Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?
Colleghi ed amici
Sperando che anche sto 3d non subisca alcuna sorta di ritorsione :rolleyes: affronto un argomento di sicuro interesse, possono le nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione? oppure dobbiamo non appartenere a nessuna idea, per aiutare razionalmente le persone con le quali entreremo in contatto? .....
Quali sono le vostre opinioni in merito?
Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?
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Originariamente postato da MD^_^
Colleghi ed amici. Sperando che anche sto 3d non subisca alcuna sorta di ritorsione :rolleyes:
Caro md,
non capisco il bisogno di esordire in tale maniera, non ne capisco l'utilità, non ne capisco il significato... tanto più dopo quello che a me pareva essere un chiarimento tra le parti...
Ti invito quindi a prendere in seria considerazione un cambiamento d'atteggiamento. Lasciamo perdere le paranoie da fantasma formaggino e vediamo di partecipare senza sbrodolare fuori dal vasino ;)
Venendo al tuo post:
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Originariamente postato da MD^_^
nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione? oppure dobbiamo non appartenere a nessuna idea, per aiutare razionalmente le persone con le quali entreremo in contatto? .....
a meno di non trovarci di fronte ad uno "psicologo lobotomizzato" è normale che, come qualsiasi essere umano, si porti dietro il proprio bagaglio di esperienze, valori, credenze e chi più ne ha ne metta...
non è assolutamente possibile lasciare tutto fuori dal setting, come si trattasse di una lampadina da spegnere con un click... quello che però possiamo fare è "lavorare su noi stessi" per conoscere di cosa siamo portatori e come siamo soliti "utilizzare" ciò che ci portiamo dietro... coscienti di ciò, potremo forse costruirci delle "visioni" non influenzate da nostre parti :P
è un pò come quando uno si sente continuamente attaccato... è importante non solo guardare l'altro (locus of control completamente esterno), quanto anche tener di conto di come il mio comportamento, i miei valori e modalità, possono influire e con-partecipare a determinare scenari, situazioni ed ipotesi
:ciao:
Re: Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?
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Originariamente postato da nico
a meno di non trovarci di fronte ad uno "psicologo lobotomizzato" è normale che, come qualsiasi essere umano, si porti dietro il proprio bagaglio di esperienze, valori, credenze e chi più ne ha ne metta...
Studiando counseling ho notato che è vero che lo psicologo deve cercare di non inculcare le sue idee al paziente, come fosse un recipiente da riempire, ma inevitabilmente uno psicologo è anche un essere umano e non è assoilutamente plausibile diventare un'altra persona solo perchè ti metti nello studio davanti ad un paziente. Il proprio bagaglio di vissuti e credenze non si può mettere in standby, quindi è logico che anche indirettamente il vissuto dello psicologo influenzerà il suo modo di vedere la vita e di rapportarsi ad essa e quindi anche il modo di lavorare col paziente.
Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure no?
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Originariamente postato da MD^_^
possono le nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?
Quali sono le vostre opinioni in merito?
mi viene in mente anche la domanda: possono le convinzioni religiose del paziente/cliente/utente, influenzare in maniera diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?
Io credo che il non avere una convinzione religiosa, sia comunque un tipo di convinzione, un' altra forma di fede insomma. Quello che risulta importante, a mio avviso, è che bisogna informarsi e informare ciò che viene detto. Ad esempio, se io dicessi ad un ragazzino che ci sarebbe la possibilità di fare il boy scout, devo anche informarlo che si tratta comunque di una comunità a sfondo cristiano e che quindi ci saranno momenti di preghiera, pellegrinaggi in monasteri ecc.. Stesso discorso riguardo gli invii in comunità per tossicodipendenti.. ci sono quelle dove impari a fare le crocette in legno e quelle dove si fa tutt' altro. Chi sono io, psicologo e/o psicoterapeuta, per dire cosa è meglio per l'altro? Il mio lavoro è quello di 'offrire' e/o trovare assieme e/o 'inventarsi' (il cliente) varie differenze.. fra queste può esserci certamente una possibilità "guidata" dalla mia convinzione religiosa, ma non posso fermarmi a questa, devono esserci almeno due possibilità e differenti fra loro per 'offrire' 'reali' possibilità di scelta .. come il discorso che fece Bateson sulla visione binoculare: " E, ciò che più importa, viene prodotta informazione sulla profondità. In termini più formali, la differenza tra l 'informazione fornita da una retina e quella fornita dall' altra è a sua volta informazione di tipo logico diverso. Con questo nuovo genere di informazione l' osservatore aggiunge alla visione un' ulteriore dimensione" (Mente e natura, 1979, pag.98). Un ultimo esempio. Io ho la convinzione forte che il catechismo sia un momento importante per la crescita di un bambino e in questo sono d'accordo con la madre. L'unico a non essere d'accordo è, guarda caso, il ragazzino. Cosa interessa a me, continuare a guardare con il mio occhio (e quello della madre) oppure cercare di provare a vedere anche con gli occhi del ragazzino?
All'inizio, è il ragazzino l'unico ad avere una visione binoculare della situazione: è lui che è andato al catechismo ed è lui che ha deciso di non andarci più. E' lui il professionista della sua esperienza. E' durante la conversazione che il ragazzino scopre se io sono intenzionato a voler vedere con i suoi occhi oppure se rimango fermo con la mia visione. Nel primo caso, ci sarà la possibilità che lui scelga di farmi "vedere" e magari mi racconta che in parrocchia ci sono dei bulli che ripetuta-ripetuta-mente lo picchiano (possono le convinzioni religiose del paziente/cliente/utente, influenzare in maniera diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?) ; nel secondo caso, continuerà a dirmi che non ci vuole andare e stop.. come del resto dice a sua madre (possono le nostre convinzioni religiose qualunque esse siano, influenzare in maniere diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione? ).
Re: Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure
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Originariamente postato da Accadueo
mi viene in mente anche la domanda: possono le convinzioni religiose del paziente/cliente/utente, influenzare in maniera diretta o indiretta l'esercizio della nostra professione?
Io credo che il non avere una convinzione religiosa, sia comunque un tipo di convinzione, un' altra forma di fede insomma.
quoto questo pezzetto e rispondo anche a psymarco :P
dire che non avere una convinzione religiosa sia una forma di fede è, a mio avviso, un errore. Nonchè una delle idee postmoderne che va tanto di moda :P
Dire che l'ateismo è una religione è come dire che l'anarchia è una forma di governo, il che palesemente si falsifica da sé, a meno che non si voglia adottare un concetto di "governo" e di "religione" tanto vago da essere inutile.
Detto questo, c'è chi può avere fede nella scienza (e di solito *non* sono gli scienziati), ma ci sono tante altre soluzioni, e d'altronde NON(FEDE)=FEDE lede il principio di non contraddizione :P
ognuno ha le sue idee, se no sarebbe solo nutella. che mondo sarebbe di sola nutella?
uffi che criticone... hai ragione però, mi sproni a rispondere con più clma e in maniera esustiva affinchè tutti possano capire.
1) NON (fede)= fede è errato.
è piuttosto non credere in dio= credere in qualcosa ovvero atto di fede e il princ di non contradd è salvo
2) A livello psicologico leggendo saggi sul bisogno di coerenza e sulle organzzazioni del sè risulta comunque chiaro che per la personalità umana c'è una struttura base che deve sostenere la psiche e il livello di soglia comport.
Un uomo sano nonpuò non sopportare l'ignoto e la vacuità , infatti le spinte motivazionali e di senso sono alla base delle nostre elaborazioni.
Quindi come Dio per Freud ha un certo valore, valore analogo ha per un ateo il suo modo di rispondere alle domande storiche (chi siamo? perchè ? etc) poichè il modo organizzativo rispecchia poi il suo essere pscichico.
ex. se uno credesse ciecamente a tutto ciò che schopenauer disse e soprattuttto a come lo disse sarebbe da rinchiudere perchè è una modalità relazionale in costante perdita, causante disintegrazione.
3) sempre sul concetto di fede anarchia= assenza di governo ateismo= non credere in un dio causa prima ossia credere non esista.
Davanti alla indeterminabilità di certi concetti e indimostrabilità (dio esiste? si o no) costituisce atto di fede sia credere che non
diverso è l'agnostico che dice... mah...non saprei, non riesco a capire
Infine chiedo umilmente scusa e perdono, magari sparo solo cavolate di sicuro la forma e l'appropriatezza del mio linguaggio sono scrse, e le conoscenze di termini e anche teorie psicologiche latita. Nulla toglie che però tra le cose che dico possano esserci se non verità almeno spunti interessanti, perciò prego chiunque prima di attaccarmi di chiedermi di spiegarmi meglio se anche solo sospetta più un errore formale che di contenuto.
grazie a tutti ciao!!!!!!!!!!!!!1
pensiero estemporaneo, ma ho sonno, forse è per questo
E poi la teoria delle idee postmoderne. Innanzitutto non credo sia solo una moda il mio pensiero riconducibile a quelle,
ma poi
se anche fosse
che psico sei
se la tua analisi riconduce una mia idea a una etichetta sociale con suono disprezzante?
trai forse conforto da quella ricollocazione?
assomigli molto a malkavian, le tipiche persone che pensano che comunque loro hanno un cm di verità in più degli altri, un pò altezzosi.
mi sbaglio? perchè in fondo questa è solo una mia opinione e io non ho nessun potere nè voglia di giudicare. anzi questo messaggio dovrebbe essere oscurato o spostato in chiacchiere!:P
Re: Re: Re: Uno psicologo può essere cattolico per esercitare la sua professione? Oppure
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Originariamente postato da Dreamstalker
quoto questo pezzetto e rispondo anche a psymarco :P
dire che non avere una convinzione religiosa sia una forma di fede è, a mio avviso, un errore. Nonchè una delle idee postmoderne che va tanto di moda :P
nel vocabolario di casa ho cercato 'fede': "Il fatto di credere fermamente nella verità e giustezza di un assunto". Non è un pensiero postmoderno dire che un ateo ha fede delle sue convinzioni :P . Inoltre, l'ateo per definirsi tale, deve 'continuamente' parlare di dio. :30: (mi divertono un sacco sti discorsi). Oggi va di moda anche dire che le idee postmoderne vanno tanto di moda :asd:
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Dire che l'ateismo è una religione è come dire che l'anarchia è una forma di governo, il che palesemente si falsifica da sé, a meno che non si voglia adottare un concetto di "governo" e di "religione" tanto vago da essere inutile.
Detto questo, c'è chi può avere fede nella scienza (e di solito *non* sono gli scienziati), ma ci sono tante altre soluzioni, e d'altronde NON(FEDE)=FEDE lede il principio di non contraddizione :P
il concetto di ateismo e il concetto di anarchia come il concetto di religione e di politica, secondo me, non possono essere sottoposti a similitudini per il fatto che i primi riguardano disquisizioni extraterrene mentre le seconde trattano questioni 'puramente' terrene. L'unica cosa che li unisce sono la fede e il fatto che non possono essere falsificati.
Ancora esiste il principio di non contraddizione :eek: ? Dream guai se mi contraddici eh!!! A parte gli scherzi, secondo me, è grazie alla contraddizione che è possibile avere la profondità delle cose.. sempre con la metafora degli occhi, il mondo che giunge alla retina è capovolto e rimpicciolito.
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Originariamente postato da alberag
Una psicologa che conosco, di religione ebraica, mi ha raccontato che durante un intervento in una classe alcuni studenti facevano cori da stadio del tipo *rossoneri ebrei* ed altre cose meno simpatiche. Non è stato possibile lavorare più di tanto su questo, un po' per dei limiti dei ragazzi (alquanto ignorantelli, come li ha definiti lei), ma un po' per un suo problema ad affrontare la tematica dell'antisemitismo.
Al che mi ricordo che le chiesi "cosa faresti se avessi un paziente di estrema destra ed antisemita?"......probabilmente lo invierei a qualcun altro.
qui non so rispondere alberag, nel senso che non so con quale funzione, la collega, era in quella classe.. era lì per lavorare sul fatto che i ragazzini non erano milanisti, perchè non erano ebrei o altro?
Stesso discorso per il paziente di estrema destra ed antisemita... viene allo studio perchè è malato di ideologie?
Se un giorno dovesse venire in terapia un certo Marco Dimitri (fondatore della setta dei bambini di satana) perchè ha paura di volare, che facciamo, lavoriamo prima per dieci anni sul fatto che crede in satana?:bapho: :look: