Citazione:
Originariamente postato da musicalmente
ciao a tutti..
affrontare la sofferenza (principalmente psicologica) del paziente e/o familiari nelle situazioni terminali è davvero dura. io sono volontaria civile in un hospice e non vi nego che le prime settimane correvo a gambe levate appena finite le mie ore! ero angosciata e impaurita e mi identificavo (e tutt'ora lo faccio!!!) con ogni paziente di cui leggevo la cartella. mi sono rifiutata di far loro sostegno psicologico per diversi motivi il cui principale (e credo fondamentale) era appunto la mia incapacità e assenza di qualsiasi tipo di formazione professionale e individuale nell'affrontare queste situazioni. la counsellor (che è la figura "psicologica" che assolve alle nostre mansioni.......) proprio l'altro giorno in una discussione che ho avuto con lei sulla inutilità e indisponenza della figura dei counsellor, mi ha detto "capirai che formazione che ci vuole! basta che stai li a raccogliere quello che dicono e a rispondere sempre di si"...
dunque.. anche se prima mi ero pentita di aver rifiutato questa occasione, dopo le sue parole mi sono sentita offesa come persona e come psicologa e indignata e non so come definirlo.. schifata.. boh.. per come affronta lei questa professione.. ma orgogliosa di me di avere una coscienza..
quindi.. credo che poche siano le tipologie di persone che possono affrontare questo ambito: le persone preparate e formate (nn dimentichiamo il rischio burnout!), le persone con un determinato tipo di personalità forte e in pace con determinati punti del proprio essere (morte, rassegnazione, lutto..), e le persone senza una coscienza..
scusate lo sfogo, ma davvero.. questo ambito credo possa dare molto e noi possiamo dare molto a queste persone, ma facciamolo con coscienza!
saluti!
Ciao musicalmente,