Ciao a tutti, come argomento della tesi ho scelto il disturbo di personalità borderline, ho già raccolto un pò di materiale, voi mi sapete suggerire qualcosa???
Grazie!
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Ciao a tutti, come argomento della tesi ho scelto il disturbo di personalità borderline, ho già raccolto un pò di materiale, voi mi sapete suggerire qualcosa???
Grazie!
ma devi ancora scegliere l'argomento da trattare o intendi dove reperire materiale?
l'argomento l'ho scelto, volevo avere qualche info sul materiale!
Intendi il disturbo borderline in generale? oppure il disturbo borderline correlato a qualche aspetto in particolare?Citazione:
Originariamente postato da firemoon
l'argomento l'ho scelto, volevo avere qualche info sul materiale!
disturbo borderline di personalità. più o meno l'ho organizzata così:
IL DISTURBO DI PERSONALITA’ BORDERLINE
Che cosa è la personalità
Classificazione generale dei disturbi di personalità
Evoluzione storica del concetto di borderline
Criteri diagnostici del DSM IV
Collegamento tra la storia interpersonale e i sintomi elencati nel DSM
Rilettura interpersonale degli indicatori del DSM
Criteri necessari e criteri di esclusione
Le reazioni di transfert
La disorganizzazione dell’attaccamento
Disorganizzazione dell’attaccamento e molteplicità della rappresentazione di sé
Disorganizzazione dell’attaccamento e deficit nello sviluppo metacognitivo
Una ipotesi sullo sviluppo della BPD a partire dalla disorganizzazione dell’attaccamento
Metodi di trattamento
Approccio interpersonale
Approccio cognitivo
Approccio psicofarmacologico
Il nucleo centrale del BPD: teorie psicoanalitiche e cognitive
Approccio psicodinamico
Psicodinamica del disturbo borderline
La posizione di Otto Kernberg
La psicoterapia focalizzata sul transfert di Kernberg per i pazienti borderline: in che senso si può definire autenticamente psicoanalitica
Riflessioni sulla tecnica del contratto nella psicoterapia per i pazienti borderline proposta da Kernberg
Un’ipotesi integrativa
Implicazioni per la psicoterapia
Terapia comportamentale dialettica
Terapia biosociale
Citazione:
Originariamente postato da firemoon
disturbo borderline di personalità. più o meno l'ho organizzata così:
IL DISTURBO DI PERSONALITA’ BORDERLINE
Che cosa è la personalità
Classificazione generale dei disturbi di personalità
Evoluzione storica del concetto di borderline
Criteri diagnostici del DSM IV
Collegamento tra la storia interpersonale e i sintomi elencati nel DSM
Rilettura interpersonale degli indicatori del DSM
Criteri necessari e criteri di esclusione
Le reazioni di transfert
La disorganizzazione dell’attaccamento
Disorganizzazione dell’attaccamento e molteplicità della rappresentazione di sé
Disorganizzazione dell’attaccamento e deficit nello sviluppo metacognitivo
Una ipotesi sullo sviluppo della BPD a partire dalla disorganizzazione dell’attaccamento
Metodi di trattamento
Approccio interpersonale
Approccio cognitivo
Approccio psicofarmacologico
Il nucleo centrale del BPD: teorie psicoanalitiche e cognitive
Approccio psicodinamico
Psicodinamica del disturbo borderline
La posizione di Otto Kernberg
La psicoterapia focalizzata sul transfert di Kernberg per i pazienti borderline: in che senso si può definire autenticamente psicoanalitica
Riflessioni sulla tecnica del contratto nella psicoterapia per i pazienti borderline proposta da Kernberg
Un’ipotesi integrativa
Implicazioni per la psicoterapia
Terapia comportamentale dialettica
Terapia biosociale
Fondamentalmente credo che possa trovare abbastanza materiale sull'argomento. E' in definitiva un approfondimento sul Disturbo Borderline e puoi scrivere tanto.
Come testi potresti leggere
Giorgio Caviglia, Carla Iuliano, Raffaella Perrella - IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA' - Carocci Editore, dove viene analizzato il concetto di Disturbo Borderline, dalla nascita come tentativo di riempire un vuoto diagnostico, che vedeva collocate in questo "stato al limite" diverse forme di psicopatologia, al confine tra nevrosi e psicosi. Il libro illustra l'evoluzione del concetto, nonchè gli sviluppi diagnostici, eziopatogenetici e terapeutici attuali, presentando contributi provenenti sia dalla teoria psicoanalitica sia da nuove concezioni cognitiviste e evoluzioniste
Alcuni link (in inglese)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/q...085&query_hl=1
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/q...649&query_hl=3
In ITALIANO
http://www.psychomedia.it/pm/modther...r/liotti-1.htm
http://66.102.7.104/search?q=cache:F...elazione&hl=it
http://www.cryteria.com/test/_bsi.htm
Se trovo altro ti aggiorno!
IN BOCCA AL LUPOOOOO
GRAZIE MOOOLTO GENTILE!:lode:
Mangini E. (2003) "Lezioni sul pensiero post-freudiano", Led, Milano
Gabbard G. (1992) "Psichiatria psicodinamica", Raffaello Cortina, Milano.
non sapevo esistesse un test per diagnosticare il disturbo borderline! interessante...:)
ciao anch'io mi sto docmentando sul disturbo borderline...soprattutto dovrei trovare del materiale sull'intervento educativo con tale patologia..puoi aiutarmi nella ricerca?grazie!!
ho scelto l'intervento dell'educatore con il paziente borderline...sapete indicarmi del materiale ,libri,siti...grazie grazie!!
Ciao a tutti, non so neanche se sono sul forum giusto e non sono uno psicologo o psichiatra, ma solo una persona che tenta di salvaguardare quanto puo il suo equilibrio psichico. Vorrei chiedere possibilmente ad uno psicologo, se esistono siti web che mettono a disposizione materiale inerente non tanto al disturbo borderline sul soggetto tale, ma sulle famiglie, sugli amici, sui partner che si trovano dentro questa cosa e soprattutto se e' giusto che i familiari mettano limiti in maniera civile entro i quali certi capricci, e certi comportamenti antisociali proprio non hanno piu ragione di essere tollerati. Mi chiedo poi come mai ci sono tanti siti su questo disturbo di personalita' e cosi pochi sui codipendenti che a mio avviso sono le persone che vengono maggiormente colpite da queste dinamiche a cui non riesco proprio a trovare una parola che renda l'idea, perche io mio pensiero, onestamente va oltre.
Caro footprints, mi sembra di capire che il problema ti riguardi molto da vicino. Il trattamento psicologico di sostegno ai famigliari esiste proprio per questo, perché le persone a stretto contatto con il paziente possano riuscire ad affrontare e gestire le situazioni più o meno gravi di instabilità che presenta chi è affetto da disturbo borderline di personalità. Capire questo non è importante solo per se stessi, ma anche per il bene del paziente, poiché è convinzione generale che comportamenti e modi di comunicare rientrano nel problema di questa patologia e possono contribuire ad alimentarla, aggravarla oppure, al contrario, a limitarla (per questo è chiamato trattamento indiretto).
È un bene che tu ti ponga questo problema, l’unico consiglio che mi sento di darti è di richiede un intervento di consulenza psicologica perché è importante che tu riesca a comprendere il modo più adeguato per te e per questa persona di interagire e stare insieme. Non esistono consigli assoluti, il disturbo borderline può essere caratterizzato da sintomatologie molto diverse fra loro. Rivolgiti a un professionista competente, se puoi contatta il terapeuta che ha in cura questa persona e chiedi a lui di indicarti la soluzione migliore.
Cercare un modo per contenere il tuo disagio significa allo stesso tempo trovare una soluzione funzionale che possa alleviare anche la sofferenza di questa persona.
Ti auguro buona fortuna
p.s. sono una laurenda in psicologia clinica, pertanto non ancora psicologa iscritta all’ordine. Mi sono sentita comunque di darti una risposta spero, in qualche modo, utile
cara amica, grazie della tua risposta... mi ha fatto tanto piacere...in realta' ero gia in terapia per superare purtroppo un lutto che ha segnato molto la mia vita... e purtroppo questa altra cosa mi ha allontanato dalla mia terapia, dai reali obbiettivi e dalla realta'... per un po mi ero perfino convinta di essere perseguitata in ufficio e non era vero... non so piu distinguere il vero dal falso... mi sento angosciata, vuota... ho incapsulato tutta la negativita' possibile e la cosa peggiore e' che mi sento manipolata e questo non riesco proprio a tollerarlo. In realta' il mio psicologo almeno per il momento mi ha consigliato di non interagire con questa persona... anche perche' ora mi vede come nemica numero 1, ma soprattutto per il mio bene... il mio terapeuta afferma che data la malattia, queste persone non sono in grado di stabilire legami di amicizia.. o almeno di amicizia come solitamente si intende... fatta di reciprocita'... e' un rapporto unilaterale per loro, fatto solo di succhiarti fino alla fine tutte le energie e lasciarti senza forze... perche' io cosi sono... non ho piu forze ne fisiche, ne' mentali... e spero che presto tutto migliorera'... non mi hanno mai buttato addosso tanta rabbia quando io volevo solo avere una nuova amica... troppa rabbia... e' spaventoso... forse perche io non mi arrabbio mai... e non sono le reazioni inaspettate, il turpiloquio marcato... e' la rabbia... la pura rabbia
l tuo terapeuta ha ragione, il rapporto con persone affette da disturbo di personalità borderline è quanto mai complesso, ancora di più se si intreccia con momenti difficili e di crisi che purtroppo attraversano la vita di tutti noi e che rendono ancora più problematico confrontarsi con queste persone che richiedono molte energie.
Se te la senti sarebbe bene che tu riuscissi a parlare di questi tuoi sentimenti con il tuo terapeuta, ti potrebbe aiutare a capirli e ad elaborarli, può essere sicuramente un sostegno importante e può consigliarti su come relazionarti a questa persona. Se ti ha consigliato di allontanarti da lei è perché probabilmente ritiene che in questo momento possa nuocerti un confronto continuo così difficile. Sono sicura che col tempo, un po’ di pazienza e tanto impegno tu possa riuscire a stare meglio e a trovare l’equilibrio giusto per superare questa situazione difficile che stai attraversando. La psicoterapia è un percorso lungo e difficile, fatto di tante tappe, ma può aiutarti a uscire da questi sentimenti che ora ti opprimono. Tieni duro e non perderti d’animo.
.. avevo provato a rispondere prima con un altro messaggio che non e' stato pubblicato.. chissa forse destino.... per ora l'unica cosa certa e' che sto male e mi sento sola, e voglio fare qualcosa per ME... non lo so.. capisco la malattia e quanto tremenda possa essere la malattia mentale specie per il contagio che ne comporta... pero' credo che ognuno di noi abbia lati del carattere sbagliati che la malattia accentua... non lo so... tipo se una persona e' egocentrica di fondo la malattia amplifica questa cosa... se guarisce comunque sempre egocentrica rimane....sono molto confusa, ma io non credo che ci sia in questi soggetti la volonta di intraprendere una terapia per farsi veramente curare... dentro di loro vogliono a tutti i costi rimanere nello stato in cui sono... non voglio fare di tutta l'erba un fascio.. ma nel mio caso... non ci sta volonta'... la domanda che mi pongo e' se queste persone ad un certo punto, si facciano scudo del loro malessere, perche ogni comportamento aggressivo, ogni parolaccia, ogni offesa, ogni tentativo di sminuire persone normali sia sempre giustificato perche loro sono "malati"... non lo so... io saro' anche una persona buona che per aiutare qualcuno si fa in quattro... ma non sono una persona stupida e la mia forte percezione e' che almeno nella mia esperienza il confine tra il disturbo e il mero CAPRICCIO e' fin troppo labile... ma forse sbagliero'....
Ti assicuro che non è come pensi, non è capriccio. Ma non è semplice spiegare tutto questo attraverso poche righe su un forum, è un discorso profondo e complesso. Il tuo terapeuta è sicuramente in grado di darti risposte in modo molto più preparato e competente di quanto io o altre persone qui sul forum possiamo fare. Visto quanto ha toccato il tuo animo questo rapporto è bene che tu riceva le spiegazioni che cerchi da chi può dedicarti il giusto tempo e la giusta esperienza. È bene che tu ti stia sforzando di capire, ma devi farlo nel modo e con le persone giuste. Lo dico perché penso sinceramente sia la cosa migliore per te. Un caro saluto
... grazie... lo faro sicuramente, perche alla fine chi ci ha perso di piu in tutto questo sono io... solo mi chiedo come mai nessuno degli amici comuni che sapevano che soffriva di questa cosa non mi hanno mai detto niente... se lo avessi saputo, mi sarei documentata... cosa pretendevano che se mi chiamava e mi diceva mi taglio le vene io le rispondevo fallo.... no... mi precipitavo subito a casa sua finche non si calmava... e mi ci sono sempre precipitata perche avevo paura che lo facesse davvero un giorno. Perche nessuno mi ha mai detto le cose.. perche
Ciao,
anche io ho conosciuto una persona bordeline, ovviamente solo in un secondo momento, e la nostra "amicizia" è ovviamente terminata, e ora sono la sua nemica n.1....a parte tutto quello che mi spaventa è sapere che ora lavora come psicologa!!
mi domando se è possibile che possa lavorare per le persone se lei stessa ha bisogno di essere curata?
Capisco. Se è così mi sembra quanto mento grave che a questa persona sia permesso di esercitare, spero che il collega che la ha in cura la scoraggi a continuare a professione. Certo credo che il codice deontologico e l'ordine dovrebbero intervenire per regolamentare questi casi, in cui situazioni personali mettono a rischio la salute dei pazienti. L'esame di stato più che un esame (visto che in università se ne danno già molti) dovrebbe prevedere una valutazione psicologica accurata dei candidati, che escluda psicopatologie importanti e permetta di valutare la possibilità di persona nel potersi occupare della salute mentale dei suoi futuri pazienti.
Buongiorno mynuvola
Intanto, inviterei a rispettare il Codice Deontologico che, nella parte dedicata al rapporto con i colleghi, stabilisce:
In secondo luogo, non capisco in quale modo una diagnosi di disturbo di personalità (se esiste), o la presenza di determinati tratti di personalità, possano essere un impedimento all'esercizio di una professione.Citazione:
Articolo 36
Lo psicologo si astiene dal dare pubblicamente su colleghi giudizi negativi relativi alla loro formazione, alla loro competenza ed ai risultati conseguiti a seguito di interventi professionali, o comunque giudizi lesivi del loro decoro e della loro reputazione professionale. Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi negativi siano volti a sottrarre clientela ai colleghi. Qualora ravvisi casi di scorretta condotta professionale che possano tradursi in danno per gli utenti o per il decoro della professione, lo psicologo è tenuto a darne tempestiva comunicazione al Consiglio dell’Ordine competente.
Buona vita
Guglielmo
Buongiorno Guglielmo,
Ritengo che il codice e l'articolo 36 che qui sopra hai citato, tuteli la figura dello psicologo ma non allo stesso modo i pazienti.
Riguardo alla mia personale opinione sulla necessità di una valutazione psicologica prima dell'abilitazione, ritengo che visto che in questa professione la cura si basa proprio sulla relazione, sul sè e l'altro, non sia possibile esercitare le proprie funzioni nel momento in cui ci siano gravi disordini di personalità sottostanti, mettendo a rischio la salute dei pazienti e anche la propria. Ognuno di noi è diverso, ha una propria storia e un'organizzazione di personalità di un certo tipo, ma un'altra cosa è avere un disturbo di personalità. In tutta sincerità senti di poter affermare che in questi casi ci siano i presupposti per creare una relazione di cura? Se sì, immagino che invieresti serenamente (anche se ne fossi a conoscenza per qualche misterioso motivo) tua moglie, tuo figlio o una persona cara, così come un perfetto sconosciuto che ha un problema da un collega con un disturbo di personalità (borderline o di altro tipo) per farsi curare. Bhe, io ammetto sinceramente e candidamente che non lo farei, perché credo che egli stesso necessiterebbe di aiutare se stesso prima degli altri e soprattutto in alcuni casi potrebbe essere rischioso e nocivo sia per lui che per il suo paziente lavorare insieme.
Non stiamo parlando di "una professione" qualsiasi, la psicologia si occupa di promuovere la salute e il benessere mentale e quando questa condizione è assente nel soggetto curante come può egli stesso accompagnare nel suo percorso di cura il paziente che si affida a lui?
Credo che la salute dei pazienti debba essere tutelata il più possibile (... non sempre siamo in grado di tutelare anche solo la nostra...). Non bisogna per forza lavorare nell'ambito della psicologia clinica, ci sono tanti campi di applicazione diversi mi pare: tutti quelli che studiano giurisprudenza diventano forse avvocati?
Non intendevo offendere né screditare nessuno (forse la risposta precedente era un po' grezza, anche se il senso era comunque quello), ma bisogna conoscere molto bene se stessi, le proprie caratteristiche e i propri limiti prima di avventurarsi in questo lavoro, io personalmente sto valutando molto attentamente tutto ciò nel pormi delle mete lavorative, oltre che per me stessa (ovviamente) per una condizione di responsabilità verso chi un giorno potrebbe chiedermi aiuto.
Continuerò a leggere la discussione, se ci sarà un seguito, perché ritengo sia sempre interessante conoscere diversi punti di vista, ma chiudo qui ogni altro mio intervento, poiché ho spiegato come la penso e non voglio dare vita a una polemica quanto esprimere un'opinione personale (che possa apparire giusta o sbagliata).
Non è stata lesa la reputazione di nessuno visto che siamo tutti perfetti sconosciuti che parlano di altri perfetti sconosciuti e non mi sembra che esprimere una posizione critica su un stato di cose sia poco decoroso per la professione. E' attraverso la critica e il confronto che ci si migliora continuamente e si hanno costruttive evoluzioni.
Buona vita anche a te Guglielmo.
Buongiorno a te.
Spero che tu non abbandoni così rapidamente la discussione. Perché io sono stato stringato, ma poni questioni interessanti, riguardo alle quali la mia opinione è diversa dalla tua, ma che restano interessanti.
Può essere che quell'articolo tuteli poco i pazienti, ma credo sia giusto avere rispetto dei colleghi. Come abbiamo rispetto dei pazienti. Non è che psicologi e psicologhe siano diversi, migliori, o superiori rispetto ai pazienti che trattano. Come diceva Sullivan (credo), la differenza tra lo psicologo e il paziente è data dal lato della scrivania...
Io penso che nel discorso che fai circa la non opportunità di esercitare la professione di psicologo o di psicoterapeuta per una persona che soffra di disturbi della personalità, ci siano alcune sottovalutazioni e alcuni errori di ragionamento. Ma, forse, la differenza tra il mio modo di vedere la questione e il tuo è data semplicemente dal fatto che, probabilmente, facciamo riferimento a due tradizioni di pensiero profondamente diverse.
Il mio riferimento teorico è alla psicoanalisi. E, in psicoanalisi, il termine "diagnosi" ha un senso un poco differente da quello utilizzato in psichiatria, o da manuali come il DSM. Così come per il termine "patologia".
Se seguiamo il pensiero psicoanalitico, per come è venuto a strutturarsi e modificarsi nel tempo, vediamo gli esseri umani non su una scala che va dalla normalità alla patologia, ma comprendiamo come "da vicino nessuno è normale", come persino nella persona più "normale" siano presenti aree psicotiche, fratture, linee di faglia che, opportunamente sollecitate, possono provocare la comparsa di comportamenti che classificheremmo senza esitazioni come "disturbi".
Al punto che vediamo la stessa normalità come una patologia, e l'adattamento alla normalità come una delle forme di patologia che possono impedire lo sviluppo delle persone, la loro crescita.
Ora, al di là della critica che è possibile avanzare contro la modalità diagnostica del DSM (dati i criteri di diagnosi di un disturbo borderline di personalità, mi pare ci siano più di centosettanta possibili combinazioni di sintomi che portano alla stessa diagnosi...), una delle obiezioni che intendo sollevare è la seguente:
questa collega di cui parlate, per diventare psicoterapeuta, avrà dovuto, come ognuno di noi, frequentare una scuola e sottoporsi ad un periodo non breve di psicoterapia (individuale o di gruppo o entrambe, a seconda della scuola che avrà scelto).
Ora, io non penso che una psicoterapia "didattica" sia in alcun modo diversa da una psicoterapia "non didattica". Ha la stessa funzione, e agisce secondo i medesimi criteri e le stesse regole.
Quindi, se anche fosse stata "borderline" all'inizio del suo percorso, dubito profondamente sia ancora identica a prima alla fine del suo percorso.
Altrimenti, vorrebbe dire che stiamo studiando e preparandoci per il nulla. E a me non pare le cose stiano così.
Io penso che dobbiamo liberarci da molti miti che circondano la nostra figura, il nostro agire professionale. Non siamo guru. Non siamo sacerdoti. Non possediamo alcuna verità, né autorità.
Abbiamo delle conoscenze, e cerchiamo di applicare noi stessi al meglio. Ma non siamo poi molto meglio di altri, pazienti o colleghi che siano. Nel nostro cuore albergano gli stessi sentimenti, le medesime passioni, gli stessi buchi neri che affliggono altri. A modo nostro, siamo malati come altri, anche se alla nostra malattia abbiamo trovato una soluzione differente da quella che hanno trovato altri.
Nessuna polemica, quindi. Solo il desiderio di confronto. Per capire, per imparare, per discutere. Perché potrei avere sbagliato parte o tutto di quel che ho scritto.
Ma sono stanco di vedere crociate, esclusioni, barricate, scissioni e frammentazioni. Già ce n'è a sufficienza dentro di noi.
Buona vita
Guglielmo
Entro nella discussiopne visto che in qualche modo l'ho stimolata:
1) Se leggete bene prima di rispondere con le vostre opinioni, c'è scritto "psicologa" e non "psicoterapeuta"
2) Non abbiamo fatto nomi o altro, quindi la tutela dei colleghi è preservata
3) Sono comunque d'accordo con mynuvola, anche se non è psicoterapeuta, è comunque in stretto contatto con utenti anche minori, in difficoltà, ed il suo disturbo di personalità, tra l'altro attualmente NON IN CURA, la potrebbe portare ad avere conflitti nei contesti in cui esercita, non solo ma anche la sua autovalutazione eccessiva la potrebbe portare a commettere errori a dannio degli utenti
4) sono quindi d'accordo quando si ipotizza, ancora a livello utopistico, la valutazione dei futuri colleghi sul piano personale
5) Ovviamente tutte le opinioni sonpo strettamente correlate all'approccio teorico di riferimento, ma ritengo che in per queste situazioni di tutela della professione e dei pazienti, bisognerebbe percorrere la medesima strada...
6) sinceramente non mi piacciono questi interventi nei forum in cui chi scrive mostra il proprio link professionale...quindi non più in forma anonima ma ben definita.
Grazie ma in questa discussione non entrerò più.