Sono d'accordo sul triennalista professionista!
Ah...
ancora una volta "vis a vis" con Ste203XX.
Stavolta sono perfettamente d'accordo...precisando che il triennalista potrebbe anche avere un background in PNL (studiata e praticata seriamente) o specializzarsi post-triennio in PNL. Xchè codesta metodologia dovrebbe servire proprio a potenziare o recuperare (parzialmente) il benessere.
Io lavoro come Consulente nel campo aziendale e la PNL (con l'equivalente + o - di una cinquantina di w-end di formazione in Italia e all'estero) mi serve soprattutto a gestire il Cambiamento, a gestire gli stati emotivi/cognitivi miei e dell'aula (e dei singoli).
Ma tutto questo è stato possibile grazie a un "percorso di sviluppo", fatto anche di tre anni di Corso di Counseling, che, pur avendo già una Laurea, mi ha condotto al triennio di Psicologia.
No...certo una tale fatica che mi ha impegnato per dieci anni(!) non è stata cosa da poco.
E non mi iscrivevo al Corso successivo (soprattutto di PNL) finchè non sentivo di "aver digerito" il materiale appreso nel precedente.
Mi ha motivato anche il sentirmi distante dai guru "improvvisati" e molti "sedicenti" Trainer in PNL.
Volendo si può liquidare tutto con un aggettivo in senso dispregiativo...anche la stessa Psicologia (Facoltà o Scienza)!
Ma è molto più difficile "tirare fuori le palle" e sopratutto prendere coscienza che le abbiamo tutti (uomini e donne) e che tutti possiamo competere mettendo in campo le nostre migliori energie e Risorse personali (...forse è meglio definirle così!).
Laurea, esperienza e ambiente.
Da sola nessuna Laurea (neanche quinquennale) è sufficiente a "trionfare" o affermarsi in un campo lavorativo.
Ci vogliono anni di esperienza...ma, x quanto riguarda il settore aziendale e della Consulenza, quando ci sono questi "anni" e, soprattutto, le competenze acquisite in questi "anni", allora non c'è titolo che possa prevalere.
Un giovane Psicologo del lavoro, infatti, come potete verificare da innumerevoli testimonianze su questo sito, fatica non poco a trovare "stage" o occasioni di apprendimento e viene sottoposto alle forche caudine della "sottopaga" o stage in serie "non rinnovati" o non trasformati in contratto.
Secondo me, quindi, occorrono tutti e due indissolubilmente: titolo ed esperienza.
Entrambi eventualmente completati con formazione complementare che aiuti a lavorare nel proprio settore, ancor meglio e secondo le esigenze specifiche del settore.
In Italia la selezione è affidata unicamente al mercato.
Almeno questo mi sembra si stia affermando dopo gli anni del trionfo della carriera unicamente nella P.A. spesso con modalità controverse.
Un ultimo strascico è lo "scandalo" delle Università private che privilegiano il "dubbio" riconoscimento dell'esperienza (anche quando non giustificata dai concorsi previsti per legge) e "regalano" ai dipendenti della P.A. una Laurea come Scienze politiche con soli OTTO esami(!!). Ora un Decreto del MIUR li ha estesi ad UN anno...!
Potete saperne di + se cercate sul sito di Report/Raitre:
http://www.report.rai.it/R2_popup_ar...067071,00.html
Oppure sul sito del "Corriere della Sera":
http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...2/stella.shtml
Questa è la prova che per primo il nostro Stato (di cui siamo parte anche noi, proprio come mi hanno insegnato all'Università), non ha nessun interesse a creare titoli universitari di valore, anzi tutto il contrario!
Conviene allora "darci dentro" con tutto ciò che abbiamo a disposizione: l'acquisizione di esperienza e l'aggiornamento continuo anche se si ha già il "titolo" oppure viceversa.
Che brutta piega ha preso il 3d!
Ciao a tutti!
Vedo ormai da parecchi 3d che c'è una tendenza invincibile in quasi tutte le discussioni x stabilire la reale spendibilità della triennale...che è alla guerra "tra triennalisti" e Psicologi iscritti alla Sez. A dell'ordine o altri Psicologi già laureati con la quinquennale.
Secondo me la confusione non è responsabilità dei triennalisti, ma di chi ha creato "in questo modo" la scissione delle competenze.
Poi x quanto riguarda il lavoro in azienda neanche lì le doti "umani" sono sufficienti: selezionare una o più persone non è mica una cosa semplice...e non si apprende tutta sui manuali.
Ma quell'umanità è ancora necessaria.
Tra la presenza e l'assenza di quelle doti c'è una bella differenza e colui che se ne accorge è proprio quel "bambino" lì di fronte.
Come pure quel candidato lì di fronte.