L'Italia spiegata a mio nonno
Vorrei incrinare il clima da TGcom di questa stanza :asd: per portare alla vostra attenzione un libretto MOLTO interessante.
L'Italia spiegata a mio nonno.
ovvero, saggio breve sulla situazione della nostra generazione in italia...
http://www.italiaspiegataamiononno.com/
Leggete e rabbrividite con me..
Su "merito" e "meritocrazia"
Parsifal e Yezidism (ma mi sembra un atteggiamento alquanto diffuso) sostengono che una soluzione potrebbe essere quella di "premiare il merito" e di introdurre più "meritocrazia".
In linea del tutto teorica, potrei anche essere d'accordo. Ma a me piace rendere le cose molto concrete, fino al limie del banale (dev'essere un difetto dei periti chimici; continuo a pensare che 10 mg di pratica valgono di più che 2 tonnettate di teoria).
Quindi, iniziamo dalla definizione di "merito". 1mè|ri|to
s.m.
FO
1 l’essere degno, l’aspirare a un riconoscimento, una lode o un castigo: premiare, punire a seconda del m. | diritto alla stima, alla ricompensa, all’elogio, ecc., acquisito in base alle proprie capacità o alle opere compiute: l’onestà è una delle doti da ascrivere a suo m., nella sua carriera ha acquistato molti meriti, nessuno intende negare i tuoi meriti!, sono stati premiati con una medaglia al m.
2 qualità o azione che costituisce un giusto motivo di stima, lode, riconoscimento ecc.: ha il m. di saper riconoscere i suoi torti, questo saggio ha il m. di avere una bibliografia molto aggiornata
e passiamo a quella di "meritocrazia": me|ri|to|cra|zì|a
s.f.
CO concezione in ordine alla quale si ritiene legittimo che il successo, il prestigio, il potere, si debbano conseguire esclusivamente in virtù delle doti, delle capacità e dei meriti personali
Ok. Quindi il merito sarebbe il diritto ad essere ricompensato in base alle proprie capacità o alle opere compiute. E qui cominciano i problemi per chi sostiene le virtù del merito.
Queste capacità, quando esistono, debbono poter venire espresse. Queste capacità, anche quando esistono, non sono un patrimonio esclusivamente personale.
Un esempio su tanti (cito dal testo: "La mobilità sociale", di Maurizio Pisati, ricercatore nella Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento, Il Mulino, 2000): "Tutti questi dati mostrano chiaramente che in Italia le opportunità di mobilità sociale sono distribuite in modo diseguale e dipendono in misura significativa dalla classe di origine. Per fare un solo esempio, possiamo vedere che essere figlio di un medico oppure di un tornitore non è la stessa cosa: le probabilità di diventare libero professionista, imprenditore o dirigente - cioé di accedere alle posizioni di vertice della gerarchia sociale - nel primo caso sono relativamente alte (31,2%), mentre nel secondo sono decisamente basse (5,1%). I figli della borghesia sono in netto vantaggio sui figli degli operai dell'industria e dei servizi anche nella competizione per l'accesso alla classe media impiegatizia (45,3% contro 30,2%)." p.47
Allora, Parsifal. Concorderai con me che mica è colpa del figlio dell'operaio se non ha potuto studiare fino a laurearsi alla LUISS o alla Bocconi, e quindi non ha potuto esprimere o sviluppare le sue capacità in matematica, fisica, psicologia, finanza o chimica o chissà che altro... Non è responsabilità sua l'essere nato a Bagnoli o a Catania e non a Milano... Non è responsabilità sua l'essere figlio di un medico o di un lustrascarpe.
E se non è responsabilità sua, perché dovrebbe venire anche "punito" più di quel che già si fa? E perché il figlio di un industriale "merita" sempre un posto di dirigente (con relativo stipendio) e mia figlia no? In base a cosa?
Proviamo a discutere "nel merito"? E a fare a meno degli slogan, ogni tanto?
Buona vita
Guglielmo
sempre su "merito" e "meritocrazia"
E' tardi, e tra poco vado a dormire.
Ma ho ancora il tempo di allegare un documento del CENSIS che mi sembra interessante per l'argomento che ho sviluppato nei post precedenti.