Cosa pensate dell'Analisi Transazionale? Grazie
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Cosa pensate dell'Analisi Transazionale? Grazie
ma chi te, lo fa fare
??
ma fatti un master di un anno e buona notte
ancora con tutte ste stronzate e la pnl e l'analisi transazionale
bella sta a sentire a me o fai la psicoterapia o la psicanalisi scegli
tu
cipa o sipp se proprio vuoi fare la psicoanalisi o la psicoterapia altrimenti non ti buttare altri dieci anni sopra i libri fatti un bel master di un anno che serva a qualcosa
ma quanti soldi gli dobbiamo dare a questa gente
a sti grandissimi figli ndrokkia
neanche ci fanno lavorare ci vogliono cazzimmosi bastardi enoi cosi saremo
Grazie per avermi risposto! Su quali basi affermi questo?
che dire di su..mi piace perchè è pacato nell'esposizione..
la transazionale è "OK!"
ma non ne capisco di transizioni..
trovato questo..
www.aiat.it/Index.htm
salute
Ciao :ciao:
Sono Nadia, frequento un master in Counselling ad indirizzo analitico transazionale e al termine della specialistica mi iscriverò alla Scuola di Specializzazione AT.
L'AT è un approccio che mi ha appassionato sin dall'inizio. Qui su Ops ho inserito, nella sezione articoli, una mia lettura di un brano tratto da un testo di Maria Teresa Romanini, fondatrice della Simpat a Roma e esponente di spicco in Italia dell'AT ( http://www.opsonline.it/nephp/?m=show&id=2977 ).
E. Berne, padre dell'At, proviene dalla Psicanalisi, ma se ne distacca, introducendo una teoria nuova, con un linguaggio semplice, che approfondisce gli aspetti relazionali, le transazioni appunto, con gli altri, e nel dialogo intrapsichico - tra gli Stati dell'Io - . L'AT è da molti ritenuta una semplificazione della psicanalisi, ma dopo i primi mesi mi sono subito ricreduta! E' molto particolare, ricca, piena di sfaccettature.
Inoltre i corsi sono molto ben fatti, prevedono oltre alla parte prettamente teorica, un cammino personale e di gruppo, in cui la teoria diventa realtà e i risultati, che all'inizio non vedi, all'improvviso si fanno evidenti e sorprendenti anche agli scettici.
Quest'anno, al Convegno nazionale di Analisi Transazionale, svoltosi a Roma a Giugno, il tema era : "Innesti compatibili" e abbiamo assistito alle relazioni di terapeuti di tutta Italia sulle possibli integrazioni con gli altri approcci, Gestalt, Costruttivismo, Sistemici etc.. ed è molto bella la tendenza all'apertura dell'at, che non sottrae nulla all'identità, ma la amplifica.
Spero di esserti stata utile. Non mi dilungo perchè non è la sede, ma la mia opinione è entusiastica, nonostante all'inizio fossi dubbiosa. Poi ho capito che ogni approccio è valido nella misura in cui lo senti vero per te.
Ho molto materiale e informazioni se ne avessi bisogno :)
Grazie nadia!
Anche a me ha colpito l'idea di integrazione a apertura verso i vari approcci e l'ho visto come un punto di forza, ma nello stesso tempo ho paura che potrebbe essere una pecca...come dire... non essere nè carne nè pesce... per questo volevo capire da chi ne sa più di me nella pratica quali sono i riscontri positivi e negativi di tale approccio.
ti ringrazio molto!
per caso conosci la scuola "Centro berne" di milano e sai com'è?
non so quanto può aiutarti il mio parere: sono un'educatrice (spero presto psicologa!) e l'unico contatto chge ho avuto con l'analii transazionale è stato in una casa famiglia ad un corso di formazione: :love: :love: è stato amore a prima vista!!!
non ne so molto ma ho riscontarto i risultati sul campo dei cosidetti "giochi psicologicic" e delle transazioni incrociate...è mia intenzione specializzarmi in questo...in bocca al lupo e spero di esserti stata d'aiuto, anche solo con un parere!!!
Purtroppo della Scuola di Milano non ho esperienza diretta, pur conoscendola di nome.
Comprendo i tuoi dubbi, e a Roma si è fatto il punto: aprirsi ai nuovi approcci per non fossilizzarsi e rimanere indietro, ma senza mai dimenticare la propria identità. E quella dsell'AT è molto forte. Dal punto di vista delle tecniche si apre ad altre visioni, ma per quanto concerne teorie e concetti è assolutamente originale.
Potresti iniziare leggendo qualche testo di Berne:
Ciao... e poi?
A che gioco giochiamo?
Analisi transazionale e psicoterapia
O, bellissimo, Nati per vincere, M.James
Memole concordo: :love: , illuminante davvero!
Un approfondimento dal sito della Simpat di Roma:
L' Analisi Transazionale (o "della comunicazione") si basa sulla definizione di persona come "essere in comunicazione" o meglio "divenire in comunicazione" e la studia in sé stessa (dinamiche intrapsichiche) e nelle sue relazioni (dinamiche interpersonali).
Le capacità psichiche cognitive ed affettive della persona, che crescono lungo tutta la vita, stimolate dal rapporto con l'altro, possono essere reintegrate a qualsiasi età e nonostante la gravità delle patologie in atto.
Le più note teorie specifiche della A.T. sono:
1) la lettura delle dinamiche umane attraverso il riconoscimento dei tre "Stati dell'Io" (Genitore, Adulto, Bambino - GAB -);
2) la contrapposizione tra il "Copione" (cosiddetto dal termine teatrale) ovvero l'identità personale più o meno sana e in buona parte non consapevole, scelta nell'infanzia e di conseguenza limitata e la "Autonomia", ovvero salute e libertà mentale, definita dalla consapevole accettazione di se stesso e dell'altro, nel momento attuale.
L'A.T. viene usata come analisi dei rapporti sociali, professionali, familiari e della educazione e come psicoterapia del profondo, effettuata sia in sedute analitiche individuali sia in gruppo.
Quello che so dell' AT l'ho appreso leggendo il libro di Cionini "Psicoterapie modelli a confronto".
Una cosa ricordo che mi colpì: nella biografia di Eric Berne, il padre dell'analisi transazionale, c'è scritto che non venne accettato a frequantare il training come psicanalista.
La malizia suggerisce quasi che da quel momentoe da quella delusione abbia deciso di fabbricarsi da solo la sua psicanalisi: neopsiche, esteropsiche e archeopsiche sono concetti che ad esempio richiamano, nemmeno troppo alla lontana io, es e super io freudiani.
Magari sbaglio, non ho una conoscenza così approfondita di questo orientamento, però questa è stata allora la mia impressione...
E' vero, li richiamano, ma poi ci sono sostanziali differenze che solo uno studio profondo e difficile, a dire il vero, può rischiarare.
Una psicoterapia a sua immagine... interessante idea, ti invito a leggere alcuni testi di Berne e poi mi dirai ;) Soddisfatti o rimborsati :)
- senza polemica :hug: -
ciao posso chiederti di farmi qualche esempio? per capire un pò di più e meglio di che tratta.Citazione:
Originariamente postato da MEMOLEMEMOLE
non so quanto può aiutarti il mio parere: sono un'educatrice (spero presto psicologa!) e l'unico contatto chge ho avuto con l'analii transazionale è stato in una casa famiglia ad un corso di formazione: :love: :love: è stato amore a prima vista!!!
non ne so molto ma ho riscontarto i risultati sul campo dei cosidetti "giochi psicologicic" e delle transazioni incrociate...è mia intenzione specializzarmi in questo...in bocca al lupo e spero di esserti stata d'aiuto, anche solo con un parere!!!
diciamola mi incuriosisco facilmente al sapere,per poi capire e approfondire ciò che più mi piace, e che quindi poi so.
grazie ciao :)
ok!! esempio stupido, banale ma efficace!!!
una ragazzetta 13 enne, dispettosa, prepotente e svogliata (x quanto riguarda la scuola!) mi dice con tono risoluto e con fare molto presuntuoso che non intende assolutamente studiare in quanto non sono argomenti che le interessano!! e nessuno, neanche io :sbonk: posso obbligare a fare cio' che non vuole!!" ....a primo impatto verrebbe da...stritolarla!!:zott: ma..conoscendo l'A.T. ci si pensa un po' su?
qual è lo stato dell'iuo che sta utilizzando la ragazza? ...sfidante!! (spero tu conosca un minimo l'A.T. altrimenti se vuoi, ti invio materiale..ne ho in quantità!) ) beh se rispondessi con lo stato dell'io sfidante non arriveremo da nessuna parte: si istaurerebbe soltanto una sfida al + forte con conseguenze pessime.sai come me la cavavo in simili situazioni? dicendo soltanto " ok, non vuoi studiaRE, NON FARLO! SEI LIBERA DI PRENDERE LE TUE DECISIONI E DI ASSUMERTI TUTTE LE RESPONSABILITA' DELLE TUE AZIONI, COMPRESE LE CONSEGUENZE DEI TUOI GESTI!"...non ci crederai..e al momento non ci credevo neanche io! :rolleyes: ma dopo qualche minuto (giuro!) cominciava ad aprire i libri!..
altro esempio o forse regola: sorprendere!!! se una persona si aspetta da te un determinato comportamento o 1 certarisposta e tu vuoi cambiare le cose, basta sorprendere!!! se ad una certa provocazione hai sempre risposto con un altra provocazione (istaurando cosi' un determinato e fisso "copione" o "gioco") prova arispondere con una battuta spiritosa..la reazione del tuo interlocutore sarà inevitabilemte diversa!
non so se sono stata chiara, ma ti ripeto, se vuoi "assaggiare" un po' di A.T. ti invio materiale che ho sul pc..ma attento..potresti innamorarti anche tu!!!!!!!!
Anch'io anch'io! Memole la puoi mandà anche a me :shy: ?
Anche a me se non ti scoccia... grazie mille!:approved:
..:rolleyes: forse ci deve essere un problema..ho inviato a tutti quelli che me l'hanno chiesto il materiale sull'AT.. (anche a te, riccioli!!!)...se non vi è arrivato mandatemi una mail..vi rispedisco il tutto!!! ciao ciao :)
Non conoscevo nulla a proposito del'AT finchè non ho letto "Manuale di comunicazione e Counselling" di Achille Miglionico...è un manale che in maniera abbastanza generale spiega un po' i concetti fondamentali sia della teoria dei sistemi che del counselling in chiave Analitico transazionale.
La cosa che mi attrae di questa metodologia è la semplicità...mi chiedo quanto sia quotata nel mondo degli psicologi in generale?
Per chi voleva sapere della scuola di Milano io ne ho trovata una n Via Matteo Bandello 18 "Centro E: Berne - Scuola di formazione - Corso di specializzazione in psicoterapia indirizzo Analitico Transazionale (riconosciuto dal M.I.U.R.)
www.berne.it
Questo è tutto quello che ho trovato...
Visto che io di base me ne voglio andare via da milano, qualcuno mi dice se sa qualcosa su scuole di specializzazione all'estero ?
Basare la propria carriera sull'AT ha un senso o è rischioso (professionalmente parlando)?
Piccole paranoie da giovane quasi psicologo-junior.
La mia psicologa tutor di servizio civile è dell'approccio analisi transazionale e dice che è una bomba...Ci ha consigliato questo libro: woollams, analisi transazionale, molto completo e scritto in modo semplice.
ciao no io non ho ricevuto materiale ti lascio la mia email seppur la leggerò quando posso, ho problemi di internet.Citazione:
Originariamente postato da MEMOLEMEMOLE
..:rolleyes: forse ci deve essere un problema..ho inviato a tutti quelli che me l'hanno chiesto il materiale sull'AT.. (anche a te, riccioli!!!)...se non vi è arrivato mandatemi una mail..vi rispedisco il tutto!!! ciao ciao :)
nel caso lascio anche cell grazie ciao
[email protected]
HO PROVATO A RISPEDIRTI IL TUTTO!! FAMMI SAPERE SE TI E' ARRIVATO!!
preferisco l'approccio sistemico
preferisco l'approccio sistemico
Purtroppo non ho avuto modo di fare molta esperienza con questo tipo di approccio..ma chissà...in futuro magari!!:rolleyes:
Anch'io ho parecchio materiale AT ma tutto cartaceo, compresi i libri. Quindi anch'io chiedo alla nostra collega di inviarmi il materiale in forma elettronica.
Il Woollams-Brown è molto tecnico, ma spiega bene i giochi.
L'AT è efficace e funziona e per chi ama il Modellamento si può ritrovare anche nel lavoro di Virginia Satir.
Grazie a LeMoleMole (ma come si scrive?)
Ciao a tutti/e,
Anch'io, anch'io!!!! :boing:
Memole, mi invieresti il materiale che hai sull'AT?
Se vi dico come ho scoperto e apprezzato l'AT mi promettete di non frustarmi?:P
Ebbene, ho scoperto l'analisi transazionale grazie al libro di un certo Giulio Cesare Giacobbe, "Alla ricerca delle coccole perdute", un libro certamente non scritto per gli addetti ai lavori ma che secondo me ha il grande pregio della "chiarezza" e della "semplicità":30:
Ho usato per anni e uso ancora L'AT, occupandomi di corsi di comunicazione.
Non regge il paragone con la PNL, che altro non è se non la madre di tutti i multilevel marketing, serve solo per vendere enciclopedie piuttosto che computer o detersivi o polizze vita.
Per quella che è la mia esperienza l'AT può essere un'interessante approccio in termini di mantenimento di un contatto interpersonale o per capire il perchè di determinate relazioni apparentemente senza senso. So che esiste un'importante scuola di terapia, anche in Italia, ma non so quanto possa essere efficace in termini di cambiamento terapeutico. Certo stabilito un buon contatto con la persona può diventare più facile indirizzarla verso un cambiamento. Se ti interessano testi ad indirizzo "comunicativo" nel senso di cui sopra:
L’arte di intendersi. Vera F. Birkenbihl, Franco Angeli
Guida all’Analisi Transazionale. L. Genain - M. Lerond, De Vecchi Editore
Il Manager Transazionale. Abe Wagner, Franco Angeli
L’Analisi Transazionale nella gestione del personale. S. Ferrari, Franco Angeli
e poi ovviamente Eric Berne
E' molto utilizzata nelle aziende, come potrai capire. In certi casi mi è stata utile, a scopo interpretativo, ma come una della tante possibilità.
Secondo me vale la pena conoscerla ed apprezzarla. Non la vedo come completamente ed unicamente esaustiva.
La studierei, la approfondirei, farei un corso breve, ma non un master o anni di formazione e soldi.
Se vuoi, o chiunque voglia scrivermi [email protected], sono a disposizione
A me interessa l'analisi transazionale sia a scopo terapeutico sia come applicazione nelle aziende...
pensavo di formarmi presso il centro berne di milano...
Hai altre strade da consigliarmi?
Grazie mille!
So che esiste una Società Italiana di AT, citata anche in un altro post, che credo abbia sede a Torino. Penso che siano associati a quella internazionale. Ti conviene chiedere a loro
io studio analisi transazionale da sette mesi cioè da quando ho fatto un seminario introduttivo di a.t....
non l'ho più lasciata... sono fiera e soddisfatta... ho una terapista transazionale che mi apre il suo modo di vedere lla dottrina in ogni seduta... e a ottobre dopo l'esame di stato, mi iscrivo all'ifrep di Pio Scilligo...
amo soprattutto la franchezza che il terapeuta deve tenere, niente doppi sensi e niente discorsi con l'inconscio, si discute con ogni stato dell'io a seconda della situazione... ma soprattutto mi appassiona l'abbandono del transfert e del controtransfert... la passione che ci mettono nell'affrontare solo ed escusivamente la relazione per come viene vissuta in seduta... la relazione è lì tra due persone completamente alla pari con un solo scopo... la consapevolezza, la responsabilità e l'intimità di ogni stato dell'io e contemporaneamente il discorso diretto e aperto tra i tre stati.... federica
Hai usato parole stupende federicangelo... io la studio da un anno e mezzo tra taranto e roma... e l'adoro, un percorso non solo di studio ma di vita e gli analisti transazionali sono persone con qualcosa in più :approved:
Grazie del tuo contributo :)
Comunque anche io ho materiale, slides e dispense su pc. chi fosse interessato mi mandi la sua mail via pm, non usiamo il forum per dare i nostri dati :)
Salve Eliseea,
mi pare che il tuo problema sia epistemologico e non mi sento nella posizione di poter giudicare.Secondo me è più importante assumere un atteggiamento Pragmatico nei confronti delle terapie e non bisogna escludere dalla propria indagine la psicoanalisi o l'analisi transazionale solo perchè non sono considerate scientifiche.Effettivamente molte ricerche longitudinali hanno dimostrato la minore efficacia(vedi EST) di queste terapie ma vi sono aluni disturbi specifici che possono essere risolti con questi approcci teorici.Personalmente ho letto "Io sono Ok tu sei Ok"di Harris per l'analisi transazionale e mi ha colpito molto.Anche se l'analisi transazionale non è considerata positivamente ti consiglio di coltivare lo stesso la tua curiosità.
In realtà non ho mai letto la declassificazione di psicanalisi e at a terapie non scientifiche. Puoi citarmi qualche fonte ? Grazie :)
L'importanza di identificare psicoterapie supportate dall’evidenza empirica ha la sua ufficializzazione nel 1995, quando la Task Force on Promotion and Dissemination of Psychological Procedures of Division 12 (Clinical Psychology) della American Psychological Association (APA) identificò un numero di interventi psicologici considerati affidabili (in seguito denominati Empirically Supported Treatments (ESTs) (Chambless & Ollendick, 2001; Herbert, 2003) o Empirically Validated Treatments (EVTs).
Gli ESTsi ispirano alla Evidence Based Medicine (EBM) (cfr. Sackett, 1997) e si basano su trials clinici controllati e randomizzati (RCTs) (cfr. Herbert, 2003; Morrison, Bradley, & Westen, 2003).
In un rapporto del 1995, la Task Force indicò i criteri per selezionare un EST e riportò una lista preliminare di trattamenti selezionati (Chambless & Ollendick, 2001). Perchè sia indicato come probabilmente efficace, un trattamento deve mostrarsi superiore relativamente ad una condizione di non-trattamento (ad esempio il placebo o la condizione della lista di attesa).
L’assunto di base degli ESTs è che esista una realtà oggettiva e che conclusioni affidabili siano raggiungibili attraverso metodologie scientifiche: la procedura verso il miglioramento del sintomo è così caratterizzata dalla diagnosi e dalla prescrizione di un trattamento (Bohart,O'Hara & Leitner, 1998). Ad esempio il progetto Evidence-Based Practices (EBPs) (in accordo con le linee-guida dell’APA) punta a sviluppare interventi standardizzati, creati in collaborazione con diverse figure tra cui clinici, pazienti, familiari, supervisori della terapia, responsabili di progetto ed autorità nel campo della salute mentale (Mueser, Torrey, Lynde, Singer, & Drake, 2003).
Lo sviluppo delle linee-guida per la pratica clinica hanno aumentato dunque l’importanza dei trattamenti basati su evidenze e il futuro dello psicoterapia sembra orientarsi verso interventi psicologici supportati dalla ricerca (cfr. Nathan, 1998; Sanderson, 2003).
Un consenso sui criteri per determinare cosa sia empiricamente supportato tuttavia non è stato ancora raggiunto (Beutler, Clarkin, & Bongar, 2000) e gli ESTs sono stati accolti da numerose critiche sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista metodologico (cfr. ad es.Luborsky, Rosenthal, Diguer, Andrusyana, Berman, Levitt et al., 2002; Herbert, 2003).
Inoltre, nonostante l’enfasi evidenziata dall’APA, le psicoterapie basate sull’evidenza non sono ancora ampiamente utilizzate dagli psicoterapeuti.
In questo contesto si avverte sempre più la necessità di poter utilizzare strumenti validi ed attendibili per la diagnosi, la pianificazione del trattamento psicologico e la verifica dell’esito dell’intervento psicologico. In particolare una adeguata diagnosi e la misura dell’esito del trattamento contribuirebbe anche a verificare l’ efficacia del modello utilizzato dallo psiocoterapeuta (sia ESTs che Non ESTs) in combinazione con una adeguata valutazione del processo psicoterapico (cfr. Ford & Urban, 1998; Maruish, 1999; Lambert, Bergin & Garfield, 2004).
Il passaggio dalle pratiche evidence-based alle evidenze practice based evidences ( cfr. Margison, Barkham, Evans, & al., 2000) ad esempio, permetterebbe di esaminare gli esiti della psicoterapia in contesti naturali con trattamenti di durata variabile condotti da diversi terapeuti sia mediante le linee guida sia con più flessibilità, situazione più vicina a quella reale (Margison et al., 2000). Le misurazioni degli esiti, in questo caso, dovrebbero essere associate a valutazioni di processo e tenere in considerazione non solo la riduzione del sintomo, ma anche la qualità di vita, il funzionamento globale, le abilità sociali, l'autostima.
Bibliografia dei lavori citati:
Beutler, L. E., Clarkin, J. F., & Bongar, B. (2000). Guidelines for systematic treating of the depressed patient. New Jork: Oxford University Press.
Bohart, A. C., O'Hara, M., & Leitner, L. M. (1998). Empirically violated treatment: Disenfranchisement of humanistic and other psychotherapies. Psychotherapy Research(8), 141-157.
Chambless, D. L., & Ollendick, T. H. (2001). Empirically supported psychological interventions: controversies and evidence. Annu Rev Psychol, 52, 685-716.
Ford, H. D. & Urban H.B. (1998). Contemporary Models of Psychotherapy: A Comparative Analysis, (2nd ed.). Wiley & Sons. New York
Herbert, J. D. (2003). The science and practice of empirically supported treatments. Behav Modif, 27(3), 412-430.
Lambert, M., Bergin, A.E & Garfield, S.L. (2004). Handbook of Psychotherapy and Behavior Change. (5th ed.) Wiley & Sons. New York.
Luborsky, L., Rosenthal, R., Diguer, L., Andrusyana, T. P., Berman, J. S., Levitt, J. T., et al. (2002). The dodo bird verdict is alive and well-mostly. Clinical Psychology: Science and Practice, 9(1), 2-12.
Margison, F. R., Barkham, M., Evans, C., & al., e. (2000). Measurement and psychotherapy: Evidence-based practice and practice-based medicine. British Journal of Psychiatry (177), 123-130.
Maruish, M.A. (1999). The use of psychological testing for treatment planning and outcome assessment (2 nd ed.). Lawrence Erlbaum, Mahwah, NJ.
Morrison, K. H., Bradley, R., & Westen, D. (2003). The external validity of controlled clinical trials of psychotherapy for depression and anxiety: a naturalistic study. Psychol Psychother, 76(Pt 2), 109-132.
Mueser, K. T., Torrey, W. C., Lynde, D., Singer, P., & Drake, R. E. (2003). Implementing evidence-based practices for people with severe mental illness. Behav Modif, 27(3), 387-411.
Nathan, P.E. (1998). Practice guidelines: Not yet ideal. American Psychologist, 53(3) 290-299. (tr. it.: Linee guida per la psicoterapia. Bollettino di Psicologia Applicata, 227-228,3-15, O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze 1999).
Price, R.K., Spitznagel, E.L., Downey, T.J. Mayer, D.J., Risk, N.K. e El-Ghazzawy, O.G. (2000). Applyng Artificial Neural Network Models to Clinical Decision Making. Psychological Assessment, 12, 1, 40-51
Sackett, D. L. (1997). Evidence-based medicine. Semin Perinatol, 21(1), 3-5.
Sanderson, W. C. (2003). Why empirically supported psychological treatments are important. Behav Modif, 27(3), 290-299.
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Edited by - m.giannini on 30/05/2005 21:25:44
La Repubblica - 3 septembre 2005
Traduction française de l'article sur :
http://www.psyapsy.org/index.php?opt...sk=view&id=210
Page 41, sez. Cultura
QUEGLI ANALISTI BRUTTI E CATTIVI
'Il libro nero della psicoanalisi' che esce ora in Francia rappresenta un attacco senza precedenti al sapere freudiano. In ottocento pagine un gruppo di studiosi mette in discussione la validità delle teorie e l'efficacia terapeutica. Quaranta specialisti moltissimi americani, tra gli autori non figura nessun italiano di Fabio Gambaro
Parigi
«Vivere, pensare e stare meglio senza Freud». E' questo l' esplicito sottotitolo di Le Livre Noir de la Psychanalyse (Editions Les Arènes), un volume di oltre ottocento pagine, appena arrivato nelle librerie francesi e già al centro di feroci polemiche nel mondo della psichiatria e della psicanalisi d' oltralpe. In Francia, infatti, non era mai stato pubblicato un atto d' accusa tanto esplicito e violento nei confronti dell' autore dell' Interpretazione dei sogni. Il libro, che condensa tutte le critiche che negli ultimi anni sono state avanzate nei confronti di Freud e della psicanalisi, è curato da Catherine Meyer, la quale ha riunito una quarantina di studiosi di dieci nazionalità, a ominciare da due specialisti francesi: Jean Cottraux, che dirige l' Unité de traitement de l' anxieté dell' ospedale universitario di Lione, e Didier Pleux, fondatore dell' Institut francais de thérapies cognitives. Accanto a loro, ex psicanalisti come Jacques Van Rillaer, pedopsichiatri come Catherine Barthelemy, etnopsichiatri come Toby Nathan o filosofi come Isabelle Stengers. Ma soprattutto molti autori provenienti dall'altra sponda dell' Atlantico che provano a importare in Francia la critica radicale della psicanalisi da molti anni alla moda nelle università americane (non c' è invece nessun italiano). Tra costoro figurano storici della psicanalisi come Mikkel Borch-Jacobsen dell' università di Washington o Frederick Crews dell' università di Barkley, ma anche specialisti delle terapie cognitive di fama mondiale come Araron T. Beck o Albert Ellis.
Un largo ventaglio di autori per rimettere in discussione il «dogma della psicanalisi». Un dogma che nella patria di Jacques Lacan e Françoise Dolto è particolarmente consolidato, visto che il 70% degli psichiatri praticano o s' ispirano alla psicanalisi, senza dimenticare che nelle università e nei media la psicanalisi regna quasi incontrastata. Una situazione unica al mondo, secondo Catherine Meyer, la quale accusa gli psicanalisti francesi di censurare sistematicamente qualsiasi critica alla loro disciplina, «bollando le terapie nate dalla psicologia scientifica o dalle neuroscienze come tecniche di condizionamento che normalizzano i pazienti per farne degli individui pavloviani». La primavera scorsa, ad esempio, il Ministero della Sanità ha dovuto ritirare un' inchiesta ufficiale dell'Inserm che criticava i risultati delle terapie psicanalitiche. «In Francia la critica della psicanalisi è un tabù», accusa la curatrice. «Chi s' azzarda a rimettere in discussione la parola psicanalitica è immediatamente accusato di revisionismo, con tutte le connotazioni negative che la parola comporta. Ma un approccio critico della psicanalisi è più che mai necessario. Per questo abbiamo provato a riaprire il dibattito, senza preconcetti e senza timori reverenziali, ponendoci alcune domande fondamentali. La psicanalisi è una scienza? E' efficace? Si possono valutare i suoi risultati? La leggenda di Freud contiene delle invenzioni? Per dare una risposta a tali interrogativi abbiamo dato la parola a psicologi, psichiatri, filosofi, storici, ma anche a semplici pazienti, la cui sofferenza viene di solito dimenticata. Alla fine il nostro bilancio è molto negativo».
In effetti, alla psicanalisi non viene risparmiata alcuna critica. Nella prima parte dell' opera, gli autori mettono in discussione i miti delle origini, accusando l' autore della Psicopatologia della vita quotidiana di aver mentito sui suoi casi clinici e di aver attribuito ai suoi pazienti ricordi di cui non aveva alcuna prova. Anche molte delle conquiste teoriche che Freud ha presentato come sue in realtà proverrebbero «in maniera più o meno diretta dalla sessuologia dell' epoca». In molte occasioni, poi, l' inventore della psicanalisi avrebbe deliberatamente esagerato i risultati delle sue cure per prevenire le critiche. Secondo Han Israels, «Freud, nelle sue pubblicazioni, non esita a presentare una teoria disastrosa come un successo sfolgorante». La psicanalisi, dunque, sarebbe un castello di sabbia fin dalle sue origini. Una semplice pseudoscienza perché, come sostiene Frank Sulloway, Freud ha sempre evitato di verificare la giustezza delle sue ipotesi.
Le Livre Noir de la Psychanalyse spiega il successo della psicanalisi con la debolezza della sua struttura teorica, che sarebbe solo «una teoria vuota», «una nebulosa in continuo movimento, nella quale ciascuno può leggere ciò che vuole.» Il pensiero psicanalitico sarebbe una sorta di camaleonte capace di adattarsi e spiegare innumerevoli situazioni della vita quotidiana. «In questo modo però», spiega Catherine Meyer «si è diffuso nella società una sorta di pensiero vagamente psicanalitico che pretende di spiegare tutto, colpevolizzando soprattutto le madri. Oggi i genitori hanno continuamente paura di commettere degli errori. La psicanalisi ha contribuito a spazzare via ogni spontaneità nell' educazione».
Per gli autori del libro, gli psicanalisti, che negli anni Sessanta erano l' espressione di un movimento antiautoritario e libertario, oggi si sarebbero trasformati in guardiani del tempio gelosamente attaccati al potere e ai privilegi economici. Per questo rifiuterebbero di ammettere la scarsa efficacia delle loro terapie e gli insuccessi nei confronti dell' autismo, dell' anoressia o delle tossicodipendenze. A proposito delle tossicodipendenze, Jean Jacques Deglon accusa «l' imperialismo ideologico della psicanalisi» di aver impedito per trent' anni ogni altra terapia, contribuendo a una «catastrofe umanitaria» che sarebbe costata la vita a 10.000 persone. Un' affermazione disinvolta che rischia di alimentare non poche polemiche. Tutta l' ultima parte del libro è dedicata alla rivoluzione delle neuroscienze e alle diverse forme di psicoterapia nate dalle teorie cognitivo-comportamentali. «Esiste una vita dopo Freud. La conoscenza dell' uomo e della vita psichica ha fatto enormi passi avanti. Oggi, per curare la sofferenza psichica, esistono altre terapie al di fuori della psicanalisi», ricorda la curatrice dell' opera, augurandosi che il libro possa suscitare un dibattito pacato e salutare. Ma a giudicare dalle reazioni violentemente negative che giungono dal mondo della psicanalisi, la discussione non sarà certo facile. E le polemiche rischiano d' essere roventi.
L'intervista
MA QUESTE SONO MENZOGNE
Parla Elisabeth Roudinesco
Parigi
«Mi rifiuto di discutere con chi usa la menzogna e la diffamazione». Di fronte al Livre noir de la psichanalyse reagisce così Elisabeth Roudinesco, autorevole biografa di Lacan, storica della psicanalisi, autrice di un Dictionnaire de la Psychanalyse e di numerosi saggi. «Questo libro non vuole aprire una discussione critica, ma solo distruggere la psicanalisi. E' pieno di dati sbagliati, bugie e interpretazioni deliranti. Freud è accusato di plagio e misoginia, di aver mentito e nascosto volontariamente i suoi insuccessi. Viene presentato come una sorta di dittatore che ha imbrogliato tutti con una dottrina falsa fatta di menzogne. Insomma, il libro vuole screditare in toto la psicanalisi per favorire lo sviluppo delle teorie cognitivo- comportamentali, che in Francia sono ancora marginali».
Alcune delle critiche però sono condivisibili...
«Certo. Io stessa, a più riprese, ho criticato l'ottuso dogmatismo di alcune scuole psicanalitiche, come pure ho fatto pubblicare alcuni libri che mettevano in luce questo o quell' errore di Freud. Da questo punto di vista nel Libro nero della psicanalisi non c' è alcuna novità, sono tutte critiche già note da tempo. La storia delle scienze umane è fatta di errori, di passi avanti e di arretramenti. Freud ha sempre proceduto in questo modo. Per gli autori del Livre Noir de la Psychanalyse, però, ogni errore è una menzogna. La loro critica è a senso unico. Autori come Mikkel Borch-Jacobson o Frank Sulloway, che in passato hanno pubblicato alcune opere molto interessanti, sono oggi diventati i migliori rappresentati della corrente dei "distruttori di Freud", corrente che è minoritaria anche negli Stati Uniti, ma che qualche anno fa ha cercato di impedire una mostra su Freud giudicata troppo ortodossa».
Come spiega queste accuse?
«L' odio nei confronti di Freud non è una novità. Fin dalla sua nascita, la psicanalisi ha subito numerosi attacchi. In passato è stata accusata di essere una scienza ebrea dai nazisti, una scienza borghese dai comunisti, una scienza oscena dalla Chiesa. Oggi essa polarizza gli attacchi di tutti coloro che temono l' emancipazione del soggetto. La psicanalisi è una filosofia della libertà perché mette l' uomo di fronte agli aspetti tragici della propria condizione. Lo costringe a fare i conti con se stesso. Ma ciò evidentemente non piace a tutti. Senza dimenticare che viviamo in un' epoca che vuole valutare e misurare tutto, riducendo l' individuo a dei comportamenti normalizzati. La psicanalisi invece sfugge alla norma perché in essa c' è qualcosa di sovversivo». (F. G.)
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QUEGLI ANALISTI BRUTTI E CATTIVI
'Il libro nero della psicoanalisi' che esce ora in Francia rappresenta un attacco senza precedenti al sapere freudiano. In ottocento pagine un gruppo di studiosi mette in discussione la validità delle teorie e l'efficacia terapeutica. Quaranta specialisti moltissimi americani, tra gli autori non figura nessun italiano di Fabio Gambaro
Parigi
«Vivere, pensare e stare meglio senza Freud». E' questo l' esplicito sottotitolo di Le livre noir de la psychanalyse (Editions Les Arènes), un volume di oltre ottocento pagine, appena arrivato nelle librerie francesi e già al centro di feroci polemiche nel mondo della psichiatria e della psicanalisi d' oltralpe. In Francia, infatti, non era mai stato pubblicato un atto d' accusa tanto esplicito e violento nei confronti dell' autore dell' Interpretazione dei sogni. Il libro, che condensa tutte le critiche che negli ultimi anni sono state avanzate nei confronti di Freud e della psicanalisi, è curato da Catherine Meyer, la quale ha riunito una quarantina di studiosi di dieci nazionalità, a ominciare da due specialisti francesi: Jean Cottraux, che dirige l' Unité de traitement de l' anxieté dell' ospedale universitario di Lione, e Didier Pleux, fondatore dell' Institut francais de thérapies cognitives. Accanto a loro, ex psicanalisti come Jacques Van Rillaer, pedopsichiatri come Catherine Barthelemy, etnopsichiatri come Toby Nathan o filosofi come Isabelle Stengers. Ma soprattutto molti autori provenienti dall'altra sponda dell' Atlantico che provano a importare in Francia la critica radicale della psicanalisi da molti anni alla moda nelle università americane (non c' è invece nessun italiano). Tra costoro figurano storici della psicanalisi come Mikkel Borch-Jacobsen dell' università di Washington o Frederick Crews dell' università di Barkley, ma anche specialisti delle terapie cognitive di fama mondiale come Araron T. Beck o Albert Ellis.
Un largo ventaglio di autori per rimettere in discussione il «dogma della psicanalisi». Un dogma che nella patria di Jacques Lacan e Françoise Dolto è particolarmente consolidato, visto che il 70% degli psichiatri praticano o s' ispirano alla psicanalisi, senza dimenticare che nelle università e nei media la psicanalisi regna quasi incontrastata. Una situazione unica al mondo, secondo Catherine Meyer, la quale accusa gli psicanalisti francesi di censurare sistematicamente qualsiasi critica alla loro disciplina, «bollando le terapie nate dalla psicologia scientifica o dalle neuroscienze come tecniche di condizionamento che normalizzano i pazienti per farne degli individui pavloviani». La primavera scorsa, ad esempio, il Ministero della Sanità ha dovuto ritirare un' inchiesta ufficiale dell'Inserm che criticava i risultati delle terapie psicanalitiche. «In Francia la critica della psicanalisi è un tabù», accusa la curatrice. «Chi s' azzarda a rimettere in discussione la parola psicanalitica è immediatamente accusato di revisionismo, con tutte le connotazioni negative che la parola comporta. Ma un approccio critico della psicanalisi è più che mai necessario. Per questo abbiamo provato a riaprire il dibattito, senza preconcetti e senza timori reverenziali, ponendoci alcune domande fondamentali. La psicanalisi è una scienza? E' efficace? Si possono valutare i suoi risultati? La leggenda di Freud contiene delle invenzioni? Per dare una risposta a tali interrogativi abbiamo dato la parola a psicologi, psichiatri, filosofi, storici, ma anche a semplici pazienti, la cui sofferenza viene di solito dimenticata. Alla fine il nostro bilancio è molto negativo».
In effetti, alla psicanalisi non viene risparmiata alcuna critica. Nella prima parte dell' opera, gli autori mettono in discussione i miti delle origini, accusando l' autore della Psicopatologia della vita quotidiana di aver mentito sui suoi casi clinici e di aver attribuito ai suoi pazienti ricordi di cui non aveva alcuna prova. Anche molte delle conquiste teoriche che Freud ha presentato come sue in realtà proverrebbero «in maniera più o meno diretta dalla sessuologia dell' epoca». In molte occasioni, poi, l' inventore della psicanalisi avrebbe deliberatamente esagerato i risultati delle sue cure per prevenire le critiche. Secondo Han Israels, «Freud, nelle sue pubblicazioni, non esita a presentare una teoria disastrosa come un successo sfolgorante». La psicanalisi, dunque, sarebbe un castello di sabbia fin dalle sue origini. Una semplice pseudoscienza perché, come sostiene Frank Sulloway, Freud ha sempre evitato di verificare la giustezza delle sue ipotesi.
Le livre Noir de la Psychanalyse spiega il successo della psicanalisi con la debolezza della sua struttura teorica, che sarebbe solo «una teoria vuota», «una nebulosa in continuo movimento, nella quale ciascuno può leggere ciò che vuole.» Il pensiero psicanalitico sarebbe una sorta di camaleonte capace di adattarsi e spiegare innumerevoli situazioni della vita quotidiana. «In questo modo però», spiega Catherine Meyer «si è diffuso nella società una sorta di pensiero vagamente psicanalitico che pretende di spiegare tutto, colpevolizzando soprattutto le madri. Oggi i genitori hanno continuamente paura di commettere degli errori. La psicanalisi ha contribuito a spazzare via ogni spontaneità nell' educazione».
Per gli autori del libro, gli psicanalisti, che negli anni Sessanta erano l' espressione di un movimento antiautoritario e libertario, oggi si sarebbero trasformati in guardiani del tempio gelosamente attaccati al potere e ai privilegi economici. Per questo rifiuterebbero di ammettere la scarsa efficacia delle loro terapie e gli insuccessi nei confronti dell' autismo, dell' anoressia o delle tossicodipendenze. A proposito delle tossicodipendenze, Jean Jacques Deglon accusa «l' imperialismo ideologico della psicanalisi» di aver impedito per trent' anni ogni altra terapia, contribuendo a una «catastrofe umanitaria» che sarebbe costata la vita a 10.000 persone. Un' affermazione disinvolta che rischia di alimentare non poche polemiche. Tutta l' ultima parte del libro è dedicata alla rivoluzione delle neuroscienze e alle diverse forme di psicoterapia nate dalle teorie cognitivo-comportamentali. «Esiste una vita dopo Freud. La conoscenza dell' uomo e della vita psichica ha fatto enormi passi avanti. Oggi, per curare la sofferenza psichica, esistono altre terapie al di fuori della psicanalisi», ricorda la curatrice dell' opera, augurandosi che il libro possa suscitare un dibattito pacato e salutare. Ma a giudicare dalle reazioni violentemente negative che giungono dal mondo della psicanalisi, la discussione non sarà certo facile. E le polemiche rischiano d' essere roventi.
L'intervista
MA QUESTE SONO MENZOGNE
Parla Elisabeth Roudinesco
Parigi
«Mi rifiuto di discutere con chi usa la menzogna e la diffamazione». Di fronte al Livre noir de la psichanalyse reagisce così Elisabeth Roudinesco, autorevole biografa di Lacan, storica della psicanalisi, autrice di un Dictionnaire de la Psychanalyse e di numerosi saggi. «Questo libro non vuole aprire una discussione critica, ma solo distruggere la psicanalisi. E' pieno di dati sbagliati, bugie e interpretazioni deliranti. Freud è accusato di plagio e misoginia, di aver mentito e nascosto volontariamente i suoi insuccessi. Viene presentato come una sorta di dittatore che ha imbrogliato tutti con una dottrina falsa fatta di menzogne. Insomma, il libro vuole screditare in toto la psicanalisi per favorire lo sviluppo delle teorie cognitivo- comportamentali, che in Francia sono ancora marginali».
Alcune delle critiche però sono condivisibili...
«Certo. Io stessa, a più riprese, ho criticato l'ottuso dogmatismo di alcune scuole psicanalitiche, come pure ho fatto pubblicare alcuni libri che mettevano in luce questo o quell' errore di Freud. Da questo punto di vista nel Libro nero della psicanalisi non c' è alcuna novità, sono tutte critiche già note da tempo. La storia delle scienze umane è fatta di errori, di passi avanti e di arretramenti. Freud ha sempre proceduto in questo modo. Per gli autori del Livre noir de la psychanalyse, però, ogni errore è una menzogna. La loro critica è a senso unico. Autori come Mikkel Borch-Jacobson o Frank Sulloway, che in passato hanno pubblicato alcune opere molto interessanti, sono oggi diventati i migliori rappresentati della corrente dei "distruttori di Freud", corrente che è minoritaria anche negli Stati Uniti, ma che qualche anno fa ha cercato di impedire una mostra su Freud giudicata troppo ortodossa».
Come spiega queste accuse?
«L' odio nei confronti di Freud non è una novità. Fin dalla sua nascita, la psicanalisi ha subito numerosi attacchi. In passato è stata accusata di essere una scienza ebrea dai nazisti, una scienza borghese dai comunisti, una scienza oscena dalla Chiesa. Oggi essa polarizza gli attacchi di tutti coloro che temono l' emancipazione del soggetto. La psicanalisi è una filosofia della libertà perché mette l' uomo di fronte agli aspetti tragici della propria condizione. Lo costringe a fare i conti con se stesso. Ma ciò evidentemente non piace a tutti. Senza dimenticare che viviamo in un' epoca che vuole valutare e misurare tutto, riducendo l' individuo a dei comportamenti normalizzati. La psicanalisi invece sfugge alla norma perché in essa c' è qualcosa di sovversivo». (F. G.)
di Charlie John Fantechi, argomento Psicoterapia
Per una discussione seria sulla convenienza di un approccio psicoterapeutico rispetto ad un altro occorrerebbe conoscere la letteratura in materia. Almeno quella che va a sostegno delle proprie convinzioni. Troppo spesso, negli articoli dei colleghi noto bibliografie talmente recenti da non potere essere citate. Ancora più frequentemente si citano autori fin troppo noti.
La ricerca scientifica in psicoterapia è ben altra cosa e si caratterizza come un dialogo aperto che si svolge nel presente ed alla costruzione del quale ognuno può partecipare sulla base di un principio di falsificabilità delle ipotesi.
Una delle distinzioni più importanti tra gli approcci psicoterapeutici può essere fatta proprio in base al tempo ed alle risorse impegnate nella ricerca. La psicanalisi viene da più parti criticata proprio perché si ritiene non abbia fatto abbastanza per dimostrare la sua efficacia terapeutica pur avendo strenuamente lottato per essere compresa nel novero delle psicoterapie (Sandell, Blomberg, Lazar, Carlsson, Broberg & Schubert; 2000).
Leggendo le parole di Merton Gill (1996) sulla ricerca e sull'evoluzione del pensiero psicanalitico si capisce che una certa parte di questo mondo rimane purtroppo isolata e refrattaria a qualsiasi sorta di scoperta scientifica. Questo accade principalmente a causa di pochi ma rumorosi autori che, invece di dimostrare con i dati ciò che vanno dicendo, amano filosofeggiare sulla validità del paradigma scientifico. Ma, dice lo stesso autore:
Con la crescente riluttanza delle società assicurative o enti simili a finanziare l'analisi, sembra diventata imperativa la dimostrazione del valore della psicanalisi grazie alla ricerca sui suoi risultati.[...] Qualsiasi lagnanza si possa avere sui servizi di assistenza assicurativi, la sfida a farsi avanti o tacere per sempre è salutare.
Mentre la scelta della psicanalisi italiana sembra quella di tacere per sempre, opzione peraltro condivisibile, in altre nazioni si è tentato di organizzare una ricerca che rispettasse i canoni sperimentali.
Questo non sempre ha condotto alla realizzazione di studi scientificamente validi visto che anche Fisher e Greenberg (1996), nella loro rassegna a sostegno della ricerca in psicanalisi, ammettono di non aver trovato alcuno studio sulla psicanalisi come trattamento terapeutico che non possa essere contestato a causa della contaminazione o di una qualche compromissione dei dati.
Anche da una rassegna di autori importanti come Bachrach (1991), Doidge (1997) e Kantrowitz (1997) si giunge alla conclusione che la qualità degli studi sull'efficacia terapeutica della psicanalisi è piùttosto scarsa, benché possano essere apprezzati i rari tentativi di alcuni autori isolati.
La mancanza di studi ben controllati è però una caratteristica che distingue le psicoterapie a lungo termine in generale. Infatti, le conclusioni a cui giungono i ricercatori del Menninger Project sono queste: esaminando 796 ricerche sull'efficacia psicoterapeutica non più dell'1% comprendevano studi che duravano due anni o più e non più del 9% prendevano in considerazione la psicanalisi come psicoterapia.
Più precisamente è risultato non essere presente neanche uno studio che prendesse in esame una terapia psicanalitica individuale con pazienti non psicotici di una durata superiore ai due anni e con un follow up almeno della stessa durata. (Wallerstein, 1986).
Bisogna però ammettere che ci sono delle difficoltà oggettive nella realizzazione di ricerche su psicoterapie che prevedano percorsi lunghi. La ragione principale può essere ricondotta all'impossibilità, da parte di approcci lunghi, di rispettare i vincoli che la ricerca clinica sui risultati impone.
Seligman (1994) delinea alcuni punti essenziali di una ricerca in psicoterapia che ci fanno capire quanto sia difficile realizzare un tipo di ricerca come questa senza necessarie forzature alla situazione terapeutica. Queste forzature scaturisco dalle seguenti esigenze di un disegno di ricerca sperimentale in psicoterapia:
che i pazienti siano casualmente assegnati al gruppo trattato ed al gruppo di controllo;
che i controlli siano rigidi: non solo soggetti che non ricevano il trattamento ma anche gruppi placebo che ricevano potenziali ingredienti terapeutici credibili sia al terapeuta che al paziente per controllare eventuali errori dovuti al rapporto, le aspettative di miglioramento ed attenzione empatica; (etichettati come fattori non-specifici);
che i trattamenti possano essere compresi in protocolli operativi, con istruzioni dettagliate che rendano la terapia esplicita; questa fedeltà al protocollo è solitamente ottenuta usando sedute videoregistrate per la correzioni di fattori incontrollati;
che i pazienti vengano visti per un numero di sedute prestabilito;
che i risultati e gli obiettivi siano ben operazionalizzati (diagnosi DSM IV; numero di manifestazioni sintomatiche, autodescrizioni);
che i valutatori e chi esegue la diagnosi siano 'ciechi' rispetto al gruppo di provenienza del paziente; rispetto al metodo del doppio-cieco usato negli studi sui farmaci, gli studi sull'efficia della psicoterapia possono essere al limite a 'singolo-cieco', visto che non si può fornire un trattamento che simuli la psicoterapia;
che i pazienti possiedano i criteri per la diagnosi di un singolo disturbo mentre quelli che presentano disturbi multipli sono solitamente esclusi dalla ricerca;
che i pazienti siano seguiti per un periodo fisso di tempo dopo la fine del trattamento con una batteria di strumenti di osservazione.
Questo è il motivo per cui quando uno studio sull'efficacia dimostra la differenza tra un tipo di trattamento psicoterapeutico e dei controlli, sia i clinici che i ricercatori prendono questa informazione molto seriamente; e nonostante gli immaginabili costi in termini di tempo e denaro che questi studi impongono, ci sono centinaia di ricerche che affermano con certezza l'efficacia della psicoterapia.
In realtà, le ricerche sull'argomento, dimostrano che la psicoterapia, indipendentemente dall'approccio utilizzato, è sicuramente efficace. La posizione ufficiale del mondo scientifico a questo riguardo può essere riassunta da questa comunicazione dell'APA alla commissione sulla psicoterapia (Gabbard & Lazar, 1995)(TdA), di cui possiamo citare i due punti essenziali:
Alla fine di un percorso psicoterapeutico, risulta stare meglio l'80% in più dei pazienti rispetto a gruppi di controllo non trattati (Lambert MJ & Bergin AE 1994).
La grandezza degli effetti della psicoterapia (indipendentemente dall'approccio utilizzato (NdA)) è pari ad un livello che giustifica l'interruzione di studi clinici in materia visto che potrebbe altrimenti risultare non etico privare i pazienti di un trattamento di tale dimostrata efficacia.
Questo definisce la questione dell'efficacia una volta per tutte, lasciando ai filosofi il perverso piacere di scoprire se basti star bene per avere un senso.
Per completare l'argomento, alcuni autori, oltre alla provata efficacia della psicoterapia si interessano all'efficienza di quest'utima intesa come reale funzionamento di questa pratica sul campo, al di fuori cioè del setting sperimentale.
L'idea di fondo è quella che certi modelli di ricerca, seppur molto raffinati, proprio per la loro estrema precisione creino delle sensibili forzature. I vincoli che una ricerca seria deve rispettare per essere ritenuta scientificamente valida impongono la creazione di un contesto ed una procedura che non assomigliano molto a ciò che succede nella realtà quando un paziente chiede l'aiuto di uno psicoterapeuta. Per questo alcuni autori, come Seligman (1995), credono che sia molto importante eseguire degli studi anche sull'efficienza della stessa intendendo con questo termine i reali benefici che essa apporta nel mondo reale.
Si è quindi pensato di utilizzate dei veri e propri resoconti forniti dai pazienti che abbiano affrontato un percorso psicoterapico per una qualche loro problematica. Lo strumento utilizzato per raccogliere queste informazioni è stato il Consumer Report che esprime i pareri dei consumatori americani sui servizi utilizzati ed i prodotti acquistati da un campione molto ampio. La valuatazione è anonima e, per quanto riguarda la psicoterapia, prende in considerazione i giudizi di più di 4000 persone che hanno usufruito di questo tipo di servizio. I dati che emergono da questo studio confermano ed amplificano quelli sull'efficacia della psicoterapia.
Gli studi sull'efficacia, pur avendo un ruolo importante nell'identificazione di ciò che è fondamentale nella pratica psicoterapeutica, tralasciano alcuni elementi interessanti che invece caratterizzano la psicoterapia sul campo. Prima di tutto la psicoterapia di solito non ha una durata fissa e prevedibile, a differenza della situazione sperimentale in cui la lunghezza è standard e precedentemente stabilita.
Altro elemento importante è la caratteristica di autocorrezione propria della psicoterapia: l'atteggiamento e le strategie del terapeuta possono essere cambiate in corsa. Inoltre, i pazienti reali di solito non vengono assegnati ad uno psicoterapeuta ma lo scelgono e quindi la loro posizione relazionale e la motivazione sono ben diverse. Poi, solitamente, i pazienti portano disturbi multipli e vengono trattati su più fronti.
Infine, di solito in psicoterapia si ricerca un miglioramento generale dello stato del paziente e non solo quello legato ad un singolo comportamento disadattivo. Da questa ricerca, della quale si possono avere maggiori informazioni consultando il lavoro originale di Seligman, ci sono alcuni elementi che vale la pena citare.
Il primo è che delle 426 persone che all'inizio della terapia si sentivano molto male, l'87% nel momento del resoconto si sentiva bene, molto bene o abbastanza bene. Mentre delle 786 che all'inizio si sentivano semplicemente male, ben il 92% al momento del resconto si sentiva bene, molto bene o almeno abbastanza bene. Altro elemento che si evince anche dai riferimenti fatti nel mio articolo sulle terapie brevi: i trattamenti più lunghi hanno una maggiore efficacia sebbene i miglioramenti più evidenti avvengano nella prima fase della terapia.
Non risultavano esserci differenze osservabili nell'efficacia tra la somminstarzione della sola psicoterapia e di quest'ultima unita ai farmaci. Come tutta una serie di ricerche hanno ormai confermato, (Luborsky, Singer & Luborsky, 1975) gli approcci terapeutici si sono dimostrati tutti egualmente efficaci.
Infine, risulta evidente che i pazienti che hanno potuto scegliere terapeuta e lunghezza del trattamento si siano ragionevolmente trovati meglio rispetto alle imposizioni necessarie presenti nella psicoterapia assistita: non va sottovalutato però neanche l'effetto di sovragiustificazione per cui, in questo caso, ciò che è meno costoso, specialmente se imposto, può essere valutato peggiore da un punto di vista qualitativo.
Chiuderei questo breve lavoro dicendo che la ricerca in psicoterapia esiste ed è ben documentata. Alcune acquisizioni sono talmente evidenti ed accettate da sconsigliare ulteriori dibattiti sull'efficacia della psicoterapia. Per questo, sarebbe auspicabile che le energie dei colleghi venissero totalmente impiegate nel tentativo di raffinare gli strumenti psicoterapeutici in nostro possesso.
Bibliografia
Bachrach, H.M. Et al. (1991). On the efficacy of psychoanalysis. J.Amer.psychoanal.Assn . 39: 871-916
Consumer Reports. Mental Health: Does therapy help? November 1995, pp. 734-739
Doidge, N. (1997). Empirical evidence for the efficacy of psychoanalytic psychotherapies and psychoanalysis: an overview. Psychoanal. Inq., Supplement: 102/50
Fisher S. & Greenberg R.P. (1996)Freud scientifically Reappraised: Testing the Theories and Therapy. New York: Wiley.
Gabbard G. et al: The economic impact of psychotherapy: a review, Am J Psychiatry, 154:147-155, 1997
Gill M., (1996) Psicoanalisi in transizione, 1994, Milano, Raffaello Cortina.
Kantrowitz, J. (1997). A brief review of psychoanalytic outcome research. Psychoanal. Inq., Supplement: 87/101.H
Lambert MJ & Bergin AE: The effectiveness of psychotherapy. In Handbook of psychotherapy & Behavior Change (4-h ed.). Bergin A & Garfield S (eds). New York: John Wiley & Sons, 1994, pp. 141-150
Luborsky, L., Singer, B., & Luborsky, L. (1975). Comparative studies of psychotherapies. Archives of General Psychiatry, 32, 995–1008.
Sandell R., Blomberg J. , Lazar A., Carlsson J., Broberg J. & Schubert J., Int. J. Psychoanal. (2000) 81, 921
Seligman M. (1995). The Effectiveness of Psychotherapy. The Consumer Reports Study. American Psychologist, December 1995.
Wallerstein, R.S. (1986). Forty-Two Lives in Treatment. A Study of psychoanaysis and Psychotherapy. New York: Guilford.
Una "cura" che non cura.
Un'Opinione di roberta_b su Psicanalisi (27 Dicembre 2003)
La valutazione di questo autore:
Vantaggi: Si riescono a rintracciare le cause dei malesseri psicologici
Svantaggi: Non viene affrontata la "via" per uscire dalla patologia
Opinione completa
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Sono una psicologa, ma fin dalla mia formazione universitaria, ho provato una certa "avversione" nei confronti della psicoanalisi freudiana.
Non voglio togliere il merito a Freud di avere scoperto l'inconscio, l'io il super-io e l'ego. Però, per il resto, la psicoanalisi si fonda su un unico assunto: curare il malato psichico con la ricerca forzosa delle cause della sua patologia. Trovare le cause! E' un'impresa immane, se consideriamo che l'origine dei disturbi può essere radicata nel soggetto fin dalla primissima infanzia! Inoltre, Freud era convinto che esistesse un "trauma originario" di origine sessuale e la psicoanalisi che segue i dettami freudiani, ne applica l'assunto.
Ho una cara amica che è stata in psicoanalisi per ben 7 anni (!) Presentava ansietà e depressione. Il suo psicanalista è riuscito a convincerla che, nel suo lontano passato, probabilmente, uno zio aveva approfittato di lei sessualmente... Lei non ne era certa, però, alla fine finì per crederci e dette la colpa allo zio di tutti i suoi disturbi psicologici.
Peccato, però, che non riuscì a trovare un rimedio per curarsi davvero e, dopo tutti questi anni, alla fine, si convinse che era meglio abbandonare la psicoanalisi e recarsi da uno psichiatra, il quale le prescrisse degli ottimi antidepressivi, con i quali incominciò subito a sentirsi meglio. Poi si recò da uno psicologo per alcune sedute di psicoterapia breve: insieme trovarono degli "imput" per far fronte ai disturbi e la volontà della mia amica ne uscì rafforzata. Ora sta bene, è riuscita a costruirsi una solida autostima e sa come affrontare e risolvere le crisi d'ansia che, ogni tanto ancora compaiono.
Con questo esempio, volevo sottolineare il fatto che la psicoanalisi, oltre ad essere costosissima e lunghissima in termini di tempo, non cura affatto le sintomatologie del paziente! Partendo dalla convinzione che ricercare e trovare le cause della patologia sia l'unico scopo della terapia, non aiuta il soggetto a superare il suo penoso stato d'animo. Non si discute su come fare per far fronte alle crisi ansiose o depressive, non si intraprende un discorso di rafforzamento dell'autostima e della volontà. Meno che mai vengono consigliati psicofarmaci, utilissimi, invece, in certe forme gravi di patologia psicologica!
Ricercare le motivazioni del malessere nel passato può certamente essere utile al fine di capire il "perchè" si è sviluppata una determinata patologia psichica di sofferenza, ma non basta. Occorre anche trovare dei rimedi! E questo, la psicoanalisi, non lo fa.
Inoltre, considerando anche le ricerche cognitive, ormai è assodato che molte forme di sofferenza mentale sono radicate nei geni dell'individuo. Spesso si possono rintracciare nella famiglia del soggetto, altri componenti che hanno sofferto di patologie psichiche. In questo caso la psicoanalisi è totalmente inutile. Occorono cure psichiatriche ed una terapia psicologica d'appoggio.
La psicoterapia breve cognitiva e comportamentistica può aiutare molto il paziente, offrendogli degli "imput" per superare il suo malessere, rinforzando la sua forza di volontà, il suo ottimismo e la propria autostima.
Una cura efficace deve poter offrire anche delle soluzioni e non soltanto una costosissima ricerca di cause!
...credo che basti...ma se vuoi poso fornirti tante altre informazioni...!!!!!!!!!
Leggerò attentamente, grazie :)
Ho letto il materiale sopra...
ma che relazione c'è tra Psicoanalisi e metodologie più moderne, tendenti al breve come l'AT, che io considero ottima??
Protocolli di dimostrazione scientifica generale...andranno anche bene ed avranno un loro valore...ma sono stati usati nel caso dell'AT? Il testo non la cita.
Tutto il resto del materiale descrive la non dimostrabilità (scientifica?) della psicoanalisi e la maggiore efficace delle terapie brevi, visti i risultati sui pazienti (almeno quelli riportati nei documenti) e su questo sono d'accordo anch'io, ma non c'entra nulla con l'AT, a me sembra.
Ciao AT-rules,
ciao
io ho conosciuto al tirocinio il centro di psicologia e analisi transazionale di Milano, hanno seguito una formazione dell'ASL dove stavo. onestamente, mi avevano entusiasmato agli incontri x organizzare il corso, mooolto meno in sede di svolgimento delle giornate.
cmq in quella occasione, una delle formatrici, mi ha dato il nuovo libretto degli eventi formativi e scuole: così ho trovato un corso di formazione di 2 gg che ho iniziato domenica. é con Dolores Munari Poda, su disegno e fiaba.... son rimasta entusiasta di lei, dell'approccio, dell'amore e rispetto che ho visto x i bambini, i loro genitori e tutto ciò che il bambino passa nella relazione.
vi lascio il sito: http://www.centropsi.it/homepsi.html
c'è anche la possibilità di un Corso introduttivo all'Analisi Transazionale, mi pare una cosa valida, x avvicinarsi prima di decidere.