Riferimento: Scrittura come Terapia
Scrivere per prendere le distanze dal proprio passato. Scrivere per capire le proprie emozioni.
Scrivere utile come confronto con il terapeuta.
Il paziente scrivendo si sente piu' libero. Puo' mettersi a proprio agio
Non ha fretta. E' meno ansioso.
Puo' raccontare dettagli utili per capire.
Espone primo a se stesso i problemi che lo bloccano
Vede gli schemi sbagliati della propria vita.
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Ognuno trova il metodo più confacente alla propria persona per migliorare il proprio disagio, quindi se scrivere ti aiuta, va benissimo. Sarebbe interessante, da affrontare in terapia, capire perchè scrivere è più facile che aprirsi verbalmente.
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la scrittura viene comunemente usata come ausilio alla psicoterapia in molti casi di ansia/depressione e i suoi benefici sono stati studiati dal cognitivismo
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Personalmente la scrittura e' stata usata per uscire da una situazione di stallo.
Il ragionamento del medico andava a battere sui miei blocchi
Quante volte la terapia gira a vuoto?
La scrittura e' lo spiraglio giusto per mettere nelle condizioni il paziente d'aprirsi
Il terapeuta per quanto bravo non sara' mai leggere i pensieri del paziente
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Ma noi non leggiamo i pensieri, per quello ci sono le cartomanti con la sfera di cristallo. Noi lavoriamo sulle emozioni i pensieri che ci porta il cliente.
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Si ma il terapista spesso si fa convinto delle proprie idee. Non ascolta in profondita. Si ferma al generale.
Ho conociuto medici perdonatemi troppo "tronfi" di se. Convinti d'avere la verita in tasca.
Il paziente non e' solo caso clinico ne' un cliente
E' un uomo che soffre. Ci vuole professionalita' intendiamoci ma l'umanita e' importante. Usando lo strumento della scrittura per il medico si puo' aprire un mondo che con le semplici sedute mai vedrebbe. Ci vuole umilta' e compassione.
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Ciao Melvin II, quindi tu scrivi per conto tuo e poi porti le tue riflessioni scritte in seduta, le leggi e ne parlate insieme?
Il rapporto con il tuo terapeuta è mediato e preparato da una specie di autoanalisi che tu fai prima? E' così oppure ho capito male?
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Hai ragione quando dici che spesso i medici/psicologi seguono le loro idee e sono tronfi. Ma da professionisti così, le parole scritte hanno lo stesso impatto. Non è la forma che cambia la comprensione, ma la modalità con cui si guarda la persona.
Hai ragione anche quando dici che ci vuole umanità. Io i "pazienti" li ho sempre chiamati "clienti" o "utenti", proprio per dare la dimensione di persone che soffono e non di esseri inferiori dinanzi al dio psicologo / medico.
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Gentile Cinzia,
Si in accordo con il medico,ho cominciato a scrivere di me sui problemi che mi affliggevano. Cosi riuscivo a vedere meglio gli schemi mentali che si ripetevano. Era una forma di auto terapia. Ovviamente poi l'intervento del medico serve a fare chiarezza. E' piu' stimolante. Ci si confronta seriamente. Ero piu' coinvolto nelle sedute. Le parole erano meno vuote.
Gentile Blooby
Io penso che il ruolo del terapista sia delicato. Ho spesso sentito le lamentele dei pazienti sull'incapacita del medico d'ascoltare. Il medico secondo me ha bisogno di tempo per capire e comprendere chi ha di fronte. Secondo me la scrittura puo' essere un modo anche per guadagnare tempo prezioso.
certo bisogna saper leggere. Ci vuole attenzione scrupolo.Il terapeuta deve instaurare subito fiducia con il paziente.
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io però non ho capito se quello che chiami "medico" è lo psicoterapeuta, lo psicologo, lo psicoterapeuta o che altro
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Nel mio caso intendo psichiatra/psicoterapeuta. Ma ovviamente il concetto lo possiamo estendere alla categoria dei medici in generale.
Il medico deve fare un passo avanti nella comprensione del paziente.Lo psichiatra non deve solo vedere il paziente come una molecola a cui dare farmarci.La terapia deve scavare in profondita ma deve avere al centro l'anima del paziente. Bisogna rispettarne i tempi di apertura e dialogo
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Lascia perdere gli psichiatri / psicoterapeuti!!!!! solo psicologi psicoterapeuti. Dammi retta o dovrai scrivere la divina commedia prima che capiscano come ti chiami
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Non sono d'accordo. Uno psichiatra/psicoterapeuta quando il paziente ha bisogno anche di un supporto farmaclogico e' utile.
Nel mio caso mi sentivo rassicurato d'avere un medico di fronte.
La scrittura e' servita allo psichiatra per avere gli strumenti leggere il mio caso
Io scrivendo anticipavo le sue domande.
Ero uno libero scambio d'idee
Era un confronto importante.
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Melvin II
Il medico deve fare un passo avanti nella comprensione del paziente.
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Nel mio caso mi sentivo rassicurato d'avere un medico di fronte.
oltre a notare la contraddizione....come darti torto, più del 50% delle richieste che i pazienti fanno a medici di base nascondono aspetti di tipo psicologico, ed essendo i medici impreparati in ambito psicologico ricevono risposte inadeguate. Ricerca pubblicata qui in prima pagina.
http://psy.it/allegati/g_2011_01.pdf
Parlando in generale ovviamente, non entro nel caso specifico perché non lo conosco
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Perdonami perche' dici che sono contraddittorio?Io sostengo che lo psichiatra/psicoterapeuta debba avere l'umilta di ascoltare il paziente fin dalla prima seduta togliendo i paraocchi e le idee precostuite. L'Ascolto del paziente e' complicato. a volte per raggiungere un livello di conoscenza ci voglio anni. Con la scrittura si guadagna tempo prezioso. avere di fronte uno psichiatra da piu' fiducia. I medici di base dovrebbero fare secondo me un corso di psicologia. Sono il primo avamposto per il disagio mentale. Spesso allargano le braccia. C vuole diffussione nelle scuole. Se leggi il mio blog e la mia pagina facebook. Potrai capire il mio caso
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Originalmente inviato da
Melvin II
Perdonami perche' dici che sono contraddittorio?Io sostengo che lo psichiatra/psicoterapeuta debba avere l'umilta di ascoltare il paziente fin dalla prima seduta togliendo i paraocchi e le idee precostuite. ...... C vuole diffussione nelle scuole. Se leggi il mio blog e la mia pagina facebook. Potrai capire il mio caso
la contraddizione era tra il "sentirsi rassicurati avendo di fronte un medico" e "i medici devono fare un passo avanti nella comprensione del paziente". Non è una contraddizione che imputo a te, ma è una contraddizione molto diffusa purtroppo. Chi ha un disagio psichico quando proprio non ce la fa più, non sapendo a chi rivolgersi va dal medico di base il quale, salvi in rari casi virtuosi, minimizza oppure somministra farmaci oppure invia direttamente allo psichiatra. E non tutti gli psichiatri sono anche psicoterapeuti, a volte si limitano a medicalizzare il disagio e somministrare farmaci.
Sai che oggi esistono delle psicoterapie che risolvono disturbi in 10 sedute con circa il 90% di efficacia?
E che uno psichiatra o psicoterapeuta sappia ascoltare non è un segno di umiltà...caspita, è il suo lavoro.
E' vero che il medico di base è l'avamposto del disagio psichico, ecco perché a Roma è stata fatta una ricerca sperimentale in cui il medico veniva affiancato dallo PSICOLOGO e questo ha dato risultati ottimi/eccellenti (progetto sperimentale per la figura dello psicologo di base, che giace in parlamento da 30 anni).
Ripeto non parlo di te o della tua situazione particolare, ma parlo in generale
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Ciao, Melvin. Mi sembra importante per il tuo percorso terapeutico che tu possa sperimentare i benefici dell'autonarrazione. La narrazione di sè attraverso lo strumento della scrittura rappresenta infatti una forma di conoscenza dagli importanti risvolti terapeutici, indagati approfonditamente negli ultimi anni dagli studi, in particolare, di Demetrio e Solano. Si tratta della cosiddetta “scrittura clinica” dove il termine clinica sta a significare l’atteggiamento mentale del prendersi cura di sé e non la cura come risultato o processo di un trattamento psicoterapeutico.
Lo scrivere di sè incoraggia a "prendersi cura di sè" tramite il raccontarsi, dedicando a se stesso tempo e spazio per ricercare il senso delle esperienze vissute ed attribuirne significati utili a spiegare innanzitutto a sè quanto si è vissuto.
Questa pratica consente di sviluppare o potenziare la consapevolezza di sé, proprio mediante l'operato del pensiero introspettivo che si guarda dentro e scrive. La narrazione di sè, come hai potuto sperimentare, ha un significativo potere maieutico, consente di sondare aspetti profondi del proprio mondo interiore e della propria esistenza, di poterli guardare e dotare di senso in una ricostruzione di significati internamente coerente, ma anche catartico rispetto alla sperimentazione di emozioni positive conseguenti la scoperta/accettazione di sè
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"Io i "pazienti" li ho sempre chiamati "clienti" o "utenti", proprio per dare la dimensione di persone che soffono e non di esseri inferiori dinanzi al dio psicologo / medico".
Riprendo questa frase di Bloobygosh perchè a mio avviso spiega bene ciò che MelvinII intendeva dire con "umiltà" correlata alla capacità di ascolto.
E' vero, la tecnica non basta nè ai medici, nè a noi psicologi. Non tutti i professionisti specializzati, supervisionati possiedono alcune indispensabili qualità umane che sarebbero necessarie in un lavoro tanto delicato come lo è anche il nostro.
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Io penso di non essermi spiegato bene su un punto. Il paziente afflitto da problemi psichici alla prima seduta e' molto confuso per non dire traumatizzato. E' costretto ad affidarsi a uno estraneo.Non sa cosa aspettarsi. Avere di fronte un medico oltre che psicoterapeuta. lo puo rendere piu tranquillo.
Lo psichiatra/terapeuta fa dell'ascolto il suo lavoro ma spesso e' troppo distante. Ascolta con sufficienza. Non e' coinvolto.
Ogni paziente deve essere "amato" come il primo
Io ho avuto la fortuna d'avere subito la sensazione di avere un medico dotato di un tocco d'umanita.
La prima seduta e' fondamentale per il paziente
Decidi se tornarci.
Il medico non deve essere freddo e distaccato deve accogliere il paziente
Magari il medico di base potesse avvalersi di uno psicologo.
Io sto lavorando a un progetto di diffusione del disagio mentale.
C'e tanta ignoranza e superficialita in giro.
il paziente mi dispiace non e' utente o cliente ma un uomo che ha bisogno d'amore e comprensione.
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Originalmente inviato da
Melvin II
il paziente mi dispiace non e' utente o cliente ma un uomo che ha bisogno d'amore e comprensione.
E che ho detto io? come stai dimostrando, anche tu hai difficoltà ad ascoltare e forse se lo facessi staresti meglio. La psicoterapia quando fatta bene, ha lo stesso effetto degli psicofarmaci perché va ad inibire / implementare le reti neurali. Ora devo partire perché nevica e mi aspetta una lunga strada, ma mi riservo di aggiungere un'altra parte del mio pensiero. Ciao
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Il termine utente-cliente non mi piace. Il paziente e' uomo con la sua storia e sensibilita. Lo psichiatra/terapeuta/psicologo deve accoglierlo nella sua interezza. La prima seduta e' importante. Il medico deve instaurare un rapporto di fiducia. Deve mettere a suo agio il paziente. Il farmaco deve essere usato solo in casi estremi. Preferisco sempre il ragionamento al farmaco
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Ritengo che il terapeuta debba leggere con interesse gli scritti del proprio paziente. Stimolarlo a mettere su carta le proprie emozioni. Solo cosi puo' arrivare a comprendere realmente l'anima della persona. Perche' per curare la psiche dell'uomo prima bisogna comprendere l'interiorita .I libri e la tecnica sono ovviamente importanti ma senza l'aiuto della scittura ,il terapeuta fatichera' il doppio ad avere il quadro'd'insieme.