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terapeuta continuamente in ritardo
Buona sera.
Spero di non aver aperto una discussione "doppia" (ma da una ricerca non ho trovato nulla di simile) e soprattutto spero di essere nella sezione giusta .
Sono in terapia (indirizzo psicodinamico) da 6-7 anni. La mia terapeuta non è mai stata particolarmente puntuale, ma i ritardi erano sempre di massimo 15 minuti. Rarissimamente poteva capitare che arrivasse 20-30 minuti dopo l'orario stabilito.
Tuttavia, da un paio d'anni a questa parte i suoi ritardi sono diventati più frequenti e maggiori, arrivando spesso 30-40 minuti l'orario stabilito. In maniera più o meno sottile l'ho fatto presente, finché a dicembre dello scorso anno, dopo un ritardo di 45 minuti buoni, le ho fatto presente che non ero più disposta a continuare la terapia in questa maniera. Quindi o trovava una soluzione o la terapia si interrompeva. Le ho dato carta bianca: poteva scegliere giorno e orario a lei più consono, purché mi arrivasse puntuale. Abbiamo da gennaio un nuovo orario, ma niente da fare, continua imperterrita ad arrivare tardi. Fra l'altro, quando glielo faccio notare mi risponde "perché hai da fare?"
Onestamente, non so come muovermi. Mi sto demoralizzando, la cosa mi urta i nervi e sono molto tentata a non andare più, ma mi dispiacerebbe.
Che mi consigliate?
Grazie a chi vorrà leggere/rispondere.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Cara Danyp, ti consiglio vivamente di cambiare immediatamente terapeuta e anche approccio terapeutico, primo per la mancanza totale di rispetto nei tuoi confronti, quindi come persona è assolutamente da evitare, secondo perchè dopo 7 anni di terapia ci deve essere qualcosa che non funziona, è assurdo un periodo così lungo. Ti consiglio una terapeuta cognitivo-comportamentale!!
Infine consiglio a tutti di diffidare di terapeuti che dopo anni tengono ancora in terapia i pazienti e di terapeuti che utilizzano modelli privi di evidenze scientifiche che ne provano l'efficacia; la ricerca scientifica ci dice che terapie del genere sono inutili e controproducenti (se non per le tasche del terpeuta....) .
Cari saluti
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Caro gliss/79, grazie per la risposta. Devo dire, parte della responsabilità è mia per una durata tanto lunga: non mi fido un gran che della gente e ci metto parecchio ad aprirmi - ci si è messo quindi tanto solo per riuscire a farmi aprire un po', e ancora adesso facilmente mi perdo in discussioni sterili, come se non avessi chiaro il mio obiettivo. E a volte semplicemente non sento di avere niente da dire.
Se posso cortesemente chiederti maggiori spiegazioni/dettagli sulle affermazioni del 2° paragrafo - e perché ritieni che una terapia cognitivo-comportamentale possa essere migliore.
Grazie ancora.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
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danyp16
Buona sera.
Spero di non aver aperto una discussione "doppia" (ma da una ricerca non ho trovato nulla di simile) e soprattutto spero di essere nella sezione giusta .
Sono in terapia (indirizzo psicodinamico) da 6-7 anni. La mia terapeuta non è mai stata particolarmente puntuale, ma i ritardi erano sempre di massimo 15 minuti. Rarissimamente poteva capitare che arrivasse 20-30 minuti dopo l'orario stabilito.
Tuttavia, da un paio d'anni a questa parte i suoi ritardi sono diventati più frequenti e maggiori, arrivando spesso 30-40 minuti l'orario stabilito. In maniera più o meno sottile l'ho fatto presente, finché a dicembre dello scorso anno, dopo un ritardo di 45 minuti buoni, le ho fatto presente che non ero più disposta a continuare la terapia in questa maniera. Quindi o trovava una soluzione o la terapia si interrompeva. Le ho dato carta bianca: poteva scegliere giorno e orario a lei più consono, purché mi arrivasse puntuale. Abbiamo da gennaio un nuovo orario, ma niente da fare, continua imperterrita ad arrivare tardi. Fra l'altro, quando glielo faccio notare mi risponde "perché hai da fare?"
Onestamente, non so come muovermi. Mi sto demoralizzando, la cosa mi urta i nervi e sono molto tentata a non andare più, ma mi dispiacerebbe.
Che mi consigliate?
Grazie a chi vorrà leggere/rispondere.
Ciao Danyp16, bentornata :)
Volevo chiederti due cose, se vuoi anche molto banali, ma che da quanto da te riportato non mi sono molto chiare: quando parli di ritardo, intendi dire che l'orario stabilito per la tua seduta slitta per via degli appuntamenti precedenti o quando tu arrivi per l'appuntamento la tua terapeuta non è presente in studio e arriva quindi dopo di te, accumulando tutto quel ritardo?
Nello specifico, tu cosa provi? Riesci a dare un nome alle sensazioni e ai sentimenti che i ritardi della tua terapeuta generano in te? Quando le hai fatto presente che i suoi ritardi rischiavano di minare la tua fiducia e quindi la continuazione del percorso di terapia, lei si è limitata a chiederti semplicemente che cosa hai da fare?
Personalmente rimango perplesso anche per un altro aspetto: nella tua "narrazione degli eventi" ad un certo dici di averle dato carta bianca e quindi è come se lei ti avesse messa nelle condizioni di prendere le redini fino al punto di fissare appuntamenti e orari che vadano bene a lei e che le permettano di essere puntuale. Se queste fossero delle mosse terapeutiche guidate da una qualche strategia, onestamente mi sembra che si stiano protraendo un pochino troppo per le lunghe. L'effetto chiaro è che si è generata una situazione di frustrazione che di sicuro non ti fa bene.
Anche io ho dovuto affrontare la questione dei ritardi del mio terapeuta, a suo tempo, ma ovviamente ogni situazione è a sè, per questo ti ponevo le domande iniziali.
Vorrei inoltre chiedere alle persone che vorranno intervenire in questa discussione di evitare, nel limite del possibile, suggerimenti apodittici come quello di cambiare terapeuta nello specifico o di abbracciare determinati orientamenti a svantaggio di altri. Questa è una discussione che viaggia un po' sul limite rispetto al regolamento e alla finalità della stanza che vorrebbe si discutesse di tematiche e aspetti generali inerenti la psicoterapia e ritengo in questi casi ci voglia una certa delicatezza e nel rispondere contestualizzando il tutto, specie quando lo si fa attraverso un forum.
Cerchiamo di rimanere sull'oggetto del thread, che è appunto il ritardo del terapeuta in terapia; anche perchè la decisione o meno di interrompere una terapia deve essere presa dai componenti della coppia terapeutica :)
Grazie e buon proseguimento :ciao:
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crissangel
Ciao Danyp16, bentornata :)
Grazie
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crissangel
quando parli di ritardo, intendi dire che l'orario stabilito per la tua seduta slitta per via degli appuntamenti precedenti o quando tu arrivi per l'appuntamento la tua terapeuta non è presente in studio e arriva quindi dopo di te, accumulando tutto quel ritardo?
Entrambe le cose, ma sempre per un suo ritardo e non per gli altri pazienti. Mi spiego: capita a volte che io sono il primo appuntamento, e quando arrivo lei ancora non è presente in studio. Altre volte ci sono appuntamenti prima di me, ma il ritardo è sempre il suo: tipo ieri. L’appuntamento con me era alle 18:00, lei arriva alle 17:40 (orario in cui parcheggia la macchina), ma ha da “smaltire” l’appuntamento delle 17:00.
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crissangel
Nello specifico, tu cosa provi? Riesci a dare un nome alle sensazioni e ai sentimenti che i ritardi della tua terapeuta generano in te?
All’inizio non era un problema, anche perché i ritardi erano più rari e non così ampi: Capisco che uno possa avere contrattempi e quindi ci passi sopra. Ma quando il ritardo diventa la regola, c’è qualcosa che non va.
Mi cascano le braccia quando succede. Non dico nulla, ma mi ci imbufalisco, la rabbia viene poi sostituita da rassegnazione, dispiacere, delusione – mi sembra proprio una mancanza di rispetto, è frustrante. Non riesco proprio a capire come fa a ritardare con questa frequenza. Fra l’altro neanche avvisa, se non magari dopo che la seduta sarebbe dovuta iniziare (quindi appuntamento alle 18:00, lei ti avvisa alle 18:05/18:10 che arriva con 30-40 minuti di ritardo): io ci metto 1 ora per arrivare da lei, e lo sa. Se mi avvisasse prima io potrei organizzarmi diversamente e sbrigare altre commissioni. La cosa mi fa impazzire.
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crissangel
Quando le hai fatto presente che i suoi ritardi rischiavano di minare la tua fiducia e quindi la continuazione del percorso di terapia, lei si è limitata a chiederti semplicemente che cosa hai da fare?
Si, più o meno. Mi ha detto: “perché hai da fare?” ed è successo più di una volta. Non so se sono io ad essere stata poco chiara che il problema è a monte, è di principio, o se invece è lei che non vuole/riesce a raccogliere il concetto.
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crissangel
Personalmente rimango perplesso anche per un altro aspetto: nella tua "narrazione degli eventi" ad un certo dici di averle dato carta bianca e quindi è come se lei ti avesse messa nelle condizioni di prendere le redini fino al punto di fissare appuntamenti e orari che vadano bene a lei e che le permettano di essere puntuale. Se queste fossero delle mosse terapeutiche guidate da una qualche strategia, onestamente mi sembra che si stiano protraendo un pochino troppo per le lunghe. L'effetto chiaro è che si è generata una situazione di frustrazione che di sicuro non ti fa bene.
In realtà abbiamo appuntamento fisso prestabilito, concordato ad inizio terapia – salvo poi contrattempi (tipo visite mediche, riunioni, o altro) che ci fanno spostare la seduta solo per quella settimana. Tuttavia, dal momento che i suoi ritardi mi stavano urtando parecchio, e non avevo intenzione di proseguire in quel modo – l’ho messa alle strette: la terapia si interrompe con effetto immediato, volentieri a riprenderla nel momento in cui lei può essere puntuale ed avrebbe avuto carta bianca sulla scelta di giorno e orario, perché alla fine i miei impegni io me li posso (e so) gestire tranquillamente, più di quanto evidentemente non riesce a fare lei con i suoi.
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crissangel
Vorrei inoltre chiedere alle persone che vorranno intervenire in questa discussione di evitare, nel limite del possibile, suggerimenti apodittici come quello di cambiare terapeuta nello specifico o di abbracciare determinati orientamenti a svantaggio di altri. Questa è una discussione che viaggia un po' sul limite rispetto al regolamento e alla finalità della stanza che vorrebbe si discutesse di tematiche e aspetti generali inerenti la psicoterapia e ritengo in questi casi ci voglia una certa delicatezza e nel rispondere contestualizzando il tutto, specie quando lo si fa attraverso un forum.
Cerchiamo di rimanere sull'oggetto del thread, che è appunto il ritardo del terapeuta in terapia; anche perchè la decisione o meno di interrompere una terapia deve essere presa dai componenti della coppia terapeutica :)
Accetto suggerimenti di qualsiasi tipo (purché ben motivati), consapevole che poi alla fine la decisione finale è solo mia, ma per carità, mi rendo conto della delicatezza dell’argomento e non voglio in alcun modo creare problemi e mi scuso infinitamente se ho sbagliato sezione (ma mi sembrava la più adeguata). La verità è che ho molta confusione in testa.
Grazie ancora
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Tranquilla Danyp, non hai sbagliato nulla: la sezione è quella corretta. In realtà il mio era un commento a tutela del tuo attuale sentire in relazione a questo problema e al fatto che mi sarebbe dispiaciuto se il tutto fosse passato in secondo piano rispetto ad un eventuale innescarsi di diatribe tra "parrocchie". Detto questo ben venga ogni informazione che ti possa tornare utile, ci mancherebbe :)
Per condividere qualcosa di personale, visto che è una questione che affrontai anche io in terapia, io avevo un vissuto di disconferma quando il mio terapeuta ritardava; mi sentivo come se io e le cose che portavo in terapia non fossero importanti. Nel mio caso poi non nego che l'attardarsi per via di appuntamenti precedenti il mio era per me peggio che essere il primo e vederlo arrivare in ritardo. Tendevo a non dire, anche se il mio non verbale mi tradiva quasi sempre: dire che ero tranquillo con una faccia da fumetto inferocito creava quella incongruenza che non poteva certo non essere colta. Ho dovuto imparare ad accettare limiti miei e del mio terapeuta, a comunicare i miei stati d'animo e a dare dignità e importanza al mio senso di fastidio e di frustrazione senza dare per scontato che chi avevo di fronte sapesse sempre leggere tra le righe e fosse disposto ad accogliere anche ciò che io non volevo esternare in modo esplicito. L'occasione fu una seduta in cui il ritardo era stato tale che non sono riuscito a mitigare la rabbia, una seduta concitata e simmetrica.
Naturalmente mi sono sentito di condividere questi aspetti senza alcuna pretesa che lo stesso possa valere per te: io personalmente un ritardo cronico e peggiorato negli ultimi due anni non credo sarei riuscito a sopportarlo. Però penso che tu debba poterti permettere di affrontare in seduta la questione senza rassegnazione. La terapia secondo me è relazione e quindi ognuno, in base al ruolo, ha delle responsabilità su come essa procede, ma un terapeuta non può generare nella persona che si affida a lui sentimenti come mancanza di rispetto e frustrazione. Se non si accorge di farlo è bene che tu ti possa liberare di queste sensazioni rendendole note e "punteggiando" gli eventi in modo che il tuo punto di vista sia chiaro: cosa ti disturba, cosa ti fa cadere le braccia, cosa ti fa sentire poco importante e si, anche l'importanza del tempo e delle cose che uno potrebbe fare al posto di aspettare la sua terapeuta ritardataria (visto che la terapia si svolge in un tempo e in un luogo inserito nel contesto di vita)
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
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crissangel
io avevo un vissuto di disconferma quando il mio terapeuta ritardava; mi sentivo come se io e le cose che portavo in terapia non fossero importanti.
Per me forse implicitamente c’è anche questo, e che faccio rientrare nella mancanza di rispetto. Il ragionamento che faccio e che se mi arrivi sempre in ritardo è perché ritieni che quanto hai da fare prima è più rilevante di quanto non potrei aver da fare io, o di quanto io ho da portare in seduta; il tuo tempo è più rilevante del mio, e via dicendo. Devo dire, però, che il fatto che i suoi ritardi siano con tutti i suoi pazienti, e non solo con me in parte mi consola, perché non è questione necessariamente personale nei miei confronti.
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crissangel
Nel mio caso poi non nego che l'attardarsi per via di appuntamenti precedenti il mio era per me peggio che essere il primo e vederlo arrivare in ritardo. Tendevo a non dire, anche se il mio non verbale mi tradiva quasi sempre: dire che ero tranquillo con una faccia da fumetto inferocito creava quella incongruenza che non poteva certo non essere colta.
Personalmente penso sia peggio quando sei il primo e vedi il terapeuta arrivare in ritardo perché è più facile che pensi che sia una questione personale nei tuoi confronti, cosa che magari avviene di meno se non sei il primo. Io pure, poi tendo a non dire, ma tanto mi si legge in faccia, quando qualcosa non va. A volte già mi inquadra vedendomi dal videocitofono o_O
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crissangel
Ho dovuto imparare ad accettare limiti miei e del mio terapeuta, a comunicare i miei stati d'animo e a dare dignità e importanza al mio senso di fastidio e di frustrazione senza dare per scontato che chi avevo di fronte sapesse sempre leggere tra le righe e fosse disposto ad accogliere anche ciò che io non volevo esternare in modo esplicito. L'occasione fu una seduta in cui il ritardo era stato tale che non sono riuscito a mitigare la rabbia, una seduta concitata e simmetrica.
Ma come ci convivi quotidianamente con quel senso di fastidio e di frustrazione? Mi continuo a chiedere perché devo continuare a subire i ritardi di una persona, la quale, pur sapendo della mia irritazione (avendoglielo fatto presente), non sembra far in modo di venire incontro. Non mi sembrano esserci vie di mezzo: o molli (con ovvio rammarico di una brusca interruzione) o continui ma mantenendo sensazioni negative, e confesso che se do sfogo alla mia rabbia, so di non essere in grado poi di contenermi e andrei completamente fuori di testa – cosa che non amo fare, anche perché le ripercussioni sul dopo sono devastanti.
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crissangel
La terapia secondo me è relazione e quindi ognuno, in base al ruolo, ha delle responsabilità su come essa procede, ma un terapeuta non può generare nella persona che si affida a lui sentimenti come mancanza di rispetto e frustrazione. Se non si accorge di farlo è bene che tu ti possa liberare di queste sensazioni rendendole note e "punteggiando" gli eventi in modo che il tuo punto di vista sia chiaro: cosa ti disturba, cosa ti fa cadere le braccia, cosa ti fa sentire poco importante e si, anche l'importanza del tempo e delle cose che uno potrebbe fare al posto di aspettare la sua terapeuta ritardataria (visto che la terapia si svolge in un tempo e in un luogo inserito nel contesto di vita)
Ma come affrontare una persona alla quale hai già detto queste cose, ma sembra perseguire nelle sue azioni? È qui poi il mio dilemma.
Grazie ancora e buona giornata
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Cara Dany, per quanto riguarda la mia opinione sull'interruzione immediata della terapia, si tratta per l'appunto di un'opinione personale, cioè è quello che farei io, anche se come puoi leggere dagli altri post, un ritardo cronico di questa portata non può lasciar spazio a molte spiegazioni, se non a quella che la professionista in questione è una grande maleducata e che, sempre a mio parere, approfitta della sua posizione per fare i comodi suoi e approfittarsi della vulnerabilità di persone in sofferenza come evidentemente sono i clienti di uno psicoterapeuta, è una gran vigliaccata.
Per quanto riguarda la "parrocchia" dell'orientamento cognitivo-comportamentale, mi sento di consigliarlo soprattutto a chi ha dovuto sottoporsi ad anni di terapia psicodinamica senza avere i benefici sperati. Inoltre la terapia cognitiva ha come pilastro la trasparenza degli interventi terapeutici e dell'andamento della relazione terapeutica; nulla viene interpretato dal terapeuta, ma viene discusso con il paziente apertamente; le emozioni sono centrali nella terapia e vengono rispecchiate continuamente dal terapeuta. Non voglio pubblicizzare alcuna "parrocchia", ma solo darti informazioni utili: questo modello è l'unico che ha un corpus di studi scientifici, paragonato ad altri tipi di interventi, che ne provano la significativa efficacia, perciò (mia opinione), se devo investire energie e finanze, lo faccio informandomi e cercando di capire se gli interventi che mi vengono proposti sono validi. Infine concludo col dirti che terapeuti "cani" se ne trovano in tutti gli approcci e in tutte le categorie, perciò prima di scegliere definitivamente il proprio terapeuta, ci si informa il più possibile su di lei/lui e ci si può dare un "periodo di prova", non bisogna sposarlo il terapeuta, se si comporta male o non ci piace abbiamo il dovere di cercare un'altra strada, per rispetto prima di tutto di noi stessi
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Grazie gliss/79 per aver maggiormente argomentato e spiegato il tuo punto di vista :)
Danyp, personalmente sono d'accordo con diverse delle affermazioni di gliss, la terapia è appunto una relazione, ma è una relazione con particolarità e peculiarità che tutti conosciamo e che assumono un significato all'interno del setting. Può non funzionare e le persone hanno tutto il diritto di dirlo ed eventualmente di cambiare strada, per quanto sia una decisione molto difficile da prendere con conseguenze a livello emotivo. Conosco un paio di colleghe che fanno ragionamenti assurdi e che prendono i loro pazienti per dei burattini senza capacità di giudizio e discernimento stupendosi dei drop out. Non lo dico per estendere questo giudizio necessariamente anche alla tua terapeuta, ma penso che vada detto.
Posso e devo lavorare sulle mie emozioni, sulle mie attribuzioni di significato a cose ed eventi...posso lavorare su un sacco di cose. Il terapeuta, seguendo logiche e strategie (purchè sappia ciò che sta facendo e perchè lo fa) può provocare, stimolare, mettere alla prova, ma se la persona che si rivolge a lui non lo segue si crea uno sbilanciamento tale per cui la valenza della terapia viene meno, secondo me.
Se penso di non poter più comunicare col mio terapeuta, di non essere ascoltato e rispettato, a mio avviso si crea un cortocircuito a livello di comunicazione che se non risolto rischia la cronicità.
Pensare di chiudere come ti fa sentire?
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
grazie ad entrambi per le risposte - sicuramente utilissime e su cui ragionare
Se non fosse troppo disturbo, vi posso chiedere della bibliografia valida per informarmi meglio?
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crissangel
Pensare di chiudere come ti fa sentire?
Così bruscamente mi farebbe sentire male - so che sarebbe una ferita che mi porterei dietro finendo per colpevolizzarmi.
D'altronde mi dico, che restare potrebbe essere occasione buona per affrontare un lato del mio carattere che non mi piace e non mi aiuta. (eccessiva rigidità, con me stessa in primis; ansia; scarsa autostima).
:ciao:
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
"Se non fosse troppo disturbo, vi posso chiedere della bibliografia valida per informarmi meglio? "
Per avere un'idea di come funziona la terapia c.c. potresti dare uno sguardo ad alcuni manuali di auto-aiuto, che però non sostituiscono una terapia, ma possono essere uno strumento utile per chi vuole capire e approfondire:
- A: Ellis. "L'autoterapia razionale-emotiva".
- Christine A. Padesky, Dennis Greenberger. "Penso dunque mi sento meglio".
- Ronald D. Siegel. "Strategie quotidiane di mindfulness"
- Michele Giannantonio. "Paura di sentire. Come gestire il pericolo delle emozioni"
- Russ Harris. "La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere" (Questo manuale utilizza una tecnica, la Acceptance &Commitment Therapy, che molti cognitivisti utilizzano nella pratica clinica)
Ciao Danyp e buone letture!
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
grazie infinitamente
:ciao:
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Non credo - da psicoterapeuta e da paziente - sia il caso di suggerire un approccio piuttosto che un altro quando non si conosce la persona e il tipo di problematica che porta.
Tuttavia, informarti sui diversi approcci non potrà che allargare i tuoi orizzonti ed aiutarti a scegliere il terapeuta adatto a te.
Ci tengo però a fare una precisazione doverosa...
Non è scritto da nessuna parte che l'unico approccio al mondo "evidence based" sia la terapia cognitivo-comportamentale.
Un esempio: vi sono centinaia di studi sull' infant research*, che sostengono la moderna declinazione della psicoanalisi, ossia quella relazionale, intersoggettiva e del sé.
Egualmente, essendo ogni caso a se stante, vorrei non dover leggere che 7 anni di terapia siano "sbagliati" a prescindere.
Fortunatamente, nessun approccio si arroga il diritto di intitolarsi come "migliore" o "l'unico che ha un corpus di studi scientifici" e, personalmente, mi esprimerei con meno superficialità. Tutto ciò che viene detto o scritto ha una risonanza in chi ascolta o legge, denigrare un metodo rispetto ad un altro non credo possa in alcun modo essere utile a chi ha aperto il post in cerca di apertura, e non chiusura, mentale.
Per quanto riguarda la situazione descritta, sono senza parole.
Credo questa sia una mancanza di rispetto di qualunque principio di qualunque forma di terapia, indipendentemente dal modello teorico-clinico.
Mi dispiace quindi molto dover leggere situazioni simili.
Spero tu possa trovare una persona di fiducia, in grado di sostenerti nel pieno rispetto di te come individuo, come paziente e nel rispetto della professione di psicoterapeuta da un punto di vista deontologico e fondativo.
Un abbraccio virtuale.
***
* ps. per chi fosse curioso, di seguito riporto alcuni elementi bibliografico-scientifici relativi al'Infant Research ed alla Psicoanalisi Relazionale.
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Pancheri, L., Bonucci, C., (1999) "Autenticità nella relazione analitica come fattore terapeutico". Psicoterapia, 18, 27-39.
Sander, L. (1977). “The regulation of exchange in the infant-caretaker system and some aspect of the context- content relationship.” In M., Lewis, & R. Rosenblum, (Eds.), Interaction, Conservation, and the Development of Language. New York: Wiley.
Shane M., Shane E., Gales M. (2000). “Attaccamenti intimi. Verso una nuova psicologia del sé”. Astrolabio Ubaldini.
Stern, D. (2005) “Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana”, Raffaello Cortina.
Stolorow R.D., Lachmann F. (1984-85) “Transference: the future of an illusion”. The Annual of psychoanalysis, 12/13: 19-37.
Stolorow, R.D. (1978). “The concept of psychic structure: its metapsychological and clinical psychoanalytic meanings.” International Review of Psycho-Analysis, 5: 313-320.
Tronick, E.Z., & Cohn, J.F. (1989). “Infant-mother face-to-face interaction: age and gender difference in co-ordination and the occurrence of miscoordination”. Child Development, 60,85-92.
Winnicott, D. (1971) “Gioco e realtà”, Armando Editore.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Non credo sia la stanza adatta per disquisire su orientamenti terapeutici, comunque spero che oltre a testi degli anni '60 e '70 un terapeuta si aggiorni sulle novità degli interventi di cura...studi del 2013 o almeno del 2010?? poi fra tutte le citazioni bibliografiche non c'è uno, dico uno studio evidence based sull'efficacia della cura...qui parliamo di trattamenti e non delle teorie che stanno alla base dei modelli...per conoscenza: anche i cognitivisti utilizzano gli stili di attaccamento per concettualizzare i casi...
Forse non si sa di cosa si parla quando si dice trattamenti evidence-based....per capirci, è il metodo attraverso il quale la medicina moderna approva o meno un intervento terpeutico in base a studi su gruppi di pazienti, su gruppi di controllo, con studi a doppio cieco, ecc ecc...mi duole constatare che molti professionisti non abbiano la minima idea di cosa significhi aggiornamento professionale...serio...
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Citazione:
Originalmente inviato da
Melody82
Egualmente, essendo ogni caso a se stante, vorrei non dover leggere che 7 anni di terapia siano "sbagliati" a prescindere.
Non credo ci fosse questo tipo di messaggio, o almeno io non l’ho certo letto in questa maniera. D’altronde, io in primis so cosa ho ricevuto da questi 7 anni, e non saranno degli scambi “brevi” e decontestualizzati a farmi cambiare del tutto idea.
Citazione:
Originalmente inviato da
Melody82
Per quanto riguarda la situazione descritta, sono senza parole.
Credo questa sia una mancanza di rispetto di qualunque principio di qualunque forma di terapia, indipendentemente dal modello teorico-clinico.
Mi dispiace quindi molto dover leggere situazioni simili.
Spero tu possa trovare una persona di fiducia, in grado di sostenerti nel pieno rispetto di te come individuo, come paziente e nel rispetto della professione di psicoterapeuta da un punto di vista deontologico e fondativo.
Non sono ancora certissima di come mi muoverò – non ho ancora lasciato l’attuale terapeuta. Ed avrei appuntamento domani alle 18.00. Vorrei parlargliene, sperando che arrivi ragionevolmente puntuale (ultimamente quando i ritardi erano eccessivi, non aspettavo e me ne tornavo a casa, saltando la seduta). Ma credo che sotto sotto io abbia fatto la mia scelta, ma mi spaventano un po’ le conseguenze
Grazie per le indicazioni, anche quelle bibliografiche, che saranno sicuramente utilissime. ;)
:ciao:
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Salve a tutti :)
Citazione:
Originalmente inviato da
gliss/79
Non credo sia la stanza adatta per disquisire su orientamenti terapeutici
Mi permetto di corregere la tua affermazione, che suppongo essere frutto di un semplice refuso. Questa invece è proprio la stanza adatta invece per disquisire su orientamenti terapeutici (tra le altre cose).
Se ti prendi un po' di tempo per leggere lo storico delle varie discussioni, vedrai che molte di esse sono incentrate proprio su questi temi e sono state portate avanti (a volte con estremo rispetto e capacità di contestualizzare il tutto alla dimensione "forum di discussione", a volte anche sopra le righe) da utenti decisamente esperti che hanno dato vita a scambi anche di alto livello.
Semmai, l'osservazione che adesso fai, è che forse questo non è il thread adatto, come dicevo all'inizio.
Certo che, se si risponde ad un dubbio di un utente relativo alla sua terapia con un "consiglio" di cambiare immediatamente terapia andando poi oltre e affermando un certo modello a scapito di altri, senza tenere conto che il discorso non è generale ma riferito ad uno specifico percorso di terapia di cui noi utenti del forum non sappiamo nulla, ecco che ci si può anche attendere di suscitare delle risposte in relazione ai contenuti.
Citazione:
Forse non si sa di cosa si parla quando si dice trattamenti evidence-based....per capirci, è il metodo attraverso il quale la medicina moderna approva o meno un intervento terpeutico in base a studi su gruppi di pazienti, su gruppi di controllo, con studi a doppio cieco, ecc ecc...mi duole constatare che molti professionisti non abbiano la minima idea di cosa significhi aggiornamento professionale...serio...
Qui invece, al di là della condivisione o meno delle tue argomentazioni, ti invito gentilmente ad ammorbidire un po' i toni: come non sappiamo di preciso, a parte quanto Danyp ci dice di sè e del suo percorso terapeutico, quali dinamiche caratterizzino la terapia dell'utente che ha aperto il thread, così non sappiamo di preciso con chi parliamo e a chi ci rivolgiamo. Quindi ben venga sottolineare cosa significa evidence based ma senza eccedere nel modo di rivolgersi agli altri partecipanti.
Qui di seguito linko un articolo scritto dagli amministratori della piattaforma su una comunicazione efficace all'interno del forum, volta ad evitare possibili attriti e scongiurare rischio di flame (ossia liti e botta e risposta che oltre ad appesantire il thread lo portano fuori dall'argomento iniziale) clicca qui
Sull'evidece-based, per quanto io sia d'accordo (altrimenti non avrei seguito oltre alla psicoterapia, anche formazioni in neuropsicologia e DSA, nota personale) credo anche che dietro ad ogni modello teorico ci sia comunque una persona ad incarnare il professionista e che il Sè terapeutico di questo professionista dipenda da un distillato di molteplici variabili che influenzano il percorso e il risultato, per non parlare delle caratteristiche personali di ciascuno specifico paziente/cliente (io non uso nessuno dei due termini, le chiamo persone).
Discorso banalissimo il mio, lo sappiamo tutti: ma era proprio di questo che si intendeva discutere in questo thread, dato che è la terapeuta di Danyp a mettere in atto questi, quantomeno discutibili, atteggiamenti non per forza l'approccio che segue.
Adesso, per cortesia, rientriamo in tema e lasciamo spazio a Danyp, se ha voglia di aggiungere altre cose. Se si vuole invece continuare sulla questione si può tranquillamente aprire un'altra discussione.
Per dubbi o altro, come spesso vi diciamo, contattate pure il moderatore (che in questo caso, come si vede, sono io :) ) tramite messaggio privato (per comunicare con i moderatori in pvt non c'è il limite dei 15 post sul forum).
Grazie :)
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Citazione:
Originalmente inviato da
danyp16
Non credo ci fosse questo tipo di messaggio, o almeno io non l’ho certo letto in questa maniera. D’altronde, io in primis so cosa ho ricevuto da questi 7 anni, e non saranno degli scambi “brevi” e decontestualizzati a farmi cambiare del tutto idea.
Non sono ancora certissima di come mi muoverò – non ho ancora lasciato l’attuale terapeuta. Ed avrei appuntamento domani alle 18.00. Vorrei parlargliene, sperando che arrivi ragionevolmente puntuale (ultimamente quando i ritardi erano eccessivi, non aspettavo e me ne tornavo a casa, saltando la seduta). Ma credo che sotto sotto io abbia fatto la mia scelta, ma mi spaventano un po’ le conseguenze
Grazie per le indicazioni, anche quelle bibliografiche, che saranno sicuramente utilissime. ;)
:ciao:
ciao Danyp :mano:
mi aggiungo anche io alla discussione per esprimere il mio dispiacere per la situazione: come altri hanno ben detto prima di me, al di là dei riferimenti teorici e metodologici che contraddistinguono i diversi approcci e le diverse "tecniche" psicoterapeutiche, la terapia è prima di tutto una relazione, che ha come centro la sofferenza del paziente e soprattutto i suoi B]bisogni[/B]...non ci può essere relazione riparativa, cura o anche semplicemente "sostegno", se i bisogni del paziente non vengono considerati e messi al primo posto.
Tu hai giustamente espresso una critica verso l'atteggiamento della tua terapeuta, e la risposta che lei ti ha dato, unita al proseguimento del comportamento (maleducato e cafone, ancor prima che scorretto deontologicamente parlando) indica forse che in questo percorso non c'è tutto lo spazio per i tuoi bisogni e il tuo sentire...dico "forse", perchè come ben capirai anche tu, per noi è difficile sbilanciarci sul comportamento della collega che ti ha in carico, dato che non sappiamo nulla del lavoro che avete intrapreso. ;)
L'importante, io credo, è proprio riuscire a dare "il giusto peso" a questi 7 anni: inutili e buttati senz'altro non sono, e dei frutti questo lavoro senz'altro te li avrà dati! La relazione terapeutica è "sana" se un paziente ha la possibilità di sperimentare la "dipendenza" dal suo terapeuta nel momento di sofferenza, ma anche se poi arriva a pensare che è arrivato il momento di sperimentare il distacco e il provare a camminare da solo, oppure a intraprendere strade di cura diverse...:)
Senz'altro pensare di intraprendere un nuovo percorso è qualcosa che immagino spaventi e preoccupi: ricominciare tutto da capo, raccontare di nuovo tutta la propria storia... se in questi 7 anni ti sei trovata bene anche a livello di "metodo di lavoro" con la tua terapeuta, senz'altro potrai "salvare" questo aspetto, magari scegliendo qualcuno con un approccio anche simile...non so, io non butterei proprio via tutto ecco :) prima però è importante parlarne con la tua professionista che ti ha in carico, e segnalarle nuovamente il tuo disagio ;) in modo da salvare quanto fatto in questi anni e soprattutto, se andrete verso un'interruzione del percorso, concludere nel modo meno brusco e doloroso possibile :)
in bocca al lupo per tutto
a presto
Chiara
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Citazione:
Originalmente inviato da
arwen
Tu hai giustamente espresso una critica verso l'atteggiamento della tua terapeuta, e la risposta che lei ti ha dato, unita al proseguimento del comportamento (maleducato e cafone, ancor prima che scorretto deontologicamente parlando) indica forse che in questo percorso non c'è tutto lo spazio per i tuoi bisogni e il tuo sentire...dico "forse", perchè come ben capirai anche tu, per noi è difficile sbilanciarci sul comportamento della collega che ti ha in carico, dato che non sappiamo nulla del lavoro che avete intrapreso. ;)
Ma infatti non mi aspetto uno sbilanciamento, ma solo un sano confronto che mi aiuti a chiarirmi un po’ le idee – anche perché 7 anni di lavoro non si possono certo “riassumere” in poche righe, escludendo anche tutto il non verbale. Fra l’altro manca anche la “versione” della terapeuta, che chiaramente ha un suo peso.
Citazione:
Originalmente inviato da
arwen
L'importante, io credo, è proprio riuscire a dare "il giusto peso" a questi 7 anni: inutili e buttati senz'altro non sono, e dei frutti questo lavoro senz'altro te li avrà dati! La relazione terapeutica è "sana" se un paziente ha la possibilità di sperimentare la "dipendenza" dal suo terapeuta nel momento di sofferenza, ma anche se poi arriva a pensare che è arrivato il momento di sperimentare il distacco e il provare a camminare da solo, oppure a intraprendere strade di cura diverse...:)
Sono stati 7 anni sicuramente utili, che senza meno hanno dato qualcosa. La strada da fare credo sia ancora lunga. Avevo già accennato alla terapeuta, che (per questioni economiche) dovevamo cominciare a pensare ad una chiusura, con mio rammarico
Citazione:
Originalmente inviato da
arwen
Senz'altro pensare di intraprendere un nuovo percorso è qualcosa che immagino spaventi e preoccupi: ricominciare tutto da capo, raccontare di nuovo tutta la propria storia... se in questi 7 anni ti sei trovata bene anche a livello di "metodo di lavoro" con la tua terapeuta, senz'altro potrai "salvare" questo aspetto, magari scegliendo qualcuno con un approccio anche simile...non so, io non butterei proprio via tutto ecco :)
Ma infatti, tutto sommato non mi sono trovata male. La rispetto e le voglio bene, ma questa situazione dei ritardi mi sta lasciando una sensazione negativissima. Al di là del ritardo in sé, ciò che mi fa risentire (sentendomi svalutata) è:
• la reiterazione del ritardo (possibile che tutte le settimane abbia dei “contrattempi” che la fanno ritardare?)
• il non prendersi neanche la briga di avvisare
• il girare la frittata (chiedendomi si ho da fare) – come se volesse rimandare a me la responsabilità della situazione.
Se non fosse per questo peggioramenti nei ritardi negli ultimi paio di anni, non avrei neanche preso in considerazione di interrompere bruscamente e/o cambiare terapeuta. Anche perché diciamolo: se mollo, non credo che attualmente sarei in grado di ricominciare con qualcun altro.
Citazione:
Originalmente inviato da
arwen
prima però è importante parlarne con la tua professionista che ti ha in carico, e segnalarle nuovamente il tuo disagio ;) in modo da salvare quanto fatto in questi anni e soprattutto, se andrete verso un'interruzione del percorso, concludere nel modo meno brusco e doloroso possibile :)
Infatti lo so – stavo per mollare tramite sms, ma vorrei trovare il coraggio di affrontarla direttamente e scaricarle (“urlarle”) addosso tutta la mia rabbia, la mia delusione, il mio risentimento, il mio dispiacere. Parlo di coraggio, perché so di temere il dovermi lasciar andare pienamente e di quanto ne deriverebbe.
Comunque vorrei ringraziarvi tutti – questo confronto mi sta dando spunti di riflessione estremamente utili. Vi ringrazio ancora tanto. ;)
:ciao:
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Sono contenta, danyp16, che al di là delle (comprensibili) arrabbiature e delusioni che derivano dalla situazione che ci hai presentato, tu abbia la capacità di un resoconto equilibrato, capace di valutare i pro e i contro e di riconoscere le cose buone che hai trovato e scoperto in terapia.
Sono contenta anche di notare (a mio parere) come da un lato tu voglia esprimere questa tua rabbia ma abbia anche capito che esprimerla per vie traverse con acting out (sms, fughe....) non sarebbe la via giusta, e in fondo non ti libererebbe. Hai la maturità di auspicare un confronto diretto ma sai anche che forse hai bisogno di tempo per maturare questa scelta.
Dinanzi ad esperienze terapeutiche deludenti (che possono esserlo per responsabilità di entrambe le parti, attenzione!) tu mostri invece di aver messo a frutto il tuo percorso, a prescindere da alcune caratteristiche contingenti che stai criticando.
Rispetto a tante persone che vanno squalificando le terapie perchè "non hanno funzionato" (laddove il funzionamento, ripeto, è una cosa che implica sia l'impegno del terapeuta ma anche e soprattutto quello del paziente), i tuoi post pongono un problema ma con spirito critico, equilibrio e maturità (secondo la mia opinione, naturalmente).
Mi permetto, in ultimo, di dare un parere che probabilmente è già uscito fuori: è possibile che questi ritardi derivino da una questione di controtransfert? in altri termini, è possibile che, nella vostra relazione, qualcosa susciti una reazione inconscia nella tua terapeuta tale da "provocare" questi ritardi? forse le tematiche che state affrontando dall'inizio dei ritardi le suscitano delle risonanze emotive?
Ora, questi interrogativi in realtà non sono da porre a te, ma sono un punto di vista per ricordare sempre che paziente e terapeuta sono entrambi NELLA relazione, e che il terapeuta non è un robot ma una persona e un professionista che ha il dovere/necessità di "monitorarsi" con supervisioni e confronti sui casi clinici.
Auguri per tutto, e ti auguro che possiate risolverla presto.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Vorrei ringraziarvi tutti per l’opportunità, di confronto, e darvi aggiornamenti. La scorsa seduta è arrivata puntualissima – forse complice una “dura” mail che le avevo inviato nei giorni passati, in cui avevo già espresso tutta una serie di considerazioni. Ed è proprio dalla mail che abbiamo iniziato la seduta. C’è stato un confronto acceso con “attacchi” a vicenda. L’una non faceva passare nulla all’altra. E’ stato sicuramente utile, e credo ci si sia chiarite. Su alcuni punti ci sono rimasta male, ma questo perché so (anche se fa male ammetterlo) che riguardano cose che evidentemente sono vere.
Al momento continueremo a vederci – se non mandiamo tutto nel dimenticatoio, può essere un buono spunto/inizio per lavorare su aspetti importanti. E se questo significa che dovrò continuare ad accettare i suoi ritardi – beh… me ne dovrò fare una ragione. Non posso rischiare di buttare 7 anni di terapia. Può essere un momento di svolta importante, se saprò essere in grado di persistere.
Citazione:
Originalmente inviato da
Morgana-z
Sono contenta, danyp16, che al di là delle (comprensibili) arrabbiature e delusioni che derivano dalla situazione che ci hai presentato, tu abbia la capacità di un resoconto equilibrato, capace di valutare i pro e i contro e di riconoscere le cose buone che hai trovato e scoperto in terapia.
Sono contenta anche di notare (a mio parere) come da un lato tu voglia esprimere questa tua rabbia ma abbia anche capito che esprimerla per vie traverse con acting out (sms, fughe....) non sarebbe la via giusta, e in fondo non ti libererebbe. Hai la maturità di auspicare un confronto diretto ma sai anche che forse hai bisogno di tempo per maturare questa scelta.
Dinanzi ad esperienze terapeutiche deludenti (che possono esserlo per responsabilità di entrambe le parti, attenzione!) tu mostri invece di aver messo a frutto il tuo percorso, a prescindere da alcune caratteristiche contingenti che stai criticando.
Rispetto a tante persone che vanno squalificando le terapie perchè "non hanno funzionato" (laddove il funzionamento, ripeto, è una cosa che implica sia l'impegno del terapeuta ma anche e soprattutto quello del paziente), i tuoi post pongono un problema ma con spirito critico, equilibrio e maturità (secondo la mia opinione, naturalmente).
Letta così, mi sembra molto “ottimistica” la mia posizione – ti ringrazio, anche se temo possa essere eccessivamente lusinghiera
Citazione:
Originalmente inviato da
Morgana-z
Mi permetto, in ultimo, di dare un parere che probabilmente è già uscito fuori: è possibile che questi ritardi derivino da una questione di controtransfert? in altri termini, è possibile che, nella vostra relazione, qualcosa susciti una reazione inconscia nella tua terapeuta tale da "provocare" questi ritardi? forse le tematiche che state affrontando dall'inizio dei ritardi le suscitano delle risonanze emotive?
Guarda, tutto è possibile, ma sembra parecchio improbabile: ritarda anche con gli altri pazienti (e con i quali ovviamente non ho nulla a che vedere)
Grazie ancora a tutti :)
:ciao:
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Danyp,
non voglio essere ottimista ma da terapeuta scorgo in te delle buone acquisizioni.
La mail è stata uno sprone per un percorso che forse stava andando in impasse, e credo che il confronto molto acceso sia stato comunque positivo.
Mi ha sorpreso leggere che la tua terapeuta sia in ritardo con tutti i pazienti. Pensavo fosse un'agito nei confronti della vostra terapia invece è (lo dico in senso molto ironico) democratica nel ritardo.
Ed è qualcosa che è stato giusto rilevare e su cui lavorare (sia come coppia terapeutica, che lei come terapeuta e persona).
Mi auguro che questo momento possa servirvi.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Citazione:
Originalmente inviato da
Morgana-z
credo che il confronto molto acceso sia stato comunque positivo.
questo si, ha sicuramento messo in chiaro diversi aspetti, su cui si può comunque continuare a lavorare.
Citazione:
Originalmente inviato da
Morgana-z
Mi ha sorpreso leggere che la tua terapeuta sia in ritardo con tutti i pazienti. Pensavo fosse un'agito nei confronti della vostra terapia invece è (lo dico in senso molto ironico) democratica nel ritardo.
Ed è qualcosa che è stato giusto rilevare e su cui lavorare (sia come coppia terapeutica, che lei come terapeuta e persona).
MOLTO democratica. Ho l'impressione, tuttavia, che lei non lo rilevi troppo come problema, nel senso che sono, a suo dire, l'unica a lamentarsi del ritardo. Sa che a me da fastidio, ma lo vede solo come un problema mio, essendo appunto l'unica ad esternare il disagio.
Citazione:
Originalmente inviato da
Morgana-z
Mi auguro che questo momento possa servirvi.
me lo auguro anche io.
Grazie per il supporto :)
:ciao:
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
La questione puntualità, prima ancora che come lavoratori, studenti all'università, innamorati agli appuntamenti, ci appartiene in relazione alla concezione di questa dimensione che si sviluppa in famiglia, nel tempo, che riguarda anche il carattere.
Tu, per la tua terapia, hai fatto bene a porre la questione su questa situazione che ti mette estremamente a disagio.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Ho riflettuto su due punti in particolare:
- il tempo come elemento essenziale del setting
- può definirsi psicoterapia una modalità di relazione di questo tipo? (Penso proprio alla modalità consolidata: ritardi, rancore, attacchi, "ribaltamento di ruoli"- pare: mi riferisco alla paziente, giustamente arrabbiata, che "mette a posto la psicoterapeuta")
Non so quale sia la vostra impressione ma a me l'insieme ha fatto pensare ad altri tipi di relazione in cui ci si può imbattere ma non ad una relazione terapeutica.
Questo punto, insieme a tutto il primo intervento, mi sembra particolarmente eloquente:
Citazione:
Originalmente inviato da
danyp16
le ho fatto presente che non ero più disposta a continuare la terapia in questa maniera. Quindi o trovava una soluzione o la terapia si interrompeva. Le ho dato carta bianca: poteva scegliere giorno e orario a lei più consono, purché mi arrivasse puntuale. Abbiamo da gennaio un nuovo orario, ma niente da fare, continua imperterrita ad arrivare tardi. Fra l'altro, quando glielo faccio notare mi risponde "perché hai da fare?"
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
A me viene in mente una riflessione in merito a come la collega vive la professione, visto che quanto tu affermi, Lyanne (e che mi trova in completo accordo) si configura come una forte resistenza o qualcosa che la terapeuta dovrebbe affrontare in una supervisione, poichè crea-per come danyp16 lo racconta- un grande problema in terapia e tale questione cade anche sugli altri pazienti.
Ma credo che questa questione riguardi la terapeuta, non la nostra utente. Dany ha fatto ciò che può fare una paziente arrabbiata ma che voglia continuare una terapia di cui vede la bontà.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Mi viene da pensare che forse ti dovresti ribellare perchè non mi sembra giusto che non sia cambiato niente anche dopo quella mail.....e poi vorrei tanto sapere che cosa ti ha rinfacciato lei (ma ovviamente non si può per tua privacy e per la collega) cioè io minimo lei avrei fatto un bel paio di bidoni e poi vediamo.....
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
ciao gliss/79, sicuramente la tcc è molto valida, ma se vogliamo parlare di evidence based, allora posso risponderti che alcuni studi in questo campo, evidenziano che nei disturbi di personalità tipo borderline, darebbero più risultati la terapie psicodinamiche che quelle tcc. senza dimenticare che gli studi sugli est, non sono comunque esenti da critiche.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Come dicevo, se volete confrontarvi sugli outcome delle diverse terapie e sul concetto di evidence based si può aprire una nuova discussione in merito. Lasciamo spazio all'argomento posto dall'utente che ha iniziato il thread, grazie.
Buon proseguimento a tutti :ciao:
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Citazione:
Originalmente inviato da
studentessaa
Mi viene da pensare che forse ti dovresti ribellare perchè non mi sembra giusto che non sia cambiato niente anche dopo quella mail.....e poi vorrei tanto sapere che cosa ti ha rinfacciato lei (ma ovviamente non si può per tua privacy e per la collega) cioè io minimo lei avrei fatto un bel paio di bidoni e poi vediamo.....
Dopo la mail, sono passate 3 sedute, ed è stata puntualissima alle prime 2, e lievemente in ritardo alla terza. Darle il bidone non avrebbe risolto alcunché - ne avrei pagato le conseguenze solo io. La seduta prima della mail sono arrivata, lei era arrivata in ritardo parecchio per l'appuntamento precedente, ed io me ne sono andata. Alla seduta dopo la mail mi ha detto che l'ha sorpresa che fossi andata: pensava che non mi sarei presentata e che se così fosse stato non mi avrebbe nemmeno chiamato. Più che per l'email, c'era rimasta male (se così possiamo dire) che me ne fossi andata la volta precedente. Io so che lei arriva in ritardo perché di mattina ha un altro lavoro con un ruolo di rilievo/dirigenziale che la fa incorrere in contrattempi, ma quello che le dicevo è che sembra difficile che questi ritardi vi siano sempre. Mi ha detto che sono l'unica a non tollerare i ritardi e che gli altri pazienti non dicono nulla in merito. Che non devo permettermi di controllarla (perché le avevo detto che avevo visto quando era arrivata).
Comunque ci stiamo lavorando, e le acque si sono lievemente calmate.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
A me francamente sembra quasi un rapporto sadomasochistico.
Comunque non credo serva a molto dire quello che sembra dall'esterno perché tu mi sembri molto dentro la situazione, ed è più che comprensibile, visto che dovrebbe trattarsi un rapporto terapeutico. Proprio qui sta il nocciolo, secondo me, l'impatto sarebbe diverso se tu parlassi di un fidanzato, un genitore, ecc, e credo che sia proprio questo che rende questo rapporto anomalo e ancora più difficile da risolvere, comunque si intenda la risoluzione.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Spesso mi sono trovata a discutere dell'importanza della relazione terapeutica in questo periodo e mi è venuto in mente questo thread; ogni persona, indipendentemente dal tipo di disturbo o vulnerabilità psicologica abbia, è certo al 100% che nella sua storia di vita non abbia avuto la possibilità di sentirsi sicura. Non c'è stata una figura di accudimento che le ha fatto provare la sensazione di avere fiducia in sè stessi e di conseguenza di potersi affidare anche al prossimo, di avere la sicurezza e la stabilità per costruire delle relazioni sane. Chi per sua sfortuna non ha avuto una base sicura che permettesse tutto ciò, se si rivolge ad un terapeuta, a prescindere dal modello teorico o dalle esperienze, l'unica cosa che deve fare sempre fin dall'inizio della terapia e costantemente è quella di essere per la prima volta una base sicura per la persona in questione, che piano piano le permetta di sperimentare emozioni e stati mentali senza esserne spaventata, deve poter sperimentare cosa significa avere dei bisogni e essere in relazione con chi li soddisfa (es. bisogno di sicurezza, bisogno di stima, bisogno di rispetto). Come avevo già detto , una terapeuta che non rispetta questo tassello fondamentale della psicoterapia, o non è una terapeuta o forse dovrebbe cambiare lavoro.
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
Citazione:
Originalmente inviato da
gliss/79
Spesso mi sono trovata a discutere dell'importanza della relazione terapeutica in questo periodo e mi è venuto in mente questo thread; ogni persona, indipendentemente dal tipo di disturbo o vulnerabilità psicologica abbia, è certo al 100% che nella sua storia di vita non abbia avuto la possibilità di sentirsi sicura. Non c'è stata una figura di accudimento che le ha fatto provare la sensazione di avere fiducia in sè stessi e di conseguenza di potersi affidare anche al prossimo, di avere la sicurezza e la stabilità per costruire delle relazioni sane. Chi per sua sfortuna non ha avuto una base sicura che permettesse tutto ciò, se si rivolge ad un terapeuta, a prescindere dal modello teorico o dalle esperienze, l'unica cosa che deve fare sempre fin dall'inizio della terapia e costantemente è quella di essere per la prima volta una base sicura per la persona in questione, che piano piano le permetta di sperimentare emozioni e stati mentali senza esserne spaventata, deve poter sperimentare cosa significa avere dei bisogni e essere in relazione con chi li soddisfa (es. bisogno di sicurezza, bisogno di stima, bisogno di rispetto). Come avevo già detto , una terapeuta che non rispetta questo tassello fondamentale della psicoterapia, o non è una terapeuta o forse dovrebbe cambiare lavoro.
Sono d'accordo con il senso del tuo post, soprattutto per quanto riguarda l'apertura ai diversi orientamenti, anche se io non parlerei tanto di certezza ma di sensazioni, di vissuto personale (quindi non la verità storica ma la propria verità, in base a quello che si è sperimentato, che è vero per sé e che acquista un senso di realtà) e che credo che si possa andare oltre la base sicura, sebbene questa sia importante.
D'altra parte è vero che se il terapeuta non è affidabile, si fa poca strada.
Una cosa che credo sia fondamentale è fare quello che si dice e che ci si dovrebbe aspettare, una volta esplicitato il proprio orientamento.
Da un terapeuta di orientamento psicodinamico ci si aspetta che abbia fatto un congruo lavoro di analisi personale.
Purtroppo, non sempre è così, visto che ci sono scuole che "lasciano libertà", come se fosse un merito ...(con un unico vantaggio latente, ma neanche tanto..).
Se si fa una buona analisi, certe cappelle non si fanno, o almeno, la probabilità dovrebbe essere senz'altro minore.
Il problema è che oggi la tendenza è a economicizzare, soprattutto il pensiero: questo psicoterapeuta fa così? Allora sono tutti così.
Il rischio di questa sintesi inappropriata c'è, vista la concorrenza, ma credo che non ci si debba far spaventare se si lavora con onestà e serietà, qualunque sia l'orientamento scelto.
Il rapporto tra paziente è terapeuta è unico: la ricerca e la clinica possono senz'altro arricchirsi reciprocamente, ma io credo che la ricerca in ambito clinico (e non solo), senza attenzione alla singola persona, diventi "un ammasso di dati" (questo non l'ho detto io, ma non ho voglia di cercare la fonte ;))
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Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo
[QUOTE=gliss/79;2756529una terapeuta che non rispetta questo tassello fondamentale della psicoterapia, o non è una terapeuta o forse dovrebbe cambiare lavoro.[/QUOTE]
Quest'affermazione mi lascia perplessa, non per la frase in sè, ma per il fatto che il rischio è una semplificazione che faccia perdere di vista la complessità e una serie di variabili di cui poco o nulla sappiamo, tra le quali le caratteristiche della terapeuta, la sua storia di formazione e le particolarità che questa relazione terapeutica presenta e che potrebbero sollecitare in modo del tutto peculiare la persona in questione.
Non ho voglia di emettere giudizi lapidari, del resto essere terapeuti è davvero un lavoro duro, e ci potrebbero essere mille perchè che potrebbero spiegare-non giustificare-tali avvenimenti. Non chiedo clemenza per questa mia collega, ma talvolta anche un terapeuta si trova in empasse, e a volte è dura uscirne fuori.