-
Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ho 53 anni, è difficilissimo riassumere la mia storia in poche righe.
Non so da che parte cominciare.
Allora comincio dalla fine, anzi, dal futuro: ora è ufficiale.
Mia moglie ed io siamo prenotati ad una cena di Halloween.
Venerdì prossimo saremo con altre 50 persone ad una cena, a 300 km da casa, vestiti entrambi da strega.
Io indosserò una gonna corta (non proprio mini, diciamo molto sopra il ginocchio), collant, stivaletti al polpaccio, un minimo make up e bigiotteria, poi maschera, cappellacci da strega e mantello per entrambi.
Non vedo l'ora...!
Detto questo, mi riservo nei prossimi giorni di approfondire la mia situazione psicologica, sperando che nel frattempo mi arrivi qualche domanda di chiarimenti, da usare come filo per mettere giù i miei pensieri, ricordi e le mie speranze.
Vi prego, so che da ciò che scrivo potrebbe trasparire un certo equilibrio, e in fondo così è, sto finalmente trovando un equilibrio dopo decenni di angosce, ma questo equilibrio è delicatissimo e oscillo costantemente tra lo sconforto e l'euforia.
Ho bisogno di aiuto, anche se non sembra.
Ho bisogno di riscontri a quello che faccio, perché so che mi basta un attimo, una cavolata grossa e la mia vita potrebbe essere sconvolta.
Grazie a tutti, per ora, mi racconterò volentieri.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ciao Gabrielle, io percepisco un grande entusiasmo per questa futura occasione che ti permetterà (finalmente?) di essere te stesso.
Mi sembra di capire che tua moglie ti appoggi e condivida con te questa avventura. Anche questo è bellissimo: essere amati per come siamo.
Questo è un forum e da regolamento ( http://www.opsonline.it/help/idx/5/030/article/)
ti riporto
14) DIAGNOSI E CONSULENZA PSICOLOGICA ON LINE
14.1 I forum di OPS non prevedono l'erogazione di attività di diagnosi e consulenza, né relazioni di supporto ed aiuto. Studenti di Psicologia e psicologi tutti sono quindi invitati a non lanciarsi in consulenze, diagnosi ed interpretazioni su casi/problematiche portate da altri partecipanti, come previsto dalle "Linee Guida sulle Prestazioni Internet" approvate dal Consiglio Nazionale Ordine Psicologi il 18.12.2003. In caso necessiti un servizio di questo genere, si prega di inviare il richiedente al sito web http://www.benessere4u.it/
Puoi, se vuoi, spiegare cosa significa doversi mostrare diversi da come ci si sente, cosa comporta amare il travestitismo, come può nascere...
insomma come proponi, rispondere alle eventuali domande che ti verranno fatte in merito.
(Un aiuto concreto lo potrai certo trovare da colleghi professionisti nella tua zona, che potranno supportarti in questo passaggio che ti potrà dare il desiderato equilibrio).
Grazie intanto per la condivisione.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Grazie, Claudia.
L'entusiasmo, hai ragione, è alle stelle.
Per la prima volta in quarant'anni ho l'occasione di una legittimazione.
In passato ho avuto altre occasioni come questa. A vent'anni andavo a ballare in minigonna, però in un locale "dedicato", cioè che accettava ragazzi come me; non ero l'unico infatti.
Recentemente, con mia moglie abbiamo partecipato a pranzi e cene da amici, conosciuti in un forum di crossdressers, con me in abiti femminili. Ma anche in quel caso, l'evento era confinato in una nicchia.
Per la prima volta ho l'occasione di agire in abiti femminili in un contesto generale e promiscuo. L'emozione, l'ansia e la paura sono alle stelle.
Quanto all'appoggio di mia moglie, non è così scontato. E' un equilibrio difficile, lei mi ama molto, ma come uomo. Mi appoggia in queste occasioni perché, da donna intelligente, ha capito che ho bisogno di essere "anche" questo.
Peccato, speravo in un aiuto più corposo da questo forum, ma seguirò il tuo consiglio di rivolgermi a B4U, spero di trovare un appoggio morale alle mie paure.
Grazie ancora, un abbraccio.
Gabrielle.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Gabrielle,
percepisco il tuo dolore e la tua emozione nelle tue parole. Ti auguro di trovare sempre equilibri dinamici in cui ritrovare la persona che sei.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Appuntamento dall’estetista alle 11,15.
Roberta è sempre affabile, mi saluta dandomi del tu, fino all’anno scorso, anzi fino all’altro giorno nelle telefonate, ci davamo del lei. È brava, veloce e non fa male. Beh, un po’ sì, ma solo nella zona inguinale. Stamattina ho passato sulle gambe l’olio che mi aveva dato lei stessa l’anno scorso in un paio di campioncini, che ammorbidisce la pelle e favorisce l’espianto del pelo.
Subito dopo aver parcheggiato mi sono dato velocemente lo smalto. Sono entrato in abiti maschili, indossando però gli stivaletti bassi da donna, su pantaloni e calzini, gli occhiali scuri e la borsetta con dentro tutto il necessario per la metamorfosi: gonna, parrucca, collant, cipria, rossetto e smalto (per eventuali ritocchi), braccialetti, orecchini e collana, portafogli (quello da donna). Mi piace molto questa borsetta, elegante ma capiente, con un sacco di tasche, manici corti ma non cortissimi, insomma molto femminile; comprata dai cinesi per 12,90. Sotto gli abiti, avevo già indossato a casa mutandine (quelle di Chantelle da trenta euro) e una sottoveste nera.
La depilazione è andata avanti tra chiacchiere esistenziali, miei sfoghi su come sia difficile vivere una femminilità che devi nascondere, ecc…
Poi mi ha lasciato il tempo di vestirmi. Ho preso dalla borsetta i collant color moka. Assaporo questo momento che per me è il più bello di tutti: faccio scorrere il velo leggero della calza sulla pelle della gamba finalmente liscia e morbida, e godo. Godo, sì, lasciatemelo dire, è la sensazione principe, quella che mi spinge a fare tutto questo. Di tutto il faticoso giro di cose che faccio per sentirmi femminile, la cosa che adoro di più sono le calze (collant e altre forme) sulla pelle morbida e calda di una donna. E oggi, anche la pelle delle mie gambe si presenta, alla vista e al tatto, morbida, liscia e vellutata come quella di una donna. Poi la gonna e gli stivaletti, infine i dettagli, trucco, bigiotteria e parrucca. Ecco fatto. Una donna un po’ sui generis, è vero, ma mi sento bene, finalmente, raccolgo il resto della mia roba ed esco dalla stanza.
Roberta mi sorride e mi dice che sto bene, intanto le chiedo di allacciarmi il braccialetto. Per me sono una maledizione, riesco a slacciare il reggiseno ad una donna con un gesto di un secondo, ma agganciare un braccialetto è sempre stato impossibile per me. Pago e esco. Gabrielle va finalmente in giro per il mondo.
Prendo la tangenziale e vado fino al supermercato. Mentre guido osservo le mie gambe. C’è una gonna da cui esce un paio di ginocchia, sulle quali si stende il fresco calore del collant, e sono le gambe di una donna, che nella pausa pranzo sta andando a fare un po’ di spesa. Per l’emozione ogni tanto mi accorgo che è meglio che osservi di più la strada, invece di ammirare le mie ginocchia femminili.
Parcheggio sotto, come le altre volte. Per la seconda volta, dopo la scorsa estate, Gabrielle va a fare la spesa, ma stavolta in pieno giorno. Che ansia, il supermercato sarà pieno di gente, ma dopo quell’esperienza, Gabrielle ha una consapevolezza più forte, sarà una prova in più.
Sorpresa, il supermercato è quasi deserto. Vado a prendere il latte e incrocio un ragazzone (sarà due metri) che mi osserva. Poi passo davanti al bancone della gastronomia e il ragazzo che sta dietro mi sorride salutandomi. Mentre mi allontano per prendere il pane, vedo che il ragazzone di prima si avvicina al bancone e parla con il commesso, ed entrambi guardano verso di me ridendo allegramente. Ahi. Una fitta.
Vado alla cassa, mentre il ragazzo che era dietro il bancone della gastronomia viene invitato dall’altoparlante ad andare ad aprire un’altra cassa, e ci viene accompagnato dal ragazzone. Ridono. Altra fitta.
Pago alla signora della mia cassa e vado giù al parcheggio. Mollo la roba nel baule e torno su, voglio farmi vedere nel negozio di abbigliamento dei cinesi. Poca gente, io inizio a girare tra gli appendiabiti carichi di gonne e vestiti, prendo una gonna in mano, bella, un tubino corto beige con disegni cachemire, ma mi accorgo che gli stanzini di prova sono tutti occupati. Con la gonna in mano mi aggiro nei dintorni, quando incrocio una ragazza bionda che mi guarda negli occhi. Si avvicina alle altre che stanno provandosi delle cose, due parole e si voltano tutte e tre verso di me, mettendosi a ridere. Terza fitta.
E’ duro sopportare il sarcasmo della gente, ma in fondo dobbiamo accettare che faccia parte del gioco. La mia passione prevede anche il rischio di apparire ridicoli, e qualcuno ogni tanto si prende la briga di fartelo pesare. Ma non importa, oggi è un giorno ok, quindi proseguo la mia strada con sicurezza, nonostante le ferite.
Faccio finta di niente, vado nel settore della bigiotteria, cerco un paio di orecchini grandi, perché i miei si sono rotti. Cerco nella lunghissima schiera di orecchini, ma è un’impresa, perché sono tutti per i buchi, io non li ho, ho bisogno delle clips. Mi guardo in giro, aldilà di una vetrina che funge da divisorio, una ragazza mi sta osservando con aria severa. Allora la chiamo e chiedo a lei. Si mette a cercare, ma non ce la fa neanche lei.
Basta, per ora è sufficiente. L’ora del rientro al lavoro si avvicina, e devo avere il tempo di passare da casa a rinfrescarmi.
La sera tento di fare un altro giro, ma mi va male: per prima cosa arrivo tardi, alle sette e un quarto devo ancora cambiarmi, non è cosa, lasciamo perdere. Vado verso il discount in cui sono andato con la gonna, quest’estate, ma ha cambiato gestione ed orario, invece che alle otto chiude alle sette e mezza.
Via, chiamo Mario, mi cambio e andiamo a mangiarci una pizza.
Bello, avere un amico sincero.
Questo succedeva ieri.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ciao Gabrielle,
purtroppo questo mondo ha così timore di ciò che non conosce che reagisce in modo anomalo.
Ragazzini che vengono presi in giro perché portano gli occhiali, perché sono "troppo bassi" o "troppo alti"...donne e uomini che vengono derisi o peggio perché sono sovrappeso, lei che viene deriso perché essendo un uomo ama vestirsi da donna.
Lei che ha sua moglie che la ama accettando tutto di lei, anche questo suo aspetto, che ha un amico sincero e un'estetista di fiducia.
Lei che cerca poco alla volta di affermare se stessa.
La lotta che ognuno di noi pure in maniera minore fa ogni giorno.
Particolare anche che la questione non cambi sia che siano italiani a vederla, sia che siano cinesi (hanno un diverso approccio alla sessualità di base, e in quella zona del mondo vi sono ormai coloro i quali si battono per l'ammissione del terzo genere...).
Non so perchè ma mi è venuta in mente la favola di Shrek, non so se l'ha vista, a un certo punto la protagonista prenderà la "forma" che le è propria...e questo mi sembra di comprendere, che lei si voglia mostrare per come si sente...se non ha visto il film d'animazione lo faccia, le assicuro delle sane risate...una favola che parla da più punti di vista dell'accettazione, cosa che parte da noi stessi e poi arriva (spesso con molta fatica e tempo) agli altri.
Grazie per condividere la tua esperienza.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ognuno di noi dovrebbe poter seguire, nella propria vita, la strada che porta alla scoorta di sè....e in questa strada dovrebbe poter contare su qualcuni nek quale riporre fiducia. Auguri per ogni cosa....(e per dei begli orecchini con le clip!)
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Grazie a te, le parole fanno sempre bene, ed è il motivo per cui ho fatto "coming out" con un amico. Per non essere più solo.
Grazie per aver chiuso con il "tu", dopo aver iniziato con il "lei".
Sì, Shrek l'ho visto, ho una figlia che ora ha ventun anni e ho visto tutti i cartoons degli ultimi vent'anni.
Ho scoperto con grande euforia (forse un po' pericolosa) che, a parte qualche episodio antipatico di cui ho scritto, se io mi mostro per come mi sento non cadono i muri e nessuno sviene vedendomi. il mondo continua.
Pensa che in questo momento, mentre scrivo, indosso collant chiari, una mini di jeans e scarpe "ballerine", di fronte a mia moglie che sta tranquillamente parlando di lavoro al telefono.
Grazie ancora.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
e tua figlia invece come l'ha presa?
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Citazione:
Originalmente inviato da
studentessaa
e tua figlia invece come l'ha presa?
No, mia figlia non sa niente.
E' un preciso patto tra me e mia moglie.
Ma ora inizio a raccontare la serata di Halloween.
-
Le due streghe di Halloween
Arriviamo nel parcheggio dei camper alle 19,00. La cena è alle nove, abbiamo un’ora e mezza per prepararci, dovrebbe bastare, salvo imprevisti.
Comincio subito con le unghie, perché dopo aver messo le lenti a contatto non sarò in grado di vedere da vicino. Smalto marrone, devo dare un secondo strato perché uno solo è un po’ trasparente. Il secondo strato si rivela complicato da gestire, il medio della destra è un disastro. Va bene così, pazienza.
Una passata di rasoio perché la barba, da stamattina, si fa sentire, poi le lenti. Solite difficoltà (le lenti non fanno per me, questa sarà l’ultima volta che le metto), solite imprecazioni, poi vanno a posto.
Mentre mia moglie si cambia con calma, visto che il suo travestimento (un vestito nero con fiamme rosso vivo, un cappello con veletta, un pipistrello sulla spalla, calze nere e tacchi alti) è meno problematico del mio, io indosso veloce calze autoreggenti, mutandine, sottoveste di raso, gonna, maglia, collana e braccialetto. Quest’ultimo, come sempre, devo farmelo allacciare da lei.
Poi vado al trucco: cipria a gogò e il rossetto, con l’aiuto di mia moglie che mi disegna il labbro superiore, troppo sottile. Quindi indosso parrucca e scarpe col tacco dieci. Esco dal camper così, una prima volta, per andare a collegare il cavo della corrente elettrica e inserire della moneta per averla per la notte. Un po’ di paura, ma niente male come mi muovo sui tacchi!
Risalito a bordo, indosso maschera, mantello e cappellaccio da strega. Ecco la Strega Gabrielle!
Un ultimo controllo alla borsetta: portafogli da donna, la roba da trucco, le “ballerine” per entrambe, in caso di serata movimentata in modo imprevisto o di piedi doloranti. Le due streghe sono pronte. Sono le 20,30, abbiamo fatto appena in tempo.
Uscendo dall’area di sosta, procediamo a fianco di una famigliola con un bimbo sui dieci anni. Ci guardano un po’ perplessi, senza dire una parola, e sì che di solito tra camperisti ci si parla sempre volentieri! Ci incamminiamo lungo la strada che porta al castello, che non è tanto lunga, ma per due poverette coi tacchi si dimostra impegnativa. Le mie sensazioni sono indescrivibili. Fare un pezzo di strada così lungo in abiti femminili è già una grossa conquista. Mi sento bene, per nulla a disagio, sento l’aria fresca sulle gambe e sotto la gonna, sensazione meravigliosa per me. Camminiamo come due amiche che vanno ad una festa. Arriviamo comunque in anticipo al castello, entriamo nel cortile medioevale, molto suggestivo, con i tacchi incerti sulla pavimentazione di ciottoli vivi. Il portico è ancora poco animato. C’è una ventina di persone, alla fine saremo circa 70.
Dopo essere passate il segreteria per l’accreditamento, prendiamo i calici di vino che ci vengono offerti e ci mettiamo in un angolo ad aspettare gli altri. La mia figura, soprattutto, è quella che suscita espressioni di divertito stupore, quando ci si rende conto che quella strega in minigonna non è una donna. La cosa mi diverte molto, anche se mi sento un po’ in imbarazzo. Sentirmi una figura femminile in mezzo alla gente mi fa sentire bene, sento un’energia addosso che non provavo da tanto. Ho la stessa emozione che ho provato quando sono andata a fare la spesa come Gabrielle. Ed è il motivo per cui, parlando di me in questo racconto, uso di preferenza il genere femminile.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ciao Gabrielle, grazie di nuovo per la condivisione.
A me fa strano leggere che persino in una festa in maschera / simil carnacialesca, le persone si stupiscano di "chi nasconde la maschera", fisicamente hai tratti molto marcatamente maschili?
Il tuo sentirti donna è limitatamente circoscritto al travestitismo e al concetto di te come persona?
E nella tua personalità come si traduce? Hai delle caratteristiche di personalità "tipicamente femminili"?
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ci sono delle cose da dire. Poi continuerò il racconto della serata di Halloween.
Dunque, possiamo individuare due principali cause primitive (oltre alle altre, aggiuntesi nel corso degli anni) per il mio agire.
La prima è la mia famiglia di origine, nella quale mia madre era l’elemento più energico. Una sorella, anche lei, dal carattere deciso e se vogliamo, aggiungiamo una zia, molto bella, molto presente, lei pure volitiva e decisionista. Tutto ciò a fronte di un padre dimesso e modesto, mai visto impegnato in un atto di forza. Io, a dieci anni, avevo bisogno di eroi, e mio padre non era quello che si può definire un modello da seguire. Con il tempo, divenuto adulto, ho rivalutato la figura di mio padre, uomo perbene, onesto, gran lavoratore e persona stimata da tutti, ma ormai la frittata era fatta. Da piccolo, per sentirmi forte, iniziai ad indossare i vestiti di mia madre. E di mia zia.
Ecco, quando indosso, tuttora, abiti femminili come collant e gonne, io non ho la percezione di compiere un gesto sbagliato. Io percepisco soltanto un genere di abbigliamento che mi fa stare bene, che ho fatto mio, che mi appartiene. Un tipo di abbigliamento con il quale io sento di essere “a posto”, e faccio molta fatica a comprendere le ragioni per cui dovrei rinunciarvi “solo” perché sono un maschio. Un tipo di abbigliamento che adoro per la leggerezza, la delicatezza dei tessuti, per quel velo leggero che copre il mio corpo senza opprimerne le pelle. La scorsa estate, un giorno, mia figlia ha detto una frase che poi ho udito ripetere da altre donne (prima di allora non vi avevo fatto molto caso): “Questo vestitino è fantastico, sembra di non aver niente addosso". Ecco, cosa mi piace, dell’abbigliamento femminile: questa leggerezza impalpabile che accarezza il corpo. E’ fantastico.
La seconda causa primaria è che io amo le donne. Ho stabilito (credo che si dica così, pur non essendone sicuro) un “transfert” con gli indumenti femminili. Essendo io timido, impacciato ed insicuro, non sono mai riuscito a conquistare una ragazza, così ho cominciato a, diciamo così, “possedere” i capi di abbigliamento che consideravo più femminili per avere l’illusione di toccare con le mie dita qualcosa in qualche modo di femminile. Anche oggi, a cinquant’anni, quando indosso abiti femminili indugio nell’accarezzarmi le gambe, perché immagino di avere tra le dita le gambe di una donna. Non a caso nel corso degli anni, soprattutto da giovane, spesso ho letteralmente rubato indumenti femminili, soprattutto mutandine, stesi ad asciugare nel bagno di qualche amica o su un balcone in qualche cortile sconosciuto.
Tutto ciò che ho detto non è razionale.
È appena ovvio che ragionando su questi concetti io trovo le ragioni per cessare di praticare il travestitismo, ma voi professionisti sapete meglio di me che “la pancia” quasi sempre urla i propri bisogni. Presto o tardi, ma vengono fuori, se repressi a lungo.
Per rispondere alle tue domande, infine, e a chiusura di quanto sopra, direi che io non ho intenzione di sentirmi propriamente donna. Certo, pur avendo un carattere decisamente maschile, con tutti i difetti che presentano gli uomini, ritengo di avere alcuni piccoli pregi tipicamente femminili, prima fra tutti una certa spiccata sensibilità, che mi ha portato tra le altre cose a dedicarmi al volontariato sulle ambulanze del 118, per dieci splendidi anni.
Una sensibilità che, fin da piccolo, mi porta molto lontano dalla tipica aggressività maschile, dalla competizione per la conquista, dalla lotta per prevaricare gli altri.
E adesso, avanti con il racconto di Halloween.
-
Le due streghe di Halloween - seconda parte
Mi siedo accanto ad una ragazza vestita da infermiera zombie, con un occhio reso putrido da un bellissimo trucco, accanto a lei sua madre nei panni di Morticia Addams. Unisco le ginocchia e vi poggio sopra la borsetta, ogni tanto accavallo le gambe. Mi fa i complimenti, ridendo di gusto, per il mio travestimento. “Belle queste scarpe! Ma che numero sono?”, poi un commento sul fatto che sulle gambe non ho peli, “Sì, mi sono depilato” ho risposto. In ogni caso mi fanno i complimenti per le gambe, mi dicono che sto molto bene. Facciamo qualche foto e ce ne facciamo fare una insieme.
Intanto osservo le coppie che arrivano, tra diavoli, streghe e mostri, problemi con i tacchi per tutte, sul ciottolato del cortile. Sono soprattutto le donne ad osservarmi con insistenza: le più sorridono, qualcuna è perplessa.
Arriva il momento della cena, ci fanno salire al quarto piano (otto rampe con i tacchi!), ci sediamo nei posti già assegnati dai cartellini segnaposto, e iniziamo a chiacchierare tra noi. Davanti abbiamo una coppia non in costume, di fianco a loro un bellissimo “Dracula”, in compagnia di una strega con i capelli rossi. Entrambe due splendide donne. Io intanto mi aggiro nella sala, sempre più sicura sui tacchi, facendo foto alle due tavolate. Mi fanno i complimenti per il look, battute sulla parrucca poco stregonesca, mi dicono che ha un che di francese, “bene, sarò una strega francese!” rispondo ridendo.
Durante la cena i giochi (per la verità un po’ debolucci) si susseguono alle portate. La donna davanti a me, quella non in costume, durante la conversazione ad un certo punto, osservando le mie gambe accavallate, si mette a ridere e mi dice “Complimenti per il coraggio… mettersi in minigonna!” e ride ancora. Io rispondo “…ma devo confessare che si sta molto bene in minigonna”. Sistemo l’orlo della gonna facendo spuntare fuori in modo strategico il pizzo della sottoveste. Passa qualche minuto, e colgo al volo lo sguardo della donna che sbircia con destrezza il pizzo che spunta. Sto imparando i trucchi seduttivi delle donne?
Intanto, sono oggetto dello “scherzetto” del personale, che fa finta di non portarmi il piatto del primo. Quando tutti sono serviti, io rimango senza per un bel po’. Comincio a preoccuparmi, guardo verso la cucina. Dopo un bel po’ di tempo, arrivano in due: “Per lei, mi dice la ragazza, dolcetto…” mettendomi di fronte un piatto con gli gnocchi che hanno tutti gli altri “…e scherzetto!!” posando il secondo piatto con una magnifica porzione di lasagne!
Aldilà della doppia portata, mi ha lusingata il fatto che la mia ricerca di visibilità abbia avuto successo. Lo scherzo è stato fatto a me in quanto sono il soggetto che colpisce, della serata. Bene. Intanto io assaporo il piacere di indossare la leggerezza del mio abbigliamento femminile, il piacere del velo delle calze che mi accarezza le gambe e della gonna che rappresenta per me la libertà di muoverle, in generale quel “sentire” il proprio corpo che è propriamente un bisogno della donna.
-
Le due streghe di Halloween - finale
Mentre si susseguono gli interventi degli animatori, ai quali a fine serata mi pentirò di non aver partecipato abbastanza (beh, nonostante il coraggio del travestimento e la disinvoltura nel portarlo, un po’ di imbarazzo c’è, timido ero e timido rimango), un altro riconoscimento mi arriva da uno dei personaggi che recitavano dei monologhi, una ragazza che impersonava Lilith, il demone della lussuria, tenendo una rosa in mano. Alla fine del suo numero, viene verso di me dicendo “…e voglio salutarvi offrendo la mia rosa a colui che potrebbe diventare il mio sposo… o la mia sposa!” e mi porge il fiore sorridendo. Wow, non mi aspettavo questo! Balbetto un ringraziamento guardando mia moglie, senza sapere bene cosa fare. Riflettendoci ora, penso che avrei dovuto alzarmi e dare due bacini di ringraziamento, come fanno tutti coloro che ricevono un premio. Magari mi avrebbe portato al centro della scena per un applauso generale. Ma è il senno di poi, in quel momento ero molto emozionata e anche un po’ condizionata da mia moglie, non so quanto avrebbe apprezzato che io fossi così tanto al centro dell’attenzione. Più di quanto già lo fossi, intendo.
Finita la cena, una guida ci porta a visitare il castello. Medioevale, bello, una visita culturalmente interessante, in due gruppi di una trentina di persone. Mi sento bene, a mio agio, nel camminare sui tacchi attraverso le varie stanze medioevali, meglio di altre donne soprattutto mentre attraversiamo di nuovo il cortile di ciottoli. Finita la visita, verso l’una di notte, facciamo i complimenti alla nostra guida e sciogliamo il gruppo, salutandoci senza particolare calore. In effetti, non c’è stato un particolare affiatamento durante la serata…
Incamminandoci per il rientro al camper, mentre pensiamo preoccupate alla strada da rifare sui tacchi, abbiamo un attimo di paura, perché dobbiamo passare (la via è obbligata) davanti ad un locale strapieno di ventenni che schiamazzano ed occupano tutta la larghezza della strada. Ci guardiamo e andiamo avanti spedite, camminando sui tacchi verso il frastuono, attraversandolo con lo sguardo basso, nella vana speranza (see, figurati!) che io venga scambiata per donna. Mentre passiamo “sento” su di noi, senza vederli, gli sguardi dei ragazzi, tra commenti ironici sia sul travestimento, sia sui dubbi riguardo alla mia femminilità, sia addirittura sulla femminilità di mia moglie (ho sentito un “Ma è uno o sono due?”). Ma tutto fila liscio, passiamo. Per un attimo ho provato ciò che prova una donna girando per strada, in luoghi non totalmente sicuri. Paura, ma forse c’è anche un pizzico di desiderio di mettere alla prova il proprio potere di seduzione. Un brivido caldo.
Arrivate, dopo la lunga camminata, al camper, mia moglie si spoglia in fretta e si mette a letto, al caldo, io lo faccio molto più lentamente, vorrei che questa serata non finisse ancora. Non ho sonno e non faccio altro che scorrere davanti agli occhi le immagini della serata, della mia femminilità, degli sguardi della gente.
Meravigliosa esperienza al femminile, forse irripetibile, o forse sì, ma io adesso non riesco a provare sonno. Sono soltanto felice e molto, molto emozionata.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
P.S. Claudia, ho scritto a B4U quando me l'hai suggerito, ma non mi hanno ancora risposto.
Pensi che sia normale, ci vuole un po' di tempo?
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Giro la domanda a colleghi più esperti di me su B4U, ad ogni modo ti consiglio di leggere gli articoli della collega Paola Biondi la quale si occupa da molto tempo di identità di genere.
Quello che scrivi mi fa pensare che a livello sociale, nonostante ci siano persone conservatrici...in realtà e per fortuna esistono persone che sanno apprezzare una persona in quanto essere umano e non per quanto ci sia aspettano che sia o faccia o si comporti.
Una rosa per il coraggio di essere se stessi :) perchè questo ti po di coraggio ci vuole tutti i giorni :)
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Quando il cielo sembrava completamente sereno, è passata una nuvola...
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ciao Gabrielle,
Mi sembra una metafora...è corretto?
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Corretto.
La nuvola è la sessualità.
Ho bisogno di un rapporto sessuale vestito da donna.
Ne abbiamo parlato qualche volta con mia moglie,senza approfondirlo, lei ha sempre lasciata aperta la possibilità, pur non entusiasmandola (comprensibile) e senza promettermela mai.
Ma non ce la fa.
La capisco, lei dice che le sembrerebbe di fare sesso con una donna, e non è nelle sue corde, non ci riesce.
Se insistessi, probabilmente, riuscirebbe a farlo, ma non sarebbe soddisfacente, ovviamente.
Non lo sarebbe per lei, che sarebbe tesa e non riuscirebbe a lasciarsi andare, ma non lo sarebbe neanche per me, che sarei teso a mia volta, nello stato d'animo di costringerla moralmente a fare qualcosa che non le piace, "solo" per fare piacere a me.
In questi giorni, dopo Halloween intendo, ho acquistato una minigonna e un cappottino corto, da donna (in giorni diversi e, ovviamente, provandoli in negozio). La settimana scorsa ho inventato una scusa per uscire una sera, ho messo minigonna e tacchi e sono andato alla ricerca di una prostituta, per cercare di avere questo "maledetto" rapporto sessuale vestito da donna.
Non ce l'ho fatta. Ci ho provato, ho interpellato due/tre ragazze in strada, ma non ce l'ho fatta (tra l'altro, aggiungiamoci anche che mi sento in colpa per alimentare il mercato della prostituzione...).
Non ci riesco, a tradire mia moglie, soprattutto mi ripugna ingannarla e mentirle.
Ma so per certo che ci riproverò, uno di questi giorni.
Che tristezza. Dopo Halloween mi sembrava potesse andare tutto bene, invece...
Non so dove sbattere la testa.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ciao,
hai pensato di rivolgerti ad uno /una psicoterapeuta?
Mi pare che Claudia in qualche post precedente ti abbia dato ottime indicazioni.
Non so quanto la narrazione in sé, e basta, ti possa aiutare.
Tra l'altro, è evidente (almeno, io la percepisco in modo molto marcato), una buona dose di autocompiacimento nello scrivere, nel raccontarti (che potrebbe essere il tuo "guadagno secondario") e questo, forse, potrebbe allontanarti da quello che dovrebbe essere l'obiettivo fondamentale, cioè comprendere ed elaborare certi nodi forti, che oggi pare ti creino particolare disagio.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ciao Gabrielle,
io penso che un percorso anche in coppia potrebbe aiutarvi a sciogliere alcuni nodi, come suggerisce Lyanne, e come ti avevo suggerito so che la Dott.ssa Biondi è esperta sulle tematiche da te portate.
Non voglio invece dare interpretazioni su quanto scrivi, posso immaginare che si cerchi attraverso la scrittura una sorta di autorizzazione a "essere"...
Mentre fai sesso con tua moglie, avrai immaginato molte volte di essere vestito da donna, e probabilmente l'avvertire l'urgenza del "bisogno" significa che la fantasia non ti basta più.
Inoltre andare con una prostituta potrebbe (forse) permetterti di vivere la tua fantasia, ma allo stesso tempo avrebbe altri tipi di risvolti negativi...
Davvero, chiedi una consulenza alla collega che ti ho indicato o altri colleghi magari più raggiungibili geograficamente nella tua zona che si occupino di queste tematiche.
E' il migliore consiglio che possiamo darti. :)
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Grazie ad entrambe per interessarvi a me, prima di tutto.
Andiamo con ordine.
Non è così semplice, la cosa. Ho seguito diverse terapie, negli ultimi trent'anni, ed ho frequentato quella che ormai considero "la mia psicologa" fino all'inizio di quest'anno, febbraio/marzo, quando abbiamo capito entrambi che questo mio problema non mi avrebbe creato grossi guai, se non, come si vede da ciò che scrivo, un disagio diffuso e indefinibile.
La cosa era tollerata "obtorto collo" da mia moglie, che, non avendo mai avuto bisogno di psicologi per sé (è insegnante e ne frequenta continuamente, per i suoi allievi), li ha sempre considerati uno spreco di soldi.
Una frequenza quindicinale a 40 € a seduta hanno rappresentato un inatteso rialzo delle nostre entrate: 80 euro al mese non sono molti ma sul bilancio familiare fanno molto, per la spesa quotidiana. Se si pensa che ho uno stipendio di 1.100 euro al mese...
Primo passo da valutare, perciò, sarebbe quello di trovare un aiuto al minor costo possibile, oppure se tornare agli 80 della mia terapeuta.
Per quanto riguarda la coppia, ne ho parlato, tempo fa, e mia moglie e decisamente e risolutamente contraria.
Infine, scrivere ciò che vivo rappresenta un'altra faccia della stessa spinta che mi porta a mostrarmi ad altri in abiti femminili (l'ho fatto anche ieri sera, guidando e passeggiando in minigonna, in cerca di una prostituta che ovviamente "non volevo" trovare). Un desiderio di rivalsa sulla mia vita passata, di ragazzo informe, insapore e "inoffensivo" (non c'è termine più offensivo per un maschio), che vuole finalmente farsi vedere, ricevere complimenti o anche soltanto attenzione, sia fisicamente, cercando approvazione dagli amici (ho organizzato le cene con i compagni di classe di elementari, con tanto di maestro, medie e superiori, ricevendone entusiastici complimenti), sia virtualmente, scrivendo (bene, mettiamo da parte le false modestie) un po' di tutto. Nella mia vita "ufficiale" ho un sito web su cui scrivi storie di tutto il mondo. Ecco perché mi vesto da donna: voglio urlare a tutto il mondo che io non sono una persona banale.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Ciao Gabrielle,
questo tuo "urlo" finale, dice tantissimo, certo non sei una persona banale, e questo se lo desideri puoi gridarlo al mondo, che in parte non lo comprenderà...
Riguardo la tua terapia dici: "quando abbiamo capito entrambi che questo mio problema non mi avrebbe creato grossi guai, se non, come si vede da ciò che scrivo, un disagio diffuso e indefinibile."
E' che ora le cose sono cambiate, da marzo, tu stesso (mi viene da parlarti al maschile qui e non a caso) manifesti altre esigenze.
Per la tua coppia: forse basterebbe un incontro, con la tua terapeuta, la sessualità è un fetta importane della vita di coppia.
Andare con una prostituita non so se ti costerà meno, in termini economici, in termini emotivi lo sai tu.
Tua moglie ti sta venendo incontro per molte cose, merita almeno la tua sincerità su questo aspetto (che non deve essere una richiesta per forza) ma almeno dalle una scelta...questo è non essere banalmente egoisti.
Quando lavoro con le coppie, cerco di lavorare sull'individualità di ciascuno, ma è importane anche trovar il giusto compromesso, a meno di non essere isole (single), non possiamo pensare che quanto facciamo, seppur intendendo (?) di proteggere l'altro, in realtà non vada a danneggiare il rapporto...
Scusa la franchezza, non so quanto apprezzerai...
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Beh, il fatto che una persona senta il bisogno di affermare qualcosa riguardo sé, urlando, secondo me suggerisce parecchie cose...
Perché ho bisogno di rimarcare che non sono banale?
E perché per me la non banalità si manifesta nel vestire abiti dell'altro sesso, andando a toccare la mia identita? Potrei esprimerla gettandomi con il paracadute, dipingendo murales, fotografando paesaggi o in mille altri modi. Invece no, proprio l'identità.
Secondo me questi punti meriterebbero di essere approfonditi, ma, appunto, nel setting appropriato.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Apprezzo, Claudia, eccome se apprezzo.
Che posso dire? Avete ragione entrambe. Il mio bisogno di affermare che non sono banale deriva da una autostima molto vicina allo zero.
Ma non è reale: è soltanto percepita, da me. Nel senso che razionalmente, se mi metto a tavolino e esamino ciò che ho fatto nella vita, posso concludere di non essere un uomo qualunque, ma dentro di me, ahi ahi...
Per questo sostengo che (forse) posso controllare questa mia tendenza al rifiuto della mia identità, perché la conosco. Ciò non toglie che potrebbe scoppiarmi in mano, potrei non riuscire a disinnescare in tempo la miscela esplosiva che sto preparando.
Forse mi "salva" anche il fatto che Gabrielle è "stagionale", mi salva il fatto che, io lo voglia o no, tra poco finirà l'inverno ed io dovrò riprendere il mio completo aspetto maschile.
Boh.
Per il momento grazie, di cuore, ad entrambe, rifletterò molto sui vostri consigli e può darsi che ricontatti la mia terapeuta.
Grazie.
-
Un salto in panetteria
Stasera ho ritagliato un paio d’ore approfittando di una pizza con il mio amico Paolo. Il percorso per la trasformazione in donna è il solito: all’ora di pranzo, solo in casa, indosso le calze autoreggenti e la sottoveste nera sotto gli abiti consueti. Lo faccio subito, appena entro in casa.
Poi mi assale un timore. Mia moglie ha detto che oggi, contrariamente al solito (non ci vediamo mai, nella pausa pranzo), avrebbe potuto rientrare a casa. La cosa ridicola è che il timore più grosso è che, visto che nostra figlia è fuori casa e saremmo soli, potrebbe aver voglia di un po’ di sesso. In effetti l’occasione è propizia, manca un’ora al rientro al lavoro. Se succede, però, come le spiego le autoreggenti? Vabbé, mia moglie è collaborativa e sa che amo indossarle, ma come lo spiego che le indosso proprio ora? Vabbé, posso semplicemente dirle che avevo voglia di indossarle.
Un quarto d’ora prima di uscire, suonano al citofono, “eccola” penso con agitazione, invece è nostra figlia, che per un imprevisto è dovuta tornare a casa e si chiude, come suo solito, nella sua camera. Meno male che non ho deciso di mettere la gonna e tenerla per tutto il tempo della pausa pranzo!
Mia moglie invece niente, non arriva, meglio così. Niente complicazioni inutili né spiegazioni difficili.
In ufficio, per tutto il pomeriggio combatto con la spallina della sottoveste che tende a scivolare dalla spalla (però quanto mi piace compiere quel gesto, così femminile, di infilare la mano nella maglia per tirarla su…).
Poco prima di uscire, una tappa in bagno per aggiustare le calze che sono scese un pochino, poi via! Si parte.
Scendo con ansia la rampa del garage (il mio è nell’ultimo piano sotterraneo, il terzo), mi si affianca un’auto che scende rapida, la vedo infilarsi nel corridoio dove c’è il mio box. “No, ti prego!” penso mentre scendo. Invece sì, l’auto deve entrare nel box accanto al mio!!
Mentre recito tra me un misto tra imprecazioni, preghiere e invocazioni al dio delle sorelline, inizio a togliere maglia e camicia (mi sto specializzando nel levarmi maglia e camicia insieme, utile per rimetterle poi velocemente), e infilarmi la maglia lupetto. Mentre mi slaccio le scarpe do un’occhiata fuori, il tizio sta già chiudendo il suo garage, molto bene, il dio delle sorelline è benevolo. Sfilo scarpe e calzini, poi pantaloni e mutande. Infilo la mia gonna a tubino nera, trapuntata, calda e comoda, poco sopra il ginocchio. Indosso le ballerine nere, infilo scarpe sotto il sedile di guida e pantaloni dietro il sedile del passeggero. Ho preso la buona abitudine di non mettere scarpe e pantaloni nel bagagliaio perché se dovessi togliermi la gonna in fretta, in caso di emergenza, non ho bisogno di scendere dall’auto per farlo.
Pronti, posso partire. Esco dal box con il solito patema, sperando che non ci sia nessuno. Per colpa dell’ansia, mi metto alla guida con il portabagagli posteriore aperto: mentre esco sento una gran botta contro il portellone basculante del box, per fortuna mi fermo subito, visto che andavo pianissimo. Comunque la cosa mi costringe ad uscire dall’auto di corsa, con la mia gonna calda e confortevole, per constatare il danno, che per fortuna non c’è. Mi accorgo invece che c’è gente in giro, in un garage in fondo al corridoio, dalla parte opposta a quella in cui devo andare. Con il batticuore mi infilo di nuovo in macchina, esco, chiudo il box e parto. Durante queste operazioni l’uomo si fa i fatti suoi, oppure non ha guardato verso di me, oppure non ha colto l’anomalia della gonna. Mentre esco dal cancello principale e mi avvio verso la zona in cui ho deciso di andare, rifletto sul fatto che sto acquisendo un sempre maggiore disinvoltura nel muovermi in queste situazioni “femminili”, grazie anche alla crescente indifferenza della gente che ormai non si cura più del prossimo, oppure si è talmente abituata ad ogni stranezza che non si guarda più intorno.
Dopo venti minuti di guida “al femminile” (sono una “normale” donna con la gonna che guida la sua auto, come tutte le donne con la gonna), arrivo in corso Belgio alle sette circa, apro lo smalto che avevo lasciato sul cruscotto, nella speranza (seee!) di metterlo durante la guida. Cola una goccia sulla mano, il che la dice lunga sulla qualità di uno smalto pagato un euro. Dopo dieci minuti complicati, le unghie hanno un delizioso colore bianco perlato. Quindi, cipria e rossetto per concludere il minimo make-up. Mi infilo le decolté tacco dieci al posto delle ballerine “da guida” e il corto cappottino nero nuovo, comprato l’altro ieri dai cinesi dopo averlo provato con la minigonna, afferro la borsetta e vado.
L’obiettivo, stasera, è la panetteria in cui mi reco ogni tanto da tre anni a questa parte. Ho parcheggiato a trenta metri, la zona non è molto affollata ma qualcuno passa. Mi incammino nel buio della sera, sento l’aria fresca sulle gambe che è sempre la sensazione più bella, per me. Cammino cercando di sentirmi donna, ma diciamo la verità, ciò che faccio è cercare più che altro di muovermi e camminare sentendomi a mio agio il più possibile, e devo dire che stasera, con il mio abbigliamento, mi sento davvero bene, molto. Non mi sento donna: sto bene come se fossi una donna con il suo abbigliamento normale, e non mi interessa lo sguardo della gente che incrocio. È diverso. Oltretutto credo di poter passare davvero per donna (ad un’occhiata distratta, ammettiamolo) perché nessuno di quelli che incontro mi guarda in modo strano.
Entro, finalmente, negozio deserto.
“Buonasera”, mi accolgono la signora sui cinquanta (molto ben portati) e la ragazza (bella davvero), nella loro divisa costituita da un grembiule bianco e un sorriso per tutti.
“Buonasera”, rispondo, “avete ancora del pane?” La ragazza, prontamente, recupera la cesta del pane che stavano mettendo via, intanto mi butto: “Vi ricordate di me, vero?”, è la prima volta che mi vedono dopo molto tempo, anzi, mi pare che l’anno scorso non ci siamo proprio visti.
Si illuminano entrambe “ma certo, mi sembrava di conoscerla! È tanto che non la vedevamo, tanto che pensavamo non abitasse più da queste parti. Come va?” “Bene, rispondo, molto bene”.
Ora, il dubbio che mi assale può sembrare stupido, ma ho dovuto decidere in una frazione di secondo. Cosa racconto loro, la verità, cioè che mi vesto da donna per una passeggiata di pochi minuti e soltanto per andare a trovare loro, oppure invento? Risposta ovvia, volendo cercare di prolungare questo momento, mi invento una storia.
“Ho cambiato vita, come vedete, ho un lavoro che mi permette di vivere la giornata in abiti femminili” “Ah, ma che bello!” “Sì, lavoro in uno studio e ho trovato delle colleghe meravigliose, mi hanno praticamente adottata, sono a tutti gli effetti una loro collega. Siamo in otto, cinque donne e due ragazzi, ed io”.
Mentre parlavo, mi rendo conto di una cosa che mi capita raramente: sono entrambe ferme e mi guardano, ascoltandomi con attenzione. Non mi ascoltano mentre fanno altro, distrattamente, dando segni di sperare che finisca presto, no, È una bella sensazione, ti fa sentire una persona che ha qualcosa da dire.
Continuo. “Anche il titolare è una persona magnifica, mi permette di vivere la mia particolarità, anche perché non ho contatti con i clienti, quindi posso lavorare in tranquillità. Vedete, il punto è che io non mi sento donna, non sarei credibile, non sarebbe neanche giusto se tentassi di farlo, si tratta soltanto di sentirmi a mio agio con l’abbigliamento che mi piace, che mi fa sentire a posto. Io sto bene, molto bene in abiti femminili, ed è la cosa che conta, il resto viene da sé, sia il mio lavoro che il rapporto con le colleghe”.
“Ah, certo, il titolare deve essere una persona speciale, non è da tutti”. Continuano a chiacchierare, appoggiate al bancone, rendendomi dignità di colloquio, facendomi sentire a mio agio. “E comunque complimenti, perché sta molto bene, ha delle bellissime gambe, sta bene con i tacchi!” dice la signora, mentre mi allontano un po’ dal banco per fare un minimo di passerella per farmi vedere, con una leggera piroetta. “Sì, sta davvero bene” aggiunge la ragazza.
In quel momento entra un’altra cliente. Fine della scena, penso. Pago il pane e saluto, la signora mi saluta con calore “arrivederci e torni pure a trovarci quando vuole!”. Grazie, ragazze. Pochi minuti dentro questo negozio luminoso, e non solo per i neon, mi hanno infuso un altro pochino di quella dignità che ti strappano gli sguardi delle persone che ridono di te, quei sorrisini di scherno che in realtà mordono le carni e ti strappano la dignità di sentirti bene con te stessa e con i tuoi abiti.
Come succede sempre in questi casi, “non può finire qua”, mi dico. Arrivo subito alla macchina, è vicina. Tentenno, preso dal dubbio, ondeggio sui tacchi osservando la mia immagine riflessa sul finestrino dell’auto. Poi decido, metto il pane dentro e richiudo. Arrivando in auto ho notato che su corso Belgio (esattamente dalla parte opposta di questo isolato) c’è un’edicola, ho visto in settimana che è uscito “Elle”, potrei andare fin là a comprarlo. Parto, zampettando al femminile sui miei tacchi a spillo. Arrivo fino all’angolo, svolto nella via: che lungo, questo lato! Sono almeno cento metri e sono tanti, sui tacchi. Rallento, faccio una decina di metri, su questo lato ci sono un bar e una pasticceria. E se mi succede qualcosa? Ma cosa deve succedermi!? Torno indietro, no, no, troppa strada. Torno sull’angolo, poi mi rigiro, fatti furba, Gabrielle, cosa vuoi che succeda? Vai! E parto, sui miei tacchi, spedita verso l’angolo opposto che mi sembra lontanissimo.
Va bene, cavolo. Sto bene. Lungo la strada passo accanto ad un uomo incravattato che parla al telefono e mi lancia un’occhiata distratta. Arrivo all’angolo e svoltandolo quasi mi scontro con una donna che stava svoltando in direzione opposta. Niente, nessuno che noti che io non sono una donna. Sto bene. Ora sono su corso Belgio, un po’ più affollato, incontro un’altra donna, una coppia di maghrebini, un uomo che fuma sul portone di casa, nessuno che mi faccia sentire indegno o fuori posto. Sono una donna con la gonna, che come tutte le donne con la gonna, cammina su un marciapiedi per andare a comprare qualcosa, o semplicemente per tornare a casa.
Mentre i negozi mi scorrono di fianco, mi rendo conto che mi sono sbagliato, l’edicola che ho visto era nell’isolato precedente. Che faccio, torno indietro e ci vado, oppure faccio il giro dell’isolato? Beh, stavolta i timori hanno la meglio. Decido di rinunciare alla rivista e di continuare fino all’angolo, girare intorno all’isolato per tornare sul lato in cui ho lasciato l’auto. Appena svoltato l’angolo, mi attira la vetrina di un negozio di borse, scarpe e accessori da donna, nel quale una donna, una bella donna sui cinquanta, sta passando l’aspirapolvere. Mi fermo di fronte alla vetrina, non capisco bene se per guardarla o per farmi guardare. Lei è impegnata, ma dopo un po’ alza la testa. La riabbassa sul suo lavoro, ma subito la rialza e fa una cosa che non mi aspettavo: mi sorride. Quel sorriso, pur breve, è uno di quelli che scaldano il cuore. Così come avevano fatto le parole delle due donne in panetteria, anche il sorriso di quest’altra donna mi regala ciò che per me è una delle cose più preziose: la dignità. Non mi sento fuori posto, indegno o peggio, ma mi viene data la dignità di sentirmi una persona che può andare a passeggio per strada vestita come cavolo vuole, senza doversene vergognare.
Ora basta, credo che per stasera io possa dichiararmi soddisfatto. Percorro rapidamente il tratto di strada che mi separa dalla macchina, mi sposto verso una zona più tranquilla per cambiarmi e struccarmi, poi vado verso l’appuntamento con Paolo. Penso che sia una delle ultime uscite di Gabrielle, almeno per quest'anno. Per molti motivi, primo fra tutti il rapporto con la mia adorata e adorabile moglie, che non va sprecato.
Serata importante, molto. Ha dato ulteriore dignità a Gabrielle, che non ha la pretesa di sostituirmi, ma soltanto di uscire fuori ogni tanto. La sensazione più ricorrente è stata la crescente meraviglia nel constatare che posso andarmene tranquillamente in giro in abbigliamento femminile senza che nessuno dica niente. Vorrei andare in giro in abiti femminili come se fosse una scelta legittima, come se dovessi scegliere se vestirmi sportivo o in cravatta. Vorrei tanto che un giorno un uomo potesse avere la possibilità di dire “Cosa mi metto stasera? Non so, la cravatta va bene, ma… Va bene, mi metto questa gonna, con i collant chiari e i tacchi!”. E via!
Sarebbe bello.
-
Ultima replica
Sabato.
Mia moglie lavora per l’intera mattinata, ne approfitto per prendermi di nuovo un po’ di libertà.
Il programma è di tornare nel discount in cui sono andato l’estate scorsa, per la “prova generale”, indossando una gonna lunga e i sandali, con tanto di smalto sulle dita dei piedi. Poi andrò a salutare la mia amica Anna, al negozio di intimo.
Uscita mia moglie, rimane nostra figlia che è nel dormiveglia, però devo ripassarmi le gambe, perché i peli cominciano a vedersi. Lo faccio nella doccia, cercando di non attirare la sua attenzione, poi mi faccio la barba con molta cura. Ora che ho di nuovo le gambe splendidamente lisce (così come il viso), indosso calze e sottoveste ed esco. La figlia è in piedi ora, ma ormai sono già vestito, tutto ok.
Scendo in garage, mentre tolgo i pantaloni per indossare la gonna longuette a fiori, arriva il tizio di un box vicino. Ormai la paura delle prime volte che uscivo dal garage è minore, ma un po’ di batticuore c’è ancora. Per fortuna, direi, altrimenti non sarebbe più emozionante. Decido che la gonna va bene, e per “mimetizzarmi” metto la parrucca, sicuramente darò meno nell’occhio. Esco senza problemi, tolgo la parrucca e vado verso “la zona”, godendo come al solito della bella sensazione di guidare con la gonna.
Arrivo al parcheggio del discount alle 9 circa, parcheggio nei posti laterali, un po’ appartati, il che mi permette di completare il make up, o perlomeno quel minimo di trucco che mi permetto. Smalto marrone, ormai diventato il mio, cipria e rossetto, anche quello ormai consueto, marrone. E gli occhiali scuri.
Via, si parte, entro nel discount deserto. Ero convinto che avesse cambiato gestione, invece vedo di nuovo il ragazzo di allora. Peccato non ci sia nessuno, però, se l’estate scorsa tremavo di paura, oggi mi sarebbe piaciuto incrociare qualcuno. Pazienza, prendo sei bottiglie di acqua, dopo aver invano cercato un pacco di tortellini, pago e esco.
Parto verso il paesino dove Anna ha il negozio, poi però sento un po’ di amaro in bocca, per il deserto incontrato nel discount, e decido che non mi basta. Vado al solito supermercato, ricordo che l’estate scorsa avevo notato un certo affollamento al sabato mattina. La cosa mi aveva colpito e avevo deciso che sarebbe stato meglio evitare il sabato. Ma le cose sono cambiate da allora, la consapevolezza che ho acquisito in questi mesi mi dà una tranquillità che non avevo.
Già entrando nel parcheggio seminterrato noto la differenza con le ultime volte che sono venuto qui. C’erano sempre tre o quattro auto, ora ce ne sono una ventina. Via, Gabry, oggi fai un bagno di folla. Compio il tragitto dall’auto all’ingresso del centro commerciale ripensando alla paura che avevo quest’estate (una sana paura, direi), e noto che per la prima volta entro nel supermercato con i tacchi a spillo. Di solito, per comodità, mettevo gli stivaletti al polpaccio, con tacco basso. Ma oggi mi sembra che con i tacchi vada molto bene, mi sento perfettamente a mio agio, senza nessuna incertezza nell’incedere. Neanche (me ne sono reso conto con terrore soltanto adesso) sulla scala metallica che sale dal parcheggio alla porta scorrevole d’ingresso (che tra l’altro ha dei vetri sul dehors del bar, cosa che mi terrorizzava all’inizio, pensando al “pubblico” che avrebbe visto questo “essere” che allora era informe ed oggi si sente molto più femminile, pur senza esserlo), scala di due rampe costituita da gradini e pianerottolo fatti di una grata metallica, trappola mortale per i tacchi a spillo. Le due rampe scorrono via senza incidenti, così come era successo per il temibile ciottolato del castello, la sera di Halloween, e Gabrielle fa il suo ingresso nel supermercato, come immaginava, pieno di gente. Aiuto.
Solito giro, prendo una bottiglia di latte, poi attraverso tutto il supermercato per andare al bancone della gastronomia, gustandomi lo svolazzo della gonna e il piacere di camminare in punta di piedi, sui tacchi. Sguardi strani non ne vedo, sui volti delle molte persone che incrocio. Bene. Molto bene, direi, ripensando alle paure di qualche mese fa. Arrivo al bancone deserto, attendo un po’, e intanto arriva una signora che prende il numero dall’apposito aggeggio. Io non l’ho fatto. Mentre il ragazzo che sta tagliando della carne ci grida “Arrivo!”, io dico alla signora “Le chiedo scusa, io non ho preso il numero, ma…” non mi lascia neanche finire “Ma s’immagini, certo che c’è prima lei, nessun problema”. Nessun problema, tutto normale, insomma. Grazie. Arriva il ragazzo e ordino, lui mi serve. Tutto normale, insomma. “Altro?” “No, grazie, è tutto” “Arrivederci, buona giornata” “Arrivederci, rispondo io. Buongiorno, signora” “Buongiorno a lei!”. Tutto normale, insomma. Sì, è proprio una buona giornata. Attraverso la piccola folla davanti al reparto macelleria e vado alle casse. Anzi, no, prima passo allo scaffale dove sono le calze, prendo un paio di collant. Non è che mi servano, servono soltanto a me, adesso, per rimarcare la piccola spesa fatta da una donna; anche se non lo sono e non lo sento ovviamente, mi piace far vedere che sono completamente a mio agio nel mio ruolo femminile.
Ci pensa la cassiera a gratificarmi con il rituale “Ha la tessera, signora?”. Grande. Sorrido, pago e esco. Anche la prova del supermercato affollato è superata, anche il ritorno al parcheggio scendendo dalla temibile scala “trappola per tacchi” non produce danni. Bene. Molto bene.
Un tizio ha parcheggiato proprio di fianco a me, meno male che mi ha lasciato lo spazio per aprire la portiera. Salgo in auto proprio sotto i suoi occhi, tutto bene. Via, si parte. Arrivo nei pressi del negozio di Anna, non c’è spazio nel solito parcheggio, trovo un altro posto e vado al negozio. C’è una coppia di signori sulla settantina o poco meno, uffa. Entro, ma vedo subito che Anna è un po’ in imbarazzo, evidentemente sono amici che non può mandare via per me. “Ciao!” mi saluta con il solito calore. Senza Anna, senza il suo calore e la sua approvazione, non so se sarei riuscito a vivere tutto questo. E’ stato il suo entusiasmo nel dirmi che stavo benissimo, l’estate scorsa, a convincermi che “si può fare”.
La signora prova a dire che loro escono e tornano tra poco, ma lei taglia corto e mi serve in modo gentile ma efficiente e rapido. Compro un paio di collant (un altro! Ora ne ho una marea, magari ne do un po’ a mia moglie), “color moka, una quarta, vero?”, brava Anna, ormai mi conosce. “Complimenti, stai molto bene!” mi sussurra; questa gonna non l’avevo mai messa venendo qua. “Mi spiace che tu sia arrivato in un momento un po’ critico”. “Eh, mi spiace. Oltretutto, credo che per quest’anno non ci vedremo più”. “Oh, che peccato”, sicuramente pensava anche ai mancati introiti. “Onestamente, una doppia vita è un po’ faticosa” “Beh, vero, in effetti”. Insomma, oggi speravo in quattro chiacchiere tra amiche, invece niente. Saluto ed esco.
Basta. Per oggi è sufficiente. Vado nel solito posto appartato e metto i pantaloni, tenendo però le calze. Se, lungo la strada per andare a trovare gli amici (era la scusa che ho trovato con mia moglie per uscire stamattina) trovo un negozietto che mi ispira, entro e provo qualcosa. Niente. Vado dagli amici che in effetti non vedo da molto tempo, trascorro una mezz’oretta simpatica e gradevole, poi saluto e vado. Mi fermo in un grande magazzino di una catena di abbigliamento a buon prezzo, con molta gente. Giro tra i vestiti, scelgo una minigonna e chiedo di provarla. Nel camerino mi accorgo che la gonna è molto grande, una xxl. Ma lo scopo principale era avere un luogo, che non fosse l’auto, dove poter togliere le calze e la sottoveste, che infilo appallottolate nelle larghe tasche della mia giacca. Terminata l’operazione, entro in macchina e rifletto. E’ finita.
E’ proprio finita, almeno per le prossime settimane o forse mesi, per molti motivi.
Il primo è quello che accennavo ad Anna, una doppia vita è faticosa, ed io ho molti interessi oltre a quello di essere Gabrielle, e li ho lasciati un po’ indietro perché ovviamente quest’ultimo mi ha (piacevolmente) distratto da tutto il resto. Ma è arrivato il momento di raccogliere un po’ le idee per mandare avanti le altre cose.
La motivazione più importante è però il rapporto con mia moglie. Come ho detto spesso, ci vogliamo molto bene. Dopo la sera di Halloween lei ha avuto una piccola crisi. Ha sempre bisogno di essere rassicurata, e il fatto che io stia bene in abiti femminili non la rassicura. Come ho già avuto modo di dire, lei mi asseconda, ma è pur sempre innamorata di un uomo, e mette molti limiti alla mia libertà di sentirmi donna. Per vivere queste ultime uscite “al femminile”, ho dovuto ritagliarmi un po’ di tempo inventandomi delle scuse, sfruttando alcune uscite con amici. Uscire per essere Gabrielle dovendo mentire a mia moglie per farlo, non va più bene. Mi fa star male andare in giro in minigonna mentre lei pensa che io sia da tutt’altra parte. Non so come facciano quelli che hanno un’amante. Io non ci riesco, sono per natura una persona sincera ed onesta, e dover mentire mi crea sempre un senso di colpa difficilmente superabile.
Inoltre, sono proprio queste uscite con gli amici, che stanno mettendo in crisi mia moglie. Lei lavora molto, in questi mesi, la sera è sempre stanca. Non riusciamo più ad incontrarci. Mette queste mie uscite in relazione con una mia insoddisfazione sessuale nei suoi confronti, dovuta alla scarsità dei nostri rapporti.
Non è la verità, però io ho il dovere di non lasciare andare troppo il rapporto tra noi, che è sempre stato invidiabile. Meglio limitare Gabrielle, per adesso; rinuncerò ancora ad esprimere “me stessa” per stare di più con mia moglie. Non per sempre, sia chiaro. Oggi che Gabrielle ha trovato una consapevolezza mai (ma proprio mai) provata, non ho intenzione di gettarla via, ma soltanto di riporla momentaneamente in soffitta, per rispolverarla fra un po’.
Per il momento sarà meglio stare tranquillo e fare la mia vita “normale”, avere più tempo per la mia famiglia e per gli amici che mi chiedono di organizzare una cena per trovarci e fare due risate. Come ho detto prima, avere una doppia vita segreta, dopo un po’ logora, ed ho anche bisogno di un po’ di riposo, un po’ di sana routine quotidiana. Lo stress di nascondere ciò che stai per fare è sempre un po’ faticoso, alla lunga.
Un altro motivo riguarda me, e soltanto me.
La scorsa estate, mentre organizzavo le mie uscite, con una preparazione meticolosa e quasi maniacale per la cura di ogni particolare, provavo una viva eccitazione, un’emozione calda, nell’immaginare di muovermi tra la gente con un aspetto femminile, ed un ruolo al femminile. Era il mio “sabato del villaggio”, era la febbrile attesa di qualcosa che desideravo con forza.
Adesso quel momento è passato, e ne sono passati altri, Gabrielle è uscita spesso e ha vissuto i suoi episodi con sempre maggiore naturalezza e consapevolezza di essere una donna che vive la sua vita quotidiana. La spesa, lo shopping, le passeggiate prima timide poi sempre più disinvolte.
Quell’emozione dell’attesa sta svanendo, ed io ho bisogno invece che torni ad essere viva ed eccitante, e perché ciò avvenga deve di nuovo passare un po’ di tempo. Come tutti i desideri, una volta esaudito perde intensità.
Infine, per molti anni io mi sono considerato un essere inutile, e la mia figura era una persona dalla quale fuggire, per rifugiarsi in un mondo tutto mio. Da giovane mi vestivo da donna per una ricerca su di me, cercavo di capire che cos’ero. Oggi, da diversi anni, forse per l’esperienza che viene dall’età matura, non sono tanto scontento della mia persona. Da un po’ di tempo ho imparato ad apprezzare quelle gratificazioni che ti arrivano dalla famiglia, dal lavoro e soprattutto dagli amici.
Ecco, Gabrielle non nasce più, come una volta, da una ricerca cieca o da una voglia di fuga, ma semplicemente da un desiderio di conferma di questa raggiunta maturità. E’ paradossale, perché un personaggio come il mio, se lo si incontra in un supermercato, suggerisce un’idea, invece, di qualcuno irrisolto e alla ricerca di se stesso. La consapevolezza di queste ultime mie uscite mi ha dato una grossa soddisfazione, e mi sono reso conto che, dopo l’entusiasmo iniziale, adesso io ho voglia soprattutto di farmi ricrescere la barba e di essere me stesso.
E basta.
-
Riferimento: Maschio o femmina? Forse un po' entrambi...
Socrate diceva
"Gnōthi seautón"..."conosci te stesso". :)