Scusate, ma il counseling nell'accezione che ne viene fatta nei corsi professionali aperti anche ai non psicologi, in quale tipo di ambito rientra?
Formazione o sanitario? O di che altro tipo?
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Scusate, ma il counseling nell'accezione che ne viene fatta nei corsi professionali aperti anche ai non psicologi, in quale tipo di ambito rientra?
Formazione o sanitario? O di che altro tipo?
Il counselling non è una professione riconsciuta ma è iscritta al CNEL tramite alcune associazioni private che hanno un proprio regolamento sia per quanto riguarda la formazione (450 ore piu un tirocinio) sia per il tipo di lavoro che possono svolgere.
Quindi ufficilamente non rientra in alcun ambito. La definizione di counsellor è per quasi tutte le associazioni che si occupano della materia quella di "operatore della relazione d'aiuto" quindi semplicemente un tecnico. Il counsellor dovrebbe lavorare in un contesto che conosce bene ed affiancare alla sua esperienza del settore anche una preparazione in materie psicologiche che utilizzerà esclusivamente per ampliare la propria visione e lavorare con più oggettività.
C'è una discussione proprio su questo forum circa le competenze del counsellor che alcuni ritengono spetterebbero allo psicologo (è nella sezione psicoterapie).
La mia visione è completamente differente poiché ho avuto a che fare con counsellors e operatori nella relazione d'aiuto a mediazione artistica e loro sanno bene cosa è di loro competenza e cosa è di competenza dello psicologo, cosa che però mi sembra non valere al contrario, ma è una mia impressione.
Il counselling comunque è una professione che non ha nulla a che vedere con lo psicologo. A mio avviso uno psicologo non è un counsellor né tanto meno un counsellor è uno psicologo.
Ti invito a leggere la discussione che è molto interessante!
Ciao
Cio' che è molto importante, è che i counselor che svolgono il loro lavoro nell'ambito di una determinata capacita' tecnica specifica, quale quella artistica o infermieristica o musicale o sportiva, è che abbiano davvero chiaro che loro non sono e non possono definirsi psicologi o psicoterapeuti o ad essi equivalenti, confondendo le persone, ma quali consouler del settore specifico di appartenenza, che è ad es., gia' molto diverso dalla consulenza svolto da uno psicologo che ha superato l'esame di stato, iscritto all'ordine, e che possiede capacita' professionali molto piu' ampie del counselor, che è ancora diverso poi, dall'agevolare della relazione d'aiuto, di origine rogersiana, inizialmente, per operatori del settore sanitario, scolastico ed aziendale.
Quando un counsellor sa qual'è il suoi ruolo specifico ed i limiti entro quali puo' definirsi ed agire, cosa che in modo diverso essendo diverse le competenze, vale anche per lo psicologo, allora, fa il suo lavoro e non lo denomina e contamina con cose che di fatto, non gli appartengono. Ha nell'accezione del post, esclusive competenze tecniche di un settore specifico.
Si parla di counseling anche qui, perchè si fa un discorso di counsellor psicologi e per il resto, non aggiungo, altro, visto che dovrebbe essere chiaro.
La mia non era una domanda per capire "che cosa fa" il counselor piuttosto in che tipo di prestazione viene inquadrata, anche da un punto di vista fiscale.
Conosco molto bene associazioni con counselor volontari, NON psicologi, che operano con le famiglie e con gli adolescenti, conosco a quale modello si ispirano (in genere l'analisi transazionale) e le problematiche che incontrano.
Una di queste, direi abbastanza diffusa e pure (per me) preoccupante, sta nella difficoltà a "valutare" se la problematica/conflitto/empasse portata dalla persona che si rivolge a loro, rientra in qualcosa di loro competenza o nasconde qualcosa che ha un inquadramento diagnostico. Spesso inviano le persone ad uno psicoterapeuta sulla base di un'idea vaga di gravità della situazione oppure spesso tengono la persona in consulenza non rendendosi conto che il disagio può avere basi più profonde o collegate a qualcosa di più serio. E' capitato alcune volte di essere chiamata da questa associazione ed è emerso questo problema durante alcuni incontro in gruppo con operatori in quanto descrivevano situazioni di persone con sintomatologie ansiose non riconoscendo che si trattava di attacchi di panico ed agorafobia, perchè loro la inquadravano come semplice "insicurezza", "sfiducia in sè"...anche se sentivano che qualcosa sfuggiva a loro....
Ma a parte ciò, tornando alla mia domanda, specifico un pò di più chiedendo apertamente:
se uno psicologo iscritto all'ordine che ha fatto un corso per diventare counselor a tutti gli effetti, ad un certo punto decide che vuole lavorare come "tecnico" (= counselor) e non come "sanitario" (= psicologo) semplicemente occupandosi di "difficoltà non patologiche" come fanno i counselors non psicologi, perchè deve aprire la partiva iva lo stesso?
se il counseling non è una prestazione sanitaria e non è una consulenza psicologica, perchè se uno psicologo fa counseling deve emettere fattura?
infine, se un counselor che non è psicologo decide di avviare un'attività in proprio libero professionale, che tipo di fattura rilascia appena riceve il pagamento da parte dell'utente?
E cosa ci scrive sopra?consulenza tecnica?
Spero che qualcuno mi risponda...
Scusa, perché dici che il counsellor non apre la partita iva? Qualsiasi lavoro autonomo prevede la partita iva a meno che non sia una prestazione occasionale! Che tu sia uno psicologo, un ingegnere, un idraulico o una cartomante, se eserciti un lavoro come libero professionista devi aprire una partita iva! Non è che la partita iva la possono aprire solo quelli iscritti ad un albo! Sarebbero solo loro che verserebbero l'iva allo stato!
Se conosci dei counsellor che lavorano in maniera autonoma e che non rilasciano ricevute fiscali o fatture, sono degli evasori a meno che non facciano un'altra attività principale e la loro prestazione sia solo occasionale. In quel caso rilasceranno comunque un'attestazione in carta semplice dell'importo ricevuto e lo dichiareranno in fase di dichiarazione dei redditi.
Forse la confusione nasce dai termini "fattura" e "ricevuta fiscale" ma questa distinzione credo riguardi il tipo di tenuta di contabilità a cui un lavoratore autonomo deve comunque sottostare per legge.
Ad esempio la ricevuta fiscale non è ammessa se la prestazione è data da un ingegnere. Credo lo stesso valga per gli psicologi. E' un discorso di tenuta di contabilità, ci vorrebbe un commercialista per capire bene la situazione.
La sostanza però non cambia: se c'è una prestazione in cambio di denaro deve essere registrata in qualche modo.
L'unica professione a cui è concesso non registrare la prestazione è il mestiere piu antico del mondo :-)
Ebbene no, perchè il counselor non psicologo è tenuto ad aprire la partita iva solo se con la sua attività raggiunge un tetto di 7000 euro annue, mentre lo psicologo che fa counseling o consulenza psicologica è tenuto ad aprirla e a rilasciare fattura fin dal primo paziente, indipendentemente dal tetto massimo, perchè si tratta di prestazione sanitaria.
Così come anche uno psicologo che si occupa SOLO di corsi di formazione e non arriva a 7000 euro annui non è tenuto ad aprire la partita iva e a certificare la prestazione con il codice fiscale.
Cosa cambia tra iva e codice fiscale? CAMBIA, CAMBIA
Perchè, ne converranno molti psicologi che si avviano alla libera professione, che se devono aprire la partita iva per uno o due pazienti, automaticamente entro 90 giorni dalla prima fattura scatta automatica la tassa di iscrizione all'enpap, le spese del commercialista che sono necessarie, se non altro in caso di controllo fiscale....
Avendo notato che molti psicologi che hanno fatto corsi di counseling aprono la partita iva per un solo utente che viene in studio da loro, mi chiedo semplicemente perchè, essendo il counseling una professione di per sè non sanitaria che possono svolgere anche i non psicologi.
Scusa valensvalens, la mia è solo una ipotesi che spero venga o convalidata o meno da altri che psicologi dopo o contemporaneamente ai loro training psicologici, abbiano svolto anche quello di counseling specifico ed hanno magari temporaneamente scelto, possedendo sia le une che le altre competenze, di svolgere attivita' di counseling. Non potrebbe essere che siano ugualmente costretti ad aprire la partita iva come richiesto dall'ente, proprio perchè psicologi regolari, anche se fanno quest'altra attivita'? Oppure, perchè ichi fa counseuling guadagna di piu' degli psicologi, come tetto base?
Spero che persone competenti in merito, possano chiarire qs aspetto che è di notevole interesse.
Grazie per averlo proposto ed aver esposto piu' chiaramente il tuo dubbio.
Ciao:)
Eh sì è ma diciamo la stessa cosa! Il tetto di 7000 euro è considerato un ammontare raggiunto da prestazione occasionali! Come campi con 7000 euro l'anno?!? Farai sicuramente un altro mestiere che avrà la sua tassazione! o magari sei fortunato e hai un marito che ti mantiene :-)
Come ho scritto nella mia risposta lo psicologo, come l'ingegnere, deve avere la partita iva perché è obbligato per legge, sia che fai una consulenza psicologica, sia che ne fai mille!
Forse ho capito cosa intendi: perché io psicologo devo tenere questo tipo di contabilità e un counsellor no? Perché ai fini fiscali sono due professioni con una normativa fiscale e previdenziale diversa!
Ti faccio un esempio per la mia categoria che conosco meglio: io sono un informatico, non esiste un albo quindi il mio tipo di consulenza ricade in un regime fiscale e contributivo sicuramente diverso da chi ha un albo. Quindi devo aprire la partita iva se le mie prestazioni non sono occasionali e mi devo iscrivere alla gestione separata dell'inps.
L'ingegnere invece ha un'altro regime fiscale e contributivo: deve aprire la partita iva da subito e per le sue prestazioni non è ammessa la ricevuta fiscale. Inoltre non è iscritto all'inps ma all'inarcassa e quindi il suo regime fiscale e contributivo è diverso!
Non so se rendo l'idea! In poche parole un counsellor non è uno psicologo neanche nel regime fiscale! E' porprio un'altra cosa!
In sostanza se tu vuoi fare delle prestazioni che non rientrano nella tua categoria professionale, counselling (che non sia psicologico), l'insegnante di canto o di latino-americano dovresti avere due contabilità separate (c'è da impazzire te lo assicuro!)
Quello che ricade nella tua categoria professionale finisce nel regime fiscale che regola la tua professione, il resto finisce in un altro.
Ti è mai capitato di avere tra le mani una ricevuta in cui sopra c'è scritto qualcosa di diverso dalla prestazione che in realtà hai avuto? Ecco, quello è un esempio in cui molto probabilmente la prestazione ricadeva in un regime diverso e quindi il professionista l'ha fatta ricadere nel regime della sua professione in modo da non stare lì a tenere due contabilità.
La differenza tra codice fiscale e partita iva è che il codice fiscale identifica le persone fisiche ai fini fiscali (quindi tutti), la partita iva i soggetti (intesi sia come singoli che come società) che esercitano un’attività rilevante ai fini delle imposte.
Se apri una partita iva avrai sempre il tuo codice fiscale, uno non esclude l'altro.
La sua domanda è chiara:
perché uno psicologo deve aprire subito la partita iva e un counsellor no? Perché sono due professioni con regimi fiscali differenti.
Se un counsellor apre uno suo studio (di che cosa poi non so che...) aprirà una partita iva e si inserirà nel regime fiscale delle professioni non regolamentate (che non so qual'è)
Uno psicologo che tiene solo corsi di formazione e non apre la partita iva è uno psicologo che sa che tali prestazioni (che ripeto si chiamano occasionali nell'esempio valensvalens) possono ricadere nel regime fiscale dei formatori.
Per altro la maggior parte della formazione è esente da iva quindi il formatore non si pone neanche il problema del versamento del'iva ma si preoccupa solamente di come certificare il suo reddito in fase di dichiarazione. Poi un conto è fare il formatore per un cliente e un conto è lavorare come formatore presso un'azienda che eroga corsi. E' l'azienda che si occupa del rapporto tra prestazione e utente. il formatore si preoccupa del rapporto tra lui e l'azienda.
L'iva non la paga lo psicologo o il formatore o un altro professionista, la paga il cliente. Loro la versano allo stato con le regole del credito/debito di imposta.
Il discorso sanitario o non sanitario non c'entra nulla: è la prestazione sanitaria che eventualmente è esente da iva (e non è sempre vero). Il soggetto che la eroga è sempre un soggetto d'iva indipendentemente che la prestazioni generi iva o sia esente da iva.
Nota di un articolo su ops:
Nota sul soggetto d'IVA
Il libero professionista (ed e' tale proprio perchè svolge la sua indipendente libera professione abitualmente - vedere art. 49 T.U. delle imposte dirette - anche se non esclusivamente quella cui e' abilitato in forza del suo titolo accademico e della sua iscrizione all'Albo) è un lavoratore autonomo soggetto d'IVA a tutti gli effetti. Infatti e' obbligatorio richiedere la partita IVA, a tenere registri e contabilità ed a compiere tutte quelle formalita' indicate negli artt. 16335 del D.P.R. 633/1972, fra cui l'emissione di fatture. Il libero professionista, quindi, che abitualmente esercita la sua indipendente libera professione oltre che ad essere iscritto all'Albo deve essere in possesso della Partita IVA
Non è proprio così e lo so per certo...
Ti sfugge il fatto che ci sono professioni come l'insegnamento nelle scuole statali dove si prende circa 1300 euro al mese netti senza avere bisogno di partita iva, ma solo del codice fiscale.
La libera professione è compatibile con l'attività di insegnamento e ti richiede apertura della partita iva fin dal primo paziente se sei psicologo iscritto all'ordine, mentre se fai attività di formazione (per esempio in progetti extrascolastici o corsi) non è necessaria, a meno che non si raggiungano i 7000 euro l'anno.
La mia domanda era riferita all'inquadramento del COUNSELING.
Se io sono psicologa iscritta all'ordine, non è detto che io debba materialmente esercitare la professione! Molti fanno gli educatori in cooperativa pur essendo psicologi sulla carta ma non per questo devono avere la partita iva solo perchè sono iscritti all'ordine.
Mi chiedevo piuttosto: se il counseling di per sè non è una professione sanitaria che può svolgere chiunque previo un corso, perchè se io sono iscritta ad un ordine solo sulla carta ma decido per un primo periodo di non fare materialmente la psicologa (come fanno tanti che all'inizio fanno solo gli psicologi ma nella formazione, non in sanità) e di fare counseling, devo aprire lo stesso la partita iva subito?
Più che altro non è giusto che se uno psicologo vuole fare counseling, facendo le stesse cose che farebbe un counselor non psicologo, a parità di pazienti, lo psicologo ci rimette tutto in tasse di commercialista e di enpap, mentre il counselor non psicologo no.
Ditemi un pò se secondo voi questa cosa è giusta.
Un counselor che non ha studiato psicologia, si ritrova a fare colloqui con genitori, adolescenti, spesso neanche rendendosi conto (perchè non ha studiato nè il dsm nè la diagnostica) se deve inviarli a psicoterapeuti e ha un sacco di agevolazioni (compresa la possibilità di mettere manifesti per farsi pubblicità) mentre noi che invece abbiamo fatto la trafila per conseguire la laurea, iscriversi a un ordine e l'esame di stato, abbiamo tutte queste beghe.
Non ho capito perchè si dice che la relazione di aiuto non è consulenza psicologica e poi quando arriva lo psicologo, che magari non vuole aprire subito la partita iva perchè non conviene, vuole aspettare ed esercitare solo counseling senza fatturare, non lo può fare.
Eh lo so c'hai ragione ma se ci pensi è anche un modo per distinguersi! Lo psicologo è una professione regolamentata e quindi significa che ha un grande peso sulla società! io ad esempio farei partire sto regime fiscale cosi complesso magari dopo un anno di attività. Non è che un psicologo senza partita iva ha meno valore! per altro non è che lo psicologo guadagni chissà che!
Ma non avete agevolazioni in avvio della professione?
Grazie per avermi chiarito le cose anche nei post precedenti...così adesso so che una pedagogista che ha aperto lo studio di counseling privato nella mia città e che non ha rilasciato la fattura con iva ad una persona che conosco, sta svolgendo l'attività in modo irregolare.
Comunque io rimango dell'idea che le scuole di counseling dovrebbero essere aperte solo agli psicologi o comunque a laureti in psicologia, proprio perchè non sempre il counselor si rende conto se le difficoltà portate da una persona possono essere la spia di qualcosa che è di stretta competenza dello psicologo e dello psicoterapeuta.
Quando sento che in giro ci sono counselor che seguono ragazzine che smettono di mangiare e dimagriscono più del dovuto e continuano a seguirle, auto-raccontandosi e dicendogli che si tratta solo di empasse non patologiche...beh, onestamente, mi domando con quali strumenti possono permettersi di dirlo.
beh, in effetti sì, tre anni per chi avvia l'attività ma dal commercialista bisogna sempre andarci perchè non tutto è sempre proprio chiaro sulle fatturazioni ecc., specie per chi come me ha due attività, una statale e una privata...sulla privata, ti dico, sono più le tasse che spendo che altro, se non avessi il lavoro statale sarei sul lastrico e non perchè nel campo psicologico io non faccia niente...lavoro nella psicologia più perchè mi piace che per altro, perchè l'affluenza è buona e anche la collaborazione con un medico ed un'associazione, solo che gran parte se ne va in tasse (studio, luce, percentuale di iva, tasse enpap e di ordine...).
Mi sa che molti psicologi che fanno solo quello (a meno che non lavorino stabilemente nel pubblico) o sono ricchi in partenza o fanno anche loro altre professioni....
Con quelle dell'incompetenza su una materia di non loro pertinenza su qs problema e tornando alla tua opinione circa a chi dovrebbero essere riservate le scuole di counseling, io sono d'accordo con te, per quanto riguarda tutti i problemi di pertinenza psicologica clinica, infantile, medica (tra l'altro, qs problemi alimentari di tuttii tipi, sono molto in aumento, perchè anche un nutrizionista puo' fare il counseling; scusami l'es., banalizzante di un gravissimo problemqa) sociale ed anche, per cio' che riguarda ad es., le modalita' digestione dei conflitti o di problem solving nelle aziende, agli psicologi.
Poi, ci sono settori specicifici di altre discipline quali le artiterapie di cui parla fredbells in un altro 3d, che dovrebbero lavorare in sinergia con la psicologia clinica.
Val aspetta! La formazione è una di quelle professioni che non generano iva! L'ho scritto nella mia risposta!
Quegli insegnanti che prendono circa 1300 euro lavorano col codice fiscale perche l'istituto per cui lavorano gli applica la ritenuta d'acconto! In realtà non prendono 1300 euro ma la loro prestazione costa circa 1600 perche, se non sbaglio, la ritenuta d'acconto è del 20%. Poi una parte dei loro contributi li versa anche l'azienda di tasca propria! Con la partita iva l'azienda non verserebbe niente!
E' un escamotage, cosi non li assumono! Sono i cosiddetti lavoratori atipici perche non sono né liberi professionisti, né dipendenti.
Anche io ero un consulente informatico per le ferrovie, guadagnavo 1200 euro ma mica avevo la partita iva! E' un altro mondo fiscale anche quello! Te l'ho detto che c'è da impazzire!
Nella confusiione totale almeno gli psicologi hanno tutto regolamentato anche se spesso le cose vanno a loro svantaggio!
Che per altro mi risulta che adesso non si possa neanche piu fare perché la ritenuta d'acconto si fa solo per le prestazioni occasionali. Ma mi informo meglio: qui con sinistra, destra, centro, ogni giorno cambiano le regole! :-)
Un abbraccio
Fred
Lo so che sulla formazione non è necessaria l'iva, a meno che non si superi i 7000 eu annui...ho fatto così anch'io per diversi anni per evitare il "suicidio" economico che avrebbe comportato l'apertura di uno studio con tanto di iva ma con poca utenza...
La mia domanda riguardava la differenza tra noi e i counselors non psicologi: ho capito che noi abbiamo una regolamentazione, un ordine alle spalle ed un riconoscimento giuridico/sociale/sanitario....ma se uno psicologo volesse fare formazione e counseling (che non è una professione sanitaria come la formazione) perchè deve aprire lo stesso la partita iva?
Il counselor non psicologo la deve aprire sì o no la partita iva al primo utente che riceve?
Mi risulta di no! Perché non è una professione regolamentata quindi non prevede partita iva in apertura di attività. La dovrà aprire nel momento in cui diventerà una vera e proria attività (ossia supererà i famosi 7000 euro). Se non li superà non è un attività ma una prestazione occasionale.
ragazzi aproposito di counseling.. qualcuno può dirmi dove posso trovare degli appunti o riassunti realtivi a libri che parlano di counseling..,dovrei portare un libro a scelta per l esame di psicologia delle relazioni intrerpersonali e vorrei un pò di materiale per potermi orientare,
grazie mille!:rolleyes:
tutto diventa più chiaro se pensiamo che in Gran Bretagna, cioè da dove proviene la figura del Counsellor, i master (si, avete letto bene, MASTER) in Counselling sono POST-LAUREA e vi possono accedere coloro che hanno un degrée (mi pare si dica così), cioè una laurea inerente alle professioni d'aiuto (non esiste l'albo degli psicologi, quindi possono accedervi figure che in Italia sarebbero l'equivalente di psicologi, assitenti sociali, ecc...).
In Italia invece hanno inventato le scuole di counseling aperte a tutti, così c'è gente anoressica che va dai counsellor ed essi non si accorgono di avere di fronte pazienti psichiatrici, come è stato testimoniato più su
sono abbastanza d'accordo sugli artiterapeuti (in sostanza, le figure che hai citato sono questo), ma forse è dovuto al fatto che non si mettono seduti di fronte al cliente a fare un colloquio, ma utilizzano un setting (ad esempio un tappeto) e lì svolgono varie attività con degli strumenti (tamburelli, colori, ecc...) e quindi sono "artisti" o "musicisti", diplomati al conservatorio piuttosto che in materie artistiche, e applicano concetti di psicologia all'arte.Citazione:
La mia visione è completamente differente poiché ho avuto a che fare con counsellors e operatori nella relazione d'aiuto a mediazione artistica e loro sanno bene cosa è di loro competenza e cosa è di competenza dello psicologo, cosa che però mi sembra non valere al contrario, ma è una mia impressione.
Invece per i counsellor "puri" si crea più confusione, basti pensare che spesso utilizzano strumenti psicologici come il genogramma, ad esempio, che è un sociogramma applicato alla famiglia e serve per indagare le relazioni familiari e relativi vissuti nei confronti dei familiari!!! Cioè se non è psicologia questa, cos'è??
Per quanto riguarda la domanda d'origine, è già stato risposto ed evidenziata la discrepanza a svantaggio di uno psicologo..ciò, a mio avviso, è dovuto al fatto che lo psicologo può fare counselling psicologico, il counsellor può fare counseling e stop. Ma in sostanza tra le 2 cose non c'è nessuna differenza.
Difatti, dal momento che lo psicologo può occuparsi di tutto tranne che della patologia (in tal caso serve lo psicoterapeuta o lo psichiatra), nel tariffario degli psicologi c'è appunto la voce "counseling", cioè sostegno in situazioni non cliniche
Il genogramma é tipico infatti, della psicoterapia sistemico-relazionale - soprattutto di alcuni orientamenti al suo interno insieme alle "sculture familiari", ad es. Anche nella formazione degli allievi é utilizzato per farli confrontare con i propri vissuti circa la famiglia di origine
(é utilizzato talvolta anche da alcuni terapeuti gestalt integrati, ad es...); quindi, é psicologia ed é uno strumento tipicamente psicologico.
Non vorrei però che tu sovrapponessi, involontariamente, il genogramma con le "costellazioni familiari"( utilizzate talvolta da alcuni psicoterapeuti -di varia provenienza - ) che molto spesso, essendo ancora nel mondo del "non convenzionale" e non richiedendo pre-requisiti specifici -differentemente dal primo - e pur essendo esperienze a forte impatto emotivo per i soggetti coinvolti, con varie conseguenze - sembra siano
utilizzate dai counsellor .
sarebbe bello che fosse così anche in Italia, purtroppo invece credo che non sarà tanto facile..
I counselor non laureati in professioni di aiuto spopolano e aumentano, le scuole di psicoterapia sono piene di questi corsi e li propinano sempre di più per guadagnare, e credo che questa cosa andrà avanti per molto poichè non vedo volontà reale di cambiare la situazione, anzi...mi sembra una situazione che fa un pò comodo a tutti...
[QUOTE=RosadiMaggio;2274675]Il genogramma é tipico infatti, della psicoterapia sistemico-relazionale - soprattutto di alcuni orientamenti al suo interno insieme alle "sculture familiari", ad es. Anche nella formazione degli allievi é utilizzato per farli confrontare con i propri vissuti circa la famiglia di origine
(é utilizzato talvolta anche da alcuni terapeuti gestalt integrati, ad es...); quindi, é psicologia ed é uno strumento tipicamente psicologico.
QUOTE]
In realtà il genogramma viene comunemente usato anche all'interno di contesti di consulenza o di mediazione.
Al corso di mediazione stiamo approfondendo l'uso del genogramma per immagini ( con immagini fotografiche o d'arte che rappresentano i familiari) e anche le sculture familiari
Personalmente uso nel mio lavoro il genogramma grafico, lo imparai all'università e lo uso spesso per rappresentare graficamente la famiglia e le sue relazioni, è molto utile poichè all'interno dei servizi sociali spesso vengono famiglie disgragate e complicate ( padri assenti, figli da padri diversi, zii e nonni conviventi per la difficoltà di avere una casa ecc. )
A differenza di chi fa lavoro clinico però non mostro mai il genogramma all'utente e non lo discuto con lui,nè discuto con lui le proiezioni che fa sugli altri membri della famiglia, ma serve esclusivamente a me per orientarmi e riflettere.
Certo chi non ha una formazione professionale e accademica specifica saprà usare questi strumenti nel modo giusto? Sapranno riconocere la differenza tra i contesti o si improvviseranno terapeuti abusivi? Mah...:mumble: