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Originariamente postato da ciaoragazzi!
il senso della vita è essere la condizione di possibilità dell'attribuzione di senso
Già cominci a piacermi :P
Vedo che ci troviamo su molte cose :P
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Originariamente postato da ciaoragazzi!
Insomma, sono arrivato all'originale conclusione che il senso della vita è incomprensibile e ineffabile!:30: Ma qui mi solletica l'idea dell'insight... forse ciò che è ineffabile può essere "sentito".. bellissima idea.
Esattamente :P
E' questo tipo di conoscenza implicita (la sai, la senti, ma non la puoi spiegare) che è alla base del mito (?) del saggio illuminato o del superuomo.
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Originariamente postato da ciaoragazzi!
circa dio, secondo me se volete pensare a dio dovreste, innanzitutto, smettere di chiamarlo "dio" perchè questa parola è troppo pregna di concetti elaborati da altri,
Verissimo, alla parola Dio sono state fatte taaaante di quelle attribuzioni che oggi è quasi impossibile scinderla da certi contesti. Perciò prima lo equiparo all'Essere e poi parlo solo di Essere. Dio Panteista e panenteista alla Spinoza.
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Originariamente postato da ciaoragazzi!
preferisco seguire il mio istinto, il mio fiuto, che magari mi porterà alle idee di cui mi sono liberato, chissà..
Si, esatto. Istinto, insight o voce interiore, cmq è quella bussola che ti dice naturalmente qual'è la strada che devi seguire.
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Originariamente postato da ciaoragazzi!
ultima cosa: credo anch'io che interrogarsi sul senso della vita sia distruttivo.
[...]
(sbaglio o heiddeger diceva che è l'idea della morte a provocare la distruzione di quel mondo reificato, il mondo del "si", inautentico.. e in effetti, secondo me, la gente molto reificata non pensa mai alla propria morte..)
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La soluzione è..(boh magari per voi è ovvio): relativismo non significa che ognuno si inventa il senso delle cose, ma semplicemente che ognuno vede la realtà così com'è, ma la vede solo da un punto di vista. Quindi il pensiero coglie la realtà oggettiva, ma solo da un lato. Dialogando si allarga la propria finestra sul mondo.
La persona che si interroga sul senso della vita è come il pastore di Nietzsche, schiacciato dal concetto di eterno ritorno.
Una volta che mordi la testa (accetti l'inaccettabile mancanza di senso) diventi tu stesso la condizione di possibilità dell'attribuzione di senso e da quel momento riesci a capare degnamente perché tu stesso costruisci il tuo mondo con la consapevolezza della sua ineffabilità da un lato e della sua assoluta validità dall'altro.
E allora riesci a vivere dentro la sua validità e cambiare agevolmente a contatto con la sua ineffabilità, come diceva Piaget: l'evoluzione è un processo di assimilazione ed accomodamento e se non sei portatore di strutture flessibili, muori (prima psichicamente e poi fisicamente).
Allora l'interrogarsi sul senso della vita è quel primo passo fondamentale che ti serve di fare per rendere flessibile la tua gestalten (strutturazione mentale) e poterla modificare attraverso i processi di assimilazione, accomodamento che attraversano gli ambiti dell'esplicito e dell'implicito. I problemi si presentano quando tu, una volta che fai il salto nel nichilismo, non riesci più ad uscirne.
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Originariamente postato da sinonimo
Se la tua visione fosse reale io credo che ognuno di noi non si porrebbe più dilemmi del tipo: cosa è giusto , cosa non lo è... poichè tutto è e tutto può essere e dunque può esistere e dunque è giustificabile anche qualora non sia condivisibile; ogni cosa è parte dell'Essere e va presa per quella che è, nel bene e nel male
Esattamente, ma la consapevolezza della mancanza di un senso universale non ti risolve i dilemmi, ti fa solo capire che essi sono originati da te.
L'uomo non può vivere nell'anarchia assoluta in cui si può facilmente scadere estremizzando il pensiero sull'essere.
Ogni essere umano è un sistema in relazione con altri sistemi, il che richiede un ordinamento che ne consenta tale interazione.
L'importante è ricordare che tale ordinamento proviene dagli uomini, gli uomini ne stabiliscono la validità e gli uomini possono modificarlo. Come diceva Kant nella sua prima massima "Agisci come se la massima della tua azione dovesse essere elevata dalla tua volontà a legge universale della natura" proprio perché l'uomo è legislatore ed in mancanza di una reale legge divina, la sua stessa legge ha la stessa validità.
E' questo il punto di partenza per la costruzione di un sistema sociale in cui le "leggi personali" trovano spazio all'interno di una struttura che è contemporaneamente un limite ed una possibilità.
Un esempio è quell'omosessualità tanto temuta che sembra fuori dell'ordine delle cose, in realtà è fuori solo del campo visivo di quelle persone che non riescono a guardare oltre il proprio naso.