanitario e mi occuavo sprattutto di psicologia dello sviluppo...ci eravamo accordati, con il mio allora responsabile, per divenire un bacino di utenza per il dipartimento universitario in modo da strutturare un servizio di valutazione e diagnosi (io) e riabilitazione ad hoc (lui e l'università). Gliene è fregato qualcosa a qualcuno? NO. Il mio contratto è stato spazzato via, tanti saluti e grazie.
Vabbè, prendi l'ultima parte come un semplice sfogo personale, anche perchè è ridicolo prendere a esempio un caso simile che, oltre ad essere una esperienza personale e quindi statisticamente irrilevante :asd: è frutto di un percorso differente (ripeto, non ho percorso la strada della ricerca nella mia formazione).
In attesa che qualcuno più esperto ti dia qualche input ulteriore e magari più preciso, ti faccio un in bocca al lupo per le tue scelte e per il tuo percorso futuro :)
-
Re: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Ciao south, stai compiendo una scelta importante, valuta davvero bene...Il percorso di medicina e poi la specializzazione in neurologia è ben diverso da quello in psico con specializzazione in neuropsico/neuroscienze, come durata sono circa 10 anni entrambe, ma come opportunità lavorative non ne parliamo proprio, non c'è paragone. Magari ora che hai 19 anni questo discorso ti sembra ancora astratto e magari vivendo con i genitori non senti ancora la drammaticità di procurarti pranzo e cena tutti i giorni e sopravvivere con i proventi del alvoro, ma ti assicuro che 30 anni arrivano presto...ed è durissima, credi a una vecchia ziaccia inacidita dall'esperienza. Cmq, la via per "fare ricerca" in neuroscienze è...conoscere qualche barone che è già addentro, che ti prende in simpatia e ti fa vincere qualche dottorato di ricerca, durante il quale farai un po' di ricerca e un po' di facchinaggio al prof stesso (più questo che ricerca). Ovviamente le borse di ricerca non durano all'infinito e non sempre consentono di mangiare ( iricercatori, nel mentre, non campano d'aria). Semopre ammesso che il tuo sponsor riesca a sganciare qualche finanziamento, perché soldi in Italia non ce ne stanno, neanche per mettere in sicurezza gli asili, figuriamoci per fare ricerca. Oppure...scappa all'estero, se puoi.
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Vi ringrazio, delle poco incoraggianti (per colpa della società e non di certo per colpa vostra) risposte. Ma una volta qualcuno mi disse che purché fai bene e ami il tuo lavoro poi tutto va per il verso giusto...chissà
Comunque, ho letto/sentito (i soliti rumors provenienti dalla rete) che c'è la possibilità di fare solo tre anni di psicologia (laurea triennale) e poi iniziare il percorso delle neuroscienze in scuole apposite. Potrebbe essere? Ve lo chiedo perché fare 7 (3+4) anziché 10 (6+4) anni sarebbe un altro paio di maniche...
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Citazione:
Originalmente inviato da
southbassthard
Comunque, ho letto/sentito (i soliti rumors provenienti dalla rete) che c'è la possibilità di fare solo tre anni di psicologia (laurea triennale) e poi iniziare il percorso delle neuroscienze in scuole apposite. Potrebbe essere? Ve lo chiedo perché fare 7 (3+4) anziché 10 (6+4) anni sarebbe un altro paio di maniche...
Mi giunge letteralmente nuova. Se vuoi accedere alle scuole di specializzazione in Neuropsicologia (alcune delle quali, come quella di Parma ad indirizzo evolutivo, ti conferiscono anche la qualifica di psicoterapeuta) devi per forza avere la laurea quinquennale ed essere iscritto all'albo degli psicologici; al più ti permettono l'iscrizione a patto che tu superi l'esame entro la prima sessione e ti iscriva all'albo; la prima sessione per sostenere l'esame di stato è a giungo (in questo caso parliamo di 3+2+1+4+ tempo utile per sostenere l'esame di stato che varia da facoltà a facoltà...siamo almeno a 10).
Se vuoi accedere al dottorato e occuparti di neuroscienze nell'ambito della ricerca il percorso è quello descritto sopra (3+2+3 e siamo almeno a 8).
Con la laurea triennale puoi accedere a master di primo livello, ma le competenze in questo caso saranno a raggio meno ampio anche in termini di possibilità di intervento in quanto saresti un "tecnico" o psicologo junior con master (titoli che conseguono comunque all'iscrizione al benedetto albo, in questo caso all'albo B, apposito per i laureati triennali)
Rispetto alla prima parte del tuo post, che non ho quotato...vista la tua giovane età e la motivazione che già dimostri per il campo delle neuroscienze, potrebbe essere vero: non si sa mai cosa possa accadere, chi possiamo conoscere, quali opportunità potrebbero aprirsi :)
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Citazione:
Originalmente inviato da
southbassthard
Vi ringrazio, delle poco incoraggianti (per colpa della società e non di certo per colpa vostra) risposte. Ma una volta qualcuno mi disse che purché fai bene e ami il tuo lavoro poi tutto va per il verso giusto...chissà
Sìsì, come no, aspetta e spera..."se sei bravo, ce la farai", "bisogna crederci", "i sogni, se li insegui, si realizzano"...giustamente sono le favole che si raccontano ai bambini. A me hanno raccontato pure che esisteva babbo natale, la befana, che quando perdevo un dentino, se lo mettevo sotto il cuscino, di notte passava il topolino, si prendeva il dentino e mi lasciava le caramelle....e sembrava tutto così vero! Il giorno dopo, effettivamente, trovao le caramelle sotto al cuscino...come non pensare che era stato il topolino? Chi, a 5 anni, non ci ha creduto? Giustamente sono cose carine che si adattano al pensiero magico tipico dell'età infantile ("stadio del pensiero pre-operatorio e operatorio-concreto"). Poi si cresce e si ragiona, per fortuna, in modo diverso. Prima si abbandona il pensiero magico e meglio è...che ogni giorno in più, renderà solo più tosta la mazzata tra capo e collo che prima o poi si riceverà, anche essendo i più bravi e dotati di questo sporco mondo. E ti trovi a dire: ma li mortacci loro...ma ci voleva tanto a dirmi la verità a 18 anni? Mi ritenevano così stupida da aver ancora bisogno di favole???...Ma li morté... :rolleyes:
Citazione:
Comunque, ho letto/sentito (i soliti rumors provenienti dalla rete) che c'è la possibilità di fare solo tre anni di psicologia (laurea triennale) e poi iniziare il percorso delle neuroscienze in scuole apposite. Potrebbe essere? Ve lo chiedo perché fare 7 (3+4) anziché 10 (6+4) anni sarebbe un altro paio di maniche...
Le "scuole apposite" potrebbero essere i master privati, privi di valore legale, che vengono organizzati in vari centri di formazione, e a cui spesso possono accedere anche itriennalisti: basta pagare., i soldi dei triennalisti infondo sono ugualia quelli degli altri. Oppure sono le scuole di specializzazione in neuropsicologia a cuisi accede con la laurea di 5 anni e l'iscrizione all'albo. Cmq, nel primo caso non ci fai proprio un bel nulla, e mi dispiace dirtelo, ma pure nel secondo caso, non pensare che ti si aprano chissà quali sicurezze e floridità nel rutilante mondo delle neuroscienze...Vorrei poterti dire "se sei bravo se ca la fari" "nonmollare mai" e amenità del genere, ma poi torniamo al discorso di cui sopra.
Cmq, cosa ti affascina di queste neuroscienze? Come sei arrivato a sviluppare questa predilezione, come te le immagini e come TI immagini alle prese conle neuroscienze? Cioè cosa rappresenta tutto questo per te...Meglio partire da lì, scoprire i significati simbolici che riveste per te questa parola, questo mondo e questa scelta. E poi, se ti piaccioo tanto e ti affascinano...puoi sempre aprire un libro e godertele, mentre magari di giorno studi qualcosa di produttivo...che ti consenta di comprartelo, quel libro. Perdonami se parlo da vecchia babbiona, ma le ferite della vita sono ancora sanguinanti e il dolore per alcune disillusioni ancora fa tanto tanto male. "Tonassi alla tua età" (chi se lo sarebbe mai aspettato che un giorno avessi detto queste parole a un giovanotto..e invece...). Credimi, avrei preferito poterti dire "don't you worry, don't you worry child", come quella canzone che gira in questo periodo, ma non ne ho il coraggio :sbonk:
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Più che essere affascinato dalle neuroscienze in quanto neuroscienze. Sono affascinato da me: da cosa potrebbe combinare uno con il mio cervello applicandomi alle neuroscienze :D
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Ciao, ti consiglio, se ne hai la possibilità, di fare l'università a Trento. Oltre ad essere fatta davvero molto bene (sia la triennale che la magistrale) ha due importanti centri di ricerca sulle neuroscienze (uno dei quali è diretto da Caramazza) molto all'avanguardia e fin dalla triennale sei immerso nella ricerca... puoi partecipare come soggetto sperimentale, dare una mano nei laboratori nel tempo libero e fare una tesi (anche in triennale) in neuroscienze, inoltre c'è il tirocinio che puoi decidere se farlo in ambito clinico o di ricerca.
Dopo la triennale inoltre puoi fare una specialistica in neuroscienze (più incentrato sulla clinica)o in cognitive neuroscience (in inglese e incentrato sulla ricerca).
Se pensi che il tuo campo sia la ricerca, te la consiglio vivamente!!
-
la Bibbia di un neuroscienziato
Ho notato che questa tematica è stata affrontata più e più volte, eppure alla fine si è sempre sorvolato sui concetti più pragmatici riguardanti la formazione culturale e scientifica di un potenziale ricercatore in ambito neuroscientifico.
Parto immediatamente con il mio presupposto fondamentale. La medicina è scienza medica. Se avessi avuto intenzione di apprendere metodi terapeutici per la salvaguardia della sanità avrei scelto probabilmente medicina e, conseguente, neurologia o psichiatria. Questa, però, non è la mia vocazione. E' proprio per questo che mi trovo più spesso a negare ogni possibile propensione verso gli ambiti clinici. Per me la figura del neuropsicologo ricercatore è una figura pura che raramente andrebbe mischiata con la figura della pratica terapeutica assoluta.
La mia domanda è per cui semplice: E' possibile diventare un neuroscienziato puro? Con puro intendo una figura la cui formazione è avulsa dalla corruzione terapeutica medica.
Il percorso più probabile sarebbe ovviamente: Triennale - Specialistica in Neuropsicologia cognitiva e perché no in Psicologia evoluzionistica - Dottorato. Il problema è che ogni facoltà che passo in rassegna si vanta di possedere una evidente e spiccata maturità per il recupero terapeutico. Considero ora le facoltà emergenti italiane dal punto di vista neuroscientifico, ovvero quella di Cesena e quella di Milano. Entrambe hanno specialistiche concernenti la neuropsicologia ma la metà degli esami disponibili riguardano Recupero in età evolutiva, Recupero in età adulta e Recuperi e Recuperi e Recuperi.
Ora, non fraintendetemi, ritengo assolutamente essenziale la preparazione nell'affrontare i deficit dal punto di vista clinico, ma allora mi chiedo se io non abbia affrontato una scelta errata scegliendo la propensione alla neuropsicologia che quella alla neurobiologia.
Insomma, che consigli avete, per chi come me non pretende di un effettivo posto di lavoro ma vorrebbe solamente Studiare per tutta la vita fino ad esalare l'ultimo respiro?
PS.
Frequento il secondo anno della facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche a Chieti. E non ho idea di quale facoltà scegliere in ambito neuroscientifico. Né come e se pensare ad un dottorato.
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
IoSonoMarco
Ho notato che questa tematica è stata affrontata più e più volte, eppure alla fine si è sempre sorvolato sui concetti più pragmatici riguardanti la formazione culturale e scientifica di un potenziale ricercatore in ambito neuroscientifico.
Parto immediatamente con il mio presupposto fondamentale. La medicina è scienza medica. Se avessi avuto intenzione di apprendere metodi terapeutici per la salvaguardia della sanità avrei scelto probabilmente medicina e, conseguente, neurologia o psichiatria. Questa, però, non è la mia vocazione. E' proprio per questo che mi trovo più spesso a negare ogni possibile propensione verso gli ambiti clinici. Per me la figura del neuropsicologo ricercatore è una figura pura che raramente andrebbe mischiata con la figura della pratica terapeutica assoluta.
La mia domanda è per cui semplice: E' possibile diventare un neuroscienziato puro? Con puro intendo una figura la cui formazione è avulsa dalla corruzione terapeutica medica.
Il percorso più probabile sarebbe ovviamente: Triennale - Specialistica in Neuropsicologia cognitiva e perché no in Psicologia evoluzionistica - Dottorato. Il problema è che ogni facoltà che passo in rassegna si vanta di possedere una evidente e spiccata maturità per il recupero terapeutico. Considero ora le facoltà emergenti italiane dal punto di vista neuroscientifico, ovvero quella di Cesena e quella di Milano. Entrambe hanno specialistiche concernenti la neuropsicologia ma la metà degli esami disponibili riguardano Recupero in età evolutiva, Recupero in età adulta e Recuperi e Recuperi e Recuperi.
Ora, non fraintendetemi, ritengo assolutamente essenziale la preparazione nell'affrontare i deficit dal punto di vista clinico, ma allora mi chiedo se io non abbia affrontato una scelta errata scegliendo la propensione alla neuropsicologia che quella alla neurobiologia.
Insomma, che consigli avete, per chi come me non pretende di un effettivo posto di lavoro ma vorrebbe solamente Studiare per tutta la vita fino ad esalare l'ultimo respiro?
PS.
Frequento il secondo anno della facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche a Chieti. E non ho idea di quale facoltà scegliere in ambito neuroscientifico. Né come e se pensare ad un dottorato.
Potrei tranquillamente far mia la tua riflessione. La mia passione sono le neuroscienze cognitive, la psicologia evoluzionistica e l'attività sperimentale più che l'attività clinica in ambito neuropsicologico, sebbene anche questa rappresenti per me un ambito di grande interesse e sebbene riconosca l'importanza di una buona preparazione in neuropsicologia clinica per poter intraprendere la strada della ricerca. Sono certa di aver fatto la scelta giusta decidendo di iscrivermi a psicologia piuttosto che a biologia proprio perchè ciò che a me interessa sono i processi cognitivi e i loro correlati neurali. Con una laurea in neuroscienze di ambito biologico, invece, avrei studiato il sistema nervoso da un punto di vista differente, con strumenti differenti e per scopi per molti aspetti diversi. Ho sempre avuto una grandissima passione per il cervello e per tutta la vita ho creduto che la mia strada fosse la medicina. Poi invece ho scoperto l'universo della cognizione umana, ho cominciato ad appassionarmi molto anche alla cognizione animale ed ho capito che la mia strada era la psicologia. Per adesso, dopo una laurea triennale in filosofia, sono iscritta al secondo anno della triennale di psicologia dell'Aquila e sto cominciando a guardarmi intorno per capire quale percorso si adatti meglio ai miei interessi. Esaminando attentamente i piani di studio delle università italiane ho notato che il percorso che più potrebbe soddisfare le mie aspettative è quello offerto dall'università di Padova con la laurea magistrale di nuova attivazione in Cognitive Neuroscience and Clinical Neuropsychology. Tuttavia sto valutando anche l'ipotesi di continuare con una magistrale all'estero. Fino a giugno vivrò in Finlandia e chissà, magari riuscirò ad imparare la lingua, prolungando la mia permanzenza lì, e ad essere ammessa in un'università finlandese. Certo è che il futuro lavorativo che mi si prospetta qui in Italia non è molto rassicurante. Per ora rimango con i piedi per terra :)
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
psychofinni
Potrei tranquillamente far mia la tua riflessione. La mia passione sono le neuroscienze cognitive, la psicologia evoluzionistica e l'attività sperimentale più che l'attività clinica in ambito neuropsicologico, sebbene anche questa rappresenti per me un ambito di grande interesse e sebbene riconosca l'importanza di una buona preparazione in neuropsicologia clinica per poter intraprendere la strada della ricerca. Sono certa di aver fatto la scelta giusta decidendo di iscrivermi a psicologia piuttosto che a biologia proprio perchè ciò che a me interessa sono i processi cognitivi e i loro correlati neurali. Con una laurea in neuroscienze di ambito biologico, invece, avrei studiato il sistema nervoso da un punto di vista differente, con strumenti differenti e per scopi per molti aspetti diversi. Ho sempre avuto una grandissima passione per il cervello e per tutta la vita ho creduto che la mia strada fosse la medicina. Poi invece ho scoperto l'universo della cognizione umana, ho cominciato ad appassionarmi molto anche alla cognizione animale ed ho capito che la mia strada era la psicologia. Per adesso, dopo una laurea triennale in filosofia, sono iscritta al secondo anno della triennale di psicologia dell'Aquila e sto cominciando a guardarmi intorno per capire quale percorso si adatti meglio ai miei interessi. Esaminando attentamente i piani di studio delle università italiane ho notato che il percorso che più potrebbe soddisfare le mie aspettative è quello offerto dall'università di Padova con la laurea magistrale di nuova attivazione in Cognitive Neuroscience and Clinical Neuropsychology. Tuttavia sto valutando anche l'ipotesi di continuare con una magistrale all'estero. Fino a giugno vivrò in Finlandia e chissà, magari riuscirò ad imparare la lingua, prolungando la mia permanzenza lì, e ad essere ammessa in un'università finlandese. Certo è che il futuro lavorativo che mi si prospetta qui in Italia non è molto rassicurante. Per ora rimango con i piedi per terra :)
Ah però! Hai già una laurea in filosofia. Beh per lo meno le tue indecisione sono di grado leggermente inferiori alle mie. Devo dire che ti invidio dato che potresti tranquillamente implementare la tua mente preparata alla filosofia con quella concernente la scienza cognitiva. Insomma, guarda coloro che si appellano a scienziati cognitivi, ma che restano comunque additati come veri e propri filosofi. Mi viene in mente il grande Douglas Hofstadter oppure Daniel Dennett. Insomma la scienza cognitiva abbraccia più campi dello scibile. Il punto è proprio questo. Studiando Neurobiologia avrei avuto una conoscenza perfetta della chimica di base, per poi arrivare a concepire assunti basilari della psicologia da solo. Intendiamoci, non sto degradando la psicologia, sto solo dicendo che forse gli anni che sto passando qui in Scienze e Tecniche Psicologiche sono una perdita di tempo che vorrei recuperare ampiamente dopo con una bella scuola neuroscientifica pura appassionante. Fin d'ora la facoltà che più mi piace è quella di Cesena - Neuroscienze e riabilitazione Neuropsicologica. Se ti va di dare uno sguardo alle materie potresti dirmi cosa ne pensi. Ciao.
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
IoSonoMarco
Ah però! Hai già una laurea in filosofia. Beh per lo meno le tue indecisione sono di grado leggermente inferiori alle mie. Devo dire che ti invidio dato che potresti tranquillamente implementare la tua mente preparata alla filosofia con quella concernente la scienza cognitiva. Insomma, guarda coloro che si appellano a scienziati cognitivi, ma che restano comunque additati come veri e propri filosofi. Mi viene in mente il grande Douglas Hofstadter oppure Daniel Dennett. Insomma la scienza cognitiva abbraccia più campi dello scibile. Il punto è proprio questo. Studiando Neurobiologia avrei avuto una conoscenza perfetta della chimica di base, per poi arrivare a concepire assunti basilari della psicologia da solo. Intendiamoci, non sto degradando la psicologia, sto solo dicendo che forse gli anni che sto passando qui in Scienze e Tecniche Psicologiche sono una perdita di tempo che vorrei recuperare ampiamente dopo con una bella scuola neuroscientifica pura appassionante. Fin d'ora la facoltà che più mi piace è quella di Cesena - Neuroscienze e riabilitazione Neuropsicologica. Se ti va di dare uno sguardo alle materie potresti dirmi cosa ne pensi. Ciao.
Sì mi sono laureata con una tesi sulla coscienza :)
Hai provato a dare un'occhiata al piano di studi della magistrale in Neurobiologia della Sapienza? Io guardando nel dettaglio il programma degli esami mi sono chiarita ogni dubbio ed ho capito che le neuroscienze dal punto di vista biologico non mi avrebbe permesso di studiare la cognizione umana e le sue basi neurali. Per la stessa ragione ho deciso di abbandonare medicina, con l'intento di specializzarmi poi in neurologia, e di iscrivermi a psicologia. Io sono molto più interessata allo studio dei processi cognitivi superiori, dei loro deficit e della conoscenza dei meccanismi cerebrali normali e patologici che ne sono alla base. Dovresti capire capire quale punto di vista a te piace di più ma devi avere ben presente che studiando biologia non puoi imparare la psicologia da autodidatta. Non solo perchè 5 anni di università non sono sufficienti per avere una conoscenza completa di tutto ciò che riguarda i processi cognitivi, ma anche perchè pur volendosi specializzare in neuroscienze cognitive, bisogna avere acquisito negli anni delle consocenze anche in altri settori della psicologia che magari potrebbero non sembrare direttamente correlati con le neuroscienze, ma senza le quali una solida visione d'insieme della mente umana e del suo rapporto con il cervello non sarebbe possibile. Nelle neuroscienze cognitive convergono i contribuiti di numerose discipline differenti, ognuna con i suoi strumenti, con la sua metodologia di ricerca, con il suo bagaglio di conoscenze e con il suo pounto di vista peculiare e dalla quale collaborazione è possibile giungere ad una visione d'insieme complessiva. Ma a te quale punto di vista piace di più? :)
Il piano di studi della magistrale di Cesena personalmente non mi piace, preferisco di più quella in Psicologia sperimentale e scienze cognitive e quella in inglese di cui di parlavo nel post precedente, entrambe dell'università di Padova. Anche la magistrale in Neuroscienze e riabilitazione psicologica di Roma rientra più nei miei interessi. Se rimanessi in Italia per la magistrale, sceglierei una di queste tre.
:)
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
psychofinni
Sì mi sono laureata con una tesi sulla coscienza :)
Hai provato a dare un'occhiata al piano di studi della magistrale in Neurobiologia della Sapienza? Io guardando nel dettaglio il programma degli esami mi sono chiarita ogni dubbio ed ho capito che le neuroscienze dal punto di vista biologico non mi avrebbe permesso di studiare la cognizione umana e le sue basi neurali. Per la stessa ragione ho deciso di abbandonare medicina, con l'intento di specializzarmi poi in neurologia, e di iscrivermi a psicologia. Io sono molto più interessata allo studio dei processi cognitivi superiori, dei loro deficit e della conoscenza dei meccanismi cerebrali normali e patologici che ne sono alla base. Dovresti capire capire quale punto di vista a te piace di più ma devi avere ben presente che studiando biologia non puoi imparare la psicologia da autodidatta. Non solo perchè 5 anni di università non sono sufficienti per avere una conoscenza completa di tutto ciò che riguarda i processi cognitivi, ma anche perchè pur volendosi specializzare in neuroscienze cognitive, bisogna avere acquisito negli anni delle consocenze anche in altri settori della psicologia che magari potrebbero non sembrare direttamente correlati con le neuroscienze, ma senza le quali una solida visione d'insieme della mente umana e del suo rapporto con il cervello non sarebbe possibile. Nelle neuroscienze cognitive convergono i contribuiti di numerose discipline differenti, ognuna con i suoi strumenti, con la sua metodologia di ricerca, con il suo bagaglio di conoscenze e con il suo pounto di vista peculiare e dalla quale collaborazione è possibile giungere ad una visione d'insieme complessiva. Ma a te quale punto di vista piace di più? :)
Il piano di studi della magistrale di Cesena personalmente non mi piace, preferisco di più quella in Psicologia sperimentale e scienze cognitive e quella in inglese di cui di parlavo nel post precedente, entrambe dell'università di Padova. Anche la magistrale in Neuroscienze e riabilitazione psicologica di Roma rientra più nei miei interessi. Se rimanessi in Italia per la magistrale, sceglierei una di queste tre.
:)
Non ho punti di vista specifici. Per me che si chiami Neuropsicologia, Neurobiologia, Filosofia della mente, Banana o Lampone non fa alcuna differenza. La neuropsicologia intesa come studio chimico dei processi cognitivi è per me la miglior filosofia. Intendevo solo dire che forse la neurobiologia dà la possibilità di conoscere la parte che concerne la fisica del cervello molto meglio rispetto alla neuropsicologia. Ciò non vuol dire che la neurobiologia io la intenda come scienza a sé stante. Anzi, la maggior parte dei neurobiologi si appassionano alla neuropsicologia. A sostegno di ciò vi sono prove inconfutabili su riviste neuroscientifiche specializzate. E poi basti pensare ad esempio a personaggi come Patricia Churchland, filosofa, ma che ha spiegato la morale attraverso la neurobiologia. Io parto dal presupposto che vorrei solo uno studio che mi appassioni e che mi immerga totalmente. Sinceramente credo di iniziarmi davvero ad annoiare dei soliti assunti teorici del cavolo della psicologia sociale o di quella cognitiva classica. Vorrei qualcosa di più stimolante. Il programma della Sapienza non l'ho ancora consultato. Ira rimedierò.
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
IoSonoMarco
Non ho punti di vista specifici. Per me che si chiami Neuropsicologia, Neurobiologia, Filosofia della mente, Banana o Lampone non fa alcuna differenza. La neuropsicologia intesa come studio chimico dei processi cognitivi è per me la miglior filosofia. Intendevo solo dire che forse la neurobiologia dà la possibilità di conoscere la parte che concerne la fisica del cervello molto meglio rispetto alla neuropsicologia. Ciò non vuol dire che la neurobiologia io la intenda come scienza a sé stante. Anzi, la maggior parte dei neurobiologi si appassionano alla neuropsicologia. A sostegno di ciò vi sono prove inconfutabili su riviste neuroscientifiche specializzate. E poi basti pensare ad esempio a personaggi come Patricia Churchland, filosofa, ma che ha spiegato la morale attraverso la neurobiologia. Io parto dal presupposto che vorrei solo uno studio che mi appassioni e che mi immerga totalmente. Sinceramente credo di iniziarmi davvero ad annoiare dei soliti assunti teorici del cavolo della psicologia sociale o di quella cognitiva classica. Vorrei qualcosa di più stimolante. Il programma della Sapienza non l'ho ancora consultato. Ira rimedierò.
Io invece ritengo che la neurobiologia e la neuropsicologia siano due discipline estremamente distinte così come a livello professionale lo sono psicologi e biologi. Posto che il mio obiettivo professionale è quello di fare ricerca in ambito neuroscientifico, perchè ho scelto psicologia e non biologia? Perchè, tanto per fare un esempio, in una discussione fra neuroscienziati vorrei poter dire la mia, che so, sull'apprendimento (illustrando le teorie classiche e quelle contemporanee, gli esperimenti che sono stati svolti per svelarne gli aspetti, i meccanismi neurobiologici che ne sono alla base e i processi cognitivi coinvolti e così via) e non sull'analisi proteomica del contenuto cellulare di un neurone (magari la terminologia non è corretta ma almeno rende l'idea). Non so se sono riuscita a spiegarmi. Certmanete è possibile che un neurobiologo si appassioni di neuropsicologia ma resta comunque un neurobiologo con un baglio di conoscenze distinto da quello di un neuropsicologo. Sebbene vi siano delle conoscenze comuni, il percorso di studi seguito da un neurobiologo è molto diverso da quello seguito da un neuropsicologo/neuroscienziato cognitivo. Preferisco conoscere nel dettaglio i meccanismi coinvolti nell'acquisizione del linguaggio piuttosto che conoscere nel dettaglio i meccanismi coinvolti nella duplicazione del dna. La psicologia sociale interessa poco anche a me così come mi interesserebbe poco anche la botanica.
Ma questo è il mio punto di vista ;)
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
psychofinni
Io invece ritengo che la neurobiologia e la neuropsicologia siano due discipline estremamente distinte così come a livello professionale lo sono psicologi e biologi. Posto che il mio obiettivo professionale è quello di fare ricerca in ambito neuroscientifico, perchè ho scelto psicologia e non biologia? Perchè, tanto per fare un esempio, in una discussione fra neuroscienziati vorrei poter dire la mia, che so, sull'apprendimento (illustrando le teorie classiche e quelle contemporanee, gli esperimenti che sono stati svolti per svelarne gli aspetti, i meccanismi neurobiologici che ne sono alla base e i processi cognitivi coinvolti e così via) e non sull'analisi proteomica del contenuto cellulare di un neurone (magari la terminologia non è corretta ma almeno rende l'idea). Non so se sono riuscita a spiegarmi. Certmanete è possibile che un neurobiologo si appassioni di neuropsicologia ma resta comunque un neurobiologo con un baglio di conoscenze distinto da quello di un neuropsicologo. Sebbene vi siano delle conoscenze comuni, il percorso di studi seguito da un neurobiologo è molto diverso da quello seguito da un neuropsicologo/neuroscienziato cognitivo. Preferisco conoscere nel dettaglio i meccanismi coinvolti nell'acquisizione del linguaggio piuttosto che conoscere nel dettaglio i meccanismi coinvolti nella duplicazione del dna. La psicologia sociale interessa poco anche a me così come mi interesserebbe poco anche la botanica.
Ma questo è il mio punto di vista ;)
Si beh ovviamente la penso così anche io altrimenti probabilmente non avrei scelto psicologia. Infatti il mio dubbio si basa sull'aspetto puramente conoscitivo. Con una specialistica di soli due anni in ambito neuropsicologico clinico otterrò nozioni sufficienti per potermi dire neuroscienziato dignitoso? Questo è il mio quesito. E poi vorrei fare una domanda tecnica. E' possibile iniziare una seconda laurea specialistica terminata una prima? E' possibile ottenere borse di studio nelle specialistiche? Oltre al corso specializzato a Cesena in Psicologia Evoluzionistica esistono altri atenei che praticano tale approfondimento? Grazie!
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
IoSonoMarco
Si beh ovviamente la penso così anche io altrimenti probabilmente non avrei scelto psicologia. Infatti il mio dubbio si basa sull'aspetto puramente conoscitivo. Con una specialistica di soli due anni in ambito neuropsicologico clinico otterrò nozioni sufficienti per potermi dire neuroscienziato dignitoso? Questo è il mio quesito. E poi vorrei fare una domanda tecnica. E' possibile iniziare una seconda laurea specialistica terminata una prima? E' possibile ottenere borse di studio nelle specialistiche? Oltre al corso specializzato a Cesena in Psicologia Evoluzionistica esistono altri atenei che praticano tale approfondimento? Grazie!
Beh magari puoi avere avuto dei ripensamenti circa la tua scelta di studiare psicologia.
Se invece sei convinto che psicologia sia la tua strada sicuramente saresti un neuroscienziato disgnitoso studiando neuropsicologia perchè questa è una disciplina facente parete dell'ambito delle neuroscienze cognitive. Ti ripeto, chi conosce nel dettaglio i meccanismi di sintesi del dna non ha conoscenze più dignitose di chi conosce nel dettaglio i processi cognitivi, ha solo conoscenze differenti.
Sì puoi iniziare una seconda laurea specialistica dopo aver conseguito la prima. E sì nelle specialistiche le borse di studio vengono assegnate :)
In Italia non esistono lauree magistrali in psicologia evoluzionistica ma alcune università come quella di Padova offrono insegnamenti vari in questo settore. Puoi comunque approfondire le tue conoscenze mediante uno studio personale, ci sono molti testi interessanti, soprattutto in lingua inglese a riguardo ;)
Trovo che la psicologia evluzionistica sia un ambito di studi molto appassionante e stimolante!
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
psychofinni
Beh magari puoi avere avuto dei ripensamenti circa la tua scelta di studiare psicologia.
Se invece sei convinto che psicologia sia la tua strada sicuramente saresti un neuroscienziato disgnitoso studiando neuropsicologia perchè questa è una disciplina facente parete dell'ambito delle neuroscienze cognitive. Ti ripeto, chi conosce nel dettaglio i meccanismi di sintesi del dna non ha conoscenze più dignitose di chi conosce nel dettaglio i processi cognitivi, ha solo conoscenze differenti.
Sì puoi iniziare una seconda laurea specialistica dopo aver conseguito la prima. E sì nelle specialistiche le borse di studio vengono assegnate :)
In Italia non esistono lauree magistrali in psicologia evoluzionistica ma alcune università come quella di Padova offrono insegnamenti vari in questo settore. Puoi comunque approfondire le tue conoscenze mediante uno studio personale, ci sono molti testi interessanti, soprattutto in lingua inglese a riguardo ;)
Trovo che la psicologia evluzionistica sia un ambito di studi molto appassionante e stimolante!
Si un ambito molto appassionante di cui purtroppo fanno parte poche opere letterarie. Senza offesa per nessuno, ma sono tutti fissati per sta Clinica! O_O
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
IoSonoMarco
... Con una specialistica di soli due anni in ambito neuropsicologico clinico otterrò nozioni sufficienti per potermi dire neuroscienziato dignitoso? Questo è il mio quesito. ...
No, puoi tutt’al più essere considerato un neuropsicologo alle prime armi. Con l’esperienza (e mi dispiace, ma a che so io si parlarà inevitabilmente ed a braccetto sia di diagnosi che di riabilitazione, anche fosse solo nel ramo sperimentale, almeno così, nella mia ignoranza, la vedo io e non escludo che la mia visione sia oramai oltrepassata), tanta esperienza, potrai ritenerti un neuropsicologo dignitoso (curioso il termine :D).
Se invece vuoi studiare e comprendere le neuroscienze nella loro completezza (e così mi pare d’aver capito), forse era meglio che prendevi biologia per il suo rapporto più “neutro” rispetto a quello che invece non avresti avuto con altre discipline (azzardo -> al limite anche medicina indirizzandoti su corsi di neurologia) e da li indirizzarti prima alla neurobiologia e poi ramificarti in tutti gli altri settori. Detto in altri termini prima ci si dà una buona base di fondo e poi si amplia il raggio toccando tutti i settori su cui le neuroscienze si fanno ormai affidamento;così facendo, in tale percorso ci si dedicherà allo studio, studio, ricerca, studio, ricerca e ancora studio e ancora ricerca sin che morte non vi separi diventando un neuroscienziato con i fiocchi.
Se ti interessa è stato pubblicato almeno un libro su come diventare un neuroscienziato, basta una piccola ricerca anche su google (probabile ci si possa trovare dettagli e approfondimenti che valgano la pena di essere letti).
Magari ce la fai anche dandoti come base psicologia, ma da quel che scrivi non sembra affatto interessarti in maniera granchè coinvolgente o, comunque, sembri avere idee un po’ confuse e contraddittorie.
Può anche essere che io non c’ho capito niente ed a te interessa più che della psicologia in sé e più che le neuroscienze nel loro complesso, solo le neuroscienze cognitive in quanto tali e basta, allora bon continua per la strada che stai già facendo e poi vai di esperienza su esperienza prendendo magari spunto da uno di loro:
http://www.focus.it/scienza/neurosci...ione_PC12.aspx
Da non scartare a priori neanche l’ipotesi di studiare e/o lavorare all’estero ove, a che so io, le neuroscienze cognitive sono già considerate una disciplina a sé stante e pertanto, forse, si è instaurato un corso di formazione più ottimale e degli sbocchi lavorativi più significativi e variegati.
Bon, questo almeno è il mio pensiero.
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Secondo me per far chiarezza bisognerebbe distinguere le neuroscienze dalle neuroscienze cognitive.
Se si ha ben chiara questa distinzione, già evidenziata da aliaskirara, è più semplice capire cosa si vuole studiare.
Io personalmente sono interessata a mente/comportamento/processi cognitivi e loro correlati neurali, quindi il mio percorso sarà triennale e specialistica in ambito psicologico.
Il percorso del neuroscienziato/biologo,invece non rientra nelle mie aspettative di studio, lavoro e ricerca.
All'estero è più frequente che le università offrano corsi di laurea magistrale in neuroscienze cognitive non incentrati sulla riabilitazione neuropsicologica ma comunque afferenti alle classi di laurea in psicologia. Vivendo già all'estero, spero di riuscire ad avere qualche opportunità di studio al di fuori dell'Italia per quanto riguarda la laurea magistrale :)
-
Riferimento: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Come ho già spiegato ho imparato a non fare razzismo sulle scienze. Per quanto mi concerne sono pronto a stabilire che Chimica e Matematica sarebbero più essenziali della Psicologia Generale nelle facoltà di psicologia. Per "dignitoso" intendo avente una preparazione complessa che prepari la mia mente ad uno studio non medico e non prettamente terapeutico, ma più ampio, più eclettico, riguardante i processi cerebrali. La mia scelta infatti non ha dubbi nell'escludere le scuole di Psicologia Clinica o Psicologia del Lavoro, ecc in quanto leggendo gli esami relativi non vedo nulla che possa stimolarmi. Per questo mi piacerebbe che qualche studioso di neuropsicologia e neuroscienze di più larghe vedute mi convincesse della potenzialità di facoltà neuroscientifiche sparse per l'Italia. Per me l'ipotesi dell'estero è praticamente inavvicinabile.
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
IoSonoMarco
Per me la figura del neuropsicologo ricercatore è una figura pura che raramente andrebbe mischiata con la figura della pratica terapeutica assoluta.
Hello there Marco,
Ti risponde un altro Marco :) Purtroppo brevemente ma spero con buoni spunti di riflessione.
Ti riporto la mia esperienza, credo possa essere utile. Ho approcciato un corso di studi in Psicologia nel lontano 2000, quindi sono 12 anni che bene o male ho preso questa strada. Ho avuto per un lunghissimo periodo una totale avversione all'attivita' clinica (a posteriori probabilmente dovuta a una ridotta comprensione degli strumenti in mano allo psicologo per operare il suo lavoro); detto questo, ho anche sempre avuto un enorme passione per lo studio dei processi cognitivi, specie le funzioni cognitive superiori (pianificazione, comportamento, ma anche memoria prospettiva, memoria semantica, linguaggio etc.). Ovviamente ho puntato ad un indirizzo di psicologia sperimentale - c'era ancora il vecchio ordinamento -, con tirocinio in un ambulatorio di neuropsicologia e un significativo caseload di pazienti con demenza e traumi cranici.
Al tempo tra colleghi laureandi c'era chi pensava di intraprendere la strada della neuropsicologia clinica o cognitiva (termini impropri, ma definivano chi puntava alla clinica o alla ricerca). In definitiva pero' tutti sapevamo che avremmo avuto a che fare con il 'fattore umano' dato che eravamo interessati a studiare i 'processi cognitivi'!
Io ho intrapreso la strada di un dottorato di ricerca in neuroscienze (di fatto cognitive), con un progetto sullo studio della memoria semantica. Nel mio caso dovevo reclutare pazienti e somministrare un protocollo di test+fMRI (studio cognitivo + funzionale).
Esperienza positiva, decisamente. Ma avendo fare con pazienti vedi sia le potenzialita' che le limitazioni di quello che fai. Stai studiando uno specifico problema e controllando tutti i fattori che potrebbero condizionare il risultato. In pratica crei una situazione un po' artificiale. Ma mi stava anche bene, ed e' questo il metodo scientifico per lavorare nella ricerca. Pero' quando hai a ache fare con pazienti (ma immagino anche soggetti di controllo), ti rendi conto che ci sono cosi' tante sfaccettature qualitative affascinanti che perdi quando raccogli solo dati. Credo che un buon ricercatore dovrebbe essere in grado di metterle tutte insieme e pianificare altri studi. Ma ancora la mia sensazione e' che si perdeva un altro aspetto - quello del migliorare la qualita' di vita della gente. Mi sono domandato, a che pro la ricerca 'pura' se poi non posso metterla in pratica? O se non metto qualcuno nella posizione di poterla mettere in pratica, in un futuro prossimo?
Mi sono anche posto altre domande. Nelle neuroscienze puoi applicare il metodo scientifico, studiando uno specifico aspetto della cognizione. Ma anche nella psicologia clinica lo puoi fare. La raccolta dell'anamnesi, la formulazione di un problema, l'identificazione di un approccio, la sperimentazione di una terapia, l'eventuale passo indietro e riformulazione -> tutto questo con una persona o con un gruppo, la cui complessita' e imprevedibilita' sono indescrivibili...beh, tutto cio' e' challenging! Quando ho iniziato psicologia pensavo alla necessita' di compilare una sorta di 'atlante comportamentale' (un po' behaviouristica come idea, ma avevo 18 anni :-p) su come funziona l'uomo. Pensavo di dovermi focalizzare solo sulle funzioni cognitive ed escludere tutto cio' che non era 'testabile'.
In realta' lo psicologo clinico E' un ricercatore. Identifica problemi, testa ipotesi, riformula se necessario, produce reports. Secondo una mia opizione, anche nella neuropsicologia il legamente tra clinica e sperimentazione e' solo quantitativo, non qualitativo.
Dopo piu' di 10 anni sono anche assolutamente convinto che non c'e' una differenza tra psicologo e neuropsicologo (certo non la pensavo cosi' nel 2002). Noi neuropsicologi ci occupiamo di persone con danno cognitivo, ma altri psicologi fanno una cosa simile con disturbi alimentari, psicosi etc. Molto spesso facciamo anche le stesse cose, ma con popolazioni diverse, e consapevoli delle loro specifiche caratteristiche (un metodo cognitivo-comportamentale con chi ha problemi di pianificazione puo' dover essere adattato ad hoc)
Alla fine post lungo, ma spero che qualcuno nella stessa situazione in cui ero io 10 anni fa ne tragga qualcosa di utile ;-P
p.s. per perseguire questo interesse dopo il dottorato sono andato all'estero.
-
Riferimento: la Bibbia di un neuroscienziato
Citazione:
Originalmente inviato da
Marco_va
p.s. per perseguire questo interesse dopo il dottorato sono andato all'estero.
Ti ringrazio della risposta. Volevo però chiarire alcuni fraintendimenti. Il mio concetto di ricerca non è prettamente avulso dall'identificarsi nella pratica terapeutica in quanto è ovvio che, in fine, i risultati di studi teorici anche fantasiosi saranno applicati per migliorare le condizioni di sanità della società. Quello che voglio intendere è che preferirei trovare un indirizzo "puro" in quanto non concentrato sulla responsabilità della terapia. Un biologo non è un terapista, eppure è un ricercatore. Il fatto che poi le scoperte delle scienze biologiche vengano utilizzate dalla pratica medica è conseguenza indiretta e presupposta. Il fatto che un neuroscienziato computazionale utilizzi teoremi matematici auto-consistenti per calcolare lo sviluppo strutturale dell'albero dendritico (ad esempio) non vuol dire che il fine ultimo della sua ricerca sia quello di incentivare la terapia, quella semmai sarà una applicazione secondaria. Lo psicologo clinico è un ricercatore, così come lo è un sociologo, così come lo è chiunque si applichi in ricerche di tipo osservazionale. Infatti non posso fare altro che sottolineare il mio personale concetto di "ricerca" e idealizzarlo fino a raggiungere il momento in cui verrà confutato. Effettivamente, terapeuti o non, ognuno è libero di concentrarsi sugli studi che più lo stimolano: anche un filosofo può pubblicare su riviste scientifiche. Quello che mi preoccupa è un fatto e uno soltanto: che ci sia il rischio che una specialistica possa annoiarmi, il che è probabile se scelgo un indirizzo prettamente terapeutico. Perché ripeto, se mi fosse interessata la terapia avrei intrapreso un altro indirizzo di studi.
Come è la tua attività di Dottore all'estero? Che tipi di mezzi hai possibilità di utilizzare?
-
Re: Il percorso adatto per la ricerca nelle neuroscienze?
Citazione:
Originalmente inviato da
ste203xx
Ciao south, stai compiendo una scelta importante, valuta davvero bene...Il percorso di medicina e poi la specializzazione in neurologia è ben diverso da quello in psico con specializzazione in neuropsico/neuroscienze, come durata sono circa 10 anni entrambe, ma come opportunità lavorative non ne parliamo proprio, non c'è paragone. Magari ora che hai 19 anni questo discorso ti sembra ancora astratto e magari vivendo con i genitori non senti ancora la drammaticità di procurarti pranzo e cena tutti i giorni e sopravvivere con i proventi del alvoro, ma ti assicuro che 30 anni arrivano presto...ed è durissima, credi a una vecchia ziaccia inacidita dall'esperienza. Cmq, la via per "fare ricerca" in neuroscienze è...conoscere qualche barone che è già addentro, che ti prende in simpatia e ti fa vincere qualche dottorato di ricerca, durante il quale farai un po' di ricerca e un po' di facchinaggio al prof stesso (più questo che ricerca). Ovviamente le borse di ricerca non durano all'infinito e non sempre consentono di mangiare ( iricercatori, nel mentre, non campano d'aria). Semopre ammesso che il tuo sponsor riesca a sganciare qualche finanziamento, perché soldi in Italia non ce ne stanno, neanche per mettere in sicurezza gli asili, figuriamoci per fare ricerca. Oppure...scappa all'estero, se puoi.
ciao io ho 22 anni(quasi 23) e ho appena finito la triennale di cognitivo alla sapienza... vorrei rpovare a fare qualche domanda all estero per la magistrale di neuropsicologia...sapresti darmi qualche dritta? vorrei tanto trovare un posto che sia più connesso con il mondo del lavoro...
grazie mille