Una domanda.
Se uno non può permettersi uno studio e vuole iniziare a ricevere clienti a casa quali sono le procedure da adempiere?
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Una domanda.
Se uno non può permettersi uno studio e vuole iniziare a ricevere clienti a casa quali sono le procedure da adempiere?
credo nessuna..basta avere la partita iva!:)
Nessuna procedura, a parte la PI appunto! Certo, poi dovrai adibire la stanza e cercare di fare in modo che durante il tempo che passi con il cliente non ci sia il via vai in tutta casa: può essere fastidioso.
Se decidi di cominciare: in bocca a lupo!
ciao anche io mi sto informando per iniziare a ricevre pazienti in casa, c'è chi mi scoraggia, dicendomi che è pericoloso, ma dove trovo i soldi per affittare uno studio?
Pericoloso per cosa?:confused: :confused: :confused:
Per esperienza personale posso dire che secondo me, da cliente/paziente, è anche bello essere ricevuti a casa del/della tuo/a terapeuta...ti fa sentire più accolto...Sta al terapeuta saper adibire lo spazio ed evitare interferenze..
Sono d'accordo con Bye!
Ciao a tutti! Anch'io sto pensavo di adibire uno spazio a casa mia (dopo l'iscrizione all'albo).
Quindi le procedure da fare sono:
- apertura partita i.v.a.
- targa fuori la propria abitazione
- nei bigliettini da visita si sta sul vago indicando la città e basta o l'indirizzo di casa?
Voi che dite?
Ma quindi non bisogna dichiarare la sede per eventuali tasse o cose del genere?
Per il pericoloso, e ci penso anch'io io ma purtroppo per ora lo studio non posso permettermelo poi si vedrà, è il fatto che fai venire la gente a casa tua... e se arriva qualche tipo poco affidabile? è vero, può succedre anche nello studio, ma la casa è il luogo in cui vivi...!
secondo me sul bigliettino non ci va l'indirizzo, ma solo un numero, magari meglio se di cellulare..dopo che hai preso accordi col cliente gli dai l'indirizzo..certo, magari sarebbe meglio avere una camera da adibire a studio, magari proprio vicino all'entrata, ma poi questo dipende da com'è fatta casa tua...
per i tipi poco affidabili..beh, so, ad esempio, che il mio tutor aveva deciso di non ricevere a casa un certo tipo di pazienti, nel senso che lui a casa riceveva clienti più "facili" e tranquilli...
Penso che ognuno si fa il biglietto (come anche le altre cose) un poco rispecchiando come è?
Ho colleghi che ci hanno messo solo il nome, cognome e professione, poi quando lo danno ci scrivono a penna il numero che vogliono dare; altri colleghi ci mettono solo il numero di telonino; altri ancora scrivono oltre al nome e cognome solo "psicologo", altri invece scrivono anche l'indirizzo della facoltà.
Comunque quando si va a scegliere il biglietto in tipografia te ne fanno vedere diversi, così si può scegliere quello che più piace.
Per il "pericoloso" quello che dite è vero, ed effettivamente l'ho pensato anche io, e mi sono risposta che alla fine se dovessi incappare in un cliente "pericoloso" e lo ricevessi, facciamo conto a studio...sarebbe poi in grado di trovare la mia abitazione comunque!
Io più che problemi sulla sicurezza me ne farei sulla professionalità.
Mi sembrerebbe poco professionale riceverlo a casa mia, soprattutto perchè lavorando con i bambini dovrei poi adibire un'altra parte di casa a sala d'attesa e avrei persone che guardano i titoli dei miei libri, vedono che quadri ho appeso in casa mia...
non so, sarà che ho un orientamento psicodinamico ma mi sentirei a disagio perchè troppo "svelata" e temo che questo avrebbe delle ripercussioni sul rapporto terapeutico.
A volte qualche bambino mi chiede se abbia figli, dove abiti, (uno addirittura se mi fermavo a dormire nella struttura in cui stavo lavorando!)... così però posso analizzare il senso di queste domande nel rapporto.
Ma venendo in casa mia tutto questo sarebbe sotto i suoi occhi (magari insieme alla mia biancheria stesa!).
E se poi vuole andare in bagno? Vedrebbe anche che shampoo uso!
Non me la sentirei proprio...
E poi temo che i clienti penserebbero che non devo valere poi molto se non riesco nemmeno a permettermi uno studio: dopotutto il mio commercialista non mi riceve in casa, il mio medico nemmeno e men che meno il mio analista.
Vimae fa riflettere su cose importanti!
Infatti "svelarsi" troppo rischia di far pensare ad una sorta di "rapporto amicale" con il professionista psicologo, che non è certo il massimo. Ma si può effettivamente riflettere anche su questo.
Pensando, mi sono ricordata che conosco due psicoterapeute (tra l'altro professoresse in scuole di specializzazione - ma non chiedetemi i nomi per privacy), che ricevono a casa. Tutte e due hanno una stanza un poco isolata dal resto della casa. E per il bagno, una fa andare nel proprio bagno, che però è "spoglio", non c'è niente di personale (non ha un altro bagno e dice che ha una toletta in camera e per il resto ogni giorno che riceve la sera lo pulisce...); l'altra invece riceve in una sorta di mansardina e non ha il bagno, dice che dopo la prima volta che le viene chiesto poi i clienti si sono abituati e...probabilmente vanno in qualche bar prima di andare a terapia...si presume se gli scappa
;) )
Certo, loro se lo possono permettere - sono superprofessioniste - ma alla fine forse più noi siamo convinte di quello che facciamo-offriamo più il cliente lo accetta.
Ma a me non sembrano superprofessioniste!
Se sei abbastanza bravo (e insegni in una scuola di specializzazione) si presume che tu abbia un giro di clienti tale e una tale fama da poterti permettere uno studio... che storia è che non posso venire in bagno se mi scappa e devo andare prima in un bar!?!
Io di fronte ad una cosa del genere mi sarei infastidita...
dopotutto se anche vado in un negozietto di estrema periferia il bagno lo trovo e da un professionista no?!
Lo studio parla di te, di come lavori e di come sei, anche a livello professionale.
Un pò di tempo fa ho fatto un giro per trovare uno studio da condividere e mi sono messa a fare una serie di riflessioni: è abbastanza spazioso, luminoso, cosa comunica a chi verrà?
Ne ho escluso uno perchè era buio e con il tavolo di formica: comunicava un'idea di povertà e squallore che ho temuto che i pazienti scappassero.
Ho escluso quelli situati in zone degradate o difficili da raggiungere con i mezzi, quelli troppo piccoli (lavorando con i bambini devo avere un certo spazio), quelli senza sala d'attesa,...
secondo me sono dettagli importanti, che il cliente nota e sui quali fa fantasie...
Non credo che per loro è una questione sul "poterselo permettere"(ti assicuro che sono dei nomi), ma solo di scelta. Del resto ognuno fa le proprie scelte e...come te...ognuno è libero di farci le proprie riflessioni!
Io sono semplicemnte psicologo.
Mi piacerebbe iniziare a ricevere clienti a casa perchè non posso permettermi uno studio. Vorrei iniziare facendo delle consulenze psicologiche facendo pagare poco (ora si può giusto?).
Che dite?
Si ora si può "chiedere poco", ma anche prima: il nostro tariffario non è mai stato approvato da nessuno. E' e rimane per tutti noi psicologi un punto di riferimento. Gli albi consigliano comunque di non scendere sotto la soglia minima, per diversi motivi, uno è sicuramente che abbiamo un punto di riferimento importante che rimane tale e che non fa rischiare di svalutare la professione; un altro motivo è che poi fare la "scalata" della tariffa diventa difficile. Comunque anche il decidere la tariffa, rientra nelle regole del setting, che sono molto importanti tenere presenti: ci proteggono e proteggono il clinete!Citazione:
Originariamente postato da Dampyr
Io sono semplicemnte psicologo.
Mi piacerebbe iniziare a ricevere clienti a casa perchè non posso permettermi uno studio. Vorrei iniziare facendo delle consulenze psicologiche facendo pagare poco (ora si può giusto?).
Che dite?
Un'altra cosa volevo dire: la tariffa che decidiamo di chiedere, rispecchia (anche e non solo) quello che noi pensiamo di valere! E questo lo pensano anche i clienti.
Sì ma in un mondo come questo la concorrenza è diventata importante anche nel nostro campo non pensi?
Ora io ti chiedo, per una seduta di 50 minuti, di consulenza psicologica, tu quanto faresti pagare?:)
Non sotto al minimo del tariffario degli psicologi, cioè euro 35 (lorde ovviamente, che al netto sono euro 20 circa)!
Calcola, inoltre, che ho delle colleghe che lavorano presso cooperative a Roma come assistenti ricreative che prendono euro 12 l'ora nette. E puoi essere assistente anche con solo il diploma. Non sto denigrando nessuno, ovviamente, ma credo che più studi, più ti specializzi, più esperienza fai e più responsabilità ti assumi nei confronti di chi ti prendi carico, più la tariffa debba aumentare (sempre rispettando i limiti)
Ho capito...
ascoltate...e per la pubblicità?
Ora è libera pure quella giusto?
Si è libera! Ma ad esempio l'ablo del Lazio nonsocosa ha domandato a Bersani che non ha risposto, quindi, nell'attesa ha pensato di attenersi alle regole precedenti, quindi bisogna chiedere consensi lo stesso, almeno noi del Lazio! Ma ti pare!
Non so come funziona qui in Sardegna...comunque sì è assurdo...perchè uno non dovrebbe potersi fare pubblicità liberamente?
La mia analista è una professionista (ha comunque 50 anni..) e riceve a casa..credo lavori anche inun'altra struttura, ma dal mio punto di vista il ricevere a casa non è per niente degradante..tutte queste storie ce le possiamo fare "noi" che siamo "del settore", ma un paziente/cliente che non ne sa "niente" di queste menate non si fa problemi e ha solo bisogno di uno psicologo/terapeuta bravo...
Forse sono le nostre insicurezze che ci fanno nascere tanti dubbi, come il dare importanza troppo alla forma (all'inizio del tirocinio mi preoccupavo esageratamente per come ero vestita perchè non volevo dare l'impressione della giovincella , mentre ora mi concentro su altre cose..). Credo anzi che un ambiente troppo formale per alcuni clienti potrebbe anche mettere in soggezione..
E anch'io comunque ho un orientamento psicodinamico..come anche la mia analista, che è junghiana e l'altro giorno ho sentito i suoi figli che giocavano nell'altra stanza..lei ovviamente si è scusata sorridendo e dicendo che erano a casa da scuola per vacanza (infatti non era mai successo) e siamo andate normalmente avanti...anche il numero di telefono devi essere tu in grado di gestirlo.
In conclusione, a mio parere, irrigidirsi troppo sul set e sul setting è un problema "nostro" sul quale sarebbe bene riflettere....:rolleyes:
sento tanti parlare dell'inizio di un'attività da libero professionista di partita iva ma quasi nessuno parla di iscrizione all'enpap, il nostro ente previdenziale... così sono andata a vedere sul sito:
L’Enpap, è l’Ente Nazionale per la previdenza ed Assistenza per gli Psicologi. Si occupa della previdenza obbligatoria degli psicologi che esercitano la propria attività in forma di libera professione. Eroga ai propri iscritti pensioni di vecchiaia, invalidità e inabilità , pensione ai superstiti oltre che prestazioni assistenziali tipo indennità di maternità (vedi Regolamento) e integrazioni per il minimo di pensione ( vedi Regolamento)
L’ente, composto da diversi Organi Statutari, esplica la sua funzione dal 1997 in seguito all’approvazione del suo Statuto ( D.M. del 15-10-97).
Ma quali sono i versamenti che lo psicologo e tenuto a fare?
- Contributo soggettivo pari al 10% del reddito professionale netto
- Un contributo Integrativo pari al 2% dei corrispettivi lordi incassati (ripetibile nei confronti del cliente)
- Un contributo per indennità di maternità uguale a tutti gli iscritti
Chi è tenuto ad iscriversi?
Secondo il l’articolo 1 l’obbligo di iscrizione all’Enpap si ha quando:
- Vi sia il conseguimento di reddito di attività professionale di qualsiasi tipo le cui prestazioni richiedano l’iscrizione all’Albo professionale.
L’attività professionale può essere svolta nella forma canonica di libera professione, ma anche nei casi in cui sia svolta nella forma di collaborazione coordinata e continuativa.
l’attività professionale, permane indipendentemente dall’età, ma al compimento del sessantacinquesimo anno di età l’iscritto è esonerato dall’obbligo del versamento del contributo soggettivo, mentre rimane l’obbligo di versamento del contributo integrativo.
Quando e Come ci si iscrive?
Entro sessanta giorni dall’insorgenza delle condizioni d’iscrizione ( reddito professionale di lavoro autonomo le cui prestazioni richiedano l’iscrizione all’Albo), è necessario inviare l’apposita Domanda (utilizzando i moduli predisposti dall’Ente) allegando
- un certificato anagrafico contestuale (nascita, residenza, stato di famiglia)
- un certificato d’iscrizione all’Ordine
Spero possa essere utile a qualcuno, per me tutti questi forum sull'inizio di un'attività sono stati molto utili almeno a considerarla come possibilità date le pochissime opportunità di lavorare da dipendente.
Grazie a tutti!!!
Sei stata utilissima Manustella...ma come sempre con gli esempi si capisce meglio....mettiamo che uno in un mese di lavoro coi pazienti arrivi a guadagnare 600 euro, quanto dovrebbe versare all'Enpdap?
Dovrebbe essere una percentuale che si aggira intorno al 12% circa ... penso si paghi annualmente sull'intero guadagno di un anno.
Inoltre qualche giorno fa sono stata da un consulente ... (ho inserito queste info in un altro forum, quindi se lo sai già scusami) che mi ha detto che esistono due agevolazioni per quanto riguarda l'iva: una per chi fattura meno di 7000 euro l'anno che se non sbaglio non deve versare iva, l'altra è un'agevolazione per 3 anni per chi inizia una attività che prevede solo il versamento del 10 % di iva invece del 23%.
No non l'avevo letto...ti ringrazio Manustella
Tu lavori in privato?
no purtroppo ancora no, ma sto valutando seriamente questa possibilità, anche perchè spessissimo chiedono un minimo di esperienza (almeno due anni). Quindi ho pensato che se nessuno ti assume come prima esperienza retribuita( il tirocinio non viene considerato come esperienza e neanche il volontariato), potrei iniziare un'attività proprio per maturare questa esperienza.
Un pensiero un pò contorto!!! ma non mi viene in mente altro ...innamorata come sono della mia terra!!!
Per Dampyr: io ho letto (nella carissima e cpostopsissima milano) di studi affittati a cento euro al mese...prova a informarti!
Io ho una casa in cui si entra direttamente dal soggiorno(unica stanza in cui potrei ricevere) con due bagni, i titoli dei libri non sono sconvenienti e non credo avrò mai problemi di pazienti in coda.
sarebbe possibile ricevere lì?
Ma io non voglio andare a Milano!!!! :)
Manustella credo faresti bene a buttarti..è anche quello che probabilmente farò io...altrimenti non si lavora mai!!!
anch'io penso che sarebbe una buona idea ... sono ancora occupata nel bilancio tra pro e contro, piano piano quei contro diminuiscono.
L'ideale certo sarebbe avere un lavoretto che mi possa assicurare un mensile fisso...
Io ho ricevuto una sola paziente a casa. In sala da pranzo perchè era l'unica disponibile. E' un po' scomodo se la casa è piccola e mio marito doveva aspettare fuori che uscisse prima di salire.
L'altra soluzione è affittare la stanza ad ore in uno studio di psicoterapia. lo fanno in molti. Si da una percentuale di solito tra il 20 ed il 30% di quanto si prende.
posso dirvi una cosa...in un periodo della mia vita duro, l'anno scorso, decisi di andare da una psicologa. Beh...mi accolse a casa, in uno studio stile etnico...davvero, mi sono sentita accolta e tutto si è rivelato più semplice...davvero, l'importante è definire quel famoso setting interno che un barvo psicologo o psicoterapeuta saprà costruire!
Secondo me bisogna capire bene cosa vuol dire ricevere in casa dei pazienti.
Se un professionista li riceve a casa, nel senso che lo stabile in cui opera èanche casa sua, ma ha una stanza adibita al lavoro (studio) una sala d'aspetto e magari anche un bagno per i clienti, non vedo che differenza ci sia con uno studio al di fuori di casa...anzi è solo un dispendio in meno di soldi!
Se ricevere in casa, però, vuol dire che dove si opera è una stanza adibita a studio solo nel momento in cui arriva il paziente e poi per il resto della giornata è adibita ad altro, se non c'è una sala d'aspetto...be' lì è MOLTO diverso, e sinceramente sembra un po' poco professionale! Poi ok, per iniziare va bene tutto, ma secondo me in questa discussione non è stata fatta molta chiarezza su cosa si intenda per ricevere pzineti in casa. (spero di essermi espressa bene e in modo chiaro)
Salve a tutti/e mi inserisco in questa conversazione perchè fortemente interessata all'argomento stanza/studio...è da un pò che penso di iniziare ma.....per caso qualcuno è di caserta o prov. oppure di cassino e dintorni? magari si potrebbe considerare l'idea di una condivisione studio.....
Gli psicologi sono esenti da iva, come i medici. PAgano l'iva solo se fanno docenza!Citazione:
Originariamente postato da Manustella
Dovrebbe essere una percentuale che si aggira intorno al 12% circa ... penso si paghi annualmente sull'intero guadagno di un anno.
Inoltre qualche giorno fa sono stata da un consulente ... (ho inserito queste info in un altro forum, quindi se lo sai già scusami) che mi ha detto che esistono due agevolazioni per quanto riguarda l'iva: una per chi fattura meno di 7000 euro l'anno che se non sbaglio non deve versare iva, l'altra è un'agevolazione per 3 anni per chi inizia una attività che prevede solo il versamento del 10 % di iva invece del 23%.
Be' sì..diciamo ceh sono esenti iva sono quando lavorano nel campo della sanità. Quidi gli psicologi del lavoro non sono esenti iva... così come quando si fa formazione, aggiornamento etc.... cmq a meno che non si sia certi al cento per cento che la prestazione che si sta facendo sia esente iva, è sempre meglio chiedere!Citazione:
Originariamente postato da paroletta
Gli psicologi sono esenti da iva, come i medici. PAgano l'iva solo se fanno docenza!
e infatti il consulente al quale mi sono rivolta mi ha detto che si sarebbe informato se anche noi psicologi come i medici siamo esenti dal versare iva...
dai questa è una buona notizia!!!
Non so se è una buona notizia :confused: perché se non paghi l'iva non la puoi nemmeno scaricare!