la politica dell' albo professionale ha sputato sulla dignità degli psicologi
Vi voglio raccontare una storia.
Tempo fa andai a trovare un medico di famiglia molto famoso nella mia zona di residenza. Questo illustre medico mi disse : 'io non credo a voi psicologi, come posso fidarmi di professionisti della salute mentale che fino a ieri facevano i professori di lettere?. Il vostro albo professionale ha permesso di iscriversi anche a gente che non ha mai visto una lezione di psicologia. Addirittura anche l' iscrizione all' elenco degli psicoterapeuti è stata offerta come offrire un caffè'.
Io, ovviamente incazzato non ho replicato per un motivo molto semplice : non ne sapevo niente e trattandosi di una persona più che rispettata ho valutato che la sua opinione potesse avere un fondamento.
Dopo aver rincasato mi sono informato. IL MEDICO DI FAMIGLIA AVEVA RAGIONE!. Fino a poco tempo fa per iscriversi all' albo non ci voleva proprio nulla. Non era nemmeno necessario essere laureati in psicologia!. La stessa cosa dicasi per l' elenco degli psicoterapeuti.
Questa ovviamente è stata una manovra che è solo servita per riempire le casse!.
Morale : Tu oggi ti devi fare un c. esagerato e spendere soldi, tempo, energie e denaro!. L' albo professionale ha concesso ha sputato sulla dignità dei futuri professionisti facendo una manovra che è andata a ledere gravemente la nostra immagine, professione e professionalità.
Oggi cercano di rimediare cercando una rigidità incredibile, vedi regolamento sulla pubblicità, ma chi può, vedi scuole di formazione in psicoterapia, formano anche 'figure pseudopsicologiche' counselor, ai danni dell' intera categoria, e loro, ovviamente, sono in regola!.
Quando frequenterete una scuola di formazione non stupitevi se alcuni dei vostri didatti avranno solo una laurea in lettere!.
Tornai dal medico di famiglia e gli dissi : 'ha ragione, ma io non ho potuto scegliere i miei padri'.
:mad: :mad:
Buona riflessione
Rubens
lettera di uno psicologo a un medico
Rubens, dalla tua risposta ho capito che il mio precedente messaggio era un tantino fuori topic, ma è così che avrei risposto all'illustre medico di famiglia:
'Vede, caro dottore, lei ha una formazione prevalentemente scientifica, io prevalentemente umanistica; lei cerca ciò che si ripete, io ciò che accade una sola volta; lei usa un numero finito di diagnosi, mentre per me ogni persona è unica; a lei sta a cuore la normalità, a me la diversità; lei corregge i suoi pazienti, io imparo da essi; lei lavora per l'omologazione, io per l'individuazione.
Come vede, si tratta di due mestieri diversi: solo comprendendo questa differenza potremo rispettarci e collaborare'.
Re: lettera di uno psicologo a un medico
Citazione:
Originariamente postato da paolo clemente
Rubens, dalla tua risposta ho capito che il mio precedente messaggio era un tantino fuori topic, ma è così che avrei risposto all'illustre medico di famiglia:
'Vede, caro dottore, lei ha una formazione prevalentemente scientifica, io prevalentemente umanistica; lei cerca ciò che si ripete, io ciò che accade una sola volta; lei usa un numero finito di diagnosi, mentre per me ogni persona è unica; a lei sta a cuore la normalità, a me la diversità; lei corregge i suoi pazienti, io imparo da essi; lei lavora per l'omologazione, io per l'individuazione.
Come vede, si tratta di due mestieri diversi: solo comprendendo questa differenza potremo rispettarci e collaborare'.
Sono d' accordo.
Peccato che se avessi risposto una cosa del genere sarei stato io decisamente off-topic:(
psicologia e psicoterapia
Hai ragione, psicosarix, non bisogna sovrapporre la psicologia clinica e la psicoterapia, ma neanche separarle del tutto. Intanto è ncessario distinguere tra la psicologia clinica e le altre branche della psicologia (del lavoro, sperimentale, ecc..). Dunque la psicologia clinica è quella che, secondo la legge, si dovrebbe occupare di diagnosi senza spingersi fino alla psicoterapia. Ma si tratta di una distinzione virtuale, perché il processo di costruzione della diagnosi è già psicoterapeutico. Nella clinica come nel tennis è fondamentale avere una buona impostazione di base perché è molto più difficile correggere un'impostazione sbagliata piuttosto che fornire ad un principiante l'impostazione giusta. Se lo psicologo vorrà fare il clinico e dunque, prima o poi, farà lo psicoterapeuta, va educato da subito a trovare l'unico piuttosto che il tipico. Non si può pensare di addestrarlo alla diagnosi standard per poi riconvertirlo alla diagnosi centrata sul cliente. Se invece vorrà diventare uno psicologo scolastico o delle organizzazioni, allora bisognerà impratichirlo nei test e in altri strumenti che danno risposte rapide su ciò che l'utenza desidera. Questi strumenti costituiscono solo apparentemente delle scorciatoie perché
le informazioni che forniscono sono viziate dallo strumento stesso. Le scale Weschler, tanto per fare un esempio, non misurano il Q.I. ma soltanto l'intelligenza scolastica. Lo standard va bene per chi ha una committenza che gli chiede di selezionare personale o individuare i soggetti meglio scolarizzati, ma non per il clinico che lavora con l'individuo e per l'individuo.
Re: psicologia e psicoterapia
Citazione:
Originariamente postato da paolo clemente
Hai ragione, psicosarix, non bisogna sovrapporre la psicologia clinica e la psicoterapia [...]
... sono contenta perchè quando si usano termini più precisi tutto torna al suo posto:) come in questo caso! ... so che questo è il forum della psicoterapia, ma troppo spesso questa viene sovrapposta alla psicologia (detto in modo generale, comprendendo tutte le aree) e questo crea non pochi problemi alla crescita delle aree psicologiche non cliniche ... in questa situazione tutti gli strumenti diventano importanti per il lavoro dello psicologo, per permettergli di emergere ... anche se sono consapevole dei limiti dei test... non sono totalmente d'accordo sull'opinione che ne hai nell'uso clinico ... però riconosco che i test per l'area clinica non sono strumenti buoni come per le altre aree (infatti volutamente non ho nominato i test clinici nel post precedente) ... sì penso ci sia ancora molto lavoro da fare e limiti da superare ... xò sono contenta che anche tu ne riconosca la validità d'impiego nelle altre aree :), questo secondo me è importante!:approved:
:ciao:
Re: psicologia e psicoterapia
Citazione:
Originariamente postato da paolo clemente
Hai ragione, psicosarix, non bisogna sovrapporre la psicologia clinica e la psicoterapia, ma neanche separarle del tutto. Intanto è ncessario distinguere tra la psicologia clinica e le altre branche della psicologia (del lavoro, sperimentale, ecc..). Dunque la psicologia clinica è quella che, secondo la legge, si dovrebbe occupare di diagnosi senza spingersi fino alla psicoterapia. Ma si tratta di una distinzione virtuale, perché il processo di costruzione della diagnosi è già psicoterapeutico. Nella clinica come nel tennis è fondamentale avere una buona impostazione di base perché è molto più difficile correggere un'impostazione sbagliata piuttosto che fornire ad un principiante l'impostazione giusta. Se lo psicologo vorrà fare il clinico e dunque, prima o poi, farà lo psicoterapeuta, va educato da subito a trovare l'unico piuttosto che il tipico. Non si può pensare di addestrarlo alla diagnosi standard per poi riconvertirlo alla diagnosi centrata sul cliente. Se invece vorrà diventare uno psicologo scolastico o delle organizzazioni, allora bisognerà impratichirlo nei test e in altri strumenti che danno risposte rapide su ciò che l'utenza desidera. Questi strumenti costituiscono solo apparentemente delle scorciatoie perché
le informazioni che forniscono sono viziate dallo strumento stesso. Le scale Weschler, tanto per fare un esempio, non misurano il Q.I. ma soltanto l'intelligenza scolastica. Lo standard va bene per chi ha una committenza che gli chiede di selezionare personale o individuare i soggetti meglio scolarizzati, ma non per il clinico che lavora con l'individuo e per l'individuo.
Concordo con ciò che tu dici. Non credo sia un problema di usare o non usare il dsm o i test psicologici. Vi sono approcci psicoterapeutici più tecnici, vedi il cognitivo comportamentale che usano tali strumenti ed altri più umanistici, vedi il sistemico, che prediligono altri strumenti.
All’ interno di tutti gli approcci la mission è chiara, cercare di aiutare la persona a risolvere problemi psicologici. Questo è l’ aspetto fondante e discriminante.
La tua posizione è un pò idealista. Vedi, ci sono sempre stati e ci saranno sempre persone, molte delle quali autodidatte o quasi che si pongono obiettivi di aiuto alla persona. Ci sono persone che dopo qualche viaggio in India propongono meditazioni e altre tecniche per raggiungere la pace interiore. Un mercato di persone che non hanno professionalità , deontologia o un ordine professionale.
E’ chiaro che noi non possiamo essere confusi tra questi pseudoprofessionisti ma è anche chiaro che questo mercato è alimentato dalle nostre scuole di formazione !.
Le scuole di formazione tirano in ballo la dignità dell’ intera categoria formando figure che non posseggono degli studi specifici in medicina o psicologia.
Sono le stesse scuole di formazione che alimentano un mercato di pseudopressionisti a beneficio dei loro guadagni ed ai danni della dignità degli psicologi.
E’ talmente evidente che questo tipo di tolleranza non è giustificabile da qualunque lato si voglia guardare al problema. La loro sporca azione ricade inevitabilmente su di noi e sulla nostra ingiusta esclusione da un mercato che potrebbe portarci lavoro e guadagni dignitosi.