Lo studio della comunicazione è una priorità dello psicologo? :confused:
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Lo studio della comunicazione è una priorità dello psicologo? :confused:
beh... lo Psicologo (qualunque professione di Psicologo) lavora sulla relazione e quindi necessariamente deve conoscere la comunicazione, verbale e non verbale, di gruppo ed individuale, assertiva o manipolatoria, attiva o passiva, l'ascolto, il feedback, la negoziazione, ecc... come funziona ed anche come lui funziona rispetto a lei :asd:
ma anche il sociologo il filosofo l'antropologo....si onteressano di comunicazione .A chi spetta la pole position?
beh, anche quelle sono sicuramente professioni che hanno a che fare con la parola ed il comunicare, ma perché fare una pole position? :P
ognuna di queste vedrà la comunicazione con le sue "lenti professionali" e per tutte sarà importante!
sicuramente per alcune applicazioni della Psicologia, come la consulenza psicologica, la comunicazione assume un rilievo del tutto particolare...
la psicologia della comunicazione si occupa a mio parere degl aspetti visibili,pragmatici della comunicazione ,ma non riesce ad individuarne i presupposti ,gli apriori .E ' possibile una teoria psicologica della comunicazione che non sia esente da fondamenti filosofici?
attendo altri contributi su psicologia e comunicazione.Grazie
beh io frequento comunicazione e marketing alla sapienza (facoltà di psicologia ovviamente :) ) e sinceramente ci sono vari punti di vista per la comunicazione.. nell'esame di "psicologia della comunicazione" addirittura parlano di punto di vista matematico, filosofico e antropologico.Citazione:
Originariamente postato da ciagian
la psicologia della comunicazione si occupa a mio parere degl aspetti visibili,pragmatici della comunicazione ,ma non riesce ad individuarne i presupposti ,gli apriori .E ' possibile una teoria psicologica della comunicazione che non sia esente da fondamenti filosofici?
Mi sembra limitativo voler separare in compartimenti stagni diversi punti di vista che invece si fondono e si aiutano reciprocamente :)
Il riduzionismo costituisce un ostacolo al sapere scientifico.E' opportuno rivendicare l'autonomia di ogni singola scienza,ma la sua relazione con l'oggetto di studio,in tal caso la comunicazione,è sempre più inficiata dalle contaminazioni provenienti dai vari campi dello scibile.La mia domanda è pari a 5 milioni di euro,quanto il primo premio della lotteria nazionale:e' possibile una scienza della psicologia della comunicazione?
secondo me si :)
Si può parlare di sociologia della comunicazione,di filosofia della comunicazione,di antropologia della com....e anche di scienze della comunicazione?
guarda io in realtà mi sento ancora MOLTO indietro in fatto di studi sulla comunicazione :sbonk: quindi nn credo di essere brava ad affrontare con competenza un discorso sull'argomento :)
Però mi sto interessando personalmente a studi sulla comunicazione (nel mio caso mediata dal computer) e personalmente trovo sia un terreno molto vasto ed interessante :)
Quindi si può *sicuramente* parlare di scienze della comunicazione.. le varie "suddivisioni" sono solo modi diversi di guardare le stesse cose :dunno:
sempre secondo me eh :look:
Non penso che tu sia indietro nei tuoi studi sulla comunicazione.La pratica comunicativa a volte è più importante di qualsiasi teoria,ma è anche vero che non esiste niente di più pratico che una buona teoria.Lo sosteneva Kurt Lewin?
E' più importante imparare a comunicare o semplicemente comunicare?
Salve a tutti,:rolleyes: trovo quest'argomento molto stimolante. Io personalmente posso parlarvi della mia esperienza e fare delle considerazione in merito. Quando sono uscita dal liceo avrei voluto iscrivermi a Filosofia, ma ero indecisa anche su scienze della comunicazione e psicologia.Quando ho fatto i tests mi sono detta- dove mi prendono là andrò...- avevo trascurato la possibilità di passarli entrambi e mi sono trovata di fronte ad un bivio. Ok tra le tre quella che mi ha sempre affascinato è la filosofia madre di tutte le scienze... e continua tutt'ora ad affascinarmi.... la psicologia l'ho intesa più come un'indagine filosofica sull'uomo da cui bisognerebbe partire prima di affrontare argomenti pesanti che alla fine chi riguardano se non l'uomo stesso? Poi c'era questa scienza... della comunicazione che nasce da una riflessione attiva sul presente che lavora per il futuro e che promette a sentirne parlare. Il metro di valutazione che ho usato è stato il piano di studi... ho pensato che infondo erano discipline che si compensavano l'un l'altra oggettivamente un flosofo si dovrebbe occupare della teoria comunicativa... uno scienziato di comunicazione della fase tecnico-applicativa della comunicazione , uno psicologo della comunicazione degli effetti della comunicazione sulla società per tornare a far riflettere il Filosofo... Insomma ho pensato che è un ciclo che l'una non può prescindere dall'altra l'importante è non invadere il campo d'indagine altrui... capisco che con la "fame" che c'è non si sta a badare a tutto questo.... ma il nostro mondo chiede sempre più personale specializzato... è il particolare a fare la differenza non una laurea da un'altra.
Questo è quello che penso... ;) volete sapere cosa ho scelto alla fine? se sono in questo forum non sarà difficile indovinare!:approved:
la tua è un'ipotesi che definirei "staffettistica" che si sostanzia nel passaggio del "testimone della comunicazione"da un esperto all'altro in modo continuo,ciclico
Ringrazio l'utente Ciagian per l'indicazione dell'esistenza di quest'altro Forum (risposta ad un mio messaggio di ieri in un altro Forum nel quale dicevo che la prospettiva che piu’ mi interessa di questo discorso sulla comunicazione è quella che accentra l’attenzione sul messaggio, ecc. ecc.)
Tento di vincere i 5 milioni di euro (che possono sempre servire). La scienza e' soprattutto una pratica, un metodo: e' possibile fare della comunicazione un oggetto di studio con metodo scientifico ? direi di si'. Oddio, dovremmo poi metterci a discutere su cosa sia metodo scientifico, ma si andrebbe troppo lontani. Diciamo che ci riferiamo al buon vecchio Galileo.
"E' più importante imparare a comunicare o semplicemente comunicare?" E' piu' importante mangiare una mela o imparare a mangiarla ? Prima si comunica (o si mangia) come atto spontaneo, poi si riflette sul comunicare (o sul mangiare), e poi si ri-comunica (o si ri-mangia), in modo diverso a quel punto. Come "diverso" ? Ci penso su.
E per oggi basta cosi'.
Bye
Esatto! Perfortuna o purtroppo il mondo di oggi richiede "specializzati", così se ognuno sa fare bene il proprio mestriere senza ostacolare gli altri si possono raggiungere buoni risultati con molta più soddisfazione , sì è vero che si fa a gomiti :sasso: perchè il lavoro non ti piove come manna dal cielo ma si lotta per ottenerlo e si continua a lottare anche dopo... per mantenrlo... , ma alla fine l'unione fa la forza!non bisogna dimenticarlo mai! :Ops: Il ciclo di pensiero azione e riflessione sull'azione è continuo e si rinnova sempre solo se ognuno ci mette del suo... possiamo partire anche da un'esempio banale.. questo forum: tu tiri fuori un argomento ... (ci metti del tuo) io ti rispondo e come me tanti altri (ci mettono del loro) insieme dopo si collabora si analizzano i punti salienti , si cercano delle conclusioni, si agisce quando è il caso... :corteo: più o meno è così che funziona.... se per esempio a questo forum partecipassero tanti professionisti del settore dalla filosofia all'economia vedresti come il ramo di indagine si allargherebbe... e potremmo continuare all'infinito il dibattito :blahblah:perchè di volta in volta ognuno di noi si sarà arricchito con le opinioni degli altri ::chat: è il gioco del dare-avere:volemose:
ciao ciao:)
imparare a comunicare è un pò come nuotare senza entrare in acqua.....
La pratica precede la teoria?!
Non credo che l’esempio di Incantatrice85 sul ciclo azione-riflessione sia del tutto esatto, o meglio mi sembra che l’esempio lo banalizzi un po’.
Nel mio precedente messaggio dicevo: la riflessione rende diversa l’azione. Come ?
Nel modo in cui la coscienza di fare qualcosa rende diverso il fare puro e semplice.
Che poi da qui nascono altri problemi: esiste un fare puro e semplice ?
E poi c’e’ anche il contrario: come le modalita’ dell’azione rendono diversa la riflessione ?
Ma riprendiamo piu’ da vicino l’argomento del Forum: la comunicazione. Io in questo momento sto comunicando. E’ solo un fare ? (Pura azione di battere su dei tasti, dopo aver acceso un computer) O e’ solo riflessione ? (Nel momento in cui dico che sto comunicando, ci rifletto sopra, e non e’ piu’ solo un fare).
Non credo che pratica e teoria possano essere divise in modo netto, non credo che dividerle possa contribuire a capire meglio il problema. E poi che significa precedere ? In senso logico o temporale ?
Sarebbe poi anche superficiale non considerare il contesto in cui avviene questa comunicazione. Non a caso ci sono ormai cosi’ tanti studi su come Internet in generale influisca sul modo di comunicare. Come questi nostri messaggi vengono influenzati dal fatto che si svolgono in un certo modo ?
E cosi’ abbiamo fatto un po’ di filosofia, di sociologia, di psicologia…
Bye
Comunicare .... costituisce la linea di confine tra me e l'altro tra me e me stesso e tra gli altri e me. Quando comunichiamo? :) lo facciamo tutti i giorni e in diversi modi e neanche ce ne accorgiamo.... questo perchè, il ciclo di pensiero e azione che ho proposto fa parte della natura stessa dell'uomo pertanto non va interpretato come staccato... il pensiero influenza l'azione e viceversa:P :rolleyes: Questo non significa banalizzare la "comunicazione" come atto o come riflessione. Non possiamo non tener conto che i nostri mezzi comunicativi sono infiniti... potremmo citarne alcuni come i gesti i suoni, le parole, i silenzi, gli sguardi... etc...ma ci saranno sempre delle sfumature che appunto a seconda del contesto e del soggetto coinvolti acquisteranno una loro valenza particolare. :rolleyes: !
ragazzi....avete idea se nella città di Bari ci sono corsi sulla comunicazione non molto lungo e costoso?...grazie
tu chiedi se è più importante imparare a comunicare o semplicemente comunicare?
secondo me è più importante comunicare, ma nn puoi avere una comunicazione efficace se nn sei in grado di comunicare, cioè se nn hai imparato a gestire la comunicazione (verbale e nn verbale)... vedi, è come un serpente che si morde la coda... l'uno implica l'altro, nn credi???
anche secondo me sono due processi simultanei l'uno influenza e implica l'altro nello stesso e identico modo. :approved: è il bisogno di comunicare che ti spinge ad imparare a comunicare, ma è anche vero che se impari a comunicare nel modo giusto rischi meno di essere frainteso:sasso:. questo e' un argomento moolto moolto interessante:cool: a questo proposito mi viene in mente la mia prof di inglese delle medie che ci costringeva a parlare in inglese anche per dire cazzate o esprimere bisogni di prima necessità...!!!!:pizza: :beer: il risultato era che tutti anche i più svogliati erano costretti ad imparare a comunicare per vivere.... proprio come succede se si fa una vacanza studio all'estero.:relax:
ciao a tutti
Il neonato che strilla comunica ? E' efficace ? Ha imparato a comunicare ? Gestisce la sua comunicazione ? Certo puo' essere frainteso...
Bye
Citazione:
Originariamente postato da chepizza
Il neonato che strilla comunica ? E' efficace ? Ha imparato a comunicare ? Gestisce la sua comunicazione ? Certo puo' essere frainteso...
Bye
Il neonato non ha una competenza linguistica ma ha una competenza comunicativa basata sulla possibilità di comunicare attraverso canali e modalità non verbali. L'efficacia del *suo comunicare* consente l'instaurarsi di un rapporto con l'adulto ben strutturato con alternanza dei turni, regole e convenzioni che entrambi riconoscono e che, anche se non è una forma di comunicazione linguistica, ne possiede però tutte le caratteristiche strutturali. Detto questo credo che si possa affermare che c'è continuità tra comunicazione non verbale prelinguistica e linguaggio, e che le modalità non verbali utilizzate dal bambino vengono successivamente trasferite alla comunicazione linguistica integrandola.
Bello questo 3d :sisi:!!
Provocazione interessante quella di ciagian, talmente interessante che non resisto alla tentazione di intervenire. La mia impressione e’ che il suddetto stia tendendo una sottile trappola con le sue domande… ponendo delle questione decisamente senza risposta, o con risposta obbligata….
La mia opinione e’:
Non puo’ esserci una scienza della psicologia della comunicazione perche’La psicologia non e’ una “scienza”, I tentativi della psicologia di costituirsi come tale hanno generato dei mostri, roba come l’illusione di comprendere le persone studiando I ratti… tuttavia, dalle ceneri della psicologia come scienza tanti ed interessanti germogli sono nati e si stanno svilluppando, e tali germogli hanno inevitabilmente dovuto rivolgersi alla filosofia, all’antropologia e a tanti altri affascinanti prospettive per trovare una qualche forma di legittimazione che la scienza non puo’ garantire quando e’ applicata allo studio di animali sociali, fatti di carne, sangue piu’ un altro bel po’ di roba misteriosa…
Wittgenstein, anni e anni fa, scaglio’ il piu’ mortale colpo alla psicologia come scienza, quando affermo’ che essa si fonda su una concezione puramente Cartesiana della mente, basata sull’illusione che esista un pensiero individuale accessibile, analizzabile e scomponibile… Lui dimostro’, senza usare eperimenti o questionari, che il pensiero e’ ineluttabilmente sociale e contestuale…. I semi che lui getto’ costituiscono la base (consapevole od inconsapevole) del primato del linguaggio (e dunque della comunicazione) sul pensiero che Vygotskij ed altri proclamarono, costoro a loro volta delinearono nuovi orizzonti per la psicologia, che su tali presupposti ha saputo rielaborare il proprio oggetto di analisi spostando il focus su cio’ che accade tra le persone, piuttosto che in testa alle persone. Il cambiamento di focus ha generato la cosiddetta “seconda rivoluzione cognitiva”, i cui promotori (Bruner, Harre’ e altri…) stanno riconoscendo il debito verso la filosofia e altri campi del sapere. Il cerchio si chiude, ma altri si aprono e cosi’ via, in un gioco di rimandi e influenze tra diversi punti di vista…..
Le cose sono alquanto problematiche, la provocazione di ciagan a proposito della pole position si riferisce, a mio avviso, esattamente alla necessita’ di abbandonare l’illusione che la comunicazione (le persone) possano essere studiate senza un’adeguata attitudine verso la complessita’ e la multidisciplinarieta’…
Tante cose da dire… so little time…
Non ho ben capito: allora la psicologia non sarebbe scienza. Ma la scienza e' solo quella che si fa in laoratorio con le provette ? Non credo proprio. La psicologia non puo' utilizzare un metodo scientifico (vale a dire razionale, verificabile, controllabile) ? Non credo nemmeno questo. Non ho nemmeno ben compreso il fatto che la psicologia si sarebbe rivolta alla filosofia. Da una parte credo che non sia molto corretto considerare filosofia e antropologia alternative alla scienza: allora non sono scienze neppure queste ? Dall'altra, il rapporto tra psicologia e filosofia e' sempre stato molto stretto, tanto e' vero che la psicologia (come indagine sull'anima) e' sempre stata una parte della filosofia. Forse il contrario: la psicologia (come noi oggi la intendiamo, visto che la filosofia di "anima" se ne occupa ancora) si e' a poco a poco affrancata dalla filosofia. Che poi ci debba essere complessita’ e multidisciplinarieta’ e' evidente, ma esclude la scienza ?
"spostando il focus su cio’ che accade tra le persone, piuttosto che in testa alle persone": comunque cio’ che accade tra le persone penso dipenda da quello che hanno in testa, e viceversa naturalmente.
Il discorso sul neonato voleva proprio indicare un caso in cui la comunicazione e' efficacissima, ma certo non "imparata" (almeno nelle sue forme piu' precoci).
Bye
Ciao a tutti
da anni sono appassionato di comunicazione, da quella rivolta al mondo del lavoro (efficacie, public speaking, negoziazione, ecc.) a quella più strettamente terapeutica (riformulazioni, metafore, milton model, ecc.).
Secondo me lo psicologo utilizzando la comunicazione come principale strumento di lavoro è tenuto ad affinare tale competenza, sia per avere maggiore consapevolezza del prorpio "stile" comunicativo che di quello altrui.
Magari sono ancora troppo giovane e inesperto (neo laureato V.O.) per affermarlo e neanche a me non sembra corretto stilare una "top ten" delle priorità dello psicologo...ma sono convinto che nel nostro mestiere la comunicazione sia tra i primi posti...
A presto
Romagnoli