mi è venuto questo dubbio assillante: :confused: xke Jung è così mistrattato? Non se ne parla mai all'univ., praticamnete non esiste. ma xke???? :eek:
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mi è venuto questo dubbio assillante: :confused: xke Jung è così mistrattato? Non se ne parla mai all'univ., praticamnete non esiste. ma xke???? :eek:
Concordo...secondo me perchè essendosi allontanato da Freud in modo così eclatante per i freudiani viene visto un pò come l'anti Freud e siccome mi sembra che di solito o si ama o si odia la psicoanalisi, le vie di mezzo non vengono prese in considerazione...
Io sono una di quelle che ama sia Freud sia Jung, uno per un lato e l'altro per un altro, e per me, contrariamente a quanti pensano, non si può dividere nettamente i due pensieri perchè Jung si rifà molto a Freud e in fondo ciò che cambia è soprattutto il fatto di non ricondurre la maggior parte delle nevrosi a origini di tipo sessuale (e questo è ciò che condivido) e il soffermarsi invece su un'origine archetipica (e questo è quello che condivido meno).
Tutavia mi sembra che entrambi siano studiosi fondamentali per una formazione psicoterapeutica (a parer mio, naturalmente!!) e penso che entrambi i pensieri vadano presi in considerazione integrandoli e prendendo da l'uno e dall'altro senza escludere a priori.
è davvero un peccato che nn se ne parli.....è davvero affascinante come autore....io sto avendo la fortuna di seguire un corso di psicodiagnostica con docenti junghiani e trovo il suo approccio davvero interessante. Peccato davvero che sia così ignorato negli anni universitari
Io sto facendo analisi personale Junnghiana e mi sto trovando molto bene...tant'è che mi piacerebbe frequentare una scuola di specializzazione in linea con questo pensiero!:psico:
Ma ditemi secondo voi in generale le psicoterapie junghiane funzionano? A me sembrano molto stranianti e disturbanti non so voi ho l'impressione che difficilmente una persona potrebbe lavorare o vivere in famiglia mentre è sotto un'analisi junghiana... non parliamo poi del vizietto di Jung di farsi le pazienti che stravedevano per lui :asd: ... Freud - si dice - era più casto almeno anche se si dice onestamente che non gli tirasse :asd: ...
Fabri
a parte il tentativo di ironia di daidaidai, concordo con voi sul fatto che è un vero peccato che jung sia così trascurato negli ambienti universitari...io prediligo la psicoanalisi freudiana, ma non nego che il contributo di jung sia stato fondamentale e ricco di spunti originali e affascinanti.
Colgo l'occasione per dirvi che Martedi 18 aprile, Nella Facoltà di Scienze della Comunicazione a Roma, via salaria 115, ci sarà un Convegno per l'anniversario della morte di Aldo Carotenuto...Si parlerà di molti studi junghiani...io credo di andarci! l'orario è dalle 10 alle 16....
Un saluto a tutti!
Io sono rimasta molto sopresa, iniziando a studare Storia della Psicologia, di non trovare che un brevissimo accenno a Freud e Jung nemmeno citato.
Dopotutto sono stati, per la Psicologia, una pietra miliare e una grande svolta di conoscenze e di pensiero.
Jung lo amo profondamente.
Sa parlare di Anima, di Inconscio e di Uomo senza mai cadere nella banalita'.
Citazione:
Originariamente postato da Daidaidaidai
Ma ditemi secondo voi in generale le psicoterapie junghiane funzionano? A me sembrano molto stranianti e disturbanti non so voi ho l'impressione che difficilmente una persona potrebbe lavorare o vivere in famiglia mentre è sotto un'analisi junghiana... non parliamo poi del vizietto di Jung di farsi le pazienti che stravedevano per lui :asd: ... Freud - si dice - era più casto almeno anche se si dice onestamente che non gli tirasse :asd: ...
Fabri
io spero tu stia scherzando!!
"difficilmente una persona potrebbe lavorare o vivere in famiglia mentre è sotto un'analisi junghiana"???che vuole dire???cioè, se una persona è sotto analisi junghiana, secondo te non può avere una vita "normale"? Ma cosa pensi ti faccia uno psicoterapeuta junghiano??
io personalmente sto in analisi junghiana da tre anni e non ho avuto nessun grosso problema a gestire la mia vita, anzi l'ha migliorata tantissimo...!!!!!!!!!
Per quanto riguarda quelli che te chiami "vizietti" di Jung pensa al fatto che prima gli psicoterapeuti non facevano analisi personale prima di intraprendere il loro lavoro e molte volte proprio per questo riuscivano male a gestire e a canalizzare quello che anche adesso chiamiamo controtransfert (termine tra l'altro coniato dallo stesso Jung perchè Freud parlava di transfert sia da parte del paziente sia da parte del terapeuta) e poi non è l'unico ad avere avuto di questi problemi...anche Brauer con la sua paziente isterica ne ha avuti, tant'è che dovette lasciare il lavoro da compiere nelle mani di Freud...penserei un pò di più fossi in te prima di "parlare"!!
Lo stesso Carotenuto lo diceva....anzi se posso vado volentierissimo a questo congresso a Roma...Carotenuto è un mito per me!!!!
Grazie per l'informazione!!!!!!
:psico:
di nulla!!! è bello condividere la passione per la psicoanalisi....qui molti ci considerano dei marziani e sarebbe più carino bello sentire più rispetto per tutti quegli autori ( Freud, Jung, Adler, Klein etc.) che con le loro "seghe mentali", così definite da molti e ormai considerate desuete ( non certo da me), hanno arricchito il sapere e la ricerca in questo meraviglioso mondo che è la psiche umana!
Io sono sulla stessa linea di fede.michelotti. Sono al II anno di Scuola di Specializzazione in psicoterapia analitica e sinceramente mi chiedo come mai vengano fuori tutte queste perplessità in ambito junghiano. :dunno:
Io posso garantire che ci si forma come esperti nella lettura e gestione delle dinamiche psichiche nei suoi vari piani: individuali, familiari e sociali. E fore è questo che dà noia ;)
Ossia, alcune specializzazioni concentrano tutto su alcune "specifiche" e ne tralasciano altre, ora non voglio fare differenziazioni né quant'altro. Ma trovo che l'impostazione junghiana sia reaslmente completa.
Mi attendono ancora 4 anni di studio per il Diploma di specialista in Psicoterapia ed uno aggiuntivo per il Titolo di Analista, ma già da ora sento che questo tipo di scuola mi sta formando davvero :sisi:
Poi chiaramente è anche una questione di scelte individuali e preferenze, io però mi trovo benissimo e rifarei questa scelta al 100%
Personalmente vorrei essere più convinto di quello che dite: a parte i gusti personali e i convincimenti personali resta il fatto che la psicoanalisi non ha molta solidità come materia e rimane una cosa per appassionati (come dicono in molti, emblematicamente, la psicoanalisi o la si ama o la si odia; poco o nulla si dice invece sulla sua efficacia dimostrata o sulle ricerche più avanzate in questi campi). Inoltre io dubito che l'analisi - una cosa così lunga e artificiosa - possa veramente migliorare in modo stabile la vita della persona: magari quando fai l'analisi ti senti un figo però poi l'analisi deve finire oppure l'analista viene a mancare e allora ecco che ricompaiono tutte le vecchie nevrosi... non sarebbe certo la prima volta così come le persone marciscono per anni in analisi covando sempre le stesse convinzioni patogene che li hanno portati in terapia e magari dicono all'analista di aver perso un figlio (fatto reale) dopo 9 anni e mezzo di terapia... Di brutture e di storture nella psicoanalisi ce ne sono davvero tante e Jung non ne è certo esente (mentre anche qui lo si dipinge in modo un po' manicheo...); ottima invece l'argomentazione di fede.michelotti che dice che la preparazione del terapeuta era molto minore e che questi errori era più facile commetterli al tempo. Ci si domanda tuttavia se è possibile oppure no evitare di cadere vittima di questi meccanismi, molti dei quali che portano lo psicoterapeuta a travalicare i confini del setting e a violare il codice professionale. Forse le cosiddette 'analisi personali' in realtà sono un debole presidio di fronte alle situazioni del setting analitico e l'analista del 2006 commette solo pochi errori in meno dell'analista del 1936 - quelli che sono in grado di indurre lo psicoanalista coscienzioso all'abbandono del trattamento, e quelli meno coscienziosi ad abbandonare il setting - facendomi pensare che forse tutta questa formazione psicoanalitica/psicodinamica dia ben pochi risultati concreti a fronte di probabilmente inimaginabili soddisfazioni personali. Dicendo questo includo anche la psicoterapia junghiana. Non mi sono mai stati inoltre chiari i legami tra psicoanalisi e malattia mentale dal momento che mi pare che molti psicoanalisti fossero essi stessi affetti dai disturbi che pretendevano di curare... ora: nessuno si sognerebbe di dare un paziente schizofrenico nelle 'cure' di un altro schizofrenico ... come mai invece una persona afflitta da una malattia mentale come Melania Klein (depressione) e Freud (nevrosi) possono occuparsi nel loro campo clinico dei disturbi di cui 'loro' soffrono? Anche questo è un punto che mi suscita molta perplessità.
Considerando quanto costa una psicoanalisi seria direi che per una fobia è molto meglio un altro tipo di trattamento più breve (e se vogliamo anche più superficiale) o addirittura un Valium se questi sono i risultati attesi. Ripeto chi può pagare che paghi volentieri, e rimane il diritto sacrosanto e lungi da me lo spezzare una lancia a favore degli psicofarmaci o delle sostanze psicoattive ma onestamente questi ultimi possono quantomeno raggiungere un numero molto più grande di pazienti per portare a risultati in fondo del tutto simili al di là del gradimento soggettivo (che cmq per alcuni pazienti è più alto verso il farmaco che verso lo psicoterapeuta). Insomma era questa la riflessione che volevo accennare e non fare il solito discorso trito e ritrito psicoanalisi si, psicoanalisi no.
Sono curioso di ottenere delle risposte perchè come studente di psicologia clinica credo di non poter proseguire il mio corso di studi senza essere rassicurato su questi punti. In assenza di queste rassicurazioni mi sarà molto difficile promuovere la psicoanalisi o difenderla di fronte agli attacchi che le si stanno muovendo con sempre maggiore vigore e da più parti. Mi piacerebbe sapere onestamente quali sono i punti di forza della psicoanalisi oggi ma anche una ammissione sincera di quali i punti di debolezza delle teorie analitiche e in particolare della teoria Junghiana che conosco meno di altre. Se avete voglia provate a mettervi dalla parte dell'avvocato del diavolo e a sottolineare i punti deboli della disciplina nella quale avete cmq trovato una realizzazione personale importante. Se ci si riesce.
A presto,
Fabrizio
Daidaidai, io trovo che i tuoi dubbi siano più che leciti. Del resto sappiamo che questa è proprio il problema di fondo della Psicologia, ossia altre scienze hanno un oggetto definito e che non cambia, mentre noi abbiamo per oggetto lo stesso soggetto che cambia, come cambiano le costellazioni di interazioni intercorrenti. Quindi, come tu osservi, è vero che un terapia lunga potrebbe non sortire effetti ed è oltretutto costosa (anche se dipende dai casi ;P ), ma per un giovane ad esempio il problema non sussiste. Chiaramente in età avanzata ci sono problemi di questo tipo ma ripeto, è sempre questione soggetto e soggetto. Io nemmeno condanno il farmaco, ed anzi a volte è utilissimo ma se ACCORPATO ad una terapia, altrimenti resta fine a sé stesso ed inefficace.
Però una terapia lunga può davvero operare miracoli, ma sappiamo bene che occorrono volontà di recupero da parte del soggetto e premura da parte del terapeuta, una combinazione che deve necesariamente esserci. :)
Sono d'accordo betty e grazie per avermi risposto. Il problema è quando le due cose non sono presenti (reale volontà di cambiamento e disponibilità del terapeuta) e si procede ad un accanimento terapeutico o se preferisci ad un trascinamento terapeutico. Non nego che la psicoanalisi al suo meglio sia una forma di terapia profonda ed efficace, anche o forse soprattutto nel lungo termine. Ma non posso fare a meno di pensare che troppo spesso il terapeuta psicodinamico non è in grado di riconoscere i propri errori diagnostici e terapeutici e alla fine tutti questi gran discorsi terminano nei soliti 10-12 pazienti (per i più fortunati) che magari, poveri diavoli, non hanno nessuno con cui parlare e almeno vanno dall'analista.
Mi colpisce molto che tu non ti accorga di alcuni impliciter e non sottolinei tre cose: 1) il diritto del paziente a scegliere la cura che preferisce senza ricatti e senza diktat (vale per il medico che prescrive farmaci in modo coatto ma vale anche per lo psicoterapeuta che minaccia il cliente/paziente dicendo che se esce di terapia tutti i suoi problemi torneranno a tormentarlo... credo che talvolta lo psicoterapeuta potrebbe sbagliarsi nella valutazione del paziente... io assumerei un approccio molto più rogersiano...) 2) il diritto ad una informazione scientificamente ed eticamente corretta; ovvero il paziente ha diritto di sapere che cosa possiamo fare per lui, quali sono i limiti della nostra terapia, quanto tempo durano le sedute (molti pazienti vengono accettati senza essere informati che il trattamento che stanno per intraprendere è a lungo termine... salvo poi andare incontro ad abbandoni a metà della terapia...) e 3) il diritto ad essere informato correttamente e tempestivamente sul tipo e sulla gravità dei propri disturbi (specialmente se espressamente richiesto dal paziente) anche tramite l'invio ad un collega psicodiagnosta. Credo sia giusto favorire una informazione razionale e obiettiva che aiuti il paziente a prendere contatto con la realtà invece di alimentare credenze fideistiche (lui mi salverà) o peggio ancora oscuri sentori di minacce (del tipo: lei è pazzo... se non si cura bla bla bla...).
Personalmente io vorrei vedere dei 'dati' sui miracoli che una terapia a lungo termine sarebbe in grado di produrre. Non nego naturalmente che possano esistere casi aneddotici di questo tipo ma tenendo presente il tono favolistico di una grossa fetta della letteratura clinica psicoanalitica (la cui censura dei 'casi non riusciti' è ben nota) è possibile che l'entità del fenomeno sia più piccola - ancorchè presente - di quanto i terapeuti psicoanalitici, per evidenti motivi di sponsorship e di background culturale, sono disposti ad ammettere o dichiarano pubblicamente ai loro allievi. Dal momento che le idee che gli psicoterapeuti in formazione hanno sulla bontà del proprio approccio e sugli altri approcci è generalmente aneddotica (se non ai limiti dell'indottrinazione) direi che i numeri potrebbero essere un terreno di incontro e di comprensione di quella babele di linguaggi e significati che sono le psicoterapie oggi. Molte terapie, criteri unici. E che vinca il migliore. ;) :approved:
Caro Fabrizio, io la vedo proprio all'estremo opposto rispetto a ciò che vai dicendo ed è normale visto che te non condividi molto la psicoanalisi, mentre io la adoro insieme alla terapia analitica. Sinceramente, un trattamento più "breve", lo vedo, usando anche le tue parole, mooolto superficiale e che può, solo in apparenza, solo alla superficie risolvere certi problemi. Sono consapevole che una terapia "lunga" ai pazienti può sembrare fuori luogo o addiritura una perdita di tempo e di soldi specie all'inizio, quando il soggetto cerca un appoggio immediato, consigli e metodi efficaci da utilizzare per far "scomparire" i sintomi. Sicuramente può fargli piacere un valium o qualsiasi altro farmaco perchè in quel momento lui stesso si sente malato, bisognoso di cure (naturalmente parlo del paziente consapevole di avere un problema, ma sicuramente ci sono molti altri che sono inviati al terapeuta da familiari o amici ormai impotenti di fronte al disturbo!). Un farmaco viene visto come il modo migliore per combattere il problema il quale però viene soltanto nascosto, anche la terapia breve può essere interpretata come un valido aiuto perchè si concentra immediatamente sul disturbo e sui metodi che il soggetto può utilizzare per stare meglio e questo è certamente graditissimo al paziente!
Ma secondo me il nostro lavoro non si deve concentrare sul disturbo manifestato perchè in questo modo si gratifica il soggetto, ma non lo si guarisce! Il disturbo manifesto non è altro che la punta dell'iceberg e questo va scoperto piano piano andando a fondo, moolto a fondo e non alla superficie, perchè concentrandoci sulla superficie e quindi sul sintomo, non facciamo altro che scalfire solamente l'involucro senza andare al vero problema, all'interno. Il soggetto sarà entusiasta di un approccio veloce che apparentemente lo guarisce, ma in realtà è guarito solo in superficie ed è molto probabile che ci ricadrà perchè il vero problema non è stato affrontato! Per quanto riguarda l'uso di farmaci, il mio giudizio non è favorevolissimo, possono aiutare nei casi gravi, ma sempre dico sempre accompagnati dalla psicoteerapia, altrimenti il soggetto vede nel farmaco la via maestra, quella più facile e giusta perchè al momento aiuta molto, ma come sappiamo le vie facili portano sempre pochi frutti...
Per me i metodi "lunghi" se ben fatti e naturalmente con un pò di pazienza danno risultati ottimi, perchè ciò che il soggetto deve fare per guarire è conoscere sè stesso, la sua anima, i suoi sentimenti più profondi, il suo Sè...
Volevi sapere il metodo di Jung? Pensa a dei cerchi concentrici, come un mirino, la parte centrale è il Sè ed è questo che va capito, con tutte le dinamiche che ci sono in torno, famiglia, amici, relazioni sociali, relazioni sentimentali...tutte queste saranno più chiare se conosciamo bene il nostro Sè...naturalmente questo vale anche e soprattutto per il terapeuta, perchè come ho già detto precedentemente, se il terapeuta non conosce sè stesso non può conoscere gli altri.
Non voglio convincerti dell'infallibilità di questi metodi (anche perchè non penso assolutamente di esserci riuscita e non mi permetterei mai!), ma solo illustrarti quella che secondo me è la via migliore per affrontare un disagio, anche se inizialmente può no sembrare...
Ultima cosa: no ho capito bene cosa intendevi col dire "...magari quando fai l'analisi ti senti un figo..."spero di avere capito male....anche perchè secondo me è l'esatto contrario...
Ti lascio con un'aforisma di Jung, a presto...:psico:Citazione:
LO PSICOTERAPEUTA, NON DEVE PERò LIMITARSI A CAPIRE IL PAZIENTE; è IMPORTANTE ANCHE CHE CAPISCA SE STESSO. PER QUESTO MOTIVO LA CONDITIO SINE QUA NON DELLA PREPARAZIONE DELL'ANALISTA è LA SUA STESSA ANALISI DIDATTICA...C.G.JUNG
Ottimo l'aforisma di Jung lasciato fa fede....!!
Caro Fabrizio (daidaidai), vorrei spendere due parole sull'argomento senza avere la minima pretesa di farti cambiare idea, ma occorrono delle precisazioni e delle informazioni che vorrei darti per tentare di colmare alcune delle tue ovvie e ampie lacune sul terreno complesso della psicoanalisi.
Prima di tutto vorrei precisare il fatto che un buon analista non è una persona "sana"...perchè in questo mondo, le persone "SANE" non esistono!
Qui si aprirebbe una parentesi lunghissima sul "cosa si intende per sano o per malato" ma sarebbe troppo lungo farlo in questa sede e forse andrei fuori tema...quindi mi limito a dire che ognuno di noi ha delle pulsioni inconsce, dei desideri che necessitano la soddisfazione immediata, e dei sistemi di controllo che limitano la gratificazione immediata di questi desideri per ovvi motivi di civiltà, con dei compromessi...questa altalena continua ci accompagna per tutta la vita...e la "sanità" potrebbe coincidere con il completo equilibrio delle due parti...cosa che ..per natura..è impossibile!!
Quindi tutti noi...chi più chi meno...abbiamo dei nuclei nevrotici di personalità con cui tentiamo di convivere.
Ma cosa si intende per Nevrosi? Laplanche e Pontalis la definiscono così: una affezione psicogena in cui i sintomi sono l'espressione simbolica di un conflitto psichico, che ha le sue radici nella storia infantile del soggetto ( e io aggiungerei "e non solo...")e costituisce un compromesso tra il desideri e la difesa.
Tornando a noi...un bravo psicoanalista non è immune da nevrosi ( e questo lo dico per rispondere alla tua provocazione sul fatto che Freud fosse un nevrotico o M.Klein una depressa)ma è una persona che ha capito, attraverso anni di studio sul propio inconscio, come gestirle...per accorgersi del suo controtranfert ( sono sicuro che sai cosa sia...) e sentire empaticamente il proprio paziente...chiaro?
Poi...chi ti ha detto che uno psicoanalista non mette al corrente il proprio paziente di quello a cui va incontro?? se è adatto o meno a fare una psicoanalisi??...ti informo, che prima di prendere in terapia un paziente occorrono almeno 3 colloqui per capire se quella persona è adatta o meno ad un intervento così lungo e dispendioso di energie, se la patologia che presenta è adatta per una psicoanalisi, cosa ne pensa il paziente, come si gestisce l'onorario, e a limite se inviarlo ad altri specialisti.
Questo è quello che fa uno psiacoanalista...poi, se hai sentito di analisti che non si comportano esattamente così....beh, non possiamo farne una colpa a Freud!!!
Ancora una cosa....la psiche dell'uomo è incredibilmente complessa...spesso sin dall'infanzia, inconsapevolmente, cominciamo ad indossare "panni" non nostri, nati per conseguenza di un trauma, di una frustrazione, per una eccessiva emozione...e attorno a questi vestiti ci costruiamo una personalità su cui gira tutta la nostra vita e tutti i nostri rapporti sociali....ti rendi conto di quanto sia complesso intervenire su una personalità malata?? come si può minimamente pensare di risolvere un problema di personalità in qualche mese!!!! ma tu, a una donna di 50 anni, che ti viene a raccontare di un'infanzia terribile e dalla quale è scaturita una persona che per tutta la sua vita si è sentita depressa, sconsolata, intrecciando rapporti che ovviamente andavano a confermare questo suo stato d'animo...te la sentiresti di dirle che in 5 o 6 mesi il suo problema finirà???.....riesci a capire adesso perchè i tempi di una analisi sono così lunghi?....perchè si scende in profondità...con garbo e discrezione...per non creare cambiamenti repentini nella persona, che ovviamente sarebbero dannosi...
e soprattutto, la psicoanalisi non promette nulla al paziente.. lo avvisa che sarà un percorso lungo e difficile, che sicuramente apporterà molte soddisfazioni...ma molto, anzi moltissimo dipenderà da lui! personalmente trovo molto più sincero un atteggiamento simile, piuttosto che modelli che promettono guarigioni miracolosi in tempi rapidi......ma cos'è, un detersivo per pavimenti o una terapia??? perdona la battuta....
Potrei continuare per ore, se non per giorni a scrivere ( da buono psicoanalista...)ma termino qui....spero di aver risposto a qualche tua domanda e spero tanto che approfondirai lo studio di questa disciplina, che per quanto se ne dica è sempre di una attualità disarmante ed ha comunque bisogno di opportune modifiche da parte della nostra e delle future generazioni...tutto ciò sono sicuro che la renderà ancora più bella!
sono pienamente d'accordo con Zibboooo!
Ma a te chi ti ha detto che gli psicoanalisti di cono frasi del tipo "TU SEI PAZZO"o fanno credere che "lui mi salverà"????
Ma stiamo scherzando?? Io ho le prove materiali che questo tipo di analisi funziona, ci sono dei miei amici che sono venuti fuori da problemi gravi come attacchi di panico, anoressia, bulimia in modo eccellente direi!! E non penso proprio che con terapie "mordi e fuggi"si riescano a risolvere problematiche del genere alla radice! Te hai le prove del contrario? Sei mai andato da uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale? Sai come agisce? Io si e non mi piace affatto....
Citazione:
Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a capire noi stessi. CARL G. JUNG
[Ma stiamo scherzando?? Io ho le prove materiali che questo tipo di analisi funziona, ci sono dei miei amici che sono venuti fuori da problemi gravi come attacchi di panico, anoressia, bulimia in modo eccellente direi!!]
Addirittura!! Ma che amici hai?? :approved:
Battute a parte, di "scontri" tra diversi orientamenti su questo forum ce ne sono stati a centinaia, ed ho sempre avuto la sensazione che si trattassero esclusivamente di scontri e non di incontri. Partiamo da assunti, punti di vista, esperienze, completamente diverse. Non dedicherei MAI tempo e denaro per una psicoanalisi, e da psicoanalisti manderei soltanto persone che mi sono profondamente antipatiche. Molti di voi preferirebbero uccidersi piuttosto che andare da un cognitivista. Abbiamo, ripeto, pareri assolutamente diversi. Poi, sinceramente, questa lotta tra orientamenti, se prima era pure divertente, adesso annoia un pò. Non ci potranno mai essere degli "incontri" se il tutto si riduce a mere, e solite, banalizzazioni.
sei tu che stai banalizzando David....io non mi sognerei mai di dire che mandarei da un cognitivista le persone che mi sono profondamente ANTIPATICHE....e non ho neanche detto che preferirei UCCIDERMI piuttosto che andare da un cognitivista...sono proprio questi toni che rendono così difficile un punto d'incontro!
Caro zibboooo (ho messo tutte le o? Credo di si....) la mia banalizzazione non è tanto differente dalla tua. Da un tuo ultimo intervento: "...piuttosto che modelli che promettono guarigioni miracolosi in tempi rapidi......ma cos'è, un detersivo per pavimenti o una terapia???".
Questo intendo per banalizzare! Hai riscontrato delle ovvie e ampie lacune in quello che ha detto Daidaidaidai, con una tono che, usando parole tue, rende così difficile un punto d'incontro! Sono le stesse tue ampie e ovvie lacune che manifesti quando cerchi di fare battute, come la tua collega fede.michelotti (che usa addirittura il termine "morgi e fuggi"), sull'intervento cognitivo-comportamentale.
Saluti! :approved:
caro David, prima di tutto visto che la prendiamo sul tono polemico (da che pulpito dici di ttrovare punti di incontro! Se tutti sono come te!!!) io ho detto mordi e fuggi e non morgi, e ho usato questo termine per i motivi ovvi (naturalmente per me!!) di cui ho parlato sopra...a me sembra piuttosto riduttiva una terapia di pochi mesi...
ho parlato di prove proprio perchè, non so voi, ma io ho provato personalmente entrambi gli orientamenti e ho deciso di "estremizzarmi" proprio per questo motivo, te li hai provati???Non so, molte volte prima di parlare è meglio avere le idee chiare!!
Con questo non dico che ti devi convertire alla psicanalisi, ma spero tu abbia idee certe su ciò che significa fare un'intervento cognitivo-comportamentale.
Daidaidaidai ha chiesto giustamente delucidazioni su altri metodi che probabilmente non conosce da vicino e quindi sono ovvi dei dubbi.
Ho solo espresso la mia opinione senza cercare di convincere nessuno e senza, spero, offendere nessuno (se l'ho fatto scusate!) come invece hai fatto te :Ma che amici hai?? E se tu fossi un minimo informato su ciò che accade nel mondo ti accorgeresti che purtroppo ce ne sono tante di persone che hanno bisogno di aiuto, forse anche tra i tuoi amici (e non è un'offesa!!). Mi sono accorta che ci sono moltissime persone con problemi gravi e praticamente tutte che hanno bisogno solo di sicurezza, sostegno, ma non lo fanno sapere e magari non te ne accorgi...
Comunque, il tuo mi è sembrato un'intervento un pò fuori luogo e visto che non ti interessa o comunque ti annoia perchè partecipi???
Parto dicendo che sono molto vicino all'orientamento junghiano, per motivi personali e professionali. Purtuttavia apprezzo e condivido alcuni approcci cognitivo-comportamentali.
Come qualcuno già ha fatto notare noi psicologi abbiamo a che fare con un soggetto di studio in continuo cambiamento e gli stessi soggetti sono molto diversi tra loro. Per tale motivo io credo che i primi ad essere flessibili nell'approccio terapeutico dovremmo essere noi. Per fare un esempio: ad una persona di una certa che età che mi giunge con un problema come il DAP non posso proporre una psicanalisi, in quanto il suo primo interesse è quello di stare bene in tempi piuttosto brevi. Quello che farei è quindi fornirgli degli strumenti che possano metterlo in grado di 'funzionare' nella sua vita al meglio. Un intervento basato 'solo' sulla comprensione delle dinamiche che hanno favorito il nascere del disturbo potrebbe spaventarlo e quindi allontanarlo da me o da qualsiasi altro terapeuta. La mia ambizione come psicologo è quella di far sentire bene una persona che si rivolge a me con fiducia.
Non dimentichiamoci poi che gli psicologi non lavorano solo nel privato, ci sono anche quelli che lavorano nelle ASL e che hanno a che fare con un ampio spettro di patologie e di persone che vengono da diversi percorsi di vita.
Non sono sicura di essere riuscita a esprimere appieno quanto avevo intenzione di dire.
L'ideale a parere mio è che noi psicologi fossimo formati non in base ad un solo orientamento, ma che fossimo in grado di utilizzare strumenti e risorse derivanti dai vari approcci, a seconda della patologia, del paziente, del suo background e, perchè no, del nostro.
Credo sia questo il motivo per il quale dubito che mi iscriverò ad una scuola di specializzazione....
Facciamo un pò di chiarezza.
Non parlo di cose che non conosco. Ciò che è fuori luogo, cara fede, è la tua famosa e inflazionata frase "molte volte prima di parlare è meglio avere le idee chiare".
So cos'è un intervento cognitivo-comportamentale e so cos'è un intervento psicoanalitico, proprio perchè ho avuto modo di confrontarmi con entrambi. E proprio per questo ho maturato le MIE (e sottolineo MIE) idee riguardo la psicoanalisi.
Riguardo l'ultima parte del tuo post, proprio perchè l'ho trovato di una inutilità e banalità imbarazzante (il tutto poi è partito da una battuta), decido di interrompere qui i nostri interessantissimi e utilissimi "scambi", e per coerenza, come giustamente hai fatto notare tu, intorrompo la partecipazione. Sperando di non aver fatto ulteriori errori di battitura, ti saluto e ti auguro buon lavoro!
:approved:
Ciao a tutti,
sono capitato su questo 3d per caso ma trovo sempre interessantissimo l incontro fra prospettive e modi di vedere la nostra professione (e la vita piu in generale)diversi.
Mi sento sulla stessa lunghezza d onda di Megan,concordo pienamente con lei e,sono certo,con la maggior parte di voi che frequentando questo spazio e cercando di conoscere quello che ignora,punta ad arricchirsi epoter crescere prima individualmente e poi come professionista al fine di dare un servizio il piu possibile utile ed efficace.
Su questa ultima frase mi soffermerei e cercherei le domande che ci vengono in mente piu che le risposte che d istinto fin ora abbiamo trovato nella nostra esperienza di vita e di professione.Mi spiego meglio:
che tipo di servizio si aspetta da noi un utente?
che caratteristiche deve avere il servizio per essere utile ed efficace?
Se noi ragionassimo su queste domande ci troveremmo in difficolta a dare anche solo una parvenza di risposta o forse ce ne verrebbero cento,mille,duemila,a seconda del nostro carattere e della capacita che abbiamo di sopportare l angoscia e l ansia di nn sapere,di non conoscere e di nn potere.
Non è tutto ma iniziare a ragionare su questo ci darebbe qualche utile indizio sul nostro modo di porci in relazione con"il paziente",con la"situazione di relazione duale terapuetica",a metterci in contatto con la figura introiettata del "terapeuta ideale o del "paziente ideale"per dirla in termini dinamici o con le "idee di riferimerimento" ( per dirla in termini cognitivi)che abbiamo rispetto q auqello che dovrebbe fare,dire il terapeuta o il paziente.
mA questa è solo parte del lavoro che possiamo fare con quelle domande,cioe la parte personale,da terapeuta:per le correnti analitiche si rende obbligatoria una analisi personale per il terapeuta e nelle cognitivo-comportamentali si parla di self monitoring proprio per sensibilizzarsi,per autosensibilizzarsi su questi aspetti.
Ma nella relazione ci sono due persone c è anche il paziente e come avete detto tutti,il paziente merita il rispetto e la liberta che penso ognuno di noiriconoscere ad un altro individuo e a maggior ragione ad un altro individuo che attraversa un momento di difficolta.
L idea di Megan,cioe che noiabbiamo l obbligo di essere flessibili e nn ancorati e arroccati sulle nostre sicurezze,sia dovuto e parte essenziale del nostro rapporto ,del contratto che stipuliamo con chi si fida e si affida a noi.
Credo sia nostro dovere approfondire piu di un approccio e piu di una metodica,insomma piu di una strada perche mi sono reso conto che l arroccarsi e il difendere il nostro orticello sia conseguenza di quello che sappiamo e ancor di piu di quello che nn conosciamo;normale che dopo 4 o 5 anni di specialita rigidamente secondo un orientamento saremo fedeli scudieri di quell approccio,non in malafede,ma semplicemente perche nn ne conosciamo altri!
Questo atteggiamento credo sia "prettamente psico",lo mettiamo in atto fra di noi,sembra che difendere l approccio che stiamo seguendo sia una questione di difesa del proprio orgoglio,delle proprie scelte,dei propri denari e del proprio futuro e lo posso capire..quello che invece mi risulta piu difficile capire è il perche questa difesa debba passare attraverso lo screditamento degli approcci altrui.
Siamo sicuri che ci sia un migliore o un peggiore e che questo sia universale e nn vari da paziente a paziente,o da patologia a patologia, o dal momento della vita o dell evoluzione della patologia di uno stesso paziente?
Io credo che la politica psico sia molto discutibile,nn mi convincono le scuole di specialita integraliste,quelle che sono chiuse e inflessibili,quelle che nn concepiscono il dubbio,la debolezze,il riconoscimento della propria inadeguatezza o limitatezza in dtr contesti o con dtr pazienti e patologie come mi spaventa la chiusura nei confronti del mondo medico,delle altre figure professionali e degli altri operatori che hanno a che fare con la presa in carico dell utenza.
Non rileggo come al solito e immagino che seguire il mio filo sia improponibile,sarei soddisfatto se solo fosse passata l idea che insieme possiamo fare tante,noi qui scambiandoci idee e aiutandoci a capire quello che forse nessuno ci dice colmando le lacune che sicuramente qlsiasi approccio e qlisasi scuola nn riuscira a mai a colmare èperche spetta a noi ,alla nostra unicita e sensibilita e al confronto ricco che possiamo avere con altroi colleghi o figure mediche che necessariamente dovranno integrarsi al nostro lavoro per renderlo efficace,soprattutto nei casi piu complicati
Un saluto a tutti
Se allora hai le idee chiare, non ho da dirti nient'altro solo che abbiamo idee discordanti, penso di essere superiore alle TUE banalità.... buon lavoro anche a te...sinceramente, in fondo siamo entrambi psicologi anche se di orientamenti diversi.... :mano:
sono pienamente d'accordo sia con Megan sia con Violli, dobbiamo essere flessibili, sono la prima a dire che non c'è soltanto un orientamento da seguire, lo testimonia il fatto che pur essendo junghiana non ripudio Freud (e molti vi assicuro lo fanno perchè li vedono in opposizione l'uno rispetto all'altro, cosa che secondo me non è, ma questo è un altro discorso che ho già affrontato a sua volta...)anzi per me è un mito come può essere anche la Klein o Reich tutti naturalmente con una base comune, ma anche profondamente diversi....Io ho difeso molto le analisi "lunghe" perchè ci credo veramente e vi assicuro che non è per orgoglio personale perchè non ho problemi a confrontarmi con gli altri, il confronto è sempre sempre costruttivo...
Mi ha decisamente colpito l'intervento di Violli...veramente ottimo!!
Devo ammettere che anche io, pur condividendo fermamente l'idea che ogni approccio è utile e non tutti i pazienti necessitano dello stesso modello di intervento, mi sono spesso arroccato fedelmente nella psiconalisi...a volte screditando gli altri orientamenti...sbagliando...! voglio pensare che il mio sia stato solo il frutto di un normale fanatismo intellettuale dovuto alla passione per la psicoanalisi....ma ripeto, non ho nessuna intenzione di offendere nessun modello....se a volte l'ho fatto è perchè mi sono innervosito nel sentire le solite quattro frasi buttate li sulla psicoanalisi, su Freud e su Jung, trattati come panni sporchi da buttar via...questo mi infastidisce enormemente......almeno questo concedetemelo!!
Mi dispiace che David abbia reagito così e spero cambi idea riguardo all 'interruzione della sua partecipazione al forum......capisco la sua rabbia, perchè è la stessa che provo io quando parlano male di ciò in cui credo di più.
Ancora complimenti a Violli.
fede.michelotti :mano:
zibboooo :mano:
violli :30:
Accidenti... non pensavo di aver scatenato un putiferio ;) Ad ogni modo le cose sono più semplici di quello che sembrano.
Personalmente penso - e non sono il solo - che tutte le forme di trattamento siano ugualmente utili e necessarie. Non dico questo (solo) per una questione di par condicio o per far rassenerare gli animi ma perchè lo penso sinceramente. Il quid semmai sta nell'utile a chi e nel necessario per chi. Dicendo utile vorrei sapere quale tipo di pazienti e in generale quale tipo di persone possono ricavare un beneficio da un certo tipo di psicoterapia rispetto ad un altra. Secondo me è evidente che in alcuni casi praticamente un approccio vale l'altro. Se ad esempio il paziente si manifesta con una lieve fobia io penso che anche l'analista più cavilloso dopo 6-8 mesi e la completa guarigione sintomatica si dovrebbe arrendere all'idea di una 'lieve nevrosi' peraltro risolta e buona notte senza stare a fare un lavoro macchiavellico sull'infanzia del paziente. O almeno lo spero perchè come ha fatto notare zibboo di psicoanalisi conosco poco e ancor meno di psicoanalisti.
Quando però dico necessaria a chi mi riferisco ad un problema serio ovvero quello di dare al paziente giusto la terapia più efficace tenendo anche conto di fattori legati alla personalità del terapeuta e quella del paziente (aspetti evidentemente in qualche modo trasversali alle diverse psicoterapie).
Quello che mi ha colpito infatti è che quando si tratta di decidere che trattamento fare per un dato paziente le vostre frasi abbondano di 'secondo me', di citazioni di persone famose (molte delle quali decedute o vissute in società molto diverse da quella attuale), di 'io penso che'...
Credo sinceramente sia un po' pochino. Lasciamo i santini nel portafoglio e domandiamoci se c'è un modo per innalzare la qualità del servizio psicologico che rispetti le diverse proposte terapeutiche e al contempo dia la possibilità al paziente (sto povero disgraziato...) che si rivolge con fiducia ad uno sconosciuto (terapeuta) di avere una maggior certezza di ricevere una cura idonea o di essere inviato presso un collega più competente possibilmente senza arroccarsi sull'efficacia della propria scuola, senza tirare in ballo le frasi misticheggianti dei nostri idoli o proporre al paziente e ai colleghi scettici la propria teoria della psicopatologia.
Alle soglie - superate - del XXI secolo rimane il problema che della psicopatologia si sa ancora molto poco come ammettono i ricercatori e gli studiosi che se ne occupano a livello scientifico. Personalmente sono contento se Freud, Jung, Adler (come Watzlawick, Nardone o Beck) avessero capito tutto della psiche e della malattia mentale: noi qua però si aspetta ancora di capire.
In attesa di informazioni più consistenti ed obiettive (che non tarderanno a venire nei prossimi decenni) penso che si dovrebbe sinceramente trovare dei punti di accorto non tanto teorici (perchè si farebbe un minestrone...) ma soprattutto pratici, favorendo la collaborazione tra colleghi anche di orientamento diverso e mettendo al primo posto il benessere del paziente. E' evidente che delle volte l'analista vorrà fare una lunga analisi ma il paziente non sarà idoneo o disponibile o semplicemente non ne avrà bisogno e l'analista sarà caduto in errore e altrettanto frequentemente un disturbo da terapia strategica breve potrebbe celare un disagio più profondo pronto a riaffiorare pochi mesi più tardi come una grave depressione magari dopo la perdita del lavoro. Le due cose non si elidono necessariamente ma - credo - si arricchiscono e si completano.
Quello che volevo dire - grazie per la pazienza... ;) - è che quello che manca sono dei riferimenti oggettivi che consentano di creare un linguaggio comune tra le diverse psicoterapie consentendo di valutare le caratteristiche di ciascuna delle numerose tecniche di psicoterapia che sono state sviluppate nel tempo... senza che questa misurazione favorisca alcune scuole svantaggiandone altre. Si tratta invece di avviare un dialogo per capire come i terapeuti pensino che la terapia funzioni e scoprire insieme quanto di vero e quanto di non vero c'è dietro queste convinzioni. Se l'Io non è padrone in casa sua non c'è da escludere che il terapeuta non sia padrone nel suo studiolo ;)
Spero con questa battuta di aver spiegato il mio punto di vista sul problema del confronto tra diversi orientamenti.
A presto, :ciao:
Fabri
....grande daidaidai...mi sei piaciuto!!! questa è la dimostrazione che anche punti di vista diversi possano coesistere in una comune linea di intervento, che nel nostro caso è il benessere del paziente....
salve a tutti...è davvero molto interessante il forum ke avete proposto...e dal mio nick potete capire da ke parte sto...ank'io sto seguendo una formazione personale junghiana e vi assicuro ke è una cosa unica...non disturbante come ho letto da qualke parte, ma davvero profonda e skiarente...e sto imparando anke la letteratura e la grammatica dei sogni nell'ottica junghiana...non è facile, ma da qualke parte bisogna cominciare...cmq tenetemi in conto per le vostre future discussioni
Ringrazio per la bella discussione che ho potuto leggere.
Io sto cercando di capire qual è la scuola di specializzazione migliore per me.
Ho pensato all'analisi transazionale o all'orientamento cognitivo-comportamentale. Quello che cerco è una scuola aperta ai vari approcci. A me piacerebbe essere in grado di iniziare a tratttare il paziente con una terapia cognitiva-comportamntale che agisca sul sintomo e sul presente, facendolo stare meglio. Successivamente in base al paziente si può valutare la possibilità di continuare con una analisi del profondo o terminare qui. Voi cosa ne pensate? Ci sono scuola che formano cosi? Ad esempio vedendo un pò la struttura di due scuole prima citate (analisi transazionale e cognitivo-comport) ho visto che c'è un'apertura anche "agli altri". Può essere o è una mia illusione?
So che sono un pò contorta... è che dell'approccio cognitivo-comportamentale mi piace l'idea di strutturazione, di sapere come muoversi e di dare degli strumenti per agire sul paziente... ma non mi piace il non dar peso ai conflitti, alle dinamiche interne che hanno portato il formarsi di tali sintomi. Mi piacerebbe integrare le due cose.
Grazie
Potresti spiegarmi cosa non ti piace di questo tipo di terapia magari confrontandolo con il tuo approccio? Grazie!Citazione:
Originariamente postato da fede.michelotti
Sei mai andato da uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale? Sai come agisce? Io si e non mi piace affatto....
Ciao tutti ma
mi rivolgo in particolar modo agli junghiani in formazione...mi spiegate un po' meglio com'è la specializzazione? è davvero così selettiva all'iscrizione? Io sto già in una scuola di specializzazione universitaria ovviamente per nulla soddisfacente, voi sapete se esistono iter diversi per i "gia specializzati"?
Grazie mille
Mi ricordo di una frase, che ho letto su qualche libro, non ricordo quale, ma la frase era "ogni tipo di terapia è più adatta a un tipo di sintomo, e meno adatta per tutti gli altri". Cioè, la psicoanalisi è la più efficace per le nevrosi e l'isteria (la psicoanalisi è nata proprio dalle esperienze con pazienti nevrotici e isterici, nel clima culturale dell fine dell'800), il cognitivismo (influenzato dalla metafora uomo-computer negli anni 60 circa) sarà la più adatta per quei disturbi che dervano da una interpretazione distorta della realtà (atacchi di panico, depressione, ecc..), la terapia sistemica sarà la più adatta per i disturbi delle dinamiche familiari, e così via. E' inutile litigare su quale terapia è pià "ganza", più "bella", ognuna è nata in un contesto storico e ha una sua specificità.
Al limite si poterebbe discutere sull'attualità della psicoanalisi, visto che è stata creata un secolo fa e sicuramente oggi la cultura è cambiata, quindi anche le classificazioni diagnostiche, la visione dell'essere umano, ecc.. La psicoanalisi quindi va contestualizzata.
Per quanto riguarda la lunghezza dell'analisi, anche qui, dato che l'inconscio è inconoscibile e noi possiamo conoscerne solo una piccola parte (il rimosso, che si rivela nei sogni e nei simtomi) direi che l'analisi è interminabile (Freud, 1937) nel senso che non si può mai dire di aver "svelato" tutto l'inconscio. L'analisi è lunga per sua natura. Ci sono delle terapie psicoanalitiche brevi che si concentrano su un solo sintomo e richiedono minor tempo, ma la "vera" psicoanalisi è lunga, con tante sedute alla settimana (quindi anche costosa aimè).
Questo è il destino di chi non viene valorizzato per colpa della società che vuole leggere testi pieni di immaginazione e fantasia come Freud....
Apprezzo tantissimo Freud per moltissime sue concezioni ipotesi e teorie che ha formulato, ma la natura sessuale sullo sfondo delle patologie è una concezione troppo radicale della psiche umana....semplicemte jung è stato un suo successore in moltissime teorie psicoanalitiche ma fece una cosa semplicissima che lo rese uno dei piu grandi psicoanalisti....tolse lo sfondo sessuale come aspetto fondamentale sul coinvolgimento psichico... ma per la società popolare I temi di freud sono stati dei veri e propri atti rivoluzionari sulla mentalità chiusa dell'800...e Jung li tolse mitigando i temi da trattare...i più grandi scienziati utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni...ma come la bella musica l importante è che sia venduta.....onestamente devo dire che freud è molto piu piaceole da leggere ma ritengo Jung Il piu grande scienziato Picoanalista
ciao claudio
Indubbiamente i vari orientamenti teorici si sono sviluppati a partire da osservazioni e contesti specifici. Tuttavia credo che sia innegabile che, per questioni di validità dell'impianto teorico, i diversi orientamenti si confrontino con tutto lo spettro della psicopatologia (e, perchè no, della sanità). Mi sembra poco corretto affermare quindi, come spesso si vede scritto sul forum, che la psicoanalisi è più efficace per le nevrosi, la TCC per disturbi d'ansia e così via. Si tratta di teorie e metodi diversi che lavorano che producono risultati differenti, rendendo poco significativo un confronto sull'efficacia che utilizzi i medesimi parametri. Per esemplificare: stante la teoria psicoanalitica non ha senso considerare solo il miglioramento o la sparizione del sintomo d'ansia come parametro d'efficacia.
Questo mi porta ad un'ulteriore considerazione: il confronto tra modelli viene spesso visto, come suggerisce anche il post di ras, come "gara". Ciò svuota completamente una dimensione di confronto epistemico in base al quale si possano individuare specificità proprie di ciascun modello, in un'ottica di solidità epistemica che nulla ha a che vedere con questioni di "scontro".
Mi permetto poi di chiedere a maslow86 a quali tra "i più grandi scienziati [che] utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni" si riferisca. Con tutto il rispetto per gli junghiani e la loro tradizione, mi sembra un'affermazione molto generica, senza considerare che la critica alla teoria delle pulsioni ha visto anche altri antesignani già all'epoca di Freud (Ferenczi su tutti), il cui pensiero è stato estremamente fertile.
Un saluto
Mi permetto poi di chiedere a maslow86 a quali tra "i più grandi scienziati [che] utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni" si riferisca. Con tutto il rispetto per gli junghiani e la loro tradizione, mi sembra un'affermazione molto generica, senza considerare che la critica alla teoria delle pulsioni ha visto anche altri antesignani già all'epoca di Freud (Ferenczi su tutti), il cui pensiero è stato estremamente fertile.
Scrisse in " Psicologia dell'inconscio" (1942), è vero ciò che dice Freud a proposito della rimozione dell'Eros, ma l'attività psichica non è solo quello, anzi ciò è solo una piccola parte.
Il pensiero Junghiano è caratterizzato fondamentalmente da tre elementi: il rapporto paziente terapeuta, l'individuazione e il concetto di simbolo e archetipo.
Una delle immagini che per tanto tempo ha caratterizzato l'attività psicanalitica freudiana fu quella di paragonare lo psicanalista ad un telo bianco dove il paziente proiettava i suoi pensieri, emozioni e l'analista li rifletteva, li rimandava al paziente rimanendone totalmente neutro. Jung parla invece di co-infettarsi, farsi infettare dal paziente e in "Psicologia e alchimia" descrive in maniera metaforica, utilizzando i miti dell'alchimia, il processo analitico proprio come una co-fusione paziente-terapeuta, all'interno dello stesso crogiolo come condizione prima ed essenziale per la ricerca della verità del paziente, della sua realizzazione del se, che chiama "individuazione".
ho fatto una piccola ricerca sulla psicoanalisi di jung per risponderti...
Per la qualità interpretativa di Jung e il modo di lavorare a mio parere non c'è assolutamente nulla da paragonare con Freud.. mi sono sottoposto ai due tipi di psicoanalisi...Il rapporto paziente terapeuta e di tutt altro sfondo, mettersi allo stesso piano del paziente per non dare maggiori inibizioni è il cavallo di battaglia di JUng che , come sappaimo tutti, ha analizzato la funzione che il linguaggio ha nei confronti della narrazione dei ricordi del soggetto..
Solo questo fornisce consapevolezza e nitidezza del se del paziente relazionato al terapeuta provocando quel cosidetto senso emotivo di sicurezza che porta ad un maggior funzionamento degli elementi cognitivi.
Un altro aspetto importante...la cultura e l adeguamento sociale dove è in Freud...l'uomo amplia le sue facoltà in funzione ai suoi bisogni sociali...che riguardano anche la cultura e la religione...Jung ne ha tenuto conto...e infine le interpretazione dei sogni è il settore dove molti terapeuta fanno ricorrenza alle tecniche junghiane...
<
Con tutte queste differenze non ti sembra che un professionista preferisca utiizzare Jung nel suo lavoro che Freud???
Salve Claudio
Mi permetto poi di chiedere a maslow86 a quali tra "i più grandi scienziati [che] utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni" si riferisca. Con tutto il rispetto per gli junghiani e la loro tradizione, mi sembra un'affermazione molto generica, senza considerare che la critica alla teoria delle pulsioni ha visto anche altri antesignani già all'epoca di Freud (Ferenczi su tutti), il cui pensiero è stato estremamente fertile.
Scrisse in " Psicologia dell'inconscio" (1942), è vero ciò che dice Freud a proposito della rimozione dell'Eros, ma l'attività psichica non è solo quello, anzi ciò è solo una piccola parte.
Il pensiero Junghiano è caratterizzato fondamentalmente da tre elementi: il rapporto paziente terapeuta, l'individuazione e il concetto di simbolo e archetipo.
Una delle immagini che per tanto tempo ha caratterizzato l'attività psicanalitica freudiana fu quella di paragonare lo psicanalista ad un telo bianco dove il paziente proiettava i suoi pensieri, emozioni e l'analista li rifletteva, li rimandava al paziente rimanendone totalmente neutro. Jung parla invece di co-infettarsi, farsi infettare dal paziente e in "Psicologia e alchimia" descrive in maniera metaforica, utilizzando i miti dell'alchimia, il processo analitico proprio come una co-fusione paziente-terapeuta, all'interno dello stesso crogiolo come condizione prima ed essenziale per la ricerca della verità del paziente, della sua realizzazione del se, che chiama "individuazione".
ho fatto una piccola ricerca sulla psicoanalisi di jung per risponderti...
Per la qualità interpretativa di Jung e il modo di lavorare a mio parere non c'è assolutamente nulla da paragonare con Freud.. mi sono sottoposto ai due tipi di psicoanalisi...Il rapporto paziente terapeuta e di tutt altro sfondo, mettersi allo stesso piano del paziente per non dare maggiori inibizioni è il cavallo di battaglia di JUng che , come sappaimo tutti, ha analizzato la funzione che il linguaggio ha nei confronti della narrazione dei ricordi del soggetto..
Solo questo fornisce consapevolezza e nitidezza del se del paziente relazionato al terapeuta provocando quel cosidetto senso emotivo di sicurezza che porta ad un maggior funzionamento degli elementi cognitivi.
Un altro aspetto importante...la cultura e l adeguamento sociale dove è in Freud...l'uomo amplia le sue facoltà in funzione ai suoi bisogni sociali...che riguardano anche la cultura e la religione...Jung ne ha tenuto conto...e infine le interpretazione dei sogni è il settore dove molti terapeuta fanno ricorrenza alle tecniche junghiane...
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Con tutte queste differenze non ti sembra che un professionista preferisca utiizzare Jung nel suo lavoro che Freud???
Salve Claudio
si però tieni presente che Freud non era poi così "neutro" come diceva: ad esempio dava da mangiare al alcuni pazienti (non ricordo se l'uomo dei lupi o l'uomo dei topi), e poi, anche, la moglie di Napoleone che andava in analisi da lui, andava sempre un pò prima perchè amava conversare con la moglie di Freud. Dall'analisi di Dora (1901) devono passare 5 anni perchè Freud scriva il Poscritto in cui elabora la teoria del transfert (1905) perchè scosso dalla reazione di controtransfert.Citazione:
Una delle immagini che per tanto tempo ha caratterizzato l'attività psicanalitica freudiana fu quella di paragonare lo psicanalista ad un telo bianco dove il paziente proiettava i suoi pensieri, emozioni e l'analista li rifletteva, li rimandava al paziente rimanendone totalmente neutro. Jung parla invece di co-infettarsi, farsi infettare dal paziente e in "Psicologia e alchimia" descrive in maniera metaforica, utilizzando i miti dell'alchimia, il processo analitico proprio come una co-fusione paziente-terapeuta, all'interno dello stesso crogiolo come condizione prima ed essenziale per la ricerca della verità del paziente, della sua realizzazione del se, che chiama "individuazione".
E poi, come dice Freud nel Compendio (mi pare), ogni suo allievo ha preso "un pezzo" della psicoanalisi e attorno a quel frammento ne ha elaborato una teoria. Dunque, stando a questa affermazione, sarebbe la psicoanalisi freudiana quella completa e atutentica, tutte le altre sarebbero dei "derivati" secondari
tu hai elencato una serie di differenze tra il pensiero di Freud e quello di Jung, dicendo che Jung sarebbe "meglio" del primo. Non so se questo è vero o no, però io potrei prendere Jung e confrontarlo con altri analisti (ad esempio Ferenczi, Klein, Binswanger) e dire che il secondo è meglio di Jung perchè più completo.Citazione:
Con tutte queste differenze non ti sembra che un professionista preferisca utiizzare Jung nel suo lavoro che Freud???
Grazie per la ricerca, ma non è in questione la teoria junghiana. Ho l'impressione che vengano ignorati completamente almeno 80 anni di sviluppo della psicoanalisi di matrice freudiana, con gli sviluppi teorici, metodologici, tecnici e clinici che si sono verificati. Senz'altro Jung ha sviluppato concetti originali e, smarcandosi dal modello libidico pulsionale, è approdato ad una visione più vicina ad alcuni temi contemporanei come la soggettività dell'analista. Ma, seppure con modalità differenti, Ferenczi, la Klein e molti altri hanno portato la psicoanalisi in direzioni nuove.
Tu dici:
e accenni a "grandi scienziati" che utilizzano il pensiero di Jung, eventualmente nell'interpretazione dei sogni. Al di là del valore che per te personalmente riveste il pensiero junghiano, come per i colleghi che hanno scelto questa corrente, le cose non stanno così. Il dibattito internazionale, anche a livello interdisciplinare, mi sembra che veda molto più presente la teoria di matrice freudiana rispetto a quella junghiana, che, per motivi che ignoro, parrebbe più "isolata". Basta vedere la quantità di pubblicazioni degli appartenenti ai rispettivi orientamenti per fare un efficace confronto.
Un saluto