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dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Ciao a tutti.
Ho alcune perplessità sulle modalità attraverso le quali si svolge una psicoterapia. In particolar modo mi riferisco alle informazioni che devono essere date alla persona utente dei servizi psicologici e alle relative forme di pagamento delle sedute. Inizio dalla seconda.
Nella mia esperienza mi è stato chiesto un pagamento mensile con queste regole:
1 (ipotesi 1 ora a settimana) alla fine del mese si pagano le 4 ore
2 se l' utente non si presenta alla seduta questa sarà comunque a suo carico
3 se l' utente avvisa anche con 7 o più giorni di anticipo che non potrà presenziare alla sua "ora", è facoltà del teapeuta decidere se un' opportunità per recuperare l' ora già pagata o se recuperare semplicemente la seduta (ai fini pratici si paga in questo caso un' ora in più). Qualora non si riesca a raggiungere un accordo la seduta saltata sarà comunque a carico dell' utente.
4 La possibilità del recupero della seduta avviene comunque in tempi brevi (nella settimana per intenderci).
Credo che questo modus operandi sia poco democratico: alle volte mi sembra di affittare una casa o un garage... ma vorrei avere la vostra opinione o esperienza a riguardo.
Ora passo alle informazioni.
Quello che mi è capitato è di non avere informazioni chiare e precise ma bensi sfumate sull' indirizzo /orientamento dal terapeuta. Non si classifica come (esempi a caso)cognitivo o umanistico o rogersiano etc etc ma come qualcuno che innanzitutto ha attenzione per la persona che ha davanti. Credo che questo sia molto bello ma ancora poco soddisfacente...o sbaglio?
Ciao a tutti!
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Citazione:
Credo che questo modus operandi sia poco democratico: alle volte mi sembra di affittare una casa o un garage... ma vorrei avere la vostra opinione o esperienza a riguardo.
Una psicoterapia non è un procedimento di voto. Non c'è alcuna necessità che sia "democratica". Peraltro, non credo tu ti lamenti quando il tuo medico ti prescrive un farmaco, utilizzando esclusivamente il suo sapere e la sua conoscenza, senza chiederti s e ti va bene o meno.
Quanto all' "affittare", in effetti tu affiti un'ora del tempo del terapeuta. Che tu la voglia utilizzare o meno, quell'ora è a tua disposizione e la paghi. Se preferisci pagarla per usarla, bene. Se preferisci pagarla per non usarla, bene lo stesso: quell'ora è tua e ne sei responsabile tu.
Circa l'orientamento: come mai ti interessa tanto? Che differenza fa, per te, un orientamento rispetto a un altro?
In ogni caso, e vale per tutte le domande che hai posto: perché chiedi qui, invece che chiedere all'unico in grado di darti risposte definite, cioè il tuo terapeuta?
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Concordo con willy, le regole che citi fanno parte del "contratto terapeutico" usuale. Il loro significato va discusso e ricercato all'interno della relazione terapeutica e non su un forum perchè fa parte del tuo processo di cura.
Un saluto
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
concordo perfettamente con willy e gieco...è vero che lo psicoterapeuta non è un messia ma è altrettanto vero che è un professionista e che un paziente ha bisogno di una relazione di verticalità...tutto ciò in una cornice di umanità e onestà.
saluti
Luigi
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
"in una cornice di umanita' ed onesta'", sempre.
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Una psicoterapia non è un procedimento di voto. Non c'è alcuna necessità che sia "democratica". Peraltro, non credo tu ti lamenti quando il tuo medico ti prescrive un farmaco, utilizzando esclusivamente il suo sapere e la sua conoscenza, senza chiederti s e ti va bene o meno.
Quanto all' "affittare", in effetti tu affiti un'ora del tempo del terapeuta. Che tu la voglia utilizzare o meno, quell'ora è a tua disposizione e la paghi. Se preferisci pagarla per usarla, bene. Se preferisci pagarla per non usarla, bene lo stesso: quell'ora è tua e ne sei responsabile tu.
Circa l'orientamento: come mai ti interessa tanto? Che differenza fa, per te, un orientamento rispetto a un altro?
In ogni caso, e vale per tutte le domande che hai posto: perché chiedi qui, invece che chiedere all'unico in grado di darti risposte definite, cioè il tuo terapeuta?
Buona vita
Guglielmo
Intanto grazie per avermi risposto a te e agli altri.
So bene che il termine poco democratico poco si addice in una simile relazione.
Quando vado dal medico mi fido di cio' che mi prescrive e se qualcosa non va o non mi sento soddisfatto delle "visite", è mia facoltà scegliere un altro professionista. Su questo siamo d' accordo tutti. E credo anche , come dici tu, che sia fondamentale porre la questione alla persona direttamente interessata. Quello che io porto qui, in questo forum, sono domande "parallele" ...una discussione sui punti di vista relativi a procedure sia nei pagamenti sia nelle informazioni. Se è necessaria una verticalizzazione, sono convinto che la stessa debba essere anche contestualizzata. Per fare un esempio: se vado dal professionista - dentista, concordo il lavoro che c' è da fare dopo una visita, mi viene preventivata una spesa e ci si accorda sugli orari di volta in volta.
Se disdico un' ora il dentista non addebita la spesa. Nel apporto terapeutico l' equilibrio è naturalmente sbilanciato. Ma se è vero che il contratto terapeutico è parte integrante della cura -che di per se non prevede (per lo meno inizialmente) un' equilibrio delle parti -mi chiedo fin dove arriva la possibilità del soggetto richiedente di avere un informativa e un un trattamento possibilmente corretto. Questo non deve essere visto solamente come un quesito tra paziente e terapeuta (che lo è a tu per tu nella seduta) ma uno spunto di riflessione (per lo meno per me ) tra cio che si conosce e si capisce o tra ciò che non si conosce e forse non si capisce.
Ciao
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Citazione:
Originalmente inviato da
Nicoxyz0
Ma se è vero che il contratto terapeutico è parte integrante della cura -che di per se non prevede (per lo meno inizialmente) un' equilibrio delle parti -mi chiedo fin dove arriva la possibilità del soggetto richiedente di avere un informativa e un un trattamento possibilmente corretto.
Ciao
ciao a te nicoxyz, prendo spunto da tuo post per esporti la mia di riflessione..
l'equilibrio è "previsto" al contrario di quanto dici, e chiaramente secondo la mia opinione ed esperienza... e risiede proprio (ma non solo) nell'asimmetria del rapporto terapeuta-paziente e in essa risiedono, inoltre, la pienezza, la chiarezza e la "correttezza" indispensabili in tale relazione ...
purtroppo non riesco e comprendere a cosa ti riferisci quando dici.."Questo non deve essere visto solamente come un quesito tra paziente e terapeuta (che lo è a tu per tu nella seduta) ma uno spunto di riflessione (per lo meno per me ) tra cio che si conosce e si capisce o tra ciò che non si conosce e forse non si capisce."
:rolleyes:
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Citazione:
Originalmente inviato da
Nicoxyz0
Intanto grazie per avermi risposto a te e agli altri.
So bene che il termine poco democratico poco si addice in una simile relazione.
Quando vado dal medico mi fido di cio' che mi prescrive e se qualcosa non va o non mi sento soddisfatto delle "visite", è mia facoltà scegliere un altro professionista. Su questo siamo d' accordo tutti. E credo anche , come dici tu, che sia fondamentale porre la questione alla persona direttamente interessata. Quello che io porto qui, in questo forum, sono domande "parallele" ...una discussione sui punti di vista relativi a procedure sia nei pagamenti sia nelle informazioni. Se è necessaria una verticalizzazione, sono convinto che la stessa debba essere anche contestualizzata. Per fare un esempio: se vado dal professionista - dentista, concordo il lavoro che c' è da fare dopo una visita, mi viene preventivata una spesa e ci si accorda sugli orari di volta in volta.
Se disdico un' ora il dentista non addebita la spesa. Nel apporto terapeutico l' equilibrio è naturalmente sbilanciato. Ma se è vero che il contratto terapeutico è parte integrante della cura -che di per se non prevede (per lo meno inizialmente) un' equilibrio delle parti -mi chiedo fin dove arriva la possibilità del soggetto richiedente di avere un informativa e un un trattamento possibilmente corretto. Questo non deve essere visto solamente come un quesito tra paziente e terapeuta (che lo è a tu per tu nella seduta) ma uno spunto di riflessione (per lo meno per me ) tra cio che si conosce e si capisce o tra ciò che non si conosce e forse non si capisce.
Ciao
Ciao Nicoxyz0, a me sembra d aver capito che tu vorresti sapere se i termini del contratto terapeutico che ti è stato proposto e delle informazioni circa la formazione e lìorientamento del terapeuta sono da considerarsi validi. Allora, innanzitutto, il fatto di dover avvertire con sette o piu' giorni di anticipo, se non sono previste eccezioni, sono in linea generali troppi, poichè generalmente, il massimo previsto sono tre giorni di anticipo e, se non avverti entro qs periodo o 48 ore, a seconda del contratto, paghi ugualmente la seduta, non se tu la disdici entro 7 o piu' giorni, se qs è effettivamente il tempo che ti ha dato per farlo, dato che i tempi per disdire vengono dati proprio per permettere anche di non pagare la seduta non effettuata, e per poterla effettuare in un altro giorno eventualmente in cui il terapeuta ha un'ora disponibile e che logicamente, in qs caso, devi pagare. Secondo, tu, come paziente, hai il diritto di conoscere il tipo di formazione del terapeuta, cosa prevede il tipo di terapia da lui portato avanti con te, anche se in "linea di massima", poichè sara' poi l'evoluzione della stessa a determinare molte cose, come i tempi effettivi e gli eventuali cambiamenti di strategia; hai diritto di conoscere il tempo indicativo previsto per la psicoterapia che stai per effettuare, considerando che tali tempi possono essere diversi ad es., per una psicoterapia cognitiva o una psicoterapia dinamica o gestaltica. Il terapeuta è tenuto a darti un'informazione trasparente sulla sua formazione (psicoanalitica, cognitivista, bioenergetica, comportamentale, sistemico-relazionale, rogersiano, ecc..) come prevede il regolamento degli psicologi.
Inoltre, se è uno psicoterapeuta-psicologo regolarmente iscritto all'Albo degli psicologi, puoi trovare ilsuo nome e cognome nell'Albo degli Psicologi a livello regionale a seconda di dove è iscritto oppure nell'albo dei medici.
Dovrebbe inoltre rilasciarti una ricevuta per le 4 ore al mese previste, al saldo delle stesse.
Comunque, come ti hanno detto anche i miei colleghi, insisti a chiedere a lui circa il tipo di terapia che effettua, poichè la sua risposta, quella che ti ha dato, è certamente vera, ma non risponde al tuo bisogno e diritto di conoscere lo specifico da lui proposto, qd prima di imbarcarti in una situazione che magari ti farebbe arrovellare il cervello o ti portebbe inopportunamente ad interrompere per motivi impropri, ti consiglio di richiedere nuovamente a lui tenendo conto che è tuo diritto interrompere la terapia in qualsiasi momento se non soddisfatto unilateralmente. mi sembra piuttosto logico che tu debba avere qualche informazione di massimo sul tipo di terapia che andrai ad effettuare, anche in modo da poter scegliere se intraprenderla oppure no e se la persona è per qs qualificata, ci mancherebbe; poi vengono i discorsi sulla verticalita' o asimmetria ecc.
E' chiaro che lo psicologo-psicoterapeuta, se ben preparato e realmente qualificato, non potra' dirti tutto sulla terapia ma darti solo le informazioni utili e fondamentali per farti comprendere il senso del vostro lavoro e che non possano inficiare il procedere dello stesso.
Spero di aver capito un po' meglio il senso delle tue domande e soprattutto di averti fornito qualche risposta utile.
Ciao
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Allora, innanzitutto, il fatto di dover avvertire con sette o piu' giorni di anticipo, se non sono previste eccezioni, sono in linea generali troppi, poichè generalmente, il massimo previsto sono tre giorni di anticipo e, se non avverti entro qs periodo o 48 ore, a seconda del contratto, paghi ugualmente la seduta, non se tu la disdici entro 7 o piu' giorni, se qs è effettivamente il tempo che ti ha dato per farlo, dato che i tempi per disdire vengono dati proprio per permettere anche di non pagare la seduta non effettuata, e per poterla effettuare in un altro giorno eventualmente in cui il terapeuta ha un'ora disponibile e che logicamente, in qs caso, devi pagare.
Ma dove sta scritto che sono troppi sette giorni? Il pagamento della seduta saltata (anche se con il preavviso di un anno, se è per questo...) ha una logica ben precisa e fa parte del contratto che un terapeuta propone al paziente, che è libero di accettare o no.
Mi preme sottolineare che non si aiuta chi ha già intrapreso un percorso fornendo opinioni su situazioni e dinamiche che non si conoscono per forza di cose e che possono avere una logica che esula da quella degli osservatori esterni, e che infine possono rappresentare momenti importanti del percorso terapeutico.
Spero che adesso non si scateni la corsa a dire ognuno la sua opinione che sarebbe solo confusiva...
Saluti
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
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Originalmente inviato da
gieko
Spero che adesso non si scateni la corsa a dire ognuno la sua opinione che sarebbe solo confusiva...
Saluti
... sempre per la vecchia faccenda per cui non si possono dare consigli personali e niente che sia simile a un consulto, online, nel forum....
Ale
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Mi sembra ci sia un moderatore apposito e che spetti a lui/lei valutare se e quali parti dovesse ritenere inappropriate, se cosi' fosse mie e di ognuno; tra l'altro che all'interno di un contratto prederterminato gli stessi termini possano valere anche per un anno o due lo so benissimo, non era qs qui il discorso.
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Da moderatrice, intervengo dicendo che non trovo nulla di male, in questo caso, a dare la propria opinione visto che è stata propriamente richiesta dallo stesso Nicoyzx0 nel suo messaggio di apertura del thread. Come sempre sta a lui (e a noi) valutare quanto leggiamo e confrontarvisi con le proprie esperienze.
Da utente e futura psicoterapeuta, intervengo anche io chiedendo cosa si intende per contratto terapeutico "usuale". Non vi sono profonde differenze nell'impostazione del contratto in base all'orientamento terapeutico?
Faccio il mio esempio: all'inizio del mio percorso di psicoterapia personale mi è stato consegnato un contratto cartaceo da firmare, in cui erano indicate le caratteristiche del setting, delle sedute e dell'orientamento stesso. Era quindi riportato sul contratto il tipo di terapia che sarei andata a fare. E non vi era alcun riferimento alle sedute saltate, che infatti io non pago: anche se il preavviso è di poche ore prima della seduta (è capitato una volta), la seduta viene semplicemente annullata, senza spese per me. La "mia ora" è fissata una volta a settimana, sempre nello stesso giorno e orario, ma di volta in volta si può concordare uno spostamento per motivi miei o suoi. Insomma, estrema flessibilità.
Io sinceramente pensavo che questo fosse un contratto terapeutico "usuale", ma sento sempre più spesso della modalità descritta da Nicoxyz0 che voi infatti avete confermato. Perciò, si può davvero parlare di forme contrattuali "tipiche" in Psicoterapia?
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
tra l'altro che all'interno di un contratto prederterminato gli stessi termini possano valere anche per un anno o due lo so benissimo, non era qs qui il discorso.
Se si è a conoscenza di modalità contrattuali in cui in ogni caso le sedute saltate si pagano, a maggior ragione si può pensare che ci sia un significato terapeutico di tale scelta, e che quindi possa risultare confusivo continuare a proporre modelli differenti. Rispondendo anche al post successivo, l'"usuale" è riferito all'impiego di tali regole ad esempio nel setting analitico.
Rispetto all'esprimere opinioni e cercare confronti: credo che sia molto delicato, a causa del rischio di ignorare dinamiche paziente-terapeuta, riflettervi "a caldo", ovvero rispetto al percorso personale di un'utente. Il confronto è invece possibile, a mio parere, in ambito chiaramente definito, teorico e tecnico, che meriterebbe uno spazio differente.
Un saluto
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
ama77
Da moderatrice, intervengo dicendo che non trovo nulla di male, in questo caso, a dare la propria opinione visto che è stata propriamente richiesta dallo stesso Nicoyzx0 nel suo messaggio di apertura del thread. Come sempre sta a lui (e a noi) valutare quanto leggiamo e confrontarvisi con le proprie esperienze.
Da utente e futura psicoterapeuta, intervengo anche io chiedendo cosa si intende per contratto terapeutico "usuale". Non vi sono profonde differenze nell'impostazione del contratto in base all'orientamento terapeutico?
Faccio il mio esempio: all'inizio del mio percorso di psicoterapia personale mi è stato consegnato un contratto cartaceo da firmare, in cui erano indicate le caratteristiche del setting, delle sedute e dell'orientamento stesso. Era quindi riportato sul contratto il tipo di terapia che sarei andata a fare. E non vi era alcun riferimento alle sedute saltate, che infatti io non pago: anche se il preavviso è di poche ore prima della seduta (è capitato una volta), la seduta viene semplicemente annullata, senza spese per me. La "mia ora" è fissata una volta a settimana, sempre nello stesso giorno e orario, ma di volta in volta si può concordare uno spostamento per motivi miei o suoi. Insomma, estrema flessibilità.
Io sinceramente pensavo che questo fosse un contratto terapeutico "usuale", ma sento sempre più spesso della modalità descritta da Nicoxyz0 che voi infatti avete confermato. Perciò, si può davvero parlare di forme contrattuali "tipiche" in Psicoterapia?
Come dici tu Ama, le caratteristiche di un contratto corrispondono a quelle che ti sono state proposte in tutto e per tutto, di spiegazioni di setting, sedute ed orientamento poi se vogliamo di forza parlare in termini psicoanalitici, a parte che i termini economici non variano generalmente di molto e sono appunto flessibili, se gestiti con onesta', e mettere sempre in gioco le relative dinamiche e, qd, riportare ogni discorso ad esse, e dire che esse si manifestano anche in altre terapie, perchè la psicoanalisi lo insegna, come qualcuno vorrebbe, allora forse, bisognerebbe mettere un divieto di opinione o di dire come stanno le cose anche mettendosi dall'altra parte, se cio' viene richiesto. Del resto, il contratto terapeutico tipo, si puo' facilmente reperire sull'Ordine degli Psicologi, cosi' come esiste una carta dei "diritti dell'utente", per chi non lo sapesse, ugualmente reperibile. Non vedo davvero perchè qs cose che sono pubbliche non debbano essere conosciute da chi lo chiede; non solo mi chiedo quanto sia positivo insistere su certi termini "dinamici", ripetutamente, piuttosto ed in un certo modo, come è stato fatto.
Ciao e buona giornata
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Sono contento il tema abbia destato interesse e che più voci si siano espresse seppur, a volte, con qualche preoccupazione nel farlo. Di tutte queste risposte e riflessioni vi ringrazio.
Io credo che l' utente abbia il diritto di essere informato secondo le modalità sopra scritte. Immagino anche che a seconda degli ambiti e degli orientamenti il contratto terapeutico possa avere alcune differenze sostanziali ma che, ad ogni modo, presuppone una fiducia come elemento fondamentale per lo sviluppo di un buon di una buona collaborazione nel lavoro che andrà via via definendosi.
Credo anche che la stessa non possa venire prima di una adeguata informazione, soprattutto tenendo conto che chi pone la domanda pone sempre una richiesta di aiuto, e in questo senso può essere più fragile e meno attento. Trasparenza e correttezza hanno anch' esse un significato terapeutico in una cornice di umanità e onestà di cui leggevo sopra. Il che poi, gioverebbe sia al professionista (e alla sua categoria) sia alla persona che usufruisce del servizio.
Ciao
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Al di la di tutto esiste una carta dei diritti (entrata in vigore nel 2007) per i pazienti degli psicologi che alla fine sono clienti o consumatori e quindi vanno tutelati... Non è che mi posso svegliare la mattina è dire che i pazienti mi devono pagare il mutuo perchè ha un senso "terapeutico"... ve ne incollo sotto uno stralcio. Sull'idea del preavviso io personalmente se andassi da uno psicologo non accetterei di dover dare un preavviso di una settimana se no pago... non mi sembra congruo... d'altra parte nei contratti si contratta e se il paziente lo accetta vorrà anche dire che se l'è fatto andare bene...
Certo è che le cose devono essere chiare dall'inizio!
LA CARTA DEI DIRITTI DEL CONSUMATORE-UTENTE DELLE PRESTAZIONI PSICOLOGICHE
PRINCIPI ISPIRATORI:
• Tutela della salute;
• Sicurezza e qualità dei servizi erogati;
• Adeguata informazione e corretta pubblicità;
• Educazione al consumo;
• Trasparenza, equità e imparzialità del rapporto con il consumatore;
• Facilità di accesso alle informazioni per il consumatore;
• Chiarezza e semplicità, comprensibilità delle comunicazioni al consumatore;
• Tempestività ed esaustività nella risposta alle richieste di informazioni del consumatore;
• Linearità e rapidità nelle modalità di gestione delle procedure di conciliazione.
OBIETTIVI:
Migliorare la qualità del rapporto con il professionista psicologo;
Garantire la tutela della salute del consumatore-utente;
Affermare il diritto del consumatore-utente a ricevere un contratto trasparente;
Informare il consumatore-utente sulla possibilità di dare avvio a procedure di conciliazione in caso di reclamo o contenzioso;
Facilitare l’accesso alle informazioni;
Rendere consapevole il consumatore-utente dei propri diritti.
Con la presente Carta dei diritti si stabilisce che, oltre a quanto previsto nel cosiddetto consenso informato già in uso presso i professionisti psicologi italiani, nel contratto scritto devono essere contenute indicazioni e procedure relativamente all’istituto della conciliazione attivabile dal consumatore in caso di reclami e contenziosi.
TRASPARENZA SUI TITOLI E FORMAZIONE DEL PROFESSIONISTA
Il consumatore-utente ha il diritto di verificare:
1. la documentazione del professionista relativa alla sua formazione (titolo di laurea, specializzazione);
2. l’abilitazione all’esercizio della professione e l’iscrizione del professionista all’Albo
3. i titoli e le competenze pubblicizzate con ogni mezzo dal professionista, nonché la relativa autorizzazione.
Le predette informazioni possono essere verificate contattando i Consigli territoriali dell’Ordine o il CNOP.
FACILITA’ DI ACCESSO ALLE INFORMAZIONI E PRIVACY
Nella fase iniziale del rapporto con il professionista psicologo, il consumatore-utente ha il diritto di ricevere informazioni semplici ed esaustive (in forma cartacea o verbale) da parte del professionista riguardo:
la disponibilità di presa in carico e gli eventuali tempi di attesa per l’accoglimento della sua richiesta;
il settore di intervento, il modello teorico e la metodologia utilizzata dal professionista;
il segreto professionale e le sue limitazioni;
i diritti alla raccolta, trattamento e conservazione dei dati personali e sensibili sulla base della normativa vigente (art. 13, D.Lgs. 196/2003).
Il consumatore-utente ha inoltre il diritto di:
autorizzare in anticipo e per iscritto eventuali fotografie, registrazioni video-audio, etc. che lo coinvolgano;
essere garantito per ciò che attiene privacy e riservatezza;
avere copia del codice deontologico degli psicologi italiani e del nomenclatore-tariffario;
conoscere, anche durante il primo contatto telefonico, il costo per la prestazione richiesta.
TRASPARENZA DEL CONTRATTO
Nella fase iniziale del rapporto con il professionista psicologo devono essere definiti i termini contrattuali. Il contratto scritto deve contenere:
i dati del professionista,
i tempi indicativi dell’intervento o trattamento,
la frequenza e durata degli incontri,
i costi e le modalità di pagamento,
gli orari,
i periodi di interruzione,
la detraibilità fiscale,
i tempi da rispettare per il rinvio degli appuntamenti,
l’eventuale pagamento degli appuntamenti saltati,
il luogo di svolgimento della prestazione.
Inoltre, il consumatore-utente ha il diritto di:
avere copia del contratto scritto;
ricevere fattura, ricevuta fiscale o altra documentazione relativa ai compensi corrisposti;
corrispondere forme di compenso riferibili al tariffario e alle norme specifiche contenute nel codice deontologico.
La tariffa non può essere aumentata per tutta la durata del contratto. Ogni costo aggiuntivo alla parcella concordata (ad esempio per ulteriori valutazioni, test, etc.) deve essere comunicato anticipatamente e approvato per iscritto tra le parti.
SCIOGLIMENTO DEL CONTRATTO
Il consumatore-utente ha il diritto di:
sciogliere il contratto senza preavviso, con l'onere di comunicarlo al professionista e corrispondere onorari esclusivamente per le prestazioni ricevute;
essere preavvisato verbalmente, di norma con almeno due settimane di anticipo, dello scioglimento del contratto da parte del professionista. In questo caso, il consumatore-utente può chiedere di essere inviato ad altro professionista di fiducia con pari preparazione professionale e condizioni contrattuali.
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
La formulazione del contratto terapeutico è parte integrante del processo terapeutico che può essere accettato o rifiutato dal paziente. Per cui discutere con l'analista del proprio contratto è importante poiché il contratto è gia parte integrante della relazione terapeutica. La relazione terapeutica e l'alleanza terapeutica sono importantissime per l'efficacia di un trattamento psicologico, dunque la discussione del contratto non è solo la discussione del contratto, ma anche il mettere le basi per un trattamento terapeutico che sia efficace e serva a qualcosa.
Più in generale un contratto terapeutico deve seguire le linee guida descritte da vincentvang, in secondo luogo ogni approccio interpreta tali linee guida in linea con la teoria di riferimento, oltre a questo vi è una motivazione personale del terapeuta per cui egli stesso imposta il contratto a suo modo. Non deve essere "democratico" poichè il rapporto tra chi da aiuto e chi lo chiede non è paritetico. Libertà di chi chiede aiuto è af-fidarsi o meno a quel professionista, cioè accettare o meno il contratto terapeutico.
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Il fatto che ogni terapeuta imposta a contratto a suo modo, non deve essere una scappatoia per non rispettare le regole fondamentali previsti nella carta dei diritti dell'utente ed in quella della trasparenza nè della qualita' della prestazione, sulla quale si sta per fortuna, attualmente lavorando per far rispettare a tutti, precisi criteri, se iscritti all'albo degli psicologi e degli psicoterapeuti. Il lavoro su tali criteri che tutti dovranno rispettare, si sta svolgendo sotto il patrocinio del CNSP.
Per poter accettare o rifiutare un contratto, un paziente, deve poter conoscere l'esistenza della tipologia base dello stesso e delle eventuali differenze del dato terapeuta, se eccessivamente discrepanti dallo stesso o non suffucientemente in linea con la carta dei diritti. Il contratto deve riportare chiaramente la formazione del terapeuta, ovvero, il suo specifico orientamento le cui basi, devono essere spiegate nei limiti della sua capacita' di comprenderle, al potenziale paziente, al quale deve anche essere chiarito, che prima di accettarlo, ha possibilita' di sentire altre "campane" e confrontarle.
Tra l'altro, si spera che da ora in poi, tutti i terapeuti si decidano a mostrare un contratto e a smettere di evitare di farlo in quanto magari, non perfettamente regolari o per altri motivi.
La stipulazione di un contratto chiaro, trasparente, favorisce anche in qualsiasi approccio, la formazione di una fiducia necessaria e la possibilita' di lavorare meglio su eventuali dinamiche che partendo dallo stesso, potrebbero essere colte, se tutto è limpido, nei termini previsti dall'ordine, fin dall'inizio.
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Il fatto che ogni terapeuta imposta a contratto a suo modo, non deve essere una scappatoia per non rispettare le regole fondamentali previsti nella carta dei diritti dell'utente ed in quella della trasparenza nè della qualita' della prestazione
Cara Rosa, in questo avvio di messaggio sembra che parti dall'idea che le cose non stiano così. Personalmente preferisco pensare che i professionisti sappiano quello che fanno e che pertanto si muovano in tal senso, e che la mancanza di una cornice di riferimento sia un disagio per tutti, e non un modo per approfittarsene.
La tipologia di contratto non potrà mai prescindere inoltre dalla formazione personale, per cui non può esserci una formula contrattuale standard. Di fatti la flessibilità è necessaria proprio perchè si applicano metodi differenti.
Specificare poi le motivazioni di differenze da uno standard mi sempra improponibile nella pratica per molte questioni, ciò non toglie che se richiesto si debba saperle esplicitare.
Aggiungo che un professionista, nel rispetto delle leggi e dei diritti del paziente, ha il diritto di impostare un contratto come ritiene opportuno.
Fatta queste osservazioni sono d'accordo con te.
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Riferimento: Farsi analizzare
Non vorrei andare OT. La questione che vorrei porvi è la seguente: come capire dove tracciare il confine tra le regole del setting e la libera scelta del terapeuta? Mi spiego meglio con un esempio: se per motivi validi che si spiegano anche con molto anticipo, il paziente deve saltare una seduta è corretto che debba pagarla lo stesso?:mumble:
Su questa questione i pareri sono divergenti...:paky: ma alla fine dipende solo da come la pensa il terapeuta. Quello che io vorrei trasmettere è la profonda frustrazione che si vive quando si subisce una prevalicazione del genere....anche se la relazione terapeutica è ben avviata questi "incidenti" certo non fanno vibrare di empatia.
I terapeuti si difendono dicendo che sono così rigorosi perchè devono inquadrare il pz alle regole e poi perchè con questo sistema è più raro che si latiti e loro ci tengono a non far perdere sedute. Della faccenda non se ne parla quasi mai negli accordi preliminari, ed in ogni caso all'inizio il pz non ha le idee molto chiare, ha solo un disperato bisogno d'aiuto...:bua:
Di contro, se è lui che ti annulla la seduta o te la sposta.... tutto ok, il pz deve subire di buon grado!
Tutto questo devo ammettere che non avviene sempre e comunque... quello che mi turba, però, è la loro pretesa di avere il diritto di gestire questo potere, che secondo me, se esercitato indiscriminatamente può dare la sensazione di una venalità eccessiva.
Alla fine: se esce croce la ragione è del terapeuta, se esce testa il torto è del paziente.:nah:
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Riferimento: Farsi analizzare
Francesca, sollevi una questione sicuramente molto dibattuta, resa però complessa dall'intrecciarsi di aspetti di "realtà" ed elementi "dinamici". Non entro nel merito di questi ultimi perchè non ha alcun senso, dal momento che appartengono alla relazione col proprio analista: eventuali sentimenti di prevaRicazione o di imposizione vanno visti in quella sede.
Per quanto riguarda i primi invece mi viene da pensare essenzialmente a due motivi per cui viene fatta la scelta di far pagare le sedute saltate. Il primo è molto concreto: nell'intraprendere un percorso di analisi ci si impegna in due a svolgere un lavoro costante, intenso, e questo lavoro implica dedicare spazi, tempi e denari in un orario concordato. L'altro motivo ha a che fare, almeno a mio parere, col dare al paziente un punto saldo rispetto a cui fare le proprie scelte. Credo infatti che sia più costruttivo che la "libertà" di saltare una seduta ponga quantomeno il dubbio e rimandi all'importanza di tale scelta, e per questo motivo è importante che venga vissuta come "seduta liberamente persa", anzichè "oggi avevo un altro impegno". Se no ogni motivo è buono ed il senso del lavoro che si sta facendo insieme viene vanificato e quella seduta viene persa veramente.
Per quanto mi riguarda questa regola deve essere comunicata nei primi colloqui, in caso contrario, proposta e concordata col paziente durante le sedute e applicata successivamente.
So che è un punto spinoso e che molti non sono d'accordo, ma ritengo che ci siano diverse buone ragioni per questa scelta.
Un saluto
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Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta
Vi ho spostato in quanto la discussione già esisteva...
Saluti a tutti...