se lo conosco non lo posso accettare in terapia
Ciao a tutti voi forumisti...
1) Una delle regole che esiste in quasi tutte le terapie è questa: se conosco la persona non la posso accettare in terapia...perchè secondo voi?...
2) E' necessario intendersi sul conoscersi...vedo una persona 2 volte perchè mi è stata presentata...ci scambio le solite chiacchiere di circostanza e la devo considerare da scartare per un' eventuale presa in carico perchè la conosco?..
:cool:
Rubens
Re: se lo conosco non lo posso accettare in terapia
[QUOTE]Originariamente postato da wrubens
[B]Ciao a tutti voi forumisti...
1) Una delle regole che esiste in quasi tutte le terapie è questa: se conosco la persona non la posso accettare in terapia...perchè secondo voi?...
...Perchè se già la conosci probabilmente ti sei fatto un'idea che potrebbe essere pregiudizievole nei confronti di un lavoro obiettivo...
Re: Re: se lo conosco non lo posso accettare in terapia
[QUOTE]Originariamente postato da silviazero
[B]
Citazione:
Originariamente postato da wrubens
Ciao a tutti voi forumisti...
1) Una delle regole che esiste in quasi tutte le terapie è questa: se conosco la persona non la posso accettare in terapia...perchè secondo voi?...
...Perchè se già la conosci probabilmente ti sei fatto un'idea che potrebbe essere pregiudizievole nei confronti di un lavoro obiettivo...
Ciò che impedisce, in modo assolutamente categorico, di prendere in carico una persona che conosci non è, come silvia0 riporta, un problema di comprensione da parte del terapeuta ma una impossibilità di intendere ciò che accade nella relazione terapeutica come un.... devo dirlo per forza, TRANSFERT. In altre parole diverrebbe impossibile discriminare se ciò che il paziente fa o dice è espressione del transfert o è una relazione con noi come oggetto reale.
Re: se lo conosco non lo posso accettare in terapia
Citazione:
Originariamente postato da wrubens
Ciao a tutti voi forumisti...
1) Una delle regole che esiste in quasi tutte le terapie è questa: se conosco la persona non la posso accettare in terapia...perchè secondo voi?...
2) E' necessario intendersi sul conoscersi...vedo una persona 2 volte perchè mi è stata presentata...ci scambio le solite chiacchiere di circostanza e la devo considerare da scartare per un' eventuale presa in carico perchè la conosco?..
:cool:
Rubens
wrubens :),
alla prima questione direi che si tratta dell' articolo 28 del codice deontologico:
Articolo 28
Lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione.
Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale.
Allo psicologo è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale,possa produrre per lui indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito.
Lo psicologo non sfrutta la posizione professionale che assume nei confronti di colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.
Riguardo la seconda, penso che tu abbia risposto nell' introduzione della domanda: "E' necessario intendersi sul conoscersi...".
Questo come avviene? Non di certo dialogando tra te e te su quale potrebbe essere il livello di conoscenza.
La cosa più semplice ed evidente sembrerebbe quella di conversare con la persona che domanda un possibile percorso psico-relazionale professionale con te.
Nella conversazione è inclusa la domanda che chiarisce se un possibile incontro fuori dallo studio potesse essere fonte di imbarazzo per entrambi, si cerca di capire se le amicizie in comune possano creare degli effetti indesiderabili sulle relazioni (cliente - amici in comune, psicologo - amici in comune, cliente - psicologo - amici in comune).
Citazione:
Ma se considerassimo l’idea che possiamo curare anche gli amici e che la nostra relazione di amicizia potrebbe solo beneficiare di questo nuovo legame?... Non siamo psicoanalisti e magari abbiamo idee e metodi meno rigidi...non si può fare?...troppo ingenuo o troppo all’ avanguardia?...
Io, nelle relazioni di amicizia sono un amico e francamente, non c' è scritto da nessuna parte che un amico non può dare una mano al proprio amico nel momento del bisogno. Anche in questo caso, penso sia utile chiarire la propria posizione specialmente nel momento in cui mi sento dire: "tu che sei psicologo..". Le prime volte ho detto che lo psicologo è in ferie e che se era ancora interessato c'era l'accadueo amico disposto ad ascoltare la storia. Oggi attaccano in discorso così: "oh minchiarrone, senti che mi è successo.." .. naturalmente è comunque d'obbligo che poi mi offrano un hard drink :D
Re: Re: se lo conosco non lo posso accettare in terapia
Citazione:
Originariamente postato da Accadueo
wrubens :),
alla prima questione direi che si tratta dell' articolo 28 del codice deontologico:
Articolo 28
....Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale...
Ciao Accadueo.
Credo che come tutti i codici anche quello deontologico a volte regola in maniera precisa un comportamento...come nell' esempio 'classico' del terapeuta che incontra la paziente per carpire un profondo tutt' altro che mentale...altre volte invece il codice è molto opinabile ed assolutamente da interpretare.
In particolare tutto si gioca sul termine dell' articolo 28 : relazioni significative. Se conosco in maniera superficiale una persona che chiede un mio intervento psicologico la posso accettare?...quali sono i termini per cui si può definire una relazione superficiale o significativa ?...
Rubens
Re: Re: Re: se lo conosco non lo posso accettare in terapia
Citazione:
Originariamente postato da wrubens
In particolare tutto si gioca sul termine dell' articolo 28 : relazioni significative. Se conosco in maniera superficiale una persona che chiede un mio intervento psicologico la posso accettare?...quali sono i termini per cui si può definire una relazione superficiale o significativa ?...
Rubens
Scusa per il ritardo Rubens :).
Il codice dice: "relazioni significative di natura personale".
Comunque, è bene chiarire la differenza che c'è tra 'interazione' e 'relazione'.
Un' interazione fra due persone consiste di 'semplici' scambi comucativi che hanno un effetto non significativo tra i partecipanti. Nel momento in cui questi scambi assumono effetti significativi e "duraturi" (sia a livello di scambi che di effetti) allora si parla di relazione.
Facendo un esempio da strada: incontro una persona che definisco conoscente e dico: "ciao come va?" e lui:"bene grazie e te?", "tutto ok.. beh ci vediamo..", trattasi di 'semplice' interazione; di pattern di comportamenti condivisi che informano i partecipanti che a entrambi va bene (fino a quel momento) quel tipo di rapporto che viene definito conoscenza (so chi sei).
Nel momento in cui si presenta la stessa situazione da strada e, questa volta, alla domanda "come va?" il tizio risponde diversamente da come mi aspettavo (ad esempio raccontando storie, episodi.. che prolungano anche la durata dell' incontro), ecco che scatta una nuova proposta, che differisce dalla semplice interazione: la proposta relazionale.
Dunque, mentre io ascolto le storielle che il tizio mi racconta inizio a pensare: "oh caspiterina.. adesso che faccio? Gli do corda oppure la taglio?" che tradotto in termini tecnici sarebbe: "bene, il tizio propone di cambiare le nostre interazioni in una relazione, che faccio? Accetto, provo a 'ripristinare' l' equilibrio interattivo oppure lo sfanculo?".
Se sei 'dentro' la storia che ho appena raccontato, ti accorgerai che la sola proposta di trasformare le interazioni in relazione di per sè è già relazione. Questo perchè? Perchè le risposte che darò (accettare, provare a ripristinare e sfanculare) saranno significative per lui e in seguito anche per me (il famoso feedback).
E ancora, punti importantissimi (a mio avviso) che non ho ancora accennato sono: in quale contesto quella persona chiede di relazionarsi con me adesso?
Parrocchia? Il mio studio? Campetto di calcio? Enoteca? Biblioteca?
e in che maniera si sta presentando?
come un chirichetto? un possibile cliente o collega? un giocatore?..
e io come mi sto presentando?
come un ateo? come uno psicologo? come un poltronaro? ...
Tirando le somme, se una persona, con la quale ho solo intrattenuto scambi interattivi, un giorno dovesse farmi la proposta relazionale del tipo cliente/psicologo ed io sarei disposto a presentarmi come psicologo allora accetterei la sua proposta. Se invece, nel momento in cui decidessi di presentarmi come un possibile compagno di bevute in enoteca, ecco che adesso tocca a lui decidere se accettare, ripristinare o cambiare ancora il livello contestuale, o sfancularmi.
Re: Re: Re: Re: se lo conosco non lo posso accettare in terapia
Cecchin diceva che ci vogliono almeno 10 anni per diventare sistemici. Accadueo, ma a 15 anni tu non avevi niente di meglio da fare??!! ;-)
(scusate, non volevo interrompere questa interessante discussione)
Citazione:
Originariamente postato da Accadueo
Scusa per il ritardo Rubens :).
Il codice dice: "relazioni significative di natura personale".
Comunque, è bene chiarire la differenza che c'è tra 'interazione' e 'relazione'.
Un' interazione fra due persone consiste di 'semplici' scambi comucativi che hanno un effetto non significativo tra i partecipanti. Nel momento in cui questi scambi assumono effetti significativi e "duraturi" (sia a livello di scambi che di effetti) allora si parla di relazione.
Facendo un esempio da strada: incontro una persona che definisco conoscente e dico: "ciao come va?" e lui:"bene grazie e te?", "tutto ok.. beh ci vediamo..", trattasi di 'semplice' interazione; di pattern di comportamenti condivisi che informano i partecipanti che a entrambi va bene (fino a quel momento) quel tipo di rapporto che viene definito conoscenza (so chi sei).
Nel momento in cui si presenta la stessa situazione da strada e, questa volta, alla domanda "come va?" il tizio risponde diversamente da come mi aspettavo (ad esempio raccontando storie, episodi.. che prolungano anche la durata dell' incontro), ecco che scatta una nuova proposta, che differisce dalla semplice interazione: la proposta relazionale.
Dunque, mentre io ascolto le storielle che il tizio mi racconta inizio a pensare: "oh caspiterina.. adesso che faccio? Gli do corda oppure la taglio?" che tradotto in termini tecnici sarebbe: "bene, il tizio propone di cambiare le nostre interazioni in una relazione, che faccio? Accetto, provo a 'ripristinare' l' equilibrio interattivo oppure lo sfanculo?".
Se sei 'dentro' la storia che ho appena raccontato, ti accorgerai che la sola proposta di trasformare le interazioni in relazione di per sè è già relazione. Questo perchè? Perchè le risposte che darò (accettare, provare a ripristinare e sfanculare) saranno significative per lui e in seguito anche per me (il famoso feedback).
E ancora, punti importantissimi (a mio avviso) che non ho ancora accennato sono: in quale contesto quella persona chiede di relazionarsi con me adesso?
Parrocchia? Il mio studio? Campetto di calcio? Enoteca? Biblioteca?
e in che maniera si sta presentando?
come un chirichetto? un possibile cliente o collega? un giocatore?..
e io come mi sto presentando?
come un ateo? come uno psicologo? come un poltronaro? ...
Tirando le somme, se una persona, con la quale ho solo intrattenuto scambi interattivi, un giorno dovesse farmi la proposta relazionale del tipo cliente/psicologo ed io sarei disposto a presentarmi come psicologo allora accetterei la sua proposta. Se invece, nel momento in cui decidessi di presentarmi come un possibile compagno di bevute in enoteca, ecco che adesso tocca a lui decidere se accettare, ripristinare o cambiare ancora il livello contestuale, o sfancularmi.