Citazione:
Originariamente postato da Hoghemaru
al di la della mancanza di rispetto che emerge dalla tua affermazione, mi ritengo abbastanza intelligente e soprattutto abbastanza informato da essere pienamente convinto di quello che ho detto
qualche cenno storico, tanto per gradire...
John Broadus Watson (non serve che vi dica chi è, no?) fu tra i primi psicologi a lavorare in campo pubblicitario (a lui si devono campagne pubblicitarie di grande successo, persino una campagna a sostegno del fumo...)
dal 1920 mise le sue competenze al servizio della Walter Thompson Advertising (un importante agenzia pubblicitaria americana)
secondo i suoi studi, le scelte umane venivano guidate dal corpo e dalle emozioni e assai meno dalla razionalità: il consumatore doveva essere per le agenzie pubblicitarie come un automa dai comportamenti puramente reattivi e pertanto facilmente condizionabili.
a Watson si deve la crescente attenzione nei confronti del logo e dell'immagine della ditta, dimostrando che in realtà erano questi e non la qualità del prodotto a guidare la scelta del consumatore, oltre che il concetto di "fidelizzazione" al marchio, l'insieme di strategie che legano il consumatore al proprio marchio
queste strategie oggi sono ovvie per chiunque lavori nel mondo pubblicitario, ma non altrettanto per i consumatori
basta aprire gli occhi e guardare il tipo di messaggio che emerge da ogni spot pubblicitario trasmesso in televisione, soprattutto quelli dedicati ai bambini
il valore che cercano di inculcarci da quando siamo bambini è quello che bisogna apparire, essere all'ultima moda per essere fighi e accettati dagli altri, ovvero fanno leva sul bisogno sociale che è uno dei bisogni primari dell'essere umano (e studi psicologici hanno dimostrato la ferita narcisistica che si verifica nei bambini quando la pubblicità li fa sentire inadeguati e diversi dai protagonisti degli spot)
bisogni sociali che continuano ad essere alimentati con i modelli che appaiono nei reality e in altre trasmissioni: se non sei famoso non sei nessuno, per essere famoso basta apparire, per apparire devi essere figo, per essere figo devi essere alla moda... l'immagine che surclassa il contenuto
e, sempre a titolo informativo, le compagnie pubblicitarie stanno richiedendo l'aiuto degli psicologi per studiare tecniche capaci di operare questo condizionamento sin dai primi 3 anni di vita del bambino... (inquietanti anche gli studi fatti sul cosiddetto "nag factor")
si è passati dai messaggi basati sul contenuto a quelli basati sulle tecniche di persuasione che instillano in chi li riceve la forma mentis che fa più comodo alle compagnie pubblicitarie
ora, tutto questo non sarebbe un problema se i genitori avessero il tempo di fare da filtro e insegnare ai propri figli come interpretare quello che vedono, ma sempre più spesso è più comodo lasciarli davanti alla tv...
Mi scuso se ti ho mancato di rispetto, ma credimi non era assolutamente mia intenzione farlo.