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Diamo molta importanza a come agire terapeuticamente o psicoterapeuticamente secondo un modello, un orientamento con l'utilizzo o meno di tecniche specifiche ma dimentichiamo che la psicologia è una scienza quindi ha un suo statuto quindi basta conoscerne le varie scuole. Il modo in cui ci si deve porre in relazione dipende sia dalla propria personalità sia da ciò che ci affascina di più ma sempre nel rispetto della SCIENTIFICITA' e non secondo i dettami delle scuole di specializzazioni o dei corsi post laurea. Di certo è importante sperimentare e praticare un corso che abbia come fondamento la persona nel ciclo di vita che passa fra i vari periodi della vita. Non solo la sofferenza e le pratiche per combatterla (come sempre la metafora medica del combattere la malattia è sempre viva e vegeta eco perchè c'è poi il bisogno delle specializzazioni e di essere psicoterapeuti). La legge 56/89 sembra che abbia solo diviso i compiti fra medico e psicologo (psicoterapeuta entrambi tranne per lo psicologo di non poter attuare diagnosi e cura nell'ambito medico) quello che manca è cosa lo psicologo deve fare non in quanto psicoterapeuta (che combatte una malattia se così può essere intesa). Quante persone hanno fatto psicologia o medicina la scuola di specializzazione e non sanno la differenza tra una proiezione, un'ipotesi o un'intuizione. Se qualcosa mi arriva nel mio sistema vuol dire che qualcosa di vero ci deve essere. Se una persona mi irrita oppure mi prova una determinata sensazione di sconforto o di fastidio (che è possibile anche dopo aver fatto il percorso personale tanto richiesto dalle scuole di specializzazione). Non conosco il perchè all'inizio ma mano a mano che conosco quella persona riesco ad individuare il motivo del mio malessere o mi sbaglio. Quello che deve avere risalto non è il lavoro personale ma il saper conoscere e definire le situazioni passati presenti e future di un determinato soggetto. La conoscenza e rendere da soggettivo a oggettivo determinte circostanze se no non siamo scienziati e poi professionisti di un determinato settore o campo. Professionisti dei dettami o adepti di una determinata setta o associazione. Tutte queste associazioni senza la psicologia scientifica non esisterebbero neanche o no? Riflettete e rispondete
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willy61
A mio parere, il numero di incontri non è codificato da nulla. Il che vuol dire che si può legittimamente sostenere che si sta solo facendo del counselling e non della psicoterapia anche doopo 54 sedute a ritmo di una la settimana. Questo perché, se vi prendete la briga di guardarvi la legge istitutiva della professione di psicologo, vedrete che nella legge NON è contenuta una definizione di psicoterapia.
Poi, che sia corretto spacciare della psicoterapia per qualcos'altro (e farla senza esserne capaci), questa è un'altra storia. Tuttavia, ripeto che nessuna legge o documento dell'Ordine (almeno per quanto ne sappia io) stabilisce quante sedute possa fare uno psicologo clinico con il suo cliente/paziente. Fatemi sapere e tenetemi aggiornato, ché la cosa mi interessa parecchio.
anche secondo me non è vincolante il numero di sedute.
Facciamo un esempio: se una persona ha un cancro e durante il percorso di chemioterapia (che dura, mettiamo, un anno) va dallo psicologo a fare sostegno psicologico (che è sinonimo del counseling) con cadenza una volta alla settimana, le sedute possono benissimo durate un anno e tuttavia essere essere sedute di counseling.
Cioè, tra il counseling e la psicoterapia non c'è una differenza quantitativa, ma qualitativa
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Johnny
anche secondo me non è vincolante il numero di sedute.
Facciamo un esempio: se una persona ha un cancro e durante il percorso di chemioterapia (che dura, mettiamo, un anno) va dallo psicologo a fare sostegno psicologico (che è sinonimo del counseling) con cadenza una volta alla settimana, le sedute possono benissimo durate un anno e tuttavia essere essere sedute di counseling.
Cioè, tra il counseling e la psicoterapia non c'è una differenza quantitativa, ma qualitativa
Parli del Counseling psicologico - come insegnato agli psicologi, come avviene ad es. anche all'Università di Padova - fatto da uno psicologo oppure di counseling fatto da un non -psicologo?
Perché ci sono da fare ulteriori differenze qualitative ed in termini di possibili obiettivi e metodologie a disposizione.
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Il counseling non può avere un limite proposto a priori; anche una sola seduta potrebbe essere sufficiente: dipende dal motivo della richiesta.
Il fatto è che piace dare al nostro lavoro ventimila termini diversi a scopo di lucro e tutto ciò ingenera solo confusione e poca professionalità.
Mi fa sorridere l'idea della scuola di counseling (triennale!!!): mi sto chiedendo quali mirabolanti tecniche sconosciute agli psicologi insegnino.....bah.
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infatti la chiamano scuola triennale di counseling ma in realtà sono 3 annidi approfondimento su cose gia fatte comunque mi riferivo ad un corso neazetesis lo vedo fatto bene e i costi sono contenuti 1800 euro l'anno 240 iscrizione 25 ore in 3 anni di lavoro personale e costo tirocinio totale 6000 7000 euro meno della metà del costo delle scuole di specializzazione il guaio è che è aperto anche ai non psicologi ma i docenti sono psicologi e psicoterapeuti.
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La tua descrizione del corso mi conferma le mie idee.
E non credo che si dovrebbe fare una scuola solo perchè costa meno.
Da ultimo, come dici tu, si è mischiati con tante altre professioni: a riprova che a uno psicologo non serve.
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si ma come psicologo non una formazione nell'ambito della psicologia umanistica ed esistenziale quindi comunque è un ampliamenti rispetto alla psicologia cognitiva e neuropsicologia non trovi?
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Dipende da cosa intendi per psicologia cognitiva e neuropsicologia.
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concordo con tutto, tranne con il fatto che sia sempre un male aprire questi corsi anche ad altri professionisti: cioè, a me personalmente farebbe piacere e sarebbe utile frequentare un corso con altre figure tipo assistenti sociali, educatori, insegnanti, ecc, confontarmi con loro, perché riprodurrebbe la situazione in cui noi psicologi lavoriamo, cioè cmq interagendo con altre figure. Ne uscirebbe un confronto molto proficuo sui diversi punti di vista sugli stessi temi. Inoltre se alcuni insegnanti e medici migliorassero dal punto di vista della comunicazione, ciò faciliterebbe molto il lavoro degli psicologi, visto che spesso queste categorie alzano un muro contro gli spicologi ed è impossibile comunicare con loro. Quindi se il corso di counseling vuole migliorare le competenze comuni a vari profili, come comunicazione, ascolto, interazioni chiare ed efficaci, senza invasioni di ruolo, ok. Certo, se sipropone di forgiare counselor, di far diventare "tutti psicologi", come il re Carlo V fece diventare "tutti cavalieri" per far contento il popolo (todos caballeros!), allora ovvio che no. POi la differenza sta anche nel metodo, in genere sono molto pratici, quindi anche se gli argomenti a volte suonano familiari, la trattazione è ben diversa. Io avrò fatto 3000 esami sui meccanismi di difesa, ma li ho imparati soltanto ad un convegno in consultorio, rivolto a tutte le diverse figure che vi lavoravano, dove uno psicologo non li spiegava solo teoricamente, ma mostrava e commentava molti esempi, parole tratte da colloqui in cui trasparivano alcuni "stili" di difesa. Se questo può aiutare il medico ad ascoltare melgio il paziente, ok, come uno psicologo, se conosce i fondamenti della fisiologia è melgio perché magari può capire le implicazioni di alcuni disturbi psicosomatici. Certo se possedere queste conoscenze dei settori altrui implica che automaticamente il medico o chicchessia diventa pisologo o lo psicologo medico, ovviamente è inaccettabile.
:Ops:
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Se altre professioni facessero corsi per migliorare la propria capacità comunicativa sarebbe proprio bello.
Peccato che questi corsi siano venduti per creare surrogati di psicologo e non per migliorare le proprie capacità.
Da aggiungere che queste altre professionalità poi pretendono di avere l'arte in mano ed anzi l' utilizzano per dimostrare che noi non serviamo.
Poi perchè tutti devono saper fare tutto e non possono affidarsi a chi fa quello di mestiere?
Trovo che si permetta troppa confusione in un ambito lavorativo già di suo confuso.
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Assolutamente d'accordo! Infatti si è ripetuto fino allo sfinimento che un conto è la competenza (il counseling), condivisa da molte professioni, un contro è la professione (il counselor), che non può essere a se stante, fatta da chiunque, dopo aver frequentato una trentina di week-end intensivi. La cosa grave è trasformare una competenza in una professione, ancora più grave che gli psicologi che insegnano nei corsi contribuiscono a mantenere l'equivoco, visto che hanno un codice deontologico ed etico da rispettare.
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ste203xx
concordo con tutto, tranne con il fatto che sia sempre un male aprire questi corsi anche ad altri professionisti: cioè, a me personalmente farebbe piacere e sarebbe utile frequentare un corso con altre figure tipo assistenti sociali, educatori, insegnanti, ecc, confontarmi con loro, perché riprodurrebbe la situazione in cui noi psicologi lavoriamo, cioè cmq interagendo con altre figure. Ne uscirebbe un confronto molto proficuo sui diversi punti di vista sugli stessi temi. Inoltre se alcuni insegnanti e medici migliorassero dal punto di vista della comunicazione, ciò faciliterebbe molto il lavoro degli psicologi, visto che spesso queste categorie alzano un muro contro gli spicologi ed è impossibile comunicare con loro. Quindi se il corso di counseling vuole migliorare le competenze comuni a vari profili, come comunicazione, ascolto, interazioni chiare ed efficaci, senza invasioni di ruolo, ok. Certo, se sipropone di forgiare counselor, di far diventare "tutti psicologi", come il re Carlo V fece diventare "tutti cavalieri" per far contento il popolo (todos caballeros!), allora ovvio che no. POi la differenza sta anche nel metodo, in genere sono molto pratici, quindi anche se gli argomenti a volte suonano familiari, la trattazione è ben diversa. Io avrò fatto 3000 esami sui meccanismi di difesa, ma li ho imparati soltanto ad un convegno in consultorio, rivolto a tutte le diverse figure che vi lavoravano, dove uno psicologo non li spiegava solo teoricamente, ma mostrava e commentava molti esempi, parole tratte da colloqui in cui trasparivano alcuni "stili" di difesa. Se questo può aiutare il medico ad ascoltare melgio il paziente, ok, come uno psicologo, se conosce i fondamenti della fisiologia è melgio perché magari può capire le implicazioni di alcuni disturbi psicosomatici. Certo se possedere queste conoscenze dei settori altrui implica che automaticamente il medico o chicchessia diventa pisologo o lo psicologo medico, ovviamente è inaccettabile.
:Ops:
A titolo puramente informativo e non polemico ci tengo a puntualizzare una cosa. Noi assitenti sociali (visto che siamo stati citati in questo 3D ) siamo già abilitati dalle leggi che definiscono il nostro settore a svolgere attività di sostegno alle persone o alle famiglie anche in regime di libera professione cioè aprendo uno studio privato.
Ovviamente, tra i mezzi utilizzati per il sostegno, c'è anche il colloquio di consulenza.
Per cui un eventuale corso di counseling fatto da un mio collega serve ad acquisire compenteze, aggiornarsi, migliorare e approfondire le tecniche di colloquio (che già studiamo all'università) a fare un lavoro su se stesso e sulle proprie motivazioni, non serve a imparare a fare un nuovo lavoro dato che la stessa cosa che fa il counselor noi la impariamo durante il nostro percorso di studi.
Per questo a differenza di un medico o un insegnante o una persona di altra professione che, dopo un corso di counseling aprisse un proprio studio come counselor la nostra è una posizione molto diversa, poichè il colloquio di sostegno, ovviamente non sostegno psicologico ma sostegno sociale è una delle competenze che ci sono riservate per legge.
Questo, ovviamente, senza dover "essere surrogati di psicologi" ma svolgendo pienamente la nostra professione come sia la legge che le consuetudini ( gli assitenti sociali sono presenti in Italia dagli anni 20 e dal 1993 hanno un albo professionale) la intendono.
P.S. personalmente, ma questa è una mia opinione puramente personale gli assistenti sociali (come ovviamente gli psicologi ) potrebbero anche usare il titolo di counselor senza fare corsi ulteriori, in barba a tutti quegli pseudoalbi di counselor che non hanno valore legale e che sono pieni di persone che hanno percorsi di studio diversi, spesso nemmeno universitari, non sono VERI PROFESSIONISTI DELL'AIUTO, ma per apparire in quell'albo hanno semplicemente fatto un corso che dura qualche week end. Un corso che ripeto può essere un utile approfondimento per chi già è abilitato a lavorare nel campo ma niente di più.
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Originalmente inviato da
ste203xx
.......... si è ripetuto fino allo sfinimento che un conto è la competenza (il counseling), condivisa da molte professioni, un contro è la professione (il counselor), che non può essere a se stante, fatta da chiunque, dopo aver frequentato una trentina di week-end intensivi.
concordo. L'attivita' di couseling dovrebbe essere la capacita' di interazione con altri soggetti, per cui presuppone che prima uno abbia un proprio bagaglio formativo in qualche ambito.
Anche il prete e' un counselor, cosi come l'assitente sociale, l'assitente sanitario, il medico, l'educatore, linsegnate e tutte quelle professioni d'aiuto o socialmente rilevanti.
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monicadal
Per questo a differenza di un medico o un insegnante o una persona di altra professione che, dopo un corso di counseling aprisse un proprio studio come counselor la nostra è una posizione molto diversa, poichè il colloquio di sostegno, ovviamente non sostegno psicologico ma sostegno sociale è una delle competenze che ci sono riservate per legge.
Questo, ovviamente, senza dover "essere surrogati di psicologi" ma svolgendo pienamente la nostra professione come sia la legge che le consuetudini ( gli assitenti sociali sono presenti in Italia dagli anni 20 e dal 1993 hanno un albo professionale) la intendono.
Penso che la maturita' professionale dica anche in quale ambito poi fare counseling.
Non ce lo vedo un prete fare couseling sanitario, o un assistente sanitario fare counselig in una crisi di fede.
Ma neppure uno psicologo fare counseling pe un'ulcera gastrica recidivante.
Oppure si? Se si allora hanno ragione quelli che sostengono che il titolo non vale nulla. Vale la capacita' del singolo soggetto di fare counseling.
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Io sono una di quelli che pensano che il titolo vale se è riconosciuto dalla legge.
Gli assitenti sociali possono aprire uno studio libero professionale e possono fare colloqui di consulenza per varie situazioni di disagio perchè ciò è contemplato nella legge che regola la figura professionale.
Se io o qualsiasi altra AS decidiamo di buttarci nella libera professione e di aprire lo studio lo facciamo in quanto assistenti sociali iscritti a un albo con delle regole che lo permettono.
Ovviamente le teorie studiate e l'esperienza professionale personale ( tirocinio e lavoro alle dipendenze prima di aprire uno studio privato) mi consente di non sconfinare in altre professioni.
E i counselor non professionisti? Loro possono aprirsi uno studio privato? E in base a cosa?
Nel mio studio di assitente sociale il counseling, come il colloquio, come la relazione d'aiuto e come altri (visita domiciliare, potenziamento della rete sociale ecc.) è un mezzo, una compentenza, un modo per raggiongere un determinato obiettivo insieme col mio cliente. Ma l'obiettivo è parte del mio lavoro istituzionalmente riconosciuto dalla legge.
Non capisco gli obiettivi propri dei counselor e dopo mesi di discussioni su questo forum ancora non ho capito cosa un counselor fa di diverso da noi ( psicologi, AS e altre professioni riconosciute) che ci siamo già e abbiamo percorsi definiti dal MIUR, esami e tirocini.
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Originalmente inviato da
monicadal
E i counselor non professionisti? Loro possono aprirsi uno studio privato? E in base a cosa?
Ma e' poi cosi conveniente aprirsi uno studio?
Gli psicologi che conosco arrancano e fanno altri mestieri. Aggiungere altri alla lista e' una buona idea?
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Originalmente inviato da
moscarorolus
Ma e' poi cosi conveniente aprirsi uno studio?
Gli psicologi che conosco arrancano e fanno altri mestieri. Aggiungere altri alla lista e' una buona idea?
Per altri intendi i counselor?
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vorrei riprenedre questa discussione, per tornare in tema:
avete libri sul counseling da consigliare?
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ciao io avevo preso "abilità di counseling" di margaret hough ed. erickson. non è fatto male ma sono passati un paio d' anni e non so se è ancora in produzione.
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si quel libro l'avevo usato per l'esame di counseling all'univ., ora però sto cercando qualcosa d'altro magari che insegni il counseling secondo un approccio teorico ben preciso...comunuqe ho dato un'occhiata all'Hough e ne cita alcuni
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Ho letto precedentemente che uno psicologo iscritto all'albo può fare counseling (addirittura "mia nonna con la quinta elemnetare" ha scritto, mi pare Nico, molto divertente!) vorrei tornare su questo un attimo e chiedere...
se mia nonna con la quinta elemnetare può fare counseling...
io con la laurea in psicologia triennale oppure quinquennale ma NON ancora iscritta all'ordine, posso fare counseling?
Se sì, qual è l'iter? mi faccio conoscere, mi sistemo il mio studio... e per i pagamenti invece? è ingenua la domanda lo so, ma non ci capisco molto di queste cose e non vorrei fare pasticci..
l'unica che mi viene in mente è la partita iva come consulenza...c'è qualche altra strada "più semplice"?
Mi interessa molto...grazie veramente a chi vorrà rispondere ed un saluto a tutti! :)